Antropologia culturale
L'antropologia è lo studio dell'uomo, l'antropologia si occupa degli uomini in relazione al contesto culturale, storico e ambientale in cui essi vivono. L'antropologia nasce per far conoscere il massimo numero dei modi di vivere possibili. L'antropologia non è più solo uno sguardo dell'occidente sugli altri, nel tempo l'antropologia è arrivata ad occuparsi di eventi e modi culturali vicini. Non è necessario incontrarsi di persona, è anche sufficiente attraverso piattaforme digitali. L'antropologia con lo sguardo sull'uomo in un contesto studia le diversità. Nel tempo la parola diversità avrà connotazioni molto varie.
Diversità e differenze
Ulf Hannerz (antropologo contemporaneo svedese): "La diversità è il nostro mestiere". Le tre grandi differenze:
- Genere (sessismo) -> maschio/femmina
- Etnia (etnocentrismo) -> etnia e questione della razza
- Specie (specismo) -> relazione uomo ed altre specie
Le parole tra parentesi ci portano a una lettura delle differenze lette in termini di gerarchia, di superiorità ed inferiorità.
Il nostro agire
"Il nostro agire", questo è uno strumento per analizzare la specie umana esistente sul pianeta. Questo schema ci fa comprendere l'agire dell'uomo nei diversi contesti.
- Piano ontologico: Weber in un suo schema appoggia (non ideati da lui) gli orientamenti ultimi all’agire che sono quei principi non negoziabili (sono di riferimento fondamentale per l’uomo, sono criteri di orientamento ex. religione, la concezione di vita e morte).
- Piano normativo (norme da rispettare) è diviso a sua volta in due parti:
- Leggi istituzionali: ogni essere umano dal momento in cui viene al mondo avrà il legame con una cittadinanza che lo vincola con doveri e norme del paese.
- Le regole, le consuetudini, le norme tradizionali: che ognuno di noi rispetta per appartenere a una famiglia, a una comunità universitaria, a una fede religiosa ecc.
- Piano delle pratiche: azioni che si fanno dalla mattina alla sera -> azioni del quotidiano, stile di vita, come ci vestiamo, cosa mangiamo, come ci comportiamo.
Tutti dobbiamo ricordare che per comprendere il piano delle pratiche in maniera corretta dovremo sempre risalire al piano ontologico e normativo per arrivare alla conoscenza di ciò che incontriamo. Molto spesso le pratiche sono diverse anche se la parola è la stessa, ma può avere dei significati diversi nelle diverse culture.
La parola "povero" -> noi usiamo questa parola così come viene usata quella parola nell'Africa Subsariana. Se deve tradurre questa parola so che per noi significa "mancanza dal punto di vista economico", in Africa, invece, è una mancanza di relazioni -> da loro una persona ricca è una persona con una famiglia, con figli e che ha relazione con molte persone. Il linguaggio non verbale è diverso in base ai diversi linguaggi culturali e per noi può "essere maleducazione" o "un errore / sentirsi in colpa" quando invece in altre comunità non guardare significa "avere rispetto".
L'antropologia è interessata non al singolo individuo, ma a gruppi o comunità -> relazioni instaurate anche con il loro ambiente, oltre che tra i diversi individui. In antropologia, diversamente dal linguaggio comune, parlando di cultura non si intendono soltanto gli alti prodotti del lavoro intellettuale, come l'arte, la letteratura e così via; si intende piuttosto il complesso degli elementi non biologici attraverso i quali i gruppi umani si adattano all’ambiente e organizzano la loro vita sociale.
Definizione di cultura secondo Tylor
Tylor sostiene che "la cultura è quell’insieme che include conoscenze, credenza, arte, morale, legge, costume e ogni capacità e usanza acquisita dall’uomo come appartenente ad una società". È, dunque, importante perché con questa definizione si arriva a dire che tutti gli uomini sono culturalmente connotati, non solo quelli dotti come invece si pensava prima (bianchi, uomini e altolocati/dotti).
