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posizione creditoria o debitoria nei confronti di un’impresa operante in un paese ad elevata

inflazione.

Se ho più crediti che debiti ho un guadagno, se ho più perdite che crediti ho una perdita, queste

devono essere isolati/e.

Oggi non vi sono più paesi in cui vi sono queste situazioni di iperinflazione. Vi sono però paesi in

cui l’inflazione è comunque abbastanza elevata e quindi quei bilanci stanno perdendo significato.

Si vuole quindi riconsiderare la regola del 100% dell’inflazione.

Nei paesi dell’America latina è obbligatorio distribuire una parte dell’utile e di fatto per effetto

dell’inflazione si sta erodendo il capitale necessario per mantenere sempre lo stesso livello di

bilancio.

All’epoca dell’elevata inflazione si era creata una corrente di studi sull’inflazione che si muoveva su

due diverse metodologie:

- CCP: portare i bilanci a potere corrente di acquisto: si fa attraverso degli indici generali di

prezzo,

- Replacement cost: riespongo in bilancio i valori in base a quello che sosterrei oggi per

sostituirli. Questo secondo metodo è specifico in quanto riespongo i valori al valore che

hanno oggi.

il secondo metodo più corretto è però più complicato in quanto posso avere delle difficoltà a vedere

quanto un impianto potrebbe costare e poi devo eliminare il valore perso dovuto all’uso dello

stesso.

L’Inghilterra consentì addirittura di esporre il bilancio a valori deflazionati scegliendo uno dei due

metodi.

Questo principio rimane ma è sostanzialmente inapplicato.

IAS 27 e IFRS 10. BILANCIO CONSOLIDATO.

L’IFRS 10 non dice come fare il bilancio consolidato (lo dice solo l’IFRS 3), ma l’IFRS 10 identifica i

soggetti, le entità che sono tenuti a fare il bilancio consolidato.

Lo IAS 27 afferma che vi è un obbligo a redigere il bilancio consolidato se si è in presenza di un

gruppo nel quale casa madre e le controllate sono presentate come un’unica entità.

Nel concetto di gruppo si perde l’autonomia giuridica delle singole entità, si include all’interno del

bilancio stesso tutte le imprese sulle quali la controllante esercita, direttamente o indirettamente il

controllo.

Con il concetto di controllata si intende una entità controllata da un’altra entità.

Questo principio dà la facoltà di non presentare il bilancio consolidato ad alcune condizioni:

- la società non deve essere quotata

- la società deve essere una subholding, ovvero quelle società controllate che a loro volta

controllano un gruppo.

- La subholding può non redigere il bilancio consolidato a condizione che la casa madre

rediga il bilancio consolidato ai fini IAS IFRS.

Quindi la subholding intermedia può non fare il bilancio a condizione però che sia un’impresa

quotata e che la casa madre stessa rediga il bilancio.

- Vi è poi un’ultima condizione che prevede che i soci non di controllo non richiedano il

bilancio consolidato per la sub holding.

Il numero di soci e la modalità di richiesta del bilancio consolidato da parte dei soci non è

specificata dallo standard.

Se l’interpretazione è quella per cui anche solo un socio può richiedere il bilancio consolidato, è

evidente come allora la facoltà rimane svuotata.

Le controllate possono essere controllate in via diretta o in via indiretta.

Il che fa si che si può controllare un gruppo con percentuali anche modeste: A 51% di B e B 51% di

C.

Quando si consolida si consolida con il sistema integrale: % consolidamento 100% nonostante la

% di controllo 25% (51%*51%).

Il controllo è definito quando (secondo l’IFRS 10):

- L’investitore è esposto o ha diritti su ritorni variabili dal suo investimento.

- Ha l’abilità di influenzare tali ritorni tramite il suo potere sulla società in cui ha investito.

Il controllo si ha quando si ha la maggioranza dei diritti di voto: 51% ovvero il controllo di diritto

(salvo che l’azionista non deleghi la gestione della società a qualcun altro): ai fini del controllo si

calcolano solo le azioni con diritto di voto.

Si può però avere anche il controllo di fatto, che avviene quando si ha una percentuale consistente

e le altre azioni sono sparse nel resto del mondo.

Esempio di Fininvest che controlla la Mediaset con il 40%.

Vi è una differenza con i principi americani emessi dal FASB: sappiamo che i principi contabili

Americani sono basati su regole con precise indicazioni. I principi Americani non ammettono il

controllo di fatto. Vale il controllo solo se è di diritto.

Con riferimento ai due punti previsti dall’IFRS 10 essere esposti sui ritorni variabili vuol dire che a

seconda di come performa la società sottostante l’investitore ha diritto a ricevere l’utile o ha il

dovere di ripianare le perdite e ha inoltre l’abilità di influenzare tali ritorni previsti dalla società.

Tale abilità di influenza può derivare anche da una influenza o dipendenza di carattere economico.

Il potere di influenzare tali ritorni deve essere valutato anche in termini di diritti potenziali, questi

ultimi si hanno quando a fronte di un contratto si ha la potenziale possibilità di entrare nella

maggioranza della società, allora si terrà conto anche di tali diritti, a condizione che quest’ultimi

siano esercitabili in qualsiasi momento e sia economicamente conveniente esercitarli.

I diritti potenziali si computano per vedere se si ha il controllo: si tratta di opzioni che si possono

esercitare per avere il controllo: ad esempio opzione di acquistare un ulteriore 30% oltre alla quota

già di possesso al momento.

Se questa opzione è effettiva ed esercitabile, ma se il prezzo è superiore al valore delle azioni che

acquisterei (out of money) allora niente, non ne devo tenere conto.

Ma se l’opzione è esercitabile e conveniente se ne deve tenere conto nel calcolo del controllo e

fare il consolidato.

Vengono esclusi dal calcolo del controllo i cosiddetti diritti protettivi, cioè quei diritti che qualcuno si

è riservato nei confronti di un’impresa e che possono essere esercitati allo scattare di determinate

condizioni.

Tali diritti sono tipici degli istituti finanziari, i quali concedono dei finanziamenti con allegati diritti di

esercizio del controllo da parte degli stessi al verificarsi di determinate condizioni.

Non si ha il controllo quando si opera tramite fiduciarie: l’azionista gestisce la società tramite un

agente.

Non sarà la fiduciaria che controlla e fa il consolidato ma sarà il fiduciante.

IFRS 10: contiene indicazioni di carattere generale per la redazione del bilancio consolidato:

- Nel fare il consolidamento bisogna utilizzare principi contabili uniformi per ogni società del

gruppo.

Sia in termini ad esempio di metodo di calcolo delle rimanenze sia in termini di utilizzo di

principi contabili nazionali o internazionali.

Le controllate quindi dovranno fare un bilancio ad uso della controllante secondo i principi

previsti per il consolidamento: reporting package.

- I bilanci devono essere alla stessa data per tutte le società .

Nel caso in cui alcune società chiudono a data diversa?

Per i principi contabili italiani non vi possono essere esenzioni: obbligo di redigere un

bilancio alla data di chiusura.

I principi internazionali invece prevedono la possibilità di utilizzare anche bilanci con una

data diversa, a condizione che però questi bilanci non differiscano dalla data di bilancio per

più di tre mesi prima o dopo, e a condizione che eventi significativi non si realizzano in

questo periodo.

Se si realizzano delle operazioni significative questa vanno indicate nel bilancio

consolidato.

- Abbiamo detto che nel bilancio consolidato si effettua il consolidamento integrale con il

quale si prendono tutte le attività e tutte le passività e tutti i costi e tutti i ricavi, però è

difficile che il controllo sia al 100%, infatti quando si ha una quota di controllo minore

acquisire tutte le attività e tutte le passività in bilancio non sarebbe corretto.

Ecco perché bisogna dare informativa della quota di patrimonio netto e di utile di

competenza dei soci non di controllo.

E quindi ad esempio all’interno del bilancio alla voce patrimonio netto sarà evidenziato: “di

cui tot. Dei soci non di controllo”.

- In caso di cambiamento delle quote di controllo, la differenza che si genera dal consolidare

prima il 100% e poi l’80% non va a conto economico ma passa da patrimonio netto.

Secondo i principi contabili internazionali, infatti, nel caso in cui, nonostante la riduzione

della partecipazione, si mantiene comunque il controllo tale utile/perdita derivante dal

confronto tra valore della vendita della partecipazione passività e attività eliminate dal

bilancio, andrà a patrimonio netto.

Questo nel rispetto dello IAS 1 che ci dice che tutte le operazioni tra soci vanno a

patrimonio netto.

Questo aspetto è diverso dai principi contabili italiani.

Cosa succede se si perde il controllo?

Se attraverso la riduzione della percentuale di controllo si perde il controllo stesso, l’utile o

la perdita derivante dalla cessione andrà a conto economico.

Bisogna togliere dal consolidato un 60% di attività e passività, a fronte di questa riduzione

inserirò in bilancio il valore della vendita delle partecipazioni, la differenza va a conto

economico che sia plusvalenza o minusvalenza.

Se non si è venduto il 100% delle partecipazioni, ma si è comunque mantenuta una

percentuale all’interno dell’impresa in precedenza controllata, la partecipazione dovrà

essere mantenuta in bilancio e rivalutata secondo le regole degli investimenti non di

controllo.

Eccezione all’obbligo di redazione dei bilanci consolidati: le investment entities.

Si tratta di società che hanno come oggetto sociale esclusivo quello di investire in quote di

maggioranza o minoranza in altre società.

Ed investono non tanto per gestire la società, ma per apprezzare l’investimento tramite flusso di

dividendi o tramite un maggior valore dell’azione nel tempo.

Questi investimenti vengono contabilizzati a fair value.

(si tratta quindi di fondi di private equity che investono in società).

In questo caso l’investment entity è esentata dall’effettuare il consolidato a condizione che valuti

queste partecipazioni sempre a fair value.

IAS 27 BILANCIO SEPARATO.

Si tratta del bilancio individuale della casa madre che ha fatto il consolidato ma che per qualche

motivo fa anche il suo bilancio individuale.

Questo avviene in quanto comunque la consolidante è obbligata alla redazione del bilancio

singolo.

Ad esempio in Italia vi è l’obbligo di redigere il bilancio individuale.

In Italia, è previsto che questo bilancio individuale separato deve essere redatto comunque con gli

stessi principi del bilancio consolidato: IAS IFRS.

In altri paesi può però accadere che una casa madre può fare il bilancio consolidato con i principi

internazionali e fare il bilancio singolo con i principi nazionali.

Il fatto che i principi internazionali siano previsti per il bilancio consolidato fa si che nella redazione

del bilancio singolo secondo gli stessi principi del consolidato possano sorgere dei problemi: ad

esempio le operazioni che all’interno del gruppo vengono eliminate, come si trattano nel bilancio

singolo.

In America non esiste il bilancio separato ma solo quello di gruppo.

Il Board prevede che nel caso di effettuazione del bilancio separato si devono usare gli stessi

principi utilizzati nel consolidato: se ho valutato rimanenze al costo medio allora utilizzerò lo stesso

criterio.

La differenza è che nel bilancio consolidato spariscono le partecipazioni al posto delle quali si

acquisiscono le attività e passività, ma nel separato rimangono le partecipazioni.

Inizialmente erano previsti due criteri per valutare le partecipazioni: costo e fair value, poi è stato

aggiunto anche il metodo del patrimonio netto.

A condizione che avvenga per classi omogenee, una volta scelto un metodo allora si applicherà a

tutte le società controllate e collegate.

Le partecipazioni destinate alla vendita nei due bilanci vengono valutate in maniera diversa: IFRS

5.

Il metodo del patrimonio netto significa consolidamento sintetico: utilizzare tutte le tecniche di

consolidamento previste come se quella società fosse consolidata.

I dividendi nel consolidato vengono stornati dal patrimonio netto e diventano cassa, ma nel bilancio

separato questi dividendi vanno a conto economico.

Il momento in cui si possono indicare i dividendi è il momento in cui questi ultimi sono legalmente

percepibili: l’assemblea della controllata gli ha deliberati.

Vi è una richiesta effettuata all’IFRIC: se il dividendo proviene da strumenti finanziari, si può

portare a p. netto o deve per forza passare da conto economico.

Il dividendo essendo frutto di operazioni passate passa sempre da conto economico.

IAS 28 COLLEGATE.

In questo caso non si ha il controllo: influenza dominante.

In questo caso siamo nel campo dell’influenza notevole: si ha una percentuale elevata di

partecipazione, ma non tale da darmi il controllo.

Questo investimento è diverso dall’investimento di bassa entità che è da trattare con il costo ma è

da valutare con il metodo del patrimonio netto.

Lo IAS 28 prevede che una società sia collegata ad un’altra quando ha un’influenza notevole che

deve essere valutata caso per caso e in particolare quando:

- Si partecipa alla gestione, si ha la presenza nel board, si ha un’influenza notevole sulla

società,

- Vi è la presunzione che se si ha almeno il 20% dei diritti di voto, si presume che la società

sia collegate. Si tratta comunque di una previsione relativa, vi sono infatti delle situazioni

che ho il 20% ma la società non è collegata oppure il contrario in cui ho un’influenza

notevole sula società ma non ho il 20% e la considero comunque come una società

collegata.

In Italia è prevista la stessa presunzione però con la differenza della percentuale del 10%.

Lo IAS 28 afferma che le imprese collegate vanno misurate con il metodo del patrimonio netto.

Misurare con il patrimonio netto significa misurare tramite tutte le tecniche che si utilizzano per il

bilancio consolidato.

Questo metodo si identifica come un metodo sintetico che si differenzia da consolidamento

integrale in quanto, in quest’ultimo si acquisiscono tutte le attività e le passività e una parte del

patrimonio netto è attribuito ai soci di minoranza; mentre nel consolidamento sintetico si effettuano

tutte le operazioni come se si dovesse consolidare (si segue quindi l’IFRS3) ma si imputa il 20%

(percentuale nella società) del patrimonio in una singola voce: partecipazioni e l’utile/perdita

d’esercizio per la quota di possesso diventa un provento/onere da investimento finanziario.

Si tratta infatti di consolidamento sintetico: movimento solo due voci.

Dato che si tratta di un consolidamento integrale devono essere eliminati anche i profitti interni che

si sono creati all’interno del gruppo, in quanto all’interno del gruppo i profitti non possono essere

considerati come tali.

Vi è una discussione in corso, in quanto c’è chi sostiene che in realtà non si tratta di un consolidato

integrale. Tuttavia il dibattito è ancora in corso.

Misurare con il p.n. vuol dire prendere una quota di p.n. della collegata, il che però non esclude

che le partecipazioni possano essere soggette ad una verifica che quell’assets sia ancora congruo,

in quanto l’attività deve essere in grado di dare flussi futuri tali per il suo valore.

Quindi qualora ne ricorrano i presupposti il valore d’iscrizione della partecipata deve essere

sottoposto ad una verifica: impairment test per determinare se occorra procedere ad una

svalutazione, come previsto dal principio contabile IAS 36.

Quando viene a cessare l’influenza notevole, la partecipazione è misurata al costo o al fair value

come previsto dall’apposito principio contabile IAS 39 e l’ultimo valore in bilancio dalla misurazione

con il metodo del patrimonio netto rappresenta il nuovo valore iniziale di costo o di fair value.

La differenza che sia utile o perdita va a conto economico.

IFRS 11. JOINT ARRANGEMENTS (accordi in comune).

Vi è un quarto tipo di controllo che si può avere, una volta era identificato con il nome di controllo

congiunto, mentre oggi si parla di joint arrangements o joint veintures.

Questa tipologia di controllo avviene quando sua una determinata società, più di un soggetto ha il

controllo.

Caso in cui su un’altra società vi sono due o più soci paritetici: 50% e 50% oppure 33% 33% 33%.

Ciò avviene in presenza di un accordo contrattuale, in forza del quale le principali decisioni

richiedono il consenso unanime dei veintures.

In queste situazioni vi sono anche delle pattuizioni delle parti per decidere come prendere le

decisioni.

Si tratta quindi di accordi in cui nessuno comanda se non tramite pattuizioni.

Si tratta di casi frequenti: ad esempio società petrolifere: si mettono insieme con quote paritarie al

fine di ricercare un nuovo pozzo petrolifero.

L’altro settore è quello della ricerca farmaceutica o delle grandi costruzioni: diga o ponte.

È probabile che una sola società non si voglia assumere tutti i rischi o tutto il fabbisogno

necessario alla realizzazione dell’opera o del progetto.

Il principio IFRS 11 prevede due tipi di accordi comuni:

- Joint veinture: le società hanno un accordo sul patrimonio netto. In tal caso le parti avranno

conferito beni e passività per gestire tale attività in comune, ma ciò che si è conferito è

comune ad entrambe le parti, e quindi quest’ultime avranno diritto pro-quota sul patrimonio

netto (equity method).

- Joint operation: le due parti hanno diritti su attività e obblighi per le passività . Le due parti

hanno patti in termini di attività e passività: le parti contrattuali in funzione dell’accordo

contrattuale, avranno contribuito attraverso delle attività e delle passività per far fronte

all’affare in comune, ma ognuna manterrà i propri diritti e obblighi su ciò che ha conferito. In

questo in bilancio si dovranno riflettere le attività e le passività, nonché i risultati economici,

in base ai propri diritti che si sono mantenuti su questi beni. Si tratta quindi di un

consolidamento proporzionale.

