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Il fenomeno migratorio (fenomeno di nomadismo) è alla base della questione di confine. La nuova

proposta di confini non è solo una difesa, ma anche l'attribuzione di status, di ruoli, da cui deriva

addirittura il tipo di accoglienza e di vita che si riceve.

Ad ogni deterritorializzazione corrisponde una ricollocazione – o riterritorializzazione. Callari;

Galli.

Simboli: tutto ciò che apprendiamo, anche senza che ci venga spiegato, lo utilizziamo per dare

senso al mondo.

Il sapere ci viene trasmesso dagli adulti e dai coetanei – processo di simbolizzazione: capacità di

cogliere gli eventi e dare loro il giusto significato.

Nell'incontro con l'alterità bisogna essere consapevoli del fatto che allo stesso oggetto vengono

dati significati diversi. In antropologia di devono considerare, insieme ai problemi del significato dei

fenomeni studiati, anche quelli del loro senso.

Senso di un fenomeno culturale: particolare significato che esso assume in relazione al contesto di

fruizione, la concreta funzione che esso assolta nell'universo culturale e sociale degli individui che

ne sono produttori e consumatori.

Per capire un'altra cultura bisogna essere in grado di decifrare i simboli insiti nelle parole, nei gesti

ed oggetti e attività condivise dai membri di una società. Questo processo di decodifica viene

appreso inconsciamente.

Semiologia e semantica: discipline che studiano i segni.

La semiologia, ovvero lo studio dei segni, è stata elaborata a partire da una reazione contro la tesi

secondo la quale l'elaborazione di concetti "precede" la produzione del linguaggio in modo che le

parole siano isolatamente portatrici di significato.

Per i semiologi, le parole e i sensi acquistano senso solo attraverso le relazioni che le associano le

une alle altre e esse stesse intrattengono tra loro relazioni produttrici di senso.

Simbolo: i simboli sono segni di tipo speciale che acquistano il loro significato attraverso diversi

meccanismi, principalmente l'accordo sociale (convenzione) e sono trasmessi mediante

l'apprendimento (processo sociale e non genetico).

Il significato delle parole (come di tutti i simboli) è arbitrario.

Questo significa che non c'è nessun motivo per il quale un termine deve significare proprio ciò che

significa, se non il fatto che un gruppo più o meno esteso di persone è d'accordo e sa che propri

quello è il significato di quella parola perché l'ha imparato crescendo in quella determinata

comunità.

Inoltre, i simboli sono astratti e possono contenere più di un significato.

Il simbolo è l'unione di un significante e di un significato. Il rapporto tra i due è motivato

intrinsecamente, perché il simbolo è portatore di una carica semantica che concerne la

dimensione immaginaria dell'essere umano. Il significante può essere costituito da elementi

inconsci o discorsivi, mentre il significato non è percettivamente presente, ma possiede un

carattere di senso figurato.

I simboli sono determinati dalla cultura. Gilbert Durand.

Il simbolo è un contatto mentale, artificiale, convenzionale, che struttura le modalità di relazione e

di interpretazione che si attivano in un gruppo. L'oggetto assume significato per mezzo di

un'associazione di idee. Si basa sulla vicinanza di "connessione abituale": elementi che abbiamo

appreso e che abitualmente avviciniamo. Il simbolo non ha significato in sé, ma lo acquisisce in

relazione con gli altri. Il simbolo è la rappresentazione di un senso indicibile; ci consente di andare

oltre le parole.

Il simbolo aggiunge qualcosa in più, un valore nuovo ad un oggetto o un'azione, senza per questo

intaccare i loro valori propri ed immediati. Nessun oggetto è isolato ma tutto è tenuto insieme da

un sistema serrato di corrispondenze ed assimilazioni. M. Eliade.

Simboli naturali:

La natura deve essere espressa in simboli: la conosciamo attraverso i simboli che sono a loro

volta costruiti sull'esperienza, prodotti dalla mente e quindi artificiali o convenzionali. Non può aver

senso parlare di simboli naturali se la mente non tende in qualche modo naturale ad usare gli

stessi simboli per le stesse situazioni. Mary Douglas.

Un simbolo trae significato soltanto dalle sue relazioni con altri simboli entro uno schema: è lo

schema che dà il senso. Di conseguenza, nessuno degli elementi dello schema, se isolato dal

resto, può racchiudere un significato; come altra conseguenza, neppure la fisiologia umana,

comune a tutti, dispone di simboli comprensibili a tutti.

Processo simbolico: è parte del processo attraverso il quale si costituisce la cultura, ossia

l'attribuzione di dare senso al mondo che si concretizza nella classificazione, inquadrando

similitudini e contrari, gerarchizzando i valori, fornendo le norme della comunicazione

interpersonale.

Il simbolismo non si riferisce solo alle realtà spirituali. Per il pensiero arcaico una separazione tra

spirituale e materiale non ha senso: sono due piani complementari.

Cultura e comunicazione

Cultura: modelli di conoscenze che condividiamo con le persone che appartengono al nostro

stesso gruppo sociale. La cultura è un insieme di arti comunicative

Il corpo è sempre un corpo culturale.

Dire che la cultura è comunicazione significa vederla come un sistema di segni, cioè adottare un

approccio semiotico alla cultura. Tutta la cultura è basata sui segni. Ossia, la cultura è interpretata

come una rappresentazione del mondo, un modo di dar senso alla realtà oggettivandola in storie,

descrizioni, teorie, proverbi, prodotti e rappresentazioni artistiche.

Le conoscenze che non vengono comunicate, vengono perse.

La cultura, in ogni occasione, esprime conoscenze.

I prodotti culturali di un gruppo possono essere considerati come altrettanti modi con cui gli esseri

umani si appropriano della natura, mediante la loro capacità di creare rapporti simbolici fra

individui, gruppi o specie. Credere che la cultura sia comunicazione implica inoltre che la visione

del mondo di un gruppo, per poter essere davvero vissuta, deve anche essere comunicato.

Per comunicare è necessario creare rapporti, aprirsi all'alterità secondo regole. Se non c'è

comunicazione, non c'è trasmissione generazionale del sapere.

