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12/10/21 Cap 1 pp.9-28

CAP.1. COGNIZIONE SOCIALE

CONOSCENZA DELLA REALTÀ SOCIALE

Fin dalla nascita gli esseri umani hanno il bisogno di conoscere se stessi, gli altri e l’ambiente circostante. Bisogna

indagare mediante quali processi conosciamo e diamo significato alla realtà sociale che ci circonda.

SOCIAL COGNITION

Anni 50à l’approccio che si occupa di questo problema è l’approccio socio cognitivo, social cognition. Si occupa dei

fattori e processi socio cognitivi che consentono agli individui di conoscere attivamente la realtà che li circonda

affinché queste conoscenze aiutino a orientare i comportamenti in modo adattivo nella vita quotidiana.

• Approccio della social cognition si pone in contrapposizione con l’approccio comportamentista (dominante

fino a quel momento).

Approccio comportamentistaà presupponeva che tutto ciò che avviene all’interno di un individuo non fossero

osservabili, tutto lo studio psico-sociale poteva essere fatto solo dall’osservazione del comportamento, considerato

come l’esito coerente a uno stimolo del contesto. A un determinato stimolo corrisponde un determinato

comportamento (Pavlov).

L’approccio della social cognition supera questa teorizzazione, focalizzandosi su ciò che avviene nell’individuo. La

mente dell’individuo non viene più intesa come una scatola nera (all’interno della quale non è possibile osservare ciò

che succede) ma la social cognition intende la mente umana come un computer, ovvero un elaboratore attivo di

informazioni, che riceve degli input (stimoli), li elabora e li traduce in risposte (output)

• Non necessariamente i processi mentali portano a interpretazioni corrette ma sono utili perché permettono

agli individui di muoversi e conoscere rapidamente la molteplicità di stimoli che la vita quotidiana comporta

Il principale presupposto della social cognition è l’approccio olisticoà la percezione umana considera sia i singoli dati

di realtà ma è anche in grado di individuare le relazioni tra gli elementi e dare una visione di insieme. (visione di un

quadro di paesaggio).

Psicologia della Gestalt “il tutto è diverso dalla somma delle sue parti.” Su cui si basa l’approccio olistico.

à

La composizione dei dati di realtà va oltre la somma delle parti

TEORIA DEL CAMPO

Lewin, 1951

Padre della psicologia sociale moderna. Formula la nozione di campo psicologico partendo dai presupposti del campo

percettivo, della psicologia della Gestalt

• Campo percettivo= oggetti e situazioni non possono essere percepiti a prescindere dal contesto nel quale

sono inclusi e da fattori legati all’individuo (esperienza pregressa, cultura)

• Campo psicologico= insieme delle dinamiche che intervengono tra individuo e ambiente in un dato momento

dando origine a dei comportamenti. Formula matematica: i comportamenti sono una funzione dell’individuo

e dell’ambiente C = f (A,I)

Si sviluppano un susseguirsi di modelli interpretativi degli individui come elaboratori attivi di informazioni. L’individuo

attivamente percepisce gli stimoli interni, li elabora e acquisisce un comportamento adattivo rispetto allo stimolo

iniziale.

Ci sono 3 componenti fondamentali affinché ciò avvenga: cognizione, comportamento e motivazioni (non

necessariamente a uno stimolo esterno corrisponde un determinato comportamento, l’individuo in base alle

motivazioni può decidere come comportarsi in risposta allo stimolo).

L’individuo viene quindi successivamente inteso come un organismo pensante che usa la propria abilità cognitiva per

la trasformazione dell’ambiente in cui vive.

MOTIVAZIONI DEL COMPORTAMENTO SOCIALE

Una studiosa propone 5 motivazioni principali che fungono come attivatori del comportamento, motivazione che

agiscono come spinte ad agire:

- Appartenenza ai gruppi= bisogno di sentirsi parte di un gruppo

- Comprensione di sé e degli altri

- Controllo sulle situazioni in cui ci troviamo ad agire

- Valorizzazione di sé per migliorarsi o per aumentare l’autostima

- Fiducia nelle persone che ci circondano

PROCESSI AUTOMATICI

Secondo la social cognition il pensiero segue un processo logico, è controllabile e consapevole.