La distinzione fra le due è difficile, anche perché non aiuta il veicolo societario. La forma legale non

è infatti ciò che conta, poiché la determinante per distinguere tra i due differenti casi dipenderà dai

fatti e dalle circostanze.

Una joint operation è tale se tutto l’utile poi va ai soci: ad esempio l’utile che deriva dall’aver trovato

il gas va tutto alle parti.

Nel caso della joint veinture il diritto è invece sul patrimonio. In sede di liquidazione non si

riceveranno indietro le attività e passività ma la cassa derivante dalla liquidazione.

È importante capire la situazione in quanto vi sono previsioni diverse in bilancio.

Per joint veinture: metodo del patrimonio netto.

Per joint operation: metodo del consolidamento proporzionale: inserisco in bilancio le attività e le

passività che ho apportato.

Una critica a questo metodo è il fatto che nel IFRS 11 sia stato previsto che questo metodo si

applica anche nel bilancio separato.

Questa regola identifica un grande problema per molte legislazioni nazionali, tra cui l’Italia, poiché

in molti paesi è stato imposto per legge alle imprese quotate di redigere il bilancio separato

secondo gli IAS/IFRS, quindi nel momento in cui si avesse una joint operation si dovrebbe inserire

nel bilancio individuale tutte le attività, le passività, i costi e i ricavi, con conseguenze anche dal

punto di vista fiscale, mentre se si avesse solo il controllo si avrebbe soltanto la partecipazione.

Nel bilancio devo inserire anche attività e passività della partecipazione. Comportando quindi sia la

partecipazione che l’attività e la passività in bilancio.

Vi è quindi questo problema per gli Italiani ma anche per i paesi dell’America Latina.

IAS 33 UTILE PER AZIONE:

L’utile per azione è un indicatore utilizzato dagli analisti per confrontare le società, spesso ne viene

data informazione in calce al conto economico.

Questo indicatore determina in teoria quanta parte dell’utile spetta ad ogni azionista (in teoria

perché poi dipende dai dividendi).

Questa informazione deve essere data per le imprese quotate, non si tratta di un obbligo per le

imprese non quotate.

Questo principio è quindi indirizzato a tutte quelle imprese che abbiano azioni quotate in un

qualunque mercato aperto al pubblico o che hanno programmato la quotazione di azioni.

Viene calcolato sull’utile consolidato complessivo o sull’eventuale utile derivante da bilancio

separato, e quindi l’informativa deve essere fornita in tutti e due i casi, ma è fatto divieto di dare

informazione in bilancio separato dell’utile per azioni consolidato.

L’OCI non va considerato nel calcolo, in quanto gli elementi che compongono l’OCI potranno in

futuro finire in conto economico, ma potranno anche non riciclare mai a conto economico.

L’utile per azione si ottiene dividendo l’utile di bilancio per il numero di azioni ordinarie in

circolazione della capogruppo.

Tale calcolo è corretto se il numero di azioni rimane uguale durante l’anno.

Vanno inoltre esclusi eventuali risultati che derivano da rami d’azienda che sono destinati alla

cessione, in quanto l’indicatore misura l’utile per azione sostenibile info di cui ha bisogno l’analista.

Il numero delle azioni potrebbe però cambiare durante l’esercizio, a fronte di operazioni sul

capitale come: acquisto di azioni proprie, aumento di capitale, emissione di finanziamenti con

opzione di acquisto azoni.

Nel caso in cui il numero delle azioni si sia modificato durante l’anno, si dovrà utilizzare la media

ponderata delle azioni in circolazione. (la ponderazione dovrà essere effettuata per il tempo cioè i

giorni). (U – Ud)/nmpa

U = utile da bilancio

Ud = utile di rami in dismissione

nmpa = numero medio ponderato azioni in circolazione

Con riferimento alla contabilizzazione delle operazioni di acquisto di azioni proprie, in Italia si mette

in attivo i titoli e poi storno da cassa il valore pagato per le azioni.

Nei principi internazionali: si toglie dal patrimonio netto il corrispettivo delle azioni acquistate

perché sto rimborsando il capitale sociale che mi è stato dato.

Ogni azione quindi acquisto di azione proprie prevede un rimborso di capitale o aumento di

capitale sociale se poi rivendo le azioni proprie. (IAS 32). Metodo sicuramente più corretto.

Cosa succede se vi sono in circolazione delle opzioni per cui qualcuno diventa azionista.

In teoria gli azionisti attuali si potrebbero diluire. Nell’ipotesi che sia sitato emesso un prestito

convertibile in azioni.

Ecco perché è richiesto un doppio calcolo: l’utile per azione e l’utile diluito per azione (nell’ipotesi

che i soggetti esercitano l’opzione).

Ex: prestito convertibile: il portatore dell’obbligazione può scegliere tra il rimborso o il convertire ad

un tasso di conversione predeterminato il credito in azioni.

Si tratta di uno strumento ibrido: strumento finanziario che incorpora anche un’opzione.

L’opzione ha un valore che va scorporato dal valore dell’obbligazione.

A questo punto bisogna fare degli aggiustamenti:

- Si considereranno le azioni convertibili all’inizio dell’anno,

- Si elimineranno le opzioni esercitate durante l’anno,

- E si sommeranno i prestiti convertibili emessi durante l’anno.

In questo caso l’interesse sul titolo obbligazionario non sarà più un costo quando si va a calcolare

l’utile diluito, perché a questi obbligazionisti sarà assegnato l’utile. Perciò all’utile si dovrà

aggiungere l’interesse sul prestito obbligazionario.

(U-Ud+Ipo)/(nmpa+acia+ea-ca)

acia= azioni convertibili inizio anno

Ipo = Interessi su prestito obbligazionario

ea = emissioni prestiti nell’anno

ca = conversioni esercitate nell’anno

Se l’impresa ha emesso un’opzione put per le azioni proprie, se ne tiene conto solo se l’operazione

è economicamente conveniente per il calcolo dell’utile diluito.

In caso di azioni privilegiate che danno diritto ad un maggior dividendo ne tengo in

considerazione?

No perché il dividendo viene assimilato ad un interesse.

IAS 34 BILANCI INTERMEDI

Lo IAS 34 disciplina le peculiarità che può avere un bilancio intermedio redatto secondo gli

IAS/IFRS; Ad esempio bilancio semestrale o trimestrale.

Questo principio disciplina le regole per la redazione di questi bilanci intermedi.

Ribadisce le regole che devono essere utilizzate per la redazione di un bilancio normale.

- Prevede che si debbano seguire tutte le regole deli IFRS.

- I criteri devono essere uniformi rispetto a quelli utilizzati nel bilancio annuale.

- Bisogna comunque rispettare la competenza economica: ad esempio vendite o acquisti che

si concentrano in particolari periodi dell’anno: non bisogna uniformare questi nell’anno. Ma

devono essere contabilizzati nel periodo di competenza degli stessi.

Il principio comunque permette che vi sia una approssimazione superiore al caso del

bilancio annuale nelle stime.

In base alla regola del discreet accounting, costi e ricavi devono essere riflessi nel bilancio

intermedio secondo un criterio di stretta competenza economica, ciò vuol dire che se ci

sono costi ricavi che si manifestano in maniera differita durante l’anno, si prenderanno i

costi e i ricavi di

competenza di quel periodo. Quindi non sarà possibile anticipare o differire ricavi che si

manifestano in modo non uniforme nel corso dell’anno per effetto della stagionalità né

spalmare i ricavi che maturano in un preciso momento dell’anno; non sarà possibile

neanche

anticipare i costi ancorché sia noto che essi saranno sostenuti in un periodo successivo.

Inoltre non è necessario replicare tutte le note integrative previste dal bilancio normale:

bisogna fare riferimento a quanto già annotato nell’ultimo bilancio e nel caso vi siano delle

novità un piccolo aggiornamento.

- Imposte: il carico fiscale viene misurato a fine anno e l’aliquota di fine anno potrebbe

essere diversa da quella di adesso in quanto l’utile finale può essere diverso.

Lo IAS 24 prevede quindi di andare a vedere cosa succede a fine anno per stimare

l’aliquota presunta finale che vi sarà a fine anno.

E applicare in questo bilancio intermedio questa aliquota.

- Il bilancio intermedio deve comunque essere comparativo: nel caso degli stati patrimoniali,

il confronto avviene con gli stessi stati patrimoniali degli anni precedenti.

Il conto economico va invece comparato con il conto economico del semestre precedente.

IAS 36 IMPAIRMENT TEST

Era già presenta abbastanza anche nei principi contabili italiani.

La logica è riconducibile al concetto di attività: un elemento si qualifica come attività solo se da

esso mi aspetto futuri benefici normalmente in termini di flussi di cassa.

Per certi tipi di attività è facile determinare i flussi di cassa, è più difficile invece per i beni che

producono flussi futuri ma che sono prolungati nel tempo: immateriali, materiali e partecipazioni.

Questo test va effettuato quando vi sono indicatori che quel bene possa aver perso di valore.

Questo test va comunque fatto annualmente per:

- beni immateriali a vita utile indefinita (avviamento, marchi) ovvero che hanno una vita utile

finita ma non si sa quando perderà di valore.

L’avviamento non si ammortizza nei principi contabili internazionali a differenza di quanto

previsto dai principi contabili nazionali e della direttiva Europea.

- per i beni immateriali non ancora pronti per l’uso: costi di sviluppo.

Questo test come si realizza?

Gli impianti non producono utile da soli, ma sono un sistema complesso, bisogna allora andare a

fare il test sulla più piccola unità in grado di generare cassa.

L’obiettivo di questo test è di verificare che il valore di alcuni beni in bilancio rispondano al valore di

attività.

Un elemento può stare in bilancio come attività solo se vi sono flussi di cassa futuri che giustificano

almeno il suo valore in bilancio.

Se un’attività presente in bilancio non produce dei benefici per l’azienda, in maniera tale da

giustificare il valore iscritto in bilancio, si dovrà procedere alla svalutazione dell’attività.

Questo test di perdita di valore è presente sostanzialmente in tutti gli standard, e in tutti i principi

contabili nazionali, poiché ad esempio lo s può ritrovare anche nel caso dei crediti, in cui si afferma

di procedere alla svalutazione degli stessi quando si è certi che il debitore non pagherà in parte o

in toto il nostro credito.

Questo test si applica a tutti i beni materiali (con esclusione delle rimanenze di magazzino e di

quelle classificate come disponibili per la vendita), a tutti i beni immateriali e alle partecipazioni in

quanto comunque immobilizzazioni anche se di carattere finanziario.

Lo IAS 36, quindi, impone alle imprese di effettuare una verifica periodica al fine di accertare se

determinate attività hanno subito una perdita di valore e, qualora ciò sia avvenuto, impone l’obbligo

di procedere a svalutazione delle stesse.

Lo IAS 36 prevede che la verifica deve essere fatta ogni volta che vi sono degli indicatori che

questi tipi di bene possano aver perso di valore.

Gli indicatori che è necessario monitorare sono esemplificati dallo IAS 36, dividendoli in indicatori

esogeni ed endogeni.

Indicatori esogeni: ad esempio il declino del mercato di sbocco, oppure ad esempio l’andamento

negativo dell’economia in generale. O il fatto che siano entrati nuovi concorrenti nel mercato, o

ancora il cambiamento avverso nei tassi di interesse per cui costa più produrre.

I fattori interni: ad esempio ci si accorge che i dati consuntivi non corrispondono al budget previsto,

o ad esempio decisione gestionale di produrre meno, o il deperimento fisico di un bene.

Per due tipologie particolari di beni (immateriali) lo IAS prevede comunque la verifica del test

indipendentemente dalla presenza degli indicatori:

- beni immateriali a vita utile indefinita: beni che si suppone possano perdere valore in futuro

ma non si sa quando e come. Un esempio è l’avviamento. L’avviamento si genera quando

si compra un’azienda e la si paga più di quello che è il valore storico di bilancio.

Quindi l’avviamento può svanire nel tempo, ma non vi sono studi empirici che dimostrano

che l’avviamento perde valore nel tempo è per questo che lo stesso non è soggetto ad

ammortamento per i principi contabili internazionali (diversi dai principi contabili nazionali

che prevedono che la vita utile possa essere stimata e quindi ammortizzare di

conseguenza il bene).

La verifica deve essere effettuata una volta all’anno (anche in data diversa dalla data di

chiusura di bilancio).

Va comunque effettuato sempre alla stessa data: 31 dicembre 31 dicembre. Non si può

effettuare ad esempio il 1° gennaio e poi il 31 dicembre di due anni dopo.

Un altro bene immateriale che può avere vita utile indefinita sono i marchi.

I marchi quindi prevedono due metodi:

non ammortizzare e sempre fare test.

Ammortizzare e fare test se presenza di indicatori negativi.

Alcune imprese in bilancio infatti tendono a dare vita utile definita, altri vita utile indefinita.

- L’altra categoria per cui è obbligatorio fare un test annuale sono i beni immateriali che

ancora non hanno un funzionamento, non sono pronti per l’uso: i costi sostenuti per

sviluppare un prodotto o una tecnica produttiva.

Come effettuare la verifica?

Prendo il bene e vedo se ancora produce reddito. Si tratta di teoria, infatti non esiste un bene che

da solo produce il bene poi destinato alla vendita: di solito si tratta di impianti complessi.

L’avviamento poi da solo non genera niente.

La verifica deve allora essere effettuata per ogni singolo bene, se questo è in grado di produrre

flussi di cassa in via autonoma; tuttavia è molto raro poter fare l’impairment test su un singolo

bene, poiché si considerano gli impianti produttivi quest’ultimi saranno una combinazione di beni

che producono flussi di cassa, perciò sarà necessario prendere una singola unità generatrice di

cassa (cgu).

Quindi lo IAS 36 dice che il test va effettuato non sul singolo bene, ma si dovranno considerare le

più piccole unità generatrici di cassa, che produrranno reddito autonomamente dalle altre cgu e su

queste si dovrà applicare il test di impairment.

L’avviamento è allocato a delle unità generatrici di cassa: cash generating unit.

Ai fini del test quindi l’avviamento deve essere allocato ad una o più unità generatrici di cassa.

Quindi l’unità generatrice di cassa è composta da beni ma anche parti di avviamento e marchi ad

essa allocati.

La CGU va presa nella più piccola unità che da sola è in grado di generare flussi di cassa.

Lo IAS 36 prevede due metodologie di applicazione dell’impairment test:

Come abbiamo detto lo scopo del test è di verificare se i flussi di cassa futuri che si prevede da

questa unità generatrice di cassa sono almeno uguali al valore in bilancio di questa unità

generatrice di cassa.

Perché se i flussi reddituali futuri fossero inferiori a quelli iscritti in bilancio devo svalutare la CGU e

in particolare i suoi componenti e apportarli al massimo al valore futuro previsto.

Si porta al valore recuperabile dall CGU.

I modi per recuperare il valore sono due:

- Vendere la CGU

- Continuare a produrre.

Quindi sono previste due metodologie: determinare il fair value al netto dei costi di vendita, oppure

con la metodologia del valore in uso: mantenendo in uso questo bene questo mi produrrà dei beni

destinati alla vendita.

1. Il primo metodo prevede di confrontare il valore di bilancio con il suo fair value: se il bene

oggetto di analisi ha un mercato di vendita, il fair value al netto dei costi di vendita mi

permette di sapere quanto potrei realizzare dalla vendita sul mercato dell’unità generatrice

di cassa.

Il fair value è utilizzato generalmente per le partecipazioni in quanto non posso calcolare in

base alla produzione di flussi futuri.

2. Il secondo metodo prevede di calcolare il valore d’uso del bene. Per determinare il valore

d’uso del bene si prendono tutti i flussi di cassa (ricavi – costi, ovvero l’EBITDA) e si

attualizzano, il valore così ottenuto dovrà essere confrontato col valore di iscrizione in

bilancio del bene, se il valore ottenuto dall’attualizzazione del bene è maggiore del valore di

iscrizione del bene non ci sarà alcun problema, mentre se il valore ottenuto è minore del

valore di iscrizione in bilancio del bene si dovrà ridurre il valore del bene fino ad allinearlo

con il valore dei flussi di cassa futuri che questo bene potrà potenzialmente generare in

futuro.

Basta che uno dei due valori superi il test: dia un valore superiore a quello in bilancio che non deve

essere effettuato l’altro test.

I redattori di bilancio possono scegliere il test e scelgono in base al test che meglio rappresenta il

bene:

- Per gli impianti è difficile trovare un valore di mercato degli stessi, mentre come abbiamo

detto per le partecipazioni è difficile determinare un valore d’uso.

Capiamo ora come calcolare correttamente questo valore d’uso.

Per calcolare il valore d’uso sarà necessario disporre dei:

- Flussi di cassa in entrata: sono i flussi di cassa futuri che questo impianto mi genererà:

flussi di cassa = prezzo di vendita – costi di produzione. Il flusso può essere visto anche

come Ebitda.

Come proiettare questi flussi di cassa futuri?

Lo IAS 36 prevede che le imprese abbiano dei piani previsionali dai quali ricavare questi flussi

futuri. Vi deve essere quindi un orizzonte esplicito entro il quale l’impresa tramite i suoi piani

industriali ha previsto i flussi di cassa futuri. Attenzione però che l’orizzonte esplicito non può

andare oltre i cinque anni. (presunzione che però può essere confutata infatti in alcune occasioni

sono attendibili anche piani maggiormente duraturi: casi di monopolio sostanziale).