• La comunicazione è il nucleo della cultura, se non della vita stessa (E. T. Hall, inventore

della prossemica).

• Le connessioni tra comunicazione e cultura sono inestricabili perché "la cultura comunica"

(E. Leach).

• La comunicazione per l'antropologia culturale è produttrice di significati attraverso la

trasmissione di conoscenza.

È un processo plurimo nel quale i canali, isolati per ragioni euristiche, sono considerati come dei

contributi parziali all'insieme. Un processo interessante è quello tramite il quale i soggetti

instaurano delle regole comuni per la creazione e la comprensione del messaggio sulla base di un

sistema di regole comuni. Sigman.

Prima si seguiva il modello di Shannon, molto tecnico: emittente – rumore – ricevente.

Gregory Belson ha inventato la metacomunicazione, cioè il comunicare sulla comunicazione.

Per Sigman la comunicazione deve essere inserita in un contesto: occorre individuare le basi

culturali.

Ogni volta che comunichiamo, creiamo dei canali comunicativi privilegiati, adeguandoli alla

persona con la quale stiamo comunicando. Usiamo quindi la nostra esperienza per capire quale

strategia utilizzare. Nella comunicazione condividiamo dunque dei significati.

Scuola di Palo Alto: Baetson, Birdwhistell, Goffman, Hall, Jackson, Scheflen, Sigman,

Watzlawich.

Questi studiosi hanno condiviso uno stesso modo di intendere la comunicazione interpersonale:

questo modello di comunicazione non è fondato sull'immagine del telegrafo o del ping-pong – un

emittente invia un messaggio a un ricevente che diviene a sua volta un emittente – ma sulla

metafora dell'orchestra.

Orchestra: vari strumenti devono concordare gli uni agli altri, ma senza un direttore d'orchestra.

L'accordo viene di volta in volta instaurato dagli stessi interpreti.

La comunicazione è concepita come un sistema a canali multipli al quale l'attore sociale partecipa

in qualsiasi momento, che lo voglia o no, attraverso gesti, sguardi, silenzi ed assenze.

Nella sua qualità di membro di una certa cultura, egli fa parte della comunicazione, come il

musicista fa parte dell'orchestra: ma in questa orchestra culturale non ci è né direttore né partiture;

ciascuno suona accordandosi con l'altro.

La comunicazione interpersonale ha come finalità la comprensione. Quando comunichiamo, noi

traduciamo sempre ma attraverso la nostra esperienza: da qui nascono i problemi comunicativi

poiché crediamo che solo la nostra versione è giusta.

Gli antropologi del linguaggio si basano sulla consapevolezza che vi sono dimensioni del parlare

che possono essere colte solo studiando ciò che le persone "fanno effettivamente" con la lingua,

unendo parole, silenzi e gesti al contesto in cui questi segni sono prodotti.

Una conseguenza di questa posizione è stata la scoperta di molti modi in cui parlare si configura

come un atto sociale ed è in quanto tale, soggetto ai vincoli propri di ogni azione sociale. Ma non

basta: ci siamo anche resi conto dei modi in cui il parlare produce azioni sociali, ha cioè delle

conseguenze sul nostro modo di essere nel mondo e sulla nostra stessa umanità. Durant.

Noi non udiamo, vediamo, sentiamo gli oggetti semplicemente. Noi li udiamo, vediamo e sentiamo

in un contesto, contro uno sfondo di altri oggetti ed azioni. La nostra percezione è innestata su

corsi di azioni che hanno un loro schema, sono appresi e condivisi. Gli oggetti, i processi e le

azioni si contrastano reciprocamente, nel senso che emergono dallo sfondo o svaniscono in esso.

L'ambiente è strutturato in modo da rendere possibile il sentire, l'udire ed il vedere. Anderson e

Shazzoch, 1993.

Cultura e comunicazione:

La cultura può essere considerata come un potente e complesso sistema astratto, articolato in vari

sotto-sistemi (ambiti), che l'uomo ha elaborato nel suo divenire storico nel tentativo di dare,

mantenere, sviluppare un ordine nelle cose che lo circondano. A partire dai flussi informativi del

suo ambiente naturale e sociale, ogni gruppo ha elaborato questo strumento di organizzazione

della realtà per perpetuare sé stesso ed il proprio bagaglio conoscitivo ed esistenziale: per

mantenere perciò delle "scelte" effettuate all'interno di un progetto, seppur qualche volta

inconsapevole, di uomo.

La cultura viene appresa attraverso il linguaggio.

Non esiste una popolazione priva di modello culturale (conoscenze, regole, significati). Questa

necessità di dare norme crea relazioni con l'ambiente naturale.

La cultura è una risposta (classificazione, immaginazione, praticità) a dei problemi: significazione

attraverso il linguaggio.

Traduzione: uso di simboli e significati.

La comunicazione è in grado di adeguarsi ai cambiamenti sociali. Le trasformazioni devono fare in

modo che non ci siano rotture di significati tra prima e dopo.

Cultura e linguaggio:

Il tratto culturale forse più sorprendente della nostra specie è il linguaggio: il sistema di simboli

vocali arbitrari con il quale codifichiamo la nostra esperienza del mondo e degli altri. Il linguaggio

serve per parlare di tutte le aree della vita, dalle materiali alle spirituali, ed è pertanto il veicolo

principale di importanti informazioni culturali.

I simboli vocali arbitrari hanno una relazione stretta con la nostra esperienza del mondo. Non

esistono lingue semplici e lingue complesse: tutte le lingue esprimono completamente tutte le

conoscenze presenti in quel gruppo sociale.

Il solito modo di essere nel mondo è mediato sempre dal linguaggio.

Immaginare un linguaggio significa immaginare una forma di vita. Wittgenstein.

Questo essere nel mondo è un essere socialmente nel mondo perché senza la mediazione di

un'intersoggettività sociale non vi è linguaggio e quindi, nessuna forma di vita culturale.

Il linguaggio media il rapporto con gli altri.

