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Approccio allo studio dei gruppi

A cura di Massimo Dolce

Distinzione tra gruppi primari e secondari

Una delle principali distinzioni tra i gruppi è quella che definisce gruppi primari e gruppi secondari: i primi sono caratterizzati da una notevole frequenza e intensità di rapporti tra i membri e, di conseguenza, da una forte personalizzazione degli stessi; tra i secondi si possono comprendere i gruppi ideologici, i gruppi professionali o altri, dove comunque esiste uno specifico senso di appartenenza in vista di uno scopo comune, ma nei quali i legami affettivi tra i diversi componenti sono meno intensi e meno frequenti.

Quanto più il piccolo gruppo si avvicina al modello familiare, tanto più sarà caratterizzato da forti vincoli affettivi; nel caso, invece, delle grandi organizzazioni, ove prevalgono relazioni più anonime e sporadiche, i rapporti tra i membri del gruppo sono prevalentemente centrati sul raggiungimento degli obiettivi comuni.

Altre distinzioni di gruppo

Vi sono poi altre distinzioni, come quella introdotta da R.K. Merton, tra gruppi di appartenenza e gruppi di riferimento e altre ancora, come quella relativa ai gruppi formali, più stabili e organizzati, e quella invece relativa ai gruppi informali, più occasionali e legati al crearsi di condizioni contingenti.

Nel caso dell'appartenenza a un gruppo, l'individuo subisce più direttamente l'influenza delle norme, degli atteggiamenti e dei valori che stanno alla base della natura del gruppo stesso; anche i gruppi di riferimento, tuttavia, che a volte sono soltanto generiche collettività o formazioni sociali nemmeno definibili come gruppi veri e propri, hanno la loro influenza sull'individuo, in quanto possono, seppure indirettamente, orientarne gli atteggiamenti e stimolare processi di identificazione.

Influenza del gruppo sull'individuo

Le ricerche sociologiche hanno cercato, inoltre, di indagare il significato che riveste il gruppo per l'individuo e per l'organizzazione sociale nel suo complesso. Attraverso l'osservazione di ambienti lavorativi differenti, ad esempio, si è arrivati a giudicare in modo positivo, cioè funzionale al sistema sociale, il riprodursi in ambito lavorativo di relazioni affettive tipiche del gruppo primario (famiglia), in quanto si osservava che le persone più soddisfatte e contente di stare insieme si mostravano più disponibili e produttive nel lavoro; in altre situazioni, invece, l'intensità delle valenze affettive veniva individuata come fattore disturbante in quanto l'appartenenza a un forte sottogruppo interno formava posizioni di alleanza e omertà a tutela dei singoli individui e del gruppo, ma in contrasto con le esigenze della più vasta organizzazione.

L'approccio psicanalitico allo studio dei gruppi

Nella parte iniziale di "Psicologia delle masse e analisi dell'Io", S. Freud delinea in modo molto chiaro l'esistenza di una saldatura tra l'individuo e il collettivo, quando sostiene che: "Nella vita psichica del singolo l'altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico e, pertanto, in questa accezione più ampia ma indiscutibilmente legittima, la psicologia individuale è, al tempo stesso, fin dall'inizio psicologia sociale".

La psicologia individuale viene così naturalmente a collegarsi con la psicologia sociale nell'ambito dell'esperienza familiare caratterizzata da specifiche vicende reali ed emotive, che vanno a determinare la storia concreta dell'individuo. Portando ad esempio due grandi organizzazioni come la chiesa e l'esercito, Freud mostra la natura e la forza del legame che tiene unito l'individuo a questi gruppi. L'idea, i valori rappresentati dall'amore per Dio e di ossequio alle sue leggi da una parte, e, dall'altra, gli ideali di patria di lotta al nemico, portano l'individuo ad assumere questi valori proprio come ideale dell'Io, cioè come qualcosa che diventa parte integrante della personalità.

