Struttura:
ll romanzo si compone delle lettere inviate dal protagonista Jacopo Ortis all’amico
Lorenzo Alderani (inizialmente indicato come «Lorenzo F.», poi come «Lorenzo A.»).
(Ortis era il cognome di uno studente suicidatosi a Padova nel 1796)
Il tempo della narrazione:
va dall’ottobre 1797, data del trattato di Campoformio dopo il quale Jacopo lascia
Venezia per rifugiarsi sui colli Euganei,
alla fine di marzo del 1799, quando il protagonista si suicida.
Trama:
Sui colli Euganei, Jacopo si innamora di una donna di nome Teresa, promessa sposa a
un altro uomo, Odoardo. La sofferenza per questo amore impossibile, che si intreccia
alla delusione politica, induce Jacopo ad allontanarsi.
Jacopo inizia così un viaggio attraverso l’Italia (a Bologna, poi a Firenze e in Toscana,
quindi a Milano, poi a Genova e Ventimiglia); sulla via del ritorno viene a conoscenza
del matrimonio di Teresa.
Recatosi brevemente a Venezia per salutare la madre e Lorenzo, torna infine sui colli
Euganei, dove rivede Teresa per l’ultima volta e si uccide.
Differenze:
1° redazione 2° redazione 3° redazione
(molto simile al Werther)
Jacopo Ortis: 23 anni 43 anni
adolescente/malinconico volto asciutto/virile/denti Labbra sottili
candidi/labbra rosse difficoltà a sorridere
petto largo petto peloso
abbigliamento bohémien abbigliamento sobrio
carattere leale carattere ispido
lineamenti mentali: lineamenti mentali:
pronto/inquieto/tenace pudore/saggio
vizi nella ragione vizi nel cuore
speranza/paura senza speranza/paura motivata
motivo
isolamento del individuo più consapevole
personaggio accentuato: accetta il suo destino
orfano di padre riconosce le sue colpe
allontanamento della non versa più molte
famiglia lacrime
emarginato dalla vita
politica
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Teresa:
vedova con una figlia: più giovane fanciulla
Giovannina infelicemente promessa ad
in procinto di sposarsi con un uomo che non ama
Odoardo
amicizia con Jacopo
Odoardo:
è l’anti-Jacopo personaggio
uomo sensibile/raffinato incolore/borghese
intrattiene un rapporto di
simpatia con Jacopo
opposizione tra compagna
e citta // natura e società Aggiunta di una lettera in
cui viene condannato
l’operato di Napoleone,
assumendo anche i tratti di
un’implicita apologia della
dolorosa ma necessaria
scelta dell’esilio.
(17 marzo)
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Modelli:
Scegliendo di scrivere un romanzo epistolare, guarda alla tradizione del ‘700 e dell’800
(Nouvelle Héloïse di Rousseau e ai Dolori del giovane Werther di Goethe).
Infatti, a più rirese scriverà per difendersi dalle accuse di plagio, sulle differenze tra il
suo testo e i testi di ispirazione.
Ultime lettere di Jacopo Ortis Dolori del giovane Werther
unica voce ed unico destinatario;
novità del tema politico;
compresenza di due amori (patria e
letteratura);
diverso funzionamento del destinatario
delle lettere:
Lorenzo: ricostruisce i fatti conclusi Guglielmo: narratore onnisciente;
del romanzo;
modalità/ambientazione del suicidio:
“eroico” e “sacro” “romantico” e “moderno”
Tuttavia, ci sono riferimenti anche ad altri romanzi:
inglesi
francesi
tedeschi
Stile: disomogeneo/unitario/contradditorio
Lingua: poetica + vocaboli antiquati/idiomismi toscani /locuzioni create da lui.
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Ugo Foscolo
ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS
PARTE PRIMA
Al lettore
Pubblicando queste lettere, io tento di erigere un monumento alla virtù sconosciuta; e di consecrare alla
memoria del solo amico mio quelle lagrime, che ora mi si vieta di spargere su la sua sepoltura. E tu, o
Lettore, se uno non sei di coloro che esigono dagli altri quell'eroismo di cui non sono eglino stessi capaci,
darai, spero, la tua compassione al giovine infelice dal quale potrai forse trarre esempio e conforto.
Lorenzo Alderani
Libertà va cercando, ch'è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.
Da' colli Euganei, 11 Ottobre 1797
Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci
resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia. Il mio nome è nella lista di proscrizione, lo
so: ma vuoi tu ch'io per salvarmi da chi m'opprime mi commetta a chi mi ha tradito? Consola mia madre:
vinto dalle sue lagrime le ho obbedito, e ho lasciato Venezia per evitare le prime persecuzioni, e le più
feroci. Or dovrò io abbandonare anche questa mia solitudine antica, dove, senza perdere dagli occhi il mio
sciagurato paese, posso ancora sperare qualche giorno di pace? Tu mi fai raccapricciare, Lorenzo; quanti
sono dunque gli sventurati? E noi, purtroppo, noi stessi italiani ci laviamo le mani nel sangue degl'italiani.
