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Volume curato da Federico Scarpelli che racchiude i saggi degli antropologi aderenti

all’associazione Anthropolis, che si occupa di ricerche sul campo in ambito di

antropologia urbana contemporanea. Antologia dei saggi riguardanti

l’approfondimento delle ricerche riguardo il problematico e multietnico quartiere

dell’Esquilino.

Prefazione di Giulio Peronzi “L’antropologia urbana come metodo di pianificazione

● territoriale del nuovo ente urbano”

La città di Roma si amplia, trasforma e sviluppa e vede e in seguito alla crescita della

popolazione non residente dà vita ad uno sviluppo sia macro = piano infrastrutturale

di ripensamento urbano, che microscopico = vivibilità, per favorire l’integrazione degli

abitanti originari con i nuovi immigrati. Così si fa ricorso anche a discipline

umanistiche che tengano conto dell’ intercultura e dell’armonizzazione delle varie

culture = > si vuole includere gli abitanti di varie etnie all’interno del processo di

pianificazione urbana “partecipata”.

Prefazione di Alessandro Simonicca “Il destino di una piazza tra condominio e mondo”

● Esquilino : quartiere emblematico, molteplice, eterogeneo e contraddittorio di Roma

(papale + postunitaria), da sempre terra contesa spec politica (bastone e carota del

quartiere) che è rappresentato dalla famosa Piazza Vittorio = nodo del quartiere,

finestra sul mondo, terra di transito.

Lì avviene l’incontro /scontro tra 3 aree corrispondenti a 3 zone etniche: Italiani /

Stessità , Altri / Alterità e Nessuno / Neutralità ->meltin pot conflittuale, dai confini

sociali ( ma non circolatori ) ben delimitati. Topografia morale emica (fatta in base al

proprio pdv ). Eccezione: Stazione Termini, sorta di zona zero che non viene

considerata come parte dell’Esquilino poiché ritenuta origine del processo

d’immigrazione e contaminazione. Situazione che va oltre la definizione di imagining

di Setha Low e di nodo/margine/percorso di Lynch. Rione che originariamente era unito

che poi è stato turbato da umanità non familiari, ora basato su un equilibrio dinamico.

I emigrazione pacifica nordafricana degli anni ’70 e II emigrazione “distruttiva” cinese

degli anni ’90 -> sottraggono l’economia agli attori locali del commercio e sono

ritenuti responsabili della negativa trasformazione dell’Esquilino. Minoranza definita ex

negativo, contaminata, che crea “ansia di incompletezza” e anche violenta volontà di

annullamento da parte della maggioranza. Inizialmente ciò provocava una

politicizzazione dell’Altro sia attraverso il dialogo che il differenzialismo ma oggi si a

una reazione più calma e non razzista. Insicurezza istituzionale e incertezza

emotiva/identitaria che valorizzano e rendono centrale il tema della MEMORIA, che

aiuta a contestualizzare il conflitto.

Metodo antropologico usato: PARTECIPAZIONE OSSERVATIVA -> memoria come

medium documentario, che mette in relazione locale e globale per il superamento del

luogo di Piazza vittorio. Relazioni tra città – mobilità – movimento, che sono

classificabili o tramite uno schema culturale di appartenenza o con la raccolta di

risorse di sopravvivenza -> bisogna stabilire la natura dell’azione sociale e della

motivazione culturale ( pretesto o movente..).

La situazione si aggrava con gli sviluppi e la deindustrializzazione, o meglio, della

delocalizzazione degli anni ’80, che porta povertà e nuove figure di lavoro che

sostituiscono le vecchie: lo scopo di questa ricerca è intervistare e raccogliere le

testimonianze passate e presenti degli abitanti originari e restituire il lavoro terminato

agli stessi, ponendoli al centro come personaggi attivi => uso pubblico di

un’antropologia applicabile alla realtà, quotidiana e concreta, come pratica conoscitiva

sul modello dell’antropologia applicata statunitense. “Antropologia della democrazia”

che vuole chiarificare i dilemmi sociali e riqualificare e migliorare, che non è “curativa”

ma aiuta a comprendere e analizzare le problematiche in quanto scienza umanistica.

Al centro la CITTA’, che pensa e progetta l’ambiente (“teatro del mondo” di Mumford)

Introduzione di Federico Scarpelli

● Importanza di giustificare la scelta di confini e delimitazioni in una città concepita

come un tutto unico. Come si effettua un “ritaglio” e cosa comporta ciò

antropologicamente?

