Biblioteconomia - Appunti del corso del 01/03/2017
Introduzione al corso
La Finestra del venerdì: presentazione da parte degli studenti di portali internet significativi (dal 17 marzo).
Esercitazioni guidate (vedi pagina della prof.).
3 marzo: lezione nella Biblioteca d’Ateneo.
Programma d'esame
Libri di testo: saranno pubblicati presto sulla pagina personale.
Dispensa disponibile da venerdì.
Esercitazione pratica individuale o con la prof. o con l’esercitatrice.
Thesauro.
Biblioteconomia
Biblioteconomia nasce come scienza dei libri; organizza i dati, elabora le informazioni per facilitare l’accesso alla conoscenza; è anche la scienza delle strutture concrete, organizzative (RISORSE BIBLIOGRAFICHE: non solo libri, ma anche CD-ROM, manifesti cinematografici…). La biblioteca è un insieme di oggetti reali e virtuali che veicolano la conoscenza.
Il ruolo del bibliotecario
Il bibliotecario è un mix di cultura e tecnica. Se non c’è questo equilibrio, il rischio è che si eroghino agli utenti risposte pre-confezionate; se invece c’è questo equilibrio, possiamo preparare risposte ad hoc.
La biblioteca come bene culturale e servizio
Biblioteca = è un bene culturale e un servizio. Nella biblioteca ci sono MONOGRAFIE, PERIODICI, NON-BOOK MATERIAL (tutto ciò che non è libro), MATERIALE MINORE (per esempio un depliant di una mostra). Noi pensiamo che sia un accumulo di beni culturali, ma è in sé un bene culturale, non quello che contiene. Ogni biblioteca è un bene culturale. È segnata dalla sua storia, dall’ingresso di singoli libri o nuclei di libri. Non è solo un contenitore di beni culturali, ma un bene culturale essa stessa. È anche un servizio: al centro del lavoro di una biblioteca ci sono gli utenti; senza di loro, se non stimola alla conoscenza, diventa una tomba.
Se parlassimo di biblioteca solo come bene culturale, parleremmo solo di tutela e conservazione delle risorse; se invece intendiamo la biblioteca anche come servizio, allora la biblioteca diventa il mezzo attraverso cui accedere alle risorse.
Le cinque leggi della biblioteconomia di Shiyali Ramamrita Ranganathan
Shiyali Ramamrita Ranganathan si occupa dell’organizzazione di una biblioteca in India. Nel 1931 pubblica un’opera (traduzione italiana nel 2010) intitolata Le cinque leggi della biblioteconomia:
- I libri sono fatti per essere usati: la biblioteca deve essere aperta, deve facilitare l’accesso alle risorse.
- Ad ogni lettore il suo libro: il bibliotecario deve essere un attento conoscitore degli utenti o dei potenziali utenti della biblioteca. Questa legge è importante anche per gli acquisti delle biblioteche: cosa scegliere? Non in base agli interessi del bibliotecario, ma degli utenti della biblioteca. La biblioteca vive del rapporto con il suo ambiente.
- Ad ogni libro il suo lettore.
- Risparmia il tempo del lettore.
- La biblioteca è un organismo che cresce.
Catalogazione e ricerca
La biblioteca è una grande raccolta di documenti (= tutto ciò che contiene conoscenza, oggi si preferisce parlare di risorsa), ma non è solo questo: è una raccolta organizzata di risorse. Concetti di collocazione (esprime solo dove si trova il volume) e segnatura (=organizzazione disciplinare delle risorse). Lo strumento che esprime questa organizzazione è il catalogo della biblioteca, cioè espressione del lavoro organizzativo che sta dietro la vita della biblioteca.
Nel corso della storia il catalogo è cambiato: cataloghi a volume, schede Staderini, formato elettronico. È l’insieme delle schedine cartacee o, oggi, dei record elettronici, che hanno costituito il perno organizzativo. Il catalogo elettronico ha un funzionamento suo particolare: dà accesso all’informazione in un modo più diffuso e senza che l’utente debba necessariamente essere presente fisicamente in biblioteca.
George Boole e l’applicazione dell’algebra alla progettazione dei circuiti elettronici. Operatori booleani: AND (ricerca più mirata, prodotto logico), OR (massimo della ricerca possibile, somma logica), AND NOT (differenza logica).
