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Appunti anatomia umana

Appunti di anatomia applicata all'attività motoriabasati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Giambanco dell’università degli Studi di Perugia - Unipg, Interfacoltà, Corso di laurea in scienze motorie e sportive. Scarica il file in formato PDF!

Esame di anatomia applicata all'attività motoria docente Prof. I. Giambanco

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La trombina quindi unisce tra loro le molecole proteiche solubili di fibrinogeno trasformandole in lunghe catene

molecolari di fibrina insolubile; questa forma una sorta di traliccio che, intrappolando i globuli rossi, costituisce la

base del coagulo. Entro un'ora, il coagulo inizia a retrarsi, spremendo fuori dalla massa siero (plasma deprivato dalle

proteine della coagulazione) e avvicinando i margini della rottura della parete vasale.

Di norma il sangue coagula in 3-6 minuti e, una volta iniziato il processo a cascata della coagulazione, i fattori che

l'hanno scatenato vengono di solito rapidamente inattivati per impedire che la coagulazione del sangue si diffonda per

tutto l'apparato circolatorio. Alla fine l'endotelio si rigenera e il coagulo si dissolve.

EMOPOIESI: la formazione delle cellule del sangue avviene, in tutta la vita postnatale, nel midollo osseo presente

nelle ossa brevi e piatti e nell'epifisi delle ossa lunghe, ed è garantita dalla moltiplicazione e differenziazione di cellule

eritrocitaria

staminali totipotenti che, sotto lo stimolo di fattori specifici, evolvono secondo linee distinte ( per i

mieloide linfoide

globuli rossi, per i granulociti, i monociti e le piastrine, per i linfociti).

L'eritropoiesi inizia nell'embrione durante la terza settimana di gestazione, a livello del sacco vitellino. A partire dalla

quarta settimana comincia l'eritropoiesi nel fegato, che diventa predominante alla fine del secondo mese. A partire dal

quinto mese inizia a livello del midollo osseo, sede che diventa predominante alla fine della gestazione; questa sede

resta l'unica nell'adulto.

L'eritropoiesi dura complessivamente 4-5 giorni durante i quali avvengono una serie di trasformazioni morfologiche

nelle cellule precursori degli eritrociti, che al termine del processo diventeranno globuli rossi.

Nel primo stadio della eritropoiesi le cellule precursori vengono chiamate proeritroblasti: nel citoplasma sono

presenti numerosi poliribosomi (citoplasma basofilo). La divisione cellulare (mitosi) avviene numerose volte in questo

stadio; l'eritropoietina non è ancora necessaria.

Nel secondo stadio i proeritroblasti diventano eritroblasti basofili: le dimensioni cellulari diminuiscono e la

cromatina è molto addensata; il citoplasma è ancora molto basofilo e la cellula va ancora incontro a intense divisioni

mitotiche. I recettori per la trasferrina vengono espressi (principale proteina di trasporto del ferro nel sangue; i tratta

di una glicoproteina costituita da una singola catena polipeptidica che possiede due siti di legame per lo ione ferrico

3+ 2+

(Fe ), mentre non presenta affinità per lo ione ferroso (Fe ).

Nel terzo stadio le cellule precursori diventano eritroblasti policromatici, in quanto il citoplasma presenta

colorazione mista; le dimensioni del nucleo diminuiscono ancora, la cromatina è ancora più addensata, scompare

l'apparato di Golgi e il nucleolo non è più visibile.

Nel quarto stadio le cellule precursori diventano eritroblasti ortocromatici, caratterizzati da un nucleo piccolo e

eterocromatico, da citoplasma acidofilo per l'accumulo di emoglobina e da assenza di mitosi.

Nel quinto stadio le cellule precursori diventano reticolociti: essi sono globuli rossi immaturi, infatti sono ancora

presenti ribosomi. Alla fine del processo il nucleo viene espulso dalla cellula e si formano i globuli rossi; i nuclei

espulsi vengono fagocitati dai macrofagi midollari.

L'eritropoiesi viene regolata da vari meccanismi di controllo che fanno sì che avvenga una costante dismissione in

circolo di nuovi elementi maturi che sostituiscano i vecchi globuli rossi fagocitati dai macrofagi. L'eritropoietina

(EPO) è uno di questi meccanismi di controllo: essa stimola la produzione di globuli rossi quando c'è carenza di

ossigeno (per esempio in alta montagna).

→ Linfa: il 45-75% del peso corporeo di un adulto di 70kg è costituito da acqua. Tale variabilità è dovuta al fatto che

l'organismo può possedere più o meno grasso, che ha un contenuto di acqua inferiore a quello degli altri tessuti.

L'acqua dell'organismo è distribuita principalmente nelle cellule e nei tessuti connettivi. Al di fuori, nel distretto

extracellulare, i liquidi sono distribuiti in tre compartimenti:

- compartimento interstiziale; comprende la linfa e il liquido attraverso il quale le cellule sono a contatto tra loro;

- compartimento plasmatico; ovvero il plasma del sangue;

- compartimento transcellulare; rappresentato dal liquido pleurico, i succhi digestivi.

I liquidi di ogni compartimento sono costituiti principalmente da elettroliti e vari metaboliti organici.

La funzione di regolare il volume del liquido extracellulare spetta all'apparato urinario e in particolar modo al rene.

La linfa è quella parte del liquido interstiziale che scorre in un proprio letto vasale, simile a quello ematico, ma con

flusso molto lento; contiene linfociti; è costituita da acqua, sali, colesterolo e numerosi prodotti del metabolismo

tessutale, tracce di proteine e lipidi: grazie alla linfa le molecole vengono riportate nel circolo sanguigno.

TESSUTO MUSCOLARE

Tessuto con capacità di contrazione, genera movimento delle formazioni alle quali è legato.

Le cellule muscolari sono capaci di allungarsi oltre le dimensioni e ritornarvi (elasticità), aumentare di massa

(ipertrofia) o aumentare di numero (iperplasia).

Tre tipi di tessuto muscolare: striato scheletrico, striato cardiaco, liscio.

TESSUTO MUSCOLARE STRIATO SCHELETRICO

Costituisce i muscoli dell'apparato locomotore, oltre ad essere presente anche in alcuni organi dell'apparato digerente

e respiratorio (lingua, palato molle, faringe, laringe).

Funzione: produce movimento, mantiene la postura, sostiene il peso dei visceri e li protegge dai traumi esterni,

controlla la minzione e la defecazione, controlla la respirazione.

Organizzazione: gli elementi (cellule) che costituiscono il muscolo sono chiamate fibre muscolari; derivano dalla

fusione di molteplici elementi cellulari durante il periodo embrionale e fetale, hanno quindi più nuclei, e ogni fibra ha

anche la sua membrana plasmatica o sarcolemma. Ogni fibra è rivestita da un sottile strato di tessuto connettivo

fibrillare lasso detto endomisio; più fibre si raccolgono a formare un fascio muscolare, a sua volta avvolto da uno

strato di connettivo detto perimisio; infine l'intero muscolo è ricoperto da una lamina connettivale esterna più densa

detta epimisio.

Epimisio: strato di tessuto connettivo denso che delimita l'intero muscolo, isolandolo dai tessuti circostanti.

Perimisio: suddivide il muscolo in una serie di compartimenti interni contenenti ciascuno un fascio di fibre muscolari

chiamato fascicolo.

Endomisio: circonda ciascuna fibra muscolare. 2+

All'interno di ogni fibra, il reticolo sarcoplasmatico contiene una elevata concentrazione di ioni Ca , una quantità

proteine

quasi 1400 volte maggiore rispetto a quella del sarcoplasma. All'interno del sarcoplasma sono presenti

contrattili organizzate in miofilamenti, a loro volta costituenti fasci detti miofibrille (tutti orientati secondo l'asse

longitudinali della fibra stessa); se osservato il sarcoplasma delle fibre muscolari, esso mostra un'alternanza di bande

chiare e bande scure: il significato di tali striature è comprensibile se consideriamo come un lungo cilindro ogni fibra

muscolare, e esso può essere suddiviso in tanti elementi successivi detti sarcomeri, ciascuno dei quali rappresenta

l'unità funzionale della fibra muscolare stessa.

→ Sarcomero: è l'unità contrattile del tessuto muscolare striato; i sarcomeri sono disposti uno dopo l'altro e formano

dei fascetti contrattili chiamati miofibrilla avvolti da una membrana, il sarcolemma.

I sarcomeri sono costituiti da due tipi di filamenti: i filamenti sottili (costituiti da actina) e i filamenti spessi (di

miosina).

Il sarcomero si presenta come un'alternanza di bande chiare e bande scure: esso è delimitato da due strie di natura

proteica scure (linee Z); ai lati di tali strie vi è una banda chiara detta banda I costituita da filamenti di actina;

andando verso l'interno è possibile notare una banda scura detta banda A costituita da filamenti di actina e filamenti

di miosina interposti tra di loro; al centro della banda A vi è una banda più piccola detta banda H (solo filamenti

spessi); l centro di quest'ultima è presente una linea scura, la linea M, costituita da proteine che interconnettono i

filamenti di miosina.

I filamenti sottili sono composti in prevalenza da actina e sono uniti tra loro mediante ponti trasversali a livello della

banda Z. i filamenti spessi sono costituiti da molecole di miosina e occupano la banda A, nella quale si intrecciano per

un certo tratto con i filamenti sottili. A livello della banda A, ogni filamento spesso è circondato da 6 filamenti sottili.

MIOSINA: La miosina è il motore delle miofibrille; ciascuna molecola si compone di 6 subunità, di cui 2 identiche

catene pesanti, molto grandi, e due paia di catene leggere, più piccole. Le catene proteiche pesanti si intrecciano a

formare una coda terminale, rigida, a spirale, e due teste globose. Due catene proteiche leggere sono associate

alle catene pesanti di ogni testa.

All'interno dei filamenti spessi, le varie isoforme della miosina si organizzano in modo tale da esporre le loro teste

all'estremità, mentre le code si raggruppano, a mo di fascio, nella regione centrale. La giunzione compresa tra testa e

coda è un collo flessibile (cerniera) che permette alle teste di flettersi durante la contrazione.

Le teste globulari della miosina formano i ponti trasversali che mediano l'interazione con i filamenti sottili di actina, i

quali fungono da "fune".

Il fenomeno della contrazione può essere diviso in due fasi: 1) aggancio (formazione dei ponti

trasversali) tra filamenti spessi e sottili; 2) scorrimento dei filamenti

ACTINA: L'actina, che costituisce i filamenti sottili del sarcomero, è una proteina globulare, di forma simile ad una

sfera (G-actina). Molte di queste molecole si associano tra loro per comporre lunghi e sottili granuli (detti F-actina).

Due di queste catene si avvolgono eleicodalmente l'una sull'altra, come due collane di perle, dando origine al

filamento sottile.

Ogni molecola di G-actina contiene un sito di legame per la testa della miosina, che, in condizioni di riposo, si trova di

fatto bloccato da due proteine. I filamenti sottili sono infatti costituiti, oltre che dall'actina, da:

TROPOMIOSINA: nel muscolo a riposo impedisce il contatto tra 7 molecole di G-actina e le rispettive teste di miosina,

mantenendo il muscolo rilassato.

TROPONINA: quando lega il calcio cambia la propria conformazione e sposta la tropomiosina permettendo l'aggancio

con la miosina

Oltre a queste proteine, le miofibrille muscolari ne contengono altre, tra cui: titina, connettina e nebulina, con

funzione di stabilizzazione e centraggio del sarcomero nel corso della contrazione.

CONTRAZIONE MUSCOLARE: Il muscolo scheletrico può essere paragonato ad un motore, in grado di convertire

l'energia chimica, fornita dall'ATP, in energia meccanica.

Durante la contrazione, i filamenti sottili “scivolano” lungo quelli spessi: ciò avviene in quanto le teste delle molecole

di miosina si legano alle molecole di actina e, grazie a una sequenza di eventi di legame e di rilascio, cambiano

orientamento spostando i filamenti sottili, con conseguente accorciamento della lunghezza del sarcomero.

Ogni molecola della miosina presenta due siti di legame, uno per una molecola di ATP ed uno per l'actina. La sua

attività ATPasica le consente di idrolizzare l'ATP ad ADP + fosfato inorganico e di utilizzare l'energia così sviluppata per

generare il movimento.

– le molecole di miosina sono in permanenza combinate con una molecola di ATP che, quando l'actina interagisce con

la miosina attivandone l'attività ATPasica, viene scissa in ADP+Pi, liberando energia di legame;

– si produce in tal modo la rotazione della testa della miosina verso il centro del sarcomero, e i due filamenti si

spostano;

– le molecole di ADP+Pi si allontanano per diffusione e un'altra molecola di ATP si lega alla miosina, seguita dalla

rottura del legame con l'actina;

– così il ciclo può ricominciare.

Poiché questi eventi avvengono contemporaneamente in tutti i sarcomeri successivi dela fibra muscolare e allo stesso

tempo in tutte le miofibrielle della fibra, questa si accorcia (contrazione).