(la Consob prevede che questi piani industriali siano approvati dal consiglio di amministrazione e

che siano approvati prima del bilancio).

Non ci si limita comunque ai 3/5 anni dell’orizzonte esplicito, ma poi si proietta per i periodi

superiori a 5 anni un tasso di crescita stabile: la previsione dell’ultimo anno esplicito diventa una

crescita lineare: crescita a tasso zero, salvo che non sia possibile dimostrare che vi sarà una

crescita maggiore a zero.

Comunque questa crescita non può essere maggior alla crescita prevista del paese in cui si opera

e maggiore alla crescita prevista per il settore in cui si opera.

Il tasso di crescita utilizzato dalle imprese italiane, per previsioni superiori a 5 anni e di 0%/2%.

- Flussi di cassa in uscita: tutti i costi necessari per mantenere l’attuale livello di operativo

(costi di produzione, approvvigionamento, manutenzione etc.).

- Bisogna inoltre considerare il valore terminale della CGU al termine della vita utile della

stessa.

Il valore terminale è calcolato come il fair value al netto dei costi di vendita.

Il fair value finale deve tenere conto del valore che la CGU avrà al termine della sua vita utile:

spesso è zero, ma può anche avere un valore negativo.

I piani espliciti devono essere così come è adesso configurata la cgu. Non si può ipotizzare che tra

tre anni si effettuerà un intervento di manutenzione che aumenterà i flussi di cassa.

VU = (fce-fcu+vt)*t

Questi risultati futuri vanno attualizzati al periodo zero.

Questo pone il problema del tasso di sconto.

Il tasso di sconto previsto dallo IAS 36 è il tasso di sconto specifico per un determinato bene. Il

tasso di sconto utilizzato deve essere un tasso di sconto lordo e deve tenere conto dei rischi

specifici dell’asset. Qualora sia impossibile determinare un tasso di sconto specifico per quella

CGU allora si può utilizzare il WACC: costo medio ponderato del capitale.

Il Wacc deve essere lordo delle imposte in quanto sto comunque utilizzando flussi di cassa lordo.

Se proietto flussi di cassa netti allora posso utilizzare un tasso di sconto netto, tuttavia l’invarianza

dei due tassi si ha soltanto quando l’imposizione fiscale sui flussi di cassa e sul tasso di interesse

è uguale.

La formula è una formula finanziaria e quindi risente di aspetti finanziari.

Cosa succede se la CGU si trova in un altro paese con una moneta diversa?

Dovrò proiettare i flussi di cassa in valuta e dovrò utilizzare il tasso di sconto tipico per quella

valuta.

Un'altra possibilità riguardo ai tassi di sconto è quella di utilizzare tassi reali: tassi al netto

dell’inflazione. Però dovrò proiettare flussi di cassa futuri al netto dell’inflazione.

Spesso questi flussi di cassa contengono l’avviamento, ma se si acquista il 60% della consolidata?

L’avviamento è calcolato per differenza. Bisogna portare l’avviamento al 100% solo ai fini del test.

Cosa succede se

- Il valore recuperabile è inferiore alla somma dei valori di bilancio che generano la CGU:

bisogna svalutare e il valore deve essere ridotto fino a concorrenza del valore recuperabile.

La svalutazione va a conto economico, salvo il caso in cui l’impresa abbia optato per il

metodo alternativo previsto dallo IAS 16 per la rivalutazione periodica a fair value dei beni

materiali. In questo caso la svalutazione va a riduzione della riserva presente in OCI e per

la parte restante a conto economico (che eccede la riserva).

Se un’unita generatrice di cassa comprende beni materiali e immateriali, lo IAS 36 prevede che se

si deve svalutare prima si svaluta l’avviamento in quanto tale componente è più volatile.

Se svalutare l’avviamento non basta allora dopo si svalutano gli altri elementi che costituiscono la

cash generating unit: in genere pro-quota salvo che sia dimostrabile che alcuni hanno un fair value

più elevato.

Qualora il test abbia dato esito negativo e si è proceduto ad una svalutazione, allora il test va

rieffettuato ogni anno, non esisteranno più, infatti, degli indicatori che ci possono indicare eventuali

scostamenti.

Ma cosa succede se vedo che il valore recuperabile negli anni successivi è aumentato?

Se rifacendo il test in futuro si scopre che i flussi di cassa sono migliorati, si è obbligati a

ripristinare la precedente svalutazione, ma tale rivalutazione non potrà mai andare a ripristinare

l’avviamento, si potranno quindi ripristinare le eventuali svalutazioni degli elementi diversi

dall’avviamento che compongono la cgu.

Tale ripristino di valore non può eccedere il valore originario degli elementi della cgu, al netto degli

ammortamenti non effettuati sulla parte svalutata e che si sarebbero invece effettuati qualora non

si fosse proceduto alla svalutazione.

Il ripristino avviene eliminando la svalutazione come se non fosse mai stata effettuata, quindi si

dovrà modificare la valutazione fin dal momento in cui era stata effettuata la svalutazione,

ricalcolando così i vari ammortamenti che si sarebbero dovuti effettuare sul valore non svalutato.

Devo ricostruire tutti i bilanci precedenti fino all’epoca della svalutazione e considerare come se la

svalutazione non vi fosse dovrò quindi considerare anche tutti quei ammortamenti che non ho

fatto.

Cosa succede se il valore recuperabile è addirittura negativo? Ci si ferma a zero, salvo di

situazioni in cui per qualche motivo l’impresa è obbligata a continuare a mettere soldi per

mantenere quella determinata CGU: vi è un’obbligazione ad azzerare le perdite.

ESEMPIO numerico.

La società ha due unità produttive (cgu) alle quali è

attribuito l'avviamento

Impianto Avviamento Tot

Unità A 400 128 528

Unità B 1000 322 1322

1400 450 1850

N.B. - in questo esempio l'avviamento è stato attribuito

alle due unità in proporzione al valore degli

impianti

In realtà si dovrebbero fare stime autonome delle

diverse capacità di reddito delle due unità.

L'anno successivo, dopo avere effettuato ammortamenti

degli impianti al 10% si procede all'impairment test delle

due unità che quindi hanno i seguenti valori:

Impianto Avviamento Tot

Unità A 360 128 488

Unità B 900 322 1222

1260 450 1710

I flussi netti di cassa (ebitda) attualizzati delle due

unità mostrano i seguenti valori:

Unità A 420

Unità B 820

Poiché entrambi i valori sono inferiori al valore contabile

delle componenti delle due unità si procede alla svalutazione

Avviament Svalut Avvia

Impianto Svalutaz Nuovo o az m Tot

valore

Unità A 360 128 -68 60 420

Unità B 900 -80 820 322 -322 0 820

1260 450 1240

Si è proceduto a svalutare l'avviamento fino a concorrenza dei

flussi di cassa e, ove insufficiente, l'impianto.

Le scritture contabili (effetto fiscale al 30%) sono

Svalutazione a conto economico DR 470

Avviament

o CR 390

Impianti CR 80

Imposte differite (conto econom) CR 24

Fondo Imposte differite DR 24

Sarà necessario considerare anche l’effetto fiscale,

poiché tali svalutazioni non sono fiscalmente deducibili,

quindi si dovrà considerare il fatto che abbiamo costi che

non ci sono attualmente riconosciuti come deducibili, ma

ci saranno riconosciuti in futuro; si ha quindi la creazione

di un fondo imposte differite.

Non si calcolano imposte differite

sull'avviamento

L'anno successivo l'impairment test produce i seguenti valori :

Unità A 600

Unità B 1200

a fronte dei seguenti valori contabili (al netto dell'ammortamento):

Impianto Avviamento

Unità A 320 60 Ammortamento di nuovo valore

Unità B 729 di 820 per 9 anni vita residua =

91

Poiché il test indica che l'Unità B ha recuperato tutto il costo originario

dell'impianto e parte dell'avviamento si ripristina il costo dell'impianto

(non si ripristina l'avviamento neppure per A)

Ripresa valore a conto economico CR 80

Ammortamenti DR 9

Impianto DR 71

Fondo Imposte differite CR 21

Imposte differite DR 21

Si ripristina la svalutazione di 80 ma si tiene conto del fatto che

l'ammortamento dell'anno prima avrebbe dovuto essere il 10%

di 1000 (80) anziché 91.

Imposte differite le calcolo solo su impianto in quanto bene ammortizzabili mentre avviamento non

ammortizzabile e quindi niente imposte.

Per l’unità B l’ammortamento è un nono di 820 in quanto la vita utile stimata di nove anni.

L’anno dopo all’unità non può essere ripristinata, in quanto l’avviamento non si può ripristinare,

mentre per l’unità B ripristino 80 ma ripristino anche gli ammortamenti che avrei dovuto fare l’anno

prima ma che non ho fatto.

Le imposte differite sono 21 in quanto il 3 sugli ammortamenti di 9 non sono recuperabili in quanto

riferite all’anno precedente. Imposte differite di 24 sono anticipate.

Le imposte vengono tolte poi per 21 perché il 3 sarà recuperabile solo alla fine quando il fisco lo

concederà.

IAS 37: PASSIVITA’.

Le passività possono essere di due tipi:

- Debiti: si caratterizzano per avere un importo, una scadenza e un debitore certo;

- Accantonamenti: sono particolari fattispecie di passività che possono diventare dei debiti in

futuro. Si caratterizzano per il fatto che la passività implicita non è probabile, così come è

altrettanto incerto l’importo e il momento in cui tale flusso di cassa si determinerà.

Una passività esiste se deriva da un obbligo legale o da un’obbligazione implicita (constructive

obbligation). La constructive obbligation si genera quando gli organi dell’impresa abbiano fatto una

pubblica dichiarazione di voler intraprendere qualcosa che genererà costi o passività per l’impresa.

Tale dichiarazione pubblica deve aver creato delle legittime aspettative nei confronti dei terzi

riceventi dell’informazione ed inoltre l’impresa avere sempre nella storia rispettato queste

dichiarazioni, onorato simili obbligazioni.

Ad esempio impresa che dichiara di aver deciso di abbandonare una certa linea produttiva che

verrà smantellata ed è una dichiarazione pubblica.

Si parla quindi di obbligazione implicita.

Qui quello che governa è un insieme composto da dichiarazione pubblica, legittima aspettativa e

storia passata.

Non basta una semplice decisione dell’impresa, ma sono necessari i tre aspetti sopra per rilevare

questo tipo di passività in bilancio.

Questo perché una decisione dell’impresa può sempre essere cambiata in qualsiasi momento, ma

se è stata resa pubblica allora generalmente no.

Se la passività e confermata da un evento futuro allora non si effettua alcun accantonamento.

Lo IAS 37 prevede due possibilità per la stima della passività:

- Costruire tutti gli scenari possibili e poi prendere l’importo corrispondente allo scenario più

probabile. Si tratta quindi di utilizzare la miglior stima possibile per estinguere la propria

obbligazione.

Nel mondo ifrs probabilità si intende come: più simile che gli altri.

- Oppure l’obbligazione che richiederebbe un terzo per realizzare quella operazione. Il

prezzo in caso di trasferimento dell’obbligazione ad un terzo.

Si utilizza un metodo piuttosto che un altro in quanto la prima ipotesi viene utilizzata in caso di

causa legale: unit of account è una cosa singola, mentre il secondo caso quando la unit of account

è più di una cosa singola: ad esempio so che ogni tanto esce un pezzo difettoso.

Contratti onerosi: contratti di lunga durata, generalmente contratti continuativi: cosa succede se ci

si accorge che sono in perdita. Dato che questo contratto darà flussi di cassa insufficienti a quelli

che io sarò in grado di generare, bisognerà prendersi subito la perdita futura: minore tra i minori

ricavi se continuo il contratto o la penale nel caso io esca dal contratto.

Solitamente si sceglie il minore costo: ad esempio se devo pagare 100 di costi ogni anno meglio

pagare subito 50 di penale. (talvolta non è così, ad esempio per aspetti reputazionali).

È per questo che il board sta lavorando sullo IAS 37 per un raffinamento.

Quando faccio questi accantonamenti devo attualizzare la passività.

La passività potenziale è tale che può o non può manifestarsi allora lo IAS 37 impone un esame

per vedere se è probabile (51%: si iscrive in bilancio un accantonamento) possibile (esplicito nella

nota al bilancio l’esistenza della passività e dare un range del minimo massimo ma non si dovrà

effettuare alcun accantonamento) remoto (non si fa niente).

IAS 38. ATTIVITA’ IMMATERIALI.

Le attività immateriali sono attività non monetarie prive di consistenza fisica, hanno la caratteristica

di essere prive di consistenza fisica.

Rispondono comunque alla caratteristica di attività: derivano da eventi passati, sono sotto il

controllo dell’impresa e da esse ci si aspetta benefici futuri.

I benefici futuri che possono essere ricavi o che possono derivare da altri processi possono anche

comportare il risparmio dei costi.

L’IFRS 3 da un elenco di queste attività immateriali, anche se definito non esaustivo: brevetti,

marchi, logo (immagine che fa riconoscere il marchio), know how di processo (come sviluppare

un’attività produttiva), software, licenze, diritti d’autore: musica, film, libri e opera d’arte, format

(inteso come modalità di svolgimento di un determinato programma televisivo), testata

giornalistica, opere d’arte, fotografie, dominio, portafoglio clienti, concessioni, accordi di non

concorrenza (specialmente quando si allontana un mega dirigente al quale si fa firmare un

contratto di non concorrenza per tot. Tempo), permessi di costruzione, permessi di ricerca,

franchising.

Alcune attività immateriali sono tutelate dal punto di vista giuridico, altre attività no come ad

esempio il portafoglio dei clienti.

ai sensi dello IAS 38 è tassativamente esclusa la pubblicità come bene immateriale, a partire dal

2016 è stata esclusa anche dai principi contabili italiani.

Normalmente queste attività immateriali vengono ritrovate in un bilancio consolidato, perché al

momento del consolidamento devono essere prese tutte le attività e le passività della consolidata

valutandole a fair value. Ma devono essere prese anche tutte le attività immateriali non presenti in

bilancio: ad esempio quando un istituto bancario acquista un altro istituto bancario lo fa per la

clientela. Questa clientela non è presente in bilancio ma una volta acquistata lo IAS 38 obbliga a

inserire questa attività immateriale in bilancio.

Lo IAS 38 prevede un ulteriore condizione per l’iscrizione dell’attività immateriale in bilancio:

l’attività deve essere potenzialmente separabile. Ovvero che si possa ricavare benefici dall’uso

separato dell’attività immateriale stessa, questa attività immateriale deve avere la potenzialità di

essere venduta o sfruttata separatamente o in combinazione con altri beni oppure che sia originata

da un diritto legale o contrattuale.

L’unica attività immateriale che non è separabile è l’avviamento in quanto è connesso all’impresa

stessa.

L’avviamento è quindi l’unica attività immateriale che sta in bilancio pur non essendo separabile.

Per identificare la misurazione iniziale di queste attività immateriali occorre distinguere tra beni

immateriali acquisiti in una transazione separata e beni immateriali acquisiti in connessione ad

un’operazione di aggregazione aziendale.

I beni immateriali qualora siano stati acquisiti separatamente vengono iscritti inizialmente al costo.

Qualora ho acquisito questi beni immateriali tramite l’aggregazione d’impresa allora l’iscrizione è al

fair value.

Il fenomeno dell’aggregazione di impresa è trattato dall’IFRS 3, quest’ultimo impone che quando si

acquisisce un’altra impresa e la si consolida, il prezzo pagato deve essere uguale al patrimonio

netto dell’impresa acquisita. In tal caso gli elementi aggiuntivi al patrimonio netto contabile saranno

dei beni immateriali che saranno valutati al fair value. Se nonostante l’identificazione di tali

elementi aggiuntivi, si ha ancora un residuo valore tra ciò che si è pagato e il patrimonio netto

contabile, allora tale residuo sarà imputato ad avviamento.

La misurazione successiva prevede che i beni immateriali devono essere mantenuti al costo,

quindi nel caso in cui la prima misurazione sia avvenuta al fair value successivamente il fair value

di prima iscrizione diventa il costo, e viene assoggettato ad ammortamento salvo il caso in cui il

bene ha vita utile indefinita.

Quindi la misurazione successiva avviene al costo con ammortamento annuale in funzione della

vita utile del bene, se questo bene ha vita utile stimabile.

Non si ammortizzano infatti i beni immateriali a vita utile indefinita (avviamento - marchi) questi

vengono sottoposti annualmente a impairment test per lo IAS 36.

È necessario altrimenti stimare la vita utile: brevetti hanno la scadenza, parco clienti è più

complicato.

Qualora vi sia una vita utile stabilita contrattualmente allora la vita utile è la minore tra la scadenza

del diritto e la vita utile del bene immateriale.

Bisogna cmq procedere ad impairment test qualora vi siano indicatori che i beni immateriali

abbiano perso di valore.

Come per i beni materiali (IAS 1&), in cui si prevede un trattamento alternativo, anche per i beni

immateriali si prevede un criterio alternativo.

I beni immateriali si possono valutare periodicamente al fair value e, anche in questo caso come

per lo IAS 16, l’eventuale rivalutazione va a OCI.

Mentre per lo IAS 16 (beni materiali) non vi sono condizioni per l’utilizzo di questo metodo di

misurazione alternativo, per i beni intangibili vi è una condizione: si può utilizzare solo se per questi

beni immateriali vi è un mercato attivo.

