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Appunti completi biblioteconomia

Appunti completi del corso di Biblioteconomia della professoressa Sverzellati dell'anno accademico 2016/2017 basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Sverzellati dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Biblioteconomia docente Prof. P. Sverzellati

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3. Data di stampa

Se non ho nessuna di queste date, 4. Data di imprimatur o 5. Data di prefazione

oppure si può dire per esempio [19--?] / [198-?].

Posso avere anche un’altra data che si trova in una pagina, la data di stampa, e

 trovo altre informazioni in merito alla stampa di quella determinata opera.

(Nella filiera del libro non ci sono solo autore o editore, ma anche la manifattura,

che non è dichiarata nei cataloghi, ma la tipografia diventa un elemento

importante quando catalogo libri o più spesso opuscoli che non hanno una casa

editrice; nella scheda catalografica il dato della manifattura occupa un posto

diverso da quello solitamente occupato dall’editore, perché non bisogna

confonderli.)

Pagina di occhietto: nome della serie o della collana, alla quale appartiene il

 volume. Il volume può o meno appartenere a una serie; una collana è un

progetto culturale, all’interno di una collana i volumi possono avere un numero

che li identifica oppure no. Nella brossura posso avere la stessa informazione

anche in prima di copertina e lo stesso sul dorso. Nei libri che non appartengono

a una collana in questa pagina si può trovare un titolo abbreviato.

Sommario (alla fine ci sono possono essere anche degli INDICI): il sommario è

 una cosa diversa dall’indice. Il sommario è una SUMMA, cioè un riassunto del

contenuto del libro che ripercorre i contenuti secondo la sequenza nella quale si

trovano nel volume. L’indice invece mi consente la consultazione trasversale

dell’opera, cioè è come se smontasse i contenuti, che vengono messi in una

determinata sequenza (per esempio prendo tutte le date citate nel volume e

faccio l’indice cronologico oppure tutti gli enti citati e faccio un indice in ordine

alfabetico: per lo più c’è un criterio alfabetico e cronologico). L’indice prescinde

dalla struttura del volume e mi porta direttamente all’informazione di cui ho

bisogno. illustrazioni

Apparato illustrativo: può essere di due tipi: posso avere le o le

 tavole, carte di tavole pagine di tavole.

che possono essere o Le illustrazioni

sono nelle pagine tipograficamente numerate del volume, le tavole sono al di

fuori della numerazione tipografica del volume: le illustrazioni non aumentano

l’estensione del volume, le tavole sì. Le pagine di tavole quando sono illustrate

su entrambe le facciate, le carte di tavole sono illustrate solo sul recto, dietro

sono bianche: questo importante per la numerazione. Talvolta le tavole sono

numerate: quando catalogo se non sono numerate, le conto io e il dato lo indico

tra parentesi quadre. Posso avere fascicoli raccolti alla fine del volume o al

centro o anche sparse nel volume e solitamente sono su carta diversa e

soprattutto le riconosco perché non sono conteggiate nella numerazione

tipografica. In molti libri ho sia illustrazioni sia tavole.

Le tavole fanno parte sia dell’estensione del volume sia dell’apparato

illustrativo. Le illustrazioni sono solo apparato illustrativo.

ISBN: . È il codice internazionale del libro. È l’editore

 International Standard Book Number

che chiede alla società autori italiani l’attribuzione del codice ISBN alle proprie

pubblicazioni perché serve per la gestione commerciale dell’opera. Questo

codice si associa a un codice a barre, sviluppato dal sistema GS1: questi codici a

barre sono uno standard chiamato GS1. Parti del codice ISBN: prefisso del

mondo libro 978 – 88 (area geografica). Il terzo gruppo di cifre identifica la casa

editrice; il quarto è il numero identificativo del titolo in una determinata

edizione (= se ho un’edizione successiva questo codice titolo cambia); infine il

codice di controllo per capire se il codice attribuito è corretto, controllo che si fa

attraverso algoritmi. Il codice ISBN si unisce al codice a barre (GS1), che

esprime quella determinata stringa di numeri. In un primo tempo il codice ISBN

iniziava con il numero identificativo dell’area geografica.

Vedi www.isbn.it

Libro antico: ha delle sue caratteristiche strutturali. Nervi: striscette di pelle

per rendere più forte la legatura, tiene in modo rinforzato i fascicoli che sono

cuciti insieme. Il dorso di solito venivano rinforzati con pezzi di pergamena, che

venivano ritagliati da un manoscritto questo dimostra il passaggio a un’epoca

in cui è il libro a stampa che viene usato, il manoscritto viene visto come riserva

di pergamena, cioè pelle animale, che, messo nel dorso, lo rinforza. Lo studio di

questi frammenti ha permesso di ricostruire alcuni manoscritti dell’VIII-IX secolo.

