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Appunti Anatomia Umana

Appunti del corso di Anatomia umana della professoressa Soldani, con capitoli relativi ad apparato cardiocircolatorio, respiratorio, digerente, escretore completi di note e immagini dettagliate. Adatti anche ai corsi di professioni sanitarie come dietistica, logopedia, fisiologia, igiene dentale, ostetricia, infermieristica.

Esame di Anatomia e istologia docente Prof. P. Soldani

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ESTRATTO DOCUMENTO

4.5 Schema della struttura tracheale e ramificazioni . . . . . . . . . . . . . . . . 62

4.6 Schema della circolazione e delle componenti degli alveoli polmonari . . . . . 64

4.7 Visuale della circolazione dei polmoni e ramificazione tracheale . . . . . . . . 65

4.8 Polmone di destra e polmone di sinistra . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 66

5.1 Posizione dei reni e loro rapporti anteriori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 70

5.2 Schema semplificato della fascia renale in sezione orizzontale . . . . . . . . . 71

5.3 Schema del decorso del tubulo renale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 72

5.4 Schema semplificato del glomerulo renale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 73

5.5 Schema degli strati capillari a livello renale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 74

5.6 Schema della barriera di filtrazione in sezione sagittale . . . . . . . . . . . . 75

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Capitolo 1

Introduzione

Il programma di anatomia consiste nello studio dell’apparato circolatorio (cuore, vasi) e

nella splancnologia, ossia lo studio dei visceri (organi che appartengono all’apparato digerente,

respiratorio e urinario). Di un organo si studia l’anatomia macroscopica (studio dell’organo

quale si osserva ad occhio nudo) seguendo diverse tappe: situazione dell’organo, la sua forma,

le parti che lo costituiscono, le facce e i margini che si osservano e i rapporti di queste facce e

margini. Per studiare l’anatomia macroscopica di un organo servono dei termini di posizione,

che definiscono l’orientamento spaziale dell’organo e fanno riferimento a tre piani tra loro

perpendicolari. Essi sono i piani sagittale, frontale e trasversale. Lo studio dell’individuo si

stazione eretta,

effettua in con gli arti superiori appoggiati al tronco e il palmo della mano

rivolto verso l’avanti.

Figura 1.1: Piani virtuali per lo studio anatomico del corpo

• piano sagittale

il è un piano verticale che si porta dall’avanti all’indietro. A questo

piano sagittale che passa per la parte centrale del corpo, separandolo in due metà

simmetriche dette antimeri, si possono associare infiniti piani sagittali paralleli fra loro.

Il piano sagittale che taglia a metà il corpo è chiamato mediano. É l’unico piano di

simmetria del corpo. Associando a questo piano uno degli altri infiniti piani sagittali si

distinguono due facce: la più vicina al piano mediano è detta faccia mediale, mentre

l’altra faccia che rimane più distante dal piano mediano si dice faccia laterale.

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• piano frontale

il è un piano verticale perpendicolare al precedente. É detto frontale

perché parallelo alla fronte. Anche per i piani frontali se ne possono descrivere infiniti

ma non esiste un piano di simmetria. In ogni piano frontale si distinguono due facce:

una anteriore o ventrale che guarda in avanti e una posteriore o dorsale che guarda

all’indietro.

• piano trasversale

il è parallelo al pavimento. Anche in questo caso si hanno infiniti

piani trasversali paralleli fra loro. Il trasversale è perpendicolare agli altri due piani.

In ogni piano trasverso si hanno due facce: una che guarda verso l’alto detta faccia

superiore o craniale e un’altra che guarda in basso detta inferiore o caudale. Per quanto

riguarda gli arti (mobili) non si usano i termini superiore e anteriore ma altri che sono

"prossimale" (la parte più prossima al tronco e al piano mediano indipendentemente

dal movimento effettuato) e "distale" (più distante dal tronco).

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Capitolo 2

Apparato cardiocircolatorio

L’apparato circolatorio si può schematizzare come due grossi cerchi che formano una

sorta di "8" al cui centro si trova il cuore. Si può quindi dire che l’apparato circolatorio

sanguifero è un circuito chiuso, al cui centro si trova il cuore che è l’organo propulsore della

circolazione. Il cuore è un organo muscolare cavo. Al momento della nascita viene diviso in

(a) Schema semplificato della circolazione arterio- (b) Anatomia del cuore (esterna e interna)

sa e venosa Figura 2.1: Apparato cardiocircolatorio

due metà indipendenti tra loro dette metà destra e sinistra. La metà destra contiene sangue

venoso, mentre la metà sinistra contiene sangue ossigenato. I due tipi di sangue non devono

mescolarsi fra loro. Ogni metà del cuore a sua volta è suddivisa in due cavità: la superiore è

detta cavità atriale e quella inferiore cavità ventricolare. La metà destra sarà perciò divisa in

un atrio destro e in un ventricolo destro inferiormente. Lo stesso sarà a sinistra. Ogni atrio

comunica con il corrispondente ventricolo tramite un orifizio detto atrioventricolare (di destra

e di sinistra). Questi orifizi sono muniti di un dispositivo valvolare, a destra detto tricuspide

e a sinistra bicuspide o mitrale. Il dispositivo valvolare ha la funzione di impedire il reflusso

del sangue dal ventricolo al corrispondente atrio: il sangue deve sempre passare dall’atrio al

l’unidirezionalità

ventricolo senza mai tornare indietro. Il dispositivo garantisce del sangue.

L’apparato circolatorio sanguifero è costituito da due parti che sono:

• la circolazione sistemica o grande circolazione

• la circolazione polmonare o piccola circolazione

grande circolazione

Esse avvengono contemporaneamente. La (o generale o sistemica) si

origina a livello del ventricolo sinistro: dal ventricolo sinistro infatti origina la più grande

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arteria del corpo, l’aorta. Quando si ha la sistole ventricolare il sangue è spinto nell’aorta,

che tramite i suoi numerosi rami distribuisce il sangue ossigenato a tutti i distretti corporei.

Le arterie sono di grosso, medio e piccolo calibro. Quindi si hanno le arteriole che, raggiunta

la periferia, si capillarizzano: danno origine ai capillari, minuscoli vasi con pareti sottilissime

che permettono gli scambi. Il sangue ricco di ossigeno nell’arteria lo cede ai tessuti e riceve da

CO

essi cataboliti (prodotti di rifiuto) e . A livello di questi capillari cambia la composizione

2

chimico-fisica del sangue che, da arterioso, diventa venoso. Da questi capillari si originano

venule che riportano il sangue al cuore. Verso il cuore tendono a diminuire di numero

confluendo in vene di piccolo, medio e grosso calibro -sempre meno numerose e più grosse-.

Alla metà destra del cuore (atrio dx) arrivano solo 2 grosse vene: dall’alto la vena cava

superiore e dal basso la vena cava inferiore. Si dice che la vena cava superiore riceve il

sangue da tutta la metà sopradiaframmatica del corpo. Il diaframma è il muscolo che divide

la cavità toracica dalla cavità addominale. Per "metà sopradiaframmatica" si intendono

testa, collo, tronco e arti superiori. La vena cava inferiore riceve invece il sangue dalla metà

sottodiaframmatica del corpo, cioè dall’addome e dagli arti inferiori. Entrambe queste vene

riversano il sangue refluo, venoso, all’interno dell’atrio destro del cuore. Successivamente il

sangue attraverso l’orifizio atrioventricolare raggiunge il ventricolo destro. A questo punto

nel ventricolo desto inizia la circolazione polmonare. Dal ventricolo destro si origina l’arteria

polmonare che raggiunge i due polmoni. A un certo punto si divide in un ramo destro e in

un ramo sinistro. I due rami entrano nei polmoni e si ramificano ripetutamente seguendo le

ramificazioni bronchiali, raggiungendo con la capillarizzazione la parete degli alveoli. Intorno

alla parete dell’alveolo si forma una ricca rete di capillari che permettono lo scambio gassoso

tra aria contenuta negli alveoli e sangue all’interno dei capillari che li circondano. Intorno alla

ematosi,

parete dell’alveolo avviene il processo di cioè lo scambio gassoso tra sangue e aria.

CO

Viene ceduto ossigeno dall’aria al sangue e il sangue cede all’aria la . Il sangue da venoso

2

diventa arterioso. Ci sono delle vene polmonari che ritornano al cuore nella metà di sinistra

arteriosa. Le quattro vene polmonari raggiungono l’atrio sinistro del cuore e vi portano

il sangue ossigenato. Dall’atrio sinistro attraverso l’orifizio atrioventricolare passerà nel

ventricolo sinistro da cui ripartirà la circolazione sistemica. Nonostante le arterie si possano

schematizzare colorandole di rosso per indicare il sangue ossigenato, l’arteria polmonare è

CO

segnata in blu in quanto contiene un sangue ricco di . Per "arteria" non si intende un

2

vaso che trasporta sangue ossigenato, ma si intende quel vaso sanguigno che porta il sangue

dal cuore alla periferia con direzione centrifuga, indipendentemente dal sangue che contiene.

