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CAPITOLO 2: COGNITIVISMO

Il cognitivismo si caratterizza per 2caratteristiche di base:

INTERDISCIPLINARIETà (si comunica, le discipline devono dialogare) e

VERIFICABILITà EMPIRICA (tendenza alla verificabilità empirica di ciò che si

afferma) dei modelli proposti.

Tutti gli approcci cognitivisti tendono a questi due aspetti.

Le discipline devono dialogare, non devono essere ridotte l’una all’altra. In

psicopatologia a volte, se il paziente non migliora seguendo una determinata teoria,

diamo la colpa al paziente e non alla teoria.

Il modello cognitivo neuropsicologico presenta alcuni elementi di continuità con la

storia del cognitivismo ma anche significativi punti di rottura.

Se un essere umano è un ESSER-CI, lo studio del comportamento deve partire dal

suo ESSERE-NEL-MONDO, e non da una mente che nel significare un mondo alla

fine non lo incontra mai. (noumeno).

RICOEUR: corpo come prima alterità dell'ipseità, ovvero unico luogo possibile

dell'esperienza (mia). Costituisce sia il punto di partenza sia quello di arrivo di

qualsiasi operazione riflessiva.

L'IPSEITà (essere sempre mio dell'esperienza) è un'esistenziale pre-riflessivo, è un

aspetto basico della natura umana; quindi l'identità narrativa (capacità di assumersi

riflessivamente) ne consegue più o meno coerentemente.

Cognitivismo esordi

Una delle CRITICHE PRINCIPALI che diversi scienziati e filosofi rivolgono al

cognitivismo è la VISIONE CARTESIANA dell’uomo in essa costantemente

proposta; non solo esiste una netta distinzione tra MENTE e CORPO, perlomeno nel

primo cognitivismo, ma i processi mentali conducono al significato attraverso atti

riflessivi, come se l’esperienza fosse costantemente muta. In realtà, sia la

DICOTOMIA MENTE- CORPO, sia la NATURA RIFLESSIVA PRIVATA DEL

SIGNIFICATO, sono modi cartesiani di guardare l’essere umano che appartengono

alla maggior parte delle scuole psicologiche.

Secondo JEROME BRUNER (uno dei padri del cognitivismo) l'oggetto di studio

della psicologia cognitiva (fine anni 50) era il “SIGNIFICATO” → scopo: spronare la

psicologia a collaborare con le discipline ermeneutiche presenti sia in ambito

umanistico e delle scienze sociali.

Bruner condannerà poi il passaggio dal significato all'informazione →

CIBERNETICA :controllo automantico e della comunicazione sia di sistemi naturali

sia di quelli artificiali. Studia i processi regolativi attraverso cui le strutture

biologiche, meccaniche, o complessi astratti come i sistemi sociali, agiscono nel loro

ambiente.

Informazione → feedback → programmazione.

Scopo cibernetica: costruire apparecchiature in grado di svolgere compiti complessi

in modo relativamente autonomo. (padre cib: WIENER).

In realtà, l’analogia UOMO- COMPUTER non è un’invenzione della psicologia

cognitiva ma di una disciplina che l’ha preceduta e ha contribuito a fondarla:

CIBERNETICA. Si tratta di una disciplina nata negli anni ’40 ad opera di ingegneri e

matematici, e che in psicologia ha avuto l’indubbio pregio di introdurre con vigore il

bisogno dell’interdisciplinarietà ai fini di una comprensione esaustiva del

comportamento umano. D’altro canto ha anche dato origine all’analogia uomo-

computer, secondo un approccio riduzionista che l’attuale panorama cognitivista, in

ritardo rispetto alla riflessione filosofica, sta cercando di superare.

La cibernetica si occupa del controllo automatico e della comunicazione sia dei

sistemi naturali, sia di quelli artificiali. Essa studia i processi regolativi attraverso cui

le strutture biologiche, quelle meccaniche o complessi astratti come i sistemi sociali,

agiscono nel loro ambiente. I concetti chiave sono: INFORMAZIONE, FEEDBACK

E PROGRAMMAZIONE. Lo scopo di questi ricercatori era quello di costruire delle

apparecchiature in grado di svolgere compiti complessi in modo relativamente

autonomo.

Il padre della cibernetica è NORBERT WIENER. Già nel 1943 propone la nozione di

FEEDBACK quale elemento costitutivo di operazioni basiche di autoregolazione del

comportamento. Il comportamento può essere teleologico o non teleologico

(feedback o non feedback). Il comportamento è teleologico quando una risposta del

sistema (output), viene rielaborata dal sistema come input. In un periodo nel quale il

comportamentismo dominava la scena della ricerca psicologica Wiener introduce un

modello teorico in grado di rendere conto della ricchezza comportamentale (output),

come conseguenza non tanto dello stimolo (input), ma soprattutto della complessità

interna del sistema considerato.

Cosi come la macchina può essere la macchina può essere costruita in modo tale da

regolare il suo comportamento attraverso costanti operazioni di retroazione (verifica

del risultato del comportamento), il sistema nervoso umano consente una procedura

del tutto simile quando, ad esempio, una persona cerca di portare un bicchiere alla

bocca.

Tre caratteristiche che domineranno la successiva psicologia cognitiva:

d) INTERDISCIPLINARIETà: la cibernetica per definizione scienza

interdisciplinare che da una parte spiega alcuni processi comportamentali

secondo una logica computazionale applicabile anche alle macchine, dall'altra

parte per fare questo necessita della collaborazione tra specialisti di differenti

settori disciplinari;

e) METAFORA DOMINANTE: per spiegare quanto sopra viene adottata

l'analogia mente/macchina

f) NEUROPSICOLOGIA: un deficit neuropsicologico, la dismetria, viene

spiegato sulla base di un modello mentale dell'azione volontaria.

Sebbene nessuna di queste tre caratteristiche, presa isolatamente, rappresenti una

novità assoluta nel panorama degli studi del comportamento umano, rimane il fatto

che l’interdisciplinarietà e il costante riferimento alla neurofisiologia si presenteranno

nuovamente sia nella seconda cibernetica, sia nella cosiddetta “rivoluzione cognitiva”

della fine degli anni ’50.

La SECONDA CIBERNETICA o teoria dei sistemi che osservano nasce anch'essa in

un contesto interdisciplinare viene sviluppata principalmente dal HEINZ VON

FOERSTER nel periodo tra il '50 e il '60. L'intento era di sviluppare alcuni principi

della prima cibernetica modificando però l'oggetto di studi, che non è più il sistema in

quanto tale ma il sistema così come esso viene inteso da colui che lo osserva.

Cognitivismo: non solo cognizione

Nel 1960 Miller, Galanter e Pribram scrivono un testo fondamentale per lo sviluppo

della psicologia cognitiva: Plans and structure of behaviour, in cui si evidenzia che il

cognitivismo fin dagli esordi si è posto il problema della comprensione della

cognizione umana dove per cognizione si deve intendere l'insieme delle facoltà

umane. (cognizione solo per staccarsi dal comportamentismo).

BRUNER, spinto dall'insoddisfazione verso la decontestualizzazione e la

disincarnazione dell'uomo fa uscire l'uomo dal laboratorio → SECONDA

RIVOLUZIONE COGNITIVA.

La formalizzazione dell'interdisciplinarietà

SCIENZE COGNITIVE: nascono nel 1973 con Christopher Longuet- Higgins.

La SCIENZA COGNITIVA invece è un termine che nasce nel 1975; pone al centro

l’interdisciplinarietà e il rigore scientifico. Lo scopo della scienza cognitiva è la

COMPRENSIONE della natura della mente, per mezzo di uno SCAMBIO

INTERDISCIPLINARE che include: l’intelligenza artificiale, la linguistica,

l’antropologia, la psicologia, le neuroscienze, la filosofia e la pedagogia.

All’interno del cognitivismo esistono svariati filoni in cui cambia la visione

umano; interdisciplinarietà e metodo scientifico restano però alla base.

dell’essere

Cognitivisti

Sebbene alcuni psicologi continuino ad associare il termine cognitivista alla sola

ricerca sulla razionalità umana, appare evidente che quest’associazione non regge il

confronto con la storia della disciplina.

Fin dai suoi esordi, la psicologia cognitiva studia differenti processi comportamentali:

dall’azione alla percezione, dall’emozione alla psicopatologia.

Allo stesso modo, i cognitivisti possono fare ricerca a partire da considerazioni

ontologiche ed epistemologiche a volte profondamente diverse, e spesso

inconvincibili tra loro.

Ciò che accomuna la maggior parte dei cognitivisti sono due assunti di base:

 INTERDISCIPLINARIETà: la mente umana è un fenomeno la cui complessità

richiede lo sforzo congiunto di differenti settori della scienza;

 VERIFICABILITà EMPIRICA E COERENZA INTERDISCIPLINARE: i

modelli esplicativi del funzionamento emotivo- comportamentale umano

devono, in linea di principio, poter essere sperimentalmente convalidati;

inoltre, sempre in linea di principio, la spiegazione di un fenomeno mentale

all’interno di una disciplina deve avere un certo grado di coerenza con le altre

discipline della scienza cognitiva che si occupano dello stesso oggetto di

studio.

Karl Leidlmar in un articolo del 2009 raccoglie i contributi di filosofi e scienziati

cognitivi, con l'idea di riformare alcuni assunti di base del primo cognitivismo.