Un mercato attivo è un mercato dove:

- Vi sono scambi frequenti,

- I prezzi sono noti ai compratori e ai venditori,

- Vi è un numero sufficiente di compratori e venditori.

Di fatto l’unico esempio di questo mercato è la licenza di pesca nel mare del nord.

Vi sono quindi dei seri dubbi sulla possibilità di applicazione di questo secondo metodo di

valutazione.

Beni immateriali generati internamente.

La maggior parte di beni immateriali vengono acquisiti tramite l’aggregazione di un’impresa.

L’impresa acquisita però non avrà in bilancio questi beni immateriali in quanto sono autocostruiti.

Ad esempio il marchio che negli anni viene acquisito non viene iscritto in bilancio.

Quindi nel bilancio singolo di una società difficilmente troveremo attività immateriali autogenerate.

Questi beni, ai quali ci si riferisce con il termine di attività immateriali generate internamente,

possono avere un valore assai consistente ma non sono separabili dal valore intrinseco

dell’impresa nel suo complesso; per tale motivo i beni immateriali internamente generati non sono

mai rappresentati in bilancio come attività e le relative spese sostenute sono sempre imputate a

conto economico.

È per questo che lo IAS 38 prevede che se le attività immateriali sono autocostruite non devono

essere iscritte in bilancio (spuntano poi in bilancio consolidato).

Vi è però un’eccezione a questa regola: le spese di sviluppo. Per queste sorge l’obbligo di

iscrizione nell’attivo di bilancio.

La ricerca di base è invece spesata (va a costo). È per questo che le società creano un veicolo

comune al fine di condividere i costi di ricerca.

A partire dal 31 dicembre 2016 la ricerca è spesata anche in Italia.

Le spese di sviluppo devono essere capitalizzate ma a determinate condizioni:

- Il progetto deve essere fattibile, deve essere dimostrata la fattibilità tecnica del progetto.

- L’impresa deve avere la capacità tecnica di continuare a sviluppare il prodotto, ma deve

anche avere la capacità finanziaria di portare a termine il progetto.

- Vi dovrà inoltre essere un mercato di sbocco per l’innovazione o il prodotto derivante dal

progetto.

- Vi dovrà essere la probabilità di flussi futuri di benefici.

Solitamente vengono poi aggregate ad una cgu.

La costruzione di un sito web rientra in questa casistica?

Si a condizione che non sia un semplice sito per pubblicizzare i propri prodotti o un sito

istituzionale.

Ma è capitalizzabile un sito innovativo che permette di catturare la clientela e quindi da dei

benefici.

Quindi questi beni immateriali li troviamo iscritti in bilancio solitamente quando un’impresa aggrega

un’altra impresa.

Ma le risorse umane? Assembled work force, si qualificano come identificazione di bene

intangibile?

L’IFRS 3 ha escluso che questo tipo di situazioni in quanto volatili siano iscrivibili in bilancio come

attività immateriali: un’impresa non può vincolare un lavoratore a stare sotto di lei, spesso infatti in

un’acquisizione di impresa il capitale umano può andarsene.

Una strategia commerciale futura si qualifica come intangible assets? No perché di default le

attività autogenerate non si iscrivo in bilancio.

IAS 40 INVESTIMENTI IMMOBILIARI.

Si utilizza questo principio contabile quando un’impresa acquista un bene immobile non per un

utilizzo proprio ma come investimento, questo immobile acquistato non è strumentale allo

svolgimento dell’attività caratteristica dell’impresa.

Si parla di terreni, edifici ma anche porzioni di edifici.

L’investimento può portare un reddito (affitto), oppure viene tenuto l’immobile perché si scommette

sulla capital appreciation dello stesso.

La definizione prevede che sia un’attività che deriva da eventi passati è sotto il controllo

dell’impresa e produce benefici futuri.

Ma è necessario che si abbia la proprietà del bene? O si può avere il controllo anche sotto altre

forme?

Non si può avere il controllo anche sotto altre forme.

Ad esempio il leasing, prendo un immobile in leasing e poi lo affitto: leasing passivo e leasing

attivo.

Questo IAS 40 non si applica quanto l’attività tipica dell’impresa è quella di investimento in attività

immobiliari: imprese immobiliari. In questo caso i beni immateriali vengono qualificati come

rimanenze di magazzino.

Le attività immateriali non devono neanche essere parte integrante dell’attività di servizio: ad

esempio attività alberghiera: gli immobili sono strumentali alla fornitura del servizio alberghiero.

La misurazione iniziale avviene al costo, che generalmente in un’attività immateriale equivale al

fair value. È infatti improbabile che qualcuno venda un immobile ad un prezzo inferiore di quello di

mercato.

Nel costo devono tenere conto di tutti i costi diretti: costi necessari per portare il bene in condizione

di essere utilizzato: costi notarili etc. (naturalmente il bene deve essere utilizzato da terzi e non

dall’impresa stessa).

Se la costruzione di un immobile richiede l’impiego di un lungo periodo allora gli oneri finanziari si

devono capitalizzare.

La misurazione successiva può avvenire a:

- Costo con ammortamento sistematico e successivo impairment.

- Fair value, con la differenza che la rivalutazione a fair value va a conto economico e non a

OCI perché in questo caso differentemente dallo IAS 16 dove il bene è destinato a

rimanere all’interno dell’impresa e quindi OCI qui è destinato a essere messo sul mercato.

La voce movimentata a conto economico sarà: profitto/perdita derivante dalle fluttuazioni di

mercato.

Aspetti particolari.

Un immobile può essere utilizzato parzialmente ad uso proprio dell’impresa e parzialmente come

investimento immobiliare: lo IAS 40, in questo caso, prevede di guardare all’utilizzo prevalente

dell’immobile e di applicare di conseguenza lo IAS 40 o lo IAS 16 in base a questo.

Ad esempio se il 90% sono piani destinati ad uffici mentre il 10% vengono affittati a terzi si

utilizzerà lo IAS 16 e quindi l’immobile verrà considerato come un’immobilizzazione materiale,

mentre se il 90% dei piani verranno affittati a terzi mentre solo il 10% sarà utilizzato come uffici,

allora si utilizzerà lo IAS 40 perché l’immobile potrà essere considerato un investimento

immobiliare in base al suo uso prevalente.

Se non vi è una prevalenza allora lo si deve scorporare le due parti dell’immobile che seguiranno

due principi contabili diversi.

Se si cambia destinazione del bene, si passerà dallo IAS 40 allo IAS 16 o viceversa. Nel primo

caso l’ultimo costo in bilancio diventa anche il primo fair value quando scelgo il criterio diverso. E

viceversa nel secondo caso.

Se un’impresa ha in corso di costruzione un immobile che intende destinare ad investimento

utilizzando il modello di misurazione del fair value, lo IAS 40 prevede che l’immobile sia misurato al

costo fintanto che esse è in costruzione, il bene fino al completamento questo continua ad

aumentare il costo, a fine produzione si viene a creare: “l’utile del giorno uno” perché se ho sempre

valutato a costo e poi il primo giorno valuto a fair value si viene a creare quindi l’utile del giorno

uno. La differenza di valore con il fair value è immediatamente imputata a conto economico.

IAS 41 ATTIVITA’ AGRICOLE.

Questo IAS disciplina attività che cambiano di valore attraverso uno sviluppo biologico: animali e

piante.

Si tratta di un argomento abbastanza trascurato in Italia in quanto non si hanno società quotate nel

settore agricolo.

È estremamente importante questo principio in particolari regioni del mondo: Africa, America

Latina, Australia, Sud est asiatico, Norvegia.

Ci sono quindi società molto importanti quotate che operano nel settore agricolo.

Lo sviluppo dell’attività biologica continua fino alla data definita point of harvest: punto in cui il

prodotto è pronto per la vendita, l’attività biologica diventa un prodotto.

Lo IAS 41 prevede che fin dall’origine questi prodotti siano valutati a fair value meno i costi stimati

di vendita.

In questo caso lo IAS 41 presume che un fair value sia sempre determinabile (e in generale nei rari

casi in cui il fair value non sia determinabile si va al costo). D’altra parte risulta di difficile

applicazione il criterio del costo a queste attività.

In criterio del fair value non è inoltre di difficile applicazione, esistono infatti dei mercati e vengono

periodicamente resi pubblici i prezzi di queste commodities.

Ecco perché lo IAS 41 è uno dei pochi standard contabili che prevede obbligatoriamente l’uso del

fair value fin dall’origine.

Il fair value non è un fair value puro ma da questo vengono dedotti i costi di vendita.

Ma il valore delle variazioni va a OCI o va a conto economico?

Va a conto economico in quanto mano a mano che il prodotto cresce e prende di valore si imputa il

ricavo a conto economico. (meccanismo della costruzione per commesse).

Quando il prodotto è pronto per la vendita questo criterio di misurazione si interrompe e il prodotto

diventa una scorta di magazzino e solitamente quando verrà venduto, questo avrà un prezzo

verosimilmente simile all’ultimo fair value meno i costi di vendita.

In alcuni settori vi sono dei contributi pubblici, i contributi pubblici vanno a conto economico in

quanto non ho un assets a cui equipararli, naturalmente vengono iscritti se ragionevolmente certi.

(questo quanto previsto fino a due anni fa).

Sulla base di continue pressioni, il board ha fatto una precisione.

La lamentela era quella di dover fare un distinguo riguardo l’attività biologica: l’attività biologica è il

frutto, ma non è la pianta.

Ad esempio l’albero che produce le mele non aumenta di valore man mano che dà i suoi frutti.

Quindi a fair value dovrà essere valutato il frutto e non la pianta, non è corretto portare tutto a fair

value.

Lo IAS 41 è stato allora integrato dicendo che nel caso di piante portatrici di frutti, il frutto è da

misurarsi a fair value mentre la pianta va trattata in modo diverso dal punto di vista contabile: IAS

16, come se fosse un impianto produttivo.

Quindi la parte dell’asset biologico che non si riproduce sarà iscritta a costo storico, mentre la

componente che subisce un incremento di valore con il passare del tempo verrà iscritta la fair

value.

Il board ha ristretto questa regola solo alle piante escludendo gli animali. Le pecore anche se

producono lana hanno una loro vita utile? No gli australiani devono valutare le pecore

normalmente.

In Italia questo principio è applicato solo dalla Ferrero per le piante di nocciole.

I principi contabili internazionali non sono però completi, manca infatti una parte della trattazione

dei contratti assicurativi e delle risorse minerarie.

Quando dovevano entrare in vigore nell’UE i principi internazionali, doveva essere fatto qualcosa,

non potevano entrare tutti i paesi europei obbligatoriamente senza la definizione di questi due

principi.

Sono quindi stati emessi due documenti che hanno linee guida molto elastiche sui due temi.

IFRS 4 CONTRATTI ASSICURATIVI

Contratto con cui un soggetto si impegna a risarcire un altro soggetto per un danno che questo ha

subito al verificarsi di un evento futuro incerto.

All’interno di questa definizione si trovano un po’ tutte le tipologie di contratti assicurativi.

(Da notare come la filosofia del board nello stendere i principi contabili è quella di trattare elementi

di bilancio o operazioni e non di dare dei principi contabili di tipo settoriali. Infatti in questo IFRS si

parla di contratti assicurativi e non di imprese di assicurazione. Questa è un’altra delle differenze

tra i principi contabili internazionali e quelli statunitensi, dove il FASB identifica principi settoriali per

ciascuna impresa).

Da questa definizione vengono esclusi tutti i contratti che apparentemente sono contratti

assicurativi ma che in realtà sono veri e propri contratti finanziari.

Ad esempio se si investe una certa cifra, questa viene messa in un fondo dall’assicurazione e in

cambio viene data una remunerazione sugli interessi ricevuti. Partecipation contract: sul totale dei

frutti l’impresa assicuratrice trattiene una parte, e quindi si è in partecipazione con la società

assicuratrice.

La assicurazione svolge questa attività perché in caso di morte verrà restituita la somma versata

(aggancio al contratto assicurativo).

L’altra categoria esclusa sono i derivati. Un derivato è fondamentalmente un elemento il cui valore

dipende dal sottostante. I derivati meteorologici vengono esclusi, questi derivati vengono collegati

alla temperatura: non si viene risarciti da un danno ma se sale la temperatura non mi dai niente, se

scende invece mi dai di più.

Questo principio non disciplina i criteri di iscrizione in bilancio e misurazione di attività e

passività connesse ai contratti assicurativi nell’ottica delle compagnie assicuratrici. Esso consente

a tali soggetti di continuare ad utilizzare le regole dei singoli paesi, con alcune precisazioni.

L’obiettivo del documento è quello di consentire alle compagnie assicuratrici di passare agli IFRS

anche in assenza di regole contabili internazionali per la loro attività tipica. Queste regole saranno

oggetto di un apposito standard che è attualmente in corso di preparazione.

Le condizioni imposte affinché si possano utilizzare i principi contabili locali nel trattare i contratti

assicurativi sono:

- Liability test . Nell’impresa assicuratrice, prima si incassa il premio e poi si avrà il costo in

futuro se vi saranno determinati eventi. Diventa quindi fondamentale per un’impresa

assicuratrice attualizzare e stimare il costo futuro. (compito dell’attuario, che stimano la

percentuale dei soggetti a cui dovrà essere corrisposto il risarcimento).

Qualunque sia la prassi contabile adottata bisogna esercitare la liability test per vedere che

vi sia una congruità delle passività assicurative.

- Nei contratti assicurativi con dentro un derivato, la parte finanziaria va scorporata .

Il derivato principale nei contratti assicurativi è l’opzione che ha il contraente di uscire dalla

polizza e quindi dall’obbligo di continuare a versare il premio. L’impresa assicuratrice ha

quindi venduto l’opzione di uscita dal contratto: questa va scorporata e valutata

separatamente.

- Divieto di riserve per evento catastrofale . L’evento non è suscettibile di misurazione: non si

sa se accadrà e non si sa la portata del danno nel caso in cui accadrà.

Per questo rischio non si deve inserire in bilancio una passività ma se ne deve dare

informativa in bilancio.

Al più si consiglia alle società assicuratrici di essere sufficientemente patrimonializzate per

far fronte a questo eventuale evento catastrofico.

Il premio viene preso dall’impresa assicuratrice e poi viene generalmente ridistribuito fra le

altre imprese di assicurazione.

In alcuni paesi è obbligatoria l’assicurazione contro i terremoti.

- In molti paesi vi è la tendenza a fare fondi per stabilizzare il risultato: vietato dall’IFRS 4 . Si

tratta di una manovra di bilancio che prevede di accantonare negli anni buoni e di urìsare

tale accantonamento negli anni cattivi per far fronte alle passività.

IFRS 6 ESPLORAZIONE E VALUTAZIONE RISORSE MINERARIE

Anche in questo caso si adottano regole e prassi locali.

In questo modo è possibile dichiarare di aver utilizzato i principi contabili internazionali.

In questo caso il problema sono gli alti costi iniziali prima di trovare un giacimento fruttifero.

Il problema che sorge è il trattamento dei costi dell’attività esplorativa. La prassi prevede che i costi

vengano aggregati per campi. Una volta che si è ottenuta la concessione per operare su un

determinato campo, vengono capitalizzati tutti i costi all’interno di quel determinato campo.

Il fatto è che c’è chi considera il campo come una singola concessione e chi definisce il campo

come un intero continente.

In genere in questo settore si tende comunque a fare riferimento ai principi contabili statunitensi.

Questo principio ha specificato però un aspetto.

L’IFRS 6 prevede che quando si fanno le esplorazioni si hanno costi immateriali ma anche costi

materiali, i beni materiali vanno classificati secondo lo IAS 16 e ammortizzati in base alla vita utile.

Il riferimento allo IAS 16 riguarda anche il riferimento a come trattare i costi di smantellamento

successivi.

Si deve applicare anche l’impairment test in base alla politica aziendale, però in questo caso le cgu

devono essere raggruppate in base ad una politica contabile adottata dall’impresa non

rispondendo quindi esattamente alla definizione dello IAS 38.

A differenza delle assicurazioni in questo caso il principio non è ancora sotto lavoro.

Non vi è ancora un progetto per la trattazione dell’esplorazione e valutazione risorse minerarie.

Stock options. IFRS 2.

Lo strumento delle stock options è uno strumento usato come remunerazione ai dipendenti e ai

manager da parte delle aziende.

L’IFRS 2 tratta della rilevazione e misurazione in bilancio di quelle operazioni in cui l’impresa paga

beni o servizi tramite la consegna di proprie azioni.

Attraverso questi piani l’azienda concede delle opzioni ai propri dipendenti, cioè dei diritti di

acquisto ad una data futura di un certo ammontare delle proprie azioni.

Le stocks options sono delle opzioni all’acquisto fra un certo periodo di tempo di azioni. Il tempo è

detto di vesting esercitare un’opzione call ad un prezzo fissato adesso a termine.

Si tratta quindi di uno strumento finanziario concesso gratis al tempo zero al dipendente.

Strike price: prezzo a cui si deve esercitare l’opzione. Maggiore è il valore dell’azione e maggiore

sarà il payoff che il soggetto ottiene.

Vi sono due periodi di tempo fondamentali da conoscere:

- To – t1 periodo di tempo detto di vesting: in cui non è possibile esercitare l’opzione.

