COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA A.A.
2019-2020
PROF. SIMONETTA BUFFO
Comunicazione pubblicitaria: componente creativa + lavoro di
marchio marca.
contenuti. Prospettiva semiotica traduce il in
MARCHIO = Segno grafico che corrisponde o ad un prodotto o ad
un’azienda e la identifica graficamente. Il grafico realizza marchi; il
marchio è composto da 1-3 parti: logo, pittogramma, payoff.
LOGO = Nome del brand che adotta determinati lettering, colori…a
volte è accompagnato da un’icona che si chiama pittogramma. ES:
Unilever, il pittogramma è un insieme di simboli che trasmettono
messaggi: in questo caso sottolineano l’attenzione di Unilever per il
rispetto per l’ambiente e per la salute dei propri clienti.
Regole del marchio: chiaro, sintetico, originale/unico, simbolico,
adattabile a diversi contesti per dimensioni e colori.
Logo Nike -> ricorda le ali della dea greca della vittoria Nike.
PAYOFF = Frase che può essere presente o meno sotto il logo. Nel
caso di Nike è “Just Do It”. Compone il marchio quando si presenta
nella sua completezza, indica personalità e la VISIONE del brand sul
lungo termine. Deve essere estremamente coerente ed è meglio
che il brand non lo cambi mai.
NIKE
Brand colosso anni ’80-’90, poi crisi non del prodotto ma del brand:
boicottaggio perché Nike non era sufficientemente trasparente sui
suoi processi di produzione. Nei momenti di crisi, Nike ha cambiato
payoff (prima era “Run”). Nike – Dream Crazy = SPOT incentrato sul
mondo valoriale, sulla storia che vuole raccontarci.
Il mercato si può dividere in 3 macromomenti:
1950 – 1970
1975 – 1990
2000 – oggi
1950 – 1970
Mercato in cui ogni brand si rivolgeva in modo indifferenziato ai
propri consumatori perché essi avevano bisogno di tutto. Primo
shampoo, primo dentifricio ecc. ES: L’Oreal, ragazza con capelli
lunghi che afferma: “Questo shampoo è per te.” Per te chi? ->
(mass market),
mercato di massa comunicazione generica.
Messaggio non specifico e non identificativo del brand, tipico di
quegli anni il Carosello. Calimero (1963) -> 1’45’’ e non sappiamo
ancora qual è il prodotto! Simile alla comunicazione di oggi. AVA
come lava! 2’ dedicati alla storia di Calimero e 40’’ dedicati al
prodotto. Il consumatore di oggi dà per scontata la quantità del
prodotto. DASH -> “Lava più bianco che più bianco non si può”…ma
di bianco ce n’è solo uno! Pubblicità focalizzata molto sul prodotto e
poco sul consumatore.
1980 – 1990
Finiti i NEEDS, iniziati i WANTS -> Aziende cambiano approccio,
cercano di conoscere e interpretare pubblico e consumatori. ES:
L’Oreal lancia campagne specifiche per tipologia di capello. Mercato
targettizato, diviso in TARGET. Pubblico diviso in gruppi omogenei
per stili di vita, età, gruppo sociale etc. Obiettivo: intercettare
sempre meglio le aspettative. TARGET – FOCUS TARGET – CORE
TARGET fino alla fine degli anni ’90. Con il nuovo millennio,
rivoluzione: cambia tutto dopo l’attentato alle Torri Gemelle.
- colpito il più forte paese dell’Occidente catastrofe
- terroristi adottano “comunicazione hollywoodiana”,
teatralizzata
- sviluppo di forte tendenza all’individualismo conseguente alla
paura
- new media, i social media isolano un po’ tutti noi
- Steve Jobs inventa iPod, modo rivoluzionario di ascoltare
musica -> diventa individuale pure quella! clusterizzato,
Il consumatore non accetta più di essere
targettizzato, ma vuole una relazione ONE TO ONE con il brand.
Rispetto per l’individualità, mercato parcellizzato. Diversi modelli
di consumo: un modello di consumo è un tipo di atteggiamento
del consumatore nei confronti del consumo.
Fino alle soglie degli anni ’80 il consumatore cercava PRODOTTI
-> acquistava un prodotto per le garanzie di resa offerte dal
prodotto. Il valore di consumo era all’interno del prodotto stesso:
know-how, qualità, design.
Anni ’90 -> Il consumatore acquista un marchio perché gli
conferisce uno STATUS. ES: Paninari che indossano Armani,
aspirazionale.
