Volume curato da Federico Scarpelli
Volume curato da Federico Scarpelli che racchiude i saggi degli antropologi aderenti all'associazione Anthropolis, che si occupa di ricerche sul campo in ambito di antropologia urbana contemporanea. Antologia dei saggi riguardanti l'approfondimento delle ricerche riguardo il problematico e multietnico quartiere dell'Esquilino.
Prefazione di Giulio Peronzi
“L’antropologia urbana come metodo di pianificazione territoriale del nuovo ente urbano” La città di Roma si amplia, trasforma e sviluppa e vede e in seguito alla crescita della popolazione non residente dà vita ad uno sviluppo sia macro = piano infrastrutturale di ripensamento urbano, che microscopico = vivibilità, per favorire l’integrazione degli abitanti originari con i nuovi immigrati. Così si fa ricorso anche a discipline umanistiche che tengano conto dell’intercultura e dell’armonizzazione delle varie culture => si vuole includere gli abitanti di varie etnie all’interno del processo di pianificazione urbana “partecipata”.
Prefazione di Alessandro Simonicca
“Il destino di una piazza tra condominio e mondo” Esquilino: quartiere emblematico, molteplice, eterogeneo e contraddittorio di Roma (papale + postunitaria), da sempre terra contesa spec politica (bastone e carota del quartiere) che è rappresentato dalla famosa Piazza Vittorio = nodo del quartiere, finestra sul mondo, terra di transito. Lì avviene l’incontro/scontro tra 3 aree corrispondenti a 3 zone etniche: Italiani / Stessità, Altri / Alterità e Nessuno / Neutralità -> melting pot conflittuale, dai confini sociali (ma non circolatori) ben delimitati. Topografia morale emica (fatta in base al proprio pdv). Eccezione: Stazione Termini, sorta di zona zero che non viene considerata come parte dell’Esquilino poiché ritenuta origine del processo d’immigrazione e contaminazione. Situazione che va oltre la definizione di imagining di Setha Low e di nodo/margine/percorso di Lynch. Rione che originariamente era unito che poi è stato turbato da umanità non familiari, ora basato su un equilibrio dinamico.
I emigrazione pacifica nordafricana degli anni ’70 e II emigrazione “distruttiva” cinese degli anni ’90 -> sottraggono l’economia agli attori locali del commercio e sono ritenuti responsabili della negativa trasformazione dell’Esquilino. Minoranza definita ex negativo, contaminata, che crea “ansia di incompletezza” e anche violenta volontà di annullamento da parte della maggioranza. Inizialmente ciò provocava una politicizzazione dell’Altro sia attraverso il dialogo che il differenzialismo ma oggi si ha una reazione più calma e non razzista. Insicurezza istituzionale e incertezza emotiva/identitaria che valorizzano e rendono centrale il tema della MEMORIA, che aiuta a contestualizzare il conflitto. Metodo antropologico usato: PARTECIPAZIONE OSSERVATIVA -> memoria come medium documentario, che mette in relazione locale e globale per il superamento del luogo di Piazza Vittorio. Relazioni tra città – mobilità – movimento, che sono classificabili o tramite uno schema culturale di appartenenza o con la raccolta di risorse di sopravvivenza -> bisogna stabilire la natura dell’azione sociale e della motivazione culturale (pretesto o movente..).
La situazione si aggrava con gli sviluppi e la deindustrializzazione, o meglio, della delocalizzazione degli anni ’80, che porta povertà e nuove figure di lavoro che sostituiscono le vecchie: lo scopo di questa ricerca è intervistare e raccogliere le testimonianze passate e presenti degli abitanti originari e restituire il lavoro terminato agli stessi, ponendoli al centro come personaggi attivi => uso pubblico di un’antropologia applicabile alla realtà, quotidiana e concreta, come pratica conoscitiva sul modello dell’antropologia applicata statunitense. “Antropologia della democrazia” che vuole chiarificare i dilemmi sociali e riqualificare e migliorare, che non è “curativa” ma aiuta a comprendere e analizzare le problematiche in quanto scienza umanistica. Al centro la CITTÀ, che pensa e progetta l’ambiente (“teatro del mondo” di Mumford).
Introduzione di Federico Scarpelli
Importanza di giustificare la scelta di confini e delimitazioni in una città concepita come un tutto unico. Come si effettua un “ritaglio” e cosa comporta ciò antropologicamente?
- Città mosaico: distinzione culturale tra città mosaico = antropologia della città o città unita = antropologia nella città. Nel primo caso si deve stabilire come le frazioni siamo interconnesse e in relazione tra loro. Come sosteneva Wirth ’50, il mosaico è una causa del fenomeno dell’URBANESIMO: stile di vita, sinonimo di modernità = caos della folla, freddezza, formalità, istituzioni, smog, burocrazia, grigiore.. che si oppone da sempre a una vita tradizionale basata su genuinità e rapporti familiari. Questo pregiudizio va però scardinato e una delle prime a farlo è la polemica americana Jane Jacobs, che attacca direttamente gli interventi di riassetto urbano fatti dal movimento Urban Renewal senza tener conto dei contesti culturali. Nelle grandi città piene di sconosciuti il luogo d’incontro privilegiato è il marciapiede -> rivalutazione dei pregi e vantaggi della city, connubio di privacy e varietà, dove l’anonimità è un valore aggiunto! Bisogna gestirle bene e prendersene cura.
