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commensurabile perché i tratti linguistici non sono stabili isolatili e databili alla maniera di quelli

genetici (esempio dei Baschi, simili a livello genetico con gli abitanti del Caucaso ma non a livello

culturale). Le aree culturali sono delle regioni geografiche al cui interno sembra plausibile

comprendere una serie di elementi sociali, culturali, linguistici etc relativamente simili. Queste aree

devono essere ritenute puramente indicative per le maggiori differenze socio-culturali riscontrate

nel antropologia.

Forme storiche di adattamento: le società acquisitive

Le società dell’homo sapiens sapiens si fondavano unicamente sulla caccia-raccolto, perciò delle

cose che poteva trovare spontaneamente in natura, queste società vengono definite “acquisitive”.

Ancora oggi ci sono popolazioni, sparse per il mondo, che sopravvivono esclusivamente di caccia

e raccolta anche se sono pochissimi, con gli anni infatti la maggior parte di questi è stata

influenzata e occupata da popolazioni agricole (esempio !Kung). Le società acquisitive

solitamente, offrendo ciò che la terra produce, sono di ridotte dimensioni e nomadi ma anche

fortemente ugualitarie (esempio Vezo pescatori). Tuttavia le attuali popolazioni acquisitive non

possono essere prese d’esempio come uno specchio della nostra vecchia società perché sono

state, in tutti i casi, influenzati dalla modernità, anche se solo in piccola parte.

Forme storiche di adattamento: coltivatori e pastori

Con il domesticamente di piante e animali gli esseri umani operarono le prime vere modifiche sui

processi di crescita e riproduzione degli organismi naturali, attuando un vero e proprio

investimento lavorativo. Le società basate sull’agricoltura sono definite contadine e solitamente

tendono a stratificare la società, tuttavia, anche se in tempi diversi, le società contadine hanno

subito un processo di inurbamento sempre maggiore, portandoli ad abbandonare il lavoro dei

campi per spostarsi nelle città. Questo sia per l’avanzamento tecnologico che ha portato la

necessità di sempre minor lavoro fisico sia alla mancanza di risorse agricole in seguito all’aumento

demografico. La pastorizia e l’allevamento si distinguono perché nella prima l’animale viene nutrito

al pascolo naturale, nel secondo gli viene fornito dall’uomo. Spesso i pastori possono essere

anche nomadi, ma spesso iperpecializzata come in Medio Oriente e Nordafrica.

Oralità e scrittura

Non esiste società al mondo che ignori l’esistenza della scrittura: essa influenza anche l’aspetto

orale delle lingue, il modo in cui ci esprimiamo infatti è guidato d un pensiero che si fonda sulla

interiorizzazione della scrittura medesima. Le società senza scrittura vengono chiamate ad “oralità

primaria” (noi siamo invece “oralità ristretta”), tanto più che la scrittura esiste solo dal 3 millennio

a.C in area mesopotamica, al tempo ignoranza dell’alfabeto in sé era piuttosto diffusa ma la

società era comunque influenzata in parte da esso: questo tipo di società si chiamano “culture ad

oralità diffusa”. La nostra cultura ha profondamente interiorizzato la scrittura che è diventata una

sorta di imperialismo per le nostre menti. Alcuni popoli preferiscono ancora, come i griot africani,

usare una tecnica mnemonica molto simile a quelli degli aedi greci, fatta di formule fisse e

ripetizioni, non appresa mediante una base scritta. Spesso nelle culture orali le parole, e le

gestualità che le accompagnano, assumono un significato molto più pregnante, se non addirittura

magico (Aborigeni australiani,Baruya), rispetto alle nostre. Per i Dogon del Mali i nomi vengono

addirittura visti come una proiezione sonora nello spazio della personalità dell’uomo. Nelle culture

orali, proprio perché la cultura è selettiva, non esiste tuttavia una “conservazione dell’inutile”, e di

discorsi e memorie passate viene ricordato sempre e solo ciò che è necessario al presente. Nelle

culture ad oralità diffusa se il rapporto immediato tra parola e esperienza viene a mancare, il

significato della parola viene mutato o perso. Gli studi di Luria hanno dimostrato quanto

diversamente persone che non conoscono la scrittura e altre secolarizzare pensino diversamente: i

primi legano ciò che vedono esclusivamente alla loro esperienza mentre i secondi entrano

maggiormente in contatto anche con altri mondi e punti di vista.

