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Anestesiologia paziente critico

Paziente con condizione di insufficienza di uno o più organi o sistemi con conseguente rischio per la vita.

Compromissione di funzioni vitali

  • Coscienza
  • Respiro
  • Circolo

Infermiere deve essere in grado di

  • Valutare qualità, priorità, entità del problema del malato (la criticità del paziente)
  • Applicare attitudini e conoscenze per aiutare il paziente (accanimento terapeutico inutile, gestione presidi)
  • Utilizzo apparecchiature e presidi

I pazienti ipodermici non reagiscono alla rianimazione cardio-polmonare fino al riscaldamento corporeo (34°C).

Urgenza ed emergenza

Urgenza: Condizione ordinaria, poco frequente che riguarda uno o più individui colpiti da processo patologico, necessario adottare entro breve termine l’intervento terapeutico.

Emergenza: Colpisce uno o più individui, gli eventi richiedono un immediato intervento terapeutico.

Codici di triage

  • Codice rosso: Pericolo di vita
  • Codice giallo: Da cronico ad acuto, peggioramento entro 10 minuti

Fast track: Velocizzare approccio al paziente critico.

Equipe multidisciplinare

Rianimatore, cardiologo, chirurgo, traumatologo, neurologo, ecc.

Manovre per la gestione delle vie aeree

  • Pervietà vie aeree e corretta ventilazione
  • Supporto cardiocircolatorio
  • Gestione stato neurologico

Gestione vie aeree

Iperestensione capo e sollevamento mento (esclusi pazienti con frattura rachide cervicale, in tal caso si effettua la sublussazione della mandibola).

Presidi

  • Sovraglottici: canula (distanza rima labiale al lobo dell’orecchio) e maschera laringea
  • Sottoglottici: tubo endotracheale per evitare iperossigenazione 94% di saturazione, O2 è un farmaco

Canula rinofaringea

Introdotta dal naso per pazienti con trismo (mandibola serrata), controindicata per frattura della base del cranio.

Maschera laringea

Per prevenire inalazione del materiale gastrico e quindi polmonite ab ingestis (polmonite chimica).

Intubazione orotracheale

  • Aspirare secrezioni
  • Prevenire distensione gastrica

La misura dei tubi va da 7-8, maschera 7,5 – 8,5. I tubi possono essere orali o nasali e vengono tutti cuffiati tranne nel neonato. Il controllo della pressione della cuffia è importante per prevenire lesioni.

Laringoscopio

Manico con pila e luce, collegato alla lama con un'altra luce, possono essere rette o curve, e c'è la lama mobile di McLay.

Intubazione: Dalla posizione di Jackson, in ossa buccale, faringeo e laringeo.

Manovre specifiche

Manovra di BURP: si esercita una pressione sulla cricoide tiroidea, si va in direzione: su, indietro e verso destra, per visualizzare meglio.

Manovra di Sellick: comprime la cricoide verso il basso, per chiudere il lume dell’esofago; il tubo finisce prima della diramazione bronchiale se va più giù maggiormente finisce nel bronco destro perché il sinistro è più angolato.

Canula di Yankauer

Fissare il tubo con garze o dispositivi già preformati.

Verifica della corretta intubazione

Auscultare i quattro corpi polmonari e epigastrico, capnografia per controllare CO2, ETCO2 35-45 mmHg.

Airtraq: laringoscopio ottico funziona come un visore diretto.

Combitube: rigido e traumatico, intubazione con fibrobroncoscopio.

Tracheotomia

Modalità di accesso alle vie aeree, riduce infezione, può alimentarsi se deve essere intubato per molto tempo.

Cricotirodotomia

Tra tiroide e cricoide per accesso in emergenza. Serve a creare una comunicazione d’aria diretta. Si effettua con kit da mini tracheotomia.

Complicanze tracheotomie

Complicanze precoci: emorragie, infezioni, enfisema

Complicanze tardive: stenosi tracheale, fistola tracheoesofagea, infezioni

Arresto cardiorespiratorio

Arresto dell’attività cardiaca e respiratoria spontanea ed efficace.

Cause di insufficienza cardiocircolatoria

  • Danno cardiaco primario
  • Danno cardiaco secondario
  • Scompenso circolatorio

Cause di insufficienza respiratoria

  • Ipoventilazione
  • Alterazione rapporto V/Q
  • Alterazione trasporto O2
  • Alterazione utilizzazione apporto O2

Rianimazione cardio polmonare

RCP e MCE (massaggio cardiaco esterno) e ventilazione. ALS: operativi e attrezzature avanzate.

BLSD: Defibrillare per resettare temperamento attività cardiaca per poi ripristinare la ripresa del pacemaker.

Ritmi non defibrillabili: asistolia, ritmi in cui non c’è associazione elettromeccanica. PEA: dissociazione elettromeccanica, ritmo sinusale presente ma paziente è in arresto.

Ritmi defibrillabili

Permettono alla corrente in arrivo di modificarli: fibrillazione ventricolare, tachicardia ventricolare (senza polso entrambe); con polso non si defibrilla, il paziente è in periarresto.

Defibrillatori

  • Defibrillatore semi automatico: sistema di analisi ritmo, elettrodi adesivi.
  • Defibrillatore manuale: Dipende da chi legge il ritmo, può fare anche la cardioversione (per fibrillazione atriale). Funziona anche da pacemaker, variabili della defibrillazione: tipo onda (onda bifasica), impedenza transttoracica, posizione elettrodi (emiclaveale dx, e apice).

I peli possono impedire il passaggio della corrente o la ventilazione, quindi il respiro impedisce il passaggio della corrente nel torace.

Conseguenze dell'arresto cardiorespiratorio

  • Morte clinica: assenza di coscienza e respiro
  • Morte biologica: assenza flusso ai tessuti cerebrali
  • Morte cerebrale: alte zone in distruzione cerebrale
  • Stato vegetativo persistente: persistenza attività tronco encefalico anche parziale

Ritmi particolari non defibrillabili

  • PEA dissociazione elettromeccanica: compatibili anche con un cuore normale ma senza polso. Es: tamponamento cardiaco, non può pompare ma il tessuto di conduzione elettrica è presente.
  • PNX iperteso: compressione dei vasi e mancato ritorno di sangue al cuore.
  • Squilibrio idroelettrolitico.
  • Asistolia: va sempre verificata più volte, può staccarsi un elettrodo.

Complicanze post manovre rianimazione

  • Intubazione emodinamiche origine dell’arresto
  • Fratture costali
  • PNX danno da riperfusione miocardica
  • Pneumopatia ab ingestis, squilibri elettrolitici (ipocalcemia)
  • Ustioni danno neuronale da ipoflusso, iperossigenazione

MOF (sindrome multiorgano)

Catetere venoso centrale complicanze infettive

Dispositivi intravascolari

Tubicino di materiale plastico, biocompatibile (silicone o poliuretano) che permette il collegamento tra la superficie cutanea a una distanza arteriosa o venosa.

Classificazione

  • A breve termine: Accessi venosi periferici e centrali
  • A medio e lungo termine: accessi venosi centrali o medio termine
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Scienze mediche MED/45 Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Nurse.d92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Infermieristica clinica in area critica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Marra Giovanni.
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