Finanza per l'impresa - Le crisi
La crisi dei mutui subprime
Cosa: mutui immobiliari ad alta insolvenza
Dove: Stati Uniti
Quando: momento rappresentativo della crisi
Lo sviluppo della crisi dei mutui subprime
- Rallentamento economia americana (2000)
- Intervento sui tassi di interesse (fino a giugno 2003): quindi si è ridotto il costo del denaro
- Gli effetti della politica monetaria espansiva (crescita mutui subprime, cartolarizzazioni e SPV, espansione finanziaria)
- Venivano fatti prestiti a tutti perché anche se c’era insolvenza si vendevano le case in poco tempo, visto che il mercato immobiliare era molto veloce
- In più le banche cartolarizzavano i mutui incassando subito il valore attuale dei futuri flussi di cassa
- Le banche che cartolarizzavano vendevano alle SPV, prendevano i soldi a debito, emettendo obbligazioni per acquistare subprime
- Mentre si incassava dai mutuatari si ridava il prestito agli obbligazionisti delle SPV
- Le banche cartolarizzavano perché il valore attuale dei prestiti era sopra la pari, guadagnavano subito, e iniziava di nuovo il circolo
- A fronte di 1€ di mutuo, c’erano molti più euro di ricchezza finanziaria artificialmente prodotta
- Un nuovo intervento sui tassi di interesse (da giugno 2003 a giugno 2006):
- Chi aveva un contratto con tasso variabile, con poco reddito, patrimonio e a volte senza neanche il lavoro, non hanno più ripagato il mutuo
- La FED in questi tre anni ha alzato i tassi perché la domanda era crescita molto e c’era il rischio inflazione
- Lo scatenarsi della crisi ad agosto 2007 (dai mutuatari insolventi al crollo della liquidità per le imprese):
- Le SPV stavano fallendo e non capendo cosa stesse succedendo, le banche hanno cercato di non farle fallire prestandole soldi, mandando in sofferenza la liquidità delle banche stesse
- Quindi la crisi finanziaria è diventata crisi reale/economica e ha poi accelerato a sua volta quella finanziaria
La crisi del debito sovrano
Cosa: il problema era la finanza pubblica per i paesi con conti pubblici precari che ha portato a un aumento del rendimento e dello spread tra i PIIGS e il Bund tedesco
Dove: in eurozona, partita dalla Grecia
Quando: dopo la crisi dei subprime, nel 2009, dopo il nuovo governo greco, che ha ammesso difficoltà sulla salute dei conti pubblici greci
Lo sviluppo della crisi del debito sovrano
- La situazione greca (fine 2009 – inizio 2010): lo stato greco stava pagando sempre più interessi sul suo debito perché il rischio che non ci sia il rimborso era molto alto.
- La BCE poteva intervenire monetizzando il debito sul mercato primario facendo ridurre il rendimento perché se c’è sempre qualcuno che acquista sul mercato secondario, farà ridurre i rischi agli occhi degli investitori
- Non è stata aiutata perché ha prevalso l’anima non interventista dei paesi nord-europei
- Visto che non si è aiutata la Grecia, il rischio sul default per effetto contagio è arrivato anche sugli altri paesi dei PIIGS
- Il contagio tra GIPSI (o PIIGS)
Articolo A - Agenzie e azionisti: il grande conflitto
Parla del conflitto di interessi tra il valutato e il valutatore, perché in parte gli azionisti tra agenzia e società da valutare sono gli stessi. Poi la natura dei soci delle società di rating sono investitori istituzionali, che raccolgono capitali e li investono, ed essi avevano un vantaggio ad avere giudizi positivi sulle società su cui investivano. Altro problema è la collusione perché le agenzie di rating importanti sono pochissime, quindi si accordavano sui giudizi. Infine, il problema è che il valutato è colui che paga il suo valutatore, creando conflitto di interessi.
Articolo B - L'Europa è più severa con le agenzie di rating
- Dare conto degli strumenti utilizzati per maggiore trasparenza
- Dare notizie a mercati chiusi
- Calendarizzare i rating per tutto l’anno e dare il preavviso agli stati/società
- Non dare giudizi politici ma solo giudizi economici/finanziari tecnici
- Per il conflitto d’interesse ora non si può avere troppa proprietà dell’agenzia per evitare collusione monopolistica
Articolo C - Due anni di cure BCE frenano lo spread
Il 9 novembre 2011 lo spread ha raggiunto il massimo picco, 575 punti base cioè 5,75% in più del rendimento del titolo tedesco. Dopo questa impennata, verso l’inizio del 2012 c’è una importante riduzione dovuta alle riforme varate dal governo Monti, per mettere in sicurezza i conti pubblici con interventi sulle imposte e sulla spesa pubblica, come la riforma Fornero sulle pensioni, per ridurre la spesa pubblica (uscite) per contenere il deficit e attenuare la curva del debito pubblico. Queste riforme hanno dato un importante segnale al mercato, per garantire che il debito sarebbe stato ripagato alla scadenza. L’altro elemento fondamentale nell’inizio del 2012 è stato l’intervento della BCE con le iniezioni di liquidità. Questo intervento consisteva nel prestare soldi alle banche dell’area euro, ha permesso un effetto positivo sulla riduzione dello spread. Successivamente c’è un nuovo incremento e una nuova discesa dovuta all’intervento di Draghi (Whatever It Takes), che ha fatto capire che non ci sarà pericolo per il potenziale fallimento dei paesi GIPSI e in generale della tenuta dell’area euro, dopo quel momento la tendenza dello spread è stata chiaramente decrescente. Prima dell’intervento di Draghi era scesa la curva dello spread grazie al LTRO, che tuttavia non ha avuto effetti positivi molto lunghi, infatti è aumentato nuovamente lo spread fino all’intervento di Draghi, che invece è stato molto efficace.
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