In questo periodo maturano le condizioni per poter esercitare a scadenza l’opzione, a tale

periodo vengono affiancate delle vesting condition che identificano delle condizioni da

rispettare per poter avere il diritto di esercizio delle stock option.

- Da t1 a t2 periodo di tempo in cui si può esercitare l’opzione e comprare i titoli se sono

maturate le condizioni: exercise window.

Attraverso la concessione di questo strumento l’impresa cerca di raggiungere determinati obiettivi:

- Lo strumento ha sicuramente una funzione di incentivo al top management al fine che

questo si impegni al massimo per far aumentare il valore dell’azienda e quindi far

aumentare la remunerazione variabile.

- Un’altra funzione è quella di ritention: assicurarsi la fedeltà di manager importanti e capaci.

Con le azioni vincoli il manager a stare con te per un certo periodo di tempo.

Spesso si possono inserire anche delle clausole dette di lock up con il quale si impone al

detentore delle stock option di detenere le azioni acquistate attraverso l’esercizio della

stock option per un determinato periodo di tempo prima di venderle sul mercato.

- In Italia accade però che il grosso delle aziende hanno come management gli stessi

soggetti proprietari della società: è per questo che il fenomeno delle stock options ha avuto

diffusione molto minore che non in Europa.

In Italia una funzione che ha invece molto appiglio è quella fiscale: l’aliquota di tassazione

per il dipendente è molto più bassa sul capital gain che non sulla remunerazione da

lavoratore dipendente.

È quindi molto più conveniente avere una maggiore remunerazione in termini di stock

options che non in termini di lavoratore dipendente.

Anche per l’impresa è più conveniente utilizzare le stock options in quanto il costo del

lavoro è minore per le stesse in questi termini.

Questo aspetto ha quindi avuto una maggiore rilevanza in Italia per la diffusione delle stock

options stesse.

- Un’ultima finalità può essere quella di inclusione: in America le stock options vengono date

a tutti i dipendenti, tutti i dipendenti a tutti i livelli sono vincolati a lavorare per il bene

dell’azienda, in quanto la proprietà entra a far parte della compagine sociale.

Spesso queste stock options ai dipendenti sono remunerative visto il loro strike price

basso.

Quali sono i rischi di questo strumento?

Sicuramente le politiche di bilancio: il management può esercitare delle operazioni ad hoc ai fini di

massimizzare il valore dell’azienda solo in un certo momento in prossimità della finestra di

esercizio, oppure anche adottare politiche di bilancio volte appunto a massimizzare il valore

dell’esercizio.

Un altro rischio è la caduta del titolo: essendo a volte pacchetti di azione molto alti, l’esercizio degli

stessi comporta a volte la caduta del titolo stesso.

Se il top management acquista e poi vende subito allora si potrebbe interpretare come indizio che

le azioni in realtà valgono di meno di quanto valgono ora.

In America ha avuto particolare successo il backdating: fisso come valore delle azioni il valore che

queste avevano un anno precedente generalmente più basso di adesso e quindi questo comporta

una sorta di opzione in the money.

Se l’azione è già in the money, vuol dire che nella sostanza l’azione (anche se potrebbe scendere

nel vesting period) generalmente sta dando già un pezzo di guadagno.

In caso di opzione in the money, bisogna darne notizia al mercato.

Quali sono i costi in un piano di stock options per l’impresa?

- Se le azioni sono di nuova omissione: aumento di capitale ad hoc per il piano di stock

options: gli azionisti si diluiscono quindi il costo è sugli azionisti stessi.

- Se invece le azioni sono già esistenti la società le deve comprare dal mercato e ci perderà

in termini di differenziale tra il prezzo strike fissato e il prezzo a cui compra le azioni al

momento dell’esercizio dell’opzione.

L’IFRS 2 disciplina i pagamenti effettuati tramite azioni in generale: (potrei remunerare chiunque

con le mie azioni).

Vi sono diverse modalità di remunerazione e di pagamento tramite stock option:

- Piano di stock option: il dipendente potrà acquistare azioni dell’impresa ad un prezzo

prefissato (strike price).

- Piano di stock grant: il dipendente riceverà ad una data prefissata (vesting date) un importo

prefissato di azioni dell’impresa, le azioni sono assegnate gratuitamente senza che il

dipendente debba pagare niente.

Il diritto a ricevere azioni o ad esercitare l’opzione di acquisto è soggetto a condizioni: le cosiddette

vesting conditions:

- Permanenza in servizio fino alla vesting date, in cui il dipendente potrà esercitare il suo

diritto.

Questa condizione è sempre generalmente presente.

- Raggiungimento di specifici obiettivi aziendali: ad esempio incrementi di utili, di fatturato o

aumento di quotazione del titolo.

Non è detto che tutti esercitino le opzioni, a volte possono infatti non ricorrere le condizioni

necessarie, o può essere sconveniente esercitarle, e quindi in particolare non verrà esercitata

l’opzione generalmente quando:

- Se non vengono maturate le vesting conditions,

- Se non è conveniente esercitare le opzioni stesse: strike price più alto del prezzo

dell’opzione alla data di maturazione.

Cerchiamo ora di capire come devono essere contabilizzati questi pagamenti basati su azioni.

Sulla contabilizzazione dei pagamenti basati su azioni vi sono state diverse diatribe in passato.

Perché dovrebbe passare da conto economico una transazione che non ha mai manifestazione

finanziaria per l’azienda?

Il costo al massimo potrebbe essere successivo legato al riacquisto delle azioni stesse.

Tuttavia c’era chi diceva che essendo una remunerazione questa doveva andare a costo del

personale perché altrimenti starei sovrastimando la mia redditività e anche perché altrimenti il

costo della mia opzione starebbe fuori da bilancio e andando solo in nota non rappresenterebbe la

situazione veritiera e corretta dell’azienda traendo in inganno il lettore del bilancio stesso.

È importante dire che il costo dell’opzione è dato in termini di differenza tra costo a fair value oggi

e strike price fissato e nonché in termini di prospettiva del prezzo che potrebbe crescere nel tempo

(time value).

La regola americana sosteneva di contabilizzare solo l’intrinsec value: differenza tra strike price e

fair value lasciando fuori da bilancio tutto il grosso del costo: il time value.

Questo comportava che poi l’effettuazione dell’aumento di capitale al momento dell’esercizio

dell’opzione vedeva una grossa differenza fra quanto inserito in bilancio anno per anno e

l’aumento di capitale necessario da effettuare ad opera dell’impresa.

Vista la distorsione di questo modello si è arrivati al modello del time value.

Al tempo zero occorre considerare il valore dell’opzione nella sua interezza: il valore nel suo

complesso.

Dal 2004 è stato introdotto il criterio del fair value totale: intrinsic value + time value a conto

economico.

Si è però creato un dibattito: in alcuni casi i pacchetti erano ingenti e questo avrebbe portato ad un

conto economico negativo.

L’IFRS 2 ha stabilito con quanto riguarda alla contabilizzazione delle stock option che è necessario

fare una distinzione tra:

- Piano equity settled: si dà l’opzione a termine di acquistare azioni della società al

dipendente.

Parte dell’equity della società la si sta consegnando ai dipendenti.

- Piano cash settled: si riconosce a termine un pagamento che è funzione del prezzo delle

azioni che l’impresa ha alla scadenza. In sostanza quindi non devo consegnare equity al

dipendente ma avrò un semplice debito nei suoi confronti.

1. Piano equity settled.

Il fair value del servizio reso dal dipendente è imputato a CE lungo la durata del periodo in cui

tale servizio è ricevuto, con contropartita un aumento di patrimonio netto.

Il fair value del servizio reso dal dipendente è dato dal fair value dello strumento patrimoniale

offerto al dipendente (azione od opzione).

Si utilizza il fair value dello strumento offerto al dipendente perché è impossibile stimare il fair

value del servizio reso dal dipendente.

Quindi in base all’IFRS 2 sarà necessario spalmare un costo lungo il vesting period, questo

costo sarà dato dal fair value dell’opzione alla data di inizio del piano.

Alla fine effettuerò un aumento di capitale sociale e in contropartita ridurrò questa riserva che

ho aumentato in patrimonio netto (riserva per stock options). Il residuo lo classificherò a riserva

straordinaria.

A conto economico la voce in cui questo costo va inserito è: costo del personale.

Come opera nella pratica questo metodo:

la prima misurazione viene effettuata alla data di inizio del piano (grant date)

ai dipendenti della società viene offerta la possibilità di acquistare 100 azioni della società al

prezzo di 10 euro a condizione che il dipendente rimarrà in azienda per 4 anni. I dipendenti a

cui verrà offerta l’opzione sono 1000.

il valore iniziale del piano sarà dato allora da 100.000 euro.

Stimiamo il fair value unitario dell’opzione alla grant date (sono gli attuari che effettuano questa

stima) questo è dato da 2 euro.

I dipendenti che si prevedono rimarrano fino al 2016 sono 800.

Alla prima data di bilancio effettuo la valutazione per la rilevazione del primo esercizio.

Dovrò spalmare il costo ipotizzato di 1600 per i 4 anni, avrò quindi un costo di competenza

dell’esercizio pari a 400.

Farò allora la rilevazione costi del personale in conto economico per 400 a patrimonio netto in

stato patrimoniale per 400 a riserva.

Ad ogni data di bilancio devo rivalutare il fair value a bilancio: devo rimisurare solo la

variazione del numero di dipendenti che rimarranno in azienda. Non si modifica il fair value

unitario dell’azione.

Quindi ipotizzando i seguenti dati: FV unitario dell’opzione: 1,5 e numero di dipendenti che si

ipotizza rimarranno per i prossimi 3 anni: 600.

Il nuovo valore del piano sarà pari a 1200, che dovrà essere spalmato sui tre anni mancanti

avendo però già considerato un costo pari a 400 l’anno precedente.

Rimisuro tutto il piano in modo che valga 1200 per i 4 anni, a metà deve valere 600 e dato che

ho già riconosciuto costi per 400: la riserva di stock options deve essere 600 alla fine dell’anno

2 quindi l’aumento sarà di 200 nel secondo anno.

Se l’anno successivo non si avrà alcuna modifica allora si dovranno imputare costi del

personale per 300.

2. Piano cash settled: al dipendente viene riconosciuta cassa in funzione dei valori delle

azioni dell’impresa. Quindi al dipendente dovrò consegnare un’attività finanziaria: cassa

che matura fin da subito per l’impresa.

La contabilizzazione è uguale a quella del caso precedente solo che la contropartita al

costo è debito e non patrimonio netto.

La seconda differenza è che nella rimisurazione periodica di questo debito si considerano

entrambe le variabili: numero di dipendenti e rivalutazione unitaria del fair value.

Questo perché siccome l’impresa ha un debito finanziario nei confronti del dipendente, in

base allo IAS 39, il debito finanziario dovrà essere valutato al fair value in ogni periodo e

non solo al periodo iniziale.

Partendo dall’esempio precedente, la prima rilevazione al primo esercizio dovrà essere

costo del personale in conto economico per 400 e come contropartita debiti finanziari per

400.

Ipotizzando che il secondo anno il fair value unitario dell’opzione sarà di 1,5 euro e che il

numero di dipendenti che si ipotizza rimarrano in azienda sono 600.

La rimisurazione del piano prevede quindi un valore pari a 900 che dovrà essere spalmato

su 3 anni, avendone però già riconosciuti per 400 l’anno precedente.

Il costo cumulato da riconoscere per i primi due anno è di 450 ma avendone già

riconosciuto 400 allora bisognerà riconoscere solo altri 50 per il secondo esercizio.

CASI PARTICOLARI

1. In alcuni piani al dipendente viene data la possibilità di scegliere se essere liquidato per

cassa o per azioni.

Si tratta quindi di uno strumento composito che contiene: elementi di passività e elementi di

patrimonio netto.

Il dipendente può scegliere tra cassa e azioni che hanno lo stesso valore.

La scelta può essere influenzata da previsioni del valore delle azioni nel prossimo futuro,

possibilità del diritto di voto, distribuzione di dividendi.

Dal punto di vista fiscale non cambia molto in quanto la cassa e la vendita delle azioni mi portano

sempre un capital gain.

Se l’impresa ha uno strumento composito, il principio afferma che è necessario considerarlo come

una passività, stimare il debito e se c’è qualcosa in più, la componente residuale dovrà essere

inserita a patrimonio netto.

Si effettua uno split accounting e quindi sarà come se si avessero due piani: uno equity settled e

l’altro cash settled. Prima si misurerà il fair value dell’elemento di passività, poi se necessario, il fair

value dell’elemento di patrimonio.

Se la possibilità di effettuare tale scelta non ha valore, allora si considererà il costi interamente

come una passività, mentre se la scelta non è equivalente per il dipendente, la possibilità di

effettuare una scelta avrà valore e sarà pari al piano equity settled.

In genrale comunque spesso il fair value delle due alternative è il medesimo. In questo caso, il fair

value della componente di patrimonio è zero.

2. Può accadere poi che il piano venga modificato in corsa: ci si accorge che le condizioni

originarie del piano non sono più le attuali.

In questo caso il piano viene modificato in quanto non vi sono più benefici per i soggetti che

ricevono le azioni.

La modifica del piano mi da un beneficio incrementale rispetto il beneficio iniziale del dipendente.

Dato infatti che si presume che il paino nuovo vale di più per il dipendente rispetto al piano

vecchio, si dovrà effettuare lo split accounting attraverso il quale il piano più vecchio viene trattato

come in precedenza, mentre il piano più nuovo viene trattato come se fosse un piano

indipendente.

Nel raro caso in cui invece il beneficio incrementale del nuovo piano è negativo, non sarà

considerato e si rimarrà alle condizioni precedenti, quindi si rimarrà al piano originario senza

cambiare nulla.

Il beneficio incrementale sarà pari alla differenza tra il fair value alla data della modifica dello

strumento originario e il fair value dello strumento post modifica.

Esempio.

Un piano ha durata triennale e fair value iniziale pari a 900;

al termine del primo anno il piano viene modificato;

il fair value del piano alla data di modifica è pari a 400, mentre il fair value è pari a 800.

Dovrò considerare a conto economico sia i costi del piano originario sia i costi derivanti dalla

modifica del piano.

Quindi i costi che derivano dalla errata stipulazione del piano iniziale vanno lo stesso a conto

economico.

Il lettore del bilancio deve avere notizia sia del costo originario che del costo della modifica.

Se la modifica fosse una riduzione del beneficio, questo minor costo non viene considerato per

l’impresa.

3. Le condizioni di maturazione del diritto ad esercitare l’opzione (vesting condition) possono

essere: di mercato o non di mercato:

- Le condizioni di mercato sono quelle che influenzano il fair value unitario dello strumento.

Ad esempio una condizione di mercato potrebbe essere il raggiungimento di un

determinato livello di prezzo di quotazione del titolo. Se il piano è equity settled questa

condizione non impatterà sul bilancio, poiché il variare del prezzo dell’azione non sarà

preso in considerazione nel calcolo del costo.

- Le condizioni non di mercato influenzano il numero degli strumenti e sono di due tipi:

service condition cioè la permanenza in servizio;

performance condition cioè identificano dei target aziendali, come fatturato, EBITDA, EPS;

si tratta di quelle condizioni a cui i revisori di bilancio stanno più attenti, perché potrebbero

portare a delle azioni di frode da parte del management.

Se le opzioni non maturano per il mancato raggiungimento delle condizioni di mercato: il

trattamento contabile non cambia: la riserva di equity viene mantenuta in bilancio: la società

continua ad iscrivere il costo ma a fine del periodo non verrà effettuato l’aumento di capitale.

Con l’ipotesi del debito si arriverà ad un certo punto ad avere debito pari a zero in quanto se

continuo a rivalutare ma il fair value è diminuito potrei registrare nell’anno successivo un beneficio.

Quindi se nell’anno successivo il debito valutato è minore del debito già registrato allora registrerò

un provento: costi del personale con il segno meno che andrà a ridurre i costi dell’anno

precedente.

Se le opzioni non maturano per il mancato raggiungimento di condizioni non di mercato: la società

dovrà rivedere la misurazione del numero di strumenti che si prevede saranno esercitati. Dovrà

effettuare la forfeiture: la società dovrà rivedere il costo complessivo per riflettere la miglior stima

disponibile del numero di strumenti attesi che matureranno.

Forfeitures (effetti contabili): le aspettative relative al raggiungimento delle condizioni non di

mercato influiscono sul numero di strumenti da valutare.

In caso di mancata maturazione di un piano dovuta al mancato raggiungimento di una condizione

non di mercato, il costo cumulato deve essere pari a zero.

La società ad ogni data di bilancio deve aggiornare la stima del numero di strumenti – il costo già

iscritto per strumenti di cui si ritiene improbabile la maturazione va rilasciato a conto economico.

ESEMPIO: supponiamo che un piano abbia durata triennale con fair value originale pari a 600, e

alla fine del terzo anno il piano non matura per mancato raggiungimento delle condizioni di

mercato.

Il 400 al terzo anno rappresenta un beneficio per eliminare i costi cumulati.

4. Caso delle cancellazioni: la società o il beneficiario termina il piano prima della vesting

date, indipendentemente dal fatto che alla data di cancellazione il grado di probabilità di

raggiungimento delle condizioni di maturazione sia elevato o ridotto.

