BIOLOGIA CELLULARE 2019/2020
Introduzione e storia:
- 1885 Roux fece primi esperimenti mantenendo cervello di embrione di pollo in
• soluzione salina calda, quindi mantenendo per qualche giorno la vitalità del cervello
fuori dall’embrione.
- 1907 Harrison utilizzò campioni di midollo spinale di rana: isolo quindi queste
• cellule e le coltivo per qualche tempo mantenendole in un coagulo di linfa. Utilizzo
cellule di rana poiché gli anfibi hanno una T più bassa rispetto ai mammiferi e quindi
le ridurci a mantenere a T ambiente.
- 1909 Rous tenne in coltura cellule di embrione di pollo (a sangue caldo) in
• soluzione salina; osservo che il sarcoma poteva essere indotto non solo tramite
cellule ma anche soluzione contenente tali cellule.
- 1913 Carrel cerco di comprendere condizioni ottimali di coltura, individuando
• come condizione fondamentale la sterilità + mise appunto le condizioni osmotiche e
termiche più favorevoli, ovvero più simili possibile alle condizioni fisiologiche.
- 1948 Earle metteva appunto la crescita di cellule singole isolate da tessuto di
• mammiferi + mettere appunto i terreni di coltura. Riuscì a dimostrare che cellule
poste in coltura erano in grado di dividersi e dare origine a cloni (cellule
geneticamente identiche tra loro che originano per mitosi dalla stessa cellula).
- 1951 Gey fu il primo a mettere in coltura cellule umane tumorali derivanti dalla
• cervice uterina, le cosiddette cellule HeLa (nome che deriva dalla paziente da cui
furono estratte tramite biopsia).
- 1952 Montalcini si rese conto che trapiantando un tumore di un topo nel sistema
• nervoso dell’embrione di pollo, il SN cresceva nella direzione del tumore
dimostrando che la crescita e il differenziamento di questo apparato dipende
dall’organo target (che in questo caso è il tumore). Inoltre scopri un peptide il NGF
che è un fattore di crescita coinvolto nella crescita e differenziamento del SN.
- 1952 Dulbecco individuo una proteasi aspecifica (tripsina) per la generazione di
• sottocolture, cioè per staccare cellule dal substrato.
- 1955 Eagle dimostro che per mantenere vitali cellule in coltura era necessaria la
• presenza di siero.
- 1961 Hayflick osservo che le cellule hanno un limite di proliferazione (Hayflick
• limit), dipendente dalla vita media dell’organismo da cui vengono prelevate.
- 1986 vengono isolate cellule staminali da embrione di topo e successivamente
• staminali umane.
- Dagli anni 80 ci sono state grandi scoperte riguardanti meccanismi di regolazione,
• presenza oncogeni, colture cellule staminali e ingegneria tissutale.
Coltura cellulare -> crescita di cellule isolate (singole) dal tessuto di partenza; quindi non
dobbiamo avere aggregati ma bensì cellule singole.
Sono presenti strutture specializzate nella conservazione e propagazione di cellule su
larga scala; sin tratta di linee cellulari provenienti da diverse specie le cui caratteristiche
morfologiche, genetica e di crescita sono ben note. Si possono quindi comprare linee
cellulari (es mioblasti) per poi lavorarci su. Tali linee sono certificate soprattuto dal punto di
vista della non contaminazione + elenco di procedure come metodo di congelamento,
scongelamento ecc..
Possibili applicazioni delle colture cellulari: studi di base (regolazione metabolismo
cellulare), ma anche studi genetici, studi che riguardano le proteine coinvolte
nell’epressione genica o trasudazione del segnale, o studi tossicologici (testare efficcacia
di farmaci e non tossicità del farmaco, o inquinanti ambientali o cosmetici..), studi
immunologici (valutare efficacia ma anche produzione di vaccini); inoltre cellule coltivate
possono essere utilizzate per trapianti tissutali (ingegneria tissutale).
Vantaggi:
- Controllare caratteristiche chimico-fisiche dell’ambiente, avvicinandole il più
• possibile alle
caratteristiche fisiologiche (ph, pressione osmotica, T..)
- Mantenimento dell’omogeneità del campione + si possono fare analisi e
• esperimenti su cellule
umane; inoltre si possono validare studi fatti su animali anche per le cellule umane.
- Abbattimento dei costi: utilizzo di piastre di petri e quindi utilizzo di piccole
• quantità di sostanza
Limiti:
- Operatori devono essere competenti in quanto è richiesta sterilità assoluta; i
• contaminati
crescono molto più velocemente delle cellule di nostro interesse (eucariotiche),
andando a
invalidare il tutto.