Il passaggio da cultura orale a cultura scritta e poi a culture dominate dalle tecnologie informatiche

deve essere osservato criticamente. Non si ha una sostituzione di un medium con un altro con

conseguenti perdite e acquisizioni quasi automatiche nei processi cognitivi e nelle forme di

organizzazione socio-economica. Così non si prende in considerazione una caratteristica della

comunicazione che consiste nell'interconnessione tra diversi canali e codici. La comunicazione ha

una natura policentrica multidimensionale e multisensoriale.

La comunicazione visiva sta portando all'analfabetismo di ritorno.

L'introduzione di nuovi media non ha effetti unici, uniformi, che si impongono di per sé, ma gli

effetti dipendono in gran parte dalla natura dell'ambiente socioculturale in cui essi si introducono e

dalla particolarità delle interazioni, con altri canali e strumenti che si producono contestualmente.

Es: non è la scrittura in sé che deve essere analizzata ma il significato del leggere e dello scrivere

come attività sociali in un particolare contesto. Biscaldi, 2009.

La comunicazione non è solo un piano linguistico ma consente di constatare che i partecipanti

condividono il complicato sistema di circolazione dei significati le cui possibili interpretazioni non

sono illimitate. Ciò consente lo sviluppo di "regole" a partire dalle quali è possibile articolare un

discorso plausibile per coloro che partecipano alla comunicazione. Ugo Fabietti, 1999.

Esiste un nucleo limitato di significati: questa limitazione ci permette di dare regole.

Per creare la parola non è sufficiente il suono dato dai nostri organi fonatori. Anche se è articolato,

un suono non diventa infatti parola se non "significa" qualcosa, cioè se non viene compreso come

qualcosa che riflette ed esprime certi fenomeni della natura o della coscienza sociale. Senza

questa comprensione la parola non sarebbe parola.

Ipotesi Sapir-Whorf

Ipotesi molto criticata quanto famosa; sostiene che è il linguaggio a strutturare il mondo in un

modo particolare. Ipotesi non accettata da tutti gli studiosi.

In realtà, popoli che parlano lingue differenti vivono di fatto in realtà differenti nel senso che le

lingue determinano in un certo modo le percezioni sensoriali e le abitudini di pensiero. Ognuno di

noi dipende dalla propria lingua ma perché la lingua è il modo di esprimere tutto ciò che concerne

la nostra società. Il mondo reale è insomma per gran parte una costruzione inconscia dovuta alle

abitudini linguistiche del gruppo.

Il linguaggio costituisce un fenomeno bioculturale, reso biologicamente possibile dal cervello mano

e dall'anatomia della nostra bocca e della nostra gola e, allo stesso tempo, definibile chiaramente

come prodotto culturale.

Una particolare lingua condivisa da un gruppo di parlanti, codificata simbolicamente, modellata e

storicamente trasmessa tramite l'insegnamento e l'apprendimento, così da permettere la

comunicazione.

I significati sono culturali, non legati al DNA (come pensava il razzismo).

Una parte della lingua viene appresa, l'altra parte insegnata dagli adulti che si hanno intorno.

Come gli altri aspetti della cultura, anche il linguaggio scaturisce dal tentativo di fare i conti con

l'esperienza e ciascuna lingua è adeguata ai bisogni di chi parla, dato il particolare modo di vita

che egli pratica. I parlanti di una specifica lingua tendono ad arricchire il vocabolario dei termini che

si riferiscono agli aspetti della vita ai quali attribuiscono maggiore importanza.

Quando si apprendono parole, si delimitano le conoscenze poiché escludo altre possibilità (aspetti

importanti per altre culture > "mettere ordine nel mondo").

Comunità linguistica: fa riferimento alle occasioni e ai modi in cui i parlanti usano il proprio

sistema linguistico. In antropologia del linguaggio, l'espressione di comunità linguistica si riferisce

agli individui che partecipano a interazioni fondate su norme e valori culturali e sociali regolati,

rappresentati e riprodotti mediante pratiche discorsive.

La sola lingua non è sufficiente a comunicare, anche con persone della nostra stessa cultura.

Dato che le comunità linguistiche nascono sulla base di interazioni culturalmente e socialmente

costituite, non possono essere definite a partire da una localizzazione fisica permanente: al

contrario, le si può di volta in volta identificare come parte di uno stato-nazione, di un quartiere, un

paese, un club, un accampamento, una chat-room, una istituzione religiosa e così via.

La comunità linguistica è il prodotto dei rapporti che sono stati definiti dal gruppo parlante. Esse

sono traducibili come comunità culturali.

La comunità è il riflesso di quel che fanno e sono (azione e pensiero) le persone ogni qual volta

interagiscono fra loro, poiché implica che quando si radunano ed entrano in contatto mediante

specifiche pratiche di discorso, i parlanti si comportano come se agissero all'interno di un sistema

condiviso di norme oltre che di stesse conoscenze locali, credenze e valori.

Comunità linguistica > luogo di ricerche per l'antropologia.

Quella di comunità linguistica continuerà ad essere un'unità di analisi dotata di indiscussa

malleabilità e utilità proprio perché fa riferimento sia ad una definizione della lingua basata sul

concetto di diversità: diversità di lingua, varietà di stili, la variazione, la competenza comunicativa –

sia in relazione a problematiche culturali, politiche e sociolinguistiche come il rapporto tra lingua e

genere, il nazionalismo, il transnazionalismo, l'etnicità, la classe sociale e molte altre.

La comunicazione è la matrice nella quale sono presenti tutte le altre attività umane. Tutte le volte

che ci impegniamo in un'interazione comunicativa, infatti, non usiamo solo il linguaggio ma

attiviamo un insieme complesso di risorse semiotiche (parole, gesti, sguardi, posture, movimenti,

colori, stretta di mano ecc.) e di canali sensoriali il cui carattere culturale è evidente.

L'antropologia ha una concezione del comunicare che non è confinata a messaggi linguistici e

cognitivi ma include anche l'esperienza, l'emozione e il non-detto. Il comunicare è raffigurato come

un processo creativo piuttosto che come il trasporto di dati o l'incontro di "menti" e va oltre l'affanno

per "l'informazione" e per la "rivoluzione dell'informazione" tipiche di gran parte delle discussioni

attuali.

