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Analisi dei conflitti

Lezione 1, lunedì 12.09.2016

La guerra è al centro degli affari internazionali. Guerra è un conflitto risolto con la forza armata. Raymond Aron, sociologo francese: le relazioni internazionali si svolgono all'ombra della guerra o le relazioni tra stati comportano per loro essenza l'alternanza della guerra e della pace. Le relazioni internazionali ammettono come lecito e possibile, come opzione, il ricorso alla forza armata, a differenza di altre relazioni (familiari, partitiche ecc...). Il ricorso all'uso della forza armata è un elemento sempre possibile nelle relazioni internazionali. È ciò che le contraddistingue.

La guerra non esaurisce il tema della sicurezza. Visione olistica della sicurezza nel corso: sia tradizionali minacce militari sia minacce che contemplano dimensioni della sicurezza politica, economica, sociale, ambientale. Minacce alla sicurezza energetica, questioni ambientali, salute, migrazioni.

Parte 1: sicurezza, guerra e pace democratica

  • Evoluzione della sicurezza
  • I conflitti armati e la guerra
  • Le cause della guerra
  • La pace democratica: gli stati democratici non si combattono tra di loro. La pace nel mondo potrebbe diffondersi con la diffusione della democrazia.
  • Questioni morali: per difendermi posso uccidere? Posso usare armi nucleari? Posso uccidere civili innocenti per colpire un obiettivo militare? Vedremo la teoria della giusta guerra: motivi e ragioni per cui una guerra potrebbe essere giusta.

Parte 2: armi di distruzione di massa

  • Armi chimiche
  • Biologiche
  • Radiologiche e nucleari
  • Teorie della proliferazione: perché alcuni stati vogliono armi nucleari mentre moltissimi non le vogliono, centinaia di stati hanno rinunciato a detenere armi nucleari.
  • Strategia della deterrenza: deterrenza nucleare: l'obiettivo delle armi nucleari è impedire il loro stesso uso.
  • Regime di non proliferazione: a partire dal trattato di non proliferazione (1968), che prevede anche il disarmo.
  • Terrorismo nucleare
  • Armi nucleari tattiche in Italia: Italia e altri 5 paesi europei sono firmatari del trattato di non proliferazione come paesi non nucleari ma ospitano armi nucleari (in 2 basi, vicino a Brescia e ad Aviano) appartenenti agli USA. In caso di conflitto verranno montate su aerei italiani con piloti italiani per essere utilizzate dall'Italia, USA, NATO.
  • Disarmo nucleare.

Parte 3: minacce alla sicurezza

  • Terrorismo
  • Fallimento dello stato
  • Insorgenza e controinsorgenza
  • Crimine transnazionale
  • Sicurezza energetica
  • Privatizzazione della sicurezza
  • Traffico di armi
  • Migrazione e rifugiati
  • Ambiente e salute
  • Cyber-security

La presentazione dovrà:

  • Definire i concetti in questione evidenziando gli elementi principali di ciascuna minaccia.
  • Definire in modo chiaro gli elementi caratterizzanti e costitutivi della minaccia.
  • Illustrare gli strumenti e le politiche necessari per affrontare tale minaccia.
  • Presentare esempi o case studies.
  • Offrire commenti personali o riflessioni critiche.
  • Sollevare interrogativi per contribuire alla discussione in classe.
  • Identificare 2 potenziali domande per l'esame scritto.
  • Produrre un documento scritto da condividere con gli altri (ppt).

Una parte importante della presentazione consisterà nelle opinioni/riflessioni personali degli studenti. Il gruppo che presenta parte dalla bibliografia prevista per tale minaccia nel sillabo, ma deve integrarla con ulteriore bibliografia facendo uso di riviste accademico-scientifiche (peer-reviewed).

Esame: 3 domande aperte in 2 ore. 2 domande sulle prime 2 parti, una domanda sulla terza parte. Chi presenta non ha terza parte.

Lezione 2, giovedì 15 settembre 2016

Il conflitto e la sicurezza

Il conflitto è un aspetto intrinseco e inevitabile della vita e del cambiamento sociale in quanto esprime l'eterogeneità degli interessi dei valori e del credo che caratterizzano la società. Esempio: conflitto tra ucraini e filorussi, jihadisti vs infedeli. Il conflitto è il sale della vita.

Il conflitto nasce quando due o più attori sono in competizione per il possesso o il controllo delle medesime risorse scarse (materiali e non – conflitti per autodeterminazione, religiosi, ideologici).