- Si osserva un fenotipo relativo a progenitori proliferanti, ovvero ci sono cellule che
• proliferano di
più e di conseguenza saranno le più rappresentate nella coltura; però con
metodologie
possiamo ottenere comunque un differenziamento nella stessa colture.
- In coltura le cellule sono più instabili dal punto di vista genetico, quindi tendono
• maggiormente
a subire mutazioni; ci sono però degli accorgimenti che fanno fronte a ciò.
- Differenze tra cellule in vivo e cellule in vitro: perdita architettura tridimensionale
• della cellula,
mancanza della regolazione di regolazione sistemica (in quanto non c’è SN e S
endocrino), acquisizione di motilità + aumento del numero di cellule in proliferazione
attiva, mancanza di carrier per l’O (emoglobina) e dunque il metabolismo e
principalmente glicolitico.
Coltura primaria è una coltura che deriva direttamente dall’organismo di interesse.
Ci sono 2 tipi di colture:
- D’organo -> coltura in cui non abbiamo cellule singole ma un frammento d’organo.
Avendo un frammento d’organo viene mantenuta parzialmente l’architettura
tridimensionale. Usate in ambito morfologico, differenziamento embrionale e l’effetto di
sostanze sulla funzionalità dell’organo. Si pone il frammento d’organo in un terreno ma
esposto all’aria per rendere possibili scambi gassosi; il limite per le dimensione del
frammento sono dettate dalla diffusione (accesso dei nutrienti dal terreno all’organo e
scambio O/CO2 solo per diffusione), infatti la diffusione è efficace solo entro certe
dimensioni (dimensioni entro 1mm).
Svantaggi: problemi di riproducibilità, in quanto un’area può dare risultati diversi rispetto a
un’area diversa dello stesso organo dovuto a composizione cellulare diversa + durata
limitata nel tempo (Max 1settimana).
- Cellulare -> coltura di cellule isolate dall’organo o dal tessuto dell’organismo di interesse.
Si tratta dunque di cellule singole, ovvero cellule isolate le une dalle altre cosi che in vitro
possano essere coltivate come singole. Una volte poste in coltura, le cellule prolifereranno
fino a occupare tutto il substrato a disposizione; a questo punto si deve fare una
sottocoltura o passaggio. Appena effettuiamo la prima sottocoltura, non si parla più di
coltura primaria ma bensì di linea cellulare.
Le cellule possono crescere in adesione o in sospensione:
quelle in adesione sono cellule che aderiscono al substrato (quindi quasi tutte le tipologie
cellulari), mentre quelle in sospensione crescono in assenza di ancoraggio al substrato,
come le cellule ematopoietiche, tumorali che hanno perso la dipendenza all’ancoraggio o
tumorali ascite.
Cellule ancoraggio dipendenti: per ottenere cellule singole dobbiamo rompere tutti i legami
cellula-cellula e cellula-matrice extracellulare. Interazione cellula-cellula sono mediate da
proteine: Caderine che presentano porzioni polisaccaridiche negative; 2 caderine si legano
tra loro grazie al Ca + che si lega a ponte tra le due caderine cariche - . Le CAM invece
sono “molecole di adesione Ca indipendenti” che quindi vanno a legare le cellule
indipendentemente dalla presenza di calcio. Caderine e CAM sono molecole di origine
proteica. Interazione Cellula- matrice sono mediate da integrine che sono proteine
transmembrana con dominio extracellulare che si lega a componenti della matrice; in
particolare si lega alla sequenza RGD grazie alla mediazione del Ca. I proteoglicani invece
sono recettori transmembrana che pero non hanno domini di segnalazione intracellulatre,
che si legano a componenti della matrice. Integrine hanno dominio di segnalazione
intracellulare, i proteoglicani no.
Cellule adesione indipendenti: cellule di questo tipo le otteniamo già singole e cosi le
possiamo mettere in un liquido di coltura rimanendo in sospensione o depositandosi sul
fondo ma senza ancorarsi ad alcun substrato. Le colture si possono fare in condizioni
statiche o in agitazione, a seconda del volume in questione. le cellule proliferano fino a
quando ci sono abbastanza nutrienti o eccessiva presenza di sostanze di rifiuto. Per
generare la linea cellulare, si prelevano dalla coltura liquida e le poniamo in un terreno
fresco.
