NGS
Si tratta di una serie di tecnologie che permettono di sequenziare genomi completi in un tempo
ristretto in modo tale di ricostruire le dinamiche evolutive della nostra specie. Il termine NGS vuol
dire letteralmente New generation sequencing. Questa tecnica rappresenta una vera e propria
rivoluzione rispetto alla metodologia classica. Infatti, mentre la metodologia classica poteva essere
applicata solo in alcuni casi (DNA mit di individui di cui conosco la storia tafonomica ossia la
storia del campione che mette in luce anche le possibili manipolazioni che questo ha subito negli
anni, il DNA mit dei Neanderthal e dei Sapiens in quanto differiscono l'uno dall'altro e DNA
nucleare di Neanderthal che contiene alleli ancestrali specifici per questa specie), la tecnologia NGS
può essere applicata a tutti i genomi. Infatti, con questa tecnica è possibile distinguere il DNA
esogeno da quello endogeno e dunque possiamo analizzare campioni che sono stati manipolati da
vari operatori e scartare quelli troppo contaminati. All'interno della tecnologia NGS è presente sia
una prospettiva mitocondriale che è una prospettiva nucleare ,infatti oltre a poter ricostruire genomi
completi, possiamo ricostruire il DNA mitocondriale traendo due principali benefici: Innanzitutto
ricostruendo il genoma mitocondriale possiamo ricavare la storia evolutiva ,anche se al femminile
di una popolazione e attraverso l'analisi dello stato di conservazione dei mitocondri possiamo capire
anche che probabilità abbiamo di ottenere un buon DNA nucleare per capire poi come muoverci nel
trattarlo. Inoltre, rispetto la metodologia classica esistono una serie di passaggi che possono
effettivamente essere molto più semplici da fare e che forniscono un'affidabilità maggiore. I
problemi di questa tecnologia è che i costi sono elevati e che solo alla fine del percorso possiamo
capire se i dati ricavati dal campione sono utili o meno. Ad ogni modo il flusso di lavoro della NGS
prevede diversi step.
1) Inizialmente il DNA viene estratto da reperti ossei localizzati in specifici distretti. Tra questi
reperti ossei, non si utilizzano reperti postcraniali (presenti invece nella metodologia classica) ma si
utilizzano la rocca petrosa che è un osso posto sotto al cranio e i denti. Estrarre il DNA dalla Rocca
petrosa è un processo complesso per due motivi. Innanzitutto, poiché le rocche petrose sono
attaccate al cranio, queste devono essere staccate e durante la procedura possono rompersi, inoltre
una volta staccate le rocche petrose vengono divise in due parti in modo tale da estrarre il materiale
genetico in una determinata zona detta punto c. Nel caso in cui il DNA venga estratto dal dente
viene fatto un buco nella radice e viene prelevata la polvere d’osso. Nonostante questo processo
abbia una resa minore, si preferisce estrarre il DNA dal dente in quanto è una procedura più
semplice. Infatti i denti possono essere estratti e riattaccati facilmente e inoltre possono trovarsi in
contesti anche molto differenti.
2) ad ogni modo, una volta estratto, poiché il DNA è antico è molto probabile che questo sia
degradato e che abbia misincorporazioni in 5’ e 3’. Infatti, la degradazione del DNA può avvenire
su tutta la molecola e a causa di diversi fattori, tuttavia in un DNA degradato, le miss incorporazioni
sono molto frequenti in posizione 5’ e 3’ con una prevalenza di C verso T e di A verso G. Dunque,
molto probabilmente, le estremità di questa molecola non saranno piatte. Pertanto, inizialmente
ricostruisco le estremità piatte in 5’ e 3’ utilizzando la Polimerasi T4 che agisce sia a destra che a
sinistra del mio frammento. Una volta che la PolT4 ha reso le estremità del frammento di DNA
piatte e alle estremità del frammento inserisco degli adattatori ossia degli oligonnucleotidi noti
(detti adattatori A e B).A questo punto ho costruito una libreria di DNA contenente tutti i frammenti
di DNA presenti nell’estratto. Costruire una libreria significa rendere immortale tutto il DNA
contenuto nell’'estratto come DNA esogeno DNA estratto, DNA batterico, DNA fungino e così via.
