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Apparato della vista

Apparato della vista - comprende riassunti personali e appunti presi a lezione.
- Bulbo oculare con: tonaca fibrosa, tonaca vascolare e retina con la sua citologia
- Apparato diottrico dell'occhio
- Organi accessori
Università degli Studi La Sapienza - Uniroma1.

Esame di Anatomia umana docente Prof. G. Familiari

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corpo vitreo. Tra i due foglietti vi è uno strato virtuale, residuo della primitiva cavità ottica che

comunicava con il terzo ventricolo – può diventare reale nei casi di distacco della retina

La retina ha uno spessore che diminuisce da dietro in avanti (0,4 – 0,1 mm). Presenta 3 regioni:

Papilla del nervo ottico, è il punto di convergenza delle fibre nervose che originano dalla retina e

 costituiscono il nervo ottico. È un disco circolare o ellittico che si trova nel polo posteriore del bulbo,

presenta l’escavazione fisiologica dalla quale emergono i vasi retinici

Macula lutea, è parte ellittica della retina a diametro di 2 mm in prossimità del polo posteriore

 dell’occhio, il centro – fovea centrale, corrisponde all’estremità posteriore dell’asse visivo, dove la retina

è molto sottile (regione della visione distinta); la parte periferica è in rilievo

Ora serrata, è il limite anteriore tra parte ottica e ciliare della retina – linea circolare a 6-7 mm dietro la

 cornea 4 strati cellulari e 2 strati di interconnessione neuronale (nelle sezioni istologiche e imaging

Struttura:

appare multistratificato come se fossero 10-12, per la giustapposizione di parti anatomiche simili di cellule

adiacenti)

1. Strato dell’epitelio pigmentato: cellule con caratteristiche epiteliali che aderiscono alla membrana basale

della coroide e contengono fucsina. Hanno sezione esagonale ed espansioni tra i fotorecettori dotate di

microvilli. Questi entrano in contatto con le cellule recettoriali e si verifica una sorta di fagocitosi per cui

le membrane dei dischi più esterni sono metabolizzate cosicché l’epitelio pigmentato assicuri continuo

rinnovo delle porzioni recettoriali esaurite, che vengono poi rimpiazzate per gemmazione interna

2. Strato dei granuli esterno o dei fotorecettori. Questi trasformano l'energia luminosa in potenziali

elettrici.

120 milioni di bastoncelli che consentono la visione notturna con funzione scotopica. Presentano la

 rodopsina. Sono disposti in fila, perpendicolarmente alla membrana limitante esterna, presso la

quale ciascun bastoncello è in continuità con la rispettiva fibra, mentre la loro estremità libera è volta

verso l'epitelio pigmentato, arrivando a contatto con le sue cellule.

6,3-6,4 milioni di coni, visione distinta (fotopica) e distinzione dei colori – rosso, verde e blu. Ci sono

 patologie di ciascun cono o gruppi di coni variabilità nel daltonismo. I coni presentano diversi tipi

di segmenti, le opsine. I coni non raggiungono l'epitelio pigmentato e terminano poco sopra.

I fotorecettori presentano:

Segmento o articolo esterno fatto da 600 dischi sovrapposti, fatti da membrane del RE

o impilate che nei coni ma non nei bastoncelli conservano la continuità con la membrana

plasmatica. Ha forma di cono nei coni e di cilindro nei bastoncelli

Ciglio di connessione (peduncolo); 9 coppie di microtubuli disposti in circolo, il ciglio termina

o nell'articolo interno

Segmento o articolo interno, presenta un centriolo fatto da 9 gruppi di tre tubuli ciascuno, a

o cui si associa un centriolo secondario - ellissoide. L’ellissoide dei coni presenta più

mitocondri di quello dei bastoncelli. L'articolo interno è collegato al soma dei recettori

mediante la fibra esterna, ben evidente nei bastoncelli e corta nei coni

Zona mioide, diminuzione dei mitocondri e aumento del RE e Golgi.

o

Nella fovea centralis ci sono solo coni, mentre allontanandovisi, si evidenziano i bastoncelli in numero

sempre più alto, fino a diventare più numerosi dei coni a 3-4 cm dalla fovea centralis. Presso l'ora serrata

diminuiscono di numero senza che aumenti quello dei coni, e qui i due fotorecettori non sono più a stretto

contatto.