Nel 1871, c’erano una serie di teorie e credenze legate alla questione della razza. La lingua è cultura perché hanno un legame fortissimo. Fanno parte, ad esempio, della cultura gli attrezzi e le tecniche del lavoro, le istituzioni sociali, le forme della parentela, il linguaggio e i modi della comunicazione, le conoscenze, i valori e le credenze, i gesti e le più piccole pratiche quotidiane, e così via. Di fatto è impossibile definire la cultura attraverso un elenco: del concetto sono state proposte numerosissime definizioni.
Teoria dell'evoluzionismo
In termini evoluzionistici, la cultura è l'insieme degli elementi non biologici o somatici di adattamento all'ambiente pur non facendo strettamente dipendere le differenze culturali da differenze naturali (biologiche, razziali) l'antropologia culturale ottocentesca non rinuncia all'idea di gerarchizzazione dei gruppi umani.
Come si spiega la diversità culturale a fronte della originaria unità intellettuale del genere umano? La risposta sta nell’ipotizzare un unico processo di evoluzione culturale, che si muove però a velocità diverse in diverse parti del mondo e per diversi gruppi umani. La definizione di Tylor incontra presto delle obiezioni visto che viene contestata e ripresa, ma rimane comunque una definizione di riferimento. Ciò che si deve inserire è il percorso e l’utilizzo che questa definizione ha avuto nei primi tempi dell’antropologia come disciplina accademica.
Per Tylor parlare di cultura significa parlare di cultura al singolare ossia l’unica cultura per lui era quella occidentale, quelli fuori dall’occidente non erano elementi che componevano una cultura locale, ma venivano visti come elementi non sviluppati dell’unica cultura, quella occidentale. La differenza è riletta in termini di avanzamento-arretratezza del processo evolutivo, di stadi successivi di un unico grande sviluppo culturale. I popoli primitivi stanno attraversando uno stadio evolutivo precedenti. I rappresentanti della civiltà occidentale stanno sul punto più alto di una piramide da cui possono guardare tutto il resto del mondo -> gli altri sono come noi, ma solo nel senso in cui lo sono dei bambini che vanno educati e aiutati a crescere. L’equazione primitivi-bambini è centrale nell’immaginario antropologico ottocentesco, e rappresenta la variante culturalista del razzismo, equazione presente nei testi di fine ‘800 bambini = primitivi -> entrambi dovevano apprendere, evolversi, imparare tanto per sviluppare un grado alto di cultura. Le persone non sviluppate dal punto di vista culturale e quindi paragonate a bambini da educare perché arretrati.
Cambiamenti nel Novecento
Si ha un mutamento radicale rispetto a questo quadro con gli sviluppi novecenteschi dell'antropologia, e con la relativa affermazione di un concetto pluralista e relativista di cultura. Lo sviluppo della ricerca sul campo e di una nuova sensibilità etnografica, insieme al crollo di molte delle certezze positivistiche dell’Ottocento, fa dell’antropologia un potentissimo strumento di critica all'etnocentrismo, alle pretese cioè della cultura europea di valere da metro di giudizio assoluto per tutte le altre. Laddove per l'evoluzionismo studiare la diversità culturale era un modo per riaffermare con forza sempre maggiore la superiorità dell'Occidente moderno, per la nuova sensibilità antropologica diviene un modo per contestarne e relativizzarne le pretese.
All'immagine di una gerarchia piramidale di gruppi umani, che procedono a velocità diverse su un unico percorso di sviluppo culturale, si sostituisce quella di un mondo suddiviso in una irriducibile pluralità di culture, intese come entità autonome, ben distinte e di uguale dignità, classificabili in modo non gerarchico e per certi aspetti non commensurabili.
Per il modernismo antropologico del nuovo secolo, le valutazioni negative delle altre culture (plurale) sono per lo più conseguenza della incapacità di comprendere il funzionamento di codici linguistici, estetici, morali diversi da quelli che ci sono più familiari. Da qui il principio del relativismo culturale: non si possono formulare giudizi etici, estetici e (in una variante) anche cognitivi al di fuori di un contesto culturale, poiché è il contesto culturale a stabilire i criteri di riferimento. Etnocentrismo: è la tendenza a considerare la propria cultura come migliori e a giudicare il comportamento e le credenze dei popoli culturalmente diversi in base ai propri standard. Relativismo culturale: è la posizione secondo la quale i valori e gli standard delle culture differiscono e merita un rispetto -> l'antropologia è caratterizzata da un relativismo di tipo metodologico piuttosto che morale: per comprendere appieno un'altra cultura, gli antropologi cercano di comprendere le motivazioni e le credenze dei suoi membri. Il relativismo mitologico non preclude tuttavia la possibilità di esprimere giudizi morali o di scendere in campo per prendere posizione contro pratiche ritenute disumane o comunque lesive della dignità umana.