Moncler, Timberland. Valore Si consuma per un
intorno = alto valore sociale/aspira zonale. Una situazione simile
si ha ora nei paesi emergenti del BRICS e del MINT dove c’è una
sensazione di crescita perenne. Nel nuovo millennio l’atto del
consumo ha un valore di per sé, un valore individuale di auto
gratificazione che non è vincolato alla spesa, si può essere
disposti ad acquistare un prodotto anche molto costoso perché lo
si vuole a tutti i costi per puro piacere personale: non è un
bisogno oggettivo, ma fare shopping dà soddisfazione sul
momento. Risposte differenti in termini di comunicazione in base
alle varie fasi.
ES: “Il Tegolino” della Mulino Bianco e Barilla dominano la scena.
Barilla lavora sulla musica: nessuno che parla negli spot. Musica
rassicurante e familiare che racconta storie di famiglie. Flop della
Barilla il prodotto “4 Salti in Padella” perché era troppo radicato
nell’immaginario del consumatore il concetto di Barilla come
pasta genuina. In seguito all’equazione Barilla = Famiglia
tradizionale (coppia etero + figli), l’azienda viene accusata di
‘omofobia’, discriminazione verso le famiglie non convenzionali
-> cambia il payoff da “Dove c’è Barilla c’è casa” a “Dove c’è
pasta c’è amore”. Mulino Bianco “Mangia sano, torna alla
natura!” -> il prodotto non c’è! C’è solo il target. Conosciamo la
famiglia dello spot, le loro professioni, cosa c’è nel “verde” in cui
venivano presentati i prodotti, chi li usava e come.
Spot Levi’s, Nick Kamen molto efficace perché presenta un tipo di
ragazzo molto ben definito che richiama la storia del cinema
americano. ES: James Dean, “Rebels without a cause” (“Gioventù
bruciata”) -> jeans, chiodo e stivaletti sono la divisa di quel tipo
di gioventù. Macchine, soldati, giovani belli e ribelli:
comunicazione meno elementare, l’advertising è nato in America.
2000 – oggi
Difficoltà: il canale condiziona la produzione del messaggio. Per
usare un canale bene, bisogna conoscerlo bene. In quel periodo:
cambio del canale repentino, i comunicatori devono imparare a
conoscerlo. Il consumatore non accetta più la tirannia dei brand,
questi ultimi devono imparare un nuovo linguaggio improntato
all’ESSERE. Le EMOZIONI e il modo di reagire alle situazioni ci
caratterizzano, costituiscono la nostra identità. Nessuno si propone
come modello, più incentrato su come un prodotto fa sentire. ES:
Coca-cola, Diesel “Make love not walls”. Acqua Evian -> tutti quelli
che compaiono sono diversi l’uno dall’altro. Ruolo narrativo del
prodotto: l’acqua ti fa rimanere giovane, acqua come sorta di
bacchetta magica che trasforma il rospo in principe. Il mondo del
web contribuisce a far creare il gioco creativo del brand. ES: spot
Ikea “Let’s Relax” simile a Carosello Calimero -> spot viaggia in
modo autonomo, 1’30’’e non sappiamo di che spot si tratta. Cucina
= contesto in cui il consumatore si muove e condivide esperienze.
ES: spot Coca-cola “Social Media Guard” video nato per la rete. Il
brand abbandona completamente comunicazione orientata alla
vendita.
GRAFICO “Rapporto marca-prodotto”
Asse verticale: obiettivo della comunicazione di marca
Asse orizzontale: contenuti della comunicazione di marca. Si
comporta come bottegaio del piccolo negozio ma in realtà è una
grande distribuzione organizzata con l’obiettivo di vendere.
Soprattutto oggi la comunicazione di marca è affidata a contenuti
astratti, simbolici, valoriali. Obiettivo: generare altra comunicazione
-> creare una comunicazione in grado di auto alimentarsi grazie al
consumatore stesso.
Come è cambiata la comunicazione di marca
attraverso stili creativi
William Bernbach – DBB in America. Tra i pubblicitari di NY,
Bernbach è stato uno dei più celebri. Creativo di NY che basava le
creatività.
proprie pubblicità prevalentemente sulla Campagne
molto ironiche, basate su “approccio negativo”. ES: pubblicità
“Think Small” per Volkswagen rimaste costanti nel tempo. La Fiat
imponeva trattamenti di riguardo, ES: pezzi di ricambio più
economici rispetto a quelli di auto straniere che quindi avevano
difficoltà ad entrare nel mercato. Tranne la GOLF, che in quegli anni
era l’auto più venduta.