3. Strato medio o delle cellule bipolari – reticolare esterno (plessiforme). Sottile, fatto da fibre intrecciate in

vario senso. Ci sono i rigonfiamenti terminali delle cellule recettoriali, bipolari e orizzontali. Qui si

formano le sinapsi tra fibre interne dei recettori e sferule (bastoncelli)/pedicelli (coni), gli assoni esterni

delle cellule bipolari e le espansioni di quelle orizzontali triadi: ogni sferula/pedicello contatta due

cellule orizzontali e una bipolare

4. Strato dei granuli interno: molti nuclei che appartengono alle varie cellule (orizzontali, bipolari, di

Muller)

1. Strato reticolare interno (plessiforme): terminazioni delle varie cellule, può essere diviso in branche

sovrapposte che corrispondono: alle sinapsi off tra cellule bipolari dei coni e multipolari; sinapsi on tra

cellule bipolari dei coni e multipolari; sinapsi sempre off tra cellule bipolari dei bastoncelli e multipolari

2. Strato delle fibre nervose: inizia presso il limite anteriore della parte ottica della retina e si ispessisce per

aggiunta di fibre nate dalle cellule gangliari verso la papilla (massimo 20 µm). Le fibre hanno direzione

mediana e poi andamento concentrico attorno alla macula. Le fibre provenienti dalle parti più

periferiche si portano al centro della papilla, a contrario le più centrali.

Cellule

Bipolari, neuroni disposti radialmente che contraggono sinapsi con coni, bastoncelli e cellule orizzontali

 nello strato plessiforme esterno. Il corpo si trova nello strato dei granuli interni mentre gli assoni

contraggono sinapsi con i dendriti delle cellule amacrine e delle gangliari dello strato plessiforme

interno. Le cellule bipolari sono distinte in due classi, dei coni e dei bastoncelli, in base al fotorecettore

che le stimola.

Cellule orizzontali, interneuroni inibitori dello stato plessiforme esterno, che stabiliscono sinapsi con la

 terminazione assonica dei coni e dei bastoncelli e contengono GABA

Cellule gangliari, neuroni multipolari con dendriti che contraggono sinapsi con le cellule bipolari e

 amacrine e dello strato plessiforme interno, mentre gli assoni si dirigono verso la papilla ottica,

attraverso la quale lasciano il globo oculare con le fibre del nervo ottico. Nella maggior parte della retina,

i corpi formano un unico strato, ma presso la macula diventano più numerosi riducendosi in direzione

della fovea. Per via delle tante sinapsi si dicono ‘cellule a parasole’, quelle che sono nel territorio

maculare sono piccole e hanno un rapporto 1:1 con le bipolari monosinaptiche, per questo sono

chiamate ‘nane’ (entrambe possono essere del tipo on e off).

Cellule amacrine, prive di assone, con dendriti che fungono sia da assone che da dendrite; questo contrae

 rapporti chimici con le cellule bipolari e gangliari, ma anche con altre cellule amacrine. Possono essere

colinergiche, glicinergiche, GABA-ergiche e positive anche alla somatostatina

Cellule gliali retiniche:

 Cellule di Müller, avvolgono e separano i fotorecettori e le altre cellule nervose nei vari strati

o della retina, tranne che nelle zone sinaptiche. La loro funzione è quella di mantenere l'omeostasi

del microambiente extracellulare retinico svolgendo trasporto ionico, isolamento elettrico,

supporto meccanico e assorbimento di neurotrasmettitori.

Gli astrociti retinici sono simili a quelli del sistema nervoso centrale, partecipano alla formazione

o della membrana limitante interna e i loro prolungamenti avvolgono gli assoni delle cellule

gangliari, quindi hanno funzione simile alle precedenti.

La microglia retinica è costituita da cellule disperse uniformemente soprattutto nello strato

o plessiforme interno ed esterno, con attività fagocitaria e che sono in grado di produrre citochine

e fattori di crescita utili in caso di riparo.

