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Interpretare lo sviluppo

Capitolo 1: Il percorso dello sviluppo

Antropologia dello sviluppo: una premessa teorica

Lo sviluppo implica necessariamente un punto di partenza come termine di paragone, come modello di riferimento. Se consideriamo le società primitive appare evidente che le teorie classiche di riferimento siano evoluzionismo e diffusionismo. Si pensi al passaggio dall’orda primordiale, promiscua priva di strutture elementari di qualsivoglia genere, alle prime formazioni fondate sui vincoli di appartenenza, su legami sessuali e su complesse dinamiche parentali matrimoniali, stabilite fra maschi e femmine di tribù o clan diversi.

Le alleanze tra gruppi costituiscono le fondamenta di una organizzazione sociale: la formazione di gens/clan riunite in tribù, dà vita alle prime forme di organizzazione politica. E queste forme di organizzazione politica si sono manifestate sostanzialmente in due differenti modalità:

  • Equilibrate strategie di collaborazione e scambi commerciali legati a vincoli matrimoniali
  • Potenziamento di risorse e forze umane, nel tentativo di espansione e dominio, allo scopo di acquisire materie prime, beni e uomini/schiavi

È chiaro che, nel tempo, la capacità dinamica dei gruppi umani si è andata moltiplicando fino ad assumere quell’assetto economico-politico ancora oggi presente. Ruolo mantenuto, fino al famoso discorso di Truman che, nel gennaio 1949 attribuì ai “paesi avanzati” il compito di elaborare programmi di aiuto tecnico per i “paesi in via di sviluppo”, in modo che questi potessero raggiungere un più adeguato livello economico e di vita. Lungo è stato il cammino della storia dei rapporti fra paesi e nazioni.

La parentela

Lo studio della parentela apre la strada alla conoscenza degli aspetti culturali e sociali delle popolazioni. Non si può parlare di parentela se non quando siano presenti almeno due condizioni: il legame è connesso ad una relazione sociale relativamente stabile e il legame deve inoltre permettere al soggetto di collocarsi simbolicamente nell’ambito dei relativi gruppi di appartenenza relazionandosi ad altri gruppi presenti. Ne consegue che, nonostante le fondamenta della parentela siano di carattere biologico, questa costituisce un fenomeno sociale.

Morgan (1818-1881) – antropologo statunitense. A partire dai suoi studi, la parentela si è inserita come campo privilegiato di ricerca negli studi antropologici. Egli basa il suo studio delle parentele su tre assunti:

  • Le parentele costituiscono dei sistemi
  • Rientrano in alcune categorie fondamentali
  • Tali categorie sono rintracciabili in realtà territoriali anche lontanissime

E trova una conferma alla sua teoria con una ricerca diretta fra le popolazioni americane e una più ampia, tramite un questionario spedito in varie parti del mondo. La distinzione applicata da Morgan implica due diversi livelli di società, la prima con una organizzazione sociale basata su rapporti diretti di parentela, l’altra su rapporti di tipo “politico”. Nel primo modello di società, e in particolare Morgan si rifaceva al caso degli Irochesi, i parenti in linea collaterale, consanguinei, non venivano distinti da quelli in linea diretta: in tal caso padre e zio non sono distinti, ma uniti nel termine di padre. Il sistema classificatorio non trova oggi una sua individuazione relazionale. Ad esempio in quasi tutte le lingue la parola zio si riferisce allo zio materno, paterno, al marito di una sorella del padre o della madre e viceversa. Eppure la validità di tale sistema permane per una definizione globale che permette di identificare gens, clan, tribù, ancora oggi.

Nei sistemi di parentela di società più avanzate, come la società europea, il sistema distingue i parenti in linea diretta da quelli in linea collaterale. La comparsa della società politica all’interno della quale i rapporti di parentela tendevano a perdere la loro funzione dominante a vantaggio dei rapporti fondati sul consenso e sulla territorialità, è secondo Morgan indissociabile dalla comparsa dei diritti di proprietà sulla terra. Con la civiltà, infatti, non solo la protezione della legge e dello stato sarebbe venuta a sostituire quella protezione fornita dal gruppo dei parenti, ma con ben maggiore efficacia i diritti di proprietà avrebbero influenzato il sistema delle relazioni (tra gli individui). E infatti, è proprio la connessione fra parentela e proprietà che segna il passaggio evolutivo delle società.