Tale concezione del comunicare comprende le diverse modalità dell'interazione umana, sia da

vicino che a distanza, attraverso gli odori, i suoni, gli sguardi, i movimenti e attraverso attività

incorporate e oggetti materiali. Finnegan, 2009.

Anche lo scambio di oggetti è importante nella comunicazione.

Alla luce di una prospettiva antropologica, comunicare non è tanto trasmettere e scambiare

informazioni, quanto costruire, negoziandola con gli altri, un'immagine di noi stessi. Ciò mette in

luce il livello più profondo della comunicazione, quello che sottolinea la dimensione performativa,

teatrale, delle nostre azioni comunicative che, per questo, sono indici del nostro modo di esserci

nel mondo, esprimono la nostra dimensione esistenziale. V. Matera, 2008.

Comunicare è un continuo richiamo alla complessità della capacità umana di relazionarsi con gli

altri e con l'ambiente esterno, complessità che non consente di tracciare distinzioni, di separare a

priori canali privilegiati da canali accessori, di delineare tipologie, linee rigide di consequenzialità. Il

concetto di comunicazione si dilata includendo la manipolazione dei corpi, performance

incorporate, "artefatti" che compongono il contesto alla messa in gioco di competenze e di

aspettative,

Dimensione relativista (relativismo culturale): differenza tra culture.

Comparazione tra culture: trovare aspetti comuni a più culture.

La comunicazione è, per Finnegan, un processo interattivo e dinamico, costruito dall'azione e dalle

esperienze organizzative, intenzionali, reciprocamente influenti, riconoscibili, che vengono create

in svariati modi da partecipanti attivi nel loro mutuo interconnettersi. 2002.

Esistono comunicazioni diverse da quella verbale e non verbale, e sono quelle digitali ed

analogiche. Ci sono culture tendenzialmente analogiche ed altre tendenzialmente digitali. Esse

insegnano a cogliere la realità in modi completamente diversi.

Culture analogiche: a partire dalle caratteristiche generali di una modalità comunicativa di tipo

analogico – ove predomina la continuità, la situazione, la relazione in quanto tale – sono state

individuate alcune caratteristiche culturali che hanno permesso di poter definire un tipo di modalità

culturale come "tendenzialmente analogica".

Culture digitali: di contro, dalle caratteristiche di una comunicazione digitale – ove invece il codice

si presenta con elementi discontinui, combinabili sintatticamente e con il predominio di confini

precisi che fanno la significazione e l'identità - si è definito un altro tipo di modalità culturale come

"prevalentemente digitale".

L'uso dei termini tendenzialmente nelle culture analogiche e prevalentemente in quelle digitali sono

necessari perché non vi è la possibilità che una cultura risulti totalmente analogica o digitale.

Le parole sono prevalentemente digitali, perché "spezzettano": per questo non esprimono bene le

emozioni.

Le modalità di elaborazione analogica o digitale sono per forza di cose strettamente relazionate:

l'una ha bisogno dell'altra per manifestarsi nelle sue potenzialità e raggiungere una significazione

articolabile e comunicabile, l'altro, il digitale, dipende dal continuum delle differenze per poter

procedere a distinzioni e produrre trasformazioni innovative. Le specializzazioni degli emisferi

cerebrali del cervello sono una dimostrazione di questa cooperazione.

Il linguaggio è il primo strumento attraverso il quale impariamo la digitalizzazione e quindi la

frammentazione.

Digitale e analogico servono entrambi per comunicare: se isolati, non c'è comunicazione.

Ogni società esprime la propria prevalenza per l'analogico o per il digitale: è però sempre possibile

modificare il proprio modo di pensare, ad esempio andando a vivere in un'altra cultura.

Relazione di continuità: è rappresentata, nel tipo analogico, da una visione della realtà che elide

la barra separatrice classica delle relazioni oppositive. I rapporti tra individuo e comunità sono

generalmente rappresentati dalla metafora del corpo comunitario che vuole sottolineare come la

singolarità di un corpo è resa soltanto a patto dell'introduzione dello stesso nella realtà più ampia,

comunitaria.

In definitiva, vi è una compresenza di ottiche, la cooperazione, la compartecipazione: è una logica

che può essere rappresentata attraverso il sia-sia.

Ci sono dei simboli che possiamo annettere alla relazione di continuità, come ad esempio il corpo

comunitario: insieme siamo una cultura e formiamo il corpo comunitario > società analogica >

corpo analogico ≠ individualismo.

Culture orientali: analogiche.

Le società pre-letterate sono principalmente analogiche.

Società occidentali: fin da piccoli ci viene insegnato a scegliere.

Il comunicare umano non è confinato in un unico mondo come dimostra il fatto che gli esseri

umani usano una varietà di modi per connettersi l'uno all'altro. All'uso del corpo si aggiungono i

media creati dall'uomo: vestiti, libri, sistemi calligrafici, sculture, tessuti, dipinti, strumenti musicali,

dispositivi di navigazione, fragranze, sistemi di trasmissione ecc.

La società analogica o digitale plasma il nostro pensiero fin da piccoli.

Oggi c'è una consapevolezza crescente della totalità dei canali dell'interazione umana, non

verbale e materiale, così come linguistica; una sensibilità per gli aspetti multisensoriali della

comunicazione. Ciò significa assumere una visione ampia della comunicazione che include tutti i

canali aperti all'interazione umana che siano l'acustico, il visivo, il cinesico, il prossemico, il tattile o

l'olfattivo.

Il numero dei canali che l'individuo possiede per produrre e percepire il flusso comunicativo sono

limitati: organi di senso e corpo nel suo complesso. I sensi sono quindi un sistema di interfaccia,

un confine per produrre per percepire le potenziali informazioni provenienti dall'ambiente. Le

informazioni, se riconosciute, saranno poi coerentemente organizzate dalle strutture cognitive e

mentali possedute.

Quello che noi cogliamo in una comunicazione dipende dal modello culturale che noi conosciamo

e che ci ha influenzati da sempre.

