Biblioteconomia
Trilogia “The Librarian”
Idea che anche il bibliotecario, per eccellenza il lavoro noioso, invece può vivere l’avventura alla ricerca di reperti strampalati: idea -> che il bibliotecario può avere.
Il bibliotecario può essere funzionario che lavora in biblioteca, poste, anagrafe, … oppure può fare scelta di essere l’anima della biblioteca, far vedere all’esterno che la biblioteca serve.
Valore culturale, economico, sociale
Biblioteca ha un non solo ma anche -> genera sviluppo, attraverso la messa a disposizione di libri, documenti, servizi, … ha una funzione sociale.
È un posto per tutti, -> la biblioteca non solo per studiosi. Studiare, leggere, sentire la presentazione di un libro, … È un posto accessibile, per tutti. È un posto dove ci sono però principalmente i libri, ha bisogno di libri.
-> Una biblioteca: un insieme di libri non produce automaticamente una biblioteca, deposito, magazzino, … ordinati e raggiungibili.
Biblioteca necessita dei libri, ma devono essere secondo una certa logica —> biblioteconomia si occupa di questo: trasformare un ammasso di libri in un servizio accessibile e funzionante. C’è bisogno di spazio, persone, arredi, strumenti come il catalogo, ormai digitali, …
Differenza tra biblioteca e libreria
Differenza tra biblioteca e libreria?
Per come sono oggi le cose, c’è poca differenza.
Libreria: -> libri li compro. Oggi anche molte librerie hanno spazio per la lettura.
Biblioteca: -> libri non si comprano, si consultano e si prendono in prestito.
Patrimonio comune a tutti coloro che la frequentano e non. Libri acquistati con soldi pubblici quindi poi a disposizione di tutti.
Biblioteca fatta di persone
La biblioteca non è fatta solo di oggetti inanimati, ma è credere nel valore dell’istituzione. Usare le biblioteche non vuol dire non farle chiudere, ma riconoscerne il valore.
Dal greco bibliotheke -> termine biblioteca è antico, deriva dalla radice “biblion” = libro; desinenza “theke” = luogo di deposito, scrigno.
Letteralmente: “posto dove ci sono i libri”.
Non basta una stanza, locale con libri per parlare di biblioteca.
Esistono biblioteche che non hanno luoghi fisici, ma sono digitali. Occupano comunque spazio, ma non sono luoghi fisici. Google Books: biblioteca digitale non fatta benissimo dal punto di vista di criteri bibliografici e biblioteconomici, ma è una biblioteca digitale. È una biblioteca che ha tanti problemi dal punto di vista della logica bibliotecaria, realizzata velocemente, … non ha la struttura solida di una biblioteca.
È meglio considerare la biblioteca come una porta di accesso a una serie di opportunità e servizi. La biblioteca più offre servizi.
Libro, documento e risorsa
Spostare l’attenzione dal libro come oggetto fisico, che è comunque una dimensione del libro, ha materialità e fisicità, alla funzione che il libro ricopre -> libro come opportunità informativa.
Fino a qualche anno fa, in biblioteconomia si sostituiva questa insistenza sul libro insistendo sul termine documento.
Libri, film, risorse digitali, … = documenti.
Passaggio messo in discussione perché documento crea confusione con risorsa archivistica, quindi si è passati al termine di risorsa.
Risorsa comprende tutti i vari materiali che la biblioteca mette a disposizione.
Che tipo di documento/risorsa è il libro?
Il libro è testo scritto che ha un supporto: fisico, carta, digitale, più moderno.
Anche libri digitali hanno bisogno di supporto che permetta di accedere.
-> Libro = testo scritto su un supporto che ha un carattere informativo.
Carattere informativo distingue libro da documenti d’archivio, che hanno una valenza giuridica.
Libro non attesta nulla al di fuori della sua esistenza, dell’autore e della pubblicazione. Non ha valenza giuridica in sé.
Se guardiamo al mondo digitale, documento ha una valenza ancora diversa: tutto ciò che non è applicazione, programma.
Documentazione e Paul Otlet
A partire dal 1800 è nata una disciplina che prende il nome di documentazione.
Fondatore della disciplina: Paul Otlet, 1868-1944.