1. Bisogna distinguere da un punto di vista culturale tra città mosaico = antropologia

della città o città unita = antropologia nella città. Nel primo caso si deve stabilire come

le frazioni siamo interconnesse e in relazione tra loro. Come sosteneva Wirth ’50, il

mosaico è una causa del fenomeno dell’ URBANESIMO : stile di vita, sinonimo di

modernità = caos della folla, freddezza, formalità, istituzioni, smog, burocrazia,

grigiore.. che si oppone da sempre a una vita tradizionale basata su genuinità e

rapporti familiari. Questo pregiudizio va però scardinato e una delle prime a farlo è la

polemica americana Jane Jacobs, che attacca direttamente gli interventi di riassetto

urbano fatti dal movimento Urban Renewal senza tener conto dei contesti culturali.

Nelle grandi città piene di sconosciuti il luogo d’incontro privilegiato è il marciapiede

-> rivalutazione dei pregi e vantaggi della city, connubio di privacy e varietà, dove

l’anonimità è un valore aggiunto! Bisogna gestirle bene e prendersene cura.

In tutto questo qual è il ruolo dell’antropologia urbana? Definita dalle opposte scuole

di terzo mondo interno = Chicago e esterno = Lagos, è antropologia

dell’urbanizzazione di etnie diverse che si integrano in maniera problematica. Vuole

rivalutare una qualità della vita tipicamente urbana e libera da pregiudizi e in vista di

ciò ridefinisce i termini comunità (ritenuta anti-urbana), memoria (ritenuta exemplum

di autenticità perduta)… Si vuole valorizzare la memoria della città, ovvero dei

cittadini originari e utilizzare fonti orali, ma non perché legati alla “popolarità”, bensì in

quanto più adatto antropologicamente per rivendicare la specificità dei pdv e la

conoscenza locale, che è base comunicativa e veicolo primario d’interazione

quotidiana, profonda e attiva -> l’antropologia vuole rendere pubblica questa cultura

locale, evitando comunque di sfociare nella estremizzazione cinica del LOCALISMO =

ristrettezza, “cittadinismo perbenista” meramente teorica che qui invece va fatta

parlare e va fatta confrontare con l’inevitabile odierna globalizzazione.

2.Esquilino = sentito come “zona globalizzata di Roma”, luogo di transito ( diverso dal

“salotto” del quartiere Testaccio). La diversità interviene sulla quotidianità

trasformandola : si moltiplicano i servizi per gli stranieri, che utilizzano i luoghi pubblici

e ciò ha portato ad un aumento dei servizi di sorveglianza. L’idea e la percezione di un

luogo cambiano quando intervengono flussi migratori che alterano l’identificabilità ed

attuano una ricostruzione sociale dei luoghi e l’es di Piazza Vittorio è eclatante -> film

di Ferrente “Orchestra di Piazza Vittorio” usato come sinonimo per antonomasia del

termine multiculturale, simbolo dell’incontro tra razze ma anche del degrado e di una

scarsa sicurezza.

In generale tra gli abitanti si nota che vengono rifiutate e sentite come estranee e

imposte le definizioni date “dall’alto”( politica, giornalisti etc..) sia di un “buon

Esquilino multietnico” che del “Bronx di Roma” -> per riuscire a rendere l’aspetto

intimo e locale si ricorre con questo studio all’ETNOGRAFIA, che distingue località =

dim. intima, da comunità = più ampia, dove pochi si conoscono di persona e i rapporti

sociali si costruiscono in base a “reti” personali. L’antropologo deve individuare un

LUOGO = territorio che ha un’ identità per delle persone che lo qualificano e vi legano

delle memorie, sviluppando un senso del luogo. Ha carattere intimo e un significato e

un’importanza che si manifestano nelle concrete interazioni sociali e che determinano

un forte senso di appartenenza ( che ci fa definire “di lì” ). Diversi abitanti di varie età

e fazioni sottolineano cose diverse parlando del loro quartiere: chi la capacità di

accoglienza, chi la memoria storica, chi l’importanza architettonica e monumentale

che non sono da riqualificare etc..

Il rione Esquilino è incluso nel I Municipio “Centro Storico” ed è così delimitato secondo

la divisione toponomastica della mappa di Roma , che ha origini antiche e comunque

ufficiali e ciò contribuisce a rafforzare e dotare di autonomia e consistenza l’identità

rionale, che comunque muta continuamente in base ai riadattamenti e manipolazioni

che subisce dalla popolazione eterogena. Questo studio è basato sul pdv di chi si

“attribuisce un grado piuttosto alto di internità al rione”, di chi se sente dentro più di

tutti e più a lungo proprio per analizzare il modo in cui il territorio è visto e manipolato

es. Lynch: un quartiere esiste ufficialmente solo se diventa una rappresentazione,

grafica o discorsiva e quest’ultima è oggetto di questa ricerca => ricorso al dialogo,

all’oralità degli abitanti del luogo.