– quando il muscolo è rilasciato, le molecole di troponina impediscono alla miosina di legarsi all'actina;

– all'arrivo dell'impulso nervoso per la contrazione, a livello del punti in cui la fibra nervosa motoria prende rapporto

con il sarcolemma, si ha liberazione di un neurotrasmettitore, l'acetilcolina, che causa la depolarizzazione del

sarcolemma.

– questo fenomeno, diffondendosi e propagandosi alle membrane del reticolo sarcoplasmatico lungo le invaginazioni

2+

del sarcolemma stesso, causa la liberazione di ioni Ca ;

2+

– gli ioni Ca si legano alla subunità C della troponina, cambiandone così la conformazione molecolare, cosa che

permette alla miosina di legarsi con l'actina.

Le fibre muscolari scheletriche non sono tutte uguali, ma presentano differenze biochimico-metaboliche, e se ne

classificano tre tipi: CLASSIFICAZIONE DELLE FIBRE MUSCOLARI

Tipo di fibra Metabolismo Contrazione

Rosse, ricche di mioglobina e

I. Ossidativo Lenta Muscoli coinvolti nella postura

mitocondri Non molto rappresentate nei

Rapida,

Ossidativo e muscoli scheletrici umani, anche

IIA. Intermedie, con scarsi mitocondri resistente alla

glicolitico se ne è relativamente ricco il

fatica vasto laterale della coscia.

Muscoli necessari per la

Rapida, deambulazione o che lavorano

IIB. Bianche, con scarsi mitocondri Glicolitico sensibile alla frequentemente ma non a lungo

fatica (muscoli del polpaccio)

La presenza di un certo tipo di fibra in un individuo è anche influenzato dal livello di attività di questo.

TESSUTO MUSCOLARE STRIATO CARDIACO (Miocardio)

Tessuto costituito da singole fibrocellule (cardiomiciti) che sono collegate le une alle altre per mezzo di particolari

giunzioni intercellulari dette dischi intercalari, dove sono presenti desmosomi e giunzioni comunicanti. Esse non

possono essere considerate fibrocellule: sono presenti i sarcomeri, le striature trasversali, ma i cardiomiciti hanno un

singolo nucleo situato centralmente e si presentano ramificati “a Y” alle estremità, e sono presenti molti più

mitocondri, il reticolo sarcoplasmatico è assai sviluppato. Queste caratteristiche si riferiscono al miocardio comune.

Esiste poi il miocardio specifico che ha la funzione di condurre ad alta velocità, lungo specifiche direttrici, gli impulsi

per la contrazione: i cardiomiciti sono cellule globose che hanno perso la capacità di contrazione, sono raggruppate in

determinati punti del cuore a formare dei nodi, e mancano le striature.

Il tessuto miocardico si contrae involontariamente, ma il SNC controlla il ritmo!!

Esso inoltre non ha nessuna capacità rigenerativa, per cui una sua lesione (dopo infarto) produce una cicatrice che

rende il cuore meno resistente e meno efficiente.

TESSUTO MUSCOLARE LISCIO

Costituito da cellule allungate e affusolate, miofilamenti senza striature e quindi senza sarcomeri.

Per contrarsi le cellule sfruttano le interazioni fra acrina e miosina (che formano i filamenti sottili e quelli spessi; sono

orientati in modo parallelo ma si incrociano all'avvicinarsi della membrana plasmatica), manca la troponina e

2+

tropomiosina e l'effetto degli ioni Ca ; hanno una forma allungata, nucleo posto al centro; costituiscono la parete degli

organi cavi e dei vasi sanguiferi, si trovano nella pelle (muscoli erettori dei peli) e nel bulbo oculare.

La contrazione è di tipo lenta, può protrarsi nel tempo senza la comparsa dell'affaticamento; gli stimoli per la

contrazione possono essere di origine nervosa, ormonale e farmacologica.

PROPRIETA' del TESSUTO MUSCOLARE:

 eccitabilità: capacità di rispondere agli stimoli

 contrattilità; capacità di accorciarsi attivamente e di esercitare una tensione

 estensibilità: capacità di continuare a contrarsi anche dopo allungamento dovuto a distensione

 elasticità: capacità di tornare alle dimensioni iniziali al termine di ogni contrazione.

TESSUTO NERVOSO

Costituisce il sistema nervoso centrale (encefalo e midollo spinale) e il sistema nervoso periferico (gangli, nervi e

relative terminazioni).

È composto da due tipi di cellule: le cellule nervose propriamente dette, i neuroni, e le cellule di sostegno o cellule

cellule gliali.

della nevroglia o

I NEURONI

Sono cellule eccitabili, capaci cioè di rispondere a stimoli fisici e chimici mediante la modificazione della

concentrazione di ioni sulle due facce della loro membrana plasmatica, di produrre segnali in forma di variazioni di

potenziale elettrico (trasduzione), di propagare o condurre segnali dal punto di insorgenza ad altre parti della

cellula e di trasmettere segnali ad altre cellule mediante dispositivi giunzionali specifici (le sinapsi); sono cellule

dotate della capacità di memorizzazione.

Il ciclo vitale si può estendere per tutto l'arco della vita, ma sono cellule prive della capacità di dividersi e di produrre

quindi neuroni nuovi.

→ Caratteristiche comuni: in ogni tipo di neurone si può riconoscere

 soma:

un corpo cellulare o contiene il nucleo (con uno o più nucleoli) e ha forma rotondeggiante; l'apparato

del Golgi è più abbondante ed è posizionato all'esterno; numerosi mitocondri. Tutti questi organuli si trovano,

anche se in maniera differente anche nei dendriti. Il corpo cellulare è il centro delle attività metaboliche

(sintesi proteica) e di controllo del flusso di prodotti sintetizzati verso le parti distali dei prolungamenti

dendritici e dell'assone; è il centro di integrazione dei segnali della membrana plasmatica.

Nel tessuto nervoso i corpi dei neuroni non sono distribuiti uniformemente, ma addensati in gruppi di diversa

colonne

estensione denominati o nuclei, oppure in strutture laminari dette cortecce, a costituire la sostanza grigia

del SNC; nel SNP invece gli agglomerati vengono chiamati gangli, circondati da cellule gliali satelliti e sostenuti da

uno stroma connettivale.

 uno o più dendriti: sono espansioni del corpo cellulare, vi si trovano gli stessi organuli citoplasmatici presenti

nel soma; i dendriti diminuiscono gradualmente di diametro man mano che si allontanano dal soma e si

ramificano formando un'arborizzazione. Essi hanno la funzione di ricezione dei segnali che provengono da

altri neuroni o dall'ambiente esterno.

 neurite:

un assone o prende origine da un profressivo restringimento del corpo cellulare, il cono di

emergenza, e continua in un segmento iniziale: entrambe queste due ultime strutture sono responsabili

potenziale d'azione).

della genesi del segnale elettrico (o

Il citoplasma dell'assone (assoplasma) è costituito da numerosi microtubuli e nuerofilamenti, abbondanti cisterne del

REL e mitocondri; mancando ribosomi, RER e Golgi: è pertanto capace di svolgere un attivo metabolismo energetico, e

incapace di sintesi proteica (che vengono sintetizzate nel soma).

Tranne il segmento iniziale, l'assone è rivestito da cellule della glia che lo ricoprono per tutta la sua estensione.

Assone+rivestimento gliale=fibra nervosa.

 delle terminazioni presinaptiche: all'estremità distale, ogni assone si divide in più rami preterminali e

ciascuno di questi forma un numero variabile di terminazioni nervose o terminazioni sinaptiche in forma di

bottoni, di espansioni a coppa, che prendono contatto, tramite sinapsi con il dendrite di un altro neurone.

→ Tipi di neuroni:

Neuroni unipolari = sprovvisti di dendriti; un solo assone

Neuroni bipolari = un dendrite e un assone

neuroni a T)

Neuroni pseudounipolari = (o dal soma parte un prolungamento che si divide poi a T (assone e dendriti

su uno stesso prolungamento); per lo più sono neuroni sensitivi

Nueruoni multipolari = numero vario di dendriti e un assone

→ Guaina mielinica: i neuroni sono rivestiti da cellule gliali. La maggior parte delle fibre del sistema nervoso

centrale e periferico è costituita da fibre mieliniche, dove cioè l'assone è rivestito da una vera e propria guaina

plurilamellare.

Gli assoni del SNC acquisiscono il rivestimento mielinico in seguito a differenziazione di cellule gliali specifiche, gli

oligodendrociti, interposte tra gruppi di assoni. Ogni oligodendrocite produce estese lamine citoplasmatiche che

circondano diversi assoni e li avvolgono con un numero crescente di spire. Ovviamente, man mano che le spire si

avvolgono intorno all'assone, scompare il citoplasma entro la lamina, che risulta alla fine formata dalle sole membrane

plasmatiche accollate: in questo modo il rivestimento dell'assone risulta composto da un sistema spirale derivante

dalla membrana plasmatica dell'oligodendrocito, la guaina mielinica.

La guaina è composta principalmente da lipidi e proteine e ha un colore bianco, la quale permette di identificare le

parti del sistema nervoso centrale formato da queste fibre come sostanza bianca.

Nel SNC ogni oligodendrocito contribuisce a formare diverse fibre mieliniche; la mielinizzazione (processo di

formazione della guaina mielinica) inizia nel periodo embrionale e si completa in tempi diversi.

Nel SNP troviamo invece le cellule di Schwann (ciascuna delle quali prende rapporto con un solo assone) che

costituiscono segmenti successivi della guaina mielinica (segmenti internodali), che risulta così interrotta da brevi

tratti privi di mielina detti nodi di Ranvier. A livello dei nodi di Ranvier l'assone non è completamente nudo, ma

rivestito comunque da una sottile lamina citoplasmatica gliale. La mielinazzazione avviene grazie alle cellule si

Schwann e inizia quando l'assone ha raggiunto un determinato diametro di grandezza, e lo spessore della guaina è in

funzione della grandezza dell'assone.

→ Sinapsi: la trasmissione dei segnali elettrici prodotti a livello del soma del neurone e propagati lungo l'assone

avviene:

 attraverso giunzioni specifiche costituite tra due neuroni, sinapsi interneuronali

 attraverso giunzioni fra un neurone e una cellula non nervosa, giunzioni citoneurali.

Tali giunzioni sono costituite dall'opposizione di due aree di membrana differentemente specializzate, di cui quella del

neurone che trasmette è detta membrana presinaptica (permette la liberazione di un messaggero chimico, o

neurotrasmettitore) e quella del neurone che riceve è detta membrana postsinaptica (provvista di recettori per

il neurotrasmettitore). Fra le due membrane rimane uno spazio, la fessura o intervallo sinaptico, piccolissimo, in

cui sono localizzate proteine che intervengono nella regolazione del mantenimento della giunzione e del metabolismo

del neurotrasmettitore liberato. Tipi di sinapsi (chimica):

 sinapsi assodendritica; tra assone e dendrite

 sinapsi assosomatica; tra assone e un soma neuronale

 sinapsi assoassonica; tra un assone e un altro assone

(bottone)

La terminazione sinaptica contiene mitocondri, REL e elementi del citoscheletro e in più contiene diverse

vescicole sinaptiche (di forma, numero e contenuto differenti a seconda della specificità del neurone): tali vescicole

acetilcolina acido glutamico noradrenalina;

possono essere sferiche e contenere o (funzione eccitatoria), oppure

glicina, acido γ-aminobutirrico

possono essere appiattite e contenere (GABA, con funzione inibitoria); in generale ogni

vescicola contiene un certo quanto di molecole di neurotrasmettitore.

SINAPSI CHIMICA: L'arrivo alla terminazione sinaptica dell'impulso nervoso (cioè del potenziale elettrico propagatosi

lungo la membrana dell'assone) determina nella membrana presinaptica l'apertura di canali attraverso i quali si ha un

flusso di ioni calcio dall'esterno all'interno della terminazione. L'aumento della concentrazione di ioni calcio provoca la

fusione delle vescicole sinaptiche con la membrana presinaptica e la conseguente liberazione per esocitosi del

neurotrasmettitore, le cui molecole diffondono nella fessura sinaptica.

La membrana postsinaptica presenta proteine di membrana specifiche che fanno da recettori per i neurotrasmettitori.

Il neurotrasmettitore liberato nella fessura sinaptica si lega ai recettori e li attiva, in modo tale che questi determinato

(indirettamente o direttamente) l'apertura o la chiusura di canali ionici: il flusso di ioni che ne consegue modifica la

conduttanza delle membrana postsinaptica e il potenziale di membrana del neurone postsinaptico, producendo in tal

modo un nuovo segnale (impulso). Questi fenomeni sono causati da recettori detti ionotropi. Altri recettori

(metabotropi) inducono invece nel neurone postsinaptico la formazione di molecole (messaggeri secondari) che

danno inizio ad una serie di eventi biochimici.

La trasmissione attraverso le sinapsi è di tipo unidirezionale e con un leggero ritardo di frazioni di millisecondi

(ritardo sinaptico).