Se gli individui condividono gli stessi canali di percezione, la loro organizzazione e il loro modo di

reagire e agire sull'ambiente, e in particolare il modo in cui saranno organizzate le informazioni,

varierà da individuo a individuo, ma varierà maggiormente se gli individui appartengono a realtà

culturali diverse.

Il corpo è il primo e più naturale strumento dell'uomo. O, più esattamente, senza parlare di

strumento, il corpo è il primo e più naturale oggetto tecnico e, nello stesso tempo, mezzo tecnico

dell'uomo. L'adattamento costante ad uno scopo fisico meccanico, viene percepito attraverso una

serie di atti collegati non semplicemente dall'individuo, ma da tutta la sua educazione, da tutta la

società di cui fa parte, nel posto che vi occupa. M. Mauss, 1937.

Rappresentazioni del corpo:

Le rappresentazioni del corpo ed i saperi che lo riguardano sono tributari di uno stato sociale e di

una visione del mondo (quindi cultura) e, all'interno di quest'ultima, di una definizione della

persona. Il corpo è una costruzione simbolica, non una realtà in sé. Da qui la miriade di

rappresentazioni che cercano di dargli un senso ed il loro carattere eteroclito, insolito,

contraddittorio da una società all'altra.

È un modo particolare di vedere il corpo ma dimostra quanto il corpo sia legato al modello culturale

e quanto ne sia espressione.

Corpo naturale (uguale per tutti) ≠ corpo culturale.

Il corpo è simbolico, comunica sempre.

Corpo culturale: il corpo non è mai un oggetto dato, definito, ma una costruzione – una realtà

costruita attraverso i differenti sistemi simbolici o razionali. Le rappresentazioni coniugano le

relazioni tra integrità corporale e alterazione, identità e alterità, prossimità e distanza.

L'analisi del corpo, e in particolare del corpo culturale – inteso come connessione inscindibile tra

biologico e culturale - è fondamentale perché esso è sia la rappresentazione del mondo, ossia

delle modalità elaborate da un gruppo sociale per significare, per dare senso al mondo.

Il corpo è sempre corpo culturale, una rappresentazione simbolica dei valori della società. Esso

non è una realtà in sé, ma acquista significato solo grazie alla simbolizzazione. È un simbolo usato

per rappresentare il mondo.

Il modello comunicativo è appreso perché consiste in un processo incorporato. Ossia, non è

necessario presupporre l'esistenza di intenzioni mentali formulate consapevolmente per

apprezzare i modi finalizzati e conformi a modelli in cui comunichiamo.

Secondo E. T. Hall, infatti, il processo del comunicare investe contemporaneamente diversi livelli di

coscienza, i quali si estendono dalla consapevolezza piena all'inconscio.

La comunicazione avviene poiché abbiamo appreso un modello comunicativo inconsciamente.

La comunicazione non verbale non è controllabile, sfugge alla nostra intenzione.

Contrariamente a quanto comunemente si pensa del corpo, ossia il corpo come luogo specifico

dell'individualità, l'antropologia culturale dimostra che nessuna società umana guarda il corpo

come un'entità di pensiero e di azione strettamente individuale.

Il corpo è, infatti, visto in differenti culture come un prodotto semi-finito che deve essere

socialmente completato da una relazione con qualche cosa d'altro.

Il corpo viene visto dagli occidentali come individualità. Nelle società pre-letterate ed orientali

invece, il corpo è espressione dei corpi di tutti (corpo comunitario).

Prodotto semi-finito: il corpo è incompleto, ha bisogno del modello comunicativo. Senza

l'apprendimento di norme il singolo sarebbe escluso.

È la struttura sociale che segna la sua impronta sugli individui con l'educazione dei bisogni e delle

attività corporali attraverso il dominio di riflessi, movimenti, posture per esprimere sentimenti ed

emozioni: il substrato fisiologico è utilizzato per l'elaborazione di un significato condivisibile da

parte degli altri componenti della comunità culturale nella quale si vive. La realtà corporea, vivente

e concreta, è appresa giornalmente nell'esperienza immediata delle nostre sensazioni, affetti ed

azioni personali.

Il corpo biologico diventa la base sulla quale si instaura un significato, che è comune alle altre

persone e che è condivisibile e perciò facilita la comunicazione.

Corpo Le Breton (1990):

Vivere è ridurre continuamente il mondo al proprio corpo attraverso il simbolico che lo incarna.

L'esistenza dell'uomo è corporea e il trattamento sociale e culturale di cui esso è l'oggetto, le

immagini che ne dicono lo spessore nascosto, i valori che lo distinguono partono anche dalla

persona e dalle variazioni che i suoi modi di esistere assumono in una struttura sociale o nell'altra.

Esiste un progetto culturale che viene trasmesso, ma di cui solo una parte viene rielaborata dal

singolo.

Al corpo si applicano dei simboli che sono quelli del modello culturale.

Il corpo biologico è una rappresentazione simbolica.

Le percezioni sensoriali dimostrano la compresenza di biologico e culturale, esse costituiscono il

filtro attraverso il quale impariamo a comunicare.

Il corpo del quale si sta parlando è un intermediario simbolico: è quello che si interpone tra la

persona e il mondo perché la sua azione è resa possibile grazie al processo di simbolizzazione

particolare espresso da entrambi nel loro rapporto con l'esterno.

I sensi non sono "finestre sul mondo", "specchi" che riflettono le cose in modo indifferente alle

culture e alle sensibilità, bensì essi sono filtri che trattengono nella loro rete soltanto ciò che

l'individuo ha imparato a mettervi e ciò che egli cerca di identificare mobilitando tutte le proprie

risorse.

Le cose non esistono in sé, sono sempre investite da uno sguardo, da un valore che le rende

degne di essere percepite. Le Breton, 2007.

Non solo c'è un ordine nei sensi, ma il sensorium presente in un gruppo umano ne esprime i valori

culturali.

