Antropologia religiosa e media 05-10 LEZ 1
Approccio laico al tema del religioso
Affrontare il tema del religioso in modo laico, da studiosi, senza subito entrare nel tema della fede o dei credenti e non credenti. Il contenuto del corso cerca di mostrare che il religioso appartiene alla natura dell’uomo in quanto tale, non a una sua scelta. Il religioso come un modo d’essere dell’uomo (Heidegger) insieme ad un’altra dimensione sempre relativa all’uomo, la dimensione artistica-estetica. La tesi di questo corso è dimostrare come il religioso e l’artistico-estetico appartengono alla natura dell’uomo, non alla scelta di alcuni uomini.
Religiosità universale
Non tutti sono credenti, né artisti ma tutti sono religiosi e tutti gli uomini hanno una dimensione estetica, sono tutti degli artisti. Esempio: gli uomini sono dei viventi e si devono nutrire come fanno gli animali, ma ad un certo punto noi apparecchiamo la tavola, noi ci vestiamo e copriamo perché non abbiamo una corazza o una pelliccia, però nel momento in cui ci vestiamo cerchiamo di intonare i colori; senza essere un artista c’è una dimensione artistica nel vivere dell’uomo.
Religiosità e religione
Una delle distinzioni fondamentali del corso è la distinzione tra religiosità e religione. La religiosità è di tutti gli uomini, la religione è solo di alcuni uomini. C’è una religiosità senza religione, una religiosità che precede la religione. Si vede la religiosità come struttura fondamentale dell’umano.
Antropologia religiosa e media
Il legame del religioso con l’antropologico; vedere come i media trattano il religioso e come i media utilizzano il religioso (esempio: la pubblicità è piena di riferimenti religiosi). Non è importante affermare o negare l’esistenza di Dio, potrebbe essere tutta una grande illusione, ma questa illusione è costitutiva dell’umano. Potrebbe finire tutto, ma anche se finirà tutto quest’uomo che finirà è un essere religioso, ha sempre un’apertura ad un aldilà.
Il ruolo permanente del religioso
L’uomo e il religioso procedono insieme. Il 95% degli uomini ha una religione, crede in qualcosa, fa delle cose, partecipa a delle feste. Antigone “Molte sono le cose strane nel Versetto del Coro nell’Antigone di Sofocle mondo ma nulla è più strano/terribile/stupefacente dell’uomo”. L’uomo fa delle cose inconcepibili, alcuni scelgono di fare il digiuno, altri di fare un voto di castità. L’umano è folle.
Antropologia religiosa e media 06-10 LEZ 2
Religioso e artistico come tratti strutturali
Il religioso, come anche l’arte, costituisce un tratto strutturale dell’umano, non un tratto accidentale. L’uomo si costituisce come uomo in riferimento a una dimensione religiosa ed artistica. Tesi: Non è possibile pensare l’uomo senza il religioso e l’artistico.
Legge della doppia nascita
Legge della doppia nascita: si viene alla vita senza deciderlo, ma non si diventa uomini senza deciderlo. Nessuno di noi ha deciso di nascere, esistere, nascere in questa epoca, città, con questi genitori, quindi c’è una dimensione di totale passività. In un’epoca dove “non esiste l’impossibile”, “puoi fare ciò che vuoi”, si trascura che la nostra dimensione è segnata da una totale passività; non abbiamo deciso di venire alla vita, però non siamo riducibili a questa passività, perché l’uomo poi è chiamato a diventare uomo. L’essere uomini, l’umanità non è un dato di natura, ma è qualcosa che implica delle scelte, decisioni.
Scelte e dimensioni artistiche e religiose
Nelle fiabe Cappuccetto Rosso per diventare adulta deve passare attraverso il bosco, che è fatto di prove, decisioni, pericoli = la nostra vita; noi diventiamo attraverso delle scelte, delle prove, degli sbagli. Questo diventare uomini si accompagna sempre con la dimensione religiosa e con la dimensione artistica. Noi deriviamo dalle scimmie, però nell’evoluzione ci sono dei “salti evolutivi”, quando inizia a formarsi l’ominide inizia a fare delle cose che non sono più ritrovabili nello scimpanzé. Questo comportamento diverso di un ominide, che non è più solo una scimmia ma è diverso, ha a che fare con il religioso e con l’artistico. Non si diventa o non si cerca di diventare uomini al di fuori di questa dimensione religiosa ed estetica.