Inanzitutto, l'idea errata che l'esperienza sia muta e diventi significativa attraverso un

atto riflessivo (reassessment=riassetto).

<<Neuro>> e <<Psi>>

Relazione tra processi psichici e processi biologici presenta due estremi:

riducibili l’una all’altra, per cui la psicologia non è riconducibile alla biologia.

saranno progressivamente sostituiti dai concetti biologici.

Le scienze senza “psi” (neuroscienze ecc) studiano i processi basici della biologia

nervosa oppure i processi psicologici veri e propri ma alla luce della sola teoria

biologica.

In un’ottica non cartesiana questa distinzione tra psiche e soma risulta sensata

soltanto nell’ottica della suddivisione dei compiti che le diverse scienze positive si

sono date.

DILTHEY: le sue riflessioni nel modificare una visione riduttivista materialista

dell’essere umano e nel favorire alcuni successivi sviluppi di ordine fenomenologico

circa la natura dell’essere umano, conducono ad un rinnovato dualismo. Infatti

sostiene che la contrapposizione tra psiche e soma è una semplice astrazione atta a

disturbare piuttosto che a favorire qualsivoglia comprensione.

Se il corpo non è un oggetto del mondo, ma ciò che mi permette di essere in un

mondo che ogni volta si dischiude secondo differenti profili, allora eliminare

l’umanità del vissuto dal corpo significa ridurre quest’ultimo ad un semplice

organismo.

Spogliati dal loro significato, i fatti umani non sono più umani ma organici, e una

psicologia che per ragioni scientifiche volesse attenersi solo ai fatti, come psicologia

fallisce sul nascere. Per fondare una psicologia bisogna quindi risalire oltre lo

psichico per attestarsi su quell’orizzonte in cui sono reperibili le condizioni a priori

dell’accadere psichico (Galimberti, 2009).

La posizione che vogliamo assumere è una posizione fondamentalmente ermeneutica:

il confronto tra due o più universi semantici non conduce necessariamente ad un terzo

linguaggio che fagocita entrambi.

La riflessione di JERVOLINO riguarda la fenomenologia vs le neuroscienze:

Si tratterebbe di una traduzione fra due linguaggi specialistici, che cercano di dire

diversamente la stessa cosa, o meglio quasi la stessa cosa. Dire ciascuno nel suo

linguaggio un fenomeno che in natura è uno. È chiaro che la cosa più difficile da

capire, ciò che più fa il problema è il senso di quel “quasi”, il senso di quella

differenza che impedisce che i linguaggi si riducano a uno, e invece esige,

quell’irriducibile differenza, che di pluralità di linguaggi si tratti e di traduzioni

quindi sia necessario discorrere. La traduzione comporta sempre alterità, differenza,

tensione, dialettica che non si chiude ma resta aperta; è sempre perfettibile, essa non

vive nel regime dell’identico, ma in quello dell’equivalenza e della luogotenenza.

(Jervolino, 2006).

Quasi la stessa cosa vuol dire anche che l’oggetto di studio è potenzialmente in

costante revisione teorica.

La neuropsicologia è una disciplina basicamente ermeneutica, che cerca di tradurre

un modello di funzionamento psicologico in uno neurale e viceversa.

Psicoterapia cognitiva

La PSICOTERAPIA COGNITIVA nasce negli anni ’60, quindi molto dopo i primo

esordi della cibernetica e della pima psicologia cognitiva sperimentale. Il legame tra

psicoterapia cognitiva e quella comportamentale è molto più solido in termini di

continuità e metodi, rispetto a quello tra il cognitivismo e il comportamentismo.

Se BECK e ELLIS sono considerati i padri della psicoterapia cognitiva, BANDURA

dell’apprendimento sociale) rappresenta la via di mezzo tra la psicoterapia

(teoria

comportamentale e quella cognitivista.

Tradizione cognitivista italiana: VITTORIO GUIDANO e GIANNI LIOTTI (anni 80)

hanno affrontato il problema del cambiamento di paradigma dalla terapia

comportamentista a quello cognitivista. Mentre l’uomo della behaviour therapy è un

l’uomo del primo cognitivismo

animale ambiente-dipendente ed etero-organizzato,

viene descritto come animale dotato di complessità interna. L’organizzazione interna

dell’animale è un concetto che risale dalla prima cibernetica e dal tentativo di

spiegare il comportamento come conseguenza della complessità del sistema.

Guidano metterà a punto una psicologia e una psicopatologia che devono alla teoria

della complessità, alla seconda cibernetica e alla biologia della conoscenza i loro

presupposti epistemologici.

Al di là della semplificazione epistemologica, poiché il costruttivismo di Heinz Von

Foerster e di Humberto Maturana e di Vittorio Guidano è un’evidente forma di

Kantismo, ma a quest’ultimo va riconosciuto il merito di aver portato all’attenzione il

problema della coscienza e della natura dell’esperienza umana.

Un’altra corrente cognitivista italiana rappresentata, ad esempio, da ANTONIO

SEMERARI, FRANCESCO MANCINI e SANDRA SASSAROLI, si dimostrerà

meno critica circa il problema della natura umana, ma molto più attenta alla cornice

funzionale delle diverse psicopatologie, finendo per ritagliarsi un ruolo importante

nell’approfondimento degli aspetti descrittivi della psicopatologia e della

psicoterapia.

Sempre nell’ambito della psicoterapia italiana vanno citati BRUNO BARA e

GIORGIO REZZONICO che, pur secondo percorsi molto diversi, hanno messo a

punti dei modelli di intervento psicoterapeutico meno legati alla ricerca di base della

psicopatologia e fortemente centrati sul tema della relazione terapeutica.

Il primo post razionalismo

Storia: primo post razionalismo

GIAMPIERO ARCIERO.

Post razionalismo (Guidano): cambiamento di prospettiva epistemologica rispetto al

cognitivismo tradizionale.

Guidano: due assunti di base:

4) esistenza di un ordine esterno univocamente dato nel quale il senso delle cose è

già oggettivamente contenuto;

la possibilità di osservare imparzialmente dall’esterno tale ordine, così da

5) rendere attendibile il coseguimento di una comprensione altrettanto univoca e

oggettiva. dell’essere umano, nell’ottica costruttivista, è la sua

La caratteristica fondamentale

natura autoreferenziale; l’essere umano è un sistema dotato di vincoli organizzativi e

apertura strutturale. Nello specifico ogni essere umano fa esperienza secondo i

e giunge a dare significato all’esperienza

vincoli del proprio ordine sensoriale,

La dinamica tra l’Io che agisce ed esperisce, e il Me che da

secondo un atto riflessivo.

significato all’esperienza in corso, da forma al Sé.

L’auto-organizzazione del sistema corrisponde alla sua organizzazione di significato

personale (OSP) che va intesa come un processo unitario di ordinamento la cui

continuità e coerenza interna vanno ricercate nella specificità delle proprietà formali e

strutturali del modo di elaborare la conoscenza (flessibilità, generatività, livello

d’astrazione).

Passo avanti rispetto a meccanicismo cartesiano ma mantiene l’idea che non ci sono

fatti solo interpretazioni.

Quest’assunto, che certa parte del costruttivismo ha fatto proprio, rappresenta

secondo Liccione una ritirata definitiva delle scienze umane dal mondo della vita e

favorisce quel drammatico atteggiamento di taluni terapeuti che sono convinti che si

possa dire tutto e il contrario di tutto.

L’approccio cognitivo neuropsicologico: primi concetti

quella fisica sia quella psichica, risponde nell’esperimento sempre e

La natura, sia

soltanto a ciò che le si chiede. (Heidegger,1975).

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad una progressiva modificazione dei

visione dell’essere umano.

fondamenti ontologici ed epistemologici che sottendono la

Non più l’uomo cartesiano o quello kantiano, ma l’uomo incarnato e situato

(embodiment and embedded), colui al quale deve mirare una psicologia matura, una

scienza del soggetto e del Chi. Quest’uomo è il Dasein della differenza ontologica di

e dell’identià narrativa di Ricoeur.

Heidegger, del corpo che io sono di Meleau-Ponty

È l’uomo della fenomenologia ermeneutica.

L’approccio ermeneutico-fenomenologico colloca nel cuore dell’esperienza umana il

comprendere, in quanto atto inserito in un ambiente culturale, in un corpo e in una

situazione personale ricostruibile narrativamente. La comprensione co-accade con

l’ipseità, ma solo attraverso la riconfigurazione narrativa possiamo esplicitare i

significati secondo la storia individuale e quella collettiva.

Neuropsicologico è il metodo per tradurre diversi linguaggi specialistici della

biologia e dell’area psico-fenomenologica. Si tratta di una prospettiva a duplice

direzione di tipo teorico e di tipo tecnico applicativo:

LIVELLO TEORICO: realizza il dialogo tra discipline specialistiche che cercano di

dire diversamente quasi la stessa cosa, ossia il << Chi?>>.

LIVELLO TECNICO APPLICATIVO: fornisce un metodo di base per l’articolazione

di una tecnica psicoterapeutica fondata su presupposti ermeneutici e semiotici.

Infine, circa la diagnostica, l’intera psicopatologia va considerata come parte della

più ampia della neuropsicopatologia, poiché l’alterazione dell’identità personale può

conseguire sia al nostro essere un corpo tra i corpi sia alle peculiari modalità

attraverso le quali diamo verbo alla carne, ovvero riconfiguriamo l’esperienza in

racconto.