SINAPSI ELETTRICA o ELETTRONICA: presente in alcune aree del SNC; sono costituite da giunzioni comunicanti che

permettono la propagazione diretta delle variazioni di potenziale della membrana di una cellula alla successiva senza

l'intervento di intermendiari chimici. Ovviamente non c'è ritardo ed è bidirezionale

→ Reti neuronali: ogni neurone innerva un bersaglio e, a sua volta fa dà bersaglio e quindi è innervato da altri

neuroni. Ogni neurone è un elemento di una catena neuronale, ossia di un circuito nervoso. Poiché un neurone può

ricevere migliaia di terminazioni nervose, esso si configura come un integratore di segnali, ossia un luogo di

convergenza di segnali proveniente da altri distretti.

Il fatto: un neurone riceva molte terminazioni e ciò non comporta necessariamente che in un dato momento tutte le

sinapsi che esso riceve siano in funzione + le terminazioni nervose che si scaricano su un dato neurone sono in parte

eccitatorie e in parte inibitorie = in un dato momento il neurone viene eccitato o inibito secondo la somma degli

stimoli eccitatori e inibitori che in quel momento esso riceve → proprietà di modulabilità.

I neuroni che fanno parte di uno stesso circuito sono, pertanto, distribuiti lungo il circuito secondo una sequenza

geneticamente prestabilita e quel circuito è implicato in una data attività nervosa: tale attività ha o non ha luogo in un

dato momento, solo se l'ultimo neurone del circuito è in grado di trasmettere l'informazione finale all'effettore.

La maggioranza dei neuroni del SNC è di tipo inibitorio; questo tipo di neuroni rendono possibile la modulabiltià.

Vari tipi di inibizione:

 inibizione anterograda: il sistema è in serie e il neurone inibitore è posto tra due;

 inibizione retrograda: un neurone inibitore (B) che viene eccitato da un neurone (A), si scarica sullo stesso

neurone (A) che lo ha eccitato e lo inibisce;

 inibizione presinaptica: un neurone inibitore (B) eccitato da un neurone (A), si scarica sul terminale

sinaptico di una fibra proveniente da un neurone (C) e destinata a un neurone (D);

 disinibizione: prevede la successione di almeno 4 neuroni, di cui quelli intermedi (B e C) inibitori, e di un

quinto neurone; lo stimolo portato da (A) a (B) ecciterà (B) a inibire (C), il quale non può inibire (D); l'effettore

finale innervato dal neurone (D) riceve lo stimolo da quest'ultimo solo se su (D) è arrivato uno stimolo

eccitatorio da parte di (E).

LA NEVROGLIA

Nel tessuto nervoso oltre ai neuroni, sono presenti anche le cellule gliali; esse sono elementi importanti anche per la

regolazione della comunicazione sinaptica e per la crescita dei neuroni.

glia

Le cellule della nevroglia o sono elementi che svolgono funzioni trofiche di supporto meccanico, di regolazione

della composizione del microambiente extracellulare che circonda i neuroni e di isolamento elettrico degli assoni.

Nel SNC troviamo:

 astrociti: cellule gliali più numerose, forma irregolare stellata con sottili espansioni citoplasmatiche laminari;

si dispongono a ricoprire la membrana dei corpi neuronali, dei dendriti e delle giunzioni sinaptiche nella

sostanza grigia; particolari espansioni si trovano anche a ricoprire i capillari sanguiferi concorrendo alla

formazione della barriera ematoencefalica; svolgono un ruolo importante nel mantenimento della

concentrazione di potassio extracellulare e intervengono nella regolazione dell'attività sinaptica;

 oligodendrociti: cellule piccole con scarso citoplasma che si espande in lamine estese, ciascuna delle quali si

avvolge a spirale attorno ad un assone; formano la guaina mielinica;

 cellule ependimali: si organizzano a modo di epitelio monostratificato per rivestire le cavità interne del SNC

(quali ventricoli cerebrali, acquedotto di Silvio e canale ependimale del midollo spinale), dove è presente

liquido cefalorachidiano; provviste di microvilli e ciglia; responsabili della filtrazione selettiva e del trasporto

attivo delle molecole che fuoriescono dai capillari;

 cellule della microglia: di piccole dimensioni e forma irregolare, contengono numerosi lisosomi e hanno

attività fagocitaria; aderiscono alla parete dei capillari sanguiferi; attivate nel caso di lesioni traumatiche e

infiammatorie e processi degenerativi del tessuto nervoso;

Nel SNP troviamo:

 cellule di Schwann: producono mielina tipo gli oligodendrociti; possono disporsi fra gruppi di assoni di

piccolo calibro e fornire rivestimento con una semplice lamina citoplasmatica, isolandoli dal circostante

connettivo;

 anficiti:

cellule satelliti o rivestono con sottili lamine citoplasmatiche il corpo cellulare dei neuroni gangliari,

come quasi gli astrociti.

BARRIERA EMATOENCEFALICA: indica tutto quel complesso di cellule endoteliali dei capillari e prolungamenti degli

astrociti che separa fisicamente le reti neuronali dal sangue; serve a selezionare le sostanze che dal sangue giungono

ai neuroni e viceversa, in tal modo ai neuroni arrivano solo determinate sostanze del plasma (alta selezione).

ORGANI

Organi: livello di organizzazione superiore rispetto a quello tissutale.

Essi si raggruppano in sistemi e apparati: si parla di sistema quando gli organi sono omogenei per struttura funzione

e origine embriologica (sistema scheletrico o sistema nervoso), si parla di apparato quando gli organi hanno diversa

funzione, struttura e origine embriologica.

Gli organi possono essere raggruppati in due tipi: organi cavi e organi pieni.

– Gli ORGANI CAVI hanno una forma a sacco e possono comunicare direttamente o indirettamente con l'esterno, la

loro parete circonda una cavità detta lume ed è costituita da vari strati sovrapposti di tessuti differenti detti tonache.

Procedendo dall'interno all'esterno, si trovano i seguenti strati:

a) tonaca mucosa; epitelio di rivestimento

b) tonaca sottomucosa; connettivo fibrillare lasso

c) tonaca muscolare; due strati di tessuto muscolare liscio, di cui quello più interno con fibrocellule a orientamento

circolare e quello più esterno con fibrocellule orientate longitudinalmente.

d) tonaca sierosa o avventizia; di natura connettivale, avvolge l'organo all'esterno e prende rapporti con le

formazioni circostanti.

ESEMPIO DI ORGANO CAVO PARTICOLARE: I VASI SANGUIFERI; vengono distinti in arterie, vene e capillari.

Arterie e vene hanno la parete costituita dal tre strati concentrici che sono la tonaca intima (la più interna), la

tonaca media e la tonaca avventizia (la più esterna). Quello che caratterizza strutturalmente e funzionalmente il

vaso è la tonaca media, formata da tessuto connettivo elastico e da fibrocellule muscolari lisce, in proporzioni diverse

nelle arterie e e nelle vene.

Le arterie hanno una parete più spessa dovendo sostenere una pressione sanguigna più elevata; perciò si distringuono

continui

grosse arterie (o elastiche), arterie di medio e piccolo calibro, arteriole e capillari (possono essere se hanno un

fenestrati sinusoidi

endotelio continuo, come quelli del glomerulo renale, di calibro variabile perchè si adattano allo

spazio che trovano fra le cellule).

Anche le vene possono essere classificate in venule postcapillari, vene di piccolo-medio calibro e di grosso calibro;

hanno un calibro maggiore delle arterie, ma hanno una parete più sottile e meno resistente. Spesso nelle vene sono

semilunari a nido di rondine,

presenti delle valvole dette o che impediscono il reflusso del sangue.

– Gli ORGANI PIENI presentano sempre un tessuto predominante anche funzionalmente che ne costituisce il

parenchima; sono circondati da una capsula di connettivo fibrillare denso, da cui originano setti che si portano in

profondità del parenchima, suddividendolo più o meno completamente e costituendo così lo stroma di quell'organo.

Lo stroma ha una funzione di supporto meccanico, vi sono presenti vasi sanguiferi e linfatici, nervi e dotti escretori

dell'organo; presente una regione attraverso la quale passando in entrata e in uscita vasi, nervi e condotti chiamata

ilo. Un organo pieno viene generalmente suddiviso in lobi, i quali vengono suddivisi poi in lobuli.

APPARATO LOCOMOTORE

Il corpo umano è diviso in due parti:

 Parte assile (che corrisponde all’asse corporeo):

Testa

◦ Tronco:

◦ Collo

▪ Torace

▪ Addome

 Appendici (attaccate alla parte assile):

Arto superiore:

◦ Cintura: spalla

▪ Parte libera:

▪  gomito

Braccio, collegato con il all’

 polso

Avambraccio, collegato con il alla

 Mano

Arto inferiore:

◦ Cintura: anca

▪ Parte libera:

▪  ginocchio

Coscia, collegata con il alla

 caviglia

Gamba, collegata con la al

 Piede

Apparato locomotore = ossa + articolazioni + muscoli

LE OSSA (apparato scheletrico)

Organi che costituiscono lo scheletro, più di 200; le ossa danno sostegno al corpo (forniscono supporto strutturale

all'intero organismo; i segmenti scheletrici, singolarmente o in gruppi, costituiscono l'impalcatura che sostiene organi

e tessuti molli), fungono da deposito di sali minerali e lipidi (i sali di calcio dell'osso rappresentano una notevole

riserva minerale che mantiene costante le concentrazioni di ioni calcio e fosfato nei fluidi organici; i segmenti

scheletrici immagazzinano riserve energetiche costituite dai lipidi delle aree del midollo giallo), contengono il midollo

osseo (responsabile dell’emopoiesi; globuli rossi, bianchi e piastrine vengono prodotti dal midollo osseo rosso che

riempie le cavità di numerose ossa). Sulle ossa si inseriscono i muscoli per la locomozione (le ossa dello scheletro

funzionano come leve; esse possono modificare l'ampiezza e la direzione delle forze generate dai muscoli scheletrici)

e per la protezione di organi e sistemi interni (tessuti e organi delicati sono spesso circondati da elementi scheletrici,

basta pensare al cranio, alle coste, alle vertebre e alla pelvi).

A seconda della forma si distinguono in: ossa lunghe e ossa brevi, e ossa piatte.

Le ossa lunghe hanno un corpo allungato (chiamato diafisi: costituito da tessuto lamellare compatto e ospita il

midollo osseo) con due estremità ingrossate (chiamate epifisi, una prossimale e una distale, costituite da tessuto

osseo spugnoso). Le ossa piatte sono costituite da uno strato di tessuto osseo spugnoso avvolto da tessuto osseo

compatto. Tutte le ossa sono rivestite da una membrana di connettivo fibroso, il periostio, che si arresta in

corrispondenza delle cartilagini articolari, mentre le cavità che contengono il midollo sono rivestite da un'altra

membrana fibrosa detta endostio.

LE ARTICOLAZIONI

Dispositivi giunzionali che mettono in relazione due o più ossa per consentire movimenti più o meno ampi. Le

articolazioni esistono laddove due ossa prendono contatto: il contatto può essere diretto o tra esse può essere

interposto tessuto fibroso, o cartilagineo o liquidi.

articolazione sinoviale,

Due grandi gruppi di articolazioni: diartrosi (o articolazione mobile e ampi movimenti) e

(articolazioni per continuità di tessuto,

sinartrosi articolazioni fisse e nessun movimento).

 Diartrosi; possono essere

artrodie: i capi articolari hanno forma pianeggiante e possono solo scivolare uno sull’altro;

◦ semisfera cava semisfera piena;

enartrosi: tra due ossa con forma contrapposta, una e una permettono

◦ movimenti angolari su tutti i piani; ellissoide

condilartrosi: variabile dell’enartrosi dove al posto della sfera abbiamo un che ruota in una

◦ cavità ellissoidale; permettono movimenti angolari su un solo piano;

articolazione a sella: le due superfici sono una concava e una convessa e si appoggiano perfettamente

◦ una sull’altra; trocoide) troclea);

ginglimo: può essere laterale (o e angolare (o i capi articolari hanno forma di cilindri

◦ uno cavo e uno pieno: nel ginglimo laterale il movimento è rotatorio e nel ginglimo angolare il movimento

è angolare.

Tutte le diartrosi sono provviste di una capsula articolare che tiene uniti i capi articolari: la capsula è ricca di vasi

sanguiferi, rivestita all’interno da una membrana sinoviale, capace di filtrare dal sangue il liquido sinoviale. Tale

liquido funge da lubrificante e riduce l’attrito meccanico tra le superfici articolari. Le capsule articolari sono spesso

rinforzate dai legamenti.

CAPSULA: si tratta di un manicotto fibroso che avvolge l'estremità inferiore dell'osso prossimale e l'estremità superiore

dell'osso distale, mantenendole in reciproco contatto. È rivestita nella sua superficie profonda dalla membrana

sinoviale. Le membrane sinoviali producono liquido sinoviale che va a riempire la cavità articolare.