In ogni tempo e luogo, infatti, le culture paiono essere impegnate soprattutto nell'elaborare modelli

e forme, che sono nello stesso tempo canoni di bellezza e di umanità. Se si tratta di inventare e

costruire umanità è inevitabile che questa venga incorporata, in-segnata sul corpo, ovvero che il

corpo ne parli, ne sia la manifestazione visibile, tangibile.

Si diventa umani anche attraverso la ricerca della bellezza (con canoni diversi a seconda della

società): modalità estetica fondamentale.

Comunicazione GOFFMAN:

Quando un individuo si trova in presenza di altre persone, queste, in genere, cercano di avere

informazioni sul suo conto o di servirsi di quanto già sanno di lui. È probabile che il loro interesse

verta sul suo status socio-economico, sulla concezione che egli ha di sé, sul suo atteggiamento nei

loro confronti, sulle sue capacità, sulla sua serietà.

Noi inizialmente cogliamo dei dati ed è al primo incontro che noi decidiamo il modo in cui

relazionarsi: processo di accostamento.

Inconsapevolmente noi percepiamo la visione che l'altro ha di noi. Il ruolo del corpo è un elemento

di fondo.

Noi nasciamo in un mondo già organizzato, che ha già delle regole. Noi impariamo e quindi ci

impadroniamo delle norme già vigente: potere d'azione per aprirci alla diversità culturale.

Per quanto possa sembrare che alcune di queste informazioni siano cercate come fini a sé stesse,

generalmente, alla loro base, stanno motivi molto pratici.

Le notizie riguardanti l'individuo aiutano a definire una situazione, permettendo agli altri di sapere

in anticipo che cosa egli si aspetti da loro e che cosa essi, a loro volta, possono aspettarsi da lui.

Tali informazioni indicheranno come meglio agire per ottenere una sua determinata reazione.

Erving Goffman.

La comunicazione non ha niente di naturale: è tutta basata su codici culturali.

La formula di H. D. Lasswell (1948):

Un modo utile per descrivere un atto di comunicazione è rispondere alle seguenti domande: chi

dice – che cosa – attraverso quale canale – a chi – con quale effetto?

Lo studio scientifico del processo di comunicazione tende a concentrarsi sull'uno o sull'altro di

questi interrogativi.

Nella comunicazione, in gioco non è soltanto la produzione/trasmissione di un messaggio, ma la

costruzione di un significato.

Si tratta di un "lavoro di negoziazione": quello che intercorre tra due individui che comunicano è

una vera e propria trattativa, una contrattazione, il cui risultato è un'immagine condivisa del mondo.

L'atto comunicativo è la creazione di un significato. È una negoziazione, una relazione in cui le

due parti devono scegliere la via migliore per scambiare significati. Il nostro modello comunicativo

non può essere annullato, può essere però modificato attraverso l'incontro.

Inoltre, lo scambio simbolico, che si attua a partire da questa contrattazione, consente all'uomo di

definire il suo sapere, la sua immagine della realtà.

La realtà che noi conosciamo è una realtà sociale più che naturale: non esiste una nostra

conoscenza che non sia mediata dalla cultura cui apparteniamo e che contribuiamo a costruire.

La realtà in cui l'uomo vive non può essere considerata soltanto come un dato che esiste per

l'uomo indipendentemente dal suo modo di comunicare, come se i segni, le parole, la cultura,

fossero pallide rifrazioni di quanto esiste.

Pierre Bourdieu: la conoscenza pratica

In una serie di lavori dedicati all'elaborazione di una teoria sistematica della pratica, Pierre

Bourdieu ha tentato di mostrare come la conoscenza, piuttosto che essere importata dalla mente

nei contesti esperienziali, è a sua volta generata all'interno di questi contesti nel corso del

reciproco coinvolgimento con gli altri nelle faccende ordinarie e quotidiane.

Egli sposta dalla dimensione intellettuale all'azione, la capacità di reagire.

Apprendiamo mentalmente ma anche attraverso ciò che facciamo nella nostra quotidianità.

Bourdieu si è sforzato di dimostrare che le azioni sono il prodotto di un senso pratico. Dotato di

schemi di percezione e di azione sviluppati attraverso l'incorporazione delle strutture, le persone

che agiscono possono manipolare le regole e le norme sociali e proporre delle strategie di azione.

Questa prospettiva è distante dai lavori di Emile Durkheim, Rodcliffe, Brown e Claude Lévi-

Strauss, ad esempio, per i quali la mano invisibile delle strutture determina i comportamenti.

Egli ha in mente un tipo di conoscenza pratica che noi associamo con l'abilità, un know-how che

ci portiamo ne corpo e che è naturalmente refrattario alla codificazione in termini di sistemi di

regole e di rappresentazioni.

Pensiamo alla tecnica di allacciarsi le scarpe o del rompere un uovo (acquisizione imitativa, non

richiedono una spiegazione esplicita).

Abilità come queste si sviluppano non attraverso istruzioni formali ma attraverso performance

ripetute e spesso tacite di compiti che comportano posture e gesti specifici, ciò che Bourdieu

chiama hexis del corpo: "un modo di camminare, di inclinare la testa, un'espressione del viso, il

modo di sedere e di usare gli utensili".

Tutti questi ed altri compiti sono compresi nella pratica esperta ed insieme forniscono un

orientamento nel mondo alla persona. Bourdieu, 1972.

Noi impariamo attraverso l'imitazione e l'esempio.

Habitus: è il sociale incorporato perché è attraverso il corpo, nel corpo e sul corpo che si

inscrivono e si percepiscono meglio i segni sociali di appartenenza.

Habitus come insieme di disposizioni, aspirazioni ed inclinazioni socialmente acquisite

dall'ambiente in cui si vive e individualmente ancorate nella corporeità sotto forma di "gusti"

(culinari, artistici, culturali, sportivi ecc.).

La teoria dell'habitus si fonda sul riconoscimento che il soggetto plasma attivamente il mondo,

servendosi degli strumenti della conoscenza che ha incorporato e che sono stati plasmati, a loro

volta, dal mondo sociale; la formazione dell'habitus avviene nell'ambito di un processo conoscitivo

di tipo prativo perché suppone l'incorporazione di modi di agire.