CAPITOLO TRE: IDENTITA' PERSONALE

POST-MODERNISMO: epoca in cui viviamo.

È importante considerare l’epoca in cui si vive per la psicopatologia. Il MODO DI

SOFFRIRE dell’uomo è infatti legato all’epoca in cui si vive. Il sintomo non può

essere spiegato solo sulla base della biologia. Un sintomo può presentarsi in diversi

periodi storici con spiegazioni differenti date però in base al periodo storico.

Prima che venisse inventata la scrittura le persone per memorizzare, ricordare (ad es.

le leggi che regolano una comunità) continuavano a ripetere a memoria le cose. In

una cultura in cui non c’è la scrittura la memoria copre un ruolo primario. A furia di

ripetere a memoria nella testa si inizia a sentire una voce che ripete ciò che si è

appreso a memoria. Era molto comune avere delle allucinazioni uditive.

Nella nostra cultura produrre allucinazioni visive è un problema; in passato no. Un

SINTOMO può presentarsi in DIVERSI PERIODI STORICI con SPIEGAZIONI

DIFFERENTI date però in base al PERIODO STORICO.

Considerazioni preliminari

Il tema dell’IDENTITà PERSONALE rappresenta il nucleo teorico che la psicologia

clinica deve porre alla base del suo procedere scientifico, poiché la maggior parte

della PSICOPATOLOGIA è collegata a qualche ALTERAZIONE dell'identità

personale.

I modi dell'identità personale

Il problema dell'identità personale è legato alla modernità ed è una nuova esperienza

della realtà, è la realtà trasformata in esperienza.

D: differenze fondamentali tra l'uomo MODERNO e quello PREMODERNO?

→ differenza va

(spartiacque 1492, metodo scientifico, cogito, riforma protestante)

ricercata nel contesto storico.

3. UOMO PREMODERNO: la realtà non è assolutamente riducibile all'identità

personale.

Categorie dell'uomo medioevale sono di tipo normativo-sociale. Unica forma di

identità assoluta e trascendentale: Dio, secondo le categorie di essere assoluto,

immodificabile e perfettissimo. Quest’ordine si traduce in una rigida gerarchia

umana, secondo la quale i nobili non erano semplicemente “superiori” rispetto ai

contadini ma erano essenzialmente differenti esseri umani. Nella società medievale

c’erano molte differenze ma solo un’identità.

Il resto dell'universo, uomo compreso, è caduco, modificabile e imperfetto (identità

parziale). Ogni feudo era caratterizzato da una relativa autonomia giuridica ed

economica e dallo specifico luogo geografico che definiva parte importante della sua

identità. Coloro che uscivano dal proprio feudo andavano incontro ad una

metamorfosi perchè si allontanavano dal loro polo identitario (pelligrini, stranieri,

emarginati). Non c'era alcun bisogno di auto-differenziarsi poiché le differenze erano

iscritte nelle norme sociali. In una società dove il soggettivo è esteriorizzato e ogni

individuo viene identificato dalle pratiche che condivide con i pari rango, l'intenzione

coincide con l'azione e l'osservazione del comportamento consente una comprensione

che non necessita della mediazione della motivazione.

g) UOMO MODERNO: l'identità personale da forma all'esperienza e alla realtà.

Le categorie dell'uomo moderno sono quelle dell'intelletto kantiano. Identità

personale coincide con il sé. Tutto quello che penso o posso pensare deve

appartenermi come rappresentazione, e se di tutto posso dubitare, l'unica

certezza è la coincidenza di me con la mia res cogitans. Metodo scientifico:

realtà sensibile trasformata in apparenza. Riforma protestante: credere diventa

un fatto privato e interiore di fede!

Il superamento dell'ordine divino a favore dell'ordine cognitivo, associato ai

cambiamenti di prospettiva del tempo, dello spazio e della velocità, hanno dato

origine a modificazioni sociali, economiche e geopolitiche.

D: l'uomo della psicologia del XXI secolo è ancora l'uomo moderno?

→ no! È postmoderno.

Il termine POSTMODERNO ha il senso di una posteriorità nei confronti del

moderno, ma non prettamente in senso cronologico: esso indica piuttosto un diverso

modo di rapportarsi al moderno, né antimoderno né ultramoderno (superamento).

Nell'incessante prodursi di novità, il senso di continuità del sé, che caratterizza il sé

moderno, è destinato a venire meno a favore di un sé discontinuo, sempre nell'atto di

superarsi. Anche l'essere sempre mio dell'esperienza e l'impossibilità di una lettura

estena delle mie sensazioni, vengono progressivamente negletti dalle scienze in terza

persona. La psicologia oggettivante non lascia spazio al privato del singolo perchè

oggettivizzando lo deindividualizza.

Quindi il post-moderno è lo sguardo critico alla deriva della modernità che si realizza

con la “morte” di Dio (Nietzsche) e altro.

Nella società medioevale c’erano molte differenza ma solo un’identità.

Ogni feudo era caratterizzato non solo da una relativa autonomia giuridica ed

economica, ma anche dallo specifico luogo geografico che definiva parte importante

della sua identità.

Coloro che uscivano dal proprio feudo andavano incontro ad una vera e propria

METAMORFOSI, perché si allontanavano dal loro POLO IDENITARIO.

lo scopo di trasformare l’anima del pellegrino, e

Cosi il PELLEGRINAGGIO aveva

questo non poteva avvenire se non attraverso l’allontanamento dal proprio feudo.

Quindi il problema dell’identità personale non esisteva prima dell’avvento della

modernità.

Non c’era alcun bisogno di auto- differenziarsi, poiché le differenze erano scritte

nelle norme sociali, e queste si manifestavano esteriormente attraverso i vestiti, le

abitazioni all’interno del feudo, la distribuzione sociale delle attività lavorative ecc.

 personale non si sentiva molto.

Nel MEDIOEVO il problema dell’identità

L’identità personale era definita, stabilita a monte, prima della nascita, in modo quasi

gerarchico (nasci figlio del calzolaio: ti vesti come il figlio del calzolaio e nel corso

della vita quasi sicuramente avresti fatto il calzolaio; gli altri ti riconoscevamo

immediatamente come figlio del calzolaio).

L’identità personale era data dal feudo. L’identità assoluta era Dio.

La cosa peggiore che si potesse fare per annullare una persona era cacciarla fuori dal

perdita d’identità, non era più parte della comunità.

feudo ->

Nasce in questo periodo il pellegrinaggio.Il pellegrinaggio era un percorso di

trasformazione. Per cambiare la mia identità, trasformarmi, devo allontanarmi dal

feudo e nel cammino costruisco una nuova identità.San Francesco va contro alla

propria identità personale, rinuncia alle proprie ricchezze. Questo gesto ha quindi un

ruolo sia storico che religioso.

Nel medioevo i mezzi di comunicazione o di spostamento erano molto limitati. L’idea

era quella di un mondo molto piccolo.

 A partire dall’epoca MODERNA, che la tradizione fa coincidere con la

scoperta dell’America, con l’invenzione del metodo scientifico (Galilei, ha

inizio la grande scienza moderna; La scienza è una modalità di conoscenza

metodica, che ha un metodo: andare verso, percorso), con la filosofia del cogito

e con la riforma protestante (Lutero: viene meno la mediazione del sacerdote ai

fini della confessione; cambiano le cose in modo radicale, si introduce una

della persona), l’identità persona diventa il punto

maggior responsabilizzazione

di riferimento necessario per rendere conto di queste trasformazioni.

Mentre il metodo scientifico trasforma la realtà sensibile in apparenza, poiché

una conseguenza dell’attività

considera qualunque esperienza percettiva o sensoriale

di qualcosa di non visibile e computabile allo stesso modo la riforma protestante

modifica l’esperienza religiosa dell’estetica dei riti all’interiorizzazione delle

credenze e delle convinzioni: credere diventa un fatto provato e interiore di fede.

Questi cambiamenti producono uno spostamento dell’attenzione da parte delle

persona dal tema dominante rapporto con DIO ponendo alla centralità l’UOMO.

permane tutt’oggi

La filosofia di CARTESIO è una filosofia fondamentale -> la

divisione tra MENTE e CORPO. Prima di Cartesio una divisione in questi termini era

sconosciuta. Cartesio cercò un fondamento assoluto attorno a cui far girare le cose;

nel medioevo era Dio. Cartesio implementa tutta la sua filosofia intorno aduna

cosa c’è di assolutamente certo? Ciò che non può essere messo in

domanda:

discussione è che io sono un essere pensante (COGITO ERGO SUM).

Sono un ESSERE PENSANTE.

Il pensiero, per Cartesio, viene logicamente prima, siamo di fronte ad uno

occidentale. S’inizia quindi, mentalmente, a ragionare sul

stravolgimento del pensiero

DENTRO (res cogitans) e FUORI (ciò che la res cogitans può pensare).

Secondo Cartesio: ghiandola pineale -> incontro tra luogo, materia e pensiero.

L’identità personale viene fatta coincidere con il se. Tutto quello che posso o non

posso pensare deve appartenermi come rappresentazione, e se di tutto posso dubitare,

l’unica certezza è la coincidenza di me con la mia res cogitans.