Gruppo in assunto di base e gruppo di lavoro

Le esperienze fatte da Bion con i gruppi lo hanno portato a sviluppare l'ipotesi dell'esistenza di una specifica mentalità di gruppo funzionante come una unità. La teoria di Bion, che rimane un punto di riferimento fondamentale per gli studiosi dei fenomeni gruppali e anche per gli psicoterapeuti di gruppo, prende avvio da questa importante ipotesi, verificata sul campo e cioè l'esistenza di un'attività mentale collettiva che si produce quando persone si riuniscono in gruppo, attività che va spesso aldilà dei desideri coscienti dei componenti, anzi, a volte è in conflitto con i loro stessi pensieri e aspettative coscienti.

La cultura del gruppo si viene a costituire come risultante di questi elementi, dando, in tale modo, forma sia ai livelli di funzionamento organizzativo sia a quelli affettivi. Alcune fondamentali emozioni intense e primitive che spesso caratterizzano la vita di un gruppo vengono da lui chiamati "assunti di base" e cioè presupposti emotivi che vengono poi a determinare modi di pensare comportamenti e quindi la cultura del gruppo stesso nell'ambito di un preciso contesto o sotto la spinta di certi simboli. Il primo è denominato assunto di base di "dipendenza"; il secondo assunto di base "attacco-fuga"; il terzo assunto di base "accoppiamento".

Gli assunti di base si rifanno a fantasie onnipotenti, a tecniche difensive di tipo magico simili agli stati emotivi del bambino che per evitare le frustrazioni legate alla crescita si rifugia in un mondo immaginario. Secondo Bion gli assunti di base ostacolano la vita dei gruppi e l'integrazione sociale: essi possono infatti bloccare crescita ed emancipazione del singolo, impedendo il raggiungimento di obiettivi e la realizzazione di compiti di lavoro.

I gruppi di lavoro

I risultati di molte ricerche svolte negli ultimi anni in molti paesi confermano l'efficacia degli interventi tesi a migliorare le relazioni all'interno dei piccoli gruppi di lavoro in vari contesti lavorativi. Gli interventi secondo l'approccio di comunità hanno lo scopo di promuovere il benessere e sviluppare l'empowerment individuale e di gruppo oltre a quello di favorire la nascita di nuovi gruppi. Saper lavorare in gruppo non è una competenza innata ma essa si acquisisce con uno specifico training. L'apprendimento della tecnica al lavoro di gruppo avviene all'interno di un processo teso alla valorizzazione e all'integrazione delle capacità individuali.

Naturalmente i contenuti variano secondo le finalità specifiche, il tipo di partecipanti e i setting ambientali. Sono comuni a tutti i seguenti obiettivi:

  • Promuovere il senso d'appartenenza e d'interdipendenza di gruppo.
  • Condivisione di vissuti emotivi.
  • Il confronto d'opinioni.
  • La creazione di nuove sintesi tramite il dialogo e l'ascolto garantendo il rispetto e la tutela della diversità dei singoli.
  • Incoraggiare un'approfondita conoscenza reciproca dei membri per far nascere rapporti interpersonali più gratificanti e spirito di squadra.
  • Trasmettere alcune nozioni e competenze utili per essere più efficaci come singoli membri o per diventare facilitatori di gruppi di lavoro.
  • Facilitare nei setting appropriati la creazione o il potenziamento di efficaci gruppi di auto aiuto o di gruppi base di cambiamento sociale.

Il processo gruppale

A partire dagli anni settanta, la ricerca, che verte su gruppi di bambini nell'età della latenza, ha condotto ad evidenziare un processo gruppale che ha reso possibile rilevare questa particolare posizione, che occupa l'adulto nella sua funzione terapeutica e soprattutto di individuare la sua evoluzione. All'inizio, il gruppo è percepito come un luogo non organizzato che mette in pericolo l'identità di ognuno, a causa della perdita dei propri punti di riferimento abituali. Questo primo periodo è molto angosciante, perché il gruppo è attraversato da fantasmi arcaici di vuoto, di frammentazione e di persecuzione diffusa.

L'adulto è investito in una maniera contro-fobica, come oggetto di detenzione delle qualità delle quali l'io si sente privato; è l'inizio di un transfert di tipo narcisistico. A questo livello, la comunicazione è raramente laterale (tra pari). Se il bambino vuole stabilire un contatto privilegiato con l'adulto, tende ad escludere gli altri, cioè nega il gruppo in ciò che ha di minaccioso.

