ANALISI DEI FARMACI I
Analisi dei farmaci è la materia che permette di applicare sperimentalmente le prime metodiche i cui principi si
studiano con la chimica analitica. Quindi l’analisi chimica prevede comunque l’esecuzione di una serie di reazioni
chimiche, quindi la manipolazione del campione attraverso delle reazioni chimiche che permetteranno di avere delle
indicazioni di tipo qualitativo o quantitativo, sul campione che si sta valutando.
L’analisi dei farmaci I ci introduce alla determinazione quantitativa classica di alcune molecole presenti in alcune
formulazioni farmaceutiche, anche se i farmaci sono prevalentemente costituiti da molecole organiche.
Quindi l’analisi chimica si occuperà della separazione di miscele nei loro componenti originali, e dell’identificazione,
cioè la valutazione quantitativa dei singoli componenti. Attraverso questa analisi chimica che noi possiamo eseguire
sulla materia, possiamo individuare la qualità dei componenti di una miscela che generalmente costituisce il
campione, e non solo valutarne la composizione in termini qualitativi, ma anche in termini quantitativi spesso
avvantaggiati da una separazione dei componenti che risultano importanti.
I campioni sono costituiti da miscele; le miscele che costituiscono i nostri campioni possono essere costituite da
liquidi, solidi o gas e si dividono in:
• miscele omogenee: sono quei sistemi nei quali i singoli componenti non sono più distinguibili tra di loro e si
presentano in un’unica fase, e sono dispersi l’uno nell’altro (es.: vino, acqua di mare).
proprietà̀
• miscele eterogenee: sono quei sistemi nei quali i componenti differiscono per fisiche e/o stato della
materia. Una miscela eterogenea è costituita da due o più componenti facilmente distinguibili (es.: sabbia, latte che è
una sospensione). FARMACOPEA
La Farmacopea: è un insieme di norme (CODICE FARMACEUTICO UFFICIALE) a cui le ditte del settore farmaceutico
devono attenersi; quindi è un insieme di disposizioni tecnico-scientifiche e anche amministrative che il farmacista
deve conoscere e che deve utilizzare sia per il controllo della qualità delle sostanze o dei preparati chimici, attraverso i
metodi di verifica analitica e tecnologica. Cioè all’interno della Farmacopea si trovano anche indicate le tecniche che
bisogna utilizzare per determinare, ad esempio, il grado di purezza di un determinato composto.
Questa è divisa in tanti capitoli ed è strutturata in modo da dedicare alcuni capitoli alle caratteristiche dei principi
attivi, alle metodiche indispensabili da utilizzare, alla legislazione e a ciò che all’interno della farmacia deve esserci per
legge per poter essere aperta secondo la normativa italiana ed europea.
Essa è a disposizione del pubblico.
La IX edizione della Farmacopea è organizzata in 3 Volumi.
-1° Volume si hanno: Prescrizioni e metodi generali, Apparecchiature, Metodi generali fisici e chimico-fisici, Metodi
analitici chimici e chimico-fisici, Metodi generali d farmacognosia, Metodi biologici, Preparazioni radiofarmaceutiche,
Saggi e procedimenti tecnologici, Reattivi e soluzioni titolanti, Tabelle in cui vengono raccolte le indicazioni
indispensabili alle effettuazioni delle determinate metodologie.
-2° Volume è dedicato alle: Singole Monografie di materie prime;
-3° Volume è dedicato alle: Singole Monografie dei preparati galenici (FORMULARIO NAZIONALE) –
La X edizione della Farmacopea, ultima in italiano, è in un unico Volume e si può trovare anche sottoforma di CD.
Esempi: - Monografia del Metile-p-idrossi benzoato (principio attivo) - Monografia del Mercurio ossido giallo
(preparato Galenico).
Alla base della chimica analitica stanno tutti quei metodi di indagine qualitativa e quantitativa; e dal punto di vista
farmaceutico, queste indagini quantitative possono rappresentare la percentuale di purezza dei principi attivi, quindi
le sostanze farmacologicamente attive presenti in una determinata forma farmaceutica, e la determinazione della
quantità dei componenti di una determinata forma farmaceutica. Ovviamente, per arrivare a dare questi risultati, è
indispensabile fare la scelta del metodo analitico più corretto.
Il metodo analitico può essere scelto in funzione, per esempio, della conoscenza qualitativa del campione.