Capitello: cucitura che si faceva nelle parti finali del dorso. 31 marzo 2017

UFFICIO NAZIONALE DEI BENI CULTURALI ECCLESIASTICI E L’EDILIZIA DEL CULTO

È un ufficio della CEI, nasce dalla fusione dell’ufficio nazionale per i beni culturali

ecclesiastici e l’edilizia del culto della Segreteria nazionale della CEI.

1. Struttura: consulta nazionale, che si occupa di collegare meglio il territorio

all’organizzazione nazionale. Hanno il compito di selezionare progetti; comitato:

si occupa di cosa poter fare concretamente nei vari territori. Ogni diocesi ha un

suo ufficio e una sua singola consulta e un suo comitato.

2. News

3. Richiesta contributi: vengono indicati tutti i restauri, gli inventari e la

costruzione di nuovi edifici, tramite le donazioni.

4. Formazione

5. Verifica di interesse culturale: quando una diocesi vuole verificare quanto un

determinato immobile abbia un valore artistico, manda una richiesta all’ufficio

nazionale, che valuterà o meno se il bene in questione può avere un

determinato valore artistico e sottoposto alle regole di tutela anche da parte

dello stato.

L’ufficio nazionale con questi progetti vuole fornire un software di lavoro alle diverse

diocesi, affinché possano gestire le biblioteche, partecipare alla catalogazione

partecipata, forniscono programmi alle varie diocesi con le quali possano organizzare i

beni culturali all’interno del loro territorio. Per creare una rete che raccolga i dati è

chiaro che ci vuole un sistema che richiede risorse finanziarie onerose: non avere

questo problema è conveniente; noi ti forniamo tutti gli strumenti aggiornati e

aggiornabili senza un costo, ma tu devi avere a disposizione gli operatori formati. I

volontari sono preziosi, ma devono fare cose controllate, è giusto che si cammini in

questa direzione.

Vi sono vari progetti:

CEI A: censimento dei beni ecclesiastici

 CEI AR: riordino dei beni ecclesiastici e fa sì che i documenti all’interno degli

 archivi sia informatizzato e quindi di più facile consultazione.

CEI BIB: software che mira a creare un catalogo condiviso di tutte le biblioteche

 ecclesiastiche. Non si limita alla catalogazione, ma aiuta il bibliotecario nella

gestione interna della biblioteca, nei circuiti di prestito.

CEI OA: creazione di un inventario di un bene mobili, come suppellettili

 AICE: anagrafe degli istituti culturali ecclesiastici: questo software permette di

 creare schede di tutti gli istituti culturali ecclesiastici; attraverso queste schede

si possono consultare anche tutti i beni ecclesiastici contenuti in questi istituti.

Anche questa è collegata all’Anagrafe delle biblioteche italiane e il Sistema

anagrafico nazionale.

Documenti: accordi presi con il ministero dei beni culturali.

BEWEB: la ricerca può avvenire in diversi modi: si può ricercare un bene culturale che

noi già conosciamo oppure possiamo fare una ricerca cronologica o anche si può

ricercare attraverso una mappa. Questo sito integra tutti i dati dei censimenti relativi

ai precedenti progetti. È un tentativo di passare dall’organizzazione all’integrazione. I

punti di accesso all’informazione oggi sono strategici: saper formulare in modo

univoco i punti di accesso aiuta a tirare fuori tutte le informazioni. All’interno di questo

sito le modalità di ricerca sono infinite: la potenzialità è enorme, ma è una bella

opportunità perché significa anche collaborazione di vari operatori.

Alla fine c’è anche un glossario, che riguarda tutta la terminologia collegata con gli

strumenti liturgici, con il libro e così via. È anche una modalità per cercare.

Libro antico: quando un editore pubblica un’edizione, ne pubblica tanti esemplari. Gli

esemplari sono connotati da alcune caratteristiche, tra cui la nota di lascito, di

possesso o di dono, che in genere è una nota manoscritta: la troviamo sul libro antico

in particolare, ma anche sul libro moderno. Tagli di un’edizione antica: sul taglio di

testa e sul taglio di piede ho delle abbreviazioni, che servono per denotare il possesso,

questo libro apparteneva al convento di Santa Maria delle Grazie di Codogno, devo

attrezzarmi per interpretare queste note di possesso, significa interpretare i segni, le

note manoscritte, i timbri e così via. I tagli potevano essere anche decorati: nel

passato venivano dorati o decorazioni impresse sui tagli oppure venivano spruzzati.

Carta decorata: per esempio la carta marmorizzata, tecnica con cui si decorava la

carta e la si utilizzava o per le coperte o per i fogli di guardia, oppure carta xilografica

e poi acquarellata. Devo saper dare un nome corretto alle cose che vedo: la mia

descrizione deve essere interpretabile da chi consulta la scheda.