Ha studiato differenza tra le varie tipologie documentarie e ha creato la disciplina “documentazione”, che avrebbe come obiettivo lo studio dei documenti intesi come oggetti che producono informazione, che sono fonte di informazione.
Ogni oggetto dalla cui analisi, osservazione, studio si possono trarre elementi informativi è oggetto di studio della documentazione.
Siamo su un terreno che frana sotto i piedi perché allora tutto è documento, perché tutto testimonia un’informazione.
Suzanne Briet e il documento
Alcuni anni dopo, la studiosa francese Suzanne Briet, 1894-1989, ha cercato di dare una definizione più ragionevole di questa realtà, restringendo il campo.
Documento = ogni elemento funzionale alla rappresentazione o alla attestazione di un fenomeno tanto fisico quanto intellettuale.
-> È tutto ciò che viene usato come testimonianza.
Non è l’oggetto in sé depositario di informazione, ma l’oggetto diventa documento nel momento in cui mi serve per trarne informazioni.
Non ogni oggetto ha in sé la natura di documento, ma assume la funzione documentaria quando attesta qualcosa, è una prova.
Questo slittamento di significato dato dalla Briet al concetto di documento porta verso il mondo della semiotica.
I libri sono documenti particolari che non sono solo delle prove per stabilire un fatto intellettuale, ma sono documenti da intendere come strumenti di comunicazione.
Comunicazione e libro
Generalmente, c’è comunicazione quando c’è uno scambio informativo che avviene in un determinato contesto.
La comunicazione è un processo di trasmissione di un messaggio, di un contenuto attraverso un canale di propagazione che lo porta da una fonte emittente, lo codifica in segnali trasmissibili, voce, e così arriva ad un ricevente che lo recepisce.
Il ricevente deve compiere il procedimento inverso, non basta ascoltare una cosa, bisogna ricodificare il messaggio e capirlo.
Questo ragionamento è stato strutturato e descritto poco dopo la seconda metà del Novecento dal linguista Roman Jakobson nel suo famoso schema della comunicazione.
Mittente -> c’è un mittente che produce un messaggio. Il messaggio si muove in un certo contesto, necessita di un contatto, ha bisogno di un codice comune tra mittente e destinatario e infine arriva al destinatario che comprende il messaggio del mittente.
Il libro è uno strumento di comunicazione, dove sta in questo schema?
Il libro pervade questo schema se lo intendiamo in tutte le sue sfaccettature come testo e come oggetto, come testo sarebbe il messaggio, come oggetto sarebbe il contatto. Vedendolo nella sua interezza, il libro pervade tutto lo schema.
Libro come prodotto culturale
-> Il libro è un prodotto culturale che però necessita di un investimento economico.
L’editoria che è svincolata da questo concetto di investimento economico, è un’editoria che muore oppure falsa.
C’è qualcuno che mette soldi per pubblicarlo e quindi di questo investimento deve rientrare altrimenti non vive.
Il bravo editore trova l’equilibrio giusto tra queste due dimensioni: fa cultura senza dimenticarsi del guadagno.
Il mittente di un certo messaggio in editoria è l’editore, non l’autore, è l’editore che compie la scelta intellettuale di cosa pubblicare e come.
Il modo con cui il libro si presenta incide sulla sua ricezione perché va a intercettare segmenti di pubblico diversi.
L’editore compie la scelta e determina le caratteristiche tecniche del prodotto.
Inoltre, si assume gli oneri finanziari di questa impresa; ogni edizione richiede degli oneri finanziari.
L’editore quindi ha tutto l’interesse, molto più dell’autore, che una certa edizione venga venduta e raggiunga il suo pubblico potenziale. È un ruolo di intermediazione decisivo, riguarda distribuzione, commercio al dettaglio e all’ingrosso, …
Invece, il compito di favorire l’incontro tra autore e lettore è compito tipico della biblioteca. Mentre l’editore non ha interesse al fatto che chi compra il libro lo legga, alla biblioteca interessa che ci sia il lettore. Biblioteca mette in campo strategie per favorire incontro tra lettore e autore.
Editore, tipografo e paratesto
Editore affida al tipografo, un tecnico, la realizzazione materiale del prodotto editoriale.
Nell’editoria antica, da Gutenberg fino all’Ottocento, le due figure di editore e tipografo coincidono. Oggi non è quasi mai così, sono figure distinte.