Evoluzionismo
Evoluzionismo: tutta la realtà, naturale e sociale, in costante movimento da uno stato originario indefinito verso forme più complesse e coerenti di organizzazione. Herbert Spencer, William Robertson Smith, Lewis Henry Morgan, James G. Frazer hanno seguito i concetti di Tylor e rientrano nel pensiero dell’evoluzionismo. Le prime fasi dell’antropologia furono dominate dalle prospettive evoluzionistiche, in particolare quelle associate a Morgan e Taylor. È l'inizio del XX secolo che appaiono le reazioni a tale prospettiva in Gran Bretagna i funzionalisti Malinowski (il padre del funzionalismo) e Radcliffe Brown e negli Stati Uniti Boas (particolarismo storico). Tylor è colui che esprime nel suo scritto del 1871, “Primitive culture”, la nuova definizione di cultura che sarà adottata sia in antropologia che nelle scienze umane. Tylor segna il netto passaggio del concetto di cultura come da un sapere esclusivamente dotto ad un concetto di cultura molto più ampio che va a fare riferimento a tutti quegli elementi culturali che sono composti da modi di dire, di fare, alimentazione, strutture famigliari. La critica che viene avanzata nei confronti della definizione di cultura di Tylor è che la sua interpretazione del concetto di cultura era al singolare. Tylor vedeva uno sviluppo unilineare nella cultura occidentale di allora. La cultura è oggigiorno viene interpretata al plurale grazie a Boas e Malinowski che non erano d’accordo.
Il metodo di studio degli evoluzionisti era la raccolta di dati (religione, le famiglie, diritto, attrezzi, elementi in comparazione) e mettevano a comparazione quella comunità umana in preciso con quella occidentale (isole del pacifico vs comunità occidentale) e poi ogni comunità veniva messa ad un livello gerarchico (le comunità che facevano parte della fascia bassa della scala gerarchica venivano dette “bambino”, perché in teoria con il tempo si sarebbero sviluppate). ex. anche solo la posizione geografica fa la differenza. Il problema sorgeva nel momento in cui venivano raccolti i dati, alcuni dati non veniva noneanche presi in considerazione. Gli antropologi cercavano persone (biologi, medici, commercianti, missionari, ecc.) che non comprendevano per nulla l’antropologia per riuscire ad avere persone in grado di fare ricerche oggettive. Gli antropologi avevo dei manuali (questionari) dov’erano presenti delle caratteristiche ed oggetti presenti in occidente. A queste persone venivano dati i questionari e dovevano mettere una crocetta alle cose presenti in quella comunità quindi non venivano prese in considerazione cose che lì c’erano, ma in che in occidente non c’erano. I questionari venivano riconsegnati agli antropologi che facevano una comparazione per studiare la comunità. L’antropologo non era etnografo (va sul campo, incontra la comunità e scrive sull’esperienza, critica), era solo un teorico che comparava i dati -> COMPARAZIONE. Dava delle etichette ad una comunità umana per creare così alla scala gerarchica. In queste comunità secondo loro ci sarebbe stato uno sviluppo con il passare del tempo. Gli evoluzionisti hanno un pensiero etnocentrico-> i propri standard culturali sono i migliori e li adoperano per giudicare gli altri.
Ci sono due tipi di etnocentrismo:
- Attitudinale: è insito all’interno di noi stessi e che si può gestire, noi quando facciamo qualcosa, lo spieghiamo con i nostri standard all’interno di noi stessi.
- Ideologico: la tendenza istintiva fa si che ciò che non rientra negli standard va sconfitto perché negativo ed inferiore.