FUNZIONE DEL LIQUIDO SINOVIALE: lubrificazione, quando una parte della cartilagine viene compressa, parte del

liquido è spremuto fuori dalla matrice cartilaginea e negli spazi tra le opposte superfici. Questo sottile strato di liquido

riduce l'attrito tra le superfici che si stanno muovendo nell'articolazione. La cartilagine articolare agisce come una

spugna: terminato il movimento, il liquido riprende la posizione che occupava prima di esso; nutrimento dei

condrociti, normalmente in un'articolazione sinoviale si trovano fino a 3 ml di liquido sinoviale, anche nelle grandi

articolazioni come il ginocchio. Questa quantità relativamente piccola di liquido deve essere continuamente riciclata

per arricchirsi di nutrienti ed eliminare i prodotti di rifiuto dei condrociti che si trovano nella cartilagine articolare. La

circolazione del liquido sinoviale avviene durante il movimento articolare perchè la compressione e riespansione della

cartilagine articolare pompano il liquido sinoviale all'interno e all'esterno della matrice; ammortizzamento, il liquido

sinoviale assorbe i traumi articolari. Ad esempio, l'anca, il ginocchio, la caviglia vengono ad essere compressi durante

la deambulazione o, ancor più, durante la corsa. L'aumento improvviso della pressione è ammortizzato dal liquido

sinoviale che la distribuisce uniformemente su tutta la superficie articolare.

Se le superfici articolari non sono speculari o se le sollecitazioni dell’articolazione lo richiedono, sono presenti tra le

due superfici dei cuscinetti fibrocartilaginei: i menischi e i dischi articolari.

STRUTTURE ACCESSORIE all'ARTICOLAZIONE: cuscinetti cartilaginei: ovvero i menischi, che suddividono la cavità

sinoviale, indirizzano il flusso del liquido sinoviale, permettono variazioni di forma delle superfici articolari, riducono il

movimento di un'articolazione; cuscinetti adiposi: situati spesso alla periferia dell'articolazione, sono minimamente

coperti da uno strato di membrana sinoviale, forniscono protezione alle cartilagini articolari e riempiono gli spazi che si

creano quando il movimento dei segmenti scheletrici modifica la forma della cartilagine articolare; legamenti: la

capsula articolare che circonda l'intera articolazione si continua con il periostio dei capi articolari, i legamenti accessori

extracapsulari

si trovano nelle zone più spesse della capsula, rinforzandola; essi si dividono in (sulla superficie esterna

intracapsulari

della capsula) e (sulla superificie interna della capsula); tendini: pur non partecipando alla costituzione

dell'articolazione, si trovano in prossimità di questa; i muscoli mantengono i tendini in tensione limitando quindi il

movimento dell'articolazione e offrendo un ulteriore supporto meccanico; borse: sono piccole tasche di tessuto

connettivo ripiene di liquido sinoviale; sono presenti laddove un tendine o un legamento sfregano un altro tessuto; la

loro funzione è proprio quella di ridurre l'attrito oltre che attutire gli urti.

 Sinartrosi: non permettono movimento o ne permettono di molto limitati (queste ultime sono meglio

conosciute come anfiartrosi); i capi ossei sono strettamente connessi tra loro e possono incastrarsi. Esse si

classificano in base al tessuto interposto tra i capi articolari:

sinfisi: hanno cartilagine fibrosa;

◦ sincondrosi: cartilagine ialina;

◦ sindesmosi: connettivo fibroso denso;

◦ sinostosi:l e sindesmosi subiscono un processo di ossificazione e quindi si saldano e formano le suture.

◦ Le suture possono essere armoniche (setto nasale), dentate (ossa del cranio), squamose (ossa del cranio),

a incastro, gonfosi (tra dente e cavità alveolare).

I MUSCOLI (apparato muscolare) parte carnosa parte bianca lucente

Nei muscoli scheletrici si distingue una (il ventre) e una definita tendine che si

inserisce su un osso. Il muscolo si inserisce sull’osso attraverso due capi: un capo di origine (più vicino allo scheletro

e quindi meno mobile) e un capo di inserzione (terminazione distale, più mobile).

Se i muscoli sono piatti o larghi le formazioni connettivali che li uniscono alle ossa sono dette aponeurosi.

I muscoli posso essere sinergici e antagonisti, a seconda che vi sia tra gli uni e gli altri collaborazione o contrasto

d’azione.

OSSA DELLA TESTA → Osso occipitale

Neurocranio: : impari e mediano, forma romboidale; si distingue una parte superiore

(squama), una parte orizzontale (porzione basilare) e due parti laterali (una per parte).

circonda La porzione basilare presenta il grande foro occipitale attraverso cui passano il midollo

l’encefalo spinale, le arterie e le radici spinali dell’11esimo paio di nervi encefalici. La faccia esterna

della squama presenta una protuberanza da cui si diparte la cresta occipitale esterna e

inoltre due linee nucali orizzontali, una superiore e una inferiore. Le porzioni laterali

presentano i due condili occipitali che si articolano con la prima vertebra cervicale

(atlante).

→ Osso sfenoide : impari e mediano; partecipa alla formazione della fossa cranica e della

cavità nasale e orbitale. Corpo a forma di farfalla, a sei facce: due laterali, una superiore, una

anteriore, una inferiore e una posteriore. L’interno del corpo dello sfenoide presenta i seni

sfenoidali, cavità comunicanti con le cavità nasali. La faccia superiore, denominata sella

turgica, accoglie nella sua depressione l’ipofisi. Davanti la sella turgica si trova una

depressione denominata solco del chiasma ottico che continua poi lateralmente sino al

foro ottico. Dalle facce laterali si dipartono due coppie di lamine orizzontali allungate e

appiattite, le grandi e le piccole ali. In vicinanza della radice della grande ala sono visibili

tre fori, quello rotondo, quello ovale e quello spinoso che danno passaggio ai nervi

mascellare, mandibolare e all’arteria meningea media. La faccia inferiore possiede una

cresta sfenoidale che si articola con il vomere e con la lamina perpendicolare dell’etmoide

entrando a far parte del setto nasale. Dalla faccia inferiore si allungano verso il basso due

formazioni laminari, i processi pterigoidei. Con la parte delle grandi ali lo sfenoide esce un

pochino verso l’esterno tra le ossa frontale, parietale e temporale (sutura ad H).

→ Osso temporale : osso pari, anteriore all’occipitale e posteriore alle grandi ali dello

rocca petrosa

sfenoide. Si compone di una parte interna detta o piramide del temporale,

diretta medialmente e in avanti, e di una parte esterna o mastoidea, diretta verso il basso.

È presente il meato acustico esterno e al di sotto, sulla faccia inferiore della piramide, è

presente il processo stiloideo. Dall’osso temporale si stacca il processo zigomatico, che

si articola con il processo temporale dell’osso zigomatico per formare l’arcata zigomatica.

Vicino al meato acustico esterno troviamo la fossa mandibolare. Il processo mastoideo ha

una superficie rugosa che da attacco ai muscoli. Il margine della rocca petrosa presenta

l’incisura giugulare che insieme all’incisura dell’occipitale delimita il foro giugulare

attraverso cui passano nervi e vena giugulare interna. Nella faccia posteriore della piramide

è visibile il meato acustico interno .

→ Etmoide : impari e mediano; costituisce parte delle cavità nasali e orbitale. Costituito da

due lamine fra loro perpendicolari e da due masse laterali: la lamina orizzontale, detta

anche cibrosa per via dei numerosi forellini, nella parte superiore costituisce parte della

fossa cranica e nella parte inferiore forma la volta della cavità nasale; la lamina

perpendicolare sagittale incrocia con la lamina orizzontale e si divide in due parti, la

superiore o crista galli e inferiore, che si articola con il vomere entrando a far parte della

cavità nasale. Le due masse laterali partecipano alla formazione delle cavità orbitarie,l a

faccia mediale a quella delle cavità nasali.

→ Osso frontale squama

: impari e mediale; presenta una parte laminare o e una

orizzontale. La faccia esterna della squama presenta le due bozze frontali e sotto di

queste le arcate sopraciliari, separati da una superficie leggermente rilevata chiamata

glabella. All’interno abbiamo il solco sagittale che inferiormente continua con la cresta

frontale. La parte orizzontale è interrotta al centro dall’incisura etmoidale, ai due lati si

localizzano le bozze orbitarie e ai lati di quest’ultime si trovano le fosse per le ghiandole

lacrimali.

→ Osso parietale : osso piatto pari, quadrangolare. All’esterno è presente la bozza

parietale. La parte interna presenta numerosi solchi che corrispondono alle ramificazione

dell’arteria meningea media.

→ Osso nasale

Splancnocranio: : pari e simmetrico; la faccia posteriore è concava e completa il tetto delle

cavità nasali.

in rapporto con la → Osso lacrimale : pari e simmetrico; forma la fossa lacrimale insieme all’osso mascellare.

porzione iniziale → Osso palatino : pari, localizzato tra il processo pterigoideo dello sfenoide e la superficie

degli apparati posteromediale dell’osso mascellare. Forme le cavità nasali, la volta palatina e una parte del

viscerali pavimento orbitale. Forma di L ai lati del cranio.

→ Cornetto inferiore : pari, all’interno della cavità nasale in basso laterale. Si osservano tre

processi: etmoidale, lacrimale e mascellare.

→ Vomere : impari, forma il setto nasale.

→ Zigomatico : osso breve pari; responsabile della morfologia del viso.

→ Osso mascellare : pari, forma l’arcata mascellare superiore. È costituito da un corpo e

quattro processi: zigomatico, frontale, alveolare e palatino. Il corpo è di forma piramidale con

quattro facce: anteriore, infratemporale, orbitaria e nasale.

→ Mandibola : impari e mediano. Si articola superiormente con i denti dell’arcata inferiore e

due prolungamenti che si articolano con l’osso temporale. Forma a ferro di cavallo. In basso

si trova la protuberanza mentale. I due rami della mandibola presentano due processi, il

processo coronoideo e il processo condiloideo. L’articolazione temporomandibolare

è una diartrosi condiloidea: tra i due capi si interpone un disco cartilagineo che divide

l’articolazione in due parti non comunicanti.

→ Osso ioide: impari e mediano, si trova nel collo al livello di C4 e permette la deglutizione.

Sotto la mandibola e sopra la laringe; sviluppa quattro processi, due corna maggiori e due

corna minori.

Le articolazioni sono tutte sinartrosi, per la maggior parte suture; una sola è una diartrosi ed è quella tra

l’osso temporale e la mandibola.

OSSA DEL TRONCO

Tronco = collo + torace (colonna vertebrale) + pelvi + addome

Insieme di più vertebre, suddivisa in quattro porzioni:

Colonna  tratto cervicale (7, lordosi)

vertebrale  tratto toracico (12, cifosi)

 tratto lombare (5, lordosi)

 tratto sacrale (5, fuse tra di loro, cifosi)

 tratto coccigeo (4-5)

quindi totale vertebre 33-34.

→ Vertebre : si distingue un corpo e un arco che delimita un foro.

Corpo è più o meno cilindrico, con due facce, una superiore e inferiore. I corpi vertebrali si

articolano l’uno con l’altro per mezzo di sinfisi e l’interposizione di dischi

fibrocartilaginei (funzione del disco: rendere complementari le superfici articolari,

ammortizzare le forze di carico).

L’arco è la porzione posteriore e forma il foro vertebrale; in esso si distinguono due

peduncoli, due masse apofisarie, due lamine e un processo spinoso. I peduncoli collegano

corpo e arco e costituiscono i limiti laterali del foro vertebrale; le masse apofisarie fanno

seguito ai peduncoli e presentano i rilievi ossei che costituiscono i processi trasversi o

processi articolari; posteriormente alle masse ipofisarie le lamine vertebrali si uniscono

medialmente per costituire il processo spinoso diretto posteriormente e chiudono il foro

vertebrale.

L’intera colonna vertebrale è attraversata dal canale vertebrale che si forma per il

sovrapporsi di tutti i fori vertebrali. All’interno passa il midollo spinale, che nei primi anni

di vita si estende per tutta la lunghezza della colonna, ma in seguito risulterà più corto e

terminerà in corrispondenza di L2.

Le vertebre andando verso il basso si inspessiscono in quanto devono sopportare un peso

maggiore. tipi di articolazioni: (sinartrosi,

Tra le vertebre si stabiliscono due una tra i corpi vertebrali

(diartrosi,

nello specifico sinfisi) e tra i processi articolari nello specifico artrodie).

VERTEBRE CERVICALI: sono le prime 7 e aumentano di volume scendendo. Le prime due,

atlante ed epistrofeo, e la settima presentano caratteristiche peculiari. L'atlante è privo di

corpo, costituito da due archi e da due masse ipofisarie laterali,s ulla cui faccia superiore si

trova la cavità glenoidea per l’articolazione con i condili dell’occipitale. Più lateralmente

si trovano i processi trasversi con il foro trasversario. L’arco anteriore presenta nella

sua faccia interna la faccetta articolare per il dente dell’epistrofeo (ginglimo trocoide).

processo odontoideo

L’epistrofeo è caratterizzato dal dente o che si articola con la

faccetta articolare dell’atlante. Il dente viene considerato come il corpo dell’atlante

rimasto attaccato all’epistrofeo. C7 è una vertebra di transizione tra le cervicali e le

toraciche, il processo spinoso è lungo, non bifido e sporge alla base del collo.