Per vena si intende invece il vaso sanguigno che porta il sangue dalla periferia al cuore, in

direzione centripeta. L’apparato circolatorio ha funzione di trasporto di sostanze nutritizie ma

anche di ormoni e ossigeno. Al tempo stesso la circolazione allontana i cataboliti e l’anidride

carbonica. Regola l’omeostasi di tutti i sistemi cellulari, mantiene la temperatura corporea

costante (termoregolazione) e trasporta cellule immunocompetenti (macrofagi, anticorpi etc.).

Oltre all’apparato circolatorio sanguifero vi è anche un apparato circolatorio linfatico. Ha

la funzione di rimuovere i fluidi e le proteine dall’interstizio (tutto ciò che sta intorno ai

capillari). Assorbe i lipidi a livello dei villi intestinali e trasporta i linfociti. La linfa veicolata

all’interno dell’apparato circolatorio linfatico va sempre a terminare nel circolo venoso.

2.1 Il cuore

Situazione (si descrive anzitutto dal punto di vista macroscopico): è un organo muscolare

cavo situato al centro della cavità toracica. Al centro, all’interno del sacco bianco fibroso

che è il pericardio, è situato il cuore. Per poter apprezzare bene il cuore nella sua posizione i

polmoni sono stati spostati perché in condizioni normali coprono buona parte del pericardio.

Il cuore è situato al centro della cavità toracica, subito al di sopra del diaframma, tra i due

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Figura 2.2: Visuale della posizione del cuore contenuto nel pericardio, con polmoni sollevati

polmoni, nel mediastino anteriore. Il mediastino è uno spazio situato al centro della cavità

toracica delimitato anteriormente dallo sterno, posteriormente dalla colonna e lateralmente

dai due polmoni. In basso è delimitato dal diaframma e superiormente dall’apertura superiore

del torace. Il cuore è situato nel mediastino anteriore: il mediastino infatti è suddiviso a sua

volta in una parte anteriore e una posteriore da una struttura detta biforcazione tracheale.

La trachea si spinge all’interno della cavità toracica e si divide in un bronco destro e uno

sinistro. Se si fa passare un piano ideale frontale per questa biforcazione tracheale si può

dividere il mediastino nelle due parti. Nel mediastino posteriore è situato l’esofago.

Morfologia esterna del cuore e orientamento (forma): il cuore ha la forma di un

cono appiattito in senso antero-posteriore il cui asse maggiore è un asse obliquo che si porta

da destra verso sinistra, dall’indietro verso l’avanti e leggermente dall’alto verso il basso.

Il cuore è spostato, rispetto al piano sagittale mediano, per i 2/3 a sinistra e solo 1/3 a

destra. Le sue dimensioni corrispondono al pugno dell’individuo a cui appartiene. Ha un peso

medio di circa 280 g (le dimensioni fanno riferimento al maschio adulto), un asse maggiore

di 13 cm; il diametro trasversale nella sua parte più espansa 10 cm e lo spessore (diametro

antero-posteriore sagittale) 5-6 cm.

Le parti che lo costituiscono essendo una specie di cono distinguiamo un apice che

guarda in avanti, in basso e verso sinistra (è la parte più vicina alla gabbia toracica, che si

percepisce battere), una base più profonda che guarda in alto, a destra e verso l’indietro;

una faccia antero-superiore detta anche per i rapporti che contrae sterno-costale (sta dietro

allo sterno e a tre paia di coste, dalla terza alla sesta) e una faccia più pianeggiante che

per posizione (guarda verso il basso) è detta inferiore o anche diaframmatica in quanto si

appoggia e aderisce al diaframma. Respirando il cuore segue i movimenti del diaframma.

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Figura 2.3: Base del cuore vista posteriormente / faccia diaframmatica del cuore vista postero-

inferiormente 10

La faccia antero-superiore o sterno-costale e quella inferiore o diaframmatica sono separate

da due margini: un margine destro detto acuto (perché sottile) e uno sinistro detto ottuso

(arrotondato, più spesso). Sulla superficie del cuore si osserva la presenza di solchi. Si ha un

solco ad andamento trasversale chiamato solco atrio-ventricolare, in quanto internamente

corrisponde alla suddivisione degli atrii dai ventricoli. É detto anche coronario perché lungo

questo solco decorrono le arterie coronarie. Oltre a questo solco trasverso si osserva anche

la presenza, uno per lato, di solchi interventricolari, uno anteriore (faccia sterno-costale) e

uno posteriore (sulla faccia diaframmatica). Anche in questi solchi decorrono i rami delle

arterie coronarie e delle vene cardiache. Sono detti "interventricolari" perché internamente

corrispondono al setto interventricolare che, dopo la nascita, divide il ventricolo destro da

quello sinistro. La base del cuore corrisponde quasi del tutto alle cavità atriali e riceverà

perciò lo sbocco delle vene: a destra delle due vene cave superiore e inferiore, mentre a livello

dell’atrio sinistro sboccano le quattro vene polmonari (due di sinistra e due di destra). La

base del cuore, una superficie convessa e sporgente, corrisponde quasi completamente alle

cavità atriali e riceve lo sbocco delle vene: a destra vena cava superiore e inferiore e a sinistra

le quattro vene polmonari. Anteriormente alle vene si trovano due grosse arterie: l’aorta e

l’arteria polmonare (contiene sangue di tipo venoso). Queste arterie stanno davanti alla base

del cuore ma si originano più in basso: l’arteria polmonare dal ventricolo destro e l’aorta

dal ventricolo sinistro. Sulla faccia sterno-costale del cuore arrivano due prolungamenti che

derivano dagli atrii retrostanti. Si portano quasi a circondare le origini di queste due grosse

arterie e prendono il nome di auricole destra e sinistra. Sono due appendici delle cavità

atriali che si portano dall’indietro verso l’avanti a circondare l’origine delle due arterie.

Rapporti la faccia antero-superiore è detta anche sterno-costale perché entra in rapporto

◦ ◦

con lo sterno e con tre paia di cartilagini costali (dalla 3 alla 6 ). In parte è coperta dai

polmoni, rivestiti dai sacchi pleurici; se ne scorge solo una parte triangolare Posteriormente il

cuore entra in rapporto con l’esofago, che è un organo posto nel mediastino posteriore. In

basso la faccia diaframmatica o inferiore (pianeggiante) aderisce al diaframma sottostante.

Morfologia interna facendo una sezione frontale del cuore si nota che è diviso in due

metà, la metà destra venosa (distinta in atrio e ventricolo destro) e la metà sinistra arteriosa

(distinta in atrio e ventricolo sinistro). Queste due metà sono separate ed indipendenti l’una

dall’altra.

2.1.1 Atrio destro

Gli atrii hanno una forma globosa, che per comodità si definisce cuboide, a cubo. Nel-

l’atrio destro si distinguono sei facce. Una parte interna dell’atrio destro è rugosa a livello

dell’auricola mentre la parte rimanente ha una superficie liscia. Questo aspetto è legato a

motivi ontogenetici, di sviluppo. La parte liscia, postero-mediale, prende il nome di seno

delle vene cave, in quanto compresa tra lo sbocco della vena cava superiore e inferiore.

L’altra parte, rappresentata soprattutto dall’auricola è irregolare per la presenza di piccoli

rilievi muscolari detti muscoli pettinati (alla loro origine essi sono tutti paralleli fra loro

come denti di un pettine). Il limite fra seno delle vene cave e porzione irregolare o atrio

propriamente detto è rappresentato internamente da una cresta longitudinale che prende il

nome di cresta terminale. Alla cresta terminale interna corrisponde esternamente un solco

detto terminale. All’atrio destro arrivano tre vene: vena cava inferiore e superiore e il seno

coronario, che raccoglie tutto il sangue refluo proveniente dalle pareti del cuore. La parete

antero-superiore corrisponde alla faccia sterno-costale del cuore. La parete antero-inferiore

corrisponde all’orifizio atrio-ventricolare destro. La parete postero-superiore corrisponde al

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Figura 2.4: Interno atrio destro visto lateralmente da dx

seno delle vene cave che è quella parte postero-superiore dell’atrio destro con parete interna

liscia, dilatata, compresa tra l’orifizio di sbocco della vena cava superiore e inferiore. La

parete postero-inferiore ha un orifizio di sbocco del seno coronario. Esso è contornato da un

lembo valvolare, dalla valvola di Tebesio, che impedisce il reflusso del sangue dal cuore verso

il seno coronario. La vena cava superiore non ha bisogno di valvole perché si apre in alto e il

sangue è trattenuto in basso dalla forza di gravità, che gli rende difficile risalire. La vena cava

inferiore invece proviene dal basso, quindi il suo orifizio presenta un dispositivo valvolare, un

lembo di forma semilunare che prende il nome di valvola di Eustachio. Essa è funzionale solo

nella vita prenatale (nella circolazione fetale). Dopo la nascita si atrofizza perché non ha più

alcuna funzione. La parete mediale, liscia, corrisponde al setto interatriale. Non è uniforme:

al centro presenta una piccola fossa che, per la sua forma, è stata chiamata fossa ovale. Qui la

parete è più sottile, non più di natura muscolare ma solo fibrosa-connettivale, perché questo

è il residuo del forame di Botallo: nella circolazione fetale, a livello della fossa ovale vi era

il foro ovale. Il sangue che proveniva dalla vena cava inferiore veniva indirizzato, tramite

la valvola di Eustachio, verso il foro di Botallo passando dall’atrio destro all’atrio sinistro.