3. L’associazione culturale Anthropolis di ricerca antropologica urbana nasce nel 2006

a Roma con dottori e dottorandi della Sapienza in seguito alla positiva esperienza della

collaborazione nel 2003 al Piano Regolatore del Comune di Pienza. Nel 2007 il Comune

di Roma gli affida la ricerca dell’Esquilino e ora (2009) si lavora su Trastevere. Si

sceglie l’Esquilino come progetto pilota per l’importanza mediatica del tema

dell’immigrazione e si lavora sugli italiani sia per evitare le barriere linguistiche sia

perché comunque gli immigrati rappresentano una percentuale minoritaria ( cosa che

infatti rende illegittima la definizione di “quartiere di immigrati”). Le voci prese in

considerazione però sono comunque poche rispetto al numero reale di cittadini perciò

importante è stata la selezione delle “voci”, che doveva essere compiuta in modo da

cogliere le dinamiche dell’opinione pubblica tramite campioni rappresentativi, per

rendere la varietà e la mobilità della vita urbana. Si deve anche sorpassare il

pregiudizio secondo il quale agli anziani è legato un atteggiamento di rimpianto e ai

giovani di apertura e accoglienza, perché più che di età di anagrafe si tratta della

durata della residenza, da quanto tempo un giovane o vecchio che sia vive lì ->

modelli d’internità diversi che hanno reso necessaria una catalogazione degli

intervistati ( vecchi, nuovi, commercianti..)

4. Quello di Anthropolis è un lavoro di équipe, dove si condivide il lavoro e le ricerche e

nessuno è autore assoluto. Molte cose non erano programmate a priori perché ci si

basava sulle reazioni e autonomia degli interlocutori. 1° fase : “bighellonare” per il

territorio, osservare, familiarizzare, prendere note stile reporter e interrogarsi -> caos,

dubbi, specialmente a causa dell’autoetnografia = nonostante i ricercatori fossero

romani, nessuno si sentiva “a casa”.

Modalità scelta: intervista, rappresentazione discorsiva di tipo libero e informale ->

non si fanno domande ma si propongono TEMI che l’interlocutore argomenta

liberamente, scegliendo cosa e come raccontare. Si stimola senza invadere /

influenzare, si sollecita la memoria talvolta con la cartina del rione. Difficile è stato

però il passaggio da orale / registrato a scritto, che ha comportato delle “traduzioni” o

comunque alleggerimenti delle interviste che rende il tutto meno genuino ma

comunque fedele. Inoltre per proteggere la privacy vengono usati nomi finti e altri vari

compromessi per tutelare gli intervistati. A ognuno dei cinque ricercatori era

assegnato un filone specifico e le interviste fatte costituivano patrimonio comune a cui

chiunque poteva attingere per scrivere il proprio pezzo. Il fine ultimo è quello di

apportare un cambiamento nel modo in cui l’Esquilino viene visto e considerato.

Studio che riporta la realtà acontro i pregiudizi e che può avere interessanti

conseguenze.

“La memoria e l’emergenza” di Federico Scarpelli : sull’Esquilino “dei vecchi tempi”,

● temi della memoria, sicurezza, degrado

Quartiere dal passato romano e dal presente multietnico, quartiere pubblico fatto di

memorie > problema della memoria nostalgica, mentalità “passatista” di rimpianti di

tempi passati che rischia di immobilizzare e non è gradito neanche ad alcuni abitanti.

Bisogna analizzare in che modo le memorie passate vengono utilizzate nel presente e

che senso hanno per chi le usa. Si vuole sottolineare quanto lontane siano le voci

intime degli abitanti dal dibattito politico “dall’alto” analizzando tre punti:

1. “Esquilino di una volta” : Esquilino = contenitore di memoria esplicita, che

produce rappresentazioni e influenza la vita -> vita territoriale modificata dal tempo,

gli intervistati si fanno interpreti interni ( e quindi coinvolti) delle dinamiche e

trasformazioni ed esprimono le percezioni da un punto di vista soggettivo e locale =>

del tutto diverso dal reportage distaccato e formale dei giornalisti! Qui emergono

emozioni che vivificano e contestualizzano. Si valorizza la varietà delle voci

diversamente dal sondaggio d’opinione che eppure sono connesse da coordinate

comuni. Da un punto di vista commerciale c’è stata una crisi per cui ai pochi ma

qualificati negozi multietnici che c’erano si è sostituita un’occupazione di tutto il

territorio facendo perdere un’occasione di riqualificazione.

Anche se banalizzante ha un fondo di verità la differenziazione politica destra = si

lamentano della discontinuità -> drammaticità, crisi e sinistra = al contrario

sostengono che c’è sempre stata continuità . Emergono due figure del rione: 1.

Esquilino borghese del passato, 2. ambiente sociale difficile con degrado e illegalità

causato dall’immigrazione con la variante 2A. degrado iniziato già da prima dei flussi,

da non attribuire interamente agli immigrati quando piuttosto i flussi ne sono un

effetto. Memoria repisodica = serie di fatti assimilati e concepiti come un unico macro

evento, così che ogni persona sceglie fatti e episodi vari -> così s’intende il “presente

culturale”, come periodo dal momento della frattura migratoria.