VERTEBRE TORACICHE: si articolano con le coste, hanno quindi faccette articolari

corrispondenti (due faccette articolari per lato, una superiore e una inferiore) che si

articolano con le emifaccette articolari delle teste delle coste. I processi articolari sono

orientati secondo un piano frontale consentendo movimenti di inclinazione laterale e

rotazione.

VERTEBRE LOMBARI: corpo più voluminoso, foro più ristretto, faccette articolari orientate

secondo un piano sagittale e consentono movimenti di inclinazione laterale e

d’inclinazione.

OSSO SACRO: fusione di vertebre sacrali, si articola lateralmente con le ossa dell’anca e

insieme a questo e al coccige costituiscono il bacino. Si distinguono: due facce, una

(pelvica,

anteriore concava e liscia) e una posteriore (convessa e rugosa) e due facce

laterali. La base superiore si articola con L5 determinando un angolo definito

promontorio sacrale. L’apice inferiore si articola con il coccige. Nell’osso sacro si

osservano quattro coppie di fori sacrali e fra questi sono interposte delle linee

trasversali, residui delle saldature dei primitivi corpi vertebrali. Nella parte posteriore si

trova la cresta sacrale mediale che deriva dalla fusione dei processi spinosi. Le facce

laterali presentano ciascuna una superficie liscia (faccetta auricolare) che si articolano

con l’osso dell’anca nella sincondrosi sacroiliaca.

COCCIGE: resti di una coda ancestrale, fusione di 4 o 5 segmenti ossei, e di questi soltanto

il primo mantiene le caratteristiche di una vertebra.

→ Sterno

Torace : osso piatto impari, in posizione mediana nella parete anteriore del torace;

chiude anteriormente la gabbia toracica e va da T2 a T9. Nei soggetti giovani il corpo si

presenta suddiviso in quattro parti o sternebre che si saldano dopo la pubertà.

Il manubrio ha forma quadrangolare, e forma la parete anteriore del mediastino

superiore. Il manubrio e il corpo sono disposti in modo da formare un angolo ottuso che

segna il confine tra mediastino superiore e inferiore e corrisponde al secondo paio di coste.

Ai margini laterali è presente in alto una incisura per la prima cartilagine costale e in

basso, in corrispondenza dell’angolo, forma una superficie per la seconda cartilagine

costale. Al centro del manubrio in alto troviamo l’incisura giugulare, che si trova tra le

due incisure clavicolari.

Il corpo presenta tre creste trasversali che seguono la linea di fusione delle quattro

sternebre. L’estremità superiore si articola con il manubrio, quella inferiore con il

processo xifoideo tramite una sinfisi (articolazione xifosternale). Il margine laterale del

corpo presenta quattro incisure costali per la 3°-4°-5°-6° cartilagine costale. Più in basso

vicino alla sinfisi c’è l’incisura per la 7 cartilagine costale.

Il processo xifoideo è la parte più piccola; si trova nella regione epigastrica, in rapporto

con il fegato.

→ Coste : si articolano posteriormente con le vertebre toraciche. Sono formate da una

(cartilagine costale).

parte ossea (costa propriamente detta) e una parte cartilaginea

Sono 12 paia di cui le prime sette chiamate costole vere e si articolano allo sterno con le

cartilagini; la 8-9-10 sono coste asternali e si uniscono con la loro cartilagine alla

cartilagine della costa sovrastante; le ultime 2 sono dette coste fluttuanti o false in

quanto non si articolano con lo sterno.

Le coste possiedono un corpo e due estremità, anteriore e posteriore; l’anteriore

continua con la cartilagine costale (articolazione costo-condrale), la posteriore è

caratterizzata da una testa, da un collo e da un tubercolo. La testa presenta due

emifaccette separate da una cresta orizzontale: l’emifaccetta inferiore si articola con

l’emifaccetta della vertebra corrispondente, quella superiore con l’emifaccetta inferiore

della vertebra sovrastante. La cresta si articola con il disco intervertebrale compreso tra

le due vertebre. Il corpo delle coste è sottile, piatto e presenta due facce, una esterna

convessa e una interna concava, e due margini, uno superiore e uno inferiore.

La prima costa si articola solamente alla prima vertebra: è corta, spessa, appiattita, con il

minor raggio di curvatura; l’11° e la 12° si articolano con un unico corpo vertebrale delle

vertebre corrispondenti, mancano del collo e del tubercolo; il resto delle coste si articola

con due corpi vertebrali.

Le cartilagini costali rappresentano la continuazione in avanti dell’estremità anteriore

del corpo, costituite da cartilagine ialina.

Sterno + coste = gabbia toracica; sterno e coste tengono unita la gabbia toracica, somigliano ai cerchi rigidi di

una botte ma possono inclinarsi in alto e in basso rispetto alla colonna vertebrale grazie alla trazione della

muscolatura inspiratoria e espiratoria (forzata).

È costituito dalle due ossa dell’anca, dall’osso sacro e dal coccige, articolate in modo tale

Pelvi o cingolo da costituire una formazione ossea piuttosto rigida che forma la parte inferiore del tronco.

pelvico → Osso dell’anca : osso piatto pari, costituito dalla fusione di tre parti:ileo, ischio e pube,

che nell’infanzia sono ossa distinte.

L’ileo possiede un corpo che fornisce lateralmente parte della superficie articolare per il

femore e un ala superiore sulla quale poggia parte dei visceri addominali. Superficie

interna concava, liscia, che costituisce la fossa iliaca, delimitata lateralmente dalla spina

iliaca antero-inferiore e antero-superiore, sul margine superiore dalla cresta iliaca, il

limite inferiore è rappresentato dalla linea arcuata, medialmente presenta la tuberosità

(artrodia,

iliaca e una faccia articolare per l’osso sacro poco mobile, movimenti di

nutazione e contronutazione).

L'ischio prende parte alla formazione dell’acetabolo, a forma di C. Nella parte posteriore

forma la tuberosità ischiatica, sopra a questa si trova la spina ischiatica, che delimita

la grande incisura ischiatica e la piccola incisura ischiatica.

Il pube costituisce la porzione dell’acetabolo; le due ossa pubiche si articolano

sinfisi.

medialmente per mezzo di una Il foro otturatorio è un ampio orifizio formato

dall’unione del corpo dell’ischio e del corpo del pube, ed è chiuso dalla membrana

otturatoria e da passaggio a vasi e nervi.

→ Il bacino è nel suo insieme un anello osseo, costituito in avanti dalla pozione inferiore

delle due ossa dell’anca e posteriormente dal sacro e dal coccige; ha una forma a imbuto

irregolare, inclinato in avanti. La cavità pelvica può essere considerata come un canale e

si possono identificare tre segmenti: lo stretto superiore (costituito dal margine

superiore della sinfisi pubica, dal tubercolo pubico, dalle 2 linee arcuate, dai margini

anteriori delle ali del sacro e promontorio), lo stretto medio (la zona di inserzione del

muscolo elevatore dell’ano) e lo stretto inferiore (costituito dalla sinfisi pubica inferiore,

dalle due ossa ischiatiche, dal legamento sacro-tuberoso e l’apice del coccige).

Lo stretto superiore e quello medio hanno grande importanza nella pratica ostetrica (nelle

donne il bacino è più ampio; diametro trasversale, diametro obliquo, diametro

antero-posteriore).

OSSA DELL'ARTO SUPERIORE

→ Scapola : osso piatto, pari e simmetrico di forma triangolare a base superiore, quindi ha

Formato da due parti: tre lati (margine mediale, margine ascellare e margine superiore) e tre angoli

il cingolo scapolare (angolo superiore, angolo inferiore, angolo acromiale).

(scapola e clavicola) In posizione postero-laterale della gabbia toracica, la faccia dorsale è suddivisa in due

e una parte libera parti dalla spina della scapola che continua oltre l’angolo superiore laterale con

(braccio con l’omero, l’acromion; un altro rilievo, il processo coracoideo, originato dal margine superiore della

avambraccio con scapola, si estende lateralmente in avanti. Sopra e sotto la spina abbiamo la fossa

radio e ulna, mano intraspinata)

sovraspinata e quella sottospinata (o che danno origine ai muscoli

con carpo, omonimi.

metacarpo e falangi). Nella faccia anteriore è visibile l’ampia fossa sottoscapolare. Nel margine laterale c’è la

tuberosità infraglenoidea (origine del capo lungo del tricipite); l’angolo laterale presenta

la cavità glenoidea che si articola con la testa dell’omero. Sopra la cavità glenoidea è

presente la tuberosità sovraglenoidea.

→ Clavicola : osso piatto e pari, che si estende dalla base del collo fino all’apice della spalla.

acromiale artrodia

L’estremità laterale o si articola mediante un (più disco fibro-

sternale

cartilagineo) con il margine mediale dell’acromion. L’estremità mediale o si

sella

articola con l’incisura clavicolare del manubrio dello sterno mediante una (più disco

fibro-cartilagineo).

La faccia inferiore presenta medialmente la tuberosità costale, il solco per il muscolo

succlavio e lateralmente la tuberosità coracoidea.

La funzione principale dell’articolazione della clavicola è di permettere lo scivolamento della

scapola sulla parte posteriore della gabbia toracica, facendo perno sull’articolazione con lo

sterno.

→ Omero : osso lungo e ha una diafisi e due epifisi.

L’epifisi prossimale ha una testa semisferica e si lega mediante il collo anatomico o

chirurgico alla diafisi; il collo chirurgico superiormente ha il tubercolo minore e più in

alto(quasi in prossimità della testa) si ha il tubercolo maggiore. Dal tubercolo maggiore si

diparte la cresta del tubercolo maggiore che finisce con la tuberosità deltoidea.

La diafisi è di forma cilindrica superiormente e assume una forma triangolare scendendo

verso il basso, presenta un margine mediale e un margine laterale: nel margine

epitroclea,

mediale è presente l’epicondilo mediale o dall’altra parte l’epicondilo

laterale.

L’epifisi distale presenta lateralmente il condilo (per la testa del radio) e medialmente la

troclea (per l’incisura semilunare dell’ulna). Sempre sulla faccia anteriore si trovano la

fossetta radiale e la fossetta coronoidea per ricevere durante la flessione

dell’avambraccio la testa del radio e il processo coronoideo dell’ulna. Posteriormente sopra

alla troclea si trova la fossa oleocranica che accoglie durante l’estensione del gomito il

becco dell’olecrano dell’ulna.

→ L’ulna trocleare

: osso lungo; l’epifisi prossimale presenta l’incisura semilunare o che

accoglie la troclea dell’omero, è delimitata anteriormente dal processo coronoideo e

vposteriormente da un voluminoso processo chiamato olecrano. Al lato del processo

(ginglimo laterale)

coronoideo c’è l’incisura radiale per l’articolazione con il capitello del

radio e inferiormente si trova la tuberosità dell’ulna per l’inserzione del brachiale. La

diafisi presenta un margine laterale su cui è inserita la membrana interossea che si

congiunge al corrispondente margine mediale del radio. L’epifisi distale presenta un

ginglimo

capitello di forma cilindrica che si articola con l’estremità distale del radio (

laterale); medialmente c’è il processo stiloideo.

→ Radio : laterale rispetto all’ulna, osso lungo a sezione triangolare, incurvato verso l’ulna e

unita al corpo di quest’ultima tramite la membrana interossea.

L’epifisi prossimale presenta un capitello cilindrico che possiede la fossa articolare per

l’articolazione con il condilo omerale. Sotto al capitello c’è il collo del radio e più sotto la

tuberosità del radio che d° inserzione al bicipite brachiale.

L’estremità distale ha forma piramidale triangolare: la base presenta la faccia articolare

condiloidea per il carpo e l’incisura ulnare per l’articolazione con il capitello dell’ulna e

per inserzione di un disco articolare che trattiene il radio nella sua rotazione intorno all’ulna.

Lateralmente è presente il processo stiloideo.

→ Carpo (fila prossimale:

: costituito da due file di piccole ossa brevi pisiforme,

fila distale:

piramidale, semilunare e scafoide; uncinato, capitato, trapezoide e

artrodie,

trapezio); tutte di forma cubica, articolate tra loro mediante e la fila prossimale

costituisce superficie articolare a condilo per il radio.