Ricordiamo che la Coltura primaria si ottiene isolando le cellule direttamente dai tessuti
dall’organismo modello: la coltura primaria riflette meglio le attività biochimiche della
cellula in vivo, tuttavia ha una vita limitata e per progetti a lunga scadenza e necessario
prevedere differenti isolamenti. È necessario tenere presente che il tessuto e fatto da tipi
cellulari diversi tenuti insieme dal;la matrice extracellulare. Per ottenere coltura primaria
bisogna dunque rompere i legami cellula-cellula e cellula-matrice extracellulare al fine di
ottenere cellule singole e procedere poi alla selezione delle cellule necessarie ai fini
sperimentali.
Metodi per ottenere una coltura primaria: Abbiamo già accennato che una coltura primaria
può essere allestita a partire da frammenti (attraverso la tecnica dell’espianto) o per
sospensione cellulare (ottenuta per disgregazione enzimatica o meccanica del tessuto):
- Espianto primario -> si pone in coltura un frammento di tessuto che viene fatto aderire a
un
tessuto di vetro o plastica; l’adesione del tessuto al substrato favorisce la proliferazione
cellulare atte ad ottenere una coltura di cellule separate (coltura primaria).
- Sospensione cellulare -> ci permette di ottenere direttamente in soluzione (sospensione)
cellule omogeneamente disperse che poi vengono fatte aderire al supporto.
A prescindere da quale delle 2 tecniche viene usata per ottenere una coltura primaria, ci
sono passaggi comuni utilizzati per entrambe le tecniche: una coltura primaria se ottenuta
da tessuti solitudine può provenire da organismi di diverso tipo (adulti, embrionali o
gameti).
Dissezione organismo modello per ottenere il tessuto di interesse; deve essere effettuata
in condizioni asettiche (sterilizzare con soluzioni di etanolo al 70% la porzione di
interesse). Una volta ottenuta la porzione di tessuto attraverso un bisturi in condizioni
asettiche (per limitare danno meccanico), viene posta in soluzioni saline bilanciate o in
terreni di coltura sterili che possono contenere antibiotici; gli antibiotici sono altamente
consigliati soprattuto se la provenienza è l’apparato respiratorio, digerente e urinario, cioè
apparati che possono avere contaminazione batterica. Omogenizzazione per
disgregazione enzimatica oppure espianto primario, entrambe per ottenere coltura
primaria.
=> a questo punto abbiamo capito i passaggi comuni alle due pratiche:
- Rimozione tessuto in modo asettico
- Trasferimento immediato in soluzione salita bilanciata/terreno sterile o con antibiotici -
Dissezione area di interesse eliminando zone di necrosi + grasso
- Sminuzzamento fine del tessuto con bisturi.
A) Concentriamoci sull’allestimento della coltura primaria con la tecnica
• dell’espianto primario: frammenti di tessuto vengono fatti aderire a un supporto; in
particolare la tecnica prevede che il tessuto di partenza sia finemente sminuzzato e
seminato in piastre che contengano elevata [ ] di siero che favorisce sia la
sopravvivenza che la migrazione+proliferazione cellulare. Entro qualche gg le
cellule dell’espianto migrano alla periferia dell’espianto e attraverso l’adesione al
substrato iniziano a proliferare (si tratta di una tecnica che l’ottenimento delle cellule
singole preveda la migrazione delle cellule dal tessuto al substrato a cui
aderiscono). Questa tecnica viene usata per piccole quantità di tessuto (es biopsie)
poiché limita al minimo la perdita di vitalità cellulare; gli svantaggi sono costituiti dal
fatto che alcuni tessuti hanno scarsa adesività, quindi tale tecnica seleziona le
cellule in grado di migrare e proliferare. Questa tecnica può essere efficace per
isolamento di fibroblasti, mioblasti, cellule epiteliali e embrionali => in grado di
migrare e proliferare. Dunque questa tecnica è utile per piccole quantità di tessuto e
le cellule selezionate sono in grado di migrare e proliferare, quindi tale tecnica può
essere impiegata solo per tessuti o che hanno queste caratteristiche. Procedura: il
tessuto che è stato selezionato viene posto in soluzione salina bilanciata e
finemente triturato fino ad ottenere frammenti di circa0,5-1mm; i frammenti vengono
poi risospeso in terreno di coltura e seminati in piastra o fiasca. Incubazione per
qualche gg in coltura favorisce che le cellule in grado di migrare migrino dall’interno
del frammento alla piastra (supporto) e siano in grado di proliferare. Esempio:
coltura primaria ottenuta da espianto di carci8noma di topo, vediamo la coltura a
due tempi diversi (dopo 3gg e dopo 7gg); dopo 3 gg iniziano a migrare le cellule
all’esterno e a proliferare. Dopo 7gg in seguito alla rimozione del frammento di
tessuto si riesce a visualizzare la crescita cellulare e l’aumento del n di cellule della
coltura primaria in stadi più avanzati; il numero di cellule ottenuto non è elevato ma
vitali. Si richiede una tempistica elevata dell’ordine di circa 7gg (altro limite della
tecnica).