Leo Burnett di Chicago invece dà grande importanza alle esigenze
di mercato. Pubblicità che rispetta abitudini e stili di vita del
‘consumatore’, empatia ed emozione. Inventore della pubblicità di
Marlboro -> prima si pensava che Marlboro fosse la sigaretta per la
donna, cambia strategia comunicativa per dare virilità al brand.
Cowboy con camicia rossa che fuma le Marlboro -> mascolinità.
David Ogilvy è stato il primo a parlare di brand image e brand
personality, piano dei contenuti e piano della forma. Nel messaggio
pubblicitario ci sono:
FRASE (spesso grande e in alto) che vuole attirare l’attenzione
(HEADLINE) -> i pubblicitari devono mostrare di conoscere le
regole per poterle rompere. Meglio se cambia frequentemente.
SOGGETTO della campagna (o VISUAL della campagna), è
l’immagine principale. Campagne multi soggetto quando ci
sono diverse headline e diversi soggetti di campagna per
attirare più facilmente l’attenzione del consumatore. ES:
campagna “Be Stupid” di Diesel.
PACKSHOT, oggetto con il quale il soggetto di campagna
interagisce. Immagine ingrandita del prodotto.
BODYCOPY box con il testo (logo e payoff). Il payoff non deve
cambiare frequentemente perché deve comunicare identità
solida e coerente.
Nelle campagne di Ogilvy c’erano lunghe body copy. Ogilvy aveva
chiesto ai suoi pubblicitari di passare 6 mesi all’interno dell’azienda
Rolls Royce. Nelle sue campagne pubblicitarie si dimostrava che
quel dato prodotto era adatto a quel determinato consumatore
perché era fatto così. Forte indice di persuasività, attenzione al
prodotto e al consumatore. Pubblicità in stile articolo di giornale.
Rosser Reeves pubblicitario di New York, USP (Unic Selling
Production) -> il consumatore deve scegliere quel determinato
prodotto perché ha delle determinate caratteristiche che lo rendono
unico. Introduce il minutaggio (30”). Pubblicità quasi scientifica,
asciutta, sintetica, elementare. Il consumatore distratto non si
focalizza su messaggio complicato o divertente; pubblicità orientata
al BENEFIT che ti dà quel prodotto.
Jacques Seguela pubblicitario francese, laureato in farmacia e poi
giornalista. 1981 campagna “La forza Tranquilla” per il politico
Mitterant che lo fa vincere alle elezioni. Scrive due libri: “Hollywood
lava più bianco” e “Non dite a mia mamma che faccio il
pubblicitario”.
Hollywood lava più bianco = marca come star di Hollywood, il
pubblicitario deve rendere la marca vicina e lontana (desiderabile)
alla gente per essere così sia appetibile che umana. Marca
composta da 3 elementi: fisico, carattere, stile. Anche Seguela
molto sbilanciato sui sentimenti -> “Passion why” => bisogna
innamorarsi
offrire al consumatore un motivo per cui della marca.
Armando Testa creativo torinese dallo stile grafico estremamente
riconoscibile. Campagne con sfondo bianco e immagine
estremamente semplice/stilizzata del prodotto o qualcosa che lo
ricorda, realizzato con colori primari. Spot Lavazza Carmencita e il
Caballero: momenti ludici, di intrattenimento. Punt e Mes campagna
per una statua situata a NY.
Saatchi&Saatchi agenzia di due fratelli londinesi, anche in questo
caso l’agenzia diventa famosa dopo pubblicità per un politico: 1979
Margaret Tatcher. Stile di questa agenzia = approccio mirato a
mostrare il brand come alleato del consumer. 2004 libro
“Lovemarks” del nuovo CEO di Saatchi&Saatchi -> th: il brand deve
suscitare un sentimento quasi di amore nel consumatore. Nel
mercato sono pochi, uno di questi è Apple (1984 Campagna del
Super Bowl entra a piedi pari nel cuore del consumatore). Apple
voleva fare rivoluzione sul mercato, idea del brand poco legata alla
performance del prodotto. Stessa cosa nello spot “Think Different”.
Apple come marca si identifica NON con un prodotto ma con un
modo di pensare.
VIDEOLEZIONE 1 – GLI ATTORI
5 FORME di comunicazione pubblicitaria:
1. ABOVE THE LINE (ATL) = linee tradizionali: stampa,
affissioni, cinema...