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Percezione e cognizione

La percezione del mondo circostante coincide con i processi mediante i quali gli individui

organizzano le informazioni di natura prevalentemente sensoriale, ma la percezione del mondo

fisico và ben oltre i cinque sensi, dipende dal soggetto, è perciò necessario dividere in due

categorie:

- sistemi cognitivi elementari: universalmente presenti, identici in tutti gli esseri umani:

- astrazione

- categorizzazione

- induzione

- deduzione

- sistemi cognitivi funzionali: sono prodotti dal contesto culturale, strategie dei processi cognitivi in

funzione della risoluzione di particolari problemi che cambiano a seconda di tale contesto

Di grande importanza sono anche gli stili cognitivi: il diverso modo in cui individui provenienti da

ambienti culturali differenti si rapportano al mondo sul piano cognitivo

- stile cognitivo globale: disposizione cognitiva che parte dalla totalità del fenomeno considerato

per giungere solo successivamente alla particolarità (società tradizionali)

- stile cognitivo articolato: dal particolare alla globalità (società euro-americana)

L’etnoscienza è lo studio di come le culture organizzano le loro conoscenze del mondo attuale, tali

conoscenze e concezioni non sono casuali e frammentate ma possiedono gradi di sistematicità

notevoli, sebbene differenti e meno esatti di quelli elaborati dalla scienza moderna.

I prototipi sono un modo di organizzare la percezione del mondo circostante che individuano

particolari aspetti della realtà. Gli schemi invece sono ciò che consente di mettere in forma la

realtà, tuttavia gran parte dell’attività schematica è fortemente influenzata dalla cultura (esempio

parola scrivere italiano-giapponese). Gi schemi sono perciò ciò ce organizza la nostra esperienza,

la quale, per essere rappresentata, deve procedere per prototipi e sottoprototipi, che vengono

organizzati a loro volta in schemi e sottoschemi.

Gli studiosi Berlin e Kay hanno confermato che per tutti gli esseri umani esistono undici categorie

base del colore: il numerosi termini di base impiegati da una lingua è in relazione alla complessità

culturale e tecnologica della cultura in questione, più una cultura è semplice più il suo vocabolario

è povero (bianco e nero soltanto). La percezione dei colori varia anche a seconda delle tradizioni,

se noi vedendo ai bianco pensiamo alla purezza, in cinese è invece il colore del lutto.

Tempo e spazio

Le concezioni di tempo astratto in molte culture sono più legate all’esperienza piuttosto che al

concetto astratto. Anche noi spesso usiamo espressioni di tempo imprecise, es a notte fonda, ma

sono sussidiarie rispetto ad indicazioni cronometriche, il senso di tempo non quantizzato è

presente in tutte le società che hanno bisogno di rievocare periodicamente l’atto che considerano il

fondamento della propria esistenza. Il tempo non quantificabile è detto qualitativo e non è certo

sconosciuto nella nostra società moderna fondata sui ritmi temporali quantizzati.

Lo spazio e il tempo sono intrinsecamente connessi nel pensiero umano, e lo spazio si rivela molto

spesso centrale nella memoria collettiva (es grotta della natività). Nelle culture umane si ripresenta

costantemente la necessità di concepire un luogo dello spazio, un centro, che valga da punto di

riferimento e di sicurezza. Lo studioso Christopher Hallpike ha sviluppato una teoria della

distinzione tra:

- pensiero operatorio: mette in relazione spazio e tempo considerandoli due variabili dipendenti

- pensiero preparatorio: questa percezione è assente (esempio macchine su pista)

Sistemi “chiusi” e sistemi “aperti”

Il pensiero umano, per quanto non sia affatto coerente una assoluto, tende sempre alla ricerca di

una coerenza, e questa caratteristica è condivisa da tutti i sistemi di pensiero. (esempio Marcel

Griaule, Dogon). Mettendo a confronto i sistemi di pensiero africani con quelli occidentali, Horton

ha scoperto che non sono poi così diversi: il primo ricerca il senso delle cose, l’unità dei principi e

l’ordine del mondo negli dei, i secondi nel pensiero scientifico moderno. Tuttavia nei sistemi di

pensiero africani le analogie esplicative sono personalizzate: le spiegazioni di un dato evento

vengono date a seconda dell’individuo e del contesto, non prese globalmente. Horton elabora

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anche una distinzioni tra sistemi aperti (cioè quelli occidentali, che fanno capo a modelli di natura

scientifica e sono aperti a conoscerne di nuovi) e chiusi (dove l’unica conoscenza è la propria), la

classificazione è troppo rigida e deve essere presa in modo relativo, soprattutto perché varia

moltissimo da luogo a luogo.