LETTERATURA GRIGIA

È una definizione data a questo seminario di York, che si tenne nel dicembre del 1978;

è un complesso di letteratura non convenzionale, non diffusa tramite i normali canali

commerciali, per esempio le tesi di laurea o i rapporti tecnici o quei testi che vengono

elaborati, che poi saranno pubblicati ma sono ancora in una fase precedente alla

stampa, una relazione tenuta da uno studioso in un convegno, che non sarà

pubblicata. I luoghi di elaborazione sono in genere università, luoghi di ricerca… La

modalità di produzione di solito è più veloce ed economica. La circolazione è

sostanzialmente limitata, tra addetti ai lavori; talvolta deve essere protette perché

magari ci sono degli studi che poi porteranno alla richiesta di un brevetto. La

reperibilità è ovviamente più difficoltoso proprio perché sono materiali tutelati: la

letteratura grigia non è protetta da copyright, quindi ci deve essere un utilizzo molto

selettivo dei contenuti. In quel seminario erano presenti una trentina di persone,

produttori e utilizzatori di materia grigia e intermediari. Quello che risultò importante

per definire la letteratura grigia furono gli enti produttori, che si rendono garanti della

veridicità di ciò che si dichiara. In seguito, nasce nel 1980 questo progetto, SIGLE

(sistema per l’informazione sulla letteratura grigia in Europa); dopo 5 anni nasce la

banca data EAGLE, prodotta e implementata da questo società europea. Nel 2005 si

scioglie questa associazione e nasce OPENSIGLE, gestita da INIST. Nel 2011 nasce

OPENGREY: database multidisciplinare che informa sulla disponibilità della

documentazione e sulla condizione di accesso alla letteratura grigia. In Italia il centro è

la biblioteca Marconi del consiglio nazionale delle ricerche. Subjects: posso aprire le

singole voci e analiticamente ho le varie sottovoci. Non troveremo questi dati in SBN.

PERIODICI: è l’altra grande famiglia all’interno delle risorse documentarie, si chiama

risorsa documentaria in continuazione perché può avere una vita molto lunga. La

logica organizzativa del periodico è sempre interna al titolo: ogni periodico è un

mondo a se stante, ma ci sono dati che oggettivamente vanno a connotare tutti i

periodici:

Titolo che accomuna tutti i periodici e se una delle prima 5 parole del titolo

 cambia si produrrà una nuova scheda catalografica

Ogni fascicolo può contenere più contenuti diversi su diversi argomenti oppure

 ogni fascicolo può essere monografico: oltre al titolo quello che va a connotare

la struttura di un periodico sono i fascicoli. Quanti? Dipende dalla periodicità. Il

quotidiano è un periodico: dal quotidiano all’annuario sono tutti periodici. In

genere sulla prima pagina di copertina ho indicato il numero del fascicolo

Un altro dato che posso avere è l’annata: ho l’anno di pubblicazione, il numero

 del fascicolo e l’annata, che è l’età del periodico. Tutti questi dati fanno parti di

un’area descrittiva del periodico e l’elemento si chiama NUMERAZIONE.

Esempio: titolo, 25 (1976) n.3: è il venticinquesimo anno di vita del periodico

che corrisponde all’anno di pubblicazione, 1976. Come si chiama la descrizione

del contributo all’interno del periodico? Si chiama spoglio. Gli spogli sono la

catalogazione della parte componente, per lo più di un periodico.

ISSN: è un altro codice che va a identificare il titolo del periodico, è

 l’identificazione a livello internazionale dei periodici. È importante perché,

essendo un mondo così fluttuante quello del periodico, molto spesso c’è una

grande quantità di periodici che corrispondono allo stesso titolo. Tutti i fascicoli

del medesimo periodico hanno lo stesso ISSN. Anche in questo caso esiste un

centro internazionale per l’ISSN, con tutta una serie di centri nazionali, che è per

l’Italia la biblioteca Marconi, che attribuisce il codice. Non ha valenza

commerciale come ISBN, è identificativo. È solo sui periodici a partire dagli anni

80? No, può essere attributo anche a dei periodici antichi. Il codice è formato da

4 + 4 cifre, 8 cifre separate in due gruppi. Non è l’editore che chiede

l’attribuzione del codice, ma può essere anche un’istituzione culturale, come

una biblioteca, a richiederla.

IL MATERIALE MINORE: è quello che spesso le biblioteche sono costrette a non

riordinare e catalogare. È un non libro su supporto cartaceo, è una definizione che

risale alla fine dell’800. L’aggettivo minore non fa riferimento al valore, questo

materiale è minore perché effimero, prodotto per esempio per un evento (cartoline,

pubblicità editoriali, francobolli…). 5 aprile 2017

IL MATERIALE MINORE: è chiamato minore non perché si voglia fare riferimento alla

minore importanza, anche se di fatto viene considerato minore, infatti viene

catalogato dopo, ma molte biblioteche cercano per lo meno di dare una sorta di ordine

a questo materiale (trovare un modo per descrivere queste risorse non è semplice),

che ci si è resi conto che è molto importante. Si trova molto nelle biblioteche dei

collezionisti.