Infatti, a differenza della PCR non abbiamo uno specifico target ma, grazie alla costruzione delle
librerie a DNA, otteniamo il panorama molecolare di tutto ciò che ho estratto. Una volta costruite le
librerie queste possono essere lette e sequenziate mediante due tecniche: la tecnologia del
pirosequenziamento detta anche 454 GS 20 o la tecnologia illumina. La tecnica 454 GS 20 ci ha
permesso di condurre i primi studi sul genoma di neandertal, Infatti è il primo strumento NGS che
ha consentito di sequenziare grandi quantità di DNA. Nel corso degli anni il sequenziamento, nella
tecnologia NGS si è passati dall’ABI Sanger (10^2 frammenti per corsa), al 454 GS20 (10^5)
frammenti per corsa, illumina GA2 (10^8) frammenti per corsa e infine illumina HiSeq 10^9
frammenti per corsa.
Tecnica del priosequenziamento o 454GS
Nella tecnica del pirosequenziamento la libreria prima viene denaturata in modo tale da lavorare
su singoli filamenti di DNA (lavoro solo con uno tanto l’altro è complementare). Successivamente,
la libreria viene fatta interagire con delle microbilie che presentano sulla loro superficie degli
adattatori A e B complementari a quelli presenti nei frammenti di libreria. Il numero di microbilie
numero di molecole generate all’interno della libreria. Questo valore,
impiegate varia a seconda del
che può essere stimato mediante la RTPCR è molto importante in quanto ci permette di capire
quante bilie usare, ma comunque sia generalmente il numero di microbilie impiegate è superiore
rispetto alla concentrazione della mia libreria. Ad ogni modo, i frammenti di librerie (rappresentati
da singoli filamenti di DNA) si attaccano agli adattatori presenti sulla superficie delle microbilie e
una volta attaccati questi vanno incontro a polimerizzazione. Affinchè possa avvenire la
polimerizzazione, le bilie, contenenti il frammento di libreria, devono essere introdotte in un
ambiente particolare creato da un’emulsione. Nell’emulsione, si verifica la cosiddetta PCR emulsio-
di libreria attaccato all’adattatore della bilia viene riprodotto a partire
clonale, per cui il frammento
dall’adattatore, successivamente si stacca e si attacca a un altro adattatore che lo riproduce
nuovamente. Questo processo dura finché sono presenti adattatori nella bilia, quando tutti gli
adattatori saranno saturati dal legame con i frammenti di librerie riprodotti, la PCR emulsio clonale
si interrompe, l’emulsione si rompe e le microsfere vengono inserite in piastre contenenti tanti
piccoli fori detti micro-reattori. Questi fori vengono detti micro-reattori in quanto in ciascun foro
sono presenti i reagenti necessari per il pirosequenziamento. A questo punto, i microreattori
vengono inseriti nella macchina adibita al sequenziamento e in ciascun microreattore il frammento
di libreria che ho amplificato sulla bilia viene letto al fine di ottenere il panorama molecolare della
libreria che ho generato a partire dall’estratto. Le letture ottenute da questo sequenziatore si chiamano
Reads.
Dunque con il piro sequenziamento posso sequenziare il DNA amplificato ottenendo il
panorama molecolare del prodotto di amplificazione e vedere la composizione di tutte le molecole
che ho amplificato. Questa tecnologia può corrispondere al clonaggio della metodologia classica ma
ho prodotti più ampi rispetto al clonaggio.
Utilizzo di tag
Le librerie possono essere taggate, ossia oltre agli adattatori A e B, all’interno della libreria posso
inserire un frammento di DNA che è specifico per quella determinata libreria. Questo frammento di
DNA agisce da tag e dunque, una volta che la libreria sequenziata è stata letta, ci permette di capire
a quale campione appartiene quella specifica libreria. Taggando le librerie, è possibile quindi
mescolare e sequenziare più librerie assieme in quanto ciascuna di esse ha al suo interno uno
specifico tag, ossia una specifica sequenza di DNA. Infatti, quando andrò a leggere la libreria di
DNA, oltre alla sequenza del frammento di DNA, leggerò anche il tag che mi permetterà di capire
che quel frammento di DNA sequenziato appartiene a quella determinata libreria che ho costruito a
partire da un determinato amplificato e quindi da un determinato estratto. Grazie a questo
meccanismo posso analizzare e sequenziare un numero maggiore di campioni, circa 10^ 5, 10^7
molecole sequenziate per corsa. Nel flusso di lavoro della 454 questi tag si chiamano MIT e sono
circa una ventina quindi teoricamente posso processare 20 libreria insieme e andare
successivamente riconoscere.