Pensiero metaforico e pensiero magico

Le espressioni metaforiche non sono esclusive del nostro modo di pensare e comunicare (esempio

arara rossi dei Bororo). Per magia si intende comunemente un insieme di gesti, atti e formule

verbali mediante cui si vuole influire sul corso degli eventi e sulla natura delle cose, un gesto

magico sarebbe invece un’azione compiuta con l’intento di esercitare un’influenza di qualche tipo

su qualcuno o qualcosa. Ci sono gesti sia di magia nera, operazioni verbali o materiali condotte su

qualcosa che è appartenuto alla personale si vuole colpire, o bianca, che mira invece a produrre

effetti benefici. I primi antropologi interpretavano la magia come un’aberrazione intellettuale o una

scienza imperfetta, dividendola in due tipi:

- magia imitativa: com il gesto di indossare la pelle di un animale per trarne la forza, perciò di

imitarlo per diventare come lui

- magia contagiosa: entrare in contatto con qualcosa per conservarne, pur allontanandosi, il

potere di agire l’una sull’altra.

Frazer teorizza inoltre che essendo l’uomo sempre coerente, la magia sia stata solo una delle tre

fasi dell’esperienza, seguita dalla religione e dalla scienza.

Malinowski invece contrappone nettamente magia, religione e scienza: la religione serviva per

spiegare i grandi misteri della vita (es bene e male), mentre la magia a dare risultati praticii (es

pioggia). La magia in pratica non è altro che una sorta di gesto scaramantico, o rassicurazione.

Il pensiero mitico

I riti fanno spesso riferimento a dei miti. I miti fanno spesso riferimento ad eventi che avrebbero

dato origine al mondo e all’aspetto che quest’ultimo possiede attualmente, ignorano lo spazio e il

tempo e disegnano una situazione originaria come caratterizzata da una profonda unità degli

esseri. Le funzioni del mito sono molteplici: speculativa, pedagogica, sociologica, classificatoria,

serve a giustificare e a fissare una morale. Levi strauss è l’unico a teorizzare che i miti siano sciolti

dalla vita sociale e dalla cultura, dividendoli e classificandoli in mitemi,

Identità, corpi, persone

L’appartenenza di un individuo ad un gruppo è resa possibile dalla condizione, almeno parziale, di

determinati modelli culturali. L’idea di far parte di un Sè collettivo, un un Noi, si realizza attraverso

comportamenti e rappresentazioni che contribuiscono a tracciare confini, delle frontiere nei

confronti degli Altri. La nostra cultura ha un’idea piuttosto rigida della propria identità, ma non è

così per altri popoli (esempio Tupinamba cannibali). Il corpo degli esseri umani è culturalmente

disciplinato nel senso che le tecniche che sono preposte all’attuazione di tale disciplina dipendono

dai modelli culturali in vigore, la società cerca di imprimere nel corpo dei suoi componenti i segni

della propria presenza, il corpo è inoltre un veicolo privilegiato per la manifestazione della propria

identità. Il modo antropologico di accostarsi alle concezioni di salute e malattia ha posto in

evidenza come non vi sia una medicina che possa considerarsi svincolata dal contesto sociale o

culturale entro la quale viene catturata. Di evidente importanza per l’antropologia è anche la

bioetica: lo studio degli atteggiamenti e delle idee implicite nel nostro modo di trattare il corpo

umano nella relazione con la sfera della persona, della dignità dell’individuo, della sua libertà, del

suo diritto alla vita ecc.