Opac e strategie di ricerca
La ricerca nell’archivio elettronico ha delle strategie, che bisogna conoscere per saperlo sfruttare. Il catalogo elettronico è il perno organizzativo della biblioteca, ma funziona come tale se gli operatori riescono ad educare gli utenti per l’utilizzo di questo catalogo.
Organizzazione e integrazione delle risorse
La biblioteca è una raccolta organizzata. Organizzazione significa che io nella biblioteca ho risorse diverse e la biblioteca deve gestire queste risorse diverse tra di loro. Il primo passo fondamentale è stato quello di catalogare tipologicamente le diverse risorse e quindi ad avere un archivio di dati relativo a ciascuna di queste ISOLE DI RISORSE, isole tipologicamente diverse.
Dispensa: pag. 22-23-24 riprodotte delle schede che vanno a descrivere delle risorse tipologicamente diverse. A pagina 22 abbiamo la descrizione di una partitura musicale (sono indicati i personaggi e gli interpreti con varie abbreviazioni per indicare il ruolo che hanno, il tipo di voce che vanno ad impersonare, un titolo uniforme e varie indicazioni che descrivono il materiale). A pag. 23 abbiamo una scheda stampata da una banca dati in cui sono catalogate delle fotografie (non-book material): fotografo, tecnica con cui è stata scattata la fotografia vuole una terminologia, ma anche una certa esperienza in quel dato campo. Alla fine si cerca di spiegare anche cosa si vede nella fotografia (abstract). A pagina 24 abbiamo la descrizione di un CD-ROM e la seconda si riferisce a un sito internet: abbiamo per esempio i requisiti di sistema o le modalità di accesso nel caso di un sito internet.
Il passo fondamentale è quindi descrivere la risorsa con attenzione, ma soprattutto bisogna passare dall’organizzazione all’integrazione. Esempio: ho un manoscritto nella mia biblioteca e quindi produco un record che lo descriva; ma io di quel manoscritto posso avere la riproduzione digitale; quel manoscritto contiene delle opere di Cicerone: io posso avere delle monografie antiche che contengono le stesse opere o delle fotografie di quel manoscritto o una videoregistrazione nella quale un professore illustra il contenuto e il significato culturale di quel manoscritto o una serie di studi su quel manoscritto. Ci sono delle connessioni forti tra tutti questi elementi. Io devo mettere in relazione tutte queste risorse diverse, ma profondamente unite dal punto di vista del contenuto (cammino dall’organizzazione all’integrazione).
Oggi il catalogo mi permette di vedere tutto quello che ho a disposizione tipologicamente diverso, pescando dalle varie isole. Si crea una rete di informazioni per cui io riesco a recuperare i record che sono in relazione tra di loro.
Macroaree di lavoro di una biblioteca
Biblioteconomia deriva da βίβλιον,θήκη, νόμος; in origine la biblioteca stava all’interno di una cassa (θήκη) e in effetti in età antica spesso le biblioteche erano in alcuni piccoli contenitori. In greco libro si dice anche βίβλος, che però è anche la pianta di papiro e ciò che si produce con il papiro; βίβλιον è proprio il libro. C’è nella parola tutta la storia dell’evoluzione dei supporti che hanno costituito il contenitore di conoscenza, che oggi sono diventati carta e risorsa elettronica. La cassa originaria oggi è diventata un insieme di stanze. Νόμος è l’insieme di regole, di norme che fanno in modo che la biblioteca sia gestita correttamente.
Area bibliografica
Area bibliografica: all’interno di una biblioteca si lavora per costruire l’area bibliografica di una biblioteca. Risorse umane = tutto l’insieme di front office e di back office.
Gli utenti possono essere utenti interni ed esterni: la struttura bibliografica deve rispondere all’utenza interna e agli utenti esterni e remoti, soprattutto grazie alla connessione internet. Poi ci sono gli utenti esperti e quelli inesperti: il primo molto spesso non ha bisogno dell’ausilio delle risorse umane, anche se non sempre l’utente esperto è utente culturalmente esperto del sistema; gli utenti inesperti provano a cercare, ma non hanno criteri per cui usare la struttura bibliografica della biblioteca. Bisognerebbe rendere gli utenti esperti nell’utilizzare la struttura bibliografica della biblioteca. Tra gli utenti di una biblioteca non ci sono solo le persone, ma anche gli enti e le altre biblioteche, che a loro volta hanno una loro struttura bibliografica, loro risorse umane e un loro patrimonio. Ogni biblioteca ha una sua identità con patrimoni specializzati in ambiti differenti, quindi entrano in contatto con altre biblioteche (servizio di document delivery).