(Es. se si sa cosa c’è dentro al campione e si deve andare a determinare la concentrazione dei diversi componenti, si
potrà scegliere più facilmente la tecnica analitica che porterà facilmente alla determinazione quantitativa dei
componenti). La scelta del metodo è anche legata alla
conoscenza delle interferenze possibili presenti all’interno del campione quando l’obiettivo è la determinazione di una
determinata componente presente all’interno del campione.
(Esempio: se si hanno 2 o 3 sostanze all’interno del campione che si comportano in maniera molto simile, applicando il
metodo di analisi che si intende applicare, quello non potrà essere un metodo di elezione, cioè di scelta, perché ci sono
queste interferenze che se non vengono eliminate possono portare a delle valutazioni errate nell’applicazione del
metodo).
Il grado di accuratezza analitica che si vuole ottenere. Un dato quantitativo, è accurato quando si avvicina il più
possibile al dato considerato vero.
(Es. quando si deve andare a determinare una certa concentrazione di analita, non si conosce la sua concentrazione, e
quindi si deve applicare un metodo che porti ad ottenere un risultato che sia più possibile vicino al valore vero, cioè ciò
che veramente c’è all’interno del campione).
Quindi la scelta del metodo, è legata all’accuratezza del dato. Se, ad esempio, in un determinato momento si ha la
necessità di avere rapidamente un ordine di grandezza della concentrazione di una determinata sostanza, si scelgono
dei metodi più rapidi ma meno accurati. Se, invece, si ha la necessità di stabilire la concentrazione o la purezza di un
principio attivo all’interno di un farmaco, allora bisogna scegliere un metodo che dà un risultato più vicino al valore
vero, ma che richiede più tempo di lavorazione. Non si devono applicare metodi più accurati di quello che serve,
perché arrivare ad un dato molto vicino ad un dato vero, prevede non solo l’applicazione di metodi più lunghi nel
tempo, ma probabilmente richiede anche personale più specializzato, strutture più ricche di strumentazione o
materiale da utilizzare per eseguire la propria analisi.
La quantità di campione che si ha a disposizione, vincola sulla scelta del metodo, perché ci sono metodi che hanno
bisogno di quantitativi consistenti, anche perché forse la sensibilità del metodo non è così spinta; ci sono metodi che
invece possono essere applicati a piccolissime quantità di campione e quindi, necessariamente, a seconda della
quantità di campione che si ha a disposizione si potrà scegliere un metodo piuttosto che un altro.
Anche la facilità e la rapidità dell’analisi fa parte della scelta del metodo e del dato che si deve produrre. Cioè se c’è
bisogno di produrre un dato rapido, non si può scegliere un metodo che ha bisogno di tempo, ma si ha bisogno di un
metodo rapido.
CLASSIFICAZIONE DEI METODI CHE ABBIAMO A DISPOSIZIONE:
- Metodi chimici
- Metodi fisici e chimico-fisici
- Metodi biologici
METODI CHIMICI prevedono l’analisi gravimetrica o ponderale per cui lo strumento più importante è la bilancia; e
l’analisi volumetrica, ovvero le titolazioni per cui lo strumento più importante è il matraccio tarato.
Tra i METODI FISICI e CHIMICO-FISICI abbiamo la Spettroscopia di Assorbimento, la Spettroscopia Spettroscopia di
Emissione, Polarimetria, Rifrattometria, Nefelometria e Turbidimetria, Potenziometria e Conduttometria,
Radioattività, Cromatografia (GC, HPLC).
I vantaggi dei metodi fisici e chimico-fisici (o strumentali) sono:
- Velocità di esecuzione: generalmente sono analisi più rapide di quanto non lo siano l’analisi gravimetrica e
volumetrica.
- Sensibilità e Specificità: esse possono essere tecniche che permettono di arrivare a quantificare quantità
molto piccole di analita all’interno del campione, quindi sono tecniche dalla sensibilità molto elevata e anche
di una specificità maggiore rispetto ad altri metodi.
- Versatilità: essi sono applicabili con una discreta facilità.
Gli svantaggi sono:
- Il costo di acquisto e di manutenzione della strumentazione necessaria per la loro esecuzione.
- È necessario il trattamento chimico preliminare dei campioni per poter applicare questi metodi chimico-fisici.