Dentro al libro di norma c’è un testo principale e poi ci sono più o meno testi accessori, secondari = paratesto o apparato paratestuale.
Paratesto = tutte le parti di un libro che non sono il testo principale: commento, indici dei nomi, quarta di copertina, strumenti esegetici, illustrazioni, …
Ognuno di questi testi è il prodotto di una responsabilità intellettuale. C’è qualcuno che l’ha creato quel testo e quasi mai sono il frutto della medesima persona. Esiste un ventaglio di autori “secondari”.
L’editore è unico, tendenzialmente il ruolo editoriale è incarnato da una sola figura.
Ci sono situazioni per cui l’autore non prende parte al processo riportato nello schema. Autore può essere morto come accade nelle ripubblicazioni di testi classici. Autore può essere lontano anche nello spazio.
Quindi l’autore potrebbe essere all’oscuro di questa operazione; di solito in maniera fraudolenta si pubblica una versione sottobanco per non dare diritti all’autore.
Qualche volta, più rara, l’autore è esautorato da qualunque tipo di diritto su quella pubblicazione; anche se è lui stesso ad averli ceduti.
L’editoria antica, prima di normativizzazione che si afferma dall’Ottocento, non conosce il diritto d’autore. Esistono altri sistemi di tutela che tutelano solo ed esclusivamente l’editore.
Messaggio, contesto, contatto e codice
Il messaggio è il testo del libro, il contenuto.
Il contesto è il mercato editoriale nel quale il singolo prodotto librario va a collocarsi ed inserirsi.
Il contesto del mercato editoriale non è passivo, influenza le scelte dell’editore.
Necessità di originalità e caratterizzazione per nuove edizioni. L’editore deve scegliere come collocare il proprio prodotto nel mercato in modo che poi venga comprato.
Il contatto è l’oggetto librario vero e proprio. È il libro nella sua forma materiale, nel suo aspetto concreto.
Come l’oggetto viene presentato influisce sul tipo di pubblico che si vuole raggiungere.
Il codice corrisponde alle caratteristiche editoriali o formali della pubblicazione.
Sono le caratteristiche che un prodotto editoriale deve avere perché il pubblico se lo aspetta esattamente così.
Esempio: se faccio un libro per bambini e non è illustrato, vengo meno al codice comune delle aspettative del lettore. Se ci si discosta da queste caratteristiche, si tradiscono le aspettative del pubblico.
L’editore compie delle scelte, ma non può violare questo codice.
Lettore e possessore
Ultimo aspetto è il destinatario = lettore/possessore.
Questi due concetti non sono sovrapponibili.
All’editore interessa il possessore che acquista; alla biblioteca interessa il lettore.
-> Un possessore non è automaticamente un lettore e viceversa.
-> Un libro posseduto non è necessariamente un libro letto e viceversa.
Ricostruzioni di profili intellettuali, di personalità sulla base di libri della loro biblioteca; è vero che i libri che possiedo dicono qualcosa su di me, ma non è detto che io aderisca a quanto riportato nei libri che possiedo. Interesse non porta necessariamente ad adesione a quel messaggio.
Le biblioteche mettono a disposizione tanti libri, non sempre vengono letti tutti. Posso essere un lettore e non possessore.
La biblioteca e i materiali documentari
Nella storia dell’umanità, sono stati impiegati come materiali documentari diversi elementi tra loro per resistenza, duttilità, economicità, …
Nella storia sono state date forme molteplici ai supporti diversi in funzione agli usi diversi che ne sono stati fatti ed in funzione delle tipologie di messaggi.
Quindi ci sono diverse tecniche di registrazione dei segni in rapporto alle caratteristiche dei materiali e ai limiti stessi imposti dalle forme.
Materiali, forme e tecniche producono e influenzano diverse tipologie di segni utilizzati per la codifica delle informazioni.
4 elementi da tenere presenti:
- Materiali, supporti
- Forme
- Tecniche
- Segni registrati
Sono elementi che si influenzano tra di loro.
Simboli convenzionali e scrittura
Noi utilizziamo dei simboli convenzionali, le lettere del nostro alfabeto, che rappresentano a livello grafico i suoni che l’uomo può emettere.