Un processo cognitivo è invece automatico, per esserlo deve:

- Non intenzionale

- Inconsapevole

- Non controllabile

- Efficiente

Gli stimoli che ci arrivano dal mondo esterno sono gestiti da processi sia automatici che consapevoli

ORGANIZZAZIONE DELLA CONOSCENZA

2 fonti di informazioni

1. Realtà oggettiva

2. Modo in cui gli individui percepiscono ed elaborano tale realtà

Tendenza degli individui a sovrastimare ciò che deriva dalla realtà esterna e sottostimare l’elaborazione soggettiva

dello stimolo—pensare che il loro modo di interpretare le cose sia la realtà, oggettivo

PROCESSI DI CONOSCENZA

• Processi di conoscenza top-down= Si basano sull’esistenza di concetti, conoscenze e teorie presenti in

memoria, che permettono di trattare stimoli nuovi facendo riferimento a informazioni già possedute.

Ci permette di elaborare informazioni rapidamente. Processo meno preciso, può portarci a dare giudizi

sbagliati.

• Processi botton up= basati su dati della situazione in atto, raccolti tramite la percezione. Sono più accurati ma

dispendiosi sul piano temporale, in quanto si concentrano su ogni singolo elemento di informazione.

ELABORAZIONE DELLE INFORMAZIONIà SCHEMI

L’elaborazione delle informazioni avviene mediante degli schemi, strutture cognitive che rappresentano oggetti di

conoscenza (situazioni, persone, eventi o luoghi) sulla base di informazioni limitate. Possono portarci a dare giudizi

sbagliati ma sono necessari. Favoriscono e influenzano come interpretiamo nuove informazioni, il ricordo di

informazioni già acquisite e le interferenze relative a dati mancanti.

4 tipi di schemi:

- Schemi di persona= schemi che contengono le informazioni utilizzate per descrivere le persone in base a

tratti di personalità (simpatico o aggressivo) o altre caratteristiche che lo descrivono (studente di psicologia).

- Schemi di ruolo= contengono le informazioni relative alle posizioni sociali occupate dalle persone e le

rispettive aspettative che si hanno nei loro confronti

Ruoli acquisiti= ottenuti tramite impegno

§ Ruoli ascritti= acquisiti per nascita o per via automatica

§

- Schemi di evento (script)= contengono le informazioni relative alle azioni che si devono compiere in

determinate situazioni, sequenze di azioni appropriate in un certo contesto, comprese le aspettative sul

modo in cui si comporteranno gli altri

- Schemi di sé= contengono le informazioni relative a se stessi. Informazioni che spesso diventano termini di

paragoni attraverso cui si vanno a elaborare informazioni sul giudizio di altri. La descrizione di sé è

organizzata intorno ad alcuni tratti centrali, queste informazioni sono elaborate più velocemente.

EURISTICHE

Strategie cognitive che semplificano e accorciano il tempo dei percorsi cognitivi che conducono alla soluzione dei

problemi; elaborazioni rapide che utilizzano poche energie

- Euristica della rappresentatività= basata sulla rilevanza degli attributi di un certo esemplare quale criterio

per poterlo definire membro di una determinata categoria. Il criterio usato per decidere è quello della

rilevanza o somiglianza.

- Euristica della disponibilità= basata sulla rapidità e facilità con cui vengono in mente esempi che fanno

riferimento alla categoria di giudizio in questione. Il giudizio è influenzato da:

Tendenze sistematiche: bias, usate nella ricerca di informazioni

Immaginabilità di un evento

Riferimento al sé

- Euristica della simulazione= si basa sulla costruzione di scenari ipotetici relativi a come potrebbero evolversi

o avrebbero potuto evolversi certi eventi. Definita anche come pensiero controfattuale

- Euristica dell’ancoraggio e accomodamento= utilizzata per gestire le situazioni di incertezza; per emettere un

giudizio le persone tendono ad ancorarsi a una conoscenza nota e accomodarlo sulla base delle informazioni

pertinenti.

14/10/202

ATTRIBUZIONE CAUSALE

pp.28-35

bisogno principale essere in grado di dare una spiegazione ai fenomeni che ci circondano. La social cognition va a

à

studiare il processo dell’attribuzione causale.

Termine coniato da Heider, 1958à processo che gli individui mettono in atto per spiegare le cause del

comportamento, proprio e altrui

2 vie mediante cui è possibile attivare tale processo:

- Attribuzione per via automatica

- Attribuzione sulla base di processi accurati

ORIGINI DELLA CAUSALITÀ (LOCUS)

Principali origini delle spiegazioni di un evento, chiamate locus

- Cause interne (disposizionali)= consistono nello spiegare un determinato evento attribuendo la causa a

fattori individuali, interni alla persona (personalità, abilità)

- Cause esterne (situazionali)= quando la spiegazione di un evento viene assegnato a fattori ambientali;

(contesto o situazione).