Il sangue ossigenato proveniente dalla placenta dall’atrio destro passa nel sinistro e prende

la via dell’aorta, dove viene distribuito a tutto il corpo del feto. Al momento della nascita

questo forame è chiuso da una membrana fibrosa. Infine la parete laterale dell’atrio destro

presenta una piccola apertura in quanto si continua in un prolungamento che è l’auricola

destra, cava internamente. L’atrio destro contiene un sangue venoso.

2.1.2 Ventricolo destro

La parete antero-inferiore è caratterizzata dall’orifizio atrioventricolare di destra, tramite

cui si entra nella cavità del ventricolo destro. É la cavità situata più in basso e più in

avanti. Non ha più una forma a cubo ma di una piramide triangolare. Si considerano

una parete anteriore, una posteriore o inferiore e una parete mediale rappresentata dal

setto interventricolare. Si distinguono un apice (che non corrisponde all’apice del cuore,

appartenente al ventricolo sinistro), tre facce e una base che presenta l’orifizio atrioventricolare

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Figura 2.5: Interno ventricolo destro visto anteriormente

di destra. Questo orifizio è munito di un dispositivo che prende il nome di valvola tricuspide: è

costituita da tre lembi valvolari di forma grossomodo triangolare detti cuspidi. Verso la cavità

del ventricolo destro sporgono e si immettono. In origine sono unite in un unico anello e vanno

poi a dividersi in tre lembi: uno anteriore, uno posteriore e uno mediale. In situazione di riposo

queste cuspidi prospettano nella cavità del ventricolo. Il dispositivo, nel momento di afflusso

del sangue dall’atrio al ventricolo non ha alcuna funzione. Dal punto di vista funzionale

nel ventricolo si possono distinguere due parti: una di afflusso e una di efflusso. Il sangue

dalle vene cave passa nell’atrio destro e quindi al ventricolo. Al momento della contrazione

il sangue compie un gomito e si porta in alto per entrare nell’arteria polmonare. Seguendo

l’emodinamica il flusso di sangue nel ventricolo destro distingue le due parti di afflusso ed

efflusso. La parte di afflusso è la parte postero-inferiore mentre la parte di efflusso, attraverso

la quale il sangue dal ventricolo passa nell’arteria polmonare, è la parte antero-superiore.

Questa distinzione funzionale è legata a una distinzione morfologica: la parte di afflusso

internamente è trasecolata mentre la parte di efflusso ha pareti interne lisce (qui il sangue

che prende la via dell’arteria polmonare non deve subire turbolenze). La parte di afflusso

presenta rilievi muscolari più grossi dei muscoli pettinati, chiamati trabecole carnee. Sono

grossi rilievi muscolari che sporgono sulla superficie interna del ventricolo e che sono distinti

in tre tipi: primo, secondo e terzo tipo (o ordine). Le trabecole carnee di primo tipo sono i

cosiddetti muscoli papillari, chiamati così perché sono rilievi conici che aderiscono alla parete

del ventricolo solo a livello della loro base. Le trabecole carnee di secondo ordine sono dette

"a ponte" in quanto aderiscono alla parete del ventricolo solo alle due estremità. Un esempio

di trabecola a ponte di secondo ordine è la setto-marginale. Il terzo tipo sono rilievi muscolari

che aderiscono alla parete del ventricolo per tutta la loro lunghezza. Di queste trabecole il

primo tipo o muscoli papillari interessano per il dispositivo valvolare in quanto rappresentano

l’apparato di tensione della valvola. Dall’apice del muscolo papillare si originano filamenti

bianchi connettivali che sono le corde tendinee. Esse raggiungono le cuspidi. In ogni cuspide

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si distinguono due facce e tre margini (in quanto hanno forma triangolare): una faccia detta

parietale che guarda verso la parete del ventricolo, un’altra opposta detta atriale (perché

quando la cuspide è chiusa guarda verso l’atrio) o anche assiale (guarda nella direzione in

cui scorre la colonna di sangue). Esse non sono uguali: sulla faccia parietale si attaccano

le corde tendinee quindi risulta rugosa mentre la faccia opposta risulta liscia perché non

riceve le corde tendinee. Essendo liscia permette il flusso del sangue senza creare turbolenze.

Oltre a queste due facce si distinguono tre margini: uno superiore detto aderente perché

si attacca all’orifizio atrio-ventricolare e altri due liberi che ricevono l’attacco delle corde

tendinee. Risultano irregolari, dentellati. I muscoli papillari, tramite corde tendinee, tendono

le cuspidi. Poco prima della sistole i muscoli papillari si contraggono, mettono in tensione le

corde che tendono a loro volta i lembi valvolari. La cuspide si chiude e non può ribaltarsi

verso l’atrio. Al momento della contrazione dell’atrio il sangue passa dall’atrio al ventricolo

sfruttando l’orifizio atrio-ventricolare. Quando l’atrio è nella sistole il ventricolo è nella

diastole (rilassamento). Man mano che il sangue riempie la cavità ventricolare, le cuspidi

sono spinte verso l’alto proprio dal riempimento del ventricolo. Subito dopo si ha la sistole

ventricolare. Un istante prima il muscolo papillare si contrae, mette in tensione la corda

tendinea che tende i lembi. Al momento della sistole del ventricolo le cuspidi sono spinte

in alto ma non possono ribaltarsi verso l’atrio, in modo tale che il sangue non rifluisca. Il

sangue nel ventricolo di conseguenza prende la via dell’arteria polmonare. Anche all’origine

dell’arteria esiste un dispositivo valvolare arterioso detto semilunare in quanto costituito da

tre lembi semilunari. Nel momento dell’efflusso del sangue dal ventricolo all’arteria questi

lembi non servono e sono discosti gli uni dagli altri. Il sangue entra nell’arteria polmonare.

La valvola semilunare è costituita da tre lembi valvolari. In ogni lembo si distinguono due

facce e due margini: la faccia che guarda verso la parete dell’arteria è detta faccia parietale ed

è concava. La faccia opposta è detta ventricolare perché guarda verso la cavità del ventricolo

ed è convessa. Sono infatti dette anche valvole a nido di rondine. Vi sono poi un margine

aderente e un margine libero. Sul margine libero, al centro, è presente un piccolo ispessimento

fibroso detto nodulo di Morgagni. I tre lembi sono uno anteriore e due posteriori (destro e

sinistro). Nel momento della sistole ventricolare i tre lembi si sollevano di fronte alla forte

pressione del sangue. Il sangue entra nell’arteria, che è elastica e si deforma. Con la diastole

ventricolare nel ventricolo c’è una caduta di pressione. Il sangue nell’arteria polmonare

tenderebbe a ritornare verso il ventricolo ma tornando indietro riempie i tre lembi e li fa

abbassare, sigillati al centro dall’unione dei tre noduli. Il sangue in questo modo non può

tornare indietro: la valvola semilunare garantisce l’unidirezionalità del sangue.

2.1.3 Atrio sinistro

La metà sinistra del cuore contiene un sangue di tipo ossigenato. L’atrio sinistro ha

forma cuboide; si trovano le stesse sei facce viste per l’atrio destro. La faccia antero-

superiore corrisponde alla faccia sternocostale del cuore, la antero-inferiore presenta l’orifizio

atrioventricolare di sinistra e allo stesso livello anche l’orifizio per l’arteria aorta (dal ventricolo

sinistro si origina l’aorta). La faccia postero-superiore prende il nome di tetto o vestibolo

dell’atrio sinistro, che riceve lo sbocco delle quattro vene polmonari. La faccia postero-

inferiore è molto ridotta. La faccia mediale, che corrisponde al setto interatriale, risulta liscia,

con una piega di forma semilunare determinata dal residuo del forame di Botallo. Infine la

faccia laterale presenta un’apertura che immette all’interno dell’auricola sinistra. All’interno

dell’auricola sinistra la parete risulta irregolare, con un reticolo rilevato determinato dalla

presenza dei muscoli pettinati. 14

Figura 2.6: Sezione atrio sx (e ventricolo sx)

Figura 2.7: Visuale interna più approfondita del ventricolo sx

15

2.1.4 Ventricolo sinistro

Ha la forma di un cono. Si osservano quattro facce che sono l’una la continuazione

dell’altra: anteriore (corrisponde alla faccia sternocostale), laterale (margine ottuso), inferiore

(faccia diaframmatica) e mediale (internamente al setto interventicolare). La parete del

ventricolo sinistro è più spessa di circa tre volte rispetto a quella del ventricolo destro.

Questo perché la contrazione del ventricolo sinistro dev’essere più energica e imprimere al

sangue una pressione maggiore per immetterlo all’interno dell’aorta, che deve distribuirlo a

tutti i distretti corporei. L’arteria polmonare invece compie un percorso più breve, fino ai

polmoni. La parete del ventricolo sinistro misura in media 1 cm contro 0,3 cm del destro. Si

distinguono anche una base e un apice, che corrisponde all’apice del cuore. In corrispondenza

della base si trovano due orifizi sullo stesso piano: l’orifizio atrioventricolare di sinistra e

l’orifizio aortico. All’atrioventricolare di sinistra è applicata una valvola costituita da due

lembi, detta bicuspide o mitrale. Ha caratteristiche molto simili alla tricuspide: i lembi

sporgono nella cavità del ventricolo. Per posizione sono uno antero-mediale e l’altro, più

ampio, postero-laterale. Sono collegati tramite le corde tendinee ai muscoli papillari. Nel

ventricolo sinistro due sono le cuspidi e due le trabecole di primo ordine, anteriore e posteriore.