L'atteggiamento di astinenza del terapeuta che non risponde al desiderio di ognuno e i suoi interventi gruppali permettono l'emergere di un fantasma che risuona in ognuno: esisterebbe un gruppo immaginario diverso dalla giustapposizione degli individui, che potrebbe produrre delle gratificazioni narcisistiche che il terapeuta deve rifiutare. I bambini cercano di unire il gruppo, e questo tentativo si traduce con il rifiuto di tutto ciò che sembra opporsi al suo funzionamento, pensieri, oggetti o persone.

In seguito alla ricerca di un capro espiatorio tra di loro, è infine il terapeuta che diventa il luogo di proiezione di tutto ciò che li imbarazza. Il livello di angoscia diminuisce, il gruppo ne beneficia in coesione. Il terapeuta è, al tempo stesso, dentro e fuori.

L'unità è rispettata, seguendo questo specifico funzionamento: da una parte i bambini, dall'altra, a maggiore distanza, il terapeuta, che non solamente contiene le loro proiezioni, ma permette, a livello collettivo, il disinvestimento del genitore dal ruolo di oggetto sessuale. I bambini esprimono così il loro bisogno di proteggersi contro qualsiasi tentativo di intrusione o seduzione dell'adulto, che rischierebbe di riaccendere il conflitto edipico e di aprire, nuovamente, la ferita narcisistica dell'incompletezza.

Questa problematica della seduzione, spesso all'origine delle massicce difese nella psicoterapia individuale, in questo caso rinforza l'investimento sul gruppo. Questo movimento di desessualizzazione conduce alla creazione di uno spazio intermediario, propizio ad un vero e proprio incontro identificatorio. Esso permette, dunque, di trovare una giusta distanza che lasci spazio alle manifestazioni pulsionali, senza rimettere in discussione gli investimenti narcisistici.

Il gruppo accede, allora, ad una fase nuova, tutti i membri sono associati all'unità di gruppo. In un momento di illusione gruppale, rendendo lo spazio gruppale privo di conflitti, i bambini negheranno, sia in rapporto ai sessi, che alla differenza generazionale, qualsiasi differenza che potrebbe essere sentita come attacco narcisistico. Questo movimento coincide con l'illusione gruppale.

Questo stato, che noi possiamo considerare come un mezzo di lotta collettiva contro l'angoscia di castrazione e la depressione, permette l'investimento del gruppo come oggetto portatore delle gratificazioni narcisistiche, oltre che detentore di onnipotenza. Noi possiamo, a tale proposito, parlare di transfert sul gruppo, fantasmatizzato come una madre onnipotente, che dona a tutti i figli in parti uguali. I temi che vengono trattati rivelano che i fantasmi di indifferenziazione sono prevalenti perché negano, al tempo stesso, la differenza generazionale e la differenza tra i sessi.

Questa situazione è recepita come ideale perché priva di conflitto e qualsiasi pericolo sembra essere evitato. Il gruppo, nel suo complesso partecipa e comunica in una atmosfera di festa. Questa fase è fondamentale perché lo psicoterapeuta ha l'occasione di favorire l'elaborazione di questo fantasma, grazie al lavoro interpretativo. In effetti, l'interpretazione di questo movimento difensivo permette una riorganizzazione delle relazioni adulto-bambino.

Dopo questo incontro, le situazioni che si creano sono diverse da quelle precedenti. Abbiamo potuto evidenziare questi movimenti diversi utilizzando un dispositivo specifico: i gruppi sono chiusi, di una durata indeterminata e condotti in monoterapia. I gruppi sono misti e composti da 6 a 7 bambini. La terapia ha luogo una volta a settimana per 1 ora. Lo psicoterapeuta prende posto nel cerchio costituito dai bambini. Egli li invita alla discussione libera, dicendo che ognuno può "esprimere qui ciò che gli viene in mente". La parola prende così il significato di uno strumento privilegiato di comunicazione. Nessun materiale è proposto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher massimo_dolce di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia di comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Di Maria Francesco.
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