Il SE MODERNO, caratterizzato da UNITARIETà, INTERIORITà, CONTINUITà, è

tutt’altra cosa rispetto al se premoderno, pur continuando ad essere categorizzato e

considerato alla stregua di una cosa.

POST-MODERNO ha il senso di una posteriorità nei confronti del moderno, ma non

propriamente in senso cronologico: esso indica piuttosto un diverso modo di

rapportarsi al moderno, che non è ne di opposizione (antimoderno) ne di superamento

(ultramoderno). Secondo diversi studiosi, il postmoderno è il limite al quale tende il

moderno nella società della tecnologia e dalla comunicazione.

In questo incessante prodursi delle novità, il senso di continuità del se che abbiamo

visto caratterizzare il se- moderno è destinato a vanire a meno a favore di un se

discontinuo, sempre nell’atto di superarsi. Inoltre, mentre nell’era pre- internet la

novità poteva imporsi alla maggioranza delle persone in tempi ragionevolmente lenti,

conseguenti alla trasmissione delle informazioni via radio o televisione, negli ultimi

15 anni, grazie al web, in pochi minuti una parte significativa della popolazione

mondiale può entrare in contatto con il nuovo, tanto da poterlo immediatamente

riconfigurare come “già vecchio”, e con l’intento implicito di superarlo.

 MODERNITà: Oggi l’identità va conquistata, è sempre in movimento;

POST-

è fluida (ho infinite scelte e possibilità e quindi ho infiniti modi di poter star

male).

Poter scegliere vuol dire potersi identificare.

Arrivati ad un certo punto però non sempre si può tornare indietro.

Post- modernità vuol dire poter comunicare con gli altri alla velocità della luce.

Il mondo è radicalmente cambiato. Avere un cellulare vuol dire essere quasi sempre

disponibili.

Non ho un’identità definita, ho molteplici possibilità di azione che vanno a costruire

il senso dell’identità personale.

Questo ci rende anche più critici, siamo sempre in una fase di passaggio.

Crolla l’ORIZZONTE D’ATTESA disturbo depressivo da crollo dell’identità

->

personale.

Differenza tra COSA e CHI.

Se non vogliamo trattare la persona come una cosa ma come un chi dobbiamo far

riferimento alla sua storia. Il personaggio è uno dei protagonisti della storia.

IDENTITà NARRATIVA -> uno nella vita può essere tanti personaggi diversi, con

tanti caratteri. È sempre diverso. Alla base c’è l’IDENTITà NARRATIVA (forma di

identità che ognuno ha con se stesso, io mi riconosco come protagonista della mia

storia). L’identità narrativa mi permette di riconoscermi come protagonista della mia

storia a 16, 18, 50 anni. Non sono più quella di quando avevo 16 anni ma sono

sempre io la protagonista della mia storia.

Rapporto tra ESPERIENZA e IDENTITà PERSONALE

Identità come medesimezza

L'identità è una relazione tra due elementi.

A=A → se e solo se A è identica a se stessa in tutte le sue caratteristiche →

IDENTITà ASSOLUTAO NUMERICA. A è totalmente identico a se stesso.

Noi non siamo totalmente identici a noi stessi, cambiamo in ogni istante. Solo DIO è

identico a se stesso nell’eternità.

A=B → necessario stabilire quali siano gli elementi pertinenti che appartengono a

entrambi i termini della relazione → IDENTITà SPECIFICA → IDENTITà

PERSONALE.

L’orologio che c’è nel mio cellulare è uguale all’orologio che ho al polso.

A e B hanno caratteristiche PERTINENTI (che appartengono ad entrambi i termini

della relazione), hanno alcuni attributi uguali, senza considerare tutti gli altri termini

NON PERTINENTI.

Noi siamo sempre diversi quindi l’identità A = A è fuorviante, poiché non siamo

sempre uguali, pur essendo sempre noi stessi.

Nell’ottica costruttivista l’identità di una persona era data dal fatto che le sue

caratteristiche erano costanti negli anni (es. estroverso per sempre).

È possibile identificare esattamente una persona senza sapere chi sia; allo psicologo

non serve a nulla, al medico legale serve. Identificare in quest’ottica -> identificare

una persona negli anni andando a cogliere solo ciò che rimane immutato (DNA).

Infiniti modi di essere si sono modificati ma noi lo identifichiamo attraverso ciò che

non muta: MEDESIMEZZA.

Per RICOEUR il problema che ognuno di noi sia sempre lo stesso pure essendo

sempre diverso, diventa insolubile quando si cerca di risolverlo attraverso la sola

medesimezza, sia essa una sostanza o un processo psichico. La medesimezza forma

un nucleo immutabile di una persona permettendo ogni altro cambiamento. Quindi un

essere umano rimane lo stesso essere umano perchè a dispetto dei cambiamenti fisici

mantiene la sua autopoiesi.

La medesimezza forma un NUCLEO IMMUTABILE della persona, permettendo

ogni altro cambiamento: ognuno di noi permane nel tempo lo stesso, perché qualcosa

rimane immutabile a dispetto dei continui cambiamenti.

Identifichiamo mettendo in risalto le caratteristiche di una persona che non cambiano.

Identifichiamo attraverso ciò che permane nel tempo. Identificando in questo modo

rendiamo riconoscibile la persona in base a ciò che non muta; perdiamo tutto ciò che

è accaduto alla persona. Riconosciamo la persona come se il tempo non esistesse.

Non cogliamo i cambiamenti della persona. Non riconosciamo la persona attraverso i

suoi cambiamenti ma attraverso ciò che rimane costante.

Ciò che accade nel tempo è inutile ai fini del riconoscimento. Sostanzialità: DNA,

colore capelli, colore occhi. Identificare un corpo con se stesso attraverso il codice

genetico è una forma d’identità assoluta solo nei termini della biologia. La psicologia

non è la biologia.

Quello che dobbiamo cercare è un'ìdentità di una persona con se stessa non solo sul

versante della medesimezza, una forma di identità che ci consenta di cogliere il

singolo individuo proprio in ciò che lo caratterizza come essere umano: sentirsi

sempre se stessi nei costanti cambiamenti. L'esperienza vissuta e quella raccontata

devono condividere un primo e indispensabile livello di identità specifica: l'individuo

deve sentirsi l'autore di entrambe.

Oltre a queste forme d’identità in TERZA PERSONA, quello che dobbiamo cercare è

un’altra forma di identità: un’identità di una persona con se stessa non solo sul

versante della medesimezza (es. codice genetico, carattere ecc.) ma una forma di

identità che ci consenta di cogliere il SINGOLO INDIVIDUO proprio in ciò che lo

caratterizza come essere umano: sentirsi sempre se stesso nei costanti cambiamenti.

l’essere mio dell’esperienza.

La prima forma di identità che abbiamo con noi stessi ->

L’IPSEITà (forma di identità con se stessi): ne va di noi in ogni cosa che facciamo.

L’ipseità resiste ai cambiamenti. Ognuno di noi si sente sempre se stesso nei continui

cambiamenti. Ci sentiamo nei stessi ma non siamo formalmente identici. È una forma

di identità specifica che ha soltanto l’uomo; ha senso solo in caso di esistenza

strutturata in senso temporale.

Una persona non si mantiene nel tempo soltanto sul versante della medesimezza,

ossia soltanto in conseguenza di ciò che non muta. Questa versione dell’IDENTITA’

PERSONALE IN TERZA PERSONA è tano utile alla medicina legale quanto inutile

alla psicologia.

Identificare una persona con se stessa attraverso il codice genetico significa eliminare

completamente qualsiasi tentativo d’identificazione psicologica. L’identità personale

in terza persona è l’identità di un corpo, non quella della carne.

Identità cosale e identità del << Chi?>>

Chi sono io? Tema dell'identità personale in prima persona.

La permanenza nel tempo dell'individuo può avvenire secondo due modalità: la

permanenza di ciò che non muta, ad esempio codice genetico e carattere, e la

permanenza, ad esempio, della parola mantenuta!

Nella permanenza del carattere una persona può riconoscersi come la

stessa…oggettivandosi. Si tratta di un'identità-idem, forma di medesimezza, che ci

rende riconoscibili anche agli altri in un'ottica psicologica, in terza persona, ma

attraverso un modo di permanere nel tempo che fa si che mi riconosca e sia

riconoscibile, grazie ad un riflessione che riguarda un mio modo di essere nel mondo.

Esiste un'altra forma di permanenza nel tempo che è quella, ad esempio, della

promessa, del debito, della colpa. Qualunque cambiamento materiale o psicologico

occorra, nelle varie circostanze, sono sempre io, quello che ha promesso, colui che tra

gli orizzonti di attesa mantiene quello della promessa identità-ipse.

Evidenze neonatali e Sè-carnale

Quello che per HEIDDEGGER era un'evidenza ontologica dalla quale procedere per

discutere dell'essere umano, per la psicologia dell'età evolutiva rappresenta

un'evidenza empirico-sperimentale.

→ il neonato è in grado di discriminare sensazioni

ROCHAT et coll (2001-2007)

tattili autoprodotte da quelle causate dal contatto con agenti esterni. Quindi l'essere

umano è da subito in grado di differenziarsi dal contesto e dagli altri, e questa forma

primordiale di indentità è un'identità corporea (Sè-carnale).