La luce modifica il rilascio di neurotrasmettitori da parte dei fotorecettori, e i neurotrasmettitori

condizionano le cellule bipolari. Il rilascio di neurotrasmettitori è massimo al buio mentre cessa con la luce:

le cellule bipolari on si attivano quando lo stimolo luminoso le colpisce al centro del campo recettoriale e

hanno un contatto per invaginazione; quelle off si attivano quando la luce cade alla periferia del campo

recettoriale dato dalle fibre provenienti dalle cellule gangliari della retina, che convergono a livello della

Nervo ottico:

papilla ottica. Essa è un disco bianco-rosato, ovalare di circa 3 mm, medialmente al bulbo oculare, da cui

dista 3-4 mm. Il nervo ottico è lungo circa 5 cm e si può dividere in 4 parti:

1. Porzione intrabulbare, fatta di fibre che seguono la papilla e sono amieliniche; poi passano per un orifizio

della coroide ed entrano nella lamina cribrosa della sclera, dove acquistano la guaina mielinica

raddoppiando il diametro del nervo. Emergendo dal bulbo oculare, il nervo viene avvolto da 3 guaine

meningee, che poi a livello del foro ottico si continuano con le meningi stesse.

2. Porzione orbitaria, di circa 3 cm, con una serie di curve che evitano che il nervo sia stirato con i

movimenti del bulbo. A 7 cm dal suo inizio, contrae rapporto con il ganglio ciliare e poi vi penetrano ad

angolo retto i vasi centrali della retina che decorrono fino alla loro emergenza a livello della papilla

ottica.

3. Porzione canalicolare, di circa 8 mm. Il nervo, dopo aver attraversato l'anello di Zinn, percorre il canale

ottico contraendo rapporti con la radice della piccola ala dello sfenoide, alla quale è saldato da

espansioni della dura madre, qui ha rapporto con l'arteria oftalmica che gli passa sotto e lateralmente.

4. Porzione intracranica, di 10 mm, raggiunge il chiasma ottico davanti la sella turcica, perde il rivestimento

durale e rimane rivestito da aracnoide e pia madre

La retina è irrorata da due distretti vascolari indipendenti, uno sulla faccia interna (sistema

Vasi e nervi:

dell'arteria centrale della retina) e uno sulla faccia esterna (sistema coriocapillare). Il primo irrora cellule

gangliari e bipolari e lo strato delle fibre nervose attraverso l'intermediazione delle cellule gliali, mentre il

secondo nutre l'epitelio pigmentato e i fotorecettori.

L'arteria centrale della retina entra nell'occhio a livello della papilla e si divide in quattro rami che poi si

 dividono in ulteriori ramuscoli, che non contraggono anastomosi tra loro. I capillari hanno giunzioni

molto fitte e poggiano su una membrana basale ricca di periciti, il tutto permette scambi tra sangue e

tessuto e la formazione della barriera ematoretinica, attraverso cui la filtrazione è assente o molto

scarsa. Il sangue venoso si porta attraverso quattro rami verso la papilla ottica e fuoriesce dal globo

oculare per mezzo della vena centrale della retina.

Il sistema coriocapillare presenta unità funzionali disposte a mosaico ed è formato da capillari a lume

 largo e pareti lasse, per questo la filtrazione è poco selettiva; il sangue vi giunge per mezzo delle arterie

ciliari posteriori, che formano un anello arterioso intorno alla testa del nervo ottico e poi si sfioccano nei

capillari. Il sangue venoso si dirige verso quattro o più lacune vascolari (vene vorticose), che fuoriescono

dall'occhio dopo un breve tragitto.

I vasi linfatici hanno disposizione simile al SNC, quindi si dispongono in spazi perivascolari (specie attorno

all’arteria e alla vena centrale della retina)

Apparato diottrico dell’occhio: cornea, umore acqueo, corpo vitreo e cristallino

Umore acqueo

È uno dei mezzi rifrattivi dell’occhio e contribuisce alla nutrizione di ciò che bagna, in particolare cristallino

e cornea. Si trova nelle due camere, è trasparente e incolore, e contiene glucosio e acido ascorbico; ha una

pressione di 14 – 20 mmHg. È secreto dall’epitelio dei processi ciliari e anche dall’epitelio dell’iride nella

camera posteriore, poi passa attraverso la pupilla scorrendo tra iride e cristallino, e torna nella camera

anteriore per essere riassorbito (fondamentalmente all’angolo dell’iride, dove si insinua nel canale di