Abbiamo detto fino ad ora che il piano è una scelta vincolante: le modifiche vanno prese a conto

economico, i costi possono essere annullati solo se non vengono rispettate condizioni non di

mercato mentre se non vengono rispettate condizioni di mercato si mantengono i costi.

Se invece la società cancella il piano si applica allora il principio della accelerazione: la società

deve iscrivere immediatamente a conto economico il costo residuo del piano in base al fair value

originale.

In quanto è come se l’impresa per indennizzare il management paga qualcosa per cassa, è come

se l’impresa stesse pagando per riacquistare le sue azioni che avrebbe assegnato con l’esercizio

delle opzioni, quindi la scrittura è data da avere cassa in riduzione e dare patrimonio netto sempre

in riduzione della riserva.

Eventuali benefici pagati in cassa rappresentano un riacquisto di strumenti di patrimonio netto fino

a concorrenza del fair value rimisurato alla data di cancellazione.

Eventuali pagamenti in eccesso dati al dipendente sono considerati benefici aggiuntivi da

registrare a conto economico.

Questo trattamento di sfavore per evitare che le imprese cancellino questi piani prestabiliti.

Esempio equity settled: si ha un piano a durata triennale e fair value originale pari a 900. Nel

secondo anno la stima degli strumenti di probabile maturazione è il 25% e nel terzo anno il piano è

cancellato. Il fair value alla data è pari a 100, e viene pagato un bonus di 180.

In caso di cash settled il piano originale finale sarà pari a zero in quanto viene rivalutato

continuamente.

In Italia nella maggior parte dei casi le azioni sono offerte ai dipendenti sulla controllante quotata.

Il costo per la subsidiary va lo stesso inserito al proprio interno anche se l’aumento di capitale è

della controllante.

Se la controllata ha un’obbligazione a dare cassa al dipendente o direttamente o indirettamente nel

senso di acquistare azioni dalla controllante da dare ai dipendenti allora il piano e cash settled.

Se nel contratto di stock option non esistono obblighi di dare cassa a dipendente o a controllante

allora il piano è considerato di equity settled e quindi la subsidiary dovrà effettuare lo stesso una

contabilizzazione a equity e il costo a conto economico.

Generalmente questa scrittura viene cancellata in consolidato.

Questo principio ha avuto un grosso impatto al momento della sua introduzione. Il costo per il

personale, infatti, si pensava che fosse solo un costo per gli azionisti e non un costo per il

personale.

Gli americani non si sono adeguati a questo principio contabile in quanto in USA l’uso delle stock

options è sfrenato e questo avrebbe comportato un forte impatto a livello di bilancio. Si continua

quindi a pensare alle stock options come ad un costo per gli azionisti e non per l’impresa.

In Italia questa forma di remunerazione è moderatamente diffusa tra le società quotate ma non con

livelli pari a quelli anglosassoni e si applica quindi questo principio.

Questo strumento è tipico delle società quotate in quanto il fatto che la società sia quotata fa sì che

le stesse azioni acquistate tramite opzioni siano immediatamente monetizzabili.

IFRS 5: attività non correnti possedute per la vendita e attività operative cessate.

Se torniamo all’esempio del conto economico fatto all’inizio dell’anno possiamo notare come vi sia

la presenza della voce: loss of the year from discontinued operation.

Questo principio disciplina la contabilizzazione di attività non correnti che l’impresa ha deciso di

non mantenere più al proprio interno ma di vendere.

Un’impresa potrebbe infatti decidere di dismettere un bene materiale o immateriale (cioè un’attività

non corrente), che può essere un piccolo bene o anche un ramo d’azienda.

Gli effetti economici di questi beni vengono esposti separatamente in bilancio, il principio infatti

impone alle imprese di classificare separatamente ed assoggettare ad uno specifico criterio di

misurazione le attività non correnti.

Ne risulta che: se l’impresa ha deciso di dismettere un cespite o un piccolo ramo d’azienda, allora

quest’ultimo sarà esposto in bilancio separatamente da tutte le altre attività, venendo inserito in

una voce apposita denominata: “attività non correnti destinate alla vendita”.

Questo aspetto è utile per gli investitori in quanto gli investitori/gli analisti di bilancio partendo dal

bilancio cercano di ipotizzare la cassa futura e gli utili futuri.

È quindi un’informazione importante la dismissione di assets da parte dell’impresa che non

produrranno più utili/perdite per la stessa.

Per attività non correnti si intende o un bene singolo ma il più delle volte un ramo d’azienda: beni

materiali, crediti scorte e costo del personale generalmente.

Attenzione che se si tratta di ramo d’azienda molto rilevante in termini di dimensioni si applica lo

stesso principio ma con delle precisioni: può essere una vendita ma può essere anche un

abbandono.

Questo principio disciplina la vendita: questo vuol dire non che l’impresa ha intenzione di vendere,

ma è già andata sul mercato per vendere il ramo d’azienda.

Vi devono essere trattative quindi già avviate e il ramo d’azienda così come predisposto deve

essere vendibile.

Sarà quindi obbligatorio applicare tale principio quando effettivamente il fatto di dismettere il bene

o il ramo d’azienda è qualcosa che si concretizzerà quasi certamente a breve: ci deve essere un

piano formale di vendita, e la vendita deve essere prevedibile entro 12 mesi.

Il ramo d’azienda deve essere venduto entro l’anno.

In questo caso le attività e le passività all’interno del ramo d’azienda sono classificate

separatamente.

Le attività e le passività vengono misurate al minore fra l’ultimo valore di bilancio e il fair value

(valore presunto di realizzazione) meno i costi sostenuti per la vendita.

Il minore fra i due può generare degli utili o delle perdite.

Fanno eccezione quelle attività che già sono al fair value: attività finanziarie che possono essere

valutate a fair value in forza dello IAS 39 e IFRS 9.

Altra voce che non viene toccata sono le imposte differite perché sono calcolate già a fair value.

Ancorché la vendita debba avvenire entro un anno, è possibile che il passaggio del tempo abbia

un effetto prima che sia incassato il fair value, bisogna allora fare un’attualizzazione del valore a

fair value.

Se ho classificato beni soggetti ad ammortamento all’interno di un ramo d’azienda destinato alla

vendita, nel momento in cui io effettuo questa classificazione si interrompe l’ammortamento.

Ma se questi beni destinati alla vendita continuano il processo produttivo, perché questi beni allora

non devono essere ammortizzati.

Infatti senza l’applicazione dell’ammortamento il rischio è quello di identificare delle produzioni

senza le normali configurazioni di costo: ovvero l’ammortamento, il che può comportare

l’alterazione del valore delle giacenze e dei profitti.

In nota integrativa bisogna dare dettagli: le attività o passività comprese nel ramo d’azienda

vengono disaggregate in modo da dare dimostrazione della composizione del ramo d’azienda.

In nota integrativa bisogna anche dare spiegazione del motivo per cui è stato destinato il bene alla

vendita.

Cosa succede se non viene venduto il ramo d’azienda entro un anno?

Si tratta di un comportamento eccezionale, la non vendita dipende solo da eventi successivi che

non dipendono dal management: ad esempio dal mercato o da una modifica della normativa sulla

plusvalenza.

Se capita il gruppo di attività e passività deve essere riportato all’interno dell’impresa.

Verrà iscritto al minore valore tra il valore del bene attuale e il valore del bene in base allo IAS 36

(impairment test).

Se invece l’impairment non prevede diminuzione del valore, prendo il valore precedente e devo

però calcolare gli ammortamenti di competenza dell’anno e imputarli a conto economico.

Se il ramo d’azienda è invece una parte importante per l’impresa: ad esempio un segmento

operativo così come definito dallo IAS 8.

Si utilizza il termine major line of business, in questo caso infatti le operazioni discontinue

riguardano una linea di business importante per l’impresa.

Valutare se si tratta di un major line of business o un semplice ramo d’azienda non è sempre facile.

In genere si tratta comunque di una linea che genera ricavi autonomamente per l’impresa.

L’uscita del ramo dall’azienda può avvenire o per vendita, o perché avviene l’abbandono del ramo

d’azienda da parte dell’impresa.

Generalmente avviene la vendita se il ramo d’azienda è ancora appetibile.

Se il ramo d’azienda viene abbandonato a zero allora invece il valore sarà zero e si potrebbe

andare addirittura sottozero, ovvero quando si paga qualcuno a cui vendere un ramo impegnativo

dal punto di vista della sua conversione alla vendita.

Quando si calcola utile o perdita bisogna sempre tenere conto dell’impatto delle eventuali imposte

differite.

Le differenze tra ramo d’azienda e major line sono 2:

- Per quello che riguarda la major line of business bisognerà dare l’effetto anche per l’anno

precedente e per il ramo invece no, ovvero bisognerà riclassificare l’esercizio precedente

come se la decisione di effettuare la vendita fosse stata presa già all’anno precedente.

- L’altra differenza è che in nota integrativa bisogna invece dare molti più dettagli in modo da

far capire all’analista di bilancio come sarà il gruppo dopo l’abbandono del ramo d’azienda

da parte della società.

Bisognerà infatti indicare nella nota integrativa anche quanto la linea di major business

contribuiva al margine lordo.

Bisognerà indicare inoltre quello che è l’effetto derivante dalla rimisurazione del conto

economico e quelli che sono i principali ricavi e i principali costi derivanti dalla vendita della

major line.

IFRS 8: INFORMATIVA DI SETTORE.

L’IFRS 8 si applica solo a società quotate o che hanno in corso un processo di quotazione.

Sono escluse le altre società che non hanno obbligo di utilizzo di questo principio, ma hanno su

base opzionale la possibilità di utilizzarlo altrimenti.

Questo principio non disciplina come misurare un elemento di bilancio o come contabilizzare

un’operazione di bilancio, ma fissa degli obblighi informativi; tratta quindi di informazioni aggiuntive

da esporre nelle note illustrative (disclosure).

Questo principio disciplina un’informativa essenziale per gli analisti di bilancio: è un documento

che non prevede criteri di valutazione in bilancio ma semplicemente prevede un’informativa molto

dettagliata in bilancio, come già detto.

Questo principio parte dal fatto che un’impresa o un gruppo opera spesso in settori molto diversi

fra loro e quindi se viene fornita unicamente un’informazione consolidata, si perde invece molto

l’informativa specifica per settore in termini di redditività stessa.

Questa è un ‘informazione molto importante in quanto quando gli analisti valutano un’impresa

utilizzano il metodo della somma delle parti: singole parti operative. Si utilizza il metodo dei multipli.

E quindi in un conglomerato dove vi siano attività diverse non fornisce l’informativa per settore utile

agli azionisti per effettuare migliori valutazioni e comparazioni per settori. Si rende necessario

avere informazioni diverse per settore specifico.

Se mescolo all’interno del bilancio consolidato attività diverse fra di loro l’analista di bilancio non

riuscirebbe a comprendere l’attività specifica e i futuri flussi di cassa che l’impresa sarà in grado di

generare.

L’IFRS 8 quindi prevede che l’impresa dia in nota integrativa informazioni dettagliate settore per

settore.

Ex. Luxottica differenza anche tra vendite retail e whole sale.

Un settore/segmento è una linea di business, una parte dell’impresa, che produce autonomamente

dei ricavi e costi che sono largamente dipendenti dal resto dei settori di impresa.

Ogni settore ha poi un proprio responsabile che lo gestisce, creando i budget, confrontandoli

periodicamente, essendo quindi responsabile dei risultati: questo soggetto prende il nome di COO:

chief operating officer.

In teoria questo settore potrebbe essere venduto separatamente.

Sull’applicazione pratica di questo principio contabile si sono focalizzate le attenzioni di tutti i

regulator delle borse, in quanto il tipo di informativa che viene data non sempre appare congruente

con il modello di business dell’impresa.

Vi è una tendenza ad essere reticenti al dare questo tipo di informazioni, visto che comunque si

tratta di informazioni parecchio sensibili.

Recentemente il board sta emanando un’integrazione a questo principio specificando che il COO è

una funzione che può anche essere esercitata da più persone o anche da una società, non vi deve

per forza essere un soggetto manager con il termine COO.

Il COO si identifica quindi in termini di funzione e non in termine di specifico dipendente addetto

allo svolgimento della funzione.

Le principali informazioni che devono essere fornite per ciascun settore, possono essere di due

tipi: 1. Informazioni di tipo economico:

- Vendite a terzi e vendite intercompany. (dovrebbero anche essere dati i prezzi di

trasferimento, informazioni che non vengono mai date in quanto riflettono le politiche

commerciali dell’impresa).

- Interessi attivi e passivi,

- Ammortamenti,

- Altri costi e accantonamenti,

- Imposte.

2. Informazioni di tipo patrimoniale:

- Attività e passività totali,

- Partecipazioni,

- Investimenti in immobilizzazioni etc.

La misurazione non deve avvenire in base alle regole di bilancio, ovvero non vi deve essere una

riclassificazione come avviene in bilancio, ma devono essere fornite le informazioni così come al

COO vengono date le stesse.

I dati patrimoniali e economici non per forza devono essere esposti sulla base dei principi contabili

internazionali.

Ad esempio le vendite interne possono essere esposte a prezzi preconcordati all’interno del

gruppo, mentre poi in bilancio figurano per l’ammontare a cui è avvenuta la transazione.

Il board per sostenere questo principio ha addirittura detto che vi potrebbe essere

un’immobilizzazione in un segmento e gli ammortamenti ad essa riferibili in un altro segmento.

Naturalmente così facendo si potrebbe venire a creare una differenza tra quanto iscritto in bilancio

e quanto esplicitato in nota integrativa.

L’ifrs 8 prevede comunque che alla fine vi sia una riconciliazione con i dati di bilancio.

Per quali settori deve essere fornita questa informativa?

L’informativa non deve essere data di tutti i settori ma solo dei settori più importanti, ovvero dei

settori che soddisfino almeno uno dei seguenti requisiti:

Un settore che ha almeno il 10% del totale delle vendite del gruppo all’esterno o all’interno,

 la stessa cosa vale se il settore comporta il 10% di utile o perdita totale

 e infine se il settore presenta il 10% del totale delle attività del gruppo.

Il settore che non rientra in questi parametri va escluso.

Questi settori modesti possono quindi essere aggregati e si può darne un’informativa a livello

aggregato.

Attenzione che però i settori esclusi complessivamente non possono superare il 25% del totale

delle vendite.

Bisognerà nel caso in cui sia superiore al 25% dare informativa di un altro settore in via specifica al

fine che a livello aggregato non si superi il quarto delle vendite.

I dati e le informazioni fornite devono essere comparative con l’anno precedente.

Quindi se il settore è disciplinato per la prima volta bisognerà dare informativa anche dell’esercizio

precedente.

L’IFRS 8 prevede l’inserimento di altre informazioni:

- Modalità di determinazione dei segmenti: sulla base del prodotto o sulla base dell’area

geografica in base a come opera il COO: ci potrà essere il responsabile del singolo

prodotto oppure il responsabile dell’area geografica con tot. Prodotti).

- Modalità di operazioni intrasegmento: ovvero i prezzi di trasferimento.

- Modalità di ripartizione dei costi centrali fra i vari segmenti.

- Vendite per prodotto: se vi è un segmento che produce prodotti diversi allora bisognerà

dare informazioni diverse per prodotto.

Altre informazioni devono essere date anche se l’impresa non ha segmenti ma ha un solo settore:

- Vendite per prodotto,

- Vendite domestiche e estere,

- Eventuale dipendenza da pochi clienti (concentrazione): si tratta quindi di un indice di

rischio notevole.

- Dare elenco dei clienti ,che rappresentano almeno il 10% del fatturato, includendo anche

le società sottoposte a comune controllo.

IFRS 13 MISURAZIONE A FAIR VALUE.

Il fair value è obbligatorio in pochissimi casi: ias 41, nelle attività biologiche, per alcuni strumenti

finanziari, per le scorte dei brokers in commodities, e facoltativo in altri casi.

Nonostante questo il fair value è molto frequente soprattutto nella valutazione degli strumenti

finanziari.

Per questo il board si è preoccupato di dare una definizione di fair value.

L’ifrs 13 non dice quando utilizzare il fair value, ma dà invece una definizione e ci dice come

calcolare questo valore.

Il fair value è il prezzo che si incasserebbe per la vendita di un’attività o che si pagherebbe per

trasferire la passività in una normale transazione fra partecipanti in un mercato alla data di

misurazione.

Si tratta quindi di un exit price.

Non è una transazione forzata ed è una transazione fra parti indipendenti.

È importante naturalmente la data di misurazione: il fair value è il valore spot alla data di

misurazione che normalmente è la data in cui si fa il bilancio.

Siccome è un prezzo di mercato bisogna sempre ricercare un prezzo che si formerebbe in un

mercato.

Se non c’è un mercato bisogna capire come si formerebbe il prezzo se non vi è il mercato.

Per formare il fair value bisogna tenere conto di quelle che sono le caratteristiche che i partecipanti

al mercato richiedono all’interno del mercato stesso in termini di condizioni di vendita e in termini di

localizzazione.

Bisogna anche tenere conto delle condizioni di utilizzo del bene (consumo e obsolescienza dello

stesso), e le restrizioni all’uso del bene stesso.

Il mercato che si deve considerare e il mercato principale: il mercato nel quale l’impresa opera, il

mercato nel quale l’impresa andrebbe normalmente a vendere il bene. Se non vi è questo mercato

o meglio vi sono più mercati dove io posso andare a vendere il bene bisogna tenere conto del

mercato più vantaggioso se si dovesse vendere, si presuppone infatti che il comportamento

dell’impresa è un comportamento razionale e che si andrà a vendere il bene nel mercato dove mi

verrà fatto il prezzo più alto.