MELZOFF e MOORE (1983) → la capacità di imitare un altro essere umano,

riconoscerlo pre-riflessivamente come tale, è un'abilità innata.

CASTIELLO et al (2010) → 5 coppie di gemelli, 14-18ma settimana di gestazione,

ultrasuoni, hanno mostrato che il feto posizionato alle spalle del fratellino tenda a

toccarlo sul dorso con gesti dell'arto superiore destro che risultano più lenti e

controllati rispetto a quelli indirizzati all'esplorazione delle pareti uterine o del

proprio corpo.

Quindi, se la prima forma di identità personale è un'identità corporea, è evidente che

le successive forme identitarie debbano conseguire al Sè-carnale. Il punto di partenza

per identificarmi con me stesso è l'ipseità.

Una confusione circa il ruolo della medesimezza come collettore d'inclinazioni

individuali è l'idea che essa sia riflessiva: mi riconosco in questo o in quel modo

perchè mi creo una rappresentazione mentale di me.

ARCIERO e BONDOLFI (2009) → le nostre inclinazioni possono apparire tali già a

livello pre-riflessivo.

et al (2005) → persone entrambi i sessi, esperti in danza classica,

CALVO-MERINO

capoeira o principianti assoluti, vengono sottoposti alla visione di passi di ballo di

danza classica e capoeira eseguiti da uomini e donne.

L'esame fMRI dimostra che la maggior attivazione del sistema dei neuroni specchio

si osserva quando un esperto di danza classica osserva passi di danza classica, e così

anche per i ballerini di capoeira. Naturalmente l'attivazione minore si osserva in

entrambi i casi nei principianti.

Inoltre vi è un'attivazione legata al genere, e ciò significa che non è l'esperienza

visiva ma la pratica motoria a modulare l'attivazione del sistema dei neuroni specchio

(Rizzolatti e Senigallia, 2006).

Questa competenza motoria può essere definita come una forma di medesimezza pre-

riflessiva perché ci permette di riconoscer-ci in questo caso attraverso l'altro.

Dall'azione/passione al racconto: significato o identità? –

Che sorta di processo identitario è quello dove uno dei due termini della relazione

l'esperienza è indecidibile, cioè acquisisce significato solo in seguito ad una

postuma riappropriazione riflessiva? La dialettica Io/Me produce significato, non

produce identità. L'identità personale considerata nella maggior parte degli attuali

approcci clinici è un'identità-idem., basata sull'idea di un sé cartesiano che riduce la

variabilità dell'esperienza all'identità del sistema. La discontinuità piuttosto che essere

considerata quale elemento costitutivo di un certo modo di essere nel mondo viene

invece riferita come alterazione della continuità. La logica conseguenza di una

visione del sé come sola medesimezza è l'idea che la psicopatologia emerga come

conseguenza dell'impossibilità di integrare eventi di vita discrepanti rispetto

all'identità del sistema. Guidano evidenzia questo assunto quando asserisce che la

struttura e la qualità del cambiamento dipendono dal livello e dalla qualità della

consapevolezza di sé. In quest'ottica l'obiettivo terapeutico coincide con un processo

di assimilazione metacognitiva: attraverso la consapevolezza si amplia l'identità del

sistema ai fini di un'integrazione dell'evento discrepante. In quest'ottica l'identità non

è una relazione ma l'identità del sistema; è la perfetta coincidenza tra obiettivo e

risultato. Per produrre identità e non significato abbiamo bisogno di due poli

esistenziali che condividano qualche identità specifica. L'identità personale non può

essere colta sulla sola base dell'essere identico del funzionamento del sistema, ma

richiede un rapporto tra esperienza e riconfigurazione narrativa dell'esperienza.

Identità narrativa come mediazione tra medesimezza ed ipseità

Secondo la fenomenologia-ermeneutica di Ricoeur è l'identità narrativa che ci

permette di comporre in un unico la storia di sé, le due modalità identitarie: idem e

ipse. L'essere umano che viene raccontato è l'ipseità. È solo grazie al racconto che

possiamo parlare di una relazione identitaria che prevede due termini di paragone:

l'ipseità e la riconfigurazione narrativa di questa esperienza. Così come io sono il mio

corpo, io sono il mio racconto. Qui entriamo nel tema della descrizione di se in prima

persona, non tanto perché il racconto di me è un racconto “fatto” da me, ma perché è

mio, prevede quella componente di “proprietà/possesso”, di appartenenza a me.

Questa relazione può essere dispiegata attraverso l'appropriazione online

dell'esperienza di Me, per mezzo della riconfigurazione narrativa.

La ricerca sulla memoria autobiografica ci offre un contributo importante ai fini della

comprensione della proprietà/possesso della nostra esperienza. La memoria

autobiografica differisce dalla memoria semantica perchè i ricordi della prima ci

appartengono. Questo senso di vissuto proprio (essere mio del ricordo) non è una

proprietà che si aggiunge al ricordo stesso, ma è la condizione indispensabile per

raccontare Me. L'autobiografia comprende anche informazioni personali come i non

ricordi o i quasi ricordi. Il non ricordo è un evento che appare nella propria

autobiografia senza il senso di vissuto proprio, un quasi ricordo è un evento di vita di

cui abbiamo solo una parziale sensazione di vissuto proprio, o perchè non lo abbiamo

completamente memorizzato oppure perchè lo abbiamo dimenticato. Inoltre ciò che

caratterizza questo insieme di ricordi di natura episodica è la loro collocazione in un

frame spazio temporale ben definito.

L'esperienza è già <<sensata>>

L'esperienza che io faccio è significativa al di là dellla riflessione su di essa perchè è

mia e nel farla mi sento e mi trovo. Il racconto che io produco attraverso la

riconfigurazione narrativa dell’esperienza è il “mio” racconto, “io” sono il

protagonista. Non potremmo fare esperienza senza sentirla in questo o in quel modo.

Naturalmente il corpo materiale può modificarsi senza che l'essere umano avverta

alcuna esperienza, ma il corpo che io sono (carne) mi permette di fare esperienza

sempre e solo perchè sono presso le cose, in questa o quella tonalità emotiva. Qual è

l'origine della significatività dell'esperienza? Secondo il primo post-razionalismo

(epistemologia kantiana) la realtà non è data una volta per tutte ma è la conseguenza

di un ordinamento autoreferenziale che trasforma aggregati di sensazioni in percetti o

esperienze significative. Per la fenomenologia husserliana in manifestarsi di un certo

senso d'essere (il suo significato) va ricercato nelle strutture fondamentali della

coscienza. Per Heiddegger, e dopo di lui, è necessario adottare una prospettiva

olistica secondo la quale il senso d'essere d'un oggetto emerge in conseguenza della

possibilità di azione su di esso, all'interno di un mondo governato da regole di

coerenza. Io ho appreso a cosa serve un computer portatile, e mia nonna no:

quest'apprendimento consegue al mio essere presso le cose, all'interno di una rete di

rimandi che è una vera e propria apertura d'essere: questa apertura, questo sfondo dal

quale gli oggetti si manifestano (fenomeno) non è imposto dall'ordine percettivo del

– –

soggetto. È li! Siccome io sono il mio incontro con le cose di un mondo esser-ci

appare evidente che l'ordinamento riflessivo di una massa informe di percezioni pure

è un'eccezione e non la regola.

Evidenze neuroscientifiche della comprensione pre-riflessiva: i neuroni canonici

visuo-motori e i neuroni bimodali

i neuroni canonici visuo-motori, inizialmente osservati nell'area F5 della scimmia,

codificano degli atti orientati molto selettivi quali afferrare con la mano, con la bocca

ecc,. Questi neuroni scaricano anche quando l'oggetto viene osservato. Un'altra

interessante evidenza neuroscientifica riguarda la rappresentazione dello spazio

peripersonale dell'uomo, che appare essere codificato da neuroni che hanno funzioni

somatosensoriali e visive. Questi neuroni sono chiamati bimodali. La costituzione

dello spazio dipenderebbe dall'attività di circuiti nervosi deputati all'organizzazione di

quell'insieme di movimenti che consentono di agire sull'ambiente circostante. La

visione dell'essere umano come un esser-ci incarnato e situato rappresenta l'unico

modo per rendere conto di alcune evidenze sperimentali neuroscientifiche. Infatti così

come gli oggetti intorno a noi diventano comprensibili in conseguenza

dell'attivazione degli schemi motori atti ad afferrarli, allo stesso modo lo spazio

umano è tale perchè rappresenta il dominio delle nostre possibilità d'azione (e

passione). Per la fenomenologia heiddeggeriana e quella post heiddeggeriana lo

specifico essere dell'essere umano non può essere ricercato solo nella testa, poiché

scaturisce dal nostro essere presso questa o quella situazione, secondo questa o quella

tonalità emotiva. Invece, l'esperienza è basicamente significativa poiché nell'incontro

con il mondo, ogni volta, ci troviamo. Esser-ci non significa che gli oggetti da fuori

informano e modificano un soggetto che prima era isolato in se stesso, queste

differenze dentro/fuori hanno senso solo a posteriori, e non rappresentano quello che

è un essere umano basicamente: esser-ci, già da sempre, nel mondo. Quindi non esiste

un mondo uguale per tutti, perchè se l'uomo è formatore di mondo, grazie a

possibilità d'azione e di passione, ognuno di noi parteciperà a questo mondo secondo

specifiche possibilità di azione e di passione. Il fenomeno è uno ma si da in molti

modi. Inotre le possibilità basiche di comprensione, ossia la comprensione pratica

delle possibilità d'azione e di passione, rimandano sempre all'Altro, alla cultura e alla

storia.