- In tutto questo qual è il ruolo dell’antropologia urbana? Definita dalle opposte scuole di terzo mondo interno = Chicago e esterno = Lagos, è antropologia dell’urbanizzazione di etnie diverse che si integrano in maniera problematica. Vuole rivalutare una qualità della vita tipicamente urbana e libera da pregiudizi e in vista di ciò ridefinisce i termini comunità (ritenuta anti-urbana), memoria (ritenuta exemplum di autenticità perduta)… Si vuole valorizzare la memoria della città, ovvero dei cittadini originari e utilizzare fonti orali, ma non perché legati alla “popolarità”, bensì in quanto più adatto antropologicamente per rivendicare la specificità dei pdv e la conoscenza locale, che è base comunicativa e veicolo primario d’interazione quotidiana, profonda e attiva -> l’antropologia vuole rendere pubblica questa cultura locale, evitando comunque di sfociare nella estremizzazione cinica del LOCALISMO = ristrettezza, “cittadinismo perbenista” meramente teorica che qui invece va fatta parlare e va fatta confrontare con l’inevitabile odierna globalizzazione.
- Esquilino: sentito come “zona globalizzata di Roma”, luogo di transito (diverso dal “salotto” del quartiere Testaccio). La diversità interviene sulla quotidianità trasformandola: si moltiplicano i servizi per gli stranieri, che utilizzano i luoghi pubblici e ciò ha portato ad un aumento dei servizi di sorveglianza. L’idea e la percezione di un luogo cambiano quando intervengono flussi migratori che alterano l’identificabilità ed attuano una ricostruzione sociale dei luoghi e l’es di Piazza Vittorio è eclatante -> film di Ferrente “Orchestra di Piazza Vittorio” usato come sinonimo per antonomasia del termine multiculturale, simbolo dell’incontro tra razze ma anche del degrado e di una scarsa sicurezza. In generale tra gli abitanti si nota che vengono rifiutate e sentite come estranee e imposte le definizioni date “dall’alto” (politica, giornalisti etc..) sia di un “buon Esquilino multietnico” che del “Bronx di Roma” -> per riuscire a rendere l’aspetto intimo e locale si ricorre con questo studio all’ETNOGRAFIA, che distingue località = dim. intima, da comunità = più ampia, dove pochi si conoscono di persona e i rapporti sociali si costruiscono in base a “reti” personali. L’antropologo deve individuare un LUOGO = territorio che ha un’identità per delle persone che lo qualificano e vi legano delle memorie, sviluppando un senso del luogo. Ha carattere intimo e un significato e un’importanza che si manifestano nelle concrete interazioni sociali e che determinano un forte senso di appartenenza (che ci fa definire “di lì”). Diversi abitanti di varie età e fazioni sottolineano cose diverse parlando del loro quartiere: chi la capacità di accoglienza, chi la memoria storica, chi l’importanza architettonica e monumentale che non sono da riqualificare etc..
Il rione Esquilino è incluso nel I Municipio “Centro Storico” ed è così delimitato secondo la divisione toponomastica della mappa di Roma, che ha origini antiche e comunque ufficiali e ciò contribuisce a rafforzare e dotare di autonomia e consistenza l’identità rionale, che comunque muta continuamente in base ai riadattamenti e manipolazioni che subisce dalla popolazione eterogena. Questo studio è basato sul pdv di chi si “attribuisce un grado piuttosto alto di internità al rione”, di chi se sente dentro più di tutti e più a lungo proprio per analizzare il modo in cui il territorio è visto e manipolato es. Lynch: un quartiere esiste ufficialmente solo se diventa una rappresentazione, grafica o discorsiva e quest’ultima è oggetto di questa ricerca => ricorso al dialogo, all’oralità degli abitanti del luogo.
- Associazione culturale Anthropolis: L’associazione culturale Anthropolis di ricerca antropologica urbana nasce nel 2006 a Roma con dottori e dottorandi della Sapienza in seguito alla positiva esperienza della collaborazione nel 2003 al Piano Regolatore del Comune di Pienza. Nel 2007 il Comune di Roma gli affida la ricerca dell’Esquilino e ora (2009) si lavora su Trastevere. Si sceglie l’Esquilino come progetto pilota per l’importanza mediatica del tema dell’immigrazione e si lavora sugli italiani sia per evitare le barriere linguistiche sia perché comunque gli immigrati rappresentano una percentuale minoritaria (cosa che infatti rende illegittima la definizione di “quartiere di immigrati”). Le voci prese in considerazione però sono comunque poche rispetto al numero reale di cittadini perciò importante è stata la selezione delle “voci”, che doveva essere compiuta in modo da cogliere le dinamiche dell’opinione pubblica tramite campioni rappresentativi, per rendere la varietà e la mobilità della vita urbana. Si deve anche sorpassare il pregiudizio secondo il quale agli anziani è legato un atteggiamento di rimpianto e ai giovani di apertura e accoglienza, perché più che di età di anagrafe si tratta della durata della residenza, da quanto tempo un giovane o vecchio che sia vive lì -> modelli d’internità diversi che hanno reso necessaria una catalogazione degli intervistati (vecchi, nuovi, commercianti..).