→ Metacarpo : cinque ossa lunghe, disposte l’una accanto all’altra, articolate con la fila

artrodie sella.

distale del carpo mediante tranne la prima che dispone di un’articolazione a

Le falangi

→ : piccole ossa lunghe divise in: prossimali, mediali e distali, ad eccezione

troclee

del primo che ne possiede solo due; si articolano tra loro tramite e con il metacarpo

condili, ginglimo angolare.

tramite tranne il primo che è un

OSSA DELL'ARTO INFERIORE

→ Femore

Composto da femore, : osso lungo la cui epifisi prossimale possiede una testa emisferica per

rotula, tibia, perone, l’articolazione con l’anca. Alla testa segue il collo anatomico. Inferiormente e

tarso, metatarso e posteriormente al collo e al corpo si trovano due protuberanze rugose, il grande

falangi. trocantere e il piccolo trocantere: i due trocanteri sono uniti posteriormente dalle cresta

intertrocanterica e anteriormente dalla linea intertrocanterica.

I limite tra epifisi prossimale e diafisi è dato dal collo chirurgico.

La diafisi è cilindrica, e percorsa posteriormente dalla linea aspra. La linea aspra in basso

si divide delimitando la faccia poplitea. L’epifisi distale si articola con la tibia e possiede

due condili, uno mediale e uno laterale; anteriormente i due condili si fondono e

(faccia patellare)

costituiscono la troclea femorale per l’articolazione con la rotula.

→ Rotula : voluminoso osso breve sesamoide, posto nello spessore del tendine del muscolo

quadricipite r al davanti della faccia articolare della troclea femorale.

→ Tibia : osso lungo, corpo a sezione triangolare il cui margine anteriore è piuttosto

affilato e forma la cresta tibiale anteriore. Superiormente è presente la tuberosità

tibiale per il tendine del quadricipite; sulla faccia posteriore vi è una linea poplitea per

l’inserzione del muscolo popliteo. L’estremità prossimale è allargata a piramide (base

superiore provvista di due facce condiloidee per il femore, divise da un rilievo,

l’eminenza intercondiloidea).

L’epifisi distale presenta una sporgenza mediale, il malleolo, ed è presente una faccia

(troclea).

articolare per l’astragalo del piede Lateralmente l’epifisi distale presenta

(artrodia).

un’incisura fibulare per il malleolo de perone

→ Perone: sottile osso lungo, laterale alla tibia. L’estremità prossimale presenta una

faccetta articolare per il condilo laterale della tibia, mentre l’estremità distale forma il

malleolo laterale e si articola con la tibia e inferiormente con l’astragalo.

→ Tarso : insieme di sette ossa brevi: astragalo, calcagno, osso navicolare, osso

cuboide e tre cuneiformi. L’astragalo collega il piede con la gamba e presenta numerose

(troclea,

facce articolari: l’articolazione tibio-tarsica ed è completata su due lati da due

artrodie; tra le facce laterali del tarso e dei malleoli), inferiormente si articola con il calcagno

(ginglimo trocoide), posteriormente il calcagno da attacco al tendine d’Achille.

→ Metatarso : cinque ossa lunghe la cui estremità prossimale si articola con le ossa

artrodie,

cuneiformi e con il cuboide tramite mentre quella distale con le falangi mediante

troclee.

→ Falangi troclee.

: tre per ogni dito ad eccezione del primo, articolate tra loro mediante

LE GRANDI ARTICOLAZIONI

SPALLA

SISTEMA OSSEO e ARTICOLARE: L'articolazione scapolo-omerale (o articolazione della spalla) è un’enartrosi le cui

superfici articolari sono date dalla testa dell’omero e dalla cavità glenoidea della scapola.

La testa dell’omero si presenta come un terzo di sfera, è liscia e rivestita di cartilagine ialina.

La cavità glenoidea è ovalare, poco profonda e meno estesa della testa omerale; la sua superficie è rivestita di

cartilagine articolare. Il margine anteriore della cavità glenoidea presenta, nella sua parte media, un’incisura

glenoidea che dà passaggio a vasi. Sul contorno della cavità di fissa un cercine fibrocartilagineo, il labbro

glenoideo, che amplia così la cavità articolare. Il labbro glenoideo presenta una faccia interna e una faccia esterna.

La faccia interna continua nella cavità glenoidea e fa parte della superficie articolare; la faccia esterna dà attacco alla

capsula fibrosa e ai legamenti di rinforzo dell’articolazione. Il labbro glenoideo scavalca l’incisura glenoidea

trasformandola in un foro.

L'articolazione è avvolta da una capsula articolare molto sottile e quindi soggetta a lussazioni.

LEGAMENTI: I mezzi di unione sono dati dalla capsula articolare rinforzata da fasci fibrosi e da un legamento a

distanza, il legamento coraco-omerale.

La capsula articolare ha lo strato fibroso formato come un manicotto conoide il cui apice tronco si fissa al contorno

della cavità glenoidea e alla faccia esterna del labbro glenoideo; in alto essa si estende fino al processo coracoideo e

in basso si fonde con il tendine del capo lungo del muscolo tricipite brachiale. La base del manicotto fibroso prende

attacco sul collo anatomico dell’omero e, in avanti, raggiunge il collo chirurgico dell’omero. A livello del solco

bicipitale, la capsula passa a ponte dalla piccola alla grande tuberosità e si prolunga in basso, tra le due creste che

fanno seguito alle tuberosità, chiudendo così un tragitto osteofibroso dove passa il tendine del capo lungo del muscolo

bicipite che fuoriesce dall’articolazione. legamenti gleno-omerali

Il segmento antero-inferiore della capsula fibrosa è rinforzato dai che si distinguono:

 superiore

legamento gleno-omerale va dalla parte alta del labbro glenoideo alla piccola tuberosità dell’omero.

 medio

legamento gleno-omerale origina dal labbro glenoideo, al davanti del precedente, e si porta in basso e

in fuori per fissarsi alla piccola tuberosità dove si fonde con il tendine del muscolo sottoscapolare; tra i

legamenti gleno-omerali superiore e medio si delimita uno spazio triangolare con la base rivolta verso la

piccola tuberosità (forame ovale), dove la capsula fibrosa è debole o manca e la membrana sinoviale invia un

prolungamento verso il muscolo sottoscapolare.

 inferiore

Il legamento gleno-omerale è più lungo e robusto degli altri e si tende tra il contorno antero-inferiore

del labbro glenoideo e il collo chirurgico dell’omero, dove si fissa tra l’inserzione del muscolo sottoscapolare e

del muscolo piccolo rotondo.

Il legamento coraco-omerale si presenta come una spessa lamina fibrosa e si estende dalla base e dal margine

laterale del processo coracoideo sino alla grande tuberosità dell’omero dove si fonde con la capsula fibrosa.

La membrana sinoviale tappezza la faccia interna della capsula fibrosa e il periostio del capo omerale, laddove la

capsula fibrosa stessa si distanzia dal contorno della superficie articolare. Essa forma due diverticoli che

rappresentano prolungamenti sinoviali: il diverticolo sottoscapolare e il diverticolo bicipitale. Il diverticolo

sottoscapolare s’impegna nel forame ovale, tra i legamenti gleno-omerali superiore e medio. Il diverticolo bicipitale

accompagna il tendine del capo lungo del bicipite nel solco bicipitale; attraverso questo solco il tendine penetra nella

cavità articolare, circonda ad arco la testa dell’omero applicandovisi e raggiunge il polo superiore della cavità

glenoidea fino al labbro glenoideo e alla tuberosità sovra glenoidea dove ha la sua origine; la membrana sinoviale

riveste il tendine in tutto il suo tragitto intra-articolare.

MUSCOLI: I muscoli della spalla, insieme ai muscoli dell’avambraccio e ai muscoli della mano, costituiscono i muscoli

intrinseci dell’arto superiore. Hanno tutti origine dalle ossa della cintura toracica e prendono inserzione sull’omero.

Sono:

 Muscolo deltoide (non fa parte della cuffia dei rotatori)

 Muscolo sovraspinato (il cui tendine passa al di sotto del legamento coraco-acromiale e si inserisce sulla parte

superiore della grande tuberosita omerale)

 Muscolo infraspinato (posteriore, il cui tendine si inserisce sul tubercolo maggiore dell'omero)

 Muscolo piccolo rotondo (posteriore, il cui tendine si inserisce leggermente al di sotto dell'inserzione del

muscolo sottospinato)

 Muscolo grande rotondo (non fa parte della cuffia dei rotatori)

 Muscolo sottoscapolare (anteriore, il cui tendine si inserisce sulla piccola tuberosità dell'omero)

La cuffia dei rotatori è un complesso muscolo-tendineo costituito dall'insieme di quattro muscoli e dai rispettivi

tendini:

superiormente troviamo il tendine del muscolo sovraspinato, anteriormente quello del muscolo sottoscapolare e

posteriormente i tendini dei muscoli sottospinato e piccolo rotondo.

Questi muscoli con la loro contrazione tonica stabilizzano la spalla impedendone la lussazione (fuoriuscita della testa

omerale dalla cavità glenoidea). I tendini piuttosto vasti (circa cinque centimetri) proteggono l'intera articolazione

formando una vera e propria cuffia che avvolge la parte superiore dell'omero.

– SOVRASPINATO o sovraspinoso: con la sua azione abduce e ruota all'esterno (extraruota) il braccio, in sinergia con

l'azione del deltoide; è un muscolo pari di forma piramidale, origina dalla fossa sopraspinata della scapola per inserirsi

nel tubercolo maggiore dell'omero passando sotto l'acromion e l'articolazione acromioclavicolare.

– SOTTOSPINATO O INFRASPINATO: con la sua azione ruota esternamente il braccio e rinforza la capsula

dell'articolazione scapolo omerale, stabilizzandola.

– SOTTOSCAPOLARE: con la sua azione adduce e ruota verso l'interno il braccio (intrarotatore); è un muscolo pari di

forma triangolare, origina dalla faccia anteriore della scapola per inserirsi nel tubercolo minore dell'omero, passando

sotto il processo coracoideo

– PICCOLO ROTONDO: Con la sua azione, sinergica nei confronti dell'infraspinato , ruota debolmente verso l'esterno il

braccio; muscolo pari di forma cilindrica che origina dalla fossa infraspinata della scapola per inserirsi nel tubercolo

maggiore dell'omero.

TENDINI:

MOVIMENTI: L’articolazione scapolo-omerale consente all’omero un’ampia libertà di movimenti di flessione,

estensione, abduzione, adduzione, rotazione e circumduzione. I movimenti di flessione ed estensione sono piuttosto

limitati e vengono resi più ampi dallo spostamento dell’intera cintura toracica; nell’abduzione, la testa omerale scorre

al di sotto della volta coracoacromiale e si applica sul contorno inferiore della capsula, sporgendo nel cavo ascellare.

L’adduzione è limitata dalla parete del tronco. La rotazione può essere interna od esterna. Nella circumduzione il

braccio descrive un cono la cui base volge in fuori, in basso e in avanti.

GOMITO

SISTEMA OSSEO e ARTICOLARE: L'articolazione del gomito è un complesso articolare costituito da tre diverse

giunzioni: l’articolazione omero-ulnare, l’articolazione omero-radiale e l’articolazione radio-ulnare prossimale. Tutti i

capi articolari di queste tre giunzioni sono compresi entro una capsula articolare comune. Le superfici articolari si

trovano sull’estremità distale dell’omero e sulle estremità prossimali di radio e ulna.

L’articolazione omero-ulnare è un ginglimo angolare le cui superfici articolari sono rappresentate dalla troclea

omerale e dall’incisura semilunare dell’ulna. La troclea è una puleggia ossea quasi completa, soltanto interrotta dalla

sottile lamina ossea che divide la fossa coronoidea dalla fossa olecranic; è formata da due labbri, di cui l’interno è più

sporgente, che delimitano una gola. L’incisura semilunare presenta un segmento superiore corrispondente all’olecrano

e un segmento inferiore che spetta al processo coronoideo; in entrambi si trova una cresta mediana smussa per la

gola della troclea omerale e due faccette laterali per i labbri.

L’articolazione omero-radiale è una condilo artrosi le cui superfici articolari sono rappresentate dal condilo omerale

e dalla fossetta del capitello del radio. Il condilo è un rilievo emisferico diviso dal labbro esterno della troclea ad opera

di un solco condilotrocleare che è rivestito di cartilagine articolare. La fossetta del capitello radiale è una depressione

arrotondata che volge in alto; il suo contorno mediale è accolto nel solco condilotrocleare dell’omero.

L’articolazione radio-ulnare prossimale è un ginglimo laterale in cui le superfici articolari sono rappresentate

dall’incisura radiale dell’ulna (che forma il segmento di cilindro cavo) e la circonferenza articolare del radio (che forma

il segmento di cilindro convesso).

L’incisura radiale si trova sulla faccia laterale del processo coronoideo e ha la forma di una cavità semilunare allungata

in direzione sagittale.

La circonferenza articolare del radio è completamente rivestita di cartilagine in quanto ruota entro un anello

osteofibroso formato dall’incisura radiale dell’ulna per la parte ossea e dal legamento anulare del radio per la parte

fibrosa.

LEGAMENTI: I mezzi di unione del gomito sono la capsula articolare rinforzata da vari legamenti e un legamento a

distanza, la membrana interossea dell’avambraccio. Lo strato fibroso della capsula articolare forma un unico

manicotto per le tre articolazioni; s’inserisce in alto sul capo omerale, in basso si connette al radio e all’ulna.