Coscienza di mortalità e angoscia
L’uomo prende coscienza di essere finito, mortale. Questa presa di coscienza, che ci distingue dallo scimpanzé o dagli altri animali, si accompagna con un evidente tasso di angoscia. L’uomo prende coscienza di non essere eterno. L’angoscia è data soprattutto dal fatto che so certamente che morirò ma non so quando morirò. Il tema dell’angoscia è al centro della riflessione di Heidegger che distingue la paura dall’angoscia, dicendo che la paura è sempre paura rispetto a qualcosa, e da questo punto di vista la possiamo trovare anche nel mondo animale: la paura rispetto al predatore, rispetto all’incendio delle foreste; l’angoscia è in relazione a niente, è l’angoscia rispetto al fatto di sapersi finiti. L’uomo è un essere che è afflitto da un’angoscia che non è riducibile alla semplice paura, c’è qualcosa di molto più profondo, che emerge in alcune depressioni definite il ‘male di vivere’.
Proiezione e religione
Questa grande interpretazione, che è costante, dice che di fronte all’angoscia della morte la psiche umana, il più delle volte, involontariamente, reagisce proiettando la vita dell’uomo in un aldilà finto, fantastico, immaginario, non reale da un certo punto di vista, però reale perché è attraverso questa proiezione che l’uomo può vivere senza angoscia: la religione e il religioso sarebbe il frutto di una contromossa psichica per poter superare l’angoscia della morte. Gli uomini si son creati l’idea che c’è un aldilà dove si vedranno i propri cari e si continuerà a vivere.
Religioso e identità umana
Io, che sono sempre qui, situato in un momento della storia, in un luogo o in un corpo, proietto qualcosa in un là (che non esiste secondo questa interpretazione) per poter vivere qui. L’umano si formerebbe come tale qua, e questo uomo già formato, strutturato, proietta in una sovrastruttura (terminologia Marxista). L’essenza del cristianesimo. Secondo Feuerbach ne la religione, il cristianesimo, è la proiezione in un aldilà dei caratteri che sono al di qua.
Illusione e sopportare la vita
Il futuro di un’illusione, Freud dice ne rispetto l’idea di giustizia, che noi facciamo esperienza nella nostra vita della continua ingiustizia e quindi proiettiamo nell’aldilà l’idea di un momento in cui invece la giustizia trionferà. L’uomo crea l’aldilà per poter avere un punto dove la giustizia finalmente sarà realizzata, la religione è ciò che mi permette di sopportare la vita. Freud dice che la religione non finirà mai, è un’illusione che ci permette di vivere, l’aldilà è creato dall’uomo per vivere l’aldiqua. Senza questa proiezione dell’aldilà, l’aldiqua sarebbe troppo angoscioso.
Religione e condizioni di vita
Questa interpretazione prende sul serio l’angoscia umana. Noi viviamo in un mondo di gente che continua a ridere, un mondo finto. Ma la condizione umana è caratterizzata da un’angoscia irriducibile, qualcosa di profondo e di serio che è legato alla presa di coscienza. Ci sono alcune analisi sociologiche che dimostrano come l’adesione a una religione è più diffusa laddove le condizioni di vita sono precarie, la fame, la povertà, le epidemie, lì c’è più religione; mentre laddove le condizioni di vita sono buone dal punto di vista sanitario, economico, la gente tende ad abbandonare l’idea della religione.