Schlemm) e poi esce tramite le vene tributarie delle vene ciliari anteriori. Penetra in parte anche nelle cripte

della faccia anteriore dell’iride, completamente rivestite da endotelio – il drenaggio è molto importante e se

si viene a bloccare si forma il glaucoma (aumento di pressione che può far esplodere il bulbo oculare e

comprimere il nervo ottico con conseguente cecità)

Corpo vitreo

Occupa i 4/5 del globo e presenta centralmente la fossa ialoidea, che si adatta alla forma del cristallino;

aderisce al bulbo oculare (rosso), lo stabilizza e impedisce il distacco retinico

È incolore e costituito al 98% da acqua e dal 2% di acido ialuronico (sintetizzato dagli ialociti, che

 hanno anche funzione fagocitaria) e collageno, presenta anche una serie di cellule a differenza

dell’umore acqueo – è gelatinoso nella parte periferica e liquido in quella centrale

Avascolare e non innervato

 La membrana ialoidea (parte periferica) aderisce all’orbicolo ciliare del corpo ciliare adiacente

 all’ora serrata; qui si ispessisce in un sistema di fibre che formano il legamento sospensore del

cristallino

Prodotto da cellule presenti nella porzione non pigmentata del corpo ciliare

 Deriva da cellule embrionali mesenchimali che degenerano dopo la nascita

 Nell’età fetale decorreva un’arteria ialoidea nel corpo vitreo, e talvolta permane – in generale è

 attraversato dal canale ialoideo, dalla papilla ottica alla zona centrale del cristallino

Informazioni cliniche: In caso di patologie si effettua vitrectomia e si inietta soluzione salina;

Miodesopsie (“mosche volanti”) corpi innocui che galleggiano nel corpo vitreo

Cristallino

È una lente biconvessa di consistenza elastica, sita tra l’iride e il corpo vitreo. Si affaccia nella camera

anteriore dell’occhio e nella parte marginale contribuisce a delimitare la camera posteriore. Il polo anteriore

si trova a circa 3,5 mm dal vertice della cornea; quello posteriore a 16 mm dalla fovea centralis. La faccia

posteriore è nella fossa ialoidea del corpo vitreo; l’equatore è nel piano del corpo ciliare e vi è connesso per

mezzo della zonula ciliare di Zinn. Presenta una faccia anteriore (ellissoide – raggio di 10 mm) e una

posteriore (paraboloide – raggio di 6 mm), convesse, unite dall’equatore, che presenta intaccature dovute

alle fibre della zonula. I poli sono uniti da un asse

È rivestito da una capsula tappezzata da epitelio semplice con le cellule del cristallino anteriori. È

Struttura:

una membrana continua, trasparente, elastica e friabile – sede d’inserzione della zonula; operando trazione,

si stacca la lamella zonulare. Le cellule dell’epitelio della regione equatoriale crescono in altezza e si

dispongono in file radiali – esse stesse danno origine a fibre del cristallino. La sostanza del cristallino è fatta

di fibre di 12 mm disposte in senso meridiano (anteroposteriore), sono trasparenti e flessibili e presentano

un citoplasma ricco di acqua. Sono unite da sostanza cementante e in base alla loro posizione sono divise in

fondamentali, che formano lo strato corticale; intermedie, di transizione; centrali, che formano il nucleo