Lévi-Strauss (1908-2009) – individua nell’esogamia un meccanismo per instaurare relazioni di cooperazione e alleanze fra gruppi diversi. I sistemi elementari di scambio matrimoniale indicano con quali persone e appartenenti a quali gruppi è vietata, e con quali è privilegiata l’unione matrimoniale; in modo diverso i sistemi complessi sono quelli nei quali le norme si limitano a vietare determinate categorie di individui. Ogni modello di organizzazione sociale che è legato ai rapporti di alleanze matrimoniali, tende a garantire un equilibrato e proficuo mantenimento dei beni e delle proprietà.

L’atomo di parentela rappresenta l’unità minima parentale ed è formato da: una donna, il figlio maschio, il fratello della donna, il marito della donna. Dalle combinazioni di questo atomo discendono differenti modelli relazionali. L’atomo di parentela assume anche la funzione di elemento primario di alleanza tra gruppi e di fondamentale principio esogamico. La riflessione straussiana sulla esogamia, e sulla proibizione dell’incesto si incentra in primo luogo sulla critica di alcune asserzioni di altri autori. Queste asserzioni si riferivano alle conseguenze negative di unione fra consanguinei, sul piano fisico e psicologico, e sulla repulsione innata che una tale unione provocherebbe. Ritenendo entrambe le causali prive di fondamento in quanto non dimostrabile la prima e non convalidabile la seconda, perché, se la repulsione all’incesto fosse innata, non ne sarebbe necessaria la proibizione, Lévi-Strauss si sforza di dimostrare che il divieto di incesto risiede in primo luogo in una regola di scambio. Infatti non si rinuncia a una figlia o a una sorella se non a condizione che il proprio vicino vi rinunci a sua volta. I sistemi parentali sono dunque sistemi simbolici.

Vi è un collegamento in tal modo al pensiero di Mauss sul dono. Come Mauss aveva dimostrato, la reciprocità del dono, cioè lo scambio simbolico, fosse l’essenza stessa della vita sociale, il sistema di parentela è un prodotto culturale, ma le trasformazioni culturali che tale sistema subisce nel tempo sono assimilabili a quelle trasformazioni evolutive, tecniche e tecnologiche che incidono sulle realtà territoriali e determinano lo sviluppo. Lo sviluppo infatti non è un semplice fatto, legato ai fattori economici, ma è un fatto totale modellato dai fattori culturali che ne delimitano i contorni e le modalità evolutive, e che influiscono sull’assetto organizzativo della società. È su questo indirizzo di pensiero che si muove oggi una corrente antropologica cosiddetta dello “scambio sociale”. Secondo il concetto di scambio le strutture sociali si determinano come un processo interattivo che trae origine da una serie di transizioni delle quali i rapporti di potere, le posizioni gerarchiche e gli scambi matrimoniali sono elementi costitutivi. Lo scambio richiede da un lato reciprocità, e dall’altro differenza, che risulta poco proponibile se i vantaggi si accumulano soltanto in una direzione, e perde d’interesse se non vi sono differenze in grado di essere sfruttate.

Una parte del pensiero economico, da Smith in poi, concorda nel considerare che una società funziona quando ognuno persegue il proprio interesse. Se c’è qualcuno che dona per creare le basi di una convivenza non siamo certo noi occidentali, razionali ed utilitaristi.

La proprietà fra economia e cultura

Dalla proprietà privata derivano le conseguenze economiche e territoriali che ancora oggi sono le fondamenta dei complessi rapporti fra Stati e di quella articolata realtà che chiamiamo tarda modernità. L’elemento della specializzazione della politica non affiora fino a quando l’affermarsi di una organizzazione primitiva, resa necessaria dalla stanzialità, dalla coltivazione di piante ed all’allevamento di animali non consente la nozione di surplus che porta alla urbanizzazione e alla formazione della proprietà privata: primo passo verso la modernizzazione.