In ogni cuspide si distinguono una faccia parietale rugosa perché riceve l’attacco delle corde

tendinee dei muscoli papillari e una faccia assiale o atriale interna che invece risulta liscia

per non creare turbolenze al flusso sanguigno. Le corde tendinee che provengono dai muscoli

papillari raggiungono i margini liberi e proseguono sulla faccia parietale. Si distinguono

inoltre due margini liberi e un margine aderente all’orifizio atrio-ventricolare. I due margini

liberi ricevono l’inserzione delle corde tendinee (che poi proseguono sulla faccia parietale) e

per questo sono irregolari. Nella metà sinistra del cuore si nota che l’atrio sinistro riceve il

sangue dalle quattro vene polmonari. Al momento della sistole atriale entra nel ventricolo

nella parte di afflusso che corrisponde alla parte postero-inferiore. Al momento della sistole

ventricolare compie un gomito ed entra nella parte liscia che è la parte di efflusso. Entra

nell’orifizio dell’aorta e si impegna nell’aorta. Seguendo l’emodinamica anche nel ventricolo

sinistro si distinguono una parte di afflusso (irregolare) e una di efflusso (con pareti lisce). La

cuspide antero-mediale si trova tra la corrente di afflusso e quella di efflusso, quindi è lambita

dal sangue su ambedue i versanti. Per questo motivo questa cuspide risulta liscia anche sulla

sua faccia parietale. Le corde tendinee arrivano sui margini liberi della cuspide e proseguono

poi all’interno della cuspide. Anche il ventricolo sinistro presenta due dispositivi valvolari:

quello atrio-ventricolare detto valvola bicuspide o mitrale e un dispositivo anche all’origine

dell’aorta. Esso è costituito da tre lembi semilunari con una faccia parietale concava e una

ventricolare convessa. La parete dell’arteria in corrispondenza di ogni lembo semilunare si

presenta lievemente slargata (quando li lembo si solleva non si deve attaccare alla parete

dell’aorta). Questa invaginazione prende il nome di seno di Valsalva. Tre sono i lembi

semilunari e tre i seni di Valsalva che i osservano nella parete sia dell’arteria polmonare che

dell’aorta in corrispondenza dei loro dispositivi valvolari. Osservando i seni di Valsalva che

si trovano all’origine dell’aorta, si nota che in due di essi è presente un orifizio (dal seno di

destra e di sinistra): è l’orifizio di origine delle arterie coronarie. Le arterie coronarie sono le

arterie nutritizie per la parete del cuore.

Anatomia microscopica l’organo in sezione presenta una cavità interna. La parete è

costituita dalla sovrapposizione di più strati o tonache. Nel cuore si descrivono tre tonache,

andando dall’interno verso l’esterno. Lo strato più interno è detto endocardio, mentre in un

vaso è detto "tonaca intima". Più esternamente si trova il miocardio, che nel vaso sanguigno

corrisponde alla "tonaca media", in genere di natura fibromuscolare. La tonaca più esterna

in un vaso è detta tonaca avventizia e nel cuore epicardio. Se si prende un organo pieno, per

esempio il fegato, in sezione l’approccio dello studio microscopico è diverso. Non si parla più

16

di tonache ma di stroma e di parenchima. Lo stroma è il tessuto connettivo che costituisce

il rivestimento più esterno detto capsula ed anche quei setti connettivali che si originano

dalla capsula e si portano all’interno dell’organo. A volte sono molto lunghi, a volte brevi.

Quando sono brevi si risolvono in un reticolo connettivale (cioè in fili e fibre del connettivo).

Lo stroma connettivale ha funzione di sostegno per l’organo ma anche una funzione nutritizia

(lungo la capsula e lungo i setti decorrono i vasi e i nervi destinati al parenchima dei nervi).

Il parenchima occupa lo spazio delimitato dallo stroma. É la parte funzionale dell’organo e

sarà costituito da un tessuto diverso a seconda dell’organo considerato. Il cuore è costituito

da tre tonache:

• l’endocardio è una lamina biancastra che tappezza le cavità interne del cuore e dove

trova le trabecole va a rivestirle. Inoltre entra nella costituzione dei dispositivi valvolari.

Le cuspidi e i lembi semilunari sono pieghe dell’endocardio.

• il miocardio è la parte più rappresentata della parete del cuore. É suddiviso in due

parti: il miocardio comune, contrattile, che rappresenta l’80% del miocardio e un 20%

di miocardio specifico, specializzato nella generazione e conduzione degli impulsi che

danno il ritmo cardiaco.

• la terza tonaca, più esterna, è l’epicardio che corrisponde al foglietto interno viscerale

del pericardio sieroso.

Il miocardio specifico ha la funzione di dare inizio agli impulsi che controllano la contrazione

ritmica del cuore e conduce gli impulsi che generano dagli atrii ai ventricoli. Prima si contrae

l’atrio, spinge il sangue nel ventricolo rilassato e successivamente si contrae il ventricolo per

spingere il sangue nell’arteria, con una precisa sequenza. Le cellule del miocardio specifico

non si contraggono, ma generano e conducono gli impulsi esse stesse. Asportando il cuore

dalla cavità toracica vengono tagliati i nervi cardiaci. Ponendolo poi in una bacinella

contenete soluzione fisiologica si nota che il cuore continua a pulsare: ciò significa che il cuore

non ha un’attivazione neurogena, non dipende per la sua funzione dalla sua innervazione,

ma la sua contrattività è miogena, cioè nasce proprio all’interno del miocardio specifico,

indipendentemente dai nervi, che hanno invece la funzione di regolare la frequenza cardiaca:

il sistema nervoso simpatico aumenta la frequenza, determinando la cosiddetta tachicardia.

L’altra branca del nervoso autonomo, parasimpatico, ha una funzione bradicardica, ossia

rallenta la frequenza cardiaca.

2.2 Sistema di conduzione del cuore

É costituito dal miocardio specifico ed ha la funzione di generare e condurre l’impulso. Il

sistema di conduzione è costituito dal nodo senoatriale, dal nodo atrioventricolare, dal fascio

atrioventricolare comune, da due branche (sinistra e destra) e dalla rete subendocardica delle

fibre di Purkinje. Il nodo senoatriale è un corpicciolo ovalare della lunghezza di circa 2 cm

situato nell’atrio destro, precisamente sul contorno laterale dell’orifizio di sbocco della vena

cava superiore. L’atrio destro è costituito dal seno delle vene cave e dall’auricola. Il nome

del nodo senoatriale deriva dal fatto che si trova al confine tra seno delle vene cave e atrio

propriamente detto, a lato dello sbocco della vena cava superiore, all’estremità superiore del

solco terminale. Questo nodo si chiama pacemaker cardiaco, impone al cuore la sua frequenza,

che è la frequenza più elevata. La maggior parte delle cellule specializzate generano l’impulso

ma lo generano a una frequenza minore. Il pacemaker genera l’impulso alla contrazione

alla frequenza più elevata e quindi s’impone. La frequenza fisiologica è intorno ai 70 battiti

al minuto. É costituito da cellule particolari, le cellule P (pacemaker) che appartengono

al miocardio specifico. Poiché sono poco differenziate vanno incontro spontaneamente a

17

Figura 2.8: visuale del decorso del fascio vascolo-nervoso del cuore (lato dx e sx, nodo atrio-

ventricolare, nodo seno-atriale, fibre del Purkinje, bypass)

18

una depolarizzazione della propria membrana, ed è questo che genera il potenziale d’azione.

All’interno del nodo senoatriale decorre l’arteria nodale, un ramo dell’arteria coronaria

destra. Inoltre a completare questo nodo, subito alla periferia si hanno cellule di transizione

con caratteristiche intermedie tra miocardio specifico e miocardio contrattile. Gli impulsi

generati a livello del nodo senoatriale attivano l’atrio e decorrono rapidamente fino all’altro

nodo, il nodo atrio-ventricolare, diffondendosi poi successivamente anche ai ventricoli. Il

nodo atrio-ventricolare è ancora situato a livello dell’atrio destro ma il suo nome deriva dal

fatto di essere al confine con il ventricolo destro. Questo nodo si trova nella parte inferiore

dell’atrio destro, in rapporto con la parte inferiore del setto interatriale. Inoltre è molto

vicino all’orifizio del seno coronario, cioè alla valvola di Tebesio e alla cuspide mediale della

tricuspide. Dal nodo atrio-ventricolare si origina il fascio comune di His che si deve portare

al ventricolo destro. Per farlo deve passare all’interno della parete cardiaca e perforare un

ispessimento fibroso al centro del cuore detto trigono fibroso destro. Da qui poi si porta

a destra del setto interventricolare, che nella parte alta è molto sottile in quanto non di

natura muscolare ma fibrosa, membranacea. Il fascio comune di His (breve, 1-2 cm) si pone a

destra della parte fibrosa del setto interventricolare e termina dove il setto da membranaceo

diventa muscolare e più spesso. Termina dividendosi nelle due branche, destra e sinistra

che si pongono a cavallo del setto muscolare. La branca destra decorre a destra del setto

interventricolare muscolare, si porta verso il basso e si ramifica nelle fibre di Purkinje, che

formano la rete subendocardica delle fibre del P. Non sono fibre nervose ma muscolari di

miocardio specifico. Si portano verso i muscoli papillari e verso l’apice del ventricolo destro.