Per me segua che può. Poiché ho disperato e della mia patria e di me, aspetto tranquillamente la prigione e la
morte. Il mio cadavere almeno non cadrà fra le braccia straniere; il mio nome sarà sommessamente
compianto da' pochi uomini, compagni delle nostre miserie; e le mie ossa poseranno su la terra de' miei
padri. 13 Ottobre
3
Ti scongiuro, Lorenzo; non ribattere più. Ho deliberato di non allontanarmi da questi colli. È vero ch'io
aveva promesso a mia madre di rifuggirmi in qualche altro paese; ma non mi è bastato il cuore: e mi
perdonerà, spero. Merita poi questa vita di essere conservata con la viltà, e con l'esilio? Oh quanti de' nostri
concittadini gemeranno pentiti, lontani dalle loro case! perché, e che potremmo aspettarci noi se non se
indigenza e disprezzo; o al più, breve e sterile compassione, solo conforto che le nazioni incivilite offrono al
profugo straniero? Ma dove cercherò asilo? in Italia? terra prostituita premio sempre della vittoria. Potrò io
vedermi dinanzi agli occhi coloro che ci hanno spogliati, derisi, venduti, e non piangere d'ira? Devastatori
de' popoli, si servono della libertà come i Papi si servivano delle crociate. Ahi! sovente disperando di
vendicarmi mi caccerei un coltello nel cuore per versare tutto il mio sangue fra le ultime strida della mia
patria.
E questi altri? - hanno comperato la nostra schiavitù, racquistando con l'oro quello che stolidamente e
vilmente hanno perduto con le armi. - Davvero ch'io somiglio un di que' malavventurati che spacciati morti
furono sepolti vivi, e che poi rinvenuti, si sono trovati nel sepolcro fra le tenebre e gli scheletri, certi di
vivere, ma disperati del dolce lume della vita, e costretti a morire fra le bestemmie e la fame. E perché farci
vedere e sentire la libertà, e poi ritorcerla per sempre? e infamemente! 16 Ottobre
Or via, non se ne parli più: la burrasca pare abbonacciata; se tornerà il pericolo, rassicurati, tenterò ogni via
di scamparne. Del resto io vivo tranquillo; per quanto si può tranquillo. Non vedo persona del mondo: vo
sempre vagando per la campagna; ma a dirti il vero penso, e mi rodo. Mandami qualche libro.
Che fa Lauretta? povera fanciulla! io l'ho lasciata fuori di sé. Bella e giovine ancora, ha pur inferma la
ragione; e il cuore infelice infelicissimo. Io non l'ho amata; ma fosse compassione o riconoscenza per avere
ella scelto me solo consolatore del suo stato, versandomi nel petto tutta la sua anima e i suoi errori e i suoi
martirj - davvero ch'io l'avrei fatta volentieri compagna di tutta la mia vita. La sorte non ha voluto; meglio
così, forse. Ella amava Eugenio, e l'è morto fra le braccia. Suo padre e i suoi fratelli hanno dovuto fuggire la
loro patria, e quella povera famiglia destituta di ogni umano soccorso è restata a vivere, chi sa come! di
pianto. Eccoti, o Libertà, un'altra vittima. Sai ch'io ti scrivo, o Lorenzo, piangendo come un ragazzo? - pur
troppo! ho avuto sempre a che fare con de' tristi; e se alle volte ho incontrato una persona dabbene ho dovuto
sempre compiangerla. Addio, addio. 18 Ottobre
Michele mi ha recato il Plutarco, e te ne ringrazio. Mi disse che con altra occasione m'invierai qualche altro
libro; per ora basta. Col divino Plutarco potrò consolarmi de' delitti e delle sciagure dell'umanità volgendo
gli occhi ai pochi illustri che quasi primati dell'umano genere sovrastano a tanti secoli e a tante genti. Temo
per altro che spogliandoli della magnificenza storica e della riverenza per l'antichità, non avrò assai da
lodarmi né degli antichi, né de' moderni, né di me stesso - umana razza! 23 Ottobre
Se m'è dato lo sperare mai pace, l'ho trovata, o Lorenzo. Il parroco, il medico, e tutti gli oscuri mortali di
questo cantuccio della terra mi conoscono sin da fanciullo e mi amano. Quantunque io viva fuggiasco, mi
vengono tutti d'intorno quasi volessero mansuefare una fiera generosa e selvatica. Per ora io lascio correre.