Neuroni specchio, senso e significato

Le ricerche sui neuroni canonici visuo-motori e su quelli bimodali rappresentano due

esempi neuroscientifici della abitabilità del mondo. Il mondo è abitabile perchè ci

possiamo muovere in esso, già a livello pre-riflessivo, secondo possibilità di azione e

di passione, che hanno nella carne il loro polo d'origine, ma che risultano tali solo

nella simultaneità corpo-situazione. Essere non può essere separato dall'essere-lì.

I neuroni specchio rappresentano una risposta neuroscientifica allla domanda su cosa

accade quando nella situazione troviamo il con-esserci (l'altro essere umano).

Vittorio Gallese parla esplicitamente di simultazione incarnata: comprendo l'azione

dell'altro perchè la simulo, pre-riflessivamente, secondo l'appropriato schema

motorio.

<<So quel che fai, perchè lo farei anch'io allo stesso modo>>.

Il fatto che l'azione sia immediatamente intellegibile è un evidente pressuposto alla

possibilità di raccontarla. L'operazione narrativa si mantiene, rispetto all'azione, in

una relazione mimetica: <<Non che le pratiche comportino, in quanto tali, degli

scenari narrativi completamente costituiti; ma la loro organizzazione conferisce ad

esse una qualità pre-narrativa (prefigurazione narrativa, Mimesis I)>>. Appare

evidente che questa straordinaria scoperta del sistema mirror rappresenti il

fondamento e il pre-requisito della comprensione dell'azione ma, lungi dal fornirci il

significato della stessa, ci offre il senso, la direzione dalla quale partire per cogliere il

significato. Mentre il senso dell'azione è un indizio, il significato è il valore

dell'azione, il rapporto alle ragioni che lo hanno motivato o alle eventuali

conseguenze. Il significato è tale solo nell'ambito della narrazione!

L'emozionarsi: corpo e altro

Paul Ricoeur riconosce tre modi dell'essere mio dell'esperienza, che rimandano a tre

alterità dell'ipseità: il corpo, l'altro e la coscienza morale. Tutte e tre sono costitutive

dell'essere sempre mio dell'esperienza. Se il corpo e l'altro sono costitutivi del mio

sentirmi, e se l'essere umano è sempre situato secondo specifiche tonalità emotive,

allora l'emozionarsi può essere compreso nello spazio della carne e dell'altro.

L'emozionarsi è il significato della situazione in corso, ossia il sentimento globale di

sé (carne) che emerge dall'essere in uno specifico contesto, ed eventualmente in una

specifica relazione interpersonale (altro). Se l'emozionarsi è sia un sentirsi carnale

sia un modo di comprendere la situazione in corso, il senso di stabilità personale

varierà in conseguenza della tendenza a focalizzarsi maggiormente sul corpo, oppure

sull'altro. Nel primo caso il senso di stabilità personale conseguirà principalmente

alla percezione dei propri stati viscerali, mentre nel secondo conseguirà alla

valutazione dello stato in corso. Queste due modalità dell'emozionarsi sono

comunemente indicati come inward e outward. La maggior parte delle persone si

emoziona secondo modalità intermedie, oppure, può succedere che le due modalità si

attivino insieme (stile di personalità tendente all'ipocondria-isteria).

D: viene prima la cognizione o l'emozione?

Le persone con uno stile emotivo tendente all'inwardness avranno una modalità di

emozionarsi più calda e viscerale, mentre coloro che hanno uno stile emotivo

tendente all'outwardness avranno una modalità di emozionarsi più fredda e cognitiva,

ossia maggiormente legata a qualche valutazione dell'altro e/o del contesto.

Damasio: processi emotivi assolutamente taciti sono in realtà cruciali per compiere

delle scelte apparentemente molto razionali e cognitive.

(2005) → soggetti normali, sottoposti a fMRI, nel corso di una

Bertolino et al

somministrazione di una serie di immagini costituite da tre volti che esprimono paura,

con la richiesta di riconoscere quelli identici tra i tre (incidental processing). I

partecipanti erano stati precedentemente suddivisi in due gruppi, secondo lo stile

emotivo (in e outward). L'fMRi dimostra in modo evidente che a differenti stili

emotivi corrispondono differenti attivazioni cerebrali, pur in presenza degli stessi

stimoli elicitanti la paura.

Sogg. Inward → attivazione dell'amigdala, dell'ippocampo e della corteccia

prefrontale mesiale.

Sogg. Outward → attivazione della corteccia del giro fusiforme, corteccia occipitale

associativa, corteccia prefrontale dorsolaterale.

Per i soggetti outward la paura è anche un fatto cognitivo che consegue a una

valutazione fisiognomica online.

Dall'esperienza al racconto: proprietà e precomprensione dell'esperienza

Una lettura in terza persona dei motivi dell'azione rimanda ad una catena di cause

umane (motivi) infinita. Invece l'inizio dell'azione può essere fatto coincidere con il

Chi dell'azione. È proprio a questo che noi possiamo chiedere i motivi che lo hanno

spinto a fare questo o quello. Affinchè l'agente dell'azione possa raccontarci i motivi

dell'azione, è indispensabile che egli si riconosca

come l'autore della stessa. L'attestazione io ho fatto questo, è l'unico criterio in prima

persona per assicurarci che qualcuno sia il responsabile, il proprietario dell'azione.

Affinché un'esperienza possa essere raccontata è necessario che venga prima sentita

come propria, e poi tematizzata secondo un processo minimamente identitario come

un atto riflessivo/narrativo. L’attestazione “io ho fatto questo”, al di la della possibile

menzogna, è l’unico criterio “in prima persona” per assicurarci che qualcuno sia il

responsabile, il proprietario dell’azione. L’identità non si produce quando

l’esperienza non è avvertita come propria. L'identità non si produce quando

l'esperienza non è avvertita come propria! Esiste un'altra condizione per raccontare

un'esperienza, cioè deve essere già in qualche modo dotata di senso. Affiché si possa

raccontare qualcosa, il racconto deve poter essere radicato in una pre-comprensione

del mondo, dell'azione e della passione: la comprensione narrativa deve fondarsi sul

senso pratico.

Dall'esperienza al racconto: Mimesis I (prefigurazione)

Se il racconto è una riconfigurazione linguistico-riflessiva dell'azione, allora esso

deve simulare/imitare l'azione attraverso la mediazione dell'intrigo (narrative plot).

Ma, se l'azione è pre-comprensibile, allora imitare/rappresentare l'azione significa

innanzi tutto pre-comprendere la semantica, la simbolica e la temporalità dell'agire-

patire umano!

Ricouer chiama questa prima fase della rappresentazione dell'azione Mimesis I.

L’azione di portare il calice alla bocca compiuta dal sacerdote durante la santa messa

è cosi diversa dal semplice atto di portare il calice alla bocca per dissetarsi.

Quell’azione, in quel contesto e per la nostra cultura, ha un significato simbolico

specifico. Allo stesso modo il gesto di alzare il braccio può essere inteso come un

modo di salutare, di chiamare un taxi o di esprimere un voto.

Prima di essere sottoposti all’interpretazione, i simboli sono degli interpretanti interni

all’azione. In tal modo il simbolismo conferisce all’azione una prima leggibilità.

Il rapporto tra comprensione pratica e comprensione narrativa è duplice: è a un tempo

sia un rapporto di presupposizione che un rapporto di trasformazione.

Da un lato il dispositivo concettuale dell'azione è presupposto nella nostra

riconfigurazione narrativa, dall'altro viene attualizzata e integrata nella

concatenazione delle azioni.

Dall'esperienza al racconto: Mimesis II (configurazione)

La configurazione degli episodi in una storia è possibile solo attraverso la mediazione

operata dall'intrigo. Le esperienze sono ogni volta diverse, ed è solo attraverso una

vera e propria sintesi dell'eterogeneo che l'intrigo si manfesta.

L'operazione di configurazione della storia è sempre nell'atto di farsi, e ogni nuovo

episodio di vita, nell'essere costretto all'interno delle maglie del racconto, ne modifica

le maglie stesse, secondo una costante tensione tra il singolo episodio e tutto il

racconto.

I turning point sono dinamici a seconda della complessiva intellegibilità del racconto.

Questa intellegibilità riguarda il proprietario del racconto nel momento in cui

racconta.

Dall'esperienza al racconto: Mimesis III (rifigurazione)

Mimes III segna l'intersezione del mondo del testo con il mondo dell'ascoltatore o del

lettore (Ricoeur). In effetti la comprensione di un testo lasciato alla storia dipende

anche dallo specifico lettore che lo leggerà in epoche differenti. Un ermeneuta sarà

pessimo sia se forzerà l'interpretazione della storia entro i limiti esplicativi di questa o

quella teoria (violenza dell'interpretazione) sia se eviterà qualsiasi fatica interpretativa

(ridondanza dell'interpretazione).