Data la loro struttura sono caratterizzate da un’elevata velocità di conduzione dell’impulso.

Devono raggiungere il miocardio comune ventricolare per farlo contrarre. Le prime di queste

fibre del P. raggiungono i muscoli papillari e risalgono fino alla base del ventricolo (tutto

il ventricolo si deve contrarre). La branca sinistra perfora il setto membranaceo, si pone a

sinistra del setto muscolare interventricolare e si ramifica nelle fibre del P. che costituiscono

la rete subendocardica. Le fibre raggiungono prima i muscoli papillari e l’apice del ventricolo

e poi risalgono fino alla base. L’epicardio è il foglietto viscerale del pericardio sieroso. Il

pericardio è il rivestimento più esterno del cuore, un sacco biancastro che riveste l’organo,

di natura fibrosa e sierosa. Si divide in due parti: la più esterna detta pericardio fibroso

(di tessuto connettivo) e la più interna il pericardio sieroso (costituito da due foglietti). Il

pericardio fibroso è il rivestimento più esterno. É un sacco connettivale che riveste il cuore

con una forma grossomodo conica e l’apice tronco a livello dei vasi. La base di questo sacco

corrisponde in basso al diaframma. Si dice che abbia la forma di un cono rovesciato rispetto

al cuore, con base sul diaframma e apice tronco sui grossi vasi, in alto, corrispondente al

peduncolo vascolare del cuore. In alto infatti si continua con la tonaca avventizia dei grossi

vasi. Il pericardio fibroso in basso aderisce al diaframma; davanti si attacca alla gabbia

toracica (sterno e coste tramite legamenti) e posteriormente alla colonna vertebrale. Ha

funzione di protezione e al tempo stesso è un mezzo di fissità per il cuore. Il pericardio

sieroso è una membrana lucida, trasparente, che permette lo scivolamento di un foglietto

rispetto all’altro (si ritrovano anche per il polmone con le pleure, o per i visceri addominali il

peritoneo). É costituito da due foglietti: uno esterno detto anche parietale e uno interno o

viscerale. L’epicardio è infatti il foglietto viscerale del pericardio sieroso e riveste intimamente

il cuore. Il foglietto parietale invece aderisce alla superficie interna del pericardio fibroso, del

sacco fibroso esterno, ed è fisso. Un foglietto è separato dall’altro ad opera di uno spazio

sottilissimo che è la cavità pericardica. Essendo molto ristretta, un foglietto potrebbe aderire

all’altro ma in realtà non è così; uno è fisso e l’altro si muove rispetto al cuore. Questo grazie

alla presenza nella cavità del liquido pericardico, prodotto dalle cellule stesse del pericardio

sieroso in quantità di pochi cc (o pochi ml). Così il cuore all’interno può muoversi. Non

sono due foglietti distinti ma la continuazione l’uno dell’altro: il foglietto viscerale, dopo

aver rivestito il cuore completamente, arriva intorno al peduncolo vascolare e si riflette nel

19

foglietto parietale che andrà ad attaccarsi alla superficie interna del pericardio fibroso.

2.3 I vasi del cuore: arterie coronarie e vene cardiache

Le arterie coronarie sono due, una di destra e una di sinistra. Rappresentano gli unici

due rami collaterali del primo tratto dell’aorta chiamato aorta ascendente. Le coronarie

contengono nutrienti e sangue ossigenato ed hanno quindi funzione trofica per la parete

cardiaca. Decorrono, soprattutto i rami più grossi, lungo i solchi sulla superficie esterna del

cuore: il solco coronario o atrioventricolare e i solchi interventricolari (anteriore e posteriore).

L’arteria coronaria destra è lunga circa 13 cm; si origina dal seno di Valsalva di destra e

raggiunge il solco coronario. Decorre nella parte destra del solco coronario fino a raggiungere il

margine acuto del cuore. Prosegue lungo il solco coronario fino a raggiungere l’origine del solco

interventricolare posteriore (croce del cuore), la oltrepassa e si spinge normalmente per qualche

centimetro nella metà sinistra del cuore. I rami dell’arteria coronaria destra si distinguono in

rami atriali e ventricolari. Il principale ramo atriale è l’arteria nodale che decorre all’interno

del nodo senoatriale: si porta in alto verso l’atrio e si impegna nel nodo. Altri rami destinati

al ventricolo sono i rami ventricolari anteriori (destinati alla parete anteriore del ventricolo

destro). Di questi si ricorda l’ultimo, l’arteria del margine acuto, così detta perché decorre

lungo il margine acuto del cuore. Sulla faccia diaframmatica, la principale arteria che la

coronaria destra stacca all’altezza della croce del cuore è l’arteria interventricolare posteriore,

da cui si originano dei rami "settali" in quanto vanno a vascolarizzare il terzo posteriore del

setto interventricolare. L’arteria coronaria di sinistra è molto breve, misura solo 1-1,5 cm.

Si origina dall’aorta ascendente a livello del seno di Valsalva di sinistra e appena raggiunge

il solco coronario termina dando due rami, l’arteria interventricolare anteriore e l’arteria

circonflessa. L’arteria interventricolare anteriore decorre nel solco interventricolare anteriore.

É l’arteria più colpita dall’infarto. Questa arteria lungo il suo decorso stacca dei rami settali

che penetrano all’interno del setto interventricolare andandone a vascolarizzare solo i 2/3

superiori (la parte inferiore spettava alla interventricolare posteriore). Inoltre stacca dei rami

(da due a dieci) detti diagonali in quanto hanno un decorso obliquo sulla faccia anteriore

del ventricolo sinistro, fino a raggiungere l’apice del cuore. L’altro ramo di divisione della

coronaria di sinistra è detta arteria circonflessa: si porta trasversalmente decorrendo nel

solco coronario, raggiunge il margine ottuso (di sinistra) del cuore e per pochi centimetri si

porta sulla faccia diaframmatica del cuore fino a raggiungere la terminazione della coronaria

destra. Non devono rimanere zone non vascolarizzate o il tessuto andrebbe in necrosi. Il ramo

principale che si origina dalla circonflessa è l’arteria del margine ottuso che discende lungo il

margine ottuso del cuore. L’aorta è una grossa e lunga arteria che si origina alla base del

ventricolo sinistro del cuore. Dalla sua origine si porta in alto, indietro e verso destra. Risale

per circa 5 cm e questo primo tratto prende il nome di aorta ascendente. Successivamente

compie un gomito e si porta indietro e verso sinistra, descrivendo una curva a concavità

inferiore. Questo secondo tratto è detto arco aortico. Inizialmente è in profondità all’altezza

della colonna vertebrale. Si fa poi discendente e scende in cavità toracica (aorta toracica) in

posizione profonda arrivando fino al diaframma. Entrando nella cavità addominale prende il

nome di aorta addominale, in stretto rapporto della colonna vertebrale a livello lombare. A

livello della quarta vertebra lombare (L4) l’aorta termina dando due grossi rami o arterie

iliache comuni (di destra e di sinistra). Ciascuna arteria iliaca comune a sua volta all’interno

del bacino si divide in arteria iliaca interna (destinata alla cavità interna del bacino o "piccola

pelvi", dando rami parietali e viscerali) ed esterna (destinata, tramite i suoi rami, all’arto

inferiore -subito sotto la piega inguinale diverrà arteria femorale che a sua volta darà l’arteria

poplitea, dietro il ginocchio e nella gamba si avranno l’arteria tibiale e peroneale. A livello

del piede avverranno le ramificazioni destinate al piede). Il terzo ramo di divisione dell’aorta

20

Figura 2.9: vascolarizzazione esterna del cuore (faccia sterno-costale e diaframmatica)

21

(a) circolazione generale (b) Schema del decorso dell’aorta e denominazioni

Figura 2.10: I vasi del cuore

è l’arteria sacrale mediana che decorre al davanti dell’osso sacro (negli animali l’arteria della

coda). 22

Capitolo 3

Apparato digerente ÷

11 12m

L’apparato digerente è costituito da un lungo canale con lunghezza totale di e

attraversa un po’ tutte le regioni del corpo, con annesse delle ghiandole.