Particolarismo storico
(Inizi del ‘900) Malinowski e Boas vogliono fare dei cambiamenti: non sono d’accordo con l’etnocentrismo e non si devono fare queste comparazioni. Boas è più di tutti opporsi al metodo comparativo degli evoluzionisti fontando un metodo di studio della cultura incentrato sul rapporto diretto con l'oggetto di indagine. Boas è il fondatore del particolarismo storico e insieme a lui troviamo altre due importanti studiosi Kroeber e Lowie che hanno ben aderito a questa teoria tanto da evidenziarsi insieme a Boas. Sono dei relativisti culturali, partono dalla teoria dell’evoluzionismo per cambiarlo. Per Boas e gli altri particolaristi ogni cultura deve essere studiata è compresa in relazione allo specifico ambiente in cui si sviluppa e ai problemi che deve affrontare.
I particolaristi sostengono che lo studio e la conoscenza delle culture nella loro singolarità (si prevede l’esistenza di culture diverse e si riconosce a ciascuna cultura una sua dignità ed unicità). I particolaristi prendono in considerazione il fattore storico mentre funzionalismi no Con Boas e Malinowski si parla della discesa in campo dell’antropologo e ora non si osserva più, si entra in contatto con il nativo per cogliere il loro punto di vista e finche non c’è stato questo salto per comprendere tutto fino in fondo si era in difficoltà. Non si può ridurre delle culture a uno schema evolutivo unitario e si pone l'accento sul sito diverso significato che fenomeni culturali simili possono avere in contesti culturali eterogenei.
Questa teoria si chiama particolarismo storico perché ha come obiettivo quello di arrivare a conoscere le cause storiche che determinano la forma di tratti culturali di una certa popolazione. Il particolarista storico cercava di capire come in quel momento quel tratto culturale si caratterizzava in quel modo andando a recuperare (in termini longitudinali) nel tempo le ragioni storiche per cui si è arrivati in quel momento a quello stato di famiglia, a quella regola, a quella religione, ecc.
Relativismo culturale
Il Particolarismo storico e il Funzionalismo hanno un’approccio di relativismo culturale. Sottocorrente del particolarismo storico e le principali esponenti sono Ruth Benedict e Margaret Mead sono allievi di Boas. Loro sono le prime due donne ad avere un ruolo all’interno di questa disciplina nonostante siamo ancora agli inizi. Mead ha fatto degli studi in Samoa sugli adolescenti comparandola all’adolescenza in una metropoli americana. Loro si soffermano sull’irriducibilità di una configurazione culturale ad un’altra, per loro non esistono valori universali se non come ampie categorie (morale, verità, bellezza… -> sono universali come categorie, ma se vediamo nel profondo, dobbiamo ricordare che ci saranno risposte diverse) che rivestono comunque contenuti molto diversi a seconda del contesto culturale in cui vengono declinati, capire quando, come e perché viene fatto nelle diverse culture. Per questa ragione la Benedict e la Mead vengono inserite all’interno di questo pensiero (è tutto relativo e mutevole, nulla è fisso).
La Mead dice che il relativismo è metodologico e non morale perché in un percorso di studio di una comunità umana, l’antropologo deve cercare il più possibile di cogliere il senso, il significato di ogni elemento culturale attraverso lo sguardo dell’autoctono, significa trovare quell’elemento culturale in quella comunità. Non significa adottare anche un relativismo morale, non bisogna arrivare ad avere pregiudizi e a prendere delle posizioni per quanto riguarda norme ed altri elementi della realtà che ha incontrato. Stiamo studiando una comunità e molte cose non possono essere accettate da quelli che sono i grandi riferimenti che il mondo condivide come per esempio la violenza, lo sfruttamento dei bambini, la libertà degli uomini.
Ex. L’antropologo va in certi contesti a studiare per cogliere il più possibile il perché (relativismo metodologico) nel 2021 vengano bruciati vivi dei bambini e delle bambine anche piccolissime accusate di stregoneria. Se non si fosse andati sul campo per raccogliere il perché e le motivazioni degli autoctoni, i commenti che un antropologo avrebbe fatto in questo contesto sarebbero stati diversi. La ricerca del perché localmente contestualizzato è stato assolutamente funzionale per individuare le strade migliori per intervenire e contrastare localmente sulla pratica che è un contrasto di percorso culturale, non tanto di divieto legislativo, dato che la Repubblica Democratica del Congo ha il divieto per legge di bruciare al rogo le bambine e i bambini.
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