Noi all'interno della società impariamo a comportarci sulla base del modello di quella stessa

società.

Il soggetto per Bourdieu nasce in un mondo già socializzato, già attraversato da pratiche e azioni,

più dotato di stili strategici collettivi e dunque forme di vita che egli ha interiorizzato.

Incorporazione (embodiment) Csordas:

Incorporazione, in senso ampio, è il termine usato per indicare la fissazione di certi valori di

disposizioni sociali nel corpo e per mezzo del corpo. Il discorso della costruzione e dei continui

cambiamenti delle logiche sociali è progredito concentrandosi lentamente attorno a tale concetto di

incorporazione presente in molti studi antropologici e sociologici. Tra gli altri, quelli di E. Goffman,

E. T. Hall, M. Faucault, P. Bourdieu, F. Hèritier, L. Boltanski, D. Le Breton. È stato rilanciato da

Csordas e da Taussing (1990).

• Coincide con l'habitus di Bourdieu

• Si esplicitano le logiche dominanti in un certo periodo, in una certa società

• Il corpo è anche sociale, non solo individuale (modello che la società privilegia)

• Agire contro le norme sociali porta all'emarginazione

• l'antropologia francese insiste di più sulla dimensione del corpo culturale

Negoziazione: per negoziazione si intende un processo bidirezionale (deve comprendere le parti)

che vede il fronteggiarsi di interessi diversi, che subisce aggiustamenti man mano che la reciproca

comprensione avanza, che comporta patteggiamenti e parziali rinunce all'integrità dei singoli punti

di vista, a favore di una valorizzazione di tutte le istanze in gioco e del raggiungimento di punti di

equilibrio che siano riconosciuti da tutte le parti coinvolte.

• Se le parti si trovano sullo stesso livello si ha una maggiore possibilità di trovare soluzioni

• Chi ha meno potere deve difendere di più le proprie posizioni

Tale processo (che si dissocia dal modello comunicativo della trasmissione nel quale il punto di

vista di chi trasmette non viene messo in gioco) non raggiunge mai un esito definitivo e i punti di

accordo via via stabiliti diventano il punto di partenza di nuovi processi negoziali.

• Continua costruzione di concordare sui punti di accordo

• Comportamenti richiesti all'etnografo quando va sul campo

Le persone attuano strategie di costruzione dell'identità attraverso il mantenimento di confini di tipo

culturale e sociale, rispetto ad una sorta di standard, che può essere dato dal gruppo culturale di

appartenenza oppure dal gruppo sociale dominante al quale si ispira; la lingua e le relazioni sociali

sono due ingredienti importanti di questa costruzione.

Il principio della negoziazione identitaria:

I parlanti fanno scelte di codice per negoziare l'identità in gioco nelle relazioni interpersonali. Si

sceglie la forma del proprio contributo alla comunicazione in modo che esprima l'insieme dei diritti

e doveri che si vuole mettere in gioco in quel contesto e l'atteggiamento di apertura o chiusura

verso l'interlocutore: quando comunichiamo, di fronte ad un problema attuiamo delle scelte.

Da queste considerazioni emerge il legame fra il modo in cui – entro il contesto sociale – si

organizza la circolazione dei significati e dei valori culturali e le pratiche sociali specifiche che le

persone usano quotidianamente per interagire. Dalle analisi delle pratiche di comunicazione

possono derivare importanti indicazioni sulle dinamiche identitarie che si verificano all'interno di

contesti culturali complessi.

Commutazione di codice:

La commutazione di codice, conosciuta anche come code switching o alternanza linguistica, è un

termine linguistico che indica il passaggio da una lingua ad un'altra o da un dialetto ad una lingua e

viceversa, da parte di parlanti che hanno più di una lingua in comune e scelgono una lingua o

l'altra, generalmente in base all'argomento di conversazione.

La commutazione di codice è un fenomeno molto studiato in sociolinguistica ed in etnografia della

comunicazione. Come è noto, non ci sono due parlanti che usano la stessa lingua: il genere, l'età,

la professione, la classe sociale e la varietà linguistica, sono fattori che attribuiscono agli individui

un'identità sociale. Le persone consapevoli dell'influenza di tali fattori, possono usarli per

negoziare un'appartenenza.

La commutazione è una costruzione simbolica che ha a che fare con la costruzione del sé e

dell'altro entro un più ampio contesto politico, economico, storico, in cui hanno rilevanza non tanto i

paradigmi teorici, ma i parlanti.

Le risorse comunicative di cui si dispone possono quindi essere usate per esprimere particolari

significati identitari.

La commutazione coinvolge direttamente il senso di appartenenza di chi comunica.

Uno switch to un altro codice avviene quando un parlante vuole esprimere la sua appartenenza

ad un particolare gruppo sociale. Si stabilisce una solidarietà con l'interlocutore quando questi

risponde usando lo stesso codice, o viceversa, si prendono le distanze se ognuno rimane fermo al

suo codice.

• Disponibilità di appartenere a più culture

Il processo di incorporazione è legato alla gestione del corpo. La disciplina della cinesica divide il

corpo in otto parti: testa; spalle e tronco; mani; piedi; faccia; braccia; gambe; collo.

Il gesto sostituisce la parola e coinvolge, in genere, le parti superiori del corpo.

Il comportamento cinesico viene utilizzato nei rapporti interpersonali.

Movimenti:

• Emblemi

• Bacchetta: sottolineare il discorso

• Ideografici: specificare un pensiero

• Spaziali: relazioni con lo spazio

• Deittici: per indicare un oggetto

• Regolatori

Società del contatto: caratteristica che differenzia i modelli comunicativi.

Cinesica (Barbagia): vocaboli del corpo definiti in un sistema definito: microsistema. Si ha

l'immobilità del tronco. Costruzione cinemorfica che tende più all'informazione che alla

comunicazione (braccia conserte: segnale informativo, non comunicativo; mani ai fianchi: postura

di adattamento.

Cinesica: apprendimento a vista.

La cultura influisce anche sul modo di gestire lo spazio e le distanze.