I tratti che lo costituiscono

• il primo tratto è la cavità orale (o "bocca"). La cavità orale non ha un aspetto

canaliforme ma a ovoide, slargata, per accogliere organi come la lingua e i denti. É

delimitata dalle ossa del cranio e della faccia

• alla cavità orale fa seguito la faringe, il secondo tratto. É un condotto con lunghezza di

14cm,

circa situato in parte a livello della testa e in parte che si spinge nel collo

• dopo la faringe si trova l’esofago, un lungo canale che dalla regione del collo si approfonda

in cavità toracica, nel mediastino posteriore. Poi attraversa il diaframma e si spinge

25cm

per pochi centimetri in cavità addominale. É lungo circa

• ad esso fa seguito lo stomaco, un tratto dilatato e dilatabile del canale digerente, situato

nella parte superiore della cavità addominale subito al di sotto del diafrmma, spostato

verso sinistra

• allo stomaco fa seguito l’intestino, suddiviso in due parti: tenue e crasso. Il tenue è

÷ 7m)

il tratto più lungo di tutto il canale digerente (6 diviso in duodeno e intestino

tenue mesenteriale (rappresentato dalle anse o matassa intestinale). L’intestino tenue

mesenteriale è costituito da digiuno e ileo. L’intestino crasso ha un aspetto di superficie,

un calibro e una lunghezza diversi dal tenue. Ha un aspetto più irregolare, forma una

1, 70m)

specie di cornice attorno all’intestino tenue. Ha una lunghezza minore (circa

ed è costituito da tre parti: il cieco (con annessa l’appendice vermiforme), il colon e

l’intestino retto. Il colon, in base al suo andamento, si divide in un colon ascendente

(risale dalla fossa iliaca destra verso il fegato in alto), il colon trasverso (si porta

trasversalmente da destra verso sinistra) e il discendente (discende dalla parte alta della

cavità addominale dove si trova la milza fino al margine superiore dell’osso iliaco o

cresta iliaca di sinistra). Il tratto successivo è detto colon ileopelvico. Il primo tratto è il

colon iliaco che prosegue nel colon pelvico, situato nella piccola pelvi, dove si continua

con l’intestino retto

• ci sono poi ghiandole annesse al canale digerente tramite i loro dotti escretori: le

ghiandole salivari maggiori (tre ghiandole pari -su tutti e due i lati) cioè le parotidi, le

ghiandole sottomandibolari e le ghiandole sottolinguali. Nella mucosa che tappezza la

cavità orale vi sono ghiandole più piccole che partecipano alla costituzione della saliva,

le ghiandole salivari minori, di piccolo calibro. Si hanno poi due grosse ghiandole:

23

Figura 3.1: Schema semplificato dell’apparato digerente

24

il fegato nella parte più alta della cavità addominale e il pancreas più in profondità

coperto dallo stomaco. Queste due ghiandole riversano il loro secreto che serve per la

digestione degli alimenti nel duodeno.

3.1 La cavità orale

Figura 3.2: Sezione sagittale di naso, bocca, faringolaringe

La cavità orale ha una forma ovoidale a maggior asse sagittale (presenta la parte più

slargata rivolta posteriormente). Comunica con l’esterno tramite la rima buccale, l’apertura

compresa fra le labbra. Quando le labbra sono competenti (chiuse, in rapporto fra loro) la

rima buccale è ridotta a una fessura. La cavità orale comunica posteriormente con la faringe,

secondo tratto del canale digerente, tramite uno stretto passaggio detto istmo delle fauci. La

25

cavità orale è distinta in due parti: una prima parte molto ristretta detta vestibolo della bocca

e una seconda parte più ampia e retrostante detta cavità orale propriamente detta. Il limite

tra vestibolo e cavità propriamente detta è data dalle arcate gengivo-dentarie. Il vestibolo è

lo spazio precedente alle arcate gengivo-dentarie. É uno spazio stretto che assume la forma

delle arcate (a ferro di cavallo con convessità rivolta esternamente). É delimitato da una

parete esterna e da una interna. La parete esterna è costituita anteriormente dalle labbra

e lateralmente dalle guance. La parete interna è costituita dalle arcate gengivo-dentarie.

Le labbra sono due pieghe muscolo-mucose distinte in superiore ed inferiore. Internamente

presentano un muscolo detto muscolo orbicolare delle labbra, che gli conferisce notevole

mobilità. Tale mobilità è legata alla loro funzione, essendo responsabili della fonazione e

dell’ingestione di cibi, oltre che dell’espressione mimica. Il muscolo orbicolare delle labbra

si dice infatti "mimico". I muscoli della testa si distinguono in scheletrici e mimici. Gli

scheletrici sono i muscoli masticatori, che applicati sulla mandibola le permettono di muoversi.

Tutti gli altri muscoli della testa vengono detti mimici perché non servono a far muovere un

tratto scheletrico ma la cute (hanno un’inserzione nel sottocutaneo). Il labbro è quindi una

piega muscolo-mucosa con cute sulla superficie esterna e internamente una mucosa di tipo

orale, costituita da un epitelio pavimentoso stratificato che si ritrova in tutta la cavità orale.

Questo perché la cavità orale viene in contatto con sostanze che prevengono dall’esterno

(fredde, calde, irritanti...). L’epitelio deve quindi essere spesso, stratificato. Sul versante

della tonaca mucosa (che guarda verso il vestibolo) si osservano delle ghiandole, le ghiandole

labiali con secrezione mista (mucosa e sierosa). Appartengono al gruppo delle ghiandole

salivari minori. Spostandosi lateralmente si trova la guancia, una lamina muscolo-mucosa con

costituzione simile a quella del labbro, con forma grossomodo quadrangolare. É costituita dal

piano cutaneo; subito al di sotto della cute il sottocutaneo con muscoli, vasi e nervi. Sul piano

ancor più profondo si trova la struttura caratteristica della guancia, il corpo adiposo della

guancia. É un cuscinetto adiposo interposto tra i muscoli della regione, in parte masticatori e

in parte libici, molto sollecitati. Il corpo adiposo ha una funzione ammortizzante nei confronti

dei muscoli circostanti. É molto evidente nel neonato per la suzione del latte, che spinge a

una contrazione dei muscoli della guancia. Con l’età tende a ridursi. Ancora più in profondità

vi è il muscolo buccinatore, di forma quadrangolare, responsabile delle funzioni della guancia:

contraendosi, spinge il cibo dal vestibolo verso le arcate. É attraversato dal condotto della

ghiandola parotide. Più internamente ancora si trova infine la tonaca mucosa. A questo

livello si apre l’orifizio di sbocco della ghiandola parotide, in genere all’altezza del secondo

dente molare superiore. Il secreto della ghiandola parotide andrà a lubrificare il vestibolo,

così come il secreto dell ghiandole delle labbra. Nello spessore della mucosa che tappezza

internamente la guancia si trova un altro gruppo di ghiandole salivari minori dette ghiandole

malari. La parete interna del vestibolo è costituita dalle arcate gengivo-dentarie. L’arcata

gengivo-dentale è costituita dal processo alveolare, dalla gengiva che si stratifica sopra al

processo alveolare e dai denti. L’arcata dentaria superiore è mascellare e quella inferiore

mandibolare. Il processo alveolare è la parte dell’arcata dove sono infisse le radici dei denti.

Su questo processo si stratifica la gengiva, un tipo di mucosa, biancastra perché intimamente

aderente al piano osseo sottostante. A completare l’arcata si hanno i denti. Nell’uomo e

nei mammiferi si hanno due dentizioni: una decidua e un’altra permanente che caratterizza

l’adulto. La denizione decidua è caratterizzata da 20 denti, 5 per ogni emiarcata (2 incisivi,

◦ ◦ ◦

÷

6 2 3

un canino e 2 molaretti). Si origina intorno al mese di vita e si completa entro il

anno. La dentizione permanente è caratterizzata da 32 denti, 8 per ogni emiarcata (2 incisivi,

6

un canino, 2 premolari e 3 molari). Si origina intorno al anno e si completa intorno ai

20-25 anni con la comparsa dell’ultimo molare, il dente del giudizio. Non nasce a tutti in

quanto è un dente rudimentale. Nel dente si distinguono una parte visibile o corona e una

non visibile che è la radice. Tra le due vi è un restringimento detto colletto del dente. Gli

incisivi e i canini hanno un’unica radice; i premolari hanno una sola radice che verso l’apice

26

(a) Schema semplificato del cavo orale frontale (notare posizione tonsille)

(b) Schema particolareggiato del cavo orale- (notare orifizio della papilla parotidea)

Figura 3.3: Cavo orale

27

Figura 3.4: Visione particolareggiata delle varie ghiandole, muscolatura e vascolarizzazione del cavo

orale 28

diventa bifida; i molari hanno più radici: i superiori (più grossi) hanno tre radici e gli inferiori

due.