L’area bibliografica riguarda il lavoro di elaborazione delle informazioni e quindi si tratta di produrre descrizioni formali delle risorse, la rappresentazione semantica del contenuto, individuare i punti di accesso e indicizzare i punti di accesso. Quando produco un record bibliografico, io descrivo formalmente il record: titolo, autore, luogo della casa editrice, nome della casa editrice, numero delle pagine (estensione del documento), titolo della collezione con il numero all’interno della collana: questi sono tutti elementi formali. Quando io invece devo fare la rappresentazione semantica del contenuto, io devo utilizzare un linguaggio controllato per esprimere i concetti contenuti nel libro: formulo un soggetto e classificazione Dewey. Ma queste cose che io ho prodotto devono essere indicizzate, cioè devo formulare dei punti di accesso e questi devono essere indicizzati perché possano essere raggiunti: dietro il funzionamento del catalogo ci sono gli indici.
Competenze richieste
- La descrizione di una risorsa è sempre un lavoro culturale: devo conoscere le caratteristiche delle risorse, devo conoscere lingue straniere o classiche, elementi di paleografia, repertori di riferimento per le discipline, linguaggi catalografici, tecniche di classificazione e di soggettazione, tecniche di indicizzazione, software di omologazione, norme per la scelta e la forma dei punti di accesso.
- Conoscere il bene culturale: caratteristiche, storia, significato culturale.
- Saper descrivere il bene culturale: linguaggi di catalogazione descrittiva, linguaggi di catalogazione semantica.
- Saper utilizzare gli strumenti per l’archiviazione elettronica dei dati: software di catalogazione, Thesauri, ecc.
Area gestionale
Area gestionale: devo perseguire come obiettivo l’organizzazione efficace ed efficiente degli spazi secondo la destinazione d’uso (per il personale, per gli utenti, per i documenti, che hanno bisogno di stare in strutture adeguate alla loro forma, al loro supporto e alla necessità di recuperarli con agio). Devo conoscere non solo il patrimonio, ma anche gli utenti e le richieste (per la collocazione a scaffale aperto o in deposito, per selezionare risorse da scartare, per selezionare risorse anche se doppie o in edizione non aggiornata, per pianificare acquisti di più esemplari, per stabilire i criteri di prestito e sola consultazione). La biblioteca deve decidere che cosa fare, nell’ambito dell’area gestionale. Bisogna quindi stabilire delle regole all’interno della biblioteca. Fa parte dell’area gestionale la conoscenza dei materiali e dei supporti che costituiscono e caratterizzano le risorse documentarie: il bibliotecario deve conoscere bene i materiali, cioè la pergamena, la carta, la celluloide, ecc. Un’area molto importante è quindi quella della conservazione dei supporti sui quali io ho i testi, le immagini, i suoni (oggi grande attenzione anche ai formati elettronici).
Conservazione
Conservazione: caso limite: alluvione di Firenze. Riproduzione di un frontespizio di un’edizione seicentesca: queste regole comuni e particolari per la gestione della biblioteca. La riproduzione digitale dell’opera è fruibile sul sito Gallica. A pagina 91 si scrive “della cura e della gestione della biblioteca”. Sono indicazioni pratiche, non ci sono riflessioni teoriche su che cosa sia la biblioteca o quali siano i beni culturali, la regola di chi ha steso queste regole è il “saper fare”: c’è questa attenzione per il micro-clima (attenzione alla luce, alla temperatura e all’umidità), gli ambienti devono essere periodicamente puliti, bisogna difendere la raccolta libraria da due agenti particolari, i vermi e i topi.
Alla fine dell’800 furono pubblicati due manuali di biblioteconomia: 1) pubblicato nel 1896 a Parigi, scritto da Albert Maire: non c’è un capitolo dedicato esclusivamente alla cura della biblioteca, ma anche qui attenzione per il micro-clima; 2) scritto da Arnim Grasel, pubblicato a Leipzig nel 1890: c’è un capitolo che esplicitamente e in modo monografico della conservazione e la conservazione è vista come un’attività ordinaria e quotidiana nel lavoro del bibliotecario. Si inizia a riflettere sul fatto che conservare la memoria del passato significa conservare i supporti di questi testi e significa anche conservare gli ambienti, cioè i contenitori fisici nei quali abbiamo le biblioteche, gli archivi, i musei.