Questo modo, uso è tipico delle scritture alfabetiche che hanno reso possibile la traduzione visiva, in segni grafici, di un linguaggio verbale, suoni, consentendo la gestione di una quantità elevata di informazioni in spazi più ridotti rispetto ad altre forme di registrazione delle parole.
Le lettere dell’alfabeto sono una ventina e bastano per esprimere una quantità potenzialmente infinita di parole. Altri tipi di scritture ideografiche, dove a ogni segno corrisponde una parola, servono molti più segni per rappresentare il discorso.
Questo fenomeno è connesso al fatto che le informazioni che vengono tradotte in una scrittura possono essere conservate. Quanto viene lasciato scritto, si conserva.
Libro è un documento che testimonia altro e ha un valore di registrazione di segni che rimandano a qualcosa d’altro, a un discorso spesso complesso, addirittura a racconti e storie inventati.
Il libro storicamente ha assunto forme diverse.
Varietà di supporti: -> pietra, terracotta, foglie, pelli, fibre vegetali, materie plastiche, …
Varietà delle forme: -> lastre, dischi, rotoli, rettangoli sovrapposti, …
Varietà dei segni -> origini.
Origini della scrittura
In una società delle origini di cacciatori e raccoglitori, caratterizzata dal nomadismo, però comunque da forme primordiali di vita in comunità, non serve la scrittura perché non serve registrare nel tempo le conoscenze, è sufficiente tramandarle a voce. Questa è la società in cui si sviluppa il linguaggio verbale, orale. Codifico gli elementi reali.
Diverso è il passaggio a una società più complessa, stanziale, in cui si alleva e coltiva. Le conoscenze necessarie all’agricoltura sono più complesse rispetto a quelle della caccia. Qui si pongono dei problemi anche per stabilire confini, proprietà, …
Questo produce una coscienza identitaria come identità complessa. C’è una storia che si sviluppa e va raccontata, ci sono esigenze da scrivere e registrare.
Nasce la necessità di fissare nel tempo gli elementi costitutivi di questa identità collettiva; bisogno che questo rimanga in maniera permanente.
Scrittura nasce con una valenza sociale molto forte.
Prime forme di scrittura che si sviluppano sono geroglifiche, cuneiformi o ideogrammatiche. Sono scritture in cui ogni segno rimanda a un concetto.
Più è complesso il sistema della scrittura, più il possedere la scrittura genera una casta di persone che sanno.
Scribi sanno scrivere e decodificare scrittura, ma lo sanno solo loro.
Scritture fonetiche
Salto avviene con le scritture fonetiche:
- Sillabiche: 1 segno = 1 sillaba
- Consonantiche: come scritture semitiche; ebraico non ha le vocali
- Alfabetiche
Civiltà precolombiane non sono civiltà della scrittura, esiste un altro sistema di codifica delle informazioni che non prevede una scrittura.
Invenzione della scrittura è difficilissima e innaturale, è avvenuta solamente 2-3 volte nella storia dell’umanità.
È innaturale la scrittura e la lettura, ovvero la ricodifica, ritraduzione di quei segni in un concetto.
Le scritture alfabetiche hanno un valore democratico elevato, permettono di registrare qualunque parola, anche parole che non esistono.
Altra cosa è poi conoscerne il significato.
Formato codex o codice
Libro in formato codex o codice = parallelepipedo formato da fogli cartacei piegati e cuciti, o incollati, che riportano un testo.
Formato che si è affermato solo con l’affermazione del cristianesimo, II-III d.C.
Si è affermato perché più ergonomico, più permette di muoversi in maniera molto agevole all’interno del testo rispetto alla forma libraria precedente.
Però le forme librarie comunque non spariscono mai, se ne affermano altre, ma quella precedente non muore mai del tutto.
Forma precedente di uso fino al II-III d.C. è la forma a volumen, cioè il rotolo. Il rotolo è costituito da un lungo foglio arrotolato intorno a due bastoncini: con uno si srotola e con l’altro si arrotola dall’altro lato.
Muoversi e consultare un rotulo non è semplice perché si può solo leggere in maniera sequenziale e si hanno entrambe le mani occupate.
Il codice mi permette di muovermi avanti e indietro e prendere più facilmente passaggi singoli.
Quello che si scrive al computer è un rotolo. Se non avessimo la funzione di ricerca, che solo un.
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