Nel caso di attività non finanziarie bisogna tenere conto del fatto che i partecipanti al mercato

possano fare il migliore uso di questo bene da solo o in combinazione con altri beni: se si deve

vendere una partecipazione non quotata si deve considerare che il fair value deve tenere conto

che chi la compra può avere anche sinergie con altre attività già in possesso.

Infatti se so che in questa ipotetica transazione di mercato i mei potenziali acquirenti possono

utilizzare al meglio il bene che sto vendendo, mi daranno sicuramente un prezzo miglio; si deve

quindi considerare anche la possibilità di eventuali sinergie tra il mio bene e quello che può

utilizzare il mio potenziale acquirente.

Si cerca sempre quindi il miglior fair value, un prezzo che è il più remunerativo possibile.

L’IFRS 13 prevede tre livelli di fair value:

- Livello 1: se esiste un prezzo sul mercato allora il fair value sarà dato da questo prezzo.

Il mercato deve però essere attivo.

Per mercato attivo si intende un mercato in cui vi è una pluralità di partecipanti, e i prezzi

sono inoltre accessibili a chiunque, ed inoltre i quantitativi di scambio sono rilevanti.

Vi è però un problema sottostante sul quale lo IAS sta lavorando: il mercato in caso di

strumenti finanziari mi dice quanto vale un’azione, ma se si dovesse vendere un pacchetto

importante, o addirittura un pacchetto di controllo, quale prezzo prendere?

Finora lo IAS ha sostenuto di moltiplicare il numero di azioni per il prezzo di mercato di ogni

singola azione.

Tuttavia questo non è molto corretto in quanto il controllo o l’influenza dominante ha un

valore.

Su questo il Board non ha ancora cambiato opinione in quanto questo metodo è semplice e

sicuramente obiettivo, al contrario della valutazione del premio di controllo che sarebbe

sicuramente una valutazione obiettiva.

- Se non c’è il prezzo di mercato si passa al secondo livello.

Livello 2: si cerca di stimare il prezzo partendo da input desunti dal mercato, osservabili dal

mercato.

Ad esempio un’obbligazione se non è quotata posso prendere un obbligazione quotata

simile in termini di scadenza, merito creditizio, interesse e tolgo una piccola parte del valore

in quanto l’obbligazione non è immediatamente liquida.

Quindi gli input da considerare possono essere:

Prezzi quotati per attività o passività simili,

Prezzi quotati per la medesima attività o passività in mercati non attivi.

Altri parametri: come tassi o curve di interessi, volatilità, ratings: credit spread.

- Livello 3: Se non esiste il mercato e non esiste la possibilità di far riferimento a beni simili

trattati in un mercato attivo, allora si utilizzano tutte le tecniche valutative inventate dalla

finanza, in cui si utilizzeranno input di vario genere. Si tratta quindi di parametri più o meno

desumibili dal mercato.

Si tratta di tecniche valutative talvolta molto complesse.

Più si scende di livello meno attendibile è il numero che deriva da questo tipo di valutazione.

Ecco perché nell’IFRS 7 si richiede una mole di informazione molto ampia in termini soprattutto di

come si è arrivati a stabilire un valore di fair value di livello tre.

IFRIC 12: SERVIZI IN CONCESSIONE.

Le interpretazioni SIC e IFRIC sono parte integrante del sistema IFRS ed hanno pari valenza

cogente dei principi veri e propri.

In teoria l’IFRIC dovrebbe soltanto fornire interpretazioni e quindi intervenire su standard che non

risultano chiari.

Però con la riforma del 2000 è stato attribuito all’organo la possibilità sul mandato del board di

emettere interpretazioni su argomenti minori.

L’IFRIC 12 è uno standard vero e proprio che si applica ad una particolare attività e ad un

determinato settore economico, cioè quello dei servizi in concessione.

Questo principio tratta di quelle situazioni in cui l’impresa completa un’opera di lungo periodo e a

fronte di concessione può utilizzare l’opera stessa.

In questo caso vi è quindi un ente concedente (normalmente un ente pubblico), il quale richiede

che venga costruita un’opera, e in cambio dà contrattualmente la concessione (gestione) di tale

opera a chi l’ha costruita; così facendo ci si potrà ripagare dei costi attraverso la gestione

dell’opera.

Un esempio sono le autostrade, i ponti, gli ospedali, gli aeroporti.

Vi è quindi un ente pubblico che demanda la costruzione dell’opera che poi verrà gestita da chi l’ha

costruita; tuttavia il controllo è ancora dell’ente concedente, tant’è che al termine della

concessione, il bene ritorna all’ente concedente.

Si ha quindi una situazione in cui il concedente ha di fatto il controllo dell’infrastruttura, la gestione

del periodo è quindi per conto del concedente in quanto l’infrastruttura è comunque di proprietà del

concedente che a termine ne riotterrà il possesso.

Perciò il concessionario non può iscriversi nel proprio bilancio il bene come cespite proprio ma lo

deve contabilizzare come un bene costruito su commessa per conto dell’ente pubblico

concedente, secondo le disposizioni dello IAS 11. In genere il concedente è anche colui che fissa il

prezzo.

Chi costruisce sta però effettuando un’opera di lungo periodo per conto del concedente, è come se

stesse operando in un regime di contratto di lungo termine.

Per cui durante la fase di costruzione deve applicare lo IAS 11 che prevede che l’opera mano a

mano che viene costruita deve essere contabilizzata a ricavo.

In questo caso il ricavo è il margine normale di profitto che si prevede da una costruzione in

economia.

Quindi l’IFRIC 12 identifica due momenti distinti:

Il momento in cui un soggetto costruisce l’infrastruttura,

 Il momento in cui avviene lo scambio: chi ha costruito l’infrastruttura sa che quest’ultima

 non sarà sua, ma potrà solo gestirla; lo scambio consiste nel costruire l’opera e ottenere il

diritto a gestirla e attraverso ciò generare dei ricavi.

Quindi nel corso della costruzione, dato che si tratta di opere di lungo periodo, si segue lo IAS 11:

commesse di lungo periodo e si registra un margine di profitto in funzione dell’avanzamento della

commessa.

Quando l’opera è finita, questa è considerata come consegnata all’ente pubblico a fronte della

somma totale dei corrispettivi che saranno ricavati dalla gestione dell’infrastruttura lungo il periodo

di concessione.

Avverrà quindi l’ipotetico scambio e si dovrà analizzare il contenuto dell’accordo di concessione:

Attività finanziaria, i compensi vengono fissati dall’ente concedente, e dato che i compensi

 sono fissi si registrerà un credito seguendo lo IAS 39.

In tal caso i compensi saranno registrati come il rimborso di un finanziamento.

Il compenso sarà costituito da tre elementi: il rimborso, gli interessi attivi e il margine di

profitto.

Attività immobiliare, se i compensi non sono fissi ma sono variabili allora l’opera verrà

 considerata come un bene immateriale, cioè un diritto e si applicherà quindi lo IAS 38.

Si identificheranno allora: i ricavi, i costi di gestione, l’ammortamento del bene immateriale.

In entrambi i casi gli obblighi di manutenzione/ripristino saranno riflessi come passività secondo le

disposizioni dello IAS 37.

Vengono esclusi da questo tipo di regole i ricavi accessori, ad esempio se sull’autostrada viene

costruita una piazzola di sosta, che viene data in affitto agli autogrill o alle pompe di benzina, si

avranno dei ricavi accessori.

Prima dell’applicazione di tale regola si capitalizzavano tutti i costi e si effettuava successivamente

l’ammortamento, mentre ora con questo sistema l’impresa che opera in tale settore acquisisce

immediatamente il margine di profitto derivante dalla costruzione, che non ha più

successivamente.

Ciò ha stravolto i bilanci delle imprese di costruzione.

Vediamo un ripasso di quanto detto sull’IFRIC 12 corredato da due esempi.

Il principio tratta come rappresentare in contabilità e quindi in bilancio gli accordi in concessione.

Il principio o meglio l’interpretazione si applica quando:

Vi è un concedente che ha il controllo su una struttura generalmente costruita da un

concessionario, ma può anche essere che il concessionario l’abbia acquistata, per l’erogazione di

servizi di pubblica attività.

Il concedente è un ente pubblico.

Il concessionario non ha il controllo della struttura perché il concedente ente pubblico tornerà in

possesso della struttura alla fine della concessione inoltre buona parte dell’attività svolta tramite

questa struttura è regolamentata dal concedente.

Ad ex: autostrade.

Si aprono due vie:

- Concedente garantisce per tutta la durata dell’incarico un introito per i servizi garantiti (no

rischio imprenditoriale).

- Concedente fissa solo dei prezzi variabili ma non da garanzia di quello che è il totale dei

ricavi che potrebbe derivare dall’utilizzo della struttura.

(Si tratta quindi della concessione di un diritto: a tenere gli utili che deriveranno dalla

struttura per un determinato periodo di tempo).

In precedenza le imprese mantenevano il bene al proprio interno e lo ammortizzavano in modo da

farlo arrivare a zero al momento del termine della concessione e non averlo più in bilancio scaduti i

termini.

Materia di questo standard contabile è la contabilizzazione del bene da parte del concessionario,

fornisce le linee guida sulla modalità di rilevazione e valutazione degli accordi per servizi in

concessione da pubblico a privato da parte del concessionario.

Condizioni da soddisfare per l’applicazione di questo principio:

- Concedente controlla o regolamenta quali servizi il concessionario deve fornire con

l’infrastruttura, a chi li deve fornire e a quale prezzo.

- Il concedente controlla, tramite la proprietà, titolo a benefici o in altro modo, qualsiasi

interessenza residua significativa nell’infrastruttura alla scadenza dell’accordo.

Esempi di controllo:

quali servizi: il concedente può determinare la tipologia di servizi da fornire attraverso un contratto.

A chi: destinata al concessionario o ad utenti.

A quale prezzo: non per forza fisso ma il concedente deve regolamentarlo: ad ex. Tetto massimo di

prezzo.

Il controllo del concedente sull’interessenza residua significativa restringere la possibilità pratica di

vendere o impegnare l’infrastruttura.

Il controllo è quindi del concedente soprattutto per via dell’interessenza residua.

Questo principio si applica come già accennato in precedenza all’infrastruttura che ha costruito il

concedente o che lo stesso ha acquisito.

Per applicare questo principio in maniera corretta bisogna fare riferimento ad altri standard

contabili:

IAS 11: contratti su commessa per la costruzione,

IAS 16: immobilizzazioni materiali,

IAS 18: ricavi,

IAS 23: capitalizzazione oneri finanziari,

IAS 36: impairment test,

IAS 38: contabilizzazione beni immateriali.

PRINCIPALI IMPATTI DERIVANTI DALL’APPLICAZIONE DELL’IFRIC 12.

- Infrastruttura: l’iscrizione avviene come

attività immateriale: se il concessionario ha il diritto di far pagare i contribuenti per l’utilizzo

di questa struttura,

attività finanziaria se il concessionario ha diritto incondizionato di ricevere disponibilità

liquide dal concedente.

- Ricavi e Costi costruzione: contabilizzati secondo il criterio della % di completamento:

prendo il ricavo mano a mano che completo la costruzione.

- Ricavi e costi della gestione: si tratta di normali ricavi e costi contabilizzati come previsto

dallo IAS 18.

- Obbligo di costruire nuove infrastrutture o di migliorarle, nell’attività immateriale i costi

vengono capitalizzati al momento del loro sostenimento. Vi è sempre l’obbligo di verificare

che questi maggiori costi sostenuti siano recuperabili con i ricavi. Inoltre questi costi li devo

già stanziare adesso per farli poi concorrere pro quota ai costi sostenuti (fondo oneri). In

caso di costi ulteriori alla fine dell’utilizzo.

- Obblighi di ripristino livello funzionalità infrastruttura: contabilizzati come previsto dallo IAS

37 quello detto su.

- Oneri finanziari riconducibili all’accordo capitalizzati se l’accordo determina un’attività

immateriale.

Se il concessionario fornisce servizi di costruzione o miglioria tali infrastrutture non devono essere

rilevate come immobili, impianti e macchinari, (attività materiali) poiché il contratto di concessione

del servizio non conferisce al concessionario il diritto di controllare l’uso dell’infrastruttura. Il

corrispettivo ricevuto o che riceverà per tali servizi deve essere rilevato al fair value come:

Attività immateriale -> se il concessionario ha il diritto (non incondizionato) di far pagare gli utenti

del servizio pubblico;

Attività finanziaria -> se il concessionario ha il diritto incondizionato di ricevere disponibilità liquide

o un’altra attività finanziaria dal concedente.

I costi e i ricavi relativi alla fase di costruzione o miglioria dell’infrastruttura sono rilevati sulla base

dello IAS 11: lavori su ordinazione.

Il contratto può prevedere l’obbligo di mantenere o ripristinare un determinato livello di funzionalità

dell’infrastruttura, essi si distinguono in due categorie:

- Normale manutenzione: costi.

- Interventi di sostituzione: in genere si fa un’aggiunta al contratto e questo rientra nell’ambito

dell’IFRIC 12.

- La manutenzione programmata: in base allo IAS 37 deve essere calcolato in anticipo la

stima dei costi e poi li attualizzo in modo che ogni anno avrò a conto economico il loro

effetto dovuto alla parte finanziaria.

Gli oneri finanziari sostenuti dal concessionario e riconducibili all’accordo devono essere

contabilizzati nelle diverse fasi come segue:

Nella fase di costruzione in ambito di attività immateriale questi oneri vengono capitalizzati e portati

in aumento. IAS 23 obbligo di capitalizzazione.

Nell’ambito di attività finanziaria questi oneri finanziari sono rilevati a conto economico perché nel

canone concesso da concedente sono ricompresi.

Nella fase di gestione sempre rilevati a conto economico sia nel caso di attività immateriale che nel

caso di attività finanziaria.

Modello attività finanziaria.

Il presupposto di base per applicare il modello dell’attività finanziaria è il diritto incondizionato in

capo al concessionario a ricevere flussi di cassa garantiti contrattualmente dal concedente per i

servizi di costruzione.

In questo caso si prescinde dall’effettivo utilizzo dell’infrastruttura.

Vi può essere una variante al diritto incondizionato: il concessionario garantisce il rimborso per

ogni eventuale differenza tra gli importi ricevuti dagli utenti del servizio pubblico e gli importi stabiliti

nell’accordo di concessione.

Il concessionario già nella fase di costruzione registra un credito per l’ammontare pari al fair value

dei servizi resi: costo + margine di profitto.

Nella fase di gestione contabilizza:

I ricavi per i servizi di gestione ed i proventi finanziari maturati sull’attività finanziaria;

- I costi di gestione dell’infrastruttura e gli eventuali oneri finanziari legati al finanziamento

- dedicato a cui la società è ricorsa per effettuare l’investimento.

ESEMPIO.

Si ipotizzi un contratto di concessione relativo alla costruzione, in 2 anni, di una strada, e di gestirla

e mantenerla in determinazione condizioni per successivi 8 anni. L’accordo prevede inoltre il

rifacimento dell’asfalto nell’ottavo anno di concessione da riconoscere come ricavo del periodo

(non come obbligazione contrattuale).

I costi stimati dal concessionario ed il fair value dei servizi resi sono i seguenti:

costo F.V.

Costruzione 1.000 (500 per anno) + 5%= 1.050

- Costi di gestione 80 (10 annui) + 20%= 96

- Rifacimento manto stradale 100 + 10% = 110

-

TOTALE: 1.180 1.256

L’accordo prevede il pagamento da parte del concedente di 200 annui a partire dall’avvio della

gestione della strada (in totale 1.600 in 8 anni).

In base a queste informazioni il tasso di interesse effettivo implicito dell’accordo è del 6,18%

annuo.

La società inoltre contabilizza oneri finanziari relativi alla concessione stimati al 6,7% dei costi.

Illustrare il trattamento contabile dell’accordo secondo quanto previsto dall’IFRIC 12.

I primi anni costruisco la struttura e poi mi prendo già adesso il margine di profitto implicito alla

costruzione.

Il credito sarà pari a 525.

Le disponibilità liquide saranno -500.

La situazione combacia con il 25 di risultato netto.

Il secondo anno proventi finanziari: tasso interno di rendimento. Diminuisce per il minor effetto

dell’attualizzazione.

Oneri finanziari calcolati sul debito dell’anno precedente.

Il credito iniziale aumenta di 525.

Le disponibilità liquide diminuiscono di 500 ma anche dei proventi finanziari.

Il secondo anno la somma darà 48 ovvero la somma dei due utili.

Il terzo anno si comincia a gestire l’infrastruttura: costi di gestione il credito si riduce perché

comincio ad incassare.

Anno successivo continua come l’anno precedente.

All’anno 8 c’è il rifacimento che vale 110 + margine del 10%.

All’ultimo anno si conclude la situazione.

Quindi questa attività ci dice che sono necessari finanziamenti molto elevati il primo anno: mi

indebito per prestare a qualcuno che poi mi ripaga 200 all’anno.

TIR tasso che eguaglia tutti i guadagni futuri alla data di adesso.

Modello attività immateriale.