Per arrivare a dare una spiegazione a un fenomeno, attingiamo dalle informazioni che abbiamo disponibili

relativamente a fattori interni ed esterni.

TEORIE DELL’INTERFERENZA CORRISPONDENTE

Dalla teorizzazione del 58 seguono altre teorizzazioni di sviluppi che avevano come obiettivo stabilire quale fosse il

peso delle dimensioni interne ed esterne.

1° modelloà Modello di Jones e Davis (1965) teoria dell’interferenza corrispondente: gli individui attribuiscono la

causa del comportamento a qualità stabili, a disposizione dell’individuo. C’è una sorta di corrispondenza tra il

comportamento a cui si vuole dare una spiegazione e le cause interne.

Vengono ipotizzati alcuni elementi su cui l’attribuzione di causa viene basata:

- Analisi degli effetti non comuni = più un comportamento è atipico, tanto più si è portati a spiegare quel

comportamento sulla base di caratteristiche individuali della persona che compie tale comportamento.

- Desiderabilità sociale = quanto più ci si trova a dare spiegazioni rispetto a un comportamento che va contro la

desiderabilità sociale, tanto più si va a interpretare in termini di fattori interni all’individuo. Ci si comporta

come gli altri per essere accettati.

- Libera scelta = più un comportamento per noi difficile da interpretare è stato condotto liberamente da

qualcuno senza costrizioni, più si è portati ad attribuire la causa del comportamento a fattori interni

all’individuo

- Aspettative comportamentali legate ai ruoli= più un comportamento è condotto da persone che rivestono un

ruolo perfettamente ritagliato intorno a quel comportamento, più si attribuisce la causa a caratteristiche

interne dell’individuo

Approfondimento su locus interno

TEORIA DELLA COVARIAZIONE

Modello di Kelley (1967) gli individui attribuiscono la causa del comportamento al fattore che più covaria con il

à

comportamento

L’interferenza si basa su:

- Distintività (oggetto) = l’effetto è generale o riguarda la singola entità? Es. ho difficoltà a comprendere la

psicologia sociale o tutti gli altri insegnamenti? Riguarda solo la materia o è generale. Riguarda l’oggetto

- Coerenza temporale (soggetto)= l’effetto è una cosa che continua nel tempo o è qualcosa di sporadico? Si

manifesta tutte le volte allo stesso modo quando l’entità è presente? Es. non sto capendo nulla della lezione

di oggi o non capisco dalla prima lezione. Riguarda il soggetto

- Consenso (altri)= L’effetto viene percepito anche da tutte le altre persone? Consiste nel capire com’è il

sentire degli altri. Es. chiedo agli altri se stanno capendo qualcosa dell’insegnamento.

A seconda di come questi 3 fattori cambiano ed entrano in relazione l’uno con l’altro possiamo dare spiegazioni

differenti a quella situazione.

TENDENZE SISTEMATICHE

SELF-SERVING BIAS

È stata formulata una tendenza, che tutti noi abbiamo, che ci porta ad attribuire i propri successi a cause interne e gli

insuccessi a cause esterne.

2 spiegazioni possibili:

- Spiegazione di tipo cognitivo = legata al modo in cui noi percepiamo la realtà. Siccome le persone hanno

avuto più esperienze di successo che di insuccesso, utilizzano questa conoscenza personale per spiegare

fenomeni rispetto ai propri risultati. Le esperienze di successo sono più salienti e vengono attivate in modo

più automatico nella propria mente

- Tipo motivazionale= basata sul fatto che le persone sono motivate a valorizzarsi sempre di più e considerarsi

positivamente indipendentemente dalle esperienze di successo o insuccesso.

ERRORE DI ATTRIBUZIONE

Tendenza a sovrastimare il peso di fattori disposizionali e sottostimare il peso di fattori situazionali nelle spiegazioni

causali (il locus interno rispetto a quello esterno).

Interpretazioni:

• Gilbert (1989) = il processo attribuzionale avviene in due fasi: prima, l’individuo compie un’attribuzione

disposizionale in maniera quasi automatica; poi, se l’evidenza contrasta troppo con l’attribuzione, l’individuo

aggiusta il giudizio in base alle influenze situazionali.