- È necessario avere a disposizione degli standard di riferimento per la taratura, cioè per poter essere certi che
lo strumento risponda in maniera coerente alla concentrazione della specie che si va a cercare.
Anche all’interno dell’analisi quantitativa si possono fare ulteriori classificazioni, classificando l’analisi quantitativa
come Macro, SemiMicro e Micro a seconda della quantità di campione che serve per eseguire l’analisi.
- Analisi Macro: si ha quando la quantità di campione necessario da avere a disposizione sarà superiore a 50
mg e avrà una sensibilità 0.2 mg, cioè arriverà a determinare fino a 0.2 mg
- Analisi SemiMicro: si ha quando la quantità di campione è compresa tra 2 e 50 mg, e avrà una sensibilità di
0.01 mg;
- Analisi Micro: si hanno quando bastano meno di 2 mg, e si avrà una sensibilità di 0.001 mg.
Quindi anche le tecniche quantitative possono essere classificate in virtù della quantità di campione che hanno
bisogno per poter essere applicate.
Qualunque sia la tecnica utilizzata per poter ottenere un dato quantitativo, l’analisi consiste in una serie di tappe o
fasi: - 1. Il campionamento: il campione che arriva sul bancone del laboratorio deve essere un campione
rappresentativo della materia che si deve andare a studiare, quindi se si parte da una matrice disomogenea,
bisogna essere in grado di portare in laboratorio, quindi campionare, cioè avere un campione, che sia
effettivamente rappresentativo del campione nella sua complessità. (es. se si ha un terreno da analizzare, il
campionamento dovrà essere fatto raccogliendo porzioni di questo terreno da diverse posizioni in modo da far
si che se questo terreno non è omogeneo nella sua composizione, quindi composto da tante componenti e in
quantità differente, prelevando su certi punti di una certa area, si è sicuri di prendere porzioni diverse fra loro
ma che nella loro somma rappresentano in maniera coerente la qualità del campione che si deve analizzare).
Tanto più omogeneo è il campione da analizzare e tanto meno questo problema della rappresentatività del
campione è importante.
- 2. Preparazione del campione (Polverizzazione, Mescolamento ed Essiccamento): cioè se, ad esempio, il
campione è disomogeneo e si vuole fare la percentuale di acetilsalicilico delle compresse di aspirina, per
avere un campione più rappresentativo, non si prende solo una compressa, ma si prendono tutte le
compresse di una scatola, si polverizzano tutte, si mescolano e si prendono delle aliquote. In questo modo si
è sicuri che il campione è effettivamente rappresentativo di tutta la scatola; questo si fa perché se si prende
una sola compressa, e per puro caso, essa ha una concentrazione leggermente superiore o inferiore rispetto
alle altre, si dà un risultato che si estende a tutta la scatola sbagliando.
La preparazione del campione, quindi, prevede la polverizzazione, il mescolamento e l’essicamento nel caso
in cui questi materiali con cui si opera sono in grado di assorbire umidità dall’aria, quindi diventano
microscopici e quindi quando si va a fare la pesata alla bilancia per riportare il peso o quantità di analita sulla
quantità di campione dal quale si parte, si fa un errore in partenza perché il campione è pieno d’acqua.
- 3. La misura esatta di un’aliquota del campione: anche nella pesata si dovrà scegliere la bilancia più idonea
ad ottenere il valore di massa più accurato possibile, cioè il più vicino possibile al valore vero. Quindi avendo
a disposizione diversi tipi di bilance come la bilancia analitica o la bilancia tecnica, se si deve fare una pesata
molto accurata, si sceglierà quello strumento che permette di fare questo; mentre se si ha bisogno di fare
delle pesate veloci e grossolane, si sceglierà una bilancia di tipo tecnico che è più facile da utilizzare, più
rapida nell’utilizzo, ma che dà una cifra o al massimo due dopo la virgola.
- 4. Solubilizzazione del campione pesato: bisogna essere sempre certi di portare a completa solubilizzazione il
campione solido che si ha pesato se la procedura prevede il trattamento di una soluzione del campione.
Solubilizzazione completa significa non vedere più niente di fase solida ad occhio nudo, ma avere un’unica
fase che è la fase liquida in cui si ha portato solubilizzando il campione.