Paradossalmente il pensiero antropologico accomuna la civiltà a situazioni di crisi tali da implicare un rischio da sviluppo. Non a caso Freud diceva che per il primitivo è facile essere sano, mentre per l’uomo civilizzato è un compito difficile. Nel passaggio dallo stadio nomade a quello sedentario, il processo di cambiamento sociale implica dunque un cambiamento culturale e un rilassamento dei costumi che, paradossalmente, non giova alla prosperità della società.

Non a caso, sei secoli dopo Durkheim, vede nello sviluppo della civiltà una forte coesione sociale, ma non può disconoscere l’alto rischio di anomia che pervade le società complesse con strutture urbane moderne, alta densità di popolazione, e frammentazione e specializzazione del lavoro. Il passaggio da società ad economia di caccia-raccolta, a società ad economia agricola, muta non solo le abitudini di vita, ma anche le regole legate alla proprietà, dando vita ad una prevalenza del pensiero economico che spesso inficia i valori culturali delle società stesse.

Seguendo il pensiero di Lévi-Strauss le società semplici non sono tali perché meno articolate nella composizione e nelle relative componenti, basti pensare alla molteplice varietà dei legami parentali per averne una conferma. Sono società più semplici alla comprensione perché mancano in esse quegli elementi dell’azione e del comportamento che paiono rendere vana e spesso irrazionale la conoscenza di quelle società. Il tema dell’economia rappresenta uno dei temi classificatori di questa affermazione.

L’etnologo Thurnwald parla di un processo globale dell’economia nelle società semplici. Non è mai diretto ad un fine personale, ma entra in un comportamento generale legato ad una serie di connessioni psicosociali e religiose. Pertanto noi non dobbiamo arrogarci il diritto di voler comprendere lo spirito economico primitivo impiegando dei concetti che sono tratti dalla nostra esperienza e dal nostro modo di pensare. Noi saremmo in grado di valutarlo solo immedesimandoci nei ragionamenti e nei comportamenti che si fondano su presupposti del tutto diversi dai nostri. L’insegnamento che ne deriva porta con sé una serie di riflessioni relative alla formulazione di ragionevoli dubbi sulle proposte offerte a popoli altri derivate da un’economia avanzata che, mutando i rapporti e le relazioni culturali, rischia di arrecare problematiche in luogo di trovare soluzioni, e lega la proprietà ad una personale e individuale gestione della stessa.

Per lo storico dell’economia Polanyi la conformazione istituzionale delle economie si presenta con modalità differenti, secondo le differenti culture che sono la rappresentazione della organizzazione sociale e politica della società.

Franz Boas, ricercatore e studioso della realtà etniche dei popoli americani, delle coste del Nord, si pone la domanda sul perché nazioni e tribù del mondo siano diverse, e come abbiano preso forma le differenze. Lo studio delle sequenze culturali ed evolutive delle società è un meccanismo per tenere a freno la tendenza esagerata a sopravvalutare il punto di vista proprio di ciascun periodo che si tende sempre a considerare come la realizzazione degli ultimi stadi dell’evoluzione. Per concludere possiamo affermare che la proprietà ha rappresentato simbolicamente il passaggio da società tradizionali, ad economia primitiva, verso società moderne, capitalistiche e complesse, e ha indicato un percorso di forti mutamenti culturali.

Sviluppo umano e neoevoluzionismo

La storia dello sviluppo incide sulle modalità nelle quali lo sviluppo si attua, e costituisce forme culturali differenti, in una perfetta sintesi fra tradizione e mutamento. È l’uomo stesso, nella composizione del corpo e della mente un modello armonico di sviluppo. La teoria evolutiva degli esseri viventi già prospettata nel 16º secolo da un pensatore italiano originario della Puglia, Tannini, trovò la sua conferma nelle opere di Darwin. Lo scorrere del tempo incide sui caratteri fisici dell’uomo, così come per ogni specie vivente, e mutando la posizione la forma del corpo muta, al tempo stesso, la struttura psichica muta, segnando le tappe di una evoluzione individuale. Al tempo stesso, in una contemporanea e paradossale reciprocità l’influenza del sociale opera sulla evoluzione biologica e psichica dell’uomo.