Cresce tutta la vita: nucleo embrionale, fetale, infantile e adulto come strati sovrapposti ‘a cipolla’ – i

 successivi strati fino alla morte costituiscono la corteccia del cristallino

Serve all’accomodazione e ha un potere diottrico di 10-20 diottrie – nell’anziano subisce un processo di

 indurimento, secondario a disidratazione, per cui perde plasticità ed acquisisce opalescenza (dal centro

verso l’equatore) – la completa opalescenza si indica come cataratta; inoltre la perdita di potere di

accomodazione, determinata dalla rigidità del nucleo che si porta agli strati superficiali, è causa di

presbiopia

È formato da cellule a forma esagonale, il citoplasma è ricco di proteine (crystallins, 35% del peso). Le

 fibre esagonali sono connesse da gap junctions

Si nutre dall’umor acqueo attraverso la capsula e l’epitelio anteriore

 Avascolare e non innervato: si nutre grazie all’umore acqueo

 Organizzazione vascolare generale del bulbo oculare

La circolazione del bulbo è assicurata da due sistemi: retinico e ciliare – dipendenti dell'arteria oftalmica,

ramo della carotide interna. La circolazione retinica è di dipendenza dei sistemi dell'arteria centrale della

retina e coriocapillare. Il sistema dei vasi ciliari è alimentato dall'arteria oftalmica, mediante le arterie ciliari

posteriori e anteriori:

Le arterie ciliari posteriori sono due e danno origine ad arterie ciliari posteriori brevi (in vario

 numero) e una sola arteria ciliare posteriore lungo ciascuno

Le arterie ciliari posteriori brevi sono circa 20, perforano la sclera intorno al nervo ottico e

 con alcuni rami decorrono nella sclera stessa, costituendo un cerchio arterioso attorno

all'anello di Haller, da cui originano piccoli rami chiamate arterie cilioretiniche, destinate alla

retina – si ramificano quindi nello strato vascolare della coroide e si capillarizzano nello

strato coriocapillare.

Le arterie lunghe sono due, una mediale una laterale, perforano la sclera e poi decorrono

 nella lamina sopra coroidea. Presso il margine ciliare dell'iride formano una serie di rami che

si anastomizzano con le arterie ciliari anteriori e formano il grande cerchio arterioso dell'iride,

da cui nascono rami ciliari per il corpo ciliare e rami iridei che si portano al margine pupillare

dell'iride, dove si anastomizzano e formano il piccolo circo arterioso dell'iride

Le arterie ciliari anteriori originano dai rami muscolari dell'arteria oftalmica in numero di 6-8, e

 raggiungono la sclera perforandola presso l'inserzione dei muscoli retti, dopo aver dato rami

episclerali. Danno rami al corpo ciliare e contribuiscono al grande cerchio arterioso dell'iride.

Il sistema dei vasi venosi ciliari è diverso da quello delle arterie, drena il sangue proveniente dalla parte

anteriore del corpo ciliare mediante le vene ciliari anteriori, che ricevono pure l'umore acqueo del seno

venoso della sclera attraverso il canale di Schlemm. Queste vene sono tributarie della vena oftalmica. Il

sangue della parte posteriore della sclera entra nelle vene ciliari posteriori, tributarie della vena oftalmica,

mentre quello proveniente dalla coroide, dal corpo ciliare e dall’iride si porta le vene vorticose, 4, tributarie

anche queste della vena oftalmica.

Nel bulbo oculare mancano vasi linfatici, ma vi sono fessure in cui circola liquido simile alla linfa e di queste

sono importanti: lo spazio pericorioideo tra coroide sclera; gli spazi intervaginali tra le guaine del nervo

ottico; lo spazio interfasciale tra la sclera e la fascia del bulbo – comunicano direttamente o indirettamente

con gli spazi delle meningi encefaliche, dove la linfa si riversa.

Lesioni :

Cataratta: il cristallino appare come una nuvola bianca, è uno stato di disidratazione o

 invecchiamento – indurimento del cristallino

Degenerazione maculare: malattia progressiva che solitamente colpisce gli over 50. La retina non

 riceve più un adeguato apporto sanguigno – è tipica del diabete

Distacco retinico: avviene quando gli strati della retina si separano; è considerata un’emergenza

 medica e se non trattato subito, porta a perdita definitiva della retina

Glaucoma: aumento della pressione endoculare (solitamente 15 mm Hg) – danno del nervo ottico

 con perdita del campo visivo. Può esser causato dal deflusso ostacolato dell’umore acqueo e dal

diabete Organi accessori dell’occhio

Sono contenuti nella cavità orbitaria e cooperano con il bulbo oculare nell’espletamento della funzione

visiva. Sono divisi in un apparato motore e uno protettore (palpebre, sopracciglio, congiuntiva, apparato

lacrimale). L’occhio si trova davanti al corpo adiposo dell’orbita e un setto fibroso, la fascia del bulbo, separa

il bulbo oculare dal corpo adiposo stesso. Tra la sclera e la fascia del bulbo si interpone tessuto connettivo

lasso considerato come una fessura linfatica (spazio interfasciale), che permette lo scorrimento reciproco di

queste formazioni. Piramide quadrangolare con base anteriore che corrisponde all’apertura della cavità e

Cavità orbitaria:

apice posteriore, che corrisponde al foro ottico.

