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Pedagogia del lavoro educativo e della formazione

Lezione 1: Formazione

Per formazione si intende “rendere competenti le persone”, costruire attraverso l’esperienza. È un processo continuativo, che ha al centro la persona per l’acquisizione di skill per riuscire a passare da una situazione attuale a una desiderabile di sicurezza. È rivolta alle persone perlopiù adulte, ad un gruppo ed è anche strettamente legata al lavoro (formazione per e nel lavoro) con finalità d’esperienza educativa richiedendo professionalità e partecipazione. È una categoria pedagogica riconosciuta dagli anni '90 del secolo scorso.

Il lavoro si è evoluto nel tempo e quando parliamo di formazione possiamo pensare a Don Bosco, Rousseau o educazione rivolta agli adulti che lavorano, formazione legata alle competenze tecniche. La formazione rimanda a diverse tipologie (di base, addestrativa, professionale ecc.), chi svolge ciò dovrebbe avere una professionalità pedagogica. La formazione è cambiamento, quindi, non bisogna imporre dall’alto ma occorre fare formazione coinvolgendo le persone e formarle a diventare cittadini del mondo, ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni. La formazione è chiave per promuovere il cambiamento.

Nella formazione la figura pedagogica fondamentale è il formatore, colui che guida un gruppo e fa parte del gruppo. La formazione ha una prospettiva di medio-lungo periodo (non ottengo risultati nel breve periodo), per esempio se vado a lavorare sulle soft skills. La formazione è un processo educativo rivolto allo sviluppo di competenze di vario genere e deve essere teologicamente e assiologicamente connotata, cioè deve avere una finalità educativa e deve essere sorretta da valori e principi. La formazione deve promuovere innovazione e creatività, motivazione e scoperta di significati.

L’approccio pedagogico alla formazione è fondamentale perché è un lasciare andare, è un condividere affinché le persone riescano a trovare ciò che stanno cercando e ciò di cui hanno bisogno per poi andare. Il formatore viene visto come colui che accompagna, supporta, agevola processi relazionali e di apprendimento. La formazione deve essere in riferimento al contesto (fondamentale).

Apprendimento

L’apprendimento varia a seconda dell’età. Le regole sono importanti, guidano la formazione.

Dalle dimensioni educative alla dimensione formativa

  • Intenzionalità pedagogica, si ha sempre un fine, mai azioni casuali.
  • Processualità, legata alla gradualità. Prima conosco il gruppo, poi faccio un patto educativo e poi man mano aumento il coinvolgimento delle persone. In questo modo si permette al soggetto di emergere nel gruppo Lavanda Greta.
  • Riflessività, riflettere sulle azioni, obiettivi. La formazione non si conclude in aula ma va oltre.
  • Soggettualità, al centro c’è l’educando, la persona.
  • Problematicità, in senso positivo, connessa alla riflessività perché riflette sul fatto, sulle mancanze e gli ambiti di miglioramento possibili per poi riprogettare e puntare a un miglioramento individuale.

Teoria della formazione

È importante, teoria e pratica sono sempre collegati, la teoria supporta la pratica.

Contributi teorici:

  • Teoria dell’organizzazione: sapere in che organizzazione, in che contesto sto entrando.
  • Teoria del management: come è strutturata l’organizzazione interna.
  • Teoria dell’apprendimento/cambiamento: legata all’ambito psicologico o pedagogico.

Formazione

Concorre a restituire la dignità alle persone, nelle seguenti dimensioni: Libertà, responsabilità, possibilità di partecipazione del soggetto e delle sue rappresentazioni sociali, il superamento delle ingiustizie e delle disuguaglianze, l’inclusione delle diversità, attraverso dialogo confronto e relazione che sono possibili solo se la comunicazione è educativa e autentica.

Lezione 2: La terza missione nell'università

L’università ha tre missioni oggi:

  • Formazione didattica;
  • Ricerca scientifica (fulcro della didattica);
  • L’applicazione diretta, la valorizzazione e l’impiego della conoscenza per contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della società.

La terza missione è per superare il distacco tra università e ciò che sta fuori, il mondo. Terza missione vuol dire originalità, ricerca e va a beneficio di tutti in una prospettiva di relazione educativa e di formazione. Bisogna portare avanti il concetto di un’università che dia un contributo alla società per costruire basi per un futuro di successo comune. Importante innovare, comunicare e lavorare insieme.