Identità online e identità del personaggio

vivere significa essere-nel-mondo, attraverso un coglimento di sé che accade ogni

volta. L'esperienza ha già sempre un senso, perchè viviamo in una rete di possibilità

d'azioni e di passioni che non è un'aggiunta al nostro essere un essere umano, bensì lo

costituiscono...in quanto essere umano. L'attività riflessiva è in grado di tematizzare

l'esperienza secondo un processo di imitazione/rappresentazione dell'agire pratico che

si dispiega dal livello dell'immediata pre-comprensione dell'azione, fino all'offerta

all'altro del racconto della nostra storia. L'ipseità è sempre nell'atto di farsi. L'identità

come medesimezza risponde alla domanda: che cosa sono io?

Solo in prima persona possiamo cogliere entrambe le facce dell'identità personale: la

costanza dell'ipseità e la permanenza della medesimezza, del carattere, delle abitudini

acquisite. L'identità narrativa media tra la costanza di me e la mia medesimezza. La

mia storia è mia due volte, perchè scaturisce dalla riconfigurazione delle mie

esperienze, e perchè il protagonista è sempre lo stesso pur nei cambiamenti

sostanziali. L'identità della storia fa l'identità del personaggio. È evidente che essere

sempre nell'atto di farsi coincide con il continuo incessante dispiegarsi del processo

identitario. Ogni esperienza se riconosciuta non può non essere identificata, ed

eventualmente esplicitamente tematizzata attraverso il racconto. Quindi, per ogni

esperienza che viene riconfigurata assistiamo ad una modificazione del racconto e del

senso dell'esperienza. Solo in questi termini possiamo parlare di frattura identitaria,

poiché il senso di un'esperienza può non essere significabile, così come il significato

del racconto può deformare il senso dell'esperienza.

CAPITOLO 4: SIGNIFICATI, SVILUPPO, MONDO

Colui che vede da subito un computer portatile è stato educato in quel modo, e questo

è un problema della psicologia dell'età evolutiva, ma il problema fondamentale è la

natura del significato, ossia: che cosa permette l'emergere del significato computer

portatile, rendendolo quindi passibile di essere un oggetto di apprendimento?

Il significato è nel mondo

Il significato computer portatile rimanda a un mondo, a una rete coerente di rimandi,

e solo in seguito può essere colto come fenomeno, in modo più o meno coerente con

quella totalità di rimandi come un computer o come una macchina da scrivere, o

come un oggetto insignificante.il significato computer portatile rappresenta il primato

dell'esistenza sulla coscienza individuale, e del mondo sul singolo esserci. Il

fenomeno è uno (computer portatile), il cui significato emerge dal servire al fare

questo o quello all'interno della rete coerente di rimandi, ma questo fenomeno si può

manifestare in modi alquanto diversi a seconda che esso venga incontrato da me, lui o

l'altro. Secondo Heiddegger, colui che fa un uso altro di un oggetto non coglie, o

coglie solo parzialmente, la rete coerente di rimandi e il senso dell'oggetto. Secondo

l'approccio costruttivista standard, il signficato è una costruzione individuale situata,

cioè di un soggetto che vive con altri soggetti. La coscienza viene dopo l'esistenza,

ossia siamo coscienti di questo o quello proprio perchè siamo in un mondo. Essere

nel mondo significa che a partire dall'incontro con le cose, presso le quali da sempre

sono, che può scaturire la coscienza di me, degli altri e delle cose stesse. La coscienza

è seconda rispetto all'intezionalità, perchè questa è un esistenziale (conditio sine qua

non dell'essere un essere umano).

Sviluppo 0-12

Se esser-ci significa essere con altri, da subito, dobbiamo rendere esplicite le

progressive manifestazioni evolutive, con specifico riferimento al ruolo del caregiver

nello sviluppo infantile.

Così come l’”incontro” è la condizione biologica per generare n essere umano, anche

l’accesso al mondo dei significati non può che avvenire attraverso la mediazione dei

caregivers.

Castiello e at (2010) → dimostrano che a partire dalla 14esima settimana di

gestazione, i feti dei gemelli omozigoti sono in grado di pianificare ed eseguire dei

movimenti verso il proprio gemello. Le azioni dirette verso l'altro sono possibili e

predominanti rispetto alle azioni auto-dirette o a quelle indirizzate verso la parete

dell'utero. Questa attenzione è dimostrata anche dall'analisi cinematica del

movimento diretto verso il proprio gemello, rispetto alle azioni compiute verso la

superficie uterina: i movimenti verso il gemello sono più accurati, durano di più e

sono più lenti, questa ricerca ci induce a predatare l'emergenza dei comportamenti

sociali.

L'utero è il primo mondo a portata di mano per l'essere umano, e in questo mondo la

presenza dell'altro è sentita secondo coordinate empatiche.

Reddy (2008) → capacità del neonato, a 36 ore dopo la nascita, di discriminare tra

espressioni di felicità, sorpresa e tristezza, modulando risposte imitative specifiche e

coerenti.

Geangu et al (2010) → capacità del neonato di reagire con angoscia alla registrazione

audio di vocalizzazioni di disagio di altri bambini ma non all'ascolto delle proprie:

conferma diretta del riconoscimento dell'altro come soggetto di azione e di passione.

Sin dalla nascita il bambino utilizza delle primitive forme espressive in frado di

elicitare la risposta dell'adulto sul doppio versante della ricerca del soddisfacimento

fisiologico e su quello del puro piacere comunicativo-interattivo.

Reid, Striano e Koops, 2007; Striano e Reid, 2006; Treverthen, 1993; Meltzoff e

1977 → capacità di imitazione neonatale appare essere una della competenze

Moore,

fondamentali ai fini del progressivo affinamento delle abilità intersoggettive.

Alcune ricerche condotte con l’ausilio della registrazione del battito cardiaco

dimostrano come l’imitazione neonatale sia da subito attiva e partecipativa, nel senso

che l neonato non si limita a imitare il comportamento dell’adulto, bensì può cercare

attivamente di provocarne il comportamento per poi imitarlo. Questo significa che il

di entrare in relazione con l’altro attraverso una comprensione

neonato è in grado

ante-predicativa del gioco relazionale. Poiché il neonato manifesta delle aspettative

sull’azione dell’altro, è lecito aspettarsi che possa provare emozioni apparentemente

complesse come la delusione. Inoltre, la capacità di attendersi qualcosa da qualcuno

implica la presenza già a livello neonatale di una forma grezza di mantenimento di se

nel tempo slegata dalla medesimezza e improntata sull’ipseità (promessa).

che l’altro e il corpo sono due alterità costitutive

Quando Ricouer sostiene

dell’ipseità, intende affermare che il sentirsi sempre lo stesso, e l’essere sempre mio

dell’esperienza non potrebbero mai realizzarsi se non nell’apertura del mondo e

dell’altro.

È proprio perché siamo il nostro corpo che risulta possibile la sincronizzazione dei

cicli neonato caregiver. Infatti grazie all’alternanza fisiologica di fasi di attivazione e

disattivazione che occorrono nella reciprocità caregiver bambino, quest’ultimo può

di sé secondo ritmi che, nell’offrire il sentir-si,

modulare il senso dispiegano il senso

condiviso del mondo. La comprensione dell’altro non avviene in seguito a qualche

atto riflessivo ma consegue ad un’attività tra due carni che condividono un senso

secondo una mutua regolazione di stati psicofisici (viscerali ed espressivi).

La coerente regolarità di ogni interazione significativa e la conseguente

differenziazione dei diversi scambi significativi sono due caratteristiche fondamentali

ai fini dello sviluppo dell’autodeterminazione, della comprensione dell’altro e

dell’accesso ai significati del mondo. Il corpo rappresenta il luogo nel quale si

dispiegano ipseità, l’altro e il mondo.

caratterizzati da una migliore accuratezza nel contatto visivo, e da una maggiore

velocità di risposta ai segnali del caregiver (protoconversazione). Con il

capacità motorie e l’attenzione sostenuta, il gioco

perfezionamento di alcune

relazionale diventa più interattivo. Inoltre, il tono e il ritmo della voce materna

vengono ulteriormente discriminati rispetto alle voci delle altre persone.

Nell’affinare ulteriormente l’abilità innata che consente al bambino di distinguere

l’odore e la voce della madre, progredisce la capacità di distinzione e differenziazione

degli altri, secondo una prima forma di sensibilità relazionale che funge da

prerequisito per il successivo sviluppo della simpatia.

consente di sentir-si attraverso esperienze altre rispetto alla relazione corpo a corpo

con la madre. ressi, intenzioni e

sentimenti, senza la mediazione di un adulto. Inoltre si evidenzia la capacità di

discriminare alcune musiche familiari e può accompagnarne l’ascolto anche

attraverso coerenti movimenti delle mani e delle gambe (Trevarthen e Malloch,

2002). Ciò permette al bambino di sentirsi anche attraverso regolarità altre, rispetto a

quelle fino a quel momento sviluppate nell’interazione col caregiver. In altri termini

aumenta il suo essere ricco di mondo. Inoltre la capacità di sintonizzarsi secondo

regolarità si evince anche dalle diverse routines di azioni condivise col caregiver. La

ninna nanna si configura anche come un primo accesso alla narrativa, poiché la

struttura musicale della ninna nanna è del tutto comparabile con il dispiegarsi del

racconto (inizio, apice, fine) (Arciero e Bondolfi, 2009). La possibilità di partecipare

attivamente alla sequenza degli eventi, sia attraverso le routines, sia grazie agli aspetti

prosodici del linguaggi, permette di prefigurare il successivo sviluppo dell’abilità di

ordinare gli eventi secondo uno schema narrativo.

accurati grazie allo sviluppo delle abilità sensomotorie. Pointing (comunicazione col

caregiver, indicazione diretta intenzione, richiede minima attenzione condivisa).