3.1.1 La cavità orale propriamente detta

É la parte più rappresentata della cavità orale, più slargata e responsabile della forma

ovoidale. Accoglie un voluminoso organo muscolo-mucoso che è la lingua. É delimitata

antero-lateralmente dalle arcate gengivo-dentarie, superiormente dalla volta palatina mentre

il pavimento, molto ridotto in quanto occupato soprattutto dalla radice della lingua, è

rappresentato dal solco sottolinguale. Il palato, detto anche "volta palatina", è costituito

23

per i anteriori dal cosiddetto palato duro, con costituzione interna ossea. Su questa

impalcatura ossea si stratifica la tonaca mucosa con epitelio pavimentoso stratificato e

connettivo sottostante. Sulla superficie mucosa del palato si osserva al centro il rafe palatino,

un ispessimento che si allunga in senso antero-posteriore. Il rafe palatino anteriormente, subito

al di dietro degli incisivi, termina con una piccola estroflesione della mucosa detta papilla

incisiva. Subito al lato del rafe palatino, a livello del 3 anteriore del palato, si osservano piccole

pieghe ad andamento trasversale dette pieghe palatine trasverse (più evidenti nel bambino,

con l’età tendono a diminuire). Pare che servano a rallentare il cibo immesso nella cavità

orale, che in seguito ad opera della lingua viene spostato verso le arcate. Il terzo posteriore

della volta palatina prende il nome di palato molle con costituzione interna muscolare, senza

più la parte ossea. Tali muscoli sono importanti per esempio al momento della deglutizione:

contraendosi formano una specie di barriera contro la quale si forma il bolo alimentare (grazie

anche all’azione della saliva). Altra importante funzione dei muscoli del palato molle è che al

momento della deglutizione contraendosi sollevano il palato molle. Il palato molle ha un primo

tratto disposto orizzontalmente a completare la volta palatina, quindi c’è una parte che piega

obliquamente in basso e verso l’indietro, in direzione dell’istmo delle fauci. Al momento della

deglutizione il palato dapprima si irrigidisce formando una parete contro la quale si forma

il bolo, quindi si solleva e si dispone trasversalmente, creando una barriera che impedisce

al bolo alimentare di risalire nelle cavità nasali. In basso il palato molle va a delimitare il

passaggio all’istmo delle fauci. Tra la tonaca mucosa e i piani sottostanti sono interposte delle

ghiandole dette palatine. Appartengono al gruppo delle salivari minori, partecipando alla

formazione della saliva. A differenza delle precedenti (linguali e malari con secrezione mista)

sono ghiandole a secrezione mucosa. Il pavimento della cavità orale è molto ridotto, visibile

solo sollevando la lingua. É rappresentato da uno spazio a forma di ferro di cavallo che segue

la curvatura della mandibola e con la sua concavità posteriore abbraccia la radice della lingua.

Nel solco sottolinguale al centro si osserva una piega sottomucosa che prende il nome di frenulo

linguale, impedisce alla lingua un eccessivo movimento. I frenuli sono presenti anche sulle

labbra (frenulo del labbro superiore e frenulo del labbro inferiore). Subito al lato di questo

frenulo si osserva un rilievo conoide della mucosa, uno per lato, che viene chiamato caruncola

sottolinguale. Sulla caruncola è presente un orifizio, l’orifizio del condotto escretore della

ghiandola sottomandibolare e della sottolinguale principale. Posteriormente alla caruncola

si osserva una piega della mucosa diretta indietro e lateralmente, detta piega sottolinguale,

determinata dalla presenza nel connettivo sottostante della ghiandola sottolinguale. Difatti

sulla superficie di questa piega si vedono tanti piccoli orifizi che rappresentano lo sbocco dei

condotto delle ghiandole sottolinguali minori, posti in serie. La maggior parte della saliva

proviene dal solco sottolinguale. Sul solco sottolinguale sta appoggiata la lingua. La lingua

non può essere vista completamente: la sua radice rimane nascosta, poiché guarda verso la

faringe. Per poterla vedere completamente occorre estrarla e appoggiarla su un piano. La

lingua è un organo muscolo-mucoso con un ricco corredo muscolare; ha una notevole mobilità,

responsabile delle sue funzioni. É importante per l’articolazione della parola, per spingere il

29

Figura 3.5: Schema della dentizione

30

Figura 3.6: Schema delle componenti della volta del cavo orale

cibo verso le arcate e, a livello della sua mucosa, è sede del gusto e possiede sensibilità tattile.

23

É costituita da una prima parte ( anteriori) detta corpo o parte orale della lingua (è la parte

che si trova nella cavità orale, nonché la sua parte mobile). Il terzo posteriore prende il nome

di radice o parte faringea (si porta obliquamente in basso e verso l’indietro guardando verso

la faringe). Il limite fra le due parti è costituito da un solco a "V" che prende il nome di solco

terminale. All’apice di questo solco è presente il forame cieco della lingua, una depressione

della mucosa, una fossetta a fondo cieco. Nel corpo della lingua si distinguono una faccia

superiore detta anche dorso, una inferiore che poggia nel solco sottolinguale, un apice e due

margini laterali. É una massa voluminosa, appiattita in senso cranio-caudale. La faccia

superiore ha un aspetto vellutato per la presenza di microscopici rilievi della mucosa detti

papille linguali. Si hanno quattro tipi di papille linguali: filiformi, fungiformi, circumvallate

e foliate.

• filiformi

le sono quelle più numerose, su tutta la superficie superiore del corpo della

lingua. Sono molto sottili e terminano nella parte apicale con delle papille, dei rilievi

secondari. Queste papille non contengono calici gustativi: non sono implicate nella

sensazione del gusto ma essendo ricche di fibre nervose sono responsabili della sensibilità

tattile.

• fungiformi,

intercalate alle filiformi si trovano le sparse singolarmente. Sono così

chiamate per la loro forma "a fungo"(presentano la parte superiore slargata). Sono

più numerose verso l’apice della lingua e presentano pochi calici gustativi solo sulla

superficie dorsale della papilla.

• circumvallate

le papille nell’uomo sono da 8 a 12 e sono situate in singola fila al

davanti del solco terminale. Il nome deriva dal fatto che sono circondate da un profondo

solco detto anche vallo. Presentano numerosi calici gustativi (200 e più per papilla) nello

spessore dell’epitelio che circonda il solco. Dentro il solco vanno a finire le particelle

alimentari che stimolano i calici circostanti. Sul fondo del solco si aprono le ghiandole

linguali (o sierose) di Von Ebner. Sono a secreto sieroso, fluido e acquoso che viene

31

riversato nel solco ed ha funzione di ripulirlo in maniera tale che nuove particelle

possano andare a depositarsi e a stimolare di conseguenza i calici gustativi. Anche

queste appartengono al gruppo delle salivari minori.

• infine si hanno le papille foliate, rudimentali nell’uomo (si vedono bene nei roditori).

Si trovano all’estremità posteriore dei margini laterali della lingua. Hanno la forma

di tanti fogli paralleli l’uno all’altro. Sono costituite da pieghe della mucosa separate

da solchi. Nello spessore dell’epitelio che circonda il solco si osservano numerosi calici

÷ 250

gustativi (200 per papilla) e sul fondo del solco si aprono le ghiandole linguali

sierose di Von Ebner sempre con funzione di pulizia del solco.

Figura 3.7: Schema del dorso della lingua

Il terzo posteriore è la radice della lingua, detta anche parte faringea. É una parte fissa che

tramite i suoi muscoli è collegata alle strutture ossee circostanti (mandibola, osso ioide). In

basso si continua con l’epiglottide, una piega che sovrasta l’ingresso della laringe. La radice

ha un aspetto di superficie diverso dal corpo: presenta grossi rilievi di natura linfo-epiteliale

della mucosa, rotondeggianti, detti follicoli linguali. Essi sono determinati dalla presenza, nel

connettivo sottostante, di addensamenti di tessuto linfoide sotto forma di follicoli linfatici.

Nell’insieme tutti questi follicoli costituiscono la tonsilla linguale. A livello di ogni follicolo

si aprono delle ghiandole dette linguali posteriori con secreto mucoso ricco di lisozima (con

funzione antibatterica). Per questo motivo la tonsilla linguale va difficilmente incontro a

patologia, a differenza delle tonsille palatine (placche e infezioni). La radice della lingua

costituisce il pavimento dell’istmo delle fauci, che rappresenta la comunicazione tra la cavità

orale propriamente detta e la faringe. Il pavimento dell’istmo delle fauci è rappresentato

dalla radice della lingua con la tonsilla linguale. Il limite superiore è dato dal margine libero

o inferiore del palato molle. Il margine libero presenta al centro un piccolo rilievo muscolo-

÷ 1, 5cm

mucoso detto ugola (1 di lunghezza). Ai lati l’istmo delle fauci è dato da due arcate

(due per lato) dette archi o pilastri palatini, distinti in anteriore e posteriore. In alto sono uniti

e si continuano con il margine libero del palato molle, mentre in basso si divaricano. Vanno a

delimitare uno spazio triangolare a base inferiore che prende il nome di fossa tonsillare, che

accoglie la tonsilla palatina. Le tonsille palatine sono organi pari applicati contro la fossa

32

tonsillare che internamente presenta ricca vascolarizzazione e innervazione. Anche la tonsilla

palatina, come la linguale, è un organi di natura linfo-epiteliale con internamente tanti linfociti

che svolgono funzione immunitaria, ma è priva del lisozima protettivo. Annesse alla cavità

orale si trovano le ghiandole salivari maggiori: parotide, sottomandibolare e sottolinguale. La

sottolinguale sporge sul pavimento della lamina orale, determinando la piega sottolinguale.

Sia la parotide che la sottomandibolare si apprezzano alla palpazione, in quanto rivestite in

parte solo dalla cute. La parotide prende questo nome poiché si trova subito al di sotto del

meato acustico esterno. Produce un secreto acquoso ricco di enzimi che viene riversato nel

vestibolo della cavità orale. La sottomandibolare e la sottolinguale hanno un secreto misto,

che viene riversato a livello del solco sottolinguale.

3.2 Faringe faringe,

Il secondo tratto del canale digerente è la un condotto muscolo-mucoso della

lunghezza di circa 14 cm. É situata in parte nella testa e in parte nel collo. Si estende

dalla base cranica alla quale è attaccata con la sua parte superiore fino all’altezza della

sesta vertebra cervicale, dove inferiormente si continua nell’esofago. Decorre al davanti delle

prime sei vertebre cervicali e si trova posteriormente alla cavità nasale, orale e della laringe.