Come può essere risolto un conflitto? Pacificamente o attraverso mezzi non pacifici, in modo violento. Guerra: eterogeneità risolta attraverso la forza armata. Guerra = conflitto armato.

Contraddizione: l'esistenza di stati di realizzazione incompatibili in un sistema di perseguimento degli scopi (Galtung). Comportamenti e obiettivi incompatibili portano al conflitto.

Analisi dei conflitti = security studies

La disciplina è cambiata nel tempo, nascendo con un focus esclusivo su sicurezza tradizionale (dimensione militare: minaccia, uso e controllo della forza armata nei rapporti tra gli stati considerati come unici attori rilevanti della politica internazionale. Oggi sono gli studi strategici a interessarsi quasi esclusivamente alla dimensione militare della sicurezza.

Gli studi strategici nacquero nel 1919, primo dopoguerra. Dal secondo dopoguerra studi strategici e sulla sicurezza coincidono, quindi focus esclusivamente su militare e deterrenza. Con la fine della guerra fredda questa concezione limitata va espandendosi verso un approccio alla sicurezza più ampio, perché il vecchio modello era diventato inadeguato per i problemi di sicurezza del mondo contemporaneo, andando oltre la dimensione strettamente militare.

Broadening: estensione del campo d'indagine oltre al conflitto militare e alle relazioni diplomatiche tra stati per includere nuove minacce non espressamente militari: povertà, migrazioni, ambiente, salute, malattie. I security studies non si limitano più alla dimensione strettamente militare.

Deepening: moltiplicarsi dei referent objects, attori della cui sicurezza vale la pena interessarsi. Non solo più sicurezza nazionale ma anche sicurezza degli individui e dei gruppi.

Rilevanza dei nuovi attori non statali (gruppi terroristici, fazioni, clan, ONG, OI governative...). Human security, attori non statali... visione espansa, olistica, multilivello della sicurezza. Questo cambiamento della disciplina è il risultato di 2 avvenimenti fondamentali:

  • Fine CW: passaggio da sicurezza statale e unidimensionale a visione dinamica e multiforme della sicurezza. Lo schematismo semplice, statico, chiaro, bipolare della CW viene superato.
  • Globalizzazione: contrazione del mondo per effetto delle tecnologie e delle attività socioeconomiche che fanno scomparire le frontiere e la classica dimensione spazio-temporale classica. Causa un'articolazione più complessa delle minacce alla sicurezza: fenomeni che si associano in modo caotico e contradditorio in un mondo globalizzato (spinte centripete e centrifughe, sviluppo e crisi economica...). Articolazione più complessa della sicurezza a causa di queste contraddizioni.

Fenomeno delle minacce transnazionali

  • Né cause né conseguenze delle nuove minacce possono essere contenute all'interno delle frontiere nazionali (ambiente).
  • Gli attori non sono in grado di prendere misure unilaterali per affrontare e contenere efficacemente tali minacce (terrorismo).

La cooperazione è necessaria. Risposte unilaterali sono inefficaci. Nuova visione della sicurezza si interessa ancora della dimensione militare ma anche il senso di vulnerabilità, il welfare, la qualità di vita degli individui.

Sicurezza = insieme delle questioni che comprendono azioni o eventi che minacciano di degradare la qualità della vita degli abitanti di uno stato drasticamente e in un breve arco di tempo, oppure azioni o eventi che minacciano di restringere significativamente la gamma di scelte politiche a disposizione degli stati, ma anche di privati ed entità non governative all'interno di uno stato. Importante per questa nuova visione della sicurezza è la scuola di Copenaghen. Centrale il concetto di securitization.

Per la scuola di Copenaghen le minacce alla sicurezza sono costruite socialmente, per cui qualsiasi cosa può essere trasformata in minaccia. La minaccia non è tanto oggettiva, quanto un'interpretazione politica di tale minaccia. Vedi questione migranti: non sono una minaccia alla sicurezza, ma il problema migratorio è stato trasformato nella narrazione e nella retorica in una grave minaccia che va affrontata con strumenti straordinari.

Anche per il 9/11 è stata la stessa cosa: problema che poteva essere affrontato con l'antiterrorismo e la polizia è stato invece trasformato in minaccia completa e totale alla sicurezza da affrontare con la guerra, con strumenti militari d'emergenza.

Processo politico-discorsivo che costruisce la minaccia alla sicurezza, giustificando le misure d'emergenza per affrontarle → processo di securitization.