La terza missione vuol dire progettazione di attività che deve essere intenzionalmente educativa con un rimando e dei valori di fondo. Si presenta la necessità di costruire rapporti con le realtà del territorio di diverso tipo. Viene richiesto all’università di essere non solo imprenditoriale ma anche di essere un’università che è volta alla formazione della cittadinanza civica (civic university), rivolta a tutte le persone. L’università attraverso la terza missione deve considerare qual è la società nella quale si trova ad agire e quindi quali sono i diversi aspetti e dimensioni che intervengono.

Si chiede quali solo le politiche nazionali e internazionali che in questo momento guidano le scelte a livello Lavanda Greta territoriale dove i bisogni cambiano da territorio a territorio. L’università costruisce e realizza progetti condivisi per rispondere con efficacia alle questioni individuate. Devono essere innovativi e produrre cambiamento attraverso azioni integrate. Si fa terza missione in tre modi:

  • Lifelong Learning: percorsi di formazione (corsi di aggiornamento ed executive Master e Dottorati ecc.).
  • Knowledge Transfer: realizzazione di progetti in partnership con realtà del territorio, con ricadute significative dal punto di vista sociale e culturale.
  • Public Engagement: eventi culturali (letture, concerti, conferenze, workshop), mostre tematiche ed eventi.

Dalla società civile, dai governi e dall'Unione Europea si chiede all'università di un impegno maggiore e più sistematico a sostegno dello sviluppo economico e sociale come contributo alla crescita culturale e politica della cittadinanza attraverso:

  • Formazione;
  • Consulenza e ricerca;
  • Incontri di informazione e divulgazione scientifica attraverso open day, fiere ecc.;
  • Partecipazione a dibattiti pubblici;
  • Progetti e programmi.

Diverse attività come “Alta Scuola per l’Ambiente” che ha sede a Brescia e si occupa di ricerca, formazione, consulenza nell’ambito della sostenibilità e collabora con il rettorato per la formazione dei giovani. L’obiettivo è promuovere uno sviluppo solidale che richiede una conversione ecologica nel modo di pensare e agire. Questo implica una tensione etico-morale che si manifesta in azioni responsabili, nel quadro di una strategia condivisa a favore del bene comune dei giovani.

Lezione 3: Alta formazione

Anni '80/'90: ci si è resi conto dell’importanza dell’alta formazione, la necessità di un confronto, progettazione e azione globale per affrontare tematiche e problemi sociali che emergevano. Nascono nuove professionalità, aumentano gli scambi internazionali, vengono diversificate le sedi produttive. Una prospettiva di formazione nazionale non è più sufficiente.

Tre passaggi fondamentali

  • Redazione della Magna Charta Universitatum del 1988, in occasione delle celebrazioni per il novecentesimo anniversario della fondazione dell’università di Bologna nella quale sono enunciati i valori fondamentali della tradizione accademica e si esprime l’intenzione di “incoraggiare il rinsaldarsi dei legami fra le Università europee, aperto, per l’universalità della sua ispirazione, anche all’adesione delle Università Extraeuropee”. Ad oggi le Università che hanno firmato la Magna Charta sono quasi 700 distribuite in 78 Paesi.
  • “Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea” (1997) => Riconoscimento dei crediti esteri, Sottoscritta da diversi paesi durante una conferenza diplomatica, promossa dal consiglio d’Europa e dall’UNESCO – Regione Europa e tenutasi a Lisbona.

Obiettivi

  • Consentire agli studenti diplomati della scuola secondaria superiore di accedere all’università del proprio paese ma non solo; si può accedere all’università da ogni scuola superiore.
  • Facilitare gli scambi studenteschi durante il periodo universitario riconoscendo l’esperienza fatta all’estero.
  • Utilizzare i titoli accademici finali del proprio paese per inserirsi nel mondo del lavoro.
  • Aumentare la quantità, la qualità e la trasparenza dell’informazione disponibile sui sistemi nazionali d’istruzione superiore, sull’università, sull’offerta formativa e i titoli di studio attraverso la costituzione di centri nazionali d’informazione sulla mobilità e il riconoscimento dei titoli.