Quando riflettiamo su cosa buttare e su cosa tenere, dobbiamo tener conto che il

significato delle cose che abbiamo in mano cambia nel tempo.

Esempi: segnalibro con Padre Carlo di Milano vedi l’Archivio generale per la storia

dell’Università Cattolica. Era un frate francescano. Ebbe un ruolo fondamentale per la

resistenza perché organizzò in questa università un ufficio di documenti falsi. Quando

scoprì che stavano per prenderlo, fuggì e fu salvato dal professor Ezio Franceschini,

che mandò avanti questo ufficio. Questo semplice segnalibro ci dà l’immagine di padre

Carlo Varischi.

I microfilm erano molto utilizzati negli anni passati perché riportavano manoscritti

antichi, oggi ha preso il sopravvento la digitalizzazione. Sono altre risorse che la

biblioteca è chiamata a conservare e descrivere. Il posseduto di una biblioteca non è

soltanto monografie e periodici.

REQUISITI FUNZIONALI PER RECORD BIBLIOGRAFICI

È un’elaborazione in cui si è lavorato a cavallo degli anni 90 (dal 92 al 97), poi FRBR è

stata pubblicata in lingua inglese sul sito dell’IFLA, due anni dopo nel 2000 abbiamo la

traduzione italiana di FRBR, curata dall’ICU (fa da mediatore dei contenuti elaborati in

ambito internazionale per l’Italia).

RECORD BIBLIOGRAFICO (REGISTRAZIONE BIBLIOGRAFICA): per gli scopi di questo

studio un record bibliografico viene definito come l’aggregato dei dati associati a

entità descritte in cataloghi di biblioteca e in bibliografie nazionali. Sono compresi

elementi di dati descrittivi, gli elementi di dati usati nelle intestazioni di autori

personali, enti, titoli, e soggetti che fungono da strumento di ordinamento o da voci di

indicizzazione, altri elementi di dati usati per organizzare un archivio di record, come

numeri di classificazione, annotazione, quali riassunti o sintesi e dati specifici alle

copie possedute nelle raccolte delle biblioteche, come numeri d’inventario e

collocazioni. Questi dati non dobbiamo leggerli in piatto, ma hanno un peso differente:

alcuni vanno a descrivere un bene, altri servono per capire dove è collocata una

risorsa.

Perché viene prodotto un record bibliografico?

1. Per documentare e controllare le risorse che possediamo: la produzione di un

archivio di dati ha come obiettivo principale il controllo del patrimonio? No, il

vero punto di partenza è l’utente che cerca. Tutta l’attività di back office non

deve focalizzarsi e fermarsi al fatto che le risorse sono descritte, devono essere

descritte in modo tale che possano essere capite da chi le cerca. Il mio punto di

partenza sono gli utenti. Chi sono gli utenti? Cosa cercano? E come cercano?

FUNZIONI UTENTE:

1) Un utente usa gli aggregati di dati per trovare innanzitutto materiali che

corrispondano ai criteri di ricerca da lui definiti. Il catalogo deve

rispondere, deve consentire di trovare qualcosa.

2) Poi un utente utilizza i dati per identificare un’entità: non solo devo poter

trovare un insieme di informazioni, ma devo poter metterle a confronto

per selezionare quella che mi interessa.

3) L’utente utilizza i dati per selezionare un’entità: per esempio selezionare

un testo in una lingua conosciuta, scegliere una versione di programma

per PC compatibile con l’hardware e il sistema operativo che io ho a

disposizione.

Il confronto tra i record permette di selezionare.

4) Un utente usa i dati per ottenere l’accesso al documento (posso per

esempio effettuare un ordine di acquisto per un’opera).

Cosa è necessario perché l’utente possa fare tutte queste attività?

FRBR individua chiavi di ricerca significative e le definisce con i nomi di ENTITA’ e

ATTRIBUTI, individua le relazioni significative tra le entità.

Ci sono diversi gruppi di entità: 1) le entità di Gruppo 1 sono PRODOTTI di un’attività

artistica e intellettuale, cioè l’opera, l’espressione, la manifestazione e il documento.

Queste entità sono in relazioni tra di loro. L’opera è l’atto creativo dell’autore, ha una

dimensione intangibile perché è un atto creativo. L’opera si realizza nell’espressione,

attraverso un linguaggio. L’espressione è l’insieme del linguaggio usato per raccontare

quella storia, quindi insieme dei paragrafi, la lingua utilizzata, ma non ha ancora una

dimensione fisica. Opera ed espressione sono intangibili perché non hanno ancora una

dimensione fisica. L’espressione si materializza nella manifestazione, cioè la

materializzazione dell’espressione di un’opera. La manifestazione è la

rappresentazione di tutti gli esemplari che sono usciti dalla casa editrice. La

manifestazione è rappresentata da un documento (o ITEM o ESEMPLARE); la

manifestazione può essere in un solo esemplare o più esemplari. Ogni manifestazione

può materializzarsi in più manifestazioni e ogni manifestazione può essere

rappresentata da più esemplari. Queste sono le entità più importanti e le relazioni che

ci sono tra le diverse entità sono relazioni primarie. 2) gruppo entità 2: persona e

ente, che sono in una relazione di responsabilità con le entità del primo gruppo.

