Introduzione – La materia del quotidiano
Ci si interroga principalmente sui regimi di valore di cui gli oggetti sono investiti nella casa e sulla possibilità di
ricondurli alla classiche categorie dell’antropologia economica (merce, dono, bene, ecc.); sulle funzioni che essi
svolgono nella memoria culturale; sul loro uso all’interno delle strategie sociali. Si parte dunque da un approccio che
privilegia il valore economico e simbolico degli oggetti, più che i loro aspetti tecnici e strettamente materiali con la
necessità di non separare gli aspetti tecnico e comunicativo.
Il concetto di casa: un tipo di spazio – Mary Douglas
la regolarità dei processi domestici è in sé tanto inesorabile quanto assurda. E’ questa regolarità che deve essere
spiegata. Come fa a perpetuarsi? E qual è la sua natura? Non trovando per la casa definizioni corrette, propongo di
considerarla come una comunità embrionale (non un luogo per la cura del corpo: hotel e ospedali lo fanno meglio; non
luogo dell’educazione: le scuole lo fanno meglio; non luogo di arricchimento culturale: per molti è sinonimo di
soffocamento della personalità). Sia la casa che la comunità poggiano difatti sul misterioso concetto di sostegno, non
ulteriormente analizzabile, capace di resistere ai conflitti interni che di norma affliggono gruppi di persone più ampi.
la casa è sempre situata nello spazio, ma non è sempre di mattoni: può essere un camper, una tenda, una barca.
Dunque la casa non è solo uno spazio, ma possiede anche una struttura temporale e, dal momento che è fatta da
persone che vivono quello spazio, ha dimensioni morali ed estetiche.
La casa stabilisce i propri ritmi temporali in base alle sollecitazioni esterne annuali (se l’inverno è lungo si
accumulano provviste, se l’estate è arida si provvede con tettoie e cisterne idriche) ma anche cicli temporali più lunghi
o molto più corti (notte/giorno). Fare scorte significa saper pianificare, disporre e anticipare i bisogni. La casa è
dunque un’istituzione i cui usi non possono essere definiti se non come elaborazioni di un piano generale per
soddisfare bisogni futuri. Per free-rider si intendono coloro che vengono meno ai propri doveri e, in rapporto ai beni
comuni della casa, procurano beni e allo stesso tempo risentono dell’errore che hanno commesso. (il contadino fa
scorte di granturco per l’inverno ma non resiste in certi momenti a farsi una gratuita abbuffata di pop-corn).
La casa è poi anche un modello di giustizia retributiva in cui i genitori hanno quasi sempre più budget rispetto ai figli,
e la paghetta di questi è sempre proporzionale alle numerose altre spese che una casa (o comunità embrionale) deve
affrontare. La casa, dal punto di vista morale, programma il futuro come un hotel, ma non può seguire i medesimi
criteri di redditività in quanto comunità virtuale. Ma come riesce una casa ad ottenere sacrifici dai propri membri
senza fondarsi su una logica simile a quella monetaria o commerciale? La casa è in questo senso assimilabile ad
un’organizzazione no-profit che ha difficoltà a rendicontare precisamente le proprie operazioni; le funzioni però non
sono manifeste (come in un’azienda) ma latenti.
Se una casa dal punto di vista del mercato può essere ben poco efficiente, risulta ottimale dal punto di vista della
gestione in quanto non necessita di un personale amministrativo. Tuttavia la base funzionale non basta a garantire altre
forme di coordinamento; la rotazione è il principio che regola l’utilizzo di spazi fissi, come per esempio il gabinetto.
La tecnica della casa è usare la sincronia e l’ordine per garantire un equo accesso ad altri beni, mobili e deperibili;
questi due elementi si combinano efficacemente per mettere in luce le infrazioni (intorno alla tavola ciascuno sa dove
sedere in base alle faccende da svolgere a fine pasto e alle proporzioni di cibo, i doni di natale vengono scartati
pubblicamente, ecc.). Tutto quello che si fa in casa ha più scopi ed è per questo che ha poco senso chiedere ad un
familiare perché compie certi gesti quotidianamente. Il tempo dedicato ai pasti in comune è un conclave usato
soprattutto per coordinare altri compiti, rivendicare diritti, diffondere e confrontare informazioni: non è quasi mai
esclusivamente volto al consumare un pasto. Nessuno può sapere il valore del contributo che porta alla casa: non
perché il calcolo sia difficile, ma perché a nessuno piace insistere sulla precisa equivalenza dello sforzo nella speranza
di una vaga restituzione superiore. L’aspettativa di sincronia dà diritto a raccogliere moltissime informazioni su ciò
che fanno i membri della casa.