L’organo è slargato leggermente in alto. Si può dire che ha la forma di una clava che in alto

presenta una volta aderente alla base cranica. La parete posteriore prende rapporto con le

prime vertebre, mentre la parete anteriore è discontinua: presenta tre ampie aperture che

permettono la comunicazione con la cavità nasale, orale e della laringe. Andando dall’alto

verso il basso la faccia anteriore della faringe presenta una prima comunicazione con le cavità

nasali. Essendo due, anche le aperture saranno due e prendono il nome di coane. Subito al

di sotto si nota il palato molle. Ancora più sotto la seconda apertura è l’istmo delle fauci.

Sotto ancora l’epiglottide sovrasta la terza apertura, chiamata adito laringeo (ingresso alla

laringe). Subito al di sotto della terza apertura si trova un ultimo, breve tratto della parete

anteriore che corrisponde esattamente alla parete posteriore della laringe. A questo livello

posteriormente termina la faringe mentre anteriormente termina la laringe. Sulla base di

queste tre ampie comunicazioni possiamo suddividere la faringe in tre parti: rinofaringe,

orofaringe e laringofaringe.

• rinofaringe

la tramite le coane comunica con le cavità nasali. É compresa tra la volta

(estremità superiore) e il palato molle (non disposto a riposo ma orizzontalmente).

• al di sotto l’orofaringe comunica anteriormente con la cavità orale tramite l’istmo

delle fauci. É compresa tra il palato molle orizzontale e un piano ideale trasversale

passante per l’epiglottide.

• laringofaringe

infine la è quel tratto che anteriormente comunica con la laringe,

compreso tra il piano ideale passante per l’epiglottide e la terminazione dell’organo

(margine inferiore di C6).

La faringe è un organo protetto, nascosto anteriormente dalle cavità nasali e orale e lateral-

mente dai rami della mandibola. É molto importante perché rappresenta il crocevia di due

importanti vie: la via aerifera e la via digestiva, percorsa dal bolo alimentare. Le due vie si

incrociano ad X sul piano antero-posteriore, a livello della faringe all’altezza dell’epiglottide.

L’aria dalle narici entra nelle cavità nasali, passa dalla faringe e anteriormente nella laringe,

mentre il bolo alimentare dalla cavità orale attraverso la faringe passa posteriormente nell’eso-

fago. La faringe è un condotto slargato verso l’alto, che aderisce alla base cranica nella parte

compresa tra il Grande forame occipitale e le due coane. Lateralmente è in rapporto con

un’arteria, una vena e un nervo che nell’insieme prendono il nome di fascio vascolo-nervoso del

33

Figura 3.8: Sezione frontale di rinofaringe, orofaringe, laringofaringe, esofago

34

collo, rappresentato dalla vena giugulare interna, dall’arteria carotide interna e dal nervo vago.

La parete anteriore presenta tre ampie discontinuità (coane in alto, al centro l’istmo delle fauci

e in basso, sovrastato dall’epiglottide, l’adito laringeo). Al di sotto dell’adito laringeo si ha

l’unico tratto della faringe che corrisponde alla parete posteriore dell’antistante laringe. Date

queste tre comunicazioni la faringe si è potuta suddividere in tre parti (rinofaringe, orofaringe

e laringofaringe). La rinofaringe è interposta tra la sua origine e il palato molle. Nella

volta della rinofaringe si notano pieghe della mucosa separati da solchi che rappresentano

un’altra tonsilla, la tonsilla faringea, con pieghe di natura linfo-epiteliale. Come tutte le

tonsille, nel bambino risultano ipertrofiche, costituendo le adenoidi ed ostacolando in parte

il flusso dell’aria attraverso la corrispondente coana. Sulla parete laterale della rinofaringe,

si osserva un orifizio delimitato da due labbri di mucosa che rappresenta lo sbocco nella

faringe della tuba uditiva. La tuba uditiva è un condotto osseo e cartilagineo che mette in

comunicazione la cassa del timpano con la rinofaringe. Permette l’ingresso dell’aria dalla

rinofaringe all’orecchio medio, è perciò importante al momento del compenso di pressione. La

faringe ha una lunghezza di circa 14 cm. Al momento della deglutizione si accorcia di circa ?

della sua lunghezza, dovuto alla particolare disposizione dei muscoli della faringe. La parete

è costituita da tre muscoli costrittori. Si dice che sono "embricati come le tegole di un tetto

ma in maniera inversa": quello inferiore copre in parte il medio e il medio copre in parte

il superiore. Al momento della deglutizione l’inferiore scivola sul medio e il medio scivola

sul superiore. Di conseguenza la faringe si accorcia. Questo è molto importante perché una

parte della parete della faringe corrisponde alla parete della laringe: se il tratto della faringe

va verso l’alto, risalirà verso l’alto anche la laringe. In tal modo l’adito laringeo si avvicina

all’epiglottide, che si abbassa per conseguenza di muscoletti sull’adito laringeo, chiudendo

l’orifizio. Di conseguenza il bolo alimentare è costretto a proseguire lungo l’esofago, senza

entrare nelle vie aerifere.

L’esofago Il tratto successivo è rappresentato dall’esofago, esso ha origine nel collo, a

livello del margine inferiore della sesta vertebra cervicale. É un lungo condotto di natura

25cm.

muscolo-mucosa, lungo in media Decorre nel collo, in cavità toracica nel mediastino

posteriore in prossimità della colonna (in profondità), attraversa il diaframma e si spinge per

÷

2 3cm in cavità addominale dove, all’altezza di T11 (a sinistra dell’undicesima vertebra

toracica) si continua nello stomaco tramite l’orifizio cardiale. Il decorso si mantiene sempre

profondo, in stretto rapporto con la colonna vertebrale. In base al suo percorso si può dividere

÷

4 5cm,

in quattro parti: la parte cervicale, della lunghezza di la parte toracica che misura

÷

16cm, 1 2cm)

in media la parte diaframmatica (molto breve, e la parte addominale della

3cm.

lunghezza di circa L’esofago è un condotto verticale ma non perfettamente rettilineo:

presenta due curvature sul piano frontale e due sul piano sagittale. Le due curvature frontali

descrivono una "S" rovesciata. Infatti dalla sua origine l’esofago si spinge lievemente vero

sinistra descrivendo una curva con convessità rivolta verso sinistra. Successivamente si sposta

verso destra descrivendo la seconda curva con convessità a destra. Le curve sul piano sagittale

sono determinate dal rapporto con la colonna vertebrale: la prima curva è a livello cervicale

e segue la convessità anteriore della colonna, la cosiddetta lordosi cervicale, a livello del

collo. La seconda curvatura è opposta alla precedente: a livello toracico l’esofago presenta

una curvatura con convessità rivolta posteriormente, in quanto in cavità toracica l’esofago si

adatta alla cifosi toracica, curvatura che la colonna vertebrale presenta a livello toracico.

Rapporti delle quattro parti dell’esofago: A livello cervicale l’esofago prende rapporto po-

steriormente con la colonna (lo spazio retroesofageo, occupato da tessuto adiposo, lo tiene

discosto da essa permettendone lo spostamento). Anteriormente è in rapporto con la trachea

che fa seguito alla laringe, mentre sui lati si trova il fascio vascolo-nervoso del collo. L’esofago

in cavità toracica posteriormente, fino all’altezza di T4 è ancora in rapporto con la colonna.

35

Figura 3.9: Particolare del decorso di trachea e esofago con relativa posizione

36

Al di sotto della quarta vertebra toracica tra esofago e colonna si interpone l’aorta toracica.

Anteriormente, fino a T4 il rapporto è con la trachea. Proprio all’altezza di T4 è con il

bronco di sinistra e subito sotto sta il cuore, in particolare all’altezza dell’atrio sinistro

(con interposizione del pericardio). Lateralmente l’esofago toracico entra in rapporto con le

facce mediali (o mediastiniche) dei due polmoni. Solo all’altezza di T4 si interpone l’arco

aortico tra l’esofago e il polmone di sinistra. Su tutto il decorso dell’esofago si nota un

reticolo giallo, nervoso, ossia il plesso esofageo, una rete che deriva dai due nervi vaghi che

decorrono lateralmente nel collo. Poco prima del diaframma il plesso si risolve in due tronchi

nervosi, i tronchi vagali anteriore e posteriore. Essi accompagnano l’esofago nella sua parte

diaframmatica. L’esofago addominale, ultimo tratto, posteriormente prende rapporto col

diaframma (mantiene la sua posizione profonda), mente anteriormente è coperto dal lobo

sinistro del fegato.

3.3 Lo stomaco

Figura 3.10: Schema del fegato (parti, rapporti) con cistifellea sollevata

La cavità addominale si può suddividere artificialmente in nove regioni: le prime tre

zone (A) al di sotto del diaframma, sono ipocondrio destro, epigastrio e ipocondrio sinistro

(Ipocondrio= queste regioni sono coperte in parte dalle coste). Le tre regioni sottostanti (B)

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AUTORE

LoryN94

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8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in tecniche audioprotesiche
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LoryN94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia e istologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Soldani Paola.

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