L’opera è creata da una persona o da un ente, l’espressione è realizzata da una

persona o da un ente, la manifestazione è prodotta da una persona o da un ente, il

documento è posseduto da una persona o da un ente. 3) gruppo entità 3: i soggetti di

un’attività artistica o intellettuale: concetto, oggetto, evento, luogo. Un’opera ha come

soggetto un concetto, un oggetto, un evento, un luogo. Un’opera può avere come

soggetto anche una persona o un ente, ma può avere come soggetto addirittura

un’altra opera o un’espressione o una sua manifestazione o un esemplare.

L’entità opera mi aiuta a tenere insieme e organizzare le informazioni relative a tutte

le espressione di quell’opera, mi permette di mettere in relazione tra di loro le diverse

espressioni di quell’opera, crea una relazione tra espressioni diverse. Ho bisogno del

concetto di opera per tenere insieme il livello dell’espressione.

L’espressione mi consente di tenere insieme e organizzare le informazioni sulle

manifestazioni che possiedo. L’entità espressione mi aiuta a capire che io, attraverso

questa entità, posso tenere in relazione le diverse manifestazione che ho di

quell’espressione.

L’entità manifestazione mi aiuta a organizzare il complesso delle informazioni relative

ai diversi documenti che io ho di quella manifestazione.

Queste entità sono in relazione l’una con l’altra e mi permettono di organizzare nel

complesso le varie informazioni, comprese le relazioni tra queste informazioni.

L’elaborazione di questo modello teorico ha consentito di individuare elementi

descrittivi (che fanno parte della catalogazione descrittiva) ed elementi organizzativi,

di raccordo (che fanno parte dei punti di accesso formale e punti di accesso

semantico).

L’allestimento di un catalogo richiede la produzione di descrizioni di documenti, ma

anche le relazioni tra di loro. 7 aprile 2017

Regione Lombardia: biblioteche e archivi: tra le schede informative c’è un

progetto per la creazione di nuovi servizi per le biblioteche in 5 città di 3 paesi (Italia,

Portogallo, Romania): processo di allargamento del pubblico e miglioramento delle

capacità complessive di un prodotto; migliorare le capacità lavorative degli enti e dei

professionisti. Comunità: insieme di professionisti, anche non legati al mondo delle

biblioteche, ma che con il loro metodo di lavoro possono dare consigli.

Anagrafe delle biblioteche lombarde: negli ultimi 10 anni, nonostante la crisi, ha

mantenuto un servizio quanto meno stabile, non peggiorato.

Nati per leggere: progetto che ha come obiettivo quello di incentivare la lettura nei

primi anni di vita, rivolta sia a insegnanti, pediatri e sfera familiare. La biblioteca da

questo punto di vista ha un grande ruolo sociale, può intervenire per coinvolgere le

scuole e le famiglie.

SERVIZI: deposito legale, cioè l’obbligo da parte degli editori di presentare 4 esemplari

di ogni nuova edizione presso gli organi preposti, che a loro volta hanno l’obbligo di

catalogarli e conservarli.

Servizi online: questionario per valutare il servizio erogato da tutte le biblioteche

(ABIL); l’Alchimista, progetto di sostegno per la valorizzazione del patrimonio storico

delle varie biblioteche delle varie città, c’è anche un forum Archiviando: collaborazione

tra professionisti. Banca dati che consente la descrizione e la catalogazione dei beni

storici della Lombardia, è un software. C’è la possibilità di avere uno strumento per

descrivere un bene culturale: nel momento in cui li descrivo o creo un’isola chiusa, ma

così non riesco più a colloquiare con gli altri enti, o scelgo degli altri standard che

rispettano i formati informatici internazionali, per poter entrare in progetti di

collaborazione, a cui io posso entrare solo se ho un linguaggio comune.

Biblioteca nazione lombarda: digitalizzazione di alcuni testi e periodici.

BENI CULTURALI: 1) SIRBeC: banche dati per la catalogazione dei beni culturali

lombardi, partecipano sia enti pubblici che privati. Per ogni bene culturale, ci sono

delle schede da compilare con foto da mettere (LombardiaBeniCulturali).

Archivio di Etnografia e Storia Sociale: l’interesse primario è il patrimonio immateriale

di un popolo. Coordina diversi progetti.

Registro del patrimonio immateriale delle città lombarde: nel codice dei beni culturali

ultimi è stato tolto l’aggettivo materiale nella definizione di bene culturale, è

patrimonio della comunità anche tutto ciò che non è materiale, come i riti, i dialetti

(per esempio le tecniche per coltivare la terra in un determinato territorio). Questo è il

primo passo perché questo bene sia tutelato e protetto e di conseguenze sia visibile e

riconoscibile.