Veramente non ho avuto tanto bene dagli uomini da fidarmene così alle prime: ma quel menare la vita del
tiranno che freme e trema d'essere scannato a ogni minuto mi pare un agonizzare in una morte lenta,
obbrobriosa. Io seggo con essi a mezzodì sotto il platano della chiesa leggendo loro le vite di Licurgo e di
Timoleone. Domenica mi s'erano affollati intorno tutti i contadini, che, quantunque non comprendessero
affatto, stavano ascoltandomi a bocca aperta. Credo che il desiderio di sapere e ridire la storia de' tempi
andati sia figlio del nostro amor proprio che vorrebbe illudersi e prolungare la vita unendoci agli uomini ed
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alle cose che non sono più, e facendole, sto per dire, di nostra proprietà. Ama la immaginazione di spaziare
fra i secoli e di possedere un altro universo. Con che passione un vecchio lavoratore mi narrava stamattina la
vita de' parrochi della villa viventi nella sua fanciullezza, e mi descriveva i danni della tempesta di
trentasett'anni addietro, e i tempi dell'abbondanza, e quei della fame, rompendo il filo ogni tanto,
ripigliandolo, e scusandosi dell'infedeltà! Così mi riesce di dimenticarmi ch'io vivo.
È venuto a visitarmi il signore T*** che tu conoscesti a Padova. Mi disse che spesso gli parlavi di me, e che
jer l'altro glien'hai scritto. Anche egli s'è ridotto in campagna per evitare i primi furori del volgo, quantunque
a dir vero non siasi molto ingerito ne' pubblici affari. Io n'aveva inteso parlare come d'uomo di colto ingegno
e di somma onestà: doti temute in passato, ma adesso non possedute impunemente. Ha tratto cortese,
fisonomia liberale, e parla col cuore. V'era con lui un tale; credo, lo sposo promesso di sua figlia. Sarà forse
un bravo e buono giovine; ma la sua faccia non dice nulla. Buona notte. 24 Ottobre
L'ho pur una volta afferrato nel collo quel ribaldo contadinello che dava il guasto al nostro orto, tagliando e
rompendo tutto quello che non poteva rubare. Egli era sopra un pesco, io sotto una pergola: scavezzava
allegramente i rami ancora verdi perché di frutta non ve ne erano più: appena l'ebbi fra le ugne, cominciò a
gridare: Misericordia! Mi confessò che da più settimane facea quello sciagurato mestiere perché il fratello
dell'ortolano aveva qualche mese addietro rubato un sacco di fave a suo padre. - E tuo padre t'insegna a
rubare? - In fede mia, signor mio, fanno tutti così. - L'ho lasciato andare, e scavalcando una siepe io gridava:
Ecco la società in miniatura; tutti così. 26 Ottobre
La ho veduta, o Lorenzo, la divina fanciulla; e te ne ringrazio. La trovai seduta miniando il proprio ritratto.
Si rizzò salutandomi come s'ella mi conoscesse, e ordinò a un servitore che andasse a cercar di suo padre.
Egli non si sperava, mi diss'ella, che voi sareste venuto; sarà per la campagna; né starà molto a tornare. Una
ragazzina le corse fra le ginocchia dicendole non so che all'orecchio. È un amico di Lorenzo, le rispose
Teresa, è quello che il babbo andò a trovare l'altr'jeri. Tornò frattanto il signor T***: m'accoglieva
famigliarmente, ringraziandomi che io mi fossi sovvenuto di lui. Teresa intanto, prendendo per mano la sua
sorellina, partiva. Vedete, mi diss'egli, additandomi le sue figliuole che uscivano dalla stanza; eccoci tutti.
Proferì, parmi, queste parole come se volesse farmi sentire che gli mancava sua moglie. Non la nominò. Si
ciarlò lunga pezza. Mentr'io stava per congedarmi, tornò Teresa: Non siamo tanto lontani, mi disse; venite
qualche sera a veglia con noi.
Io tornava a casa col cuore in festa. - Che? lo spettacolo della bellezza basta forse ad addormentare in noi
tristi mortali tutti i dolori? vedi per me una sorgente di vita: unica certo, e chi sa! fatale. Ma se io sono
predestinato ad avere l'anima perpetuamente in tempesta, non è tutt'uno? 28 Ottobre
Taci, taci: - vi sono de' giorni ch'io non posso fidarmi di me: un demone mi arde, mi agita, mi divora. Forse
io mi reputo molto; ma e' mi pare impossibile che la nostra patria sia così conculcata mentre ci resta ancora
una vita. Che facciam noi tutti i giorni vivendo e querelandoci? insomma non parlarmene più, ti scongiuro.