I tag sono stati utilizzati in un progetto condotto da Adrian Briggs finalizzato a ricostruire il genoma
completo di 5 mitocondri appartenenti a 5 differenti uomini neandertaliani. Il DNA mitocondriale è
lungo circa 10^4 pb quindi se vado a sequenziare il DNA mitocondriale di un uomo posso leggere
circa 100 volte in modo tale da avere un’informazione estremamente ampia.
ciascuna base
Utilizzando i tag abbiamo detto che possono sequenziare e leggere più DNA mitocondriali insieme
in quanto ciascuno di questi verrà associato a un opportuno tag. Anche se inserisco più mitocondri
insieme ho comunque una lettura del genoma molto ampia, infatti nel nostro caso leggendo 5
mitocondri avrò una profondità di lettura, ossia un numero di volte con cui può essere letto il
frammento di DNA, di 20 (100:5).
Primer extention capture
Per distinguere il DNA mitocondriale da tutto il DNA che ho estratto (da un reperto osseo), Adrian
Briggs ha utilizzato una tecnica nota come primer extention capture (PEC). Il principio su cui si
basa la PEC è andare a catturare i frammenti di DNA della libreria che voglio sequenziare. Pertanto,
dal reperto neandertaliano, è stato estratto il DNA e a partire dagli estratti è stata costruita la libreria
a DNA contenente oltre agli adattatori, anche il tag. Successivamente, grazie alla PEC, i frammenti
vengono selezionati, catturati e rimossi dal contesto in cui si trovano. Dunque, in questa tecnica,
vengono sviluppati dei primer PEC ossia dei frammenti di oligonucleotidi con una molecola di
biotina all’estremità complementari al frammento di DNA neandertaliano che voglio catturare. Per
andare a catturare tutto il DNA mitocondriale avrò bisogno di numerosi primer pec che consentono
di coprire tutta la lunghezza del DNA mitocondriale che essendo dell'uomo neanderthaliano non è
più circolare ma è frammentato. Inizialmente, i primer PEC si attaccano alla zona del frammento di
DNA neandertaliano a loro complementare, in questo modo un complesso dato dai primer PEC e
dal frammento di DNA catturato. Successivamente, per rimuovere il frammento di DNA
mitocondriale di mio interesse da tutto il contesto della libreria, utilizzo delle biglie magnetiche che
presentano sulla loro superficie delle molecole di streptavidina. Queste molecole sono
complementari alla biotina, pertanto si legano ad esse e si forma il complemento biotina-
streptavidina. Successivamente, mediante un magnete posso rimuovere le biglie contenenti la
streptavidina complessata alla biotina del primer PEC (legato al frammento di DNA di mio
interesse). in questo modo posso estratte i frammenti di DNA mitocondriale di mio interesse.
Questi, dopo esser stati estratti, seguiranno il flusso della 454 GS, pertanto si inseriranno nelle
biglie contenenti adattatori A e B, seguiranno poi la PCR emulsio clonale e verranno sequenziate.
Molto spesso le librerie di DNA vengono arricchite in modo tale da aumentarne le copie. Per fare
ciò basta amplificare la libreria mediante una tecnica detta target enrichment Capture ossia cattura
del materiale arricchito. Infatti, spesso nel DNA antico non si costruisce direttamente la library e si
sequenzia ma si fa un’operazione nota come “target enrichment”. Questo arricchimento selettivo
utilizza delle sonde legate a biglie magnetiche che catturano molecole a loro complementari. In
questo modo, una volta che il DNA della libreria si è ibridato alle sonde, con un magnete catturiamo
il pool di sonde per poi analizzare le molecole di campione.
Questa tecnica vari vantaggi in quanto consente di avere un numero maggiore di target, permette di
analizzare anche frammenti molto corti e mantiene inalterate le caratteristiche molecolari delle
molecole estratte dai campioni.