Formazione operatori.

Musei ed ecomusei.

Nella progettazione degli spettacoli, posso comunque creare delle sinergie con le

biblioteche, per esempio posso partire da un libro per la progettazione poi dello

spettacolo.

FRBR (requisiti funzionali per record bibliografici): pagina 7 della dispensa: le entità del

primo gruppo permettono di “camminare” su questa piramide. La ricerca può essere a

maglie molto larghe; pagina 11: l’opera è come se fosse la possibilità di tenere legate

le varie espressioni e creare le connessioni. Pagina 12: all’interno di queste isole ho le

varie manifestazioni.

Ha lo scopo di individuare gli elementi descrittivi e gli elementi organizzativi che

portano alla creazione di un catalogo. Il contributo più forte sta nella capacità di farci

ragionare sulle relazioni bibliografiche tra documenti molto diversi.

Pagine 16-17: riproduzione di una semplice scheda bibliografica a pagina 16: abbiamo

dei punti di accesso e la descrizione dell’esemplare. A pagina 17 sono esplicitate le

entità e le relazioni tra i dati della scheda catalografica di pagina 16. Dalla base della

piramide mi muovo verso la vetta e la quantità degli attributi aumenta con

l’aumentare della realizzazione dell’opera: gli attributi dell’opera sono pochi, poi entra

una fase di progettazione e diventa espressione, aumentano gli attributi ma sono

ancora pochi, aumentano con la manifestazione, l’item poi aggiunge altri attributi a

tutti gli attributi della manifestazione, quelli tipici di un esemplare, come la

provenienza (nota di possesso) o annotazioni manoscritte, segni lettura e così via.

Questo schema aiuta a interpretare le relazioni che ci sono tra le entità che FRBR ha

individuato.

Chi si occupa di beni culturali, soprattutto antichi, è allergico a tutto ciò che è standard

perché impoverisce la possibilità di descrivere tutto ciò che è bene culturale. In realtà

se vogliamo costruire archivi per far conoscere beni culturali non possiamo

prescindere da ciò. È la rappresentazione scritta di un documento, di una risorsa, che

cerca di mettere in luce gli elementi significativi di quella risorsa: è però necessario

che io possa descrivere in modo omogeneo le risorse, affinché possa fare un confronto

tra diverse risorse. Il grande passo avanti che è stato fatto: in un primo tempo si

pensava che tutto ruotasse attraverso quella che si chiamava attestazione, cioè punto

di accesso. Ma perché per molto tempo si è pensato questo? Perché il catalogo era

fatto da schedine cartacee, delle unità informative organizzate secondo un criterio

alfabetico: l’obiettivo fondamentale era stabilire con certezza le intestazioni perché poi

il catalogo era fatto dalle intestazioni messe in ordine alfabetico. Successivamente

però si è arrivati a capire che l’utente cerca per punti di accesso, ma la questione

fondamentale era anche descrivere i beni perché l’utente sceglieva confrontando tra

di loro le varie risorse rapporto Henkle (Lubetzky): la descrizione di una risorsa

bibliografica ha la funzione di descrivere le caratteristiche significative di una risorsa

per poterla distinguere dalle altre risorse e dalle altre edizioni di quella risorsa e per

mettere in luce le relazioni con le altre risorse. Con questo rapporto la descrizione

assume molto importante e soprattutto si dissocia dall’intestazione, prima la

descrizione era una sorta di ancella dell’attestazione. Inoltre è fondamentale arrivare

all’uniformità delle descrizioni e in particolare individua nell’ordine degli elementi della

descrizione la possibilità di costruire delle registrazioni bibliografiche omogenee: prima

si diceva: quando descrivi un libro, devi partire dal frontespizio e devi descrivere in

modo fedelissimo il frontespizio, perché la trascrizione fedele del frontespizio era

considerata come la chiave di volta perché non si confondesse quella risorsa con

nessun’altra. Il rapporto H. dimostra che ci possono essere due edizioni differenti tra di

loro con lo stesso frontespizio, l’unico modo per mettere in evidenza la differenza è

proprio il confronto con l’estensione della documentazione. qualunque sia il

frontespizio, che resta la carta d’identità, posso metterli in maniera uniforme.

1967 - IFLA commissiona a Gorman uno studio di fattibilità: è possibile arrivare a

progettare un linguaggio comune.

1969 – presenta il suo studio: in fondo una piattaforma comune di lavoro ci poteva

essere: seleziona 8 bibliografie nazionali, che ritiene significative; queste bibliografie si

muovono in Europa occidentale, settentrionale, orientale e in America. In queste

bibliografiche seleziona 500 registrazioni bibliografiche e le analizza per ciascuna

bibliografia: a lui interessava non il complesso normativo, ma come queste regole

vengono declinate concretamente, com’è la prassi catalografica? Dice che esiste

effettivamente una griglia che accomuna il modo di catalogare in giro per il mondo.