B) Disgregazione enzimatica/meccanica per ottenere una sospensione cellulare
• (ovvero ottenere cellule singole disperse in sospensione al fine di farle aderire al
supporto). Questi metodi garantiscono una maggiore velocità per ottenere la coltura
primaria + numero maggiore di cellule e più rappresentativo dell’intero tessuto.
Tuttavia questo metodo seleziona i tipi cellulari che sono maggiormente resistenti al
trattamento enzimatico/meccanico.
Enzimatica -> trattamento tramite soluzione contenente enzima digestivo che rompere i
•
legami per ottenere singole cellule in sospensione cellulare; la sospensione, una volta
piastra tra dara origine alla coltura cellulare primaria. Gli enzimi più utilizzati sono tripsina
(proteasi), collagenasi, ialuronidasi, neuraminidasi, pronta si e dispasi (queste ultime 2
sono proteasi di origine batterica) e DNAasi. L’enzima più usato è la tripsina, una
serinaproteasi, che non ha un target (è dunque aspecifica): catalizza il taglio proteolitico
tra i gruppi carbossilici degli AA basici Lys e
Arg, eccetto quando questi sono legati alla Prolina. La tripsina è sintetizzata dal pancreas
come tripsinogeno e viene attivata nell’intestino; ha un Ph basico compreso tra 7.8 e 8.5
anche se in colture cellulari viene usata a ph 7.6 al fine di evitare eccessiva alcalinità alla
coltura cellulare. La tripsina agisce quindi in modo aspecifico su tutte le proteine di
superficie andando ad agire sui legami cellula-cellula e cellula-matrice mediati da proteine
andandoli a scindere favorendo l’ottenimento di una sospensione di cellule singole. La
disgregazione con tripsina è inefficace per tessuti estremamente fibrosi e lesiva per tessuti
più fragili, per cui si possono usare altri enzimi come la collagenasi (proteasi che agisce
specificatamente sul collageno) in tessuti connettivo e muscolare + epiteli e tessuti
tumorali umani (possono essere usate anche le proteasi batteriche pronasi e dispasi).
Ialuronidasi e neuraminidasi invece agiscono sui proteoglicani coinvolti nell’adesione
cellula-matrice extracellulare. Altre molecole usate per ottenere sospensione cellulare in
associazione con enzimi, sono agenti che l’anti del Ca, in particolare EDTA e EGTA
poiché la loro azione rimuove il Ca che è fondamentale nei legami mediati da caderine e
da integrine. EDTA viene usata a una [ ] di max 1 millimolare, mentre le EGTA fino a [ ]
max di 6.5 millimolare. Questi che l’anti del Ca possono essere impiegati da soli o in
associazione a enzimi, in particolare troviamo l’associazione tripsina e EDTA. Inoltre
possono essere usate le DNAasi, enzimi che degradano DNA proveniente dalle cellule
lisate e tenderebbe a favorire l’aggregazione cellulare. La disgregazione enzimatica ha il
vantaggio di produrre un numero elevato di cellule in tempo relativamente breve, e inoltre
le cellule che si ottengono sono più rappresentative del tessuto di partenza poiché la
tripsinizzazione non seleziona i tipi cellulari per migrazione+proliferazione ( come invece fa
il metodo dell’espianto primario). Tuttavia anche questa tecnica porta alla seriazione delle
cellule che sono più resistenti all’azione della tripsina e che sono quindi capaci di aderire
al substrato.
I risultati migliori per quanto riguarda la disgregazione enzimatica vengono ottenuti con
tessuti embrionali sia in termini di vitalità cellulare che in termini di maggiore attività
proliferativa; ciò è dovuto al fatto che i tessuti embrionali hanno un maggiore potenziale
replicativo + sopravvivono meglio agli stress. Infatti all’aumentare dell’età si ottengono un
minor numero vitale di cellule poiché i tessuti adulti hanno una maggiore frazione di cellule
specializzate non replicanti e una più bassa frazione di cellule proliferati ve non
differenziate. Inoltre nei tessuti adulti la matrice extracellulare è più strutturata e quindi
meno facilmente disgregabile rispetto a quella del tessuto embrionale. I tessuti adulti
richiedono dunque una azione più aggressiva per ottenere una disgregazione enzimatica
del tessuto stesso, che porta alla perdita della vitalità delle componenti più fragili. Un
esempio sono i
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