L’inserzione omerale della capsula è vicina alle superfici articolari lateralmente e medialmente, ne dista

maggiormente in avanti e in dietro, dove si fissa al di sopra della fossa coronoidea e della fossetta radiale e,

rispettivamente, a livello della fossa olecranica.

L’inserzione radio-ulnare ha luogo sul contorno della cartilagine articolare dell’incisura semilunare e dell’incisura

radiale dell’ulna; dal limite inferiore di quest’ultima, la linea d’inserzione si porta al collo del radio, tra capitello e

tuberosità radiale. La capsula fibrosa è rinforzata anteriormente e posteriormente da sottili fasci di fibre che non si

ispessiscono a formare veri e propri legamenti. Robusti ispessimenti si hanno, invece, lateralmente e medialmente

dove si costituiscono i legamenti collaterali radiale e ulnare.

Il legamento collaterale radiale parte dall’epicondilo e si divide in un fascio anteriore, un fascio medio ed un fascio

posteriore.

Il fascio anteriore si distacca dalla parte antero-inferiore dell’epicondilo e termina sull’ulna, al davanti dell’incisura

radiale.

Il fascio medio ha la stessa origine dell’anteriore e si fissa sull’ulna, dietro l’incisura radiale.

Il fascio posteriore sorge dalla parte posteriore dell’epicondilo e termina sulla faccia esterna dell’olecrano.

Annesso al legamento collaterale radiale può considerarsi il legamento anulare del radio, un anello fibroso che decorre

dal margine anteriore a quello posteriore dell’incisura radiale dell’ulna circondando il capitello del radio e delimitando

un anello osteofibroso entro il quale il capitello stesso ruota; la faccia interna del legamento anulare è rivestita di

cartilagine articolare; il margine superiore del legamento prosegue in una piega falciforme che si pone, come un disco,

nell’interlinea articolare tra condilo omerale e radio.

Il legamento collaterale ulnare è conformato a ventaglio e s’irradia dall’epitroclea al margine mediale dell’incisura

semilunare. È costituito anch’esso da tre fasci, anteriore, medio e posteriore. Il fascio posteriore è il più robusto e va

dalla parte posteriore dell’epitroclea alla faccia mediale dell’olecrano.

La membrana sinoviale può essere divisa in due segmenti di cui il superiore, più esteso, appartiene alle articolazioni

omero-radiale, omero-ulnare e alla parte superiore dell’articolazione radio-ulnare prossimale. Il segmento inferiore,

ridotto, è proprio della sola articolazione radio-ulnare prossimale e prende il nome di recesso sacciforme in quanto

forma un cul di sacco anulare attorno al collo del radio.

La membrana interossea si può considerare come un legamento a distanza dell’articolazione del gomito. Essa

occupa lo spazio allungato e ovalare che si delimita, nell’avambraccio, tra il radio e l’ulna. Presenta una faccia

anteriore ed una faccia posteriore dalle quali prendono origine i muscoli profondi dell’avambraccio, e quattro margini.

Il margine laterale e quello mediale si fissano al radio e, rispettivamente, all’ulna.

Il margine inferiore si fonde con la capsula dell’articolazione radio-ulnare distale.

Il margine superiore è libero e arcuato con la concavità superiore.

Si trova qualche centimetro al di sotto dell’articolazione radio-ulnare prossimale, insieme alla quale delimita un foro

che dà passaggio ai vasi interossei posteriori. A livello di questo foro si trova un fascio fibroso che si tende fra il

processo coronoideo dell’ulna e la faccia anteriore del radio, dove termina al di sotto della tuberosità; tale fascio

prende il nome di corda obliqua.

MUSCOLI: Le tre articolazioni sono mantenute in contatto tra loro da un manicotto fibroso, la capsula articolare,

rinforzata sui lati dal legamento collaterale esterno e dal legamento collaterale interno. Un altro importante legamento

circonda il capitello radiale come un anello e si inserisce sull’ulna, chiamato legamento anulare.

I muscoli che prendono origine o che si inseriscono a livello del gomito sono numerosi e si dividono nei seguenti

gruppi:

1. I muscoli epicondiloidei, che originano dall’epicondilo omerale, permettono i movimenti di estensione delle dita e

del polso;

2. I muscoli epitrocleari, che originano dall’epitroclea, permettono i movimenti di pronazione (la rotazione

dell’avambraccio che si compie per svitare usando un cacciavite con la mano destra) e di flessione delle dita e del

polso (il movimento che si compie per fare il pugno o per avvicinare la mano alla bocca quando il gomito è fermo)

3. Altri importanti muscoli che si inseriscono sul gomito sono il bicipite brachiale ed il brachiale anteriormente, i

quali permettono il movimento di flessione del gomito (avvicinare la mano al capo) e di supinazione dell'avambraccio

(la rotazione dell'avambraccio che permette al palmo della mano di rivolgersi verso l'alto) ed il tricipite brachiale

posteriormente, il quale permette il movimento di estensione del gomito (allontanare la mano dal capo)

MOVIMENTI: L’articolazione del gomito consente movimenti dell’avambraccio sul braccio, a livello delle due

articolazioni omero-ulnare e omero-radiale e movimenti del radio sull’ulna a livello dell’articolazione radio-ulnare

prossimale.

I principali movimenti dell’avambraccio sono quelli di flessione e di estensione; essi si svolgono principalmente ad

opera dell’ulna che trasporta passivamente il radio. A livello dell’articolazione del gomito si svolgono anche limitati

movimenti di lateralità che sono possibili solo quando l’avambraccio è flesso. Lo spostamento del radio rispetto

all’ulna con modificazioni nei rapporti degli assi longitudinali è denominato movimento di prono-supinazione.

ANCA

Chiamata articolazione coxo-femorale, è una tipica enartrosi che unisce il femore all'osso dell'anca

SISTEMA OSSEO e ARTICOLARE: L'osso dell'anca vi concorre con una cavità articolare quasi emisferica, l’acetabolo,e

il femore con la testa femorale che rappresenta circa i 2/3 di una sfera piena. Analogamente a quanto accade

nell'omologa articolazione scapolo-omerale, le superfici articolari non sono perfettamente corrispondenti. Un cercine

glenoideo, il labbro dell'acetabolo, provvede ad ampliare la superficie della cavità e a renderla atta a contenere la

testa del femore. A differenza del labbro glenoideo dell'articolazione scapolo-omerale, che non ha altra funzione se

non quella di ampliare la corrispondente cavità, il labbro acetabolare ha un'importante ruolo nell'unione tra femore e

anca; è quindi un mezzo di contenimento dell'articolazione. Il labbro acetabolare inoltre passa a ponte sull'incisura

dell'acetabolo, convertendola in foro. Non tutta la cavità glenoidea prende parte diretta all'articolazione; nel suo

centro, infatti, si trova una depressione quadrilatera, la fossa dell'acetabolo,non rivestita di cartilagine articolare,

ma di periostio. Da questa fossa si diparte un legamento, a sezione rettangolare, il legamento rotondo del

femore,che va a terminare sulla fovea capitis della testa femorale.

LEGAMENTI: I mezzi di unione sono rappresentati dalla capsula articolare cui si appongono tre legamenti di rinforzo, e

da un legamento a distanza intraarticolare, il legamento rotondo.

La capsula articolare è un manicotto fibroso, inserito prossimalmente sul contorno dell'acetabolo e sul labbro

acetabolare e distalmente sulla linea intertrocanterica, in avanti, e su una linea posta al limite fra terzo medio e terzo

laterale del collo femorale, in dietro. In tal modo, la faccia anteriore del collo anatomico del femore è intracapsulare,

mentre la faccia posteriore lo è solo nei 2/3 mediali. Non dissociabili dalla capsula sono i legamenti di rinforzo

longitudinali, ileofemorale, ischiofemorale e pubofemorale. Essi non sono altro che porzioni ispessite della

capsula e vengono anche denominati legamenti ileocapsulare, ischiocapsulare e pubocapsulare. Accanto a questi si

descrive la zona orbicolare che è un fascio di rinforzo profondo, con fibre ad andamento trasversale.

Il legamento ileofemorale ha forma di ventaglio; origina al di sotto della spina iliaca anteriore inferiore, con due fasci

che divergono a ventaglio, il fascio obliquo, diretto al margine anteriore del grande trocantere e il fascio

verticale,verso la parte più bassa della linea intertrocanterica.

Il legamento pubofemorale nasce dal tratto pubico del ciglio dell'acetabolo, dall'eminenza ileo-pettinea e dalla parte

laterale del ramo superiore del pube per perdersi nella capsula davanti al piccolo trocantere.

Il legamento ischiofemorale è triangolare e dal lato ischiatico del ciglio cotiloideo si porta in fuori, alla fossa

trocanterica.

La zona orbicolare, ricoperta dai precedenti legamenti, si stacca dal margine dell'acetabolo e dal labbro acetabolare,

profondamente all'inserzione del legamento ileofemorale e, passando dietro al collo del femore che abbraccia ad ansa,

ritorna a fissarsi al punto d'origine.

Il legamento rotondo del femore si estende dalla fovea capitis, dalla quale discende, allargandosi e restando

applicato sulla testa del femore, per raggiungere poi, con due radici, i bordi dell’incisura dell'acetabolo. Piatto e lami-

nare, il legamento rotondo non è teso come lo sono abitualmente i legamenti interossei.

La sinoviale presenta la caratteristica disposizione delle diartrosi. Riveste la superficie interna della capsula e,

pervenuta alle sue inserzioni, si riflette con tragitto ricorrente a rivestire le porzioni intracapsulari dei capi ossei fino ai

limiti delle cartilagini articolari. Essa forma una guaina completa al legamento rotondo.

MUSCOLI: La borsa ileo-pettinea è la principale dell'articolazione coxo-femorale, si trova anteriormente al legamento

ileopettineo ed è in comunicazione con il resto dell'articolazione dell'anca mediante una cavità posta tra i legamento

ileopettineo e il pubofemorale. In vivo anteriormente ad essa vi sono i muscoli grande psoas e iliaco che confluiscono

nel tendine dell'ileopsoas, principale flessore della coscia sulla pelvi.

Sull’articolazione dell’anca agiscono vari gruppi muscolari per un totale di 19 differenti muscoli. Essi di distinguono, a

secondo della loro azione. In abduttori, adduttori, intra ed extrarotatori. E' importante ricordare che tutti questi

muscoli hanno più di una funzione e lavorano in sincronia tra di loro.

 I flessori. L’ileopsoas, il pettineo, il tensore della fascia lata ed il sartorio sono i maggiori flessori dell’anca. Tra

questi muscoli il più potente è l’ileopsoas.

 Gli estensori. I maggiori estensori della coscia sono il muscolo grande gluteo e la porzione ischio-condiloidea

del grande adduttore. Il grande gluteo, per quanto riguarda la dimensione della sezione traversa, rappresenta

il più grande muscolo isolato del corpo.

 Gli abduttori. I principali abduttori della coscia sono il medio ed il piccolo gluteo. Entrambi questi muscoli

hanno una vasta inserzione sulla superficie esterna dell’ala iliaca e terminano rispettivamente a livello dei

bordi posteriore ed anteriore del grande trocanetere. Considerando la loro posizione relativamente all’anca, è

evidente che la loro azione combinata eleva il trocantere e,di conseguenza, abduce la coscia.

 Gli adduttori. I principali adduttori della coscia sono il pettineo e gli adduttori lungo, breve e magno. Tutti

questi muscoli, ad eccezione delle fibre posteriori dell’adduttore magno, originano dal pube che, essendo

situato più medialmente rispetto all’ischio ed all’ileo, si trova in una posizione assai più vantaggiosa dal punto

di vista meccanico per lo svolgimento di quest’azione.

 Intrarotatori o rotatori mediali. I principali protagonisti di questa azione sono il medio gluteo ed il piccolo

gluteo, il tensore della fascia lata, il pettineo, gli adduttori lungo e breve e la porzione pubo-femorale del

grande adduttore.

 Extrarotatori o rotatori laterali. I rotatori laterali della coscia costituiscono il gruppo funzionale più numeroso

ed alcuni tra i muscoli più piccoli compresi in questo gruppo hanno una complessa storia ontogenetica e

filogenetica. Il grande gluteo, il piriforme, il quadrato del femore e gli otturatori esterno ed interno, sono i

maggiori effettori di questo movimento.

MOVIMENTI: di rotazione, intrarotazione, abduzione, adduzione, circonduzione e estensione

GINOCCHIO

SISTEMA OSSEO e ARTICOLARE: L'articolazione del ginocchio risulta di difficile classificazione. Il rapporto articolare,

che si stabilisce tra femore e patella, può essere infatti definito come un’artrodia, mentre quello femoro-tibiale è

riconducibile, per alcuni caratteri, alle articolazioni condiloidee, per altri ai ginglimi angolari. Inoltre, mentre le

superfici articolari sembrano consentire un'estesa libertà di movimenti, l'apparato legamentoso dell'articolazione

finisce per limitarli alla sola flesso-estensione. A livello del ginocchio si verifica poi una trasmissione del peso corporeo

alla gamba: all’articolazione spetta perciò anche un importante compito statico.