1. Esistono alcune pratiche di confine, per così dire, delle pratiche sociali di comunicazione in

cui la ricerca della mediazione, la negoziazione di un'identità appare l'elemento

caratterizzante e che le rende rilevanti spunti di indagine del flusso culturale del code-

switching, la commutazione di codice, può essere interpretata come una pratica sociale

che esprima la complessità dell'azione (e del comunicare) interculturale e il grado di

coinvolgimento dell'identità. V. Matera, 2004.

Ognuno di noi è il prodotto dell'incorporazione. Questa non è fissa nel tempo, ci sono però

alcuni elementi che restano e che formano l'individuo.

Il cambiamento di codice avviene quando un parlante vuole esprimere l'appartenenza ad

un gruppo sociale per raggiungere uno scopo.

La commutazione di codice - che è un processo sociale - permette di giocare con la propria

rappresentazione di sé.

2. Un'altra definizione (Trudgill, 1983) è il "passaggio da una varietà linguistica ad un'altra

quando la situazione lo richiede". Più precisamente il parlante passa da una varietà all'altra

che è linguisticamente più o meno collegata alla prima anche se il repertorio verbale può

includere varietà non correlate: lingue diverse.

A differenza del prestito, la commutazione è il passaggio totale all'altra lingua per una

parola, una frase, un enunciato.

Il passaggio da una lingua all'altra quando la situazione lo richiede.

La situazione impone la lingua. Salvaguardare una lingua significa salvaguardare l'identità

Commutazione di codice ≠ prestito (inserimento di elementi di una lingua in una lingua di

matrice diversa).

3. I bilingui frequenti possono inconsapevolmente cambiare lingua. La commutazione dipende

dal contesto e tipicamente è limitata alle situazioni in cui gli altri partecipanti sono bilingui.

Anche se, in altri casi, la commutazione può avere lo scopo di escludere dalla

conversazione chi non possiede le competenze necessaria. Le commutazioni di codice

possono aver luogo quando si entra in comunicazione con estranei oppure in caso di

incontri formali durante i quali si avvia un processo di negoziazione delle identità in gioco.

Il contesto è fondamentale per comprendere le commutazioni di codice.

4. Al di là dei mezzi linguistici che la realizzano, la commutazione ha un profondo significato

sociale e politico. Ciò che il parlante fa in una situazione di commutazione, piuttosto che

solo con un ben definito esercizio linguistico, è importante se inteso in relazione ad un

contesto ideologico, in cui i fenomeni sono ben delimitati nelle forme e nei significati.

La scelta della propria identità è fondamentale. La commutazione di codice riflette e

costituisce i processi sociali.

Le diversità culturali si tramutano in pratiche: azioni messe in atto.

Il significato di queste azioni è quello che entra in gioco nella commutazione di codice.

Differenze culturali: elementi comuni in ogni società ma che al loro interno contengono

comunque delle differenze.

• Percezione del tempo e dello spazio

• Organizzazione dei dati materiali

• Modalità delle relazioni

Comunicazione interculturale:

La comunicazione coinvolge diversi livelli di coscienza, tutti insieme. Ma, nella comunicazione, le

persone non si limitano solamente a rilanciarsi la palla della comunicazione.

La società insegna le pratiche fondamentali utili per la comunicazione, noi impariamo quindi

velocemente a decodificare i messaggi.

La nostra stessa struttura comunicativa si basa sull'organizzazione di elementi comunicativi

differenti.

I modelli di commutazione possono essere indici del modo in cui i parlanti si vedono in relazione al

valore culturale e sociale attribuito alle scelte linguistiche. Una commutazione diffusa è indice di

buoni rapporti interetnici, una commutazione limitata è indice, invece, di una polarizzazione fra

gruppi o comunità diverse, segno di tensioni o, quantomeno, d'indifferenza.

Laddove si affermano tendenze a mantenere la "purezza" delle proprie tradizioni (fra cui la lingua)

sarà molto difficile rilevare una diffusione di queste pratiche di commutazione, di aperture alle

mediazioni verso altre identità. V. Matera, 2004.

In un contesto in cui esiste la possibilità di scelta, le strategie identitarie si complicano, nel senso

che le persone hanno a disposizione una gamma più ambia di risorse alle quali attingere: il punto

di riferimento può allora non essere più la dimensione collettiva dell'identità, ma quella individuale.

Si configurano così scelte culturali e linguistiche finalizzate a restare fedeli ad un'immagine del sé

che si ritiene migliore dal punto di vista sociale.

La commutazione di codice, pertanto, al tempo stesso riflette e assume un ruolo costitutivo in

relazione ai processi sociali che si verificano in tali situazioni multilingue. Poiché essa implica la

realizzazione di forme linguistiche discrete che possono essere registrate e trascritte, la sua analisi

è suscettibile di portare alla luce processi di negoziazione sociale che altrimenti resterebbero

nascosti. A. Duranti, 2001.

Questo dipende dal fatto che i membri possono o meno accedere a ruoli sociali o ambiti trasversali

e che alcuni gruppi manifestino interessi relativi, di natura situazionale, a mantenere confini stabiliti

o, all'opposto, a stabilire nuovi equilibri di confine. La natura di questi confini sociali, nonché le

associazioni create solamente fra questi ultimi e codici particolari, sono correlate alle storie di

specifiche relazioni sociali.

Se definiamo la commutazione di codice in base alla sua forma esteriore – l'alternarsi di codici

durante uno scambio linguistico – sullo sfondo rimane la diversità di pratiche e significati che tale

pratica comprende.

La realizzazione, la forma, la distribuzione e i significati della commutazione di codice variano nel

passaggio da una comunità all'altra e persino all'interno di singole comunità.

Differenze culturali:

Molteplici sono le differenze, non precisate e non formulate, nella costituzione del tempo e dello

spazio, nell'organizzazione dei dati materiali e nelle modalità delle relazioni.

Sono proprio queste differenze, trascurate, benché di vitale importanza, che determinano così

spesso fraintendimenti tali, negli incontri fra persone di diverse culture, da tradire le buone

intenzioni.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in mediazione linguistica ed interculturale
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabardelloni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Combi Mariella.

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