Nel modello dell’attività immateriale il concessionario a fronte dei servizi di costruzione e miglioria

dell’infrastruttura acquisisce il diritto a far pagare gli utenti che si servono dell’infrastruttura

stessa.

Pertanto, i flussi finanziari del concessionario non sono garantiti dal concedente.

Nella fase di costruzione non vi sarà più il credito, ma si sta costruendo un diritto a far poi fruttare

questa struttura: bene intangibile/immateriale.

Mano a mano che costruisco aumento il bene immateriale di un ammontare pari al fair value dei

servizi di costruzione resi. Tale attività include anche gli oneri finanziari legati al finanziamento

capitalizzati.

Nella fase di gestione il concessionario rileva: i ricavi derivanti dai servizi resi agli utenti e i costi di

gestione dell’infrastruttura.

ESEMPIO.

Si ipotizzi un contratto di concessione relativo alla costruzione, in 2 anni, di una strada, e di gestirla

e mantenerla in determinazione condizioni per successivi 8 anni. L’accordo prevede inoltre il

rifacimento dell’asfalto quando le sue condizioni saranno inferiori al minimo richiesto

contrattualmente. Il concessionario prevede che questo avverrà all’ottavo anno.

I costi stimati dal concessionario ed il fair value dei servizi resi sono i seguenti:

costo F.V.

Costruzione 1.000 (500 per anno) + 5%= 1.050

- Costi di gestione 80 (10 annui) + 20%= 96

- Rifacimento manto stradale 100 + 10% = 110

-

TOTALE: 1.180 1.256

L’accordo prevede che il concessionario venga pagato attraverso i pedaggi pagati dagli utenti,

previsti per 200 annui negli otto anni di gestione.

La società inoltre contabilizza oneri finanziari relativi alla concessione stimati al 6,7% dei costi.

Illustrare il trattamento contabile dell’accordo secondo quanto previsto dall’IFRIC 12.

Il primo anno lo stato patrimoniale sarà compreso dalle attività immateriali, dal fondo oneri (che

nell’esempio precedente era ricompreso nel canone) e l’indebitamento.

Sul 500 si pagano gli oneri finanziari il secondo anno che vengono capitalizzati e non passano da

conto economico.

Gli oneri finanziari andranno cmq pagati e vengono tolti dalla cassa.

1084/8= ammortamento del bene.

Si può utilizzare un metodo di ammortamento diverso da quello lineare: in funzione dei ricavi, la

risposta è stata negativa: il diverso ammortamento deve rappresentare l’effettivo deperimento del

bene.

Oneri finanziari: costi rifacimento stradali all’anno 8 li devo considerare nei primi 8 anni di utilizzo

della strada.

All’anno 8 deve essere rifatta la strada: utilizzo il fondo oneri a fronte dei costi sostenuti.

I due modelli sono quindi completamente diversi anche se a parità di contenuti danno gli stessi

risultati ripartiti nel tempo più o meno nella stessa maniera.

Bisognerebbe tenere conto anche delle imposte correnti e differite (se i costi e i ricavi vengono

attribuiti a periodi diversi dall’AF).

Questa costruzione quindi la chiamo o credito o immobilizzazione immateriale, è possibile

chiamarli lavoro in corso di costruzione e poi girarli a fine costruzione a ricavi a ad attività

immateriali.

IFRIC 13 PROGRAMMI DI FIDELIZZAZIONE DELLA CLIENTELA.

Si tratta di un principio contabile a tutti gli effetti, e nello specifico si occupa degli aspetti contabili di

quelle vendite di prodotti o servizi associate a programmi di accumulo di punti che, una volta

raggiunto un certo livello, consentono al cliente di ricevere merce o servizi gratuiti o a prezzo

scontato.

Chi imposta tali piani di fidelizzazione dovrà contabilizzare in qualche modo l’obbligazione che si è

assunto.

Secondo l’IFRIC 13, attraverso i programmi di fidelizzazione, l’impresa vende due prodotti:

- Il prodotto principale,

- Un diritto accessorio, identificato dai punti.

L’impresa dovrà scorporare il fair value della vendita del prodotto principale del fair value del diritto

accessorio.

Quindi si stima il diritto e per differenza si toglie dal ricavo del prodotto principale.

Qual è il fair value dei punti fedeltà?

Dato che per ottenere il prodotto bisognerà raggiungere un certo numero di punti, bisognerà

stimare il tasso di redemption, cioè il tasso di quante persone effettivamente usufruiranno dei punti

da aggiornare periodicamente.

Bisognerà quindi effettuare delle stime, e successivamente una parte dei ricavi del prodotto

principale sarà isolata e differita perché si presuppone che il ricavo si ottiene quando si sarà

effettuata la vendita del prodotto accessorio.

IFRS 15 RICONOSCIMENTO DEI RICAVI.

L’IFRS 15 in realtà si chiama “contratti con i clienti”.

Il che vuol dire che tutte quelle operazioni che generano plusvalenza, ricavi ma che non sono

effettuate con un cliente sono escluse dall’applicazione di questo standard.

Ci si chiede se questa metodologia si possa applicare per analogia anche in altri casi, per esempio

nel caso degli acquisti in via speculare.

È uno di quei casi dove in forza dello IAS 8 in mancanza di uno IAS specifico si può applicare un

principio simile.

All’interno dello standard vi sono degli esempi illustrativi che sono parte integrante del principio

stesso.

Gli esempi illustrativi sono 63, tra l’altro vista l’innovatività rispetto al passato di questo principio,

una volta emesso prima che entrasse in vigore si è subito fatta una post implementation revue:

ovvero un riesame di uno standard una volta che è stato emesso e applicato.

Queste modifiche possono essere apportate tramite annual improvement o attraverso

interpretazioni emesse dall’IFRIC.

Questo sta a significare che su alcuni aspetti non si era del tutto sicuri data anche che la varietà

del tema era e rimane molta.

Questo principio è stato emesso in maniera simile dai principi Americani, o meglio ci si è accordati

fra board per emettere un principio omogeneo.

Il Criterio generale stabilisce che: si riconosce il ricavo solo quando si è eseguita una prestazione,

quando si è adempiuto ad una obbligazione.

L’obbligazione è adempiuta quando si trasferisce un bene o un servizio al cliente.

Il trasferimento è avvenuto quando il cliente ottiene il controllo del bene.

La realtà però è più complessa nel mondo dei ricavi, bisogna allora avere una definizione di

controllo: il controllo è la capacità di indirizzare l’uso e ottenere sostanzialmente tutti i benefici del

bene.

Questa capacità viene chiamata ability.

Ad esempio si ritiene che il cliente abbia il possesso del bene quando:

può utilizzare il cespite per produrre beni o servizi,

- per migliorare altri beni della società,

- per venderlo,

- per ipotecarlo,

- per mantenerlo in magazzino.

-

L’avverbio sostanzialmente ci dice che bisogna verificare caso per caso se vi è il controllo da parte

del cliente: per ogni contratto bisogna verificare specificamente se il cliente ha il controllo del bene.

Da notare come questa definizione di controllo è diversa da quella che vi è in altri standard:

nell’IFRS 10 il controllo è riferito al controllo di un’altra società.

DEFINIZIONI:

Obbligazione: è una promessa a trasferire beni che deriva da un contratto.

- L’enfasi è sull’esistenza di un contratto, deve esistere un contratto, in mancanza non si è

obbligati.

I beni devono essere trasferiti al cliente.

Il cliente è colui (persona fisica o società) che riceverà i beni che sono un prodotto (output)

- dell’attività caratteristica (ordinary) del venditore.

Se l’impresa vende un cespite, questa non è un’attività tipica caratteristica e quindi è

esclusa da questo principio (salvo che non la si faccia rientrare per analogia).

Questo principio ha modificato lo IAS 18 che disciplinava in maniera atipica il riconoscimento dei

ricavi in quanto andava a vedere una somma di casistiche su come contabilizzare i ricavi.

Questo standard non dava delle premesse metodologiche, l’unica premessa che dava era di

considerare ricavo quando vi era il trasferimento di rischi e benefici del bene al cliente (la

differenza rispetto ad oggi è quindi rilevante).

Secondo il board sostituire il controllo con i rischi e benefici che vi erano in precedenza comporta

la riduzione al minimo dei casi sfumati che non rientravano nello IAS precedente.

Il controllo fa rientrare al suo interno anche il concetto di impegno: prima si andava a vedere se

sostanzialmente vi era il trasferimento di rischi ora il controllo del bene.

Quindi il criterio del controllo rimuove le incertezze che vi erano in precedenza sui rischi e benefici.

I rischi e benefici creavano particolare problemi soprattutto con riferimento al fatto che confliggono

con gli impegni contrattuali: ad esempio bisognava applicare il differimento del ricavo se il

venditore tratteneva alcuni rischi.

Ora con il criterio del controllo generalmente si anticipano i ricavi rispetto che in precedenza.

Tuttavia in taluni casi questo criterio è più prudente (come vedremo con il criterio dell’highly

probable).

Il trasferimento del controllo è quindi fondamentale in questo standard:

il controllo può essere trasferito:

In via continuativa,

- In uno specifico momento.

-

A seconda che si ritenga che il controllo è trasferito in uno specifico momento o in via continuativa

allora verrà contabilizzato interamente in quel momento altrimenti il ricavo verrà preso mano a

mano che questo maturerà (la differenza che ne deriva è quindi contabilizzare i ricavi in momenti

diversi).

Indicatori del trasferimento del controllo sono:

Venditore ha un diritto ad essere pagato: un diritto ad essere pagato sorge solo quando la

- prestazione è stata eseguita;

Il cliente ha titolo legale sul bene;

- Il cliente ha il possesso del bene;

- Il cliente ha i rischi e i benefici significativi del bene (nello IAS 18 era il criterio base);

- Accettazione da parte del cliente del bene.

-

Altre definizioni:

da questi contratti sorge un’obbligazione, questa performance obligation è la promessa in

- un contratto a trasferire al cliente beni e servizi distinti oppure una serie di beni e servizi

sostanzialmente uguali.

Nel caso di trasferimento di beni e servizi distinti non si ha una performance obligation, ma

si hanno più performance obligation con la conseguenza che il ricavo può essere preso in

momenti diversi.

Stand alone selling price prezzo di vendita del bene singolo.

- Se si vende più beni e servizi non uguali tra loro ma il prezzo è stato stabilito in via

complessiva devo stabilire il prezzo di ogni singolo bene, questo è dato dalla definizione di

stand alone selling price.

Ovvero il prezzo a cui si venderebbe il bene o servizio ad un cliente.

Transaction price: corrispettivo a cui ci si attende di avere diritto per il trasferimento del

- controllo. Vi sono delle situazioni in cui il prezzo potrebbe essere variabile, ci potrebbero

essere addirittura delle situazioni estreme in cui ci si attende un prezzo zero poiché si sa

che il cliente non pagherà.

Contract asset: è il diritto al corrispettivo per il trasferimento al cliente del controllo di un

- bene o di un servizio. Il diritto esiste ed è condizionato solo dal tempo.

Contract liability è l’obbligazione a trasferire beni e servizi al cliente per cui si è già ricevuto

- o è maturato il corrispettivo.

Ad esempio in caso di costruzione su commessa: le entrate possono essere stabilite in

modo che vengano corrisposte prima dell’esecuzione dell’obbligazione stessa in questo

caso quanto bisogna ancora dare la cliente già pagato viene definito contract liability.

Questo standard abbiamo detto che tratta in via esclusiva i contratti con i clienti e quindi

generalmente la maggior parte dei ricavi, ma in generale oltre allo IAS 18 ha sostituito anche altri

standard.

Gli standard sostituiti da questo IFRS 15 sono:

Ias 11: construction contracts.

- Ias 18, revenue.

- Ifric 13: customer loyalty program: vi sono dei concetti che rientrano nel principio della loro

- disciplina.

Noncnhé l’Ifric 15, l’Ifric 18 e il Sic 31.

-

Questi principi verranno sostituiti a partire dal 31 dicembre 2017.

Contratti esclusi: non tutti i contratti con i clienti saranno assoggettati alla disciplina de nuovo IFRS

15, ma solo i clienti intesi come destinatari di un output, di trasferimento di beni e servizi tipici del

venditore.

Vengono allora esclusi:

Contratti di leasing: IAS 17 che verrà modificato dal 2022 dall’IFRS 16 (forse).

- Contratti di assicurazione (sembra che entro giugno uscirà il documento: IAS 4).

- Strumenti finanziari: categoria complessa e trattata a parte.

- Scambi non monetari tra entità operanti nello stesso settore per facilitare le attività di

- vendita, ovvero: due operatori che operano nello stesso settore si scambiano dei beni al

fine di migliorare l’uno con l’altro le proprie vendite. Ad esempio ci si scambiano le modalità

di trasferimento telefonico per riuscire a soddisfare tutti i propri clienti anche in posti non

coperti dalla fibra.

Un altro esempio ci si scambia il contenuto delle navi all’interno dell’oceano.

Si tratta appunto di contratti tra concorrenti e non con i clienti.

Per identificare un ricavo ai fini dell’IFRS 15 si devono seguire 5 passi:

1) Identificare il contratto :

un contratto per essere qualificato come tale deve essere approvato tra le parti, non è

- necessaria la forma scritta ma può essere orale, o per usi o prassi.

All’interno del contratto devono essere chiari diritti e obblighi.

- Devono essere identificabili i termini di pagamento.

- È probabile che si riceverà il corrispettivo: se vi è un contratto all’interno del quale ciascuna

- delle due parti può uscire dal contratto senza pagare penali allora non viene classificato

come contratto in quanto non è probabile che riceverà il corrispettivo.

Per probabile abbiamo visto che si intende più del 50% di probabilità e quindi questa

situazione impone di svolgere un’analisi del più probabile che no.

Non serve l’intenzione ma bisogna verificare la probabilità.

Il contratto deve avere sostanza commerciale: non deve essere fittizio. In alcuni standard

- emessi dal board vi sono delle clausole simili a questa definite anti-abuse per vietare che

un operatore possa soddisfare quanto previsto dal principio ma senza effettivamente

effettuare una vendita.

Se il contratto non è identificabile, non si applica questo principio e quello che si è incassato viene

registrato come passività. Elimino la passività e riconosco il ricavo solo se il cliente termina il

contratto e non ha diritto ad un rimborso e se non vi sono altri beni o servizi da fornire (il cliente

esce dal contratto e i soldi già versati non sono rimborsabili).

Quindi la passività è estinta e il ricavo riconosciuto solo se:

Il cliente termina il contratto e il corrispettivo non è rimborsabile,

- Non vi sono altri beni o servizi da fornire.

-

Combinazione di contratti: si possono avere più contratti, se ricorrono queste condizioni questi

contratti si devono considerare in blocco. Vengono combinati i contratti se:

Sono negoziati in blocco per lo stesso obiettivo commerciale.

- Il negoziato in blocco deve avvenire con lo stesso cliente o con parti correlate. (anche se le

- correlate sono entità giuridiche diverse),

Se i prezzi e le prestazioni sono interdipendenti: il prezzo di uno non condiziona il prezzo

- dell’altro. Beni e servizi sono un’unica obbligazione.

Modifiche contrattuali: cosa succede se nel corso del contratto si cambia il prezzo o l’oggetto del

contratto.

Innanzitutto la modifica esiste ed è tale se:

Le modifiche sono approvate dalle parti.

- Se la modifica avviene in contenzioso. Se non è definito un nuovo prezzo si deve stimare la

- variazione.

La modifica può derivare addirittura da un nuovo contratto.

Si ha un nuovo contratto se:

L’oggetto del vecchio contratto è ampliato per inclusione di nuovi beni o servizi.

- Il corrispettivo aumenta per un importo che riflette lo stand alone selling price dei nuovi beni

- o servizi.

Se la modifica non riguarda nuovi beni o servizi si chiude contabilmente il vecchio contratto e se ne

apre uno nuovo, il prezzo è la somma tra il residuo corrispettivo non ancora incassato (non

riconosciuto come ricavo) più il nuovo corrispettivo pattuito.

2) Identificare l’obbligazione.

È importante distinguere se l’impegno è a trasferire un bene o un servizio distinto oppure un

insieme di beni e servizi distinti oppure se invece l’impegno è a trasferire una serie di beni e servizi

distinti sostanzialmente uguali e trasferiti secondo uguali modalità.

Se i beni all’interno del contratto sono distinti allora bisogna applicare modalità distinte.

Nel mondo IFRS 15 il venditore ha venduto due cose: telefono e contratto di servizio quindi

bisognerà riconoscere dei ricavi separatamente per il telefonino e per il contratto di servizio.

Nel momento in cui il cliente sottoscrive il contratto la società di telefonia prende subito il ricavo

sottostante al telefonino e prenderà invece la parte relativa al servizio nel tempo in base

all’erogazione temporale del servizio.

Il trasferimento può quindi avvenire:

Over time,

- At point in time.

-

Per stabilire il prezzo si prende il stand alone selling price: si va a vedere il singolo prezzo dei due

beni.

Nel primo caso la società prenderà il ricavo alla consegna del telefonino subito e il ricavo derivante

dal traffico telefonico over time, perché sta offrendo un servizio continuativo.

Non importa quello che il contratto dice, ma ai fini contabili bisogna andare ad analizzare il

contratto per vedere se le partite sono distinte.


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Lucaf_94

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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e legislazione d'impresa (MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lucaf_94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi contabili internazionali ias e bilancio consolidato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Giussani Alberto.

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