Il femore partecipa all'articolazione con la superficie patellare anteriore, foggiata a troclea, e con le superfici articolari

dei condili. I due versanti della troclea posteriormente divergono e alla gola fa seguito una profonda incisura

intercondiloidea. Ai lati dell'incisura, i prolungamenti posteriori della troclea formano due rilievi convessi in senso

antero-posteriore, i condili. La tibia prende parte all'articolazione con l'estremità superiore, opponendo ai condili femo-

rali le due cavità glenoidee che si trovano sui condili tibiali interno e esterno. Le cavità glenoidee presentano superfici

ovalari poco profonde e sono separate da un'area non articolare, rugosa, che si innalza nel mezzo a formare

l’eminenza intercondiloidea e si allarga in dietro e in avanti nelle rispettive fosse intercondiloidee.

La patella partecipa all'articolazione con la sua superficie posteriore che corrisponde alla troclea femorale.

Alla marcata convessità sagittale dei due condili femorali non corrisponde una pari concavità delle superfici tibiali.

L'armonia fra le superfici articolari viene perciò stabilita dall'interposizione di due menischi,uno mediale e uno laterale.

Questi hanno forma di semianelli e il loro spessore si riduce procedendo dalla periferia al centro; visti in sezione hanno

quindi profilo triangolare.

Il menisco laterale forma un cerchio pressoché completo; quello mediale è interrotto sul lato interno e ha quindi forma

di C. Con le loro estremità (o corna), i menischi si fissano sulla porzione intercondiloidea della tibia. Anteriormente, i

due menischi sono uniti tra loro da un legamento trasversale, il legamento trasverso del ginocchio.

LEGAMENTI: I mezzi di unionesono rappresentati da una capsula articolare e da legamenti di rinforzo.

Lo strato fibroso della capsula articolare costituisce un manicotto caratterizzato dalla brevità e dalla solidità delle

parti laterali e posteriore e dalla lassità della porzione anteriore. La sua linea di inserzione femorale si trova a una

distanza di diversi millimetri dai bordi della cartilagine di incrostazione delle superfici articolari; quella tibiale si fissa al

margine infraglenoideo e continua posteriormente con i legamenti crociati. A livello della rotula, la capsula si fissa ai

margini dell'osso mentre al di sopra e al di sotto si fa molto sottile.

La sinoviale tappezza la superficie interna della capsula fibrosa con una disposizione caratteristica. Anteriormente si

prolunga al di sotto del muscolo quadricipite per formare la borsa sinoviale sovrapatellare;posteriormente forma una

doccia a concavità posteriore nella quale vengono accolti i legamenti crociati, che sono pertanto extraarticolari; ai lati

riveste la superficie interna della capsula fibrosa per poi riflettersi sulle superfici ossee intraarticolari. In cor-

rispondenza dei menischi essa si interrompe per l'aderenza dei menischi stessi con la capsula fibrosa; la sinoviale

risulta perciò divisa in un piano superiore e uno inferiore.

La capsula fibrosa presenta numerosi ispessimenti che la rinforzano formando i legamenti anteriori, posteriori,

laterali e crociati.

Il legamento anteriore (o legamento patellare) è il tratto sottopatellare del tendine del muscolo quadricipite

femorale, nel cui spessore risulta inclusa, come osso sesamoide, la stessa patella. È una robusta lamina triangolare

che si inserisce sulla tuberosità tibiale. Poco al di sopra dell'inserzione, il legamento è separato dalla superficie della

tibia per interposizione di una borsa sinoviale infrapatellare; più in alto ancora, in corrispondenza dell'interlinea

articolare, uno zaffo adiposo lo separa dalla capsula articolare. Al di sopra di questa massa adiposa si trova la patella

che risulta fissata lateralmente ai condili femorali da due benderelle fibrose, i retinacoli (o ali) della patella.

Il legamento posteriore è formato dai gusci dei condili e dal legamento mediano.

I gusci dei condili sono ispessimenti che la capsula presenta a livello di ciascun condilo.

Il legamento mediano occupa lo spazio intercondiloideo; è costituito da fibre proprie, dirette dal femore alle due ossa

della gamba che formano una sorta di arcata fibrosa, il legamento popliteo arcuato e da fibre appartenenti al tendine

del muscolo semimembranoso che formano il legamento popliteo obliquo.

I legamenti collaterali sono due robuste bande fibrose, poste ai lati del ginocchio e in parte separate della capsula.

Il legamento collaterale tibiale (o mediale) è una larga e robusta lamina che rinforza la capsula sul lato mediale. Si

estende da un tubercolo posto sul condilo mediale del femore al condilo mediale della tibia. Le sue fibre anteriori si

fondono con il retinacolo mediale della patella, mentre quelle più profonde si attaccano al menisco mediale.

Il legamento collaterale fibulare (o laterale) è un cordone fibroso teso da un tubercolo del condilo laterale del

femore alla superficie laterale della testa della fibula. Il tendine del muscolo popliteo gli passa profondamente mentre

quello del bicipite si suddivide ai due lati della sua inserzione.

I legamenti crociati sono intracapsulari e si trovano in un piano verticale, tra i condili femorali. Sono corti e robusti

cordoni che si incrociano a X e ricevono la loro denominazione di anteriore e posteriore per il rapporto che

contraggono con l'eminenza intercondiloidea della tibia. Il legamento crociato anteriore si stacca da una superficie

rugosa posta davanti all'eminenza intercondiloidea e si porta in alto e in dietro per fissarsi alla faccia mediale del

condilo laterale del femore. Il legamento crociato posteriore si estende da una superficie posta dietro l'eminenza

intercondiloidea alla faccia laterale del condilo mediale del femore.

La cavità articolare del ginocchio è la più ampia di tutte le articolazioni. Si estende oltre lo spazio interarticolare,

portandosi in alto verso la patella e includendo l'articolazione femoro-patellare nonché la borsa sovrapatellare. La

membrana sinoviale, che segue la capsula articolare e si riflette sui capi ossei intracapsulari fino ai limiti delle

cartilagini articolari, si estende alla borsa sovrapatellare e ai lati della patella, delimitando anche altri recessi della

cavità articolare situati dietro a ciascun condilo femorale. È ricca di frange villose soprattutto in vicinanza

dell'interlinea articolare.

MUSCOLI: I punti d’angolo posteriore interno (PAPE) ed esterno (PAPI) sono delle strutture formate da legamenti,

tendini e capsula articolare ed hanno un azione congiunta con i legamenti crociati per stabilizzare il ginocchio in senso

antero-posteriore e durante la rotazione, inoltre evitano la sublussazione della tibia durante la flessione o l’estensione.

Il PAPE è situato posteriormente rispetto al Collaterale Laterale.

Il punto d’angolo postero-esterno è reso dinamico dal Muscolo Popliteo, il quale ha un tendine che si divide in 3 fasci, il

primo si inserisce sull’epicondilo laterale del femore, il secondo termina sulla testa del perone (legamento popliteo

arcuato) e il terzo si collega al menisco esterno, questa struttura comprende anche il tendine del Bicipite Femorale.

Questa tripla inserzione del tendine permette di esercitare una forza sul menisco durante la flessione e la rotazione

interna, inoltre agisce come stabilizzatore. tra femore e tibia.

In caso di lesione del Legamento Crociato Posteriore, nella maggior parte dei casi anche il PAPE si lede.

Il PAPI si trova sulla faccia mediale dell’articolazione del ginocchio, internamente al Legamento Collaterale Mediale, è

formato dalla parte postero-mediale della capsula, dal tendine del muscolo Semimembranoso, dal legamento

posteriore obliquo e comprende anche il menisco mediale.

Il Punto d’Angolo Postero-Interno serve a stabilizzare la parte mediale dell’articolazione; agisce congiuntamente al

LCA.

Tra i muscoli della loggia posteriore e mediale della coscia, ce ne sono tre che hanno un tendine comune denominato

“Zampa d’Oca” che si inserisce sulla faccia interna dell’epifisi prossimale della tibia. Questi muscoli sono il sartorio, il

semitendinoso e il gracile.

Questo grosso tendine agisce insieme al collaterale mediale nella stabilizzazione del ginocchio ed impedisce

un’eccessiva rotazione esterna.

Il Corpo di Hoffa è pannicolo adiposo al di sotto del Legamento Rotuleo e ha una doppia funzione, di attutire gli urti e

di facilitare lo scorrimento riducendo l’attrito.

– Muscolo Tensore della Fascia Lata: È un muscolo lungo e stretto che si trova nella porzione esterna della Coscia.

Origina dalla SIAS (Spina Iliaca Antero Superiore) e si inserisce sul condilo esterno della Tibia, è biarticolare perché

attraversa e controlla due articolazioni: l’Anca e il Ginocchio.

Il tendine che si inserisce sulla tibia è molto lungo, inizia subito sotto la linea pettinea e la tuberosità glutea e si unisce

alla fascia femorale o lata costituendo la benderella o tratto ileo-tibiale.

L’azione del Tensore della Fascia Lata è l’abduzione della coscia, aiuta anche nel movimento di estensione della gamba

sulla coscia.

– Muscolo Sartorio: È il muscolo più lungo che abbiamo, stretto e nastriforme ha un andamento a “S” e decorre

superficialmente al quadricipite. Origina dalla SIAS (spina iliaca antero superiore) e si inserisce sulla faccia mediale

della Tuberosità Tibiale unendosi ai tendini del Gracile e del Semitendinoso che insieme formano una struttura

tendinea denominata “Zampa d’Oca”.

Il sartorio è un muscolo che permette di assumere la posizione tipica del sarto con le gambe accavallate, da qui il suo

nome; infatti flette, extraruota e abduce la coscia oltre a flettere e ruotare internamente la gamba.

– Muscolo Quadricipite Femorale È il più importante estensore del Ginocchio ed è un muscolo fondamentale per la

deambulazione.

Si trova sulla loggia anteriore della coscia, è un muscolo formato da quattro capi: Vasto Laterale, Vasto Intermedio,

Vasto Mediale, Retto Femorale.

Il Retto Femorale è biarticolare ed origina dalla SIAI (Spina Iliaca Antero Inferiore) e dal tratto superiore della

circonferenza dell’acetabolo, il Vasto Laterale origina dalla parte laterale del Grande Trocantere e dalla Linea Aspra, il

Vasto Intermedio origna dalla faccia Antero-Laterale della diafisi Femorale e il vasto mediale origina dalla zona mediale

della Linea Aspra.

Questi quattro muscoli procedono verso la Rotula formando un tendine comune detto Tendine Quadricipitale che si

inserisce sulla Patella, alcuni fasci continuano anteriormente ad essa per terminare sulla Tuberosità Tibiale.

Il quadricipite ricopre tutta la parte anteriore del Femore, oltre ad estendere la gamba, con il retto femorale

contribuisce alla flessione della coscia.

Ai lati della Rotula il Tendine del Quadricipite è irrobustito da due retinacoli, vale a dire fasci di connettivo fibroso che

collegano la rotula ai Condili tibiali.

Il muscolo quadricipite a destra dovrebbe essere uguale a quello di sinistra o quasi, mentre le braccia hanno una

differenza più accentuata.

– Gli Ischio-Crurali Sono tre muscoli della loggia posteriore della coscia: il Bicipite Femorale, il Semimembranoso e il

Semitendinoso, sono tutti biarticolari, hanno in comune l’origine ischiatica, l’azione di flessione della gamba sulla

coscia e l’estensione dell’anca.

Essi hanno un ruolo importantissimo nella cinematica del ginocchio perché con la loro azione proteggono il Legamento

Crociato Anteriore dalle lesioni.

– Il Bicipite Femorale Dal nome si capisce che questo muscolo ha due capi, il lungo che origina dalla Tuberosità

Ischiatica insieme al muscolo Semimembranoso e il breve che origina nella metà distale della Linea Aspra e dal Setto

Intermuscolare Laterale.

Dopo aver percorso la parte posteriore e laterale si inserisce sulla testa del Perone e sul condilo laterale della tibia.

L’Azione del Bicipite Femorale è di flettere la gamba sulla coscia ruotandola esternamente, è l’unico muscolo che

agisce da extrarotatore del ginocchio, inoltre estende la coscia.

– Il Semitendinoso Origina dalla tuberosità Ischiatica, ma rispetto agli altri Ischio-Crurali si trova in posizione

superiore ed esterna.

Fa parte della parte posteriore e mediale della coscia e si inserisce sulla faccia mediale del Condilo Mediale della Tibia.

L’azione del Semitendinoso è di flettere e ruotare internamente la gamba sulla coscia, inoltre estende la coscia.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie e sportive (Facoltà di Medicina e Chirurgia, di Scienze della Formazione)
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessypierm di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di anatomia applicata all'attività motoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Giambanco Ileana.

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