• Heider (1958) = le cause vengono attribuite a fattori salienti dal punto di vista percettivo: l’attore è percepito

come figura saliente mentre la situazione rimane sullo sfondo.

EFFETTO ATTORE OSSERVATORE

Effetto attore-osservatore tendenza ad attribuire le cause del proprio comportamento a fattori situazionali e le

à

cause del comportamento altrui a fattori disposizionali.

Interpretazioni:

- L’attore dispone di conoscenze accurate sul modo in cui si è comportato in passato: questo scoraggia

attribuzioni disposizionali verso se stesso

- Distorsione percettiva: la situazione è il fattore più saliente per l’attore, mentre per l’osservatore il fattore più

saliente e quindi più informativo è la persona.

CAP2. IL GIUDIZIO SOCIALE

FORMAZIONE DELLE IMPRESSIONI

Cap. 2 p.60-64

Per muoverci nel mondo sociale abbiamo la necessità di formulare un orientamento non solo descrittivo, ma anche

valutativo di cose ed eventi. Il comportamento delle persone in interazione è orientato dal modo in cui gli attori sociali

si percepiscono reciprocamente. Il problema di individuare il processo attraverso il quale formiamo un’impressione

sugli altri è stato analizzato da diversi autori:

Modello configurazionaleà Asch (1946), prevede che le persone si formino un’impressione globale degli altri entro la

quale facciano poi rientrare le ulteriori informazioni che li descrivono. Concepiamo gli altri come unità psicologiche e

le diverse informazioni che possediamo vengono ricondotte a un nucleo interpretativo unificante. Formiamo le

impressioni sugli altri secondo un processo di elaborazione top down, prima ci facciamo un’idea complessiva della

persona basandoci su certe categorie sociali poi andiamo a integrare questo quadro generale con dettagli.

Esperimento – invita i partecipanti, divisi in due gruppi, a leggere una lista di aggettivi relativi a un individuo. Viene

chiesto di valutare questo individuo. Quando gli viene chiesto di fornire un’impressione, i partecipanti che nella lista

avevano il temine freddo, danno un giudizio più negativo rispetto agli altri. Osserva che la semplice variazione del

tratto in posizione centrale provoca impressioni diverse; più negative nel primo caso e più positive nel secondo

Intelligente, abile, lavoratore, freddo, risoluto, pratico, prudente = persona calcolatrice, arrivista

§ Intelligente, abile, lavoratore, caldo, risoluto, pratico, prudente = persona affabile, generosa

§

In seguito, sono stati condotti altri studi con l’obiettivo di approfondire il peso della posizione in cui compariva nella

lista la differenza di aggettivo – esperimenti con aggettivo posto in posizioni differenti.

Si nota un effetto interessante chiamato effetto primacy si nota come i primi aggettivi sono quelle che più sono

à

utilizzati per formare un’impressione sulla persona – succede anche nella vita quotidiana

Modello algebricoà 1965, Anderson. Formula un modello (contrapposto a quello di Asch) secondo cui le persone

formano un’impressione degli altri a partire dall’integrazione algebrica delle connotazioni attribuite ai vari tratti, ossia

della media ponderata delle informazioni a disposizione su una certa persona. Concepiamo gli altri attraverso un

processo che prevede prima una valutazione delle informazioni che si hanno a disposizione e una successiva

combinazione. Processo di elaborazione bottom up—gli individui per formarsi un’impressione partono da singoli

elementi per poi andare a ricostituire un’unità. Comporta più sforzo di elaborazione.

Fa un’interpretazione differente sull’effetto primacy— effetto causato da un calo di attenzione che si verifica man

mano che l’individuo procede nella lettura dei tratti

Modello del continuum, Integrazione dei modellià 1990, in quali situazioni un modello viene attivato rispetto

all’altro? I due modelli vanno considerati come agli estremi di un continuum e in mezzo ci sono tutte le varie

sfumature. Ad un estremo si collocano i processi basati esclusivamente sulle informazioni relative all’appartenenza

categoriale del target (top down), mentre all’estremo opposto si collocano i processi relativi alle informazioni

individuali del target (bottom up). La motivazione diventa centrale nel posizionarci lungo questo continuum.

Esempio—impressione verso uno sconosciuto:

Prima elaboriamo un processo top down, partiamo da informazioni generali e categoriali (genere, età), processo quasi

automatico che richiede poco sforzo. Poi se la persona diventa rilevante per noi, per il raggiungi

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucrezia-solfrini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Brondi Sonia.
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