Scienza e religione
Alcuni hanno dimostrato che la scienza esatta, come la intendiamo noi, della corrente elettrica, della medicina, chimica, fisica, ottiene uno slancio potentissimo quando difronte alla peste ci si accorge che la religione non può fare niente, e quando ci si accorge di questo si abbandona in qualche modo l’adesione alla religione e si aderisce alla scienza, che è l’unica che difronte le malattie ed epidemie ti può aiutare. Neanche la scienza però toglie l’angoscia della morte, ma la scienza ti aiuta a vivere, infatti una delle giustificazioni dell’eutanasia è che finché si può vivere bene (grazie anche alla scienza che mi aiuta a vivere), non ho più bisogno di proiettare in un aldilà, perché ciò che mi aiuta a vivere aldiquà è la scienza. Nel momento in cui arrivo al punto ultimo in cui neanche la scienza mi può aiutare, difronte la morte, io mi uccido. Non ho più bisogno della religione che non serve a niente, perché non ho più bisogno di proiettare, perché la scienza mi aiuta senza portarmi in un aldilà, la scienza mi aiuta nell’aldiquà. Arriva un punto in cui molti dicono evito la sofferenza della malattia, appena so che sono malato e incurabile. Mentre prima si cercava di rendere sopportabile la sofferenza pensando nell’aldilà, oggi elimino la sofferenza prima che essa venga.
Logica della proiezione
Logica della proiezione: noi siamo sempre in un qui, ma l’uomo proietta in un là per poter vivere il qui. Quando Marx parla della religione come l’oppio dei popoli dice esattamente questo: è attraverso la droga, l’oppio, che il popolo, che vive in condizioni di lavoro durissime (quando Marx elabora la sua teoria, nelle fabbriche, in particolar modo in quelle inglesi, si lavorava 12/14 ore compresi i bambini di 8 anni: condizioni di sofferenza, morti precoci, dura vita), abbiamo bisogno di Dio che è l’oppio che mi permette di vivere.
Religioso e definizione dell'uomo
La proiezione in un là serve all’uomo per vivere aldiquà. Il religioso (non la religione) interviene nella definizione dell’uomo, non è più sovrastrutturale, ma è strutturale. L’uomo è uomo perché è sempre in rapporto con un aldilà, non c’è un qui già formato che decide di andare aldilà, ma l’aldilà interviene nella definizione del qui. Il qui è umano perché dentro, nella sua carne, c’è il riferimento al là. Non c’è un qui formato, strutturato, che in un secondo tempo proietta in una sovrastruttura, ma l’umano si costituisce immediatamente come umano nel riferimento all’aldilà. L’aldilà è strutturale dell’essere umano.
Esistenza e umanità
Non è detto che l’aldilà esiste. Il qui è umano. Questo mondo diventa umano nel momento in cui va aldilà del mondo. L’aldilà del mondo diventa costitutivo del mondo umano. Il religioso è strutturale, non più sovrastrutturale. Differenza tra il mondo dell’animale e il mondo dell’uomo. Siamo entrambi animali, facciamo sostanzialmente le stesse cose: nasciamo, moriamo, ci nutriamo, ci ammaliamo, abbiamo bisogno tutti un certo ambiente per vivere, ma il nostro modo di vivere, il nostro modo d’essere dell’uomo, è molto simile ma è diverso dal modo d’essere dell’animale. Questa diversità è caratterizzata dalla dimensione religiosa ed estetica.
Ipotesi sul religioso
- Ipotesi 1: Il religioso è sovrastrutturale
- Ipotesi 2: Il religioso è strutturale: se si potesse togliere dall’uomo il religioso e l’artistico l’uomo non sarebbe più uomo. Da questo punto di vista non è più Dio un bisogno dell’uomo (che vuol dire che c’è l’uomo, formato, che decide di avere un Dio), ma Dio interviene nell’identità dell’uomo, interviene nella costituzione dell’umanità, il modo d’essere dell’uomo è esclusivo, unico (solo l’uomo fa delle cose terribili, perché l’uomo è abitato da una religiosità ed è abitato da un’esteticità).
Modi di essere
- Esistente (sasso, montagna): il modo di essere dell’esistente è lo stare in sé, all’interno della sua forma, intimamente in sé, gloriosamente in sé, l’esistente è ciò che sta, è lì.
- Vivente (gatto): il vivente è un esistente con qualcosa in più. Il gatto esiste come il sasso, ma il suo modo d’essere del vivente non è riducibile al modo d’essere dell’esistente.
- Umano (uomo): l’umano è un vivente ed un esistente, ma ha un modo d’essere che non si riduce a quello del vivente, è un vivente particolare (es. il digiuno: l’uomo sceglie di digiunare quando ha fame, o sceglie di mangiare anche quando non ha fame).