Perciò il bambino accede alla triade sé-caregiver-mondo. (intersoggettività

secondaria). secondaria. Il fatto che la madre possa

favorire lo sviluppo dell’intersoggettività

distogliere lo sguardo dal bambino, dirigendo l’attenzione verso un oggetto, obbliga il

bambino a spostare l’attenzione sull’oggetto per poi ri-direzionarsi verso la madre,

nel tentativo di capire cosa stia succedendo. È il contrasto tra due modi possibili di

essere-con-la-madre-nel-mondo a generare nel bambino una nuova forma di

consapevolezza. L’emergenza di un nuovo modo di sentirsi emotivamente situati, non

intacca il senso di stabilità personale del bambino e gli permette di sviluppare una

forma di intersoggettività più complessa.

Lo sviluppo cognitivo-affettivo del bambino non può essere separato dallo sviluppo

senso-motorio. Nel primo anno di vita il bambino acquisisce una progressiva

motoria che favorisce l’acquisizione di nuove modalità cognitivo-

indipendenza

affettive, facendo emergere le prime forme di autodeterminazione esplorativa.

bambino inizia a gattonare, hanno effettuato una ricerca di comparazione dello

sviluppo cognitivo e sociale in bambini sani di 8,5 mesi che avevano iniziato a

gattonare da qualche settimana, altri che non avevano ancora iniziato e bambini con

disabilità motorie di diverso tipo che non erano in grado. I risultati hanno dimostrato

che alcune delle differenze nello sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini erano

correlate con il ritardo o l’impossibilità dell’autonomia motoria. Hanno inoltre

trovato una correlazione significativa tra le risposte del bambino alla comunicazione

gestuale del genitore e il livello di sviluppo motorio raggiunto. Secondo la maggior

parte dei modelli dello sviluppo emotivo, le emozioni sociali richiedono un minimo

di autocoscienza riflessiva con riferimento alla capacità di osservarsi con gli occhi

dell’altro. Così, l’idea standard circa le emozioni secondarie, sulla scia

dell’impostazione cartesiana di Piaget e di quelle “adultocentriche” di Freud e delle

Klein, asserisce che queste non possano comparire prima dei 15-18 mesi. Lewis

sostiene l’impossibilità della presenza di emozioni sociali in assenza dell’idea di me,

ossia della capacità di osservarsi da fuori come autore di un comportamento. La

coscienza riflessiva è un ritorno su di se a partire dal nostro essere sempre presso le

cose; l’essere riflessivamente coscienti di sé è un modo di sentirsi derivato, che di

certo non fonda l’ipseità. Lewis fa emergere lo sviluppo emotivo a partire da due

basiche polarità emotive, piacere/dispiacere e interesse/disinteresse. Le emozioni

primarie si sviluppano nei primi mesi di vita attraverso processi di differenziazione da

queste polarità, mentre le emozioni secondarie richiedono la capacità di fare propri

alcuni aspetti basici delle norme culturali del contesto di riferimento. Dal punto di

vista teorico risulta improbabile che solo con la comparsa dell’autocoscienza

riflessiva (18 mesi), il bambino possa iniziare a sperimentare quel vasto range di

risposte emozionali sociali. Se l’esser-ci è sempre emotivamente situato, allora le

situazioni sociali richiedono un corrispettivo modo emozionale. Invece, dal punto di

vista sperimentale, il modello di Lewis cade di fronte all’evidenza empirica. Infatti è

stato dimostrato che emozioni come gelosia, vergogna, imbarazzo ecc si manifestano

prima dei 18 mesi e perciò vengono chiamate non più emozioni secondarie ma non-

basic emotions.

madre bambino in conseguenza della nazione e della cultura di appartenenza. Ha

sottoposto due gruppi di coppie madre/bambino, degli USA e immigrati, a una serie

di osservazioni sull’interazione vocale spontanea, con i bambini in fascia d’eta 2-6

mesi. L’ osservazione sull’interazione vocale spontanea della coppia madre/figlio

americana evidenzia un migliore sincronismo e una presenza di pattern proto-

conversazionali meno rigidi rispetto alla coppia immigrata.

Sviluppo 12-24 -frase, ossia

parole atte a esprimere una routine o un concetto a bassa complessità semantico-

procedurale. Se i significati emergono primariamente dalla rete coerente di rimandi

dello specifico mondo che noi viviamo, la riconfigurazione linguistica di questi

significati no può non avvenire attraverso la partecipazione attiva a questo mondo.

Cioè, se la comprensione ante-predicativa degli oggetti o delle azioni-situate, avviene

attraverso la mediazione esperienziale dei caregiver che ci accompagnano nelle

azioni e nelle passioni del nostro essere nel mondo, allora anche l’apprendimento dei

primi nomi degli oggetti e delle azioni situate deve avvenire primariamente attraverso

la mediazione simbolica dei caregiver su quello stesso agire/patire, altrimenti il

significante non potrebbe essere collegato ad alcun significato.

La Nelson critica quegli studiosi dello sviluppo del linguaggio che si focalizzano

sull’apprendimento del nome degli oggetti, tralasciando l’importanza del contesto e

dell’alterità ai fini dell’apprendimento del significato. Questo approccio funziona

soltanto per l’apprendimento di nomi di semplici oggetti, di conseguenza è

fallimentare per i verbi e per aggettivi.

Se fosse vero che, secondo un approccio di tipo generativo allo sviluppo delle

competenze grammaticali, i bambini apprendono innanzitutto i nomi degli oggetti e

poi anche i verbi ecc, allora risulterebbero non comprensibili alcune evidenze

sperimentali che dimostrano che i bambini che apprendono il cinese mandarino o il

coreano acquisiscono in fase iniziale un maggior numero di verbi rispetto ai nomi (

Tardiff 1996-2006).

Seguendo l’approccio ermeneutico-fenomenologico adattato la possibilità del

bambino di accedere al significato è dovuta alla sua vita attiva in una comunità

linguistica nella quale le parole significano quasi sempre la stessa cosa. Lo shared

meaning è il presupposto del bambino per appropriarsi di un linguaggio che gli

consenta di comunicare.

1

percepiti; inizia ad usare il pronome personale “io” ed è in grado di riconoscersi allo

specchio. o

attraverso il Mark Test.

Bovinelli, introduce una variabile temporale nel paradigma. Ai bambini viene

proposto un video che mostra lo sperimentatore mentre, tre minuti prima di nascosto,

appiccica sulla loro fronte il Mark visivo. Solo attorno ai 4 anni la maggior parte dei

bambini si toglie il Mark dalla fronte. Ciò significa che sono sufficienti tre minuti per

fa sì che l bambino, in assenza di un senso diacronico di sé, non si più in grado di

superare il test. risulta possibile solo attraverso un’adeguata

È evidente che un senso diacronico di sé

temporalizzazione esperenziale.

Ricoeur: il tempo diventa tempo umano nella misura in cui l’esperienza può essere

raccontata.

Appunti neuroscientifici sullo sviluppo del linguaggio

gio umano è un conseguente sviluppo evoluzionistico del

sistema di vocalizzazione dei primati non umani..

Ma le vocalizzazioni dei primati non umani sono monofunzionali e ognuna di queste

non può essere usata per funzioni differenti.

Uno dei motivi che hanno falsificato questa ipotesi è di ordine neuroanatomico.

Mentre i circuiti neurali che attivano i richiami dei primati non umani sono perlopiù

mediati dal tronco encefalico, dal diencefalo e dalla corteccia del cingolo, il circuiti

del linguaggio sono mediati dalle regioni circostanti alla scissura di Silvio e dalla

parte posteriore del giro frontale inferiore (Rizzolatti e Sinigallia, 2006).

Bisognerebbe supporre che i centri neurali di controllo e di produzione linguistica si

siano spostati da alcune strutture profonde del cervello alla superficie laterale della

corteccia. È probabile che la comunicazione linguistica si sia evoluta attraverso

l’integrazione progressiva di diverse modalità motorie associate alla comparsa dei

relativi sistemi di neuroni specchio (area F5 della scimmia area di Broca).

dell’interazione mano-bocca, dalla quale ha preso corpo la voce.

La possibilità di poter utilizzare le mani ai fini della comunicazione si accompagna,

da un punto di vista evoluzionistico, alla progressiva minore importanza degli arti

superiori ai fini della locomozione. Lo sviluppo del linguaggio è una conseguenza

della progressiva coordinazione delle vocalizzazioni con dei gesti comunicativi

brachio-manuali.

corticale deputata al controllo della mano e la contemporanea attivazione delle aree

del linguaggio.

Inclinazioni e sviluppo di Sé

Il sé non viene più determinato come la mutevolezza attorno ad un nucleo che

permane stabile, ma come il sentirsi lo stesso ogni volta, nella misura in cui si è

emotivamente situati nelle diverse circostanze allo stesso modo (Arciero e Bondolfi,

2009). Solo successivamente, anche grazie alla possibilità di riconfiguarare


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giada.ferrari.37 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicoterapia cognitiva e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Liccione Davide.

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