- 5. Eliminare le interferenze: sapendo qual è il tipo di analisi che si va ad effettuare, un’altra cosa importante
da valutare è la possibilità di eliminare le interferenze. Esse si possono eliminare attraverso azioni di
mascheramento o attraverso la formazione di complessi estraibili.
- 6. Separazione del costituente da dosare: esso potrebbe essere in alternativa all’eliminazione delle
interferenze o potrebbe essere in aggiunta ad esso; cioè si eliminano le interferenze, ma si fa sì che la specie
a cui si è interessati, venga allontanata dal resto della matrice del campione. E allora anche qui si può
adottare:
• La precipitazione selettiva: cioè si utilizza un reattivo che è in grado, selettivamente, di far
precipitare solo il componente che ci interessa, cioè l’analita.
• Si può estrarre l’analita con il solvente adatto: cioè far passare l’analita dalla soluzione ottenuta per
solubilizzazione del campione, ad un solvente miscibile con questo solvente e che abbia una buona
interazione con l’analita; e quindi l’analita passa dal primo solvente al secondo solvente, e si lascia
nel primo solvente tutte le interferenze.
- 7. Cromatografia e resine a scambio ionico: la cromatografia ha uno scopo separativo, poi con la sua
evoluzione, attraverso la cromatografia si può avere un grafico finale che rappresenta la separazione
avvenuta e che è in grado di dare indicazioni dal punto di vista quantitativo, ma anche sulla natura dei
componenti che si sono separati in un determinato tampone.
- 8. Esecuzione dell’analisi e misura: una volta che la soluzione è pronta, l’analita è pronto per essere
sottoposto all’analisi che si intende applicare, si procede con la misura finale che può essere la misura del
volume o della massa (a seconda di cosa si deve misurare), e poi si eseguono i calcoli per arrivare a quella che
era la richiesta del committente. Una volta finiti i calcoli c’è l’azione critica dell’operatore (questi dati sono
compatibili con quelli che avrei dovuto/potuto ottenere? Sono risultati che possono rientrare in quella
programmazione che avevo fatto per quel determinato campione?)
Queste sono le fasi indispensabili che si affrontano quando si fa un’analisi quantitativa, e sono tutti gli step che un
chimico farmaceutico deve affrontare in autonomia.
Tutte le volte che dobbiamo produrre un dato di concentrazione, un dato quantitativo, questo va valutato, è un dato
che va sottoposto da un’analisi da parte dell’operatore.
MISURARE UNA GRANDEZZA: confrontare quella grandezza con un’altra, ad essa omogenea, detta unità di misura.
PORTATA: massima quantità misurabile da uno strumento.
SENSIBILITA’: minima quantità che uno strumento può misurare.
Più grande è la portata di uno strumento e minore è la sua sensibilità. Cioè l’intervallo non può essere infinito, quindi
se ci spingiamo verso portate elevate è chiaro che la sensibilità dello strumento diminuisce e viceversa.
PRONTEZZA: velocità con la quale uno strumento fornisce la misura (nelle operazioni di pesata, ad esempio, la
prontezza in genere è di qualche secondo. Quindi la prontezza di una bilancia è la risposta molto rapida. Ci sono però
strumentazioni che hanno una prontezza, una rapidità di risposta decisamente inferiore.
VALUTAZIONE DEL DATO ANALITICO È
impossibile effettuare un’analisi chimica, e in genere qualunque tipo di misura, con risultati privi di errore; il chimico
analitico deve minimizzare tali errori e stimarne la grandezza con un’accettabile accuratezza.
Il valore va sempre corredato da un ± per simboleggiare l’incertezza.
Le incertezze su una misura non possono essere eliminate completamente perciò il valore vero è sempre sconosciuto.
E’ quindi importante:
-valutare l’entità probabile dell’errore: essere in grado di prevedere la dimensione dell’errore.
-definire dei limiti entro cui il valore vero di una quantità misurata (µ) cade con un certo grado di probabilità: posso
prevedere un intervallo intorno al valore che io ho determinato entro al quale con un grado di probabilità che io
dichiaro cadrà anche il valore vero µ.
QUINDI: il mio dato analitico so che devo corredarlo di un’incertezza, so che l’incertezza è ineliminabile e so anche che
devo cercare di contenere il più possibile questa incertezza e posso anche fare il calcolo di un intervallo di probabilità
(lo stabilisco io) comprendente il valore che io ho dato come mio risultato ed entro quell’ intervallo cadrà anche il
v
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