Rileva che la punteggiatura usata nella scheda bibliografica varia tantissimo. È

possibile lavorare verso un linguaggio internazionale da applicare alla catalogazione

delle risorse bibliografiche.

Si arriva al linguaggio ISBD: negli anni 70 si pubblica un ISBD generale e poi nel corso

di 20 anni sono state pubblicate diverse ISBD, che riguardavano il materiale antico, le

monografie, il materiale musicale e così via: si arriva nel 2011 all’ISBD versione

consolidata in lingua inglese e nel 2012 la versione italiana (mette insieme tutte le

ISBD che precedentemente erano state pubblicate in modo singolo).

Il linguaggio ISBD ha una struttura in aree (pagina 18) e una punteggiatura standard

che serve a connettere tra di loro le aree. La punteggiatura fa da connettivo tra le aree

e all’interno delle aree fa da codice identificativo dei singoli elementi: se ho / so che

dopo viene una formulazione di responsabilità segno di punteggiatura è un codice

il

che mi aiuta a identificare un elemento all’interno dell’area. I : so che dopo ho

l’indicazione dell’apparato illustrativo di una determinata risorsa; se trovo nell’area

dedicata alla collana tra le parentesi tonde, so che lì trovo il titolo della collana con

eventualmente il numero del volume all’interno della collana. Questo è importante

perché aiuta a superare le barriere linguistiche: se ho una scheda in lingua cinese e

seguo l’andamento della punteggiatura, riesco a individuare gli elementi e a

interpretarli, anche se non conosco la lingua. Questo vale per gli utenti, ma anche per

gli operatori. Una struttura standardizzata permette agli utenti di consultare più record

e di trovare le informazioni strutturate allo stesso modo. La struttura standard è

fondamentale per la leggibilità, per la riconoscibilità e l’identificazione della risorsa

che sto cercando. 26 aprile 2017

Il linguaggio di catalogazione ISBD riguarda la catalogazione descrittiva (non si parla di

punti d’accesso, ma di come si strutturano i dati per descrivere un bene culturale, in

questo caso una risorsa contenuta nella biblioteca). 2011: ISBD Consolidated

Edition/2012: ISBD Edizione consolidata. Inizialmente venivano pubblicati singoli ISBD,

l’edizione consolidata del 2011 mette insieme tutto quanto: all’interno dello standard

avrò specificate le procedure che in riferimento a una certa area si applicano ai

periodici, alle monografie, alla musica a stampa, ecc. L’edizione consolidata è l’ultimo

stadio di questo linguaggio sintetico di catalogazione. All’interno di questo linguaggio

si definiscono delle area (0-8), all’interno delle aree degli elementi, con la

punteggiatura standard, che può essere introduttiva o inclusiva (può introdurre

un’informazione o può includere un’informazione. Quella introduttiva fa da codice di

riconoscimento di quanto segue, cioè ogni volta che trovo / so che c’è la prima

formulazione di responsabilità; tutte le volte che [] è un intervento di chi cataloga e

non è un dato che si ricava dall’interno della pubblicazione, ma un’informazione

integrativa di chi cataloga). Ad eccezione della virgola e del punto (sono usati secondo

le regole tipografiche), negli altri casi si usa lo spazio: es. parola /

Aree: prima l’area 0 non esisteva, ma esisteva un elemento che si chiamava

indicazione generale del materiale. Con il passare del tempo le risorse conservate

nelle biblioteche si differenziano sempre di più, quindi io posso avere risorse molte

diverse a fronte dello stesso titolo. Le altre aree sono le stesse dagli anni 70, con

alcune modifiche. Fonte prescritta: se io ricavo un dato per costruire una struttura

devo anche dire da dove ho preso quel dato: se trascrivo in un record il titolo, lo

standard mi dice che deve essere preso dal frontespizio o dal sostituto del frontespizio.

Le aree 2, 4, 6 possono ricavare le informazioni da più fonti, sempre interne alla

risorsa. Le aree 0 e 5 hanno come fonte l’intera risorsa, l’area 7 e l’area 8 mi lasciano

libera di cercare informazioni sia all’interno della risorsa sia all’esterno. Area 8:

l’identificatore è per esempio il codice ISBN. (pag. 20 della dispensa)

Esempi di catalogazione descrittiva:

1. Testo (visivo) : senza mediazione

Il governo delle passioni : prudenza, giustizia e carità nel pensiero di Lodovico

Antonio Muratori / Chiara Continisio. – Firenze : Olschki, 1999. – VIII, 322 p. ; 24

cm. – (Biblioteca dell’edizione nazionale del carteggio di L. A. Muratori, ISNN

1122-4266 ; 11). – Indice dei nomi: p. 317-320. – In allegato Errata corrige. –

ISBN 88-222-4669-1

Area 1: spazio:spazio quello che viene dopo è il complemento del titolo. Poi posso mettere delle

formulazioni di responsabilità: su molti libri posso avere delle locuzioni che esprimono le

responsabilità. La prima si indica con spazio:spazio; le altre con spazio;spazio. L’obiettivo non è

indicizzare le informazioni, ma descrivere quello che trovo sul frontespizio.