Con la tecnologia NGS è possibile analizzare il genoma di individui vissuti nel passato anche senza
conoscere la loro storia tafanomica. Inoltre, grazie a questa tecnologia, è possibile distinguere il
DNA endogeno dal DNA esogeno in modo tale da valutare la bontà del campione ossia la quantità
di DNA endogeno presente a suo interno. In questo modo, in base a questa quantità, sarà possibile
decidere se scartare o meno il risultato. Innanzitutto sappiamo che il DNA antico è fortemente
degradato e presenta Miss incorporazioni particolarmente frequenti in posizione 5’ e 3’ con una
prevalenza C verso T. La degradazione del DNA coinvolge tutta la molecola, tuttavia essendo
l'estremità 5 primo tre primo scoperte a livello delle estremità vi è un numero di c verso t maggiore
rispetto al resto della catena. La prevalenza di miss incorporazioni può essere associata al DNA di
un individuo vissuto nel passato in quanto le sequenze mitocondriali dei Nenanderthal possono
essere distinte da quelle delle altre specie e analizzando queste sequenze si è visto che all’estremità
5’ e 3’ le missincorporazioni erano molto presenti, infatti generalmente il numero di miss
incorporazione che posso trovare è 20/30, dunque su 100 molecole 20/30 avranno miss
incorporazioni e le altre no. .Per questo motivo le misincorporazioni possono essere considerate
come dei marcatori dell’antichità del DNA recuperato. Inoltre, sapendo che la sequenza del DNA
mitocondriale dei Neanderthal è differente da quella dei Sapiens, possiamo stabilire che dei
frammenti analizzati appartengano a un individuo Neadertaliano oppure no.Per poter individuare
con certezza le miss incorporazioni deve essere prodotto, mediante la PEC, un quantitativo molto
alto di letture che mi consentono di ricostruire l’intera molecola di DNA mitocondriale. Abbiamo
detto che il numero di missincorporazioni che posso trovare all'interno del DNA antico è di 20/30
(non tutte!), ciò significa che su 100 molecole solo 20,30 avranno miss incorporazioni alle
estremità. Pertanto per distinguere del DNA antico che non ha miss incorporazioni da del DNA non
antico che tuttavia manca anch’esso di miss incorporazioni posso basarmi sul motivo della sequenza
che differisce dai Neanderthal alle altre specie homo. Quindi, se ho un DNA mit frammentato e
altre molecole di DNA non frammentate ma con lo stesso motivo di sequenza ho a che fare con
DNA endogeno. Infatti, il DNA antico privo di missincorporazioni viene confrontato con il motivo
del DNA contenente missincorporazioni, se i motivi corrispondono fanno parte entrambi di un
individuo vissuto nel passato.
Pertanto il DNA endogeno può essere distinto da quello esogeno sulla base delle CT in 5’ e 3’ e
sulla base dei pattern di frammentazione che sono molto alti nei campioni antichi. Grazie a questo
metodo dunque è possibile recuperare delle informazioni che possono poi essere utilizzate per fare
delle inferenze sugli individui vissuti nel passato e ricostruire la loro storia evolutiva. Tuttavia,
prima di fare ciò, bisogna essere sicuri di avere a che fare con un genoma antico. A tal proposito si
può utilizzare un software noto come MAP DAMAGE che va a leggere le miss incorporazioni in 5’
e 3’ presenti in un pattern di reads generate sequenziando le librerie (generate dal DNA mit
neandertaliano e quelle generate dal DNA contaminante). Infatti, solo grazie al sequenziatore NGS
(illumina)che fornisce un elevato numero di letture, un elevato numero di dati è possibile giungere a
queste conclusioni.
Le miss incorporazioni tendono a diminuire passando da individui neanderthaliani 30-40% agli
individui Sapiens dove arrivano a essere pari a 0. Nei Sapiens non vi sono miss incorporazioni e le
estremità sono piatte pertanto conoscendo il motivo delle sequenze neandertaliane siamo sicuri che
non sono Neanderthal e quindi sono necessariamente Sapiens.
ILLUMINA
Con la metodologia NGS, le librerie possono essere lette anche con la tecnica Illumina. Il flusso di
lavoro di Illumina prevede:
- Estrazione del DNA nella clean room
- Costruzione librerie Illumina a partire dagli estratti nella post index room
- Cattura e target enrichment
- Analisi bioinformatica delle sequenze
Inizialmente, a partire da un frammento osseo viene estratto il DNA. La molecola di DNA, essendo
antica, risulta essere fortemente degradata con le estremità 5’ e 3’ non piatte. Pertanto, inizialmente
grazie alla T4 polimerasi vengono riparate le estremità inserendo degli errori. Una volta ricostruite
piatte, in 5’ e 3’ vengono inseriti, mediante una ligasi, due adattatori detti P5 e P7.
le estremità
Questi adattatori hanno una sequenza uguale nota ma una lunghezza diversa. Gli adattatori hanno
un’estremità piatta e una impari. Questo meccanismo serve per far sì che gli adattatori si leghino
alla molecola del campione nella direzione corretta. Successivamente, mediante una polimerasi si
estende il filamento di DNA laddove mancava e si ricostituiscono le estremità piatte. A questo
punto, con una RT PCR con pochi cicli vengono inseriti i tag che in questo caso prendono il nome
di indici, in questo modo dunque sarà possibile sequenziare insieme più campioni. Infine, avviene il
sequenziamento. Con illumina possono sequenziare un numero molto maggiore di molecole per
corsa (non più 10^5/10^6 come nella 454). Questa differenza dipende dal fatto che non si
impiegano più delle biglie ciascuna legante un frammento di DNA ma si ha un cluster di librerie
ciascuna con il proprio indice.
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