Base – forma quadrangolare; delimitata dall’osso frontale in alto, dalla cresta lacrimale anteriore del

- mascellare medialmente, dall’osso zigomatico lateralmente e dal mascellare/zigomatico

inferiormente. Lungo il margine superiore vi è l’incisura sovraorbitaria, da cui passano nervo e

arteria omonimi (può essere un canale osseo o un foro a causa di un legamento)

Il tetto è formato nei 2/3 anteriori dal temporale e dalla piccola ala dello sfenoide nel terzo

- posteriore. Vi è una depressione per la ghiandola lacrimale e la fossetta trocleare per l’inserzione

della troclea (anello fibrocartilagineo che fa da puleggia per il muscolo obliquo superiore)

Tra tetto e parete laterale vi è la fessura orbitaria superiore, da cui passano i 3 rami del nervo oftalmico, la

prima branca del trigemino, i nervi trocleare, abducente ed oculomotore.

La parete laterale è formata dall’osso zigomatico e dalla faccia orbitaria della grande ala dello

- sfenoide

La parete mediale è fatta dall’osso lacrimale in avanti, dalla lamina papiracea dell’etmoide indietro,

- dal processo frontale del mascellare e dalla faccia laterale del corpo dello sfenoide. Presenta in avanti

la fossa del sacco lacrimale, delimitata dalle due creste laterali anteriore e posteriore – comunica con

il meato inferiore per mezzo del canale nasolacrimale

Il pavimento è dato dalla faccia orbitaria del mascellare, dal processo orbitario del palatino, dalla

- fessura orbitaria inferiore (che si continua con la doccia che forma il canale infraorbitario, che si apre

sul mascellare con il foro omonimo)

Apice, tra le due radici della piccola ala dello sfenoide, presenta il foro ottico per il nervo ottico e

- l’arteria oftalmica

Periorbita: periostio che la riveste

tessuto adiposo che riveste gli spazi della cavità orbitaria tra periostio e gli

Corpo adiposo dell’orbita:

organi. Ha la funzione di sostenere tali organi (muscoli, nervo ottico e fascia del bulbo) e il bulbo oculare

stesso tessuto connettivo applicato alla superficie esterna del bulbo

Fascia del bulbo (capsula di Tenone):

oculare. Presso il contorno dell’orbita si distacca dall’osso e si dirige verso l’orlo sclerocorneale come tendine

di arresto. Al limbus riveste i muscoli retti e prosegue fino a connettersi con la guaina durale del nervo ottico.

Estrinseci (retti e obliqui) + muscolo elevatore della palpebra superiore

Muscoli:

I muscoli retti originano presso l’apice dell’orbita da un tendine comune nastriforme che circoscrive il foro

ottico, l’anello tendineo di Zinn – attraversato dal nervo ottico, dall’arteria oftalmica, dal nervo oculomotore,

nasociliare, abducente e dalla vena oftalmica superiore

1. Muscolo retto superiore – dall’anello tendineo, passa sotto l’elevatore della palpebra e si inserisce

obliquamente sulla sclera. È innervato dall’oculomotore contraendosi eleva, adduce e ruota

medialmente il bulbo

2. Muscolo retto mediale – il più robusto, dall’anello si inserisce a pochi millimetri dal limbus, sulla

sclera. È innervato dall’oculomotore contraendosi sposta medialmente il polo anteriore

dell’occhio

3. Muscolo retto inferiore – dall’anello si porta sulla superficie inferiore della sclera, innervato

dall’oculomotore contraendosi abbassa il polo anteriore del globo e lo ruota medialmente


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico)
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale78420 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Familiari Giuseppe.

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