Inquietudine dell'essere umano
Alcuni sostengono che l’uomo è un vivente un po' più complicato, che l’uomo obbedisce alle stesse leggi degli animali, ma in realtà c’è uno scarto, c’è qualcosa di differente, ed è qualcosa di inquietante: “Molte sono le cose strane, ma nulla è più strano dell’uomo.” Nulla è più inquietante dell’uomo. Inquieto= non può mai stare qui, fuori dal qui, l’uomo è sempre qui e non è mai sempre solo qui, è nei suoi sogni, fantasie, paure. Inquieto è la parola che definisce l’uomo. Genesi 3-9. Dopo che Adamo mangia la mela Dio chiede “Dove sei Adamo?” Adamo risponde “Mi sono nascosto perché mi sono vergognato, sono nudo e ho avuto paura”, non è più in un posto fisico ma è nella paura.
Passaggio drammatico e trasgressioni
“Dove sei?” domanda fondamentale che Dio fa all’uomo; a volte ti fai film, pensi ad altro. Passaggio drammatico: In che senso l’uomo che è un vivente non obbedisce come tutti i viventi alle ‘leggi della semplice/nuda vita’? trasgrediamo queste leggi in alcuni casi fino a morire (anoressia). Si dice che l’autoconservazione sia una legge della vita, che ognuno cerca di permanere nell’esistenza, ma ci sono alcuni uomini che invece rinunciano all’esistenza, strano.
Essere e persistenza
Il modo di essere dell’esistente è lo stare in sé, all’interno della sua forma, intimamente in sé, gloriosamente in sé, l’esistente è ciò che sta, è lì. Lo stare, l’esistere, il consistere, il persistere. Lo ‘stare in sé’, il sasso sta lì, se ne sta nella sua sassità, nella sua forma di sasso. Le cose stanno, il mare sta anche se si muove.
Esperienza tragica e mistica
Gli uomini hanno sempre vissuto in modo tragico quando quello che sta non sta più: il maremoto, il mare sta lì e talvolta non sta lì, esce dai suoi confini; il terremoto: la cosa più stabile che c’è, la terra; l’apocalisse è immaginata con le stelle che cadono e nel dire questo si dà valore al fatto che la stella sta in sé, nel suo confine, nella sua forma – Eidos - la cosa ha una sua dignità, la dignità dell’esistente non è data dalla grandezza. All’origine dell’intuizione di Parmenide l’essere è.
Intuizione filosofica e arte
Einstein arriva a dimostrare che la materia è energia, i filosofi lo avevano già capito, c’è una forza che ti fa stare in sé. Gli antichi egiziani inventano la mummia perché l’esperienza più tragica e quotidiana del non stare è la morte. Il cadavere non sta più in piedi e gli egiziani hanno fatto la mummia per continuare a farlo stare in piedi, a stare ciò che non sta più.
Essere e misticismo
L’etimologia della parola “essere” vuol dire stare in piedi, consistere, stare, l’essere è e non può non essere. Il sasso non è contemporaneamente il sasso e l’albero, il sasso è il sasso, io posso distruggerlo e renderlo polvere. Quello che ha colpito l’uomo, parlando del terremoto, è che ciò che sta ad un certo punto non sta più. Si parla di esperienza mistica, il mistico si dice colui che entra nella cosa, diventa tutt’uno con la cosa. Fa l’esperienza di una intimità in sé, persistere, consistere, esistere in modo glorioso.
Esperienza estetica
Esperienza estetica: Cézanne si ferma a contemplare la rotondità della mela, l’artista non mangia la mela, ne coglie la sua gloria, la sua intimità. Un autore francese, Antonin Artaud, passa 9 anni in manicomio, nel chiuso, quando esce va a una mostra di Van Gogh ed esplode per i colori, le luci, e scrive un libro con riflessioni sulla visita che ha fatto, e scrive “prima di Van Gogh il girasole vero era quello nei campi, dopo Van Gogh il girasole nei campi è una copia di quello dipinto”.
Essenza e arte
L’arte è una mimesi, copia la realtà, ma Artaud è come se dicesse che Van Gogh avesse colto l’essere girasole del girasole, l’intimità del girasole, l’essenza. “Essence” in francese è la benzina, perché è l’ultimo estratto del petrolio, che ha tante cose dentro, e la benzina è quella più pura.
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