Non ho elementi riguardante l’area 2 e 3: le salto.

Area 4: luogo di pubblicazione, il secondo elemento (nome dell’editore) è introdotto da

spazio:spazio, data di pubblicazione o edizione. Se non trovo sul frontespizio queste

informazioni, le trovo sul verso del frontespizio oppure se non ho queste informazioni vado nel

colophon del libro (dovrei scrivere, per esempio, [S.I.] : [s. n.], stampa 1999). Le parentesi

quadre perché è un’integrazione che fa il catalogatore.

Area 5: estensione del documento, se avessi apparato illustrativo dovrei scrivere spazio:spazio

ill.; altezza del dorso del volume (le dimensioni si arrotondano sempre per eccesso).

Area 6: è usata la punteggiatura inclusiva (uso delle parentesi tonde), numero del volume

identificativo nella serie. Si può mettere, se c’è, l’identificatore ISNN, che è il codice della

collezione, della serie.

Area 7: in questo caso l’unica cosa che possiamo fare è una nota di contenuto che dice che

esiste un indice dei nomi: o indico solo che cosa oppure aggiungo dove. Ogni volta che do una

nota chiudo e apro, è un’area che si può replicare. Nel volume c’è un foglietto che l’errata

corrige, è stato fatto quando ormai il volume era in stampa.

Area 8: identificatore (quarta di copertina e verso del frontespizio).

2. Testo (visivo) : senza mediazione

Direzione generale della pubblica sicurezza : la stampa italiana nella serie F.1 :

(1894-1926) / inventario a cura di Antonio Fiori. – [Roma] : Ministero per i beni

culturali e ambientali. Ufficio centrale per i beni archivistici, 1995. – 252 p. ; 24

cm. – (Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Strumenti ; 125). – Indice dei

periodici, indice dei numeri unici, indice degli opuscoli, indice degli stampati,

indice dei nomi, indice delle località. – ISBN 88-7125-091-5 28 aprile 2017

Principi internazionali di catalogazione partendo dai principi di Parigi

Principi di Parigi (1961): questi 12 principi avevano l’obiettivo di aiutare a organizzare

un catalogo fatto di schede cartacee, la maggior parte di questi principi si preoccupa

proprio dell’ordinamento delle schede. Avevano come obiettivo l’ordinamento del

catalogo, non principalmente la descrizione della risorsa. La riflessione importante è la

funzione del catalogo, deve essere uno strumento efficace per determinare alcune

cose. Il catalogo è efficiente se il catalogo risponde ad alcune domande: le tre funzioni

fondamentali del catalogo che ancora oggi regolano l’applicazione di questa riflessione

Ci sono libri di quell’autore? Quali libri ci sono? Quali edizioni di una particolare

sono

opera di quell’autore?

Risorse che non sono più solo testi a stampa implicano nuove riflessioni.

DICHIARAZIONE DI PRINCIPI INTERNAZIONALI DI CATALOGAZIONE DEL 2009 (dispensa

pag. 33)

Nell’introduzione si dice che si parte dai principi di Parigi, ma lo scenario è talmente

cambiato che non si può cambiare per esprimere una realtà che prima non era

effettiva. Non costituisce delle regole, ma sono delle regole guida perché si possano

sviluppare delle regole di catalogazione nei diversi paesi del mondo.

Principi generali:

1. Interesse dell’utente: il punto di partenza è l’utente, cioè io devo tenere

presente quali sono le domande di ricerca tipiche

2. Uso comune: se devo elaborare delle linee guida all’interno della mia biblioteca,

devo tenere conto del linguaggio che usano i miei utenti (per esempio il

catalogo dovrà tenere presente anche degli stranieri; quale lingua usano i

giovani? Se uso un linguaggio estremamente tecnico, sono sicuro di comunicare

in modo lineare con i miei utenti?)

3. Presentazione

4. Accuratezza: la risorsa che vado a descrivere deve essere rappresentata

fedelmente (se per esempio applico il sistemo ISBD metto il nome così come lo

trovo sul frontespizio, successivamente farò altri tipi di ragionamento)

5. Sufficienza e necessità: devo selezionare gli elementi sufficienti e necessari per

arrivare a trovare un elemento

6. Significatività

7. Economia: economia nel senso di costo minore, ma anche approccio più

semplice

8. Coerenza e standardizzazione: lo standard ha lo scopo di semplificare la vita di

chi lo applica e assicura anche che negli uffici catalogo di altre biblioteche e

nazioni si usino le stesse regole


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Corso di laurea: Corso di laurea in lettere (BRESCIA - MILANO)
SSD:

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