D’altro canto la casa opera anche un certo tipo di tirannia “obbligando” in un certo senso i figli a “scappare” e
imponendo alcune regole molto rigide (p.es. in Italia gli orari dei pasti). Tirannia è anche nei confronti dei gusti che
spesso e volentieri vengono rispettati secondo un gusto comune oppure alcuni cibi vengono più o meno consciamente
eliminati a causa delle limitazioni mediche di un componente. La casa censura il linguaggio classificando le urla come
prevaricatrici e i sussurri come troppo segreti; la casa limita gli argomenti di conversazione, i toni, il modo di
comportarsi.
Il risultato della ricerca mostra che le persone impegnate in un’idea di casa esercitano una continua vigilanza su di
essa. La vigilanza si concentra sulla presenza comune in certi momenti fissi del giorno, della settimana, dell’anno. Per
concludere, la casa è un sistema assolutamente complesso e soprattutto coercitivo; la coercizione è anonima, il
controllo è generalizzato (def: PROTOGERARCHIA). La casa non è autoritaria ma ha autorità, è gerarchica ma non
centralizzata, è un sistema a più uscite ma razionalmente integrato, altamente efficiente nel preservare sé stesso.
La differenza culturale e la densità degli oggetti – Annette B. Weiner
Quali sono le strategie che compiono le persone per tenere le cose al di fuori dello scambio, accrescendone il valore?
Come costruzioni culturali alcuni bene diventano simbolicamente densi, così densi di significai e di valori che diventa
difficile separarli dai loro proprietari. Certi oggetti acquisiscono un carisma che si perpetua oltre la proprietà di una
persona. Attraverso il tempo questi oggetti diventano i monumenti di un passato illustre, o possono trasformarsi in
curiosità; a volte possono perdere importanza oppure il loro prestigio può crescere ma l’obiettivo principale è quello di
mantenerli al di fuori della circolazione. Contrastando la loro potenziale capacità di passare da un incontro economico
o sociale all’altro. I beni densi dal punto di vista simbolico sono importanti anche politicamente perché, proteggendo
un oggetto di gran valore da tutte le richieste di scambio, si definisce e rafforza la differenza del proprietario.
In tutto il mondo oggetti inalienabili, frutto dell’ingegno e dell’immaginazione umana, si presentano in molto forme
(dalle ossa sacre, alle reliquie cristiane, ai mantelli maori, agli abiti piumati inca). In tutti i casi si tratta di oggetti
attorno ai quali si fanno guerre, si succedono sovrani, si stabiliscono dinastie. La proprietà di una bene inalienabile ha
dunque una vitale importanza ma quando questo tipo di oggetto viene scambiato sul mercato, è lo status del suo
proprietario che determina il nuovo valore dell’oggetto e la sua possibilità di risultare inalienabile nel futuro.
Doni alienabili e merci inalienabili – Daniel Miller
In questo saggio intendo sostenere la netta separazione tra due sfere dello scambio che coinvolgono rispettivamente
doni e merci. La prima è basata su una espl
-
Riassunto esame Sociologia dei consumi, Prof. Pezzoli Silvia, libro consigliato Antropologia del consumo, Meloni
-
Riassunto esame Antropologia visuale, Prof. Farina Viviana, libro consigliato Cultura visiva e antropologia, Pietro…
-
Riassunto esame Antropologia culturale, prof. Giusti, libro consigliato Il rione incompiuto, Scarpelli
-
Riassunto esame Tecniche e linguaggi del cinema, Prof. Di Donato. Libro consigliato L'interpretazione dei film, Ber…