  • Non politicizzazione di un problema
  • Politicizzazione del problema
  • Securitization: politicizzazione estrema che richiede mezzi militari straordinari.

Securitizing actor: minaccia esistenziale, misure straordinarie per affrontarla.

Human security

Sviluppato dall'UNDP negli anni 90. Visione multidimensionale della sicurezza, non più legata alla difesa dell'integrità statale, che pone al centro l'individuo, che è il soggetto ultimo da proteggere e difendere.

  1. Sicurezza fisica, ambientale e personale
  2. Sicurezza economica
  3. Sicurezza sociale (no discriminazione)
  4. Sicurezza politica
  5. Sicurezza culturale

2 elementi fondamentali nella human security:

  • Freedom from fear
  • Freedom from want (vivere al riparo dal bisogno, dallo sfruttamento e dall'oppressione).

Proposta vicinanza tra concetto di sicurezza e di emancipazione: liberazione dell'individuo dalle costrizioni che impediscono all'uomo di essere libero di fare scelte per perseguire i suoi obiettivi e la sua felicità. L'emancipazione dell'individuo gli garantisce la sicurezza.

La guerra

Rientra nella categoria del conflitto. Quando due o più gruppi politici si trovano fra loro in un rapporto di conflitto la cui soluzione viene affidata all'uso della forza (Bobbio).

2 elementi:

  • Uso della forza
  • Natura politica del conflitto. La guerra non è violenza cieca, istintuale, ma violenza organizzata per il raggiungimento di determinati obiettivi. Imporre la propria volontà all'avversario.

La guerra è l'espressione armata e cruenta di un conflitto tra gruppi politico-sociali organizzati in cui viene impiegata la forza militare per imporre ad un avversario la propria volontà. La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi (Von Clausewitz).

Operazionalizzazione più precisa del concetto di guerra, da fare attraverso la dimensione empirica. Definizione empirica di conflitto armato: Un conflitto armato è un'incompatibilità che genera una contesa che concerne il governo e/o il controllo del territorio, in cui l'uso di forze armate tra due fazioni, delle quali almeno una è il governo di uno stato, si risolve in almeno 25 morti all'anno imputabili alla battaglia (Uppsala conflict data program - UCDP).

N.B. soglia di 1000 morti/anno per le guerre

3 categorie di conflitto

  • Interstatali
  • Intrastatali
  • Intrastatali con interventi di altri stati che mandano truppe, aiuti ecc. (internazionalizzato).

Dal 46 al 2014:

  • Significativo declino dei conflitti tradizionali tra stati.
  • La gran parte delle guerre contemporanee sono conflitti intrastatali, in diversi casi internazionalizzati.
  • La conflittualità in Europa sta scomparendo e la maggior parte dei conflitti è concentrata in Asia e Africa.

Lezione 3, lunedì 19 settembre 2016

Esiste uno stato di guerra quando due o più gruppi politici si trovano fra loro in un rapporto di conflitto la cui soluzione viene affidata all'uso della forza (N. Bobbio).

2 dimensioni importanti della guerra:

  • Violenza, uso della forza armata
  • Finalizzazione della violenza ad obiettivi politici (es costringere Saddam a ritirarsi da Kuwait).

Dal secondo dopoguerra guerre interstatali sempre più rare, mentre le guerre intrastatali sono in aumento. Parte di queste sono internazionalizzate, quindi vi partecipano con ruolo di supporto anche altri stati.

Quali sono le ragioni per cui i conflitti statali tradizionali stanno declinando?

I costi della guerra eccedono di gran lunga i guadagni. Il valore della conquista è diminuito nel tempo mentre i suoi costi economici e politici sono aumentati. Per gli stati che vogliono aumentare gli standard di vita dei propri cittadini è preferibile spendere le proprie risorse in educazione, ricerca e tecnologia piuttosto che in interventi di conquista di altri paesi. Fare business ha vantaggi maggiori rispetto al fare la guerra.

New wars (Kaldor, Münkler)

La conflittualità contemporanea (spartiacque: fine guerra fredda) è dovuta principalmente a conflitti civili che si sviluppano dal collasso e dalla disintegrazione degli stati e dalla conseguente lotta per il controllo dello stato da parte di gruppi rivali (Jugoslavia e Balcani, Africa subsahariana, primavera araba).