2. BELOW THE LINE (BTL) = più tattica: lavora su oviettivi
temporali a breve termine (marchio, catalogo, packaging…
elementi fondamentali
3. COMUNICAZIONE INTERNA = comunicazione tra i
collaboratori degli uffici, i quali portano all’esterno i valori di
marca
4. COMUNICAZIONE MULTIMEDIALE = passa dal web per
creare relazione con il consumatore
5. UNCONVENTIONAL = comunicazione tattica avviata sul
territorio -> raggiunge pochi utenti ma lavora sul
coinvolgimento (ES: flashmob)
Le agenzie di pubblicità fino alla fine degli anni ’90 si
specializzavano su UNA delle forme della comunicazione di marca.
Ora, dal nuovo millennio, comunicazione trans-mediale che veicola
un messaggio sempre uguale e riconoscibile. Oggi, comunicazione
cross-mediale -> comunicazione mirata al canale ma mantenendo
sempre i valori di base del brand.
L’agenzia pubblicitaria ATL permette ai brand di raggiungere i propri
verità
focus target in modo mirato condividendo le proprie con il
consumatore. Costituita da:
DIREZIONE GENERALE
UFFICIO COMMERCIALE > c’è l’ACCOUNT, colui che fa da tramite tra
agenzia e cliente (azienda). Ruolo manageriale per poter dare le
giuste risposte. Deve saper proporre soluzioni dell’agenzia e far
rispettare richieste dell’azienda. Un suo grande collaboratore è il
PLANNER, che deve dotarsi di info su patrimoni valoriale,
competitors…deve saper profilare il consumatore ideale.
UFFICIO CREATIVO > ci sono COPYWRITER e ART DIRECTOR, che
solo la coppia creativa che crea le campagne e le propone al
direttore creativo del reparto. Il copywriter deve sapere scrivere
bene, mentre l’art director deve sapere gestire il linguaggio visivo.
UFFICIO PRODUZIONE > c’è l’ART BUYER, che deve sapere
selezionare e gestire fornitori, fotografi etc., oltre che gestire tempi
e costi. Lavora a stretto contatto con i creativi per indicare giuste
modalità di svolgimento e realizzazione.
UFFICIO MEDIA > ci sono un CENTRO MEDIA ESTERNO e uno
INTERNO. Tre figure:
- Media researcher -> analizza come avvengono determinate
pubblicità su un determinato mercato. ES: nel settore
gioielleria, le campagne sono quasi esclusivamente a Natale e
S.Valentino. Creativi, account e media si incontrano spesso per
elaborare la proposta definitiva (in genere si portano dal
cliente 1-4 proposte). In genere 3/4.
- Media planner -> pianifica e realizza il timetable su tutti i
media per tutto l’anno
- Media buyer -> colui che effettua gli acquisti presso
concessionarie che vendono spazi sui media.
BRAND ENTERTAINMENT impone un cambiamento di tutti i ruoli, ma
soprattutto il copywriter => deve sapere costruire una storia
sempre rappresentativa dei valori di marca. Cresce investimento
pubblicitario sull’internet: uno studio della PWC dimostra la crescita
sempre maggiore sugli investimenti per la pubblicità in internet
rispetto ai media tradizionali. Anche i ricavi sono maggiori. Al giorno
d’oggi bisogna saper costruire una relazione con gli internauti,
condividere il mondo di marca paritario tra il brand e il
consumatore.
We Are Social propone una nuova fisionomia del reparto creativo:
CREATIVI > lavorano su concettualizzazione del messaggio con
poli valoriali
mappe mentali, identificano di riferimento
ART DIRECTOR + CONTENT SPECIALIST > creazione di mood
TEAM EDITORIAL (editor + writer) > confezionano il prodotto
finite
Instagram = social che sta crescendo tantissimo ES. nel settore del
beauty, MA no video lunghi => TRAILER! Video completo su
YouTube, Vimeo etc.
VIDEOLEZIONE 2 – GLI STRUMENTI
Account e strategic planner devono fare analisi di tipo descrittivo
che partono dalle pubblicità già esistenti del brand e dei
competitors in merito al rapporto che c’è tra identità (contenuto) e
immagine della marca e cercano di comprendere come viene
profilato il pubblico ideale negli annunci pubblicitari. Sono analisi
desk in quanto partono da contenuti già esistenti. I pubblicitari
hanno avvertito la necessità di avere uno strumento che
meno
consentisse loro di interpretare gli annunci nel modo
soggettivo copy review,
possibile. Per questo si sono dotati della
che è una scheda con varie voci a cui il planner deve dare risposta.
Questo strumento veniva utilizzato alcuni anni fa.
CLAIM/PAY OFF -> vision
HEADLINE -> deve catturare l’attenzione ed essere una frase
d’effetto per conquistare attenzione del consumatore
TARGET -> bersaglio della pubblicità
BENEFIT -> qual è il beneficio
REASON WHY -> perché il pr
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