Narrandomi le nostre tante miserie mi rinfacci tu forse perché io mi sto qui neghittoso? e non t'avvedi che tu
mi strazi fra mille martirj? Oh! se il tiranno fosse uno solo, e i servi fossero meno stupidi, la mia mano
basterebbe. Ma chi mi biasima or di viltà, m'accuserebbe allor di delitto; e il savio stesso compiangerebbe in
me, anziché il consiglio del forte, il furore del forsennato. Che vuoi tu imprendere fra due potenti nazioni
che nemiche giurate, feroci, eterne, si collegano soltanto per incepparci? e dove la loro forza non vale, gli
uni c'ingannano con l'entusiasmo di libertà, gli altri col fanatismo di religione: e noi tutti guasti dall'antico
servaggio e dalla nuova licenza, gemiamo vili schiavi, traditi, affamati, e non provocati mai né dal
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tradimento, né dalla fame. - Ahi, se potessi, seppellirei la mia casa, i miei più cari e me stesso per non lasciar
nulla nulla che potesse inorgoglire costoro della loro onnipotenza e della mia servitù! E' vi furono de' popoli
che per non obbedire a' Romani ladroni del mondo, diedero all'incendio le loro case, le loro mogli, i loro
figli e sé medesimi, sotterrando fra le gloriose ruine e le ceneri della loro patria la lor sacra indipendenza.
1 Novembre
Io sto bene, bene per ora come un infermo che dorme e non sente i dolori; e mi passano gl'interi giorni in
casa del signore T*** che mi ama come figliuolo: mi lascio illudere, e l'apparente felicità di quella famiglia
mi sembra reale, e mi sembra anche mia. Se nondimeno non vi fosse quello sposo, perché davvero - io non
odio persona del mondo, ma vi sono cert'uomini ch'io ho bisogno di vedere soltanto da lontano. - Suo
suocero me n'andava tessendo jer sera un lungo elogio in forma di commendatizia: buono - esatto - paziente!
e niente altro? possedesse queste doti con angelica perfezione, s'egli avrà il cuore sempre così morto, e
quella faccia magistrale non animata mai né dal sorriso dell'allegria, né dal dolce silenzio della pietà, sarà
per me un di que' rosaj senza fiori che mi fanno temere le spine. Cos'è l'uomo se tu lo abbandoni alla sola
ragione fredda, calcolatrice? scellerato, e scellerato bassamente. - Del resto, Odoardo sa di musica; giuoca
bene a scacchi; mangia, legge, dorme, passeggia, e tutto con l'oriuolo alla mano; e non parla con enfasi se
non per magnificare tuttavia la sua ricca e scelta biblioteca. Ma quando egli mi va ripetendo con quella sua
voce cattedratica, ricca e scelta, io sto lì lì per dargli una solenne smentita. Se le umane frenesie che col
nome di scienze e di dottrine si sono iscritte e stampate in tutti i secoli, e da tutte le genti, si riducessero a un
migliajo di volumi al più, e' mi pare che la presunzione de' mortali non avrebbe da lagnarsi - e via sempre
con queste dissertazioni.
Frattanto ho preso a educare la sorellina di Teresa: le insegno a leggere e a scrivere. Quand'io sto con lei, la
mia fisonomia si va rasserenando, il mio cuore è più gajo che mai, ed io fo mille ragazzate. Non so perché,
tutti i fanciulli mi vogliono bene. E quella ragazzetta è pur cara! bionda e ricciuta, occhi azzurri, guance pari
alle rose, fresca, candida, paffutella, pare una Grazia di quattr'anni. Se tu la vedessi corrermi incontro,
aggrapparmisi alle ginocchia, fuggirmi perch'io la siegua, negarmi un bacio e poi improvvisamente
attaccarmi que' suoi labbruzzi alla bocca! Oggi io mi stava su la cima di un albero a cogliere le frutta: quella
creaturina tendeva le braccia, e balbettando pregavami che per carità non cascassi. Che bell'autunno! addio
Plutarco! sta sempre chiuso sotto il mio braccio. Sono tre giorni ch'io perdo la mattina a colmare un canestro
d'uva e di pesche, ch'io copro di foglie, avviandomi poi lungo il fiumicello, e giunto alla villa, desto una
famiglia cantando la canzonetta della vendemmia. 12 Novembre
Jeri giorno di festa abbiamo con solennità trapiantato i pini delle vicine collinette sul monte rimpetto la
chiesa. Mio padre pure tentava di fecondare quello sterile monticello; ma i cipressi ch'esso vi pose non
hanno mai potuto allignare, e i pini sono ancor giovinetti. Assistito io da parecchi lavoratori ho coronato la
vetta, onde casca l'acqua, di cinque pioppi, ombreggiando la costa orientale di un folto boschetto che sarà il
primo salutato dal Sole quando splendidamente comparirà dalle Cime de' monti. E jeri appunto il Sole più
sereno del solito riscaldava l'aria irrigidita dalla nebbia del morente autunno. Le villanelle vennero sul
mezzodì co' loro grembiuli di festa intrecciando i giuochi e le danze di canzonette e di
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