- Lavoro di équipe: Quello di Anthropolis è un lavoro di équipe, dove si condivide il lavoro e le ricerche e nessuno è autore assoluto. Molte cose non erano programmate a priori perché ci si basava sulle reazioni e autonomia degli interlocutori. 1° fase: “bighellonare” per il territorio, osservare, familiarizzare, prendere note stile reporter e interrogarsi -> caos, dubbi, specialmente a causa dell’autoetnografia = nonostante i ricercatori fossero romani, nessuno si sentiva “a casa”. Modalità scelta: intervista, rappresentazione discorsiva di tipo libero e informale -> non si fanno domande ma si propongono TEMI che l’interlocutore argomenta liberamente, scegliendo cosa e come raccontare. Si stimola senza invadere / influenzare, si sollecita la memoria talvolta con la cartina del rione. Difficile è stato però il passaggio da orale / registrato a scritto, che ha comportato delle “traduzioni” o comunque alleggerimenti delle interviste che rende il tutto meno genuino ma comunque fedele. Inoltre per proteggere la privacy vengono usati nomi finti e altri vari compromessi per tutelare gli intervistati. A ognuno dei cinque ricercatori era assegnato un filone specifico e le interviste fatte costituivano patrimonio comune a cui chiunque poteva attingere per scrivere il proprio pezzo. Il fine ultimo è quello di apportare un cambiamento nel modo in cui l’Esquilino viene visto e considerato. Studio che riporta la realtà contro i pregiudizi e che può avere interessanti conseguenze.
“La memoria e l’emergenza” di Federico Scarpelli
Sull’Esquilino “dei vecchi tempi”, temi della memoria, sicurezza, degrado Quartiere dal passato romano e dal presente multietnico, quartiere pubblico fatto di memorie > problema della memoria nostalgica, mentalità “passatista” di rimpianti di tempi passati che rischia di immobilizzare e non è gradito neanche ad alcuni abitanti. Bisogna analizzare in che modo le memorie passate vengono utilizzate nel presente e che senso hanno per chi le usa. Si vuole sottolineare quanto lontane siano le voci intime degli abitanti dal dibattito politico “dall’alto” analizzando tre punti:
- “Esquilino di una volta”: Esquilino = contenitore di memoria esplicita, che produce rappresentazioni e influenza la vita -> vita territoriale modificata dal tempo, gli intervistati si fanno interpreti interni (e quindi coinvolti) delle dinamiche e trasformazioni ed esprimono le percezioni da un punto di vista soggettivo e locale => del tutto diverso dal reportage distaccato e formale dei giornalisti! Qui emergono emozioni che vivificano e contestualizzano. Si valorizza la varietà delle voci diversamente dal sondaggio d’opinione che eppure sono connesse da coordinate comuni. Da un punto di vista commerciale c’è stata una crisi per cui ai pochi ma qualificati negozi multietnici che c’erano si è sostituita un’occupazione di tutto il territorio facendo perdere un’occasione di riqualificazione. Anche se banalizzante ha un fondo di verità la differenziazione politica destra = si lamentano della discontinuità -> drammaticità, crisi e sinistra = al contrario sostengono che c’è sempre stata continuità. Emergono due figure del rione: 1. Esquilino borghese del passato, 2. ambiente sociale difficile con degrado e illegalità causato dall’immigrazione con la variante 2A. degrado iniziato già da prima dei flussi, da non attribuire interamente agli immigrati quando piuttosto i flussi ne sono un effetto. Memoria repisodica = serie di fatti assimilati e concepiti come un unico macro evento, così che ogni persona sceglie fatti e episodi vari -> così s’intende il “presente culturale”, come periodo dal momento della frattura migratoria. Con l’aggravarsi del problema della sicurezza le relazioni popolari da “villaggio urbano” si sono modificate andando incontro ad un sostanziale impoverimento della socialità e ad un’associazione di Piazza Vittorio ad un luogo malfamato e pericoloso anziché vitale come era prima, rendendolo un ambiente più estraneo e senza riqualificazione dal momento che è stato spostato il mercato. Es. dei coniugi Giacomo e Gabriella: RIONE INCOMPIUTO e senso di disagio anche nel passato (fiere, esotismi…)! “Continuità nell’incompletezza”.
- “Un’emergenza all’Esquilino”? Questa zona è sempre stata una “piattaforma girevole” aperta a flussi migratori di ogni genere: prima migravano dalle varie parti d’Italia ed ora dall’estero. Dal Consiglio Municipa
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