Nel 1898 conferenza di San Gallo: Franz Ehrle, un gesuita, è prefetto, nel periodo 1895-1914 di una delle più importanti delle biblioteche di conservazione, quella della Santa Sede, e promuove questa conferenza, a cui partecipano 18 persone rappresentanti 11 governi: la questione riguarda la conservazione e il restauro dei manoscritti antichi. In questa conferenza quali risoluzioni vennero prese?
- Doveva essere compilata una lista dei codici antichi più importanti: quando io devo affrontare la tematica della conservazione devo cominciare a prendere in considerazione i beni culturali e devo iniziare a fare un elenco di quelli che hanno dei problemi.
- La necessità di fotografare questi manoscritti: una riproduzione che aiutasse a tenere memoria dei problemi conservativi che questi beni avevano.
- Creazione di un comitato permanente, che tra i diversi compiti aveva anche quello di studiare metodologie di restauro e la comunicazione dei metodi più efficaci.
- Questo comitato doveva mettersi in relazione con bibliotecari e tecnici: per cercare di limitare il problema del deterioramento di questi beni occorre la collaborazione.
Iniziative di conservazione
Nel secolo XX abbiamo Alfonso Gallo, che fondò l’Istituto centrale di patologia del libro nel 1938: perché è arrivato a capire come si doveva impostare il lavoro? Era laureato in lettere, docente di paleografia latina e di biblioteconomia, ma era anche quasi medico per salvare i libri, i beni culturali che avevano dei problemi non era necessaria solo la competenza sul libro: un laureato in lettere non poteva salvare un libro, se non alleandosi con discipline che gli consentivano di capire perché dal punto di vista fisico e biologico i supporti materiali dei testi fossero soggetti alla rovina. In Italia questo istituto dal 2007 si è fuso con il centro di fotoriproduzione e di restauro: Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario.
A livello internazionale abbiamo IFLA-PAC: si occupa in tutto il mondo delle biblioteche e delle problematiche relative alle biblioteche e un settore si occupa della prevenzione e della conservazione dei beni librari; ICCROM, che ha sede a Roma, è un’organizzazione intergovernativa, gli obiettivi sono 5: formazione, informazione (supportata soprattutto dalla biblioteca), ricerca, cooperazione (punta sulla cooperazione a livello internazionale), sensibilizzazione; approccio centrato sulle persone: la fruizione e la conservazione dei beni culturali deve essere una questione di tutta la comunità, così facendo ciascuno di noi si sente responsabile di quei beni.
Buone pratiche per la conservazione
Il singolo che lavora in una biblioteca ha tutta una rosa di punti di riferimento che sono ormai portali, reti di biblioteche che supportano il suo lavoro. 18 buone pratiche per il personale e gli utenti messe a punto dall’UNESCO nel 1991:
- Assicurarsi di avere le mani pulite.
- Maneggiare i documenti il meno possibile: importanza della digitalizzazione dei beni culturali.
- Non alterare l’ordine dei materiali.
- Non toccare il testo sulla superficie dei documenti.
- Non appoggiare mai i documenti sul pavimento.
- Non sgualcire, piegare e incurvare i documenti.
- Riferire al personale i danni riscontrati; i beni culturali sono patrimonio della comunità.
- Ricollocare, riassemblare o legare i documenti con cura.
- Usare sempre matite.
- Non segnare i documenti né cancellare nulla su di essi.
- Usare i temperamatite lontano dai documenti.
- Chiedere sempre per usare i lucidi.
- Non collocare fogli né appoggiarsi sui documenti mentre si prendono appunti.
- No scanner.
- No fotografie (cosa superata).
- No mangiare, bere e fumare vicino ai documenti.
- No strumenti affilati vicino ai documenti.
- Non usare colla, nastri adesivi.
Raccomandazioni per la tutela
Regione Lombardia: Beni librari e documentari, raccomandazioni per la tutela: I cento passi della prevenzione in biblioteca...
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