Sesso,genere,emozioni

Le differenze sessuali sono quelle legate alle caratteristiche anatomofisiologiche di un individuo, le

differenze di genere risultano invece dal diverso modo di concepire culturalmente la differenza

sessuale. Queste due dimensioni identitarie sono perciò molto diverse tra loro e distintive ma nella

pratica sociale tendono a fondersi in rappresentazione a comportamenti di un certo tipo. Gli stati

d’animo, o emozioni, non sono espresse universalmente nello stesso modo, non sono frutto diana

natura genetica, ma del contesto culturale nel quale siamo cresciuti da bambini. Per questi motivi

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il problema dello studio delle emozioni è la traduzione di queste: in molte culture presso le quali gli

antropologi hanno condotto ricerche sulla dimensione dell’interiorità mancano di un termine unico

per indicare gli stati d’animo che noi chiamiamo emozioni. Vi sono perciò molti stati d’animo,

emozioni e sentimenti connessi con espressioni corporee che mutano da cultura a cultura.

Casta, Classe, Etnia

Il termine casta viene oggi utilizzato in maniera fluida e generica in riferimento a gruppi sociali

ritenuti superiori o inferiori ad altri e che, per questa loro caratteristica, tendono a condurre una vita

in qualche modo separata da quest’ultimi. Tuttavia in antropologia ha un significato molto più

specifico: venne creato dai navigatori portoghesi che giungendo in india lo usano indistintamente

per classificare:

- varna: significa colore, sono le 4 categorie sociali principali della tradizione indù: sacerdoti,

guerrieri, commercianti e contadini (più gli intoccabili)

- i jat: significa discendenza, e sono una sottocategoria dei varia che corrispondo in via teorica ad

uno specifico gruppo occupazionale (fabbri, muratori, barbieri etc)

Non è possibile muoversi dalla propria casta (sia varia che jat) in quanto sono disposte

gerarchicamente in base alla purezza rituale.

Molto diverso è invece il totemismo australiano, dove ogni individuo o gruppo viene associato ad

un elemento della natura e con esso si deve identificare. I gruppi totemistici si autopercepiscono

come gruppi culturali mentre le caste indù come gruppi naturali.

Diverse ancora sono le classi come concepite da Marx in poi, nulla vieta in via teorica infatti ad un

proletario di diventare capitalista, nelle caste indù ciò non è ammissibile.

Gli antropologi impiegano il termine etnia per indicare un gruppo umano identificabile mediante la

condivisione di una medesima cultura, di una medesima lingua, di una stessa tradizione e

territorio. Tuttavia l’eticità tralascia di considerare il fatto che gruppi simili non esistono in assoluto.

L’eticità e la coscienza di classe sono esclusive l’una dell’altra.

La parentela come relazione e come rappresentazione

le parentele oltre a costituire un campo speciale di relazioni sociali, quelle cioè fondate sulle

relazioni consanguinee e/o sul matrimonio, coincide con un complesso di rappresentazioni

riguardanti la concezione che ogni società ha dei rapporti tra esseri umani. Nel corso della storia

gli esseri umani hanno escogitato diversi modi per determinare la discendenza dei nuovi nati:

- patrilineare (o agnatica): ego traccia la propria discendenza attraverso legami maschili, è

unilaterale

- matrilineare (o uterina): ego traccia la propria discendenza attraverso legami femminili, è

unilaterale

- cognata, fondata su legami attraverso una linea sia di sesso maschile che femminile,è

unilaterale

- discendenza doppia: sia patrilineare che matrilineare, alcuni aspetti ereditati dall’uno e altri

dall’altra

- società bilaterali: senza gruppi di discendenza (euro-americana)

Un gruppo corporato è un gruppo fondato sul principio della discendenza il quale condivide su basi

collettive, i diritti, i privilegi, le forme di cooperazione economica la politica e rituale.

Il linguaggio è tipico dei gruppi porporati ed è costituito da tutti coloro che possono tracciare una

comune discendenza da un determinato individuo, si parla di patrilignaggio o matrilignaggio

I clan invece sono gruppi di discendenza i cui membri non possono ricostruire la successione degli

individui che connettono il loro lignaggio, ma che hanno un forte sentimento di appartenenza ad

una comune discendenza (spesso divina o mitica).

Le terminologie di parentela

La terminologia di parentela è il complesso dei termini di cui una società dispone per designare gli

individui di consanguineità o alleanza. Tuttavia molti preferiscono usare il termine “terminologia di

relazioni” in quanto spesso il nostro concetto di “padre” non corrisponde a quello di altre culture.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dilettadan di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Natali Cristiana.

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