Il 25 maggio del 1998 a Parigi si sono incontrati i ministri competenti di alcuni paesi europei, Francia, Germania, Italia e Regno Unito e hanno sottoscritto la Dichiarazione Congiunta Sull’Armonizzazione dell’Architettura del Sistema Europeo dell’insegnamento superiore riguardante un sistema in due cicli principali, di primo e di secondo livello, che devono essere riconoscibili per il confronto internazionale e l’equivalenza. Ciò ha portato al Processo di Bologna: porta al riconoscimento degli attuali criteri universitari. Learning society, lifelong learning, lifewide learning.

Divisione dei percorsi universitari

  • Laurea Triennale: 180 CFU (60 x anno)
  • Laurea Magistrale: 120 CFU (60 x anno)
  • Master di I livello: 12 esami + lingua + ICT + Laboratori + tirocini
  • Master di II livello
  • Dottorato di ricerca

Alta formazione

L’alta formazione è protagonista dello sviluppo economico e sociale, è il legame tra il mondo del lavoro e il mondo dell’istruzione, volta a formare le persone che hanno responsabilità maggiori nelle organizzazioni. Dà la possibilità di affrontare con nuovi approcci le sfide che si pongono ogni giorno => Formare la classe dirigente di domani e preparazione disciplinare ma anche ambiente motivante, valori, sollecitazione.

“L’alta formazione per competenze rappresenta certamente una possibilità concreta di affrontare con successo le nuove sfide poste dallo sviluppo scientifico e tecnologico ma necessita, al tempo stesso, di una piena consapevolezza del concetto stesso di competenza e di una sperimentazione sui nuovi approcci che salvaguardino la libera produzione di saperi accanto al diverso evolversi delle economie globalizzanti, affinché non prevalga una mera logica del profitto” (Bonetta, 2009).

Essa deve tendere alla produzione di nuove conoscenze, che possano essere diffuse e condivise, alla formazione di professionisti, della ricerca e non solo, che abbiano la possibilità di spendere le competenze acquisite per rispondere alle sfide tecnologiche, economiche e sociali tra locale e globale.

Sfide dell’alta formazione

Contribuire allo sviluppo dei giovani e a farsi portatrice di innovazione, è luogo emblematico per lo sviluppo di conoscenze e di competenze avanzate per la costruzione della società futura.

L’innovazione, in educazione, passa attraverso i contributi dei pedagogisti del passato e consiste nella capacità di riuscire ad entrare nei processi storici in atto e di parteciparvi in modo da coniugare saperi disciplinari e professioni per migliorare la qualità della vita della comunità umana.

Università oggi

Il ruolo dell’università in tale sfida formativa planetaria è essere “interprete” e “creatrice” del cambiamento. Le università oggi, più che nel passato, hanno il compito di fornire saperi e competenze, stimolare intelligenze e coltivare talenti per affrontare il nuovo che incalza e per contribuire a migliorare la coesione sociale, l’equità e l’occupabilità. Il modello educativo alla base dei percorsi formativi non solo universitari ha da essere ‘umanistico e democratico’ affinché l’apprendimento sia trasformativo della realtà, nel senso di critico e creativo, capace di comprendere il presente e di essere prospettico rispetto al futuro.

G. Williams e C. Loader (1990) rilevano una responsabilità collettiva che coinvolge non soltanto i docenti ma anche gli studenti, la società e il mercato del lavoro. Notano in proposito che “le istituzioni di istruzione superiore sono in un certo senso responsabili verso gli studenti e le loro famiglie, verso i datori di lavoro e verso i cittadini. C’è una responsabilità sociale e politica, che ha obiettivi come quello di assicurare che l’università sia accessibile per tutti coloro che possono usufruirne. C’è una responsabilità finanziaria che riguarda l’uso efficiente delle risorse, e c’è infine una responsabilità qualitativa, che riguarda la capacità di raggiungere gli obiettivi fissati.

Università

  • Da elitaria a unità di massa.
  • Conserva il compito di fornire una preparazione di alto livello.
  • È chiamata a fare rete con il territorio.
  • Ha il dovere di essere accessibile e inclusiva.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gretalavanda di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Vischi Alessandra.
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