Si tratta di capire quanto sia il nostro ambiente ad influire sulle fasi dello sviluppo e di interpretarne cause ed effetti. Il fattore ambientale incide profondamente sul fattore razziale e sulle differenze genetiche e sessuali. Vi sono popolazioni estremamente longeve, popoli che, nonostante il progresso raggiunto, anche in campo medico, sono minati da una realtà socio-culturale che ne distrugge le capacità individuali, le emozioni naturali e la psiche stessa. Ma rimane l’interrogativo relativo alle variabili comunità/società, cultura/civiltà.

Spencer (1820-1903) – secondo la sua teoria vi è una analogia fra le trasformazioni del corpo umano e quelle del corpo sociale. L’evoluzione è un processo che riguarda sia la materia organica che quella inorganica, sia il singolo che la collettività. La società, come l’animale, è un corpo vivente. E infatti per Spencer ogni ambito dell’esistenza segue un andamento evoluzionista, per giungere ad una composizione organica sempre più progredita. Ciò avviene in campo biologico, tramite un progressivo adattamento degli organismi dell’ambiente; in campo psicologico, dove le facoltà intellettive divengono sempre più complesse; e lo sviluppo delle società e dei regimi politici seguono lo stesso andamento. Ma permane il dubbio sulla validità di tali assunti. Nessuna legge naturale prevede che un villaggio debba diventare per forza una grande città.

Parsons (1902-1979) - seguendo la corrente del neoevoluzionismo funzionale, osserva che lo studio comparato delle società esige necessariamente un giudizio di valore e utilizza uno strumento interpretativo di tipo evoluzionistico legato al suo ben noto schema AGIL, nel quale adattamento, raggiungimento dei fini, integrazione e latenza rappresentano gli elementi della organizzazione sociale che va dal modello più semplice al più complesso. Il criterio è il seguente: una società è più avanzata nella misura in cui la sua organizzazione sociale manifesta una maggiore capacità di adattamento generalizzato.

Le proposizioni parsoniane si avvalgono della certezza che alcune società siano più avanzate di altre. Teoria non molto lontana dalla posizione durkeimiana e basata anche questa sul mutamento dei legami parentali che trascina con sé un mutamento più generale legato alla struttura magico-religiosa, quindi economica, quindi politica delle diverse società. Parsons identifica le società primitive, da quelle intermedie e da quelle moderne. Ma distingue anche una casistica particolare: quella delle società vivaio che nel tempo, pure rivestendo tutte le caratteristiche di società influenti e di particolare ricchezza culturale, o non sono sopravvissute, o non hanno mantenuto la medesima influenza.

Questo dimostra che il criterio valoriale che oggi si adotta non è una risposta alla varietà di modelli sociali che si propongono alla conoscenza. Il criterio dicotomico che vede paesi sviluppati, o ad economia avanzata, e paesi in via di sviluppo o arretrati, non è accettabile perché offre una valutazione nella quale il riferimento è già valorialmente formato a priori.

L’idea di sviluppo

La genesi dell’idea di sviluppo si trova secondo Tenbruck già nell’humus del cristianesimo, nella prospettiva di un mondo unico come comunità di sviluppo. Questa prospettiva non ebbe seguito, se non in una autoaffermazione di alcuni popoli rispetto ad altri. L’illuminismo francese fornì, a sua volta, il concetto chiave del progresso che alla storia consegnò lo sviluppo dell’umanità da una condizione primitiva ad una armonica civilizzazione. Ma la visione religiosa, filosofica, utopica dello sviluppo si arresta di fronte al materialismo economico sempre più dominante. In una visione pragmatica e non più teorica, sviluppo diventa quasi automaticamente sinonimo di sviluppo economico, i cui protagonisti sono l’Occidente e la Rivoluzione industriale.

L’espansione economica e tecnica che a questa si accompagnò nel corso del 18º secolo oltre a favorire la crescita, a incrementare il progresso scientifico, a garantire una maggiore longevità della popolazione e un più diffuso benessere, portò con sé una rapida mutazione nell’ambito dei paesi del continente europeo e del nuovo continente, raggiunto dagli emigranti inglesi. Proprio in quel periodo i tre quarti dell’umanità subivano gli effetti indiretti dello sviluppo industriale, soprattutto a causa della colonizzazione estesa al Terzo Mondo. La colonizzazione si traduce in sottosviluppo. Questa condizione segna l’arretratezza del livello di vita di popolazioni non influenzate positivamente dallo sviluppo economico globale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Ruini Maria.
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