The new wars

  • Le nuove guerre sono civili piuttosto che tra stati.
  • Scoppiano in situazione di collasso e fallimento dello stato.
  • Le componenti etnico religiose sono spesso più importanti di quelle politico-ideologiche (es guerre balcaniche).
  • Guerre premoderne e poco tecnologiche (armi leggere, ordigni improvvisati, no soldati regolari) e relativamente poco costose: diffusa partecipazione al conflitto da parte di una moltitudine di attori (fazioni, warlords, gruppi terroristici ecc.). Graduale privatizzazione della guerra (gli stati non hanno più il monopolio della guerra).
  • Strategie e tattiche militari irregolari: guerriglia, terrorismo, guerre asimmetriche. Non più scontri tra eserciti professionali ma massacri di civili compiuti da una moltitudine di attori a loro volta divenuti indistinguibili dai civili.
  • Non si ha più una chiara distinzione tra civili e militari, combattenti e non combattenti. Su 10 caduti 7-8 civili solo un paio militari. In passato era esattamente l'opposto.
  • Bassissima considerazione per le norme internazionali sull'uso della forza (jus in bello) (es distinzione tra civili e militari). I soldati hanno il diritto di uccidere militari ma non civili, in tal caso andrebbero davanti alla corte marziale. Ma questo non viene più rispettato.
  • Interconnessione dell'economia di guerra con il crimine organizzato internazionale (es diamond wars, contrabbando di petrolio). Economie di guerra che si autoalimentano e che durano nel tempo.
  • Aumento drammatico dei morti tra i civili o loro dislocamento (civili sono obiettivi deliberati delle operazioni militari).
  • Difficoltà di intervento pacificatore esterno (es ONU). Nessuna delle parti in causa è un attore internazionalmente riconosciuto, inviare forze internazionali è estremamente rischioso e complicato.

Violenza organizzata nel 2014:

40 conflitti armati in 27 diverse location. È il numero più alto di conflitti dal 99. 11 sono guerre (almeno 25 morti all'anno in combattimento + soglia di 1000 caduti). Solo un conflitto tra stati (India-Pakistan), gli altri 39 interni. Anno in cui si è avuto il più alto numero di morti dalla fine della CW, 100000 e passa caduti, gran parte a causa del conflitto siriano. Sono però numeri molto piccoli se pensiamo ai grandi conflitti del 900 (Corea, Iraq-Iran, che hanno fatto milioni di morti). Non è vero che il tempo presente è un tempo di grandi conflitti.

Lezione 4, mercoledì 21.09.2016

Perché c'è la guerra? Cause della guerra.

Molteplicità di attori e cause. Cause scatenanti e remote...

  • Balance of power, potenze in ascesa che devono essere in qualche modo contrastate e ridimensionate.
  • Interesse economico...

Come cerca di mettere ordine K. Waltz alle tante spiegazioni sull'origine delle guerre? Waltz → neorealismo, hegelismo strutturale. Nel 1959 Waltz scrisse "L'uomo, lo stato, la guerra".

In esso tre prospettive, categorie o immagini (livelli di analisi) per spiegare le cause della guerra:

  • L'individuo: le caratteristiche della natura umana
  • Lo stato: le caratteristiche interne degli stati (regime politico che caratterizza lo stato)
  • Il sistema internazionale: le caratteristiche dell'ambiente in cui interagiscono gli stati (anarchia dell'ambiente internazionale).

Sono un framework generale.

La natura dell'uomo

  • Aggressività istintuale (Freud)
  • Egoismo
  • Irrazionalità/uso imperfetto della ragione
  • Istinto di sopravvivenza (Lorenz)
  • Animus dominandi (Morgenthau): brama di potere
  • Uomo peccatore (Niebuhr)
  • Aggressività: propensione a reagire con violenza
  • Natura corrotta, violenta, cattiva

Per Morgenthau le relazioni internazionali non possono che essere negative per via dell'animus dominandi dell'uomo. Da una parte abbiamo i pessimisti come Morgenthau per cui la natura malvagia dell'uomo è un elemento immutabile. Per altri è possibile un progresso morale e nella conoscenza che permette all'uomo di migliorare e superare la sua malvagità.

Discorso tra Einstein e Freud: i due sono d'accordo che la causa della guerra va cercato nell'istinto dell'uomo (istinto di morte). Lorentz → studi etnologici che evidenziano l'aggressività. Tutti gli animali sono aggressivi e l'uomo è tra gli animali uno dei più aggressivi.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher g.fm di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi dei conflitti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Foradori Paolo.
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