Con l’aggravarsi del problema della sicurezza le relazioni popolari da “villaggio

urbano” si sono modificate andando incontro ad un sostanziale impoverimento della

socialità e ad un’associazione di Piazza Vittorio ad un luogo malfamato e pericoloso

anziché vitale come era prima, rendendolo un ambiente più estraneo e senza

riqualificazione dal momento che è stato spostato il mercato. Es. dei coniugi Giacomo

e Gabriella : RIONE INCOMPIUTO e senso di disagio anche nel passato(fiere, esotismi

…)! “Continuità nell’incompletezza”

2. “Un’emergenza all’Esquilino”? Questa zona è sempre stata una “piattaforma

girevole” aperta a flussi migratori di ogni genere: prima migravano dalle varie parti

d’Italia ed ora dall’estero. Dal Consiglio Municipale Straordinario del 2007 si è sancita

l’emergenza sicurezza ma in realtà a questa domanda sembra non corrispondere

un’effettivo aumento della criminalità -> è cresciuta la preoccupazione, il sentimento

di insicurezza e la paura più che il pericolo effettivo, anche se è difficile da stabilire in

che misura, perciò il dibattito di divide tra una criminalità oggettiva e gli allarmi

strumentali “xenofobi”. Sembra che la domanda di sicurezza continua comunque ad

aumentare a causa dei random crimes recenti, mentre invece nel passato si assistiva

sempre ad un’illegalità che però era più tollerata perché “familiare” (es. dei coniugi e

del proprietario del ristorante). Sembra che la maggiore vulnerabilità alla criminalità

sia diventata una caratteristica della contemporaneità in seguito a qualche evento

eclatante amplificato dai media ma i media sbagliano perché riducono tutto ad uno

scarso livello di cultura degli abitanti! E’ un problema di intersoggettività e al senso di

estraneità territoriale, dove la quotidianità è diventata difficile da vivere! Indubbia è

l’illegalità diffusa, lo scarso decoro ambientale e la gente di malaffare , spesso

immigrata e emarginata, isolata MA non is può comunque generalizzare e parlare di

xenofobia diffusa. Solo alcune etnie sono ricordate come influenti sul territorio: prima

nordafricani, poi slavi, poi asiatici -> i CINESI sono il caso ultimo più eclatante, poiché

hanno trasformato l’assetto commerciale del rione, che è da sempre il suo dato

caratteristico -> vocazione commerciale che è risorsa, vanto e patrimonio del

territorio. Oggi i cinesi rappresentano l’etnia più numerosa e “invadente” ma

nonostante ciò non è associata alla criminalità, anzi!

Emergenza = PAURA, INVASIONE, fear of crime DEGRADO ambientale, ovvero pulizia

->il problema della SPORCIZIA si può risolvere o con la responsabilità dei pubblici

poteri o con il comportamento personale (testimoniati da due interlocutori). Si ha cara

la cura del territorio.

3. “Il rione in bilico” : ci si interroga sulla qualità della vita dell’ambiente e come nel

caso della politica “Tolleranza Zero” del sindaco di NY Giuliani, all’Esquilino si assiste

alle inciviltà = fenomeni concreti che però non rientrano nel codice penale e non sono

riconosciuti come crimini sanzionabili. Possono essere fisici = degrado edilizio e

negligenza.. o sociali = presenza di senzatetto, drogati etc.. Tali incivilities possono

accavallarsi secondo la “teoria dei vetri rotti” , ovvero piccole violazioni tollerate che

rendono il terreno fertile per violazioni più gravi. E’ questione di fiducia e del senso di

sicurezza che viene a mancare agli abitanti che non può essere risolta dall’idea degli

“eyes on the street” dei cittadini. I cittadini si dovrebbero sentire protetti e sicuri

anche tramite piccoli contatti impliciti e invece sono diffidenti (tema analizzato dalla

Jacobs). Spesso si attuano operazioni di restyling del centro per ripristinare il prestigio

del patrimonio artistico ma accade che tali cambiamenti “calati dall’alto” non facciano

altro che modificare negativamente i riferimenti e parametri con cui si interagiva col

territorio.

Si ribatte molto sulla questione terminologica sottolineando che il termine quartiere è

errato e che l’Esquilino è un rione, incluso nella cinta muraria antica caratterizzato da

uno status incerto, da una storica incompiutezza. Viene definito “la periferia del centro

storico” e la sua centralità e la sua immagine pubblica di quartiere multietnico e

trafficato (già degradata) hanno concorso a renderlo un punto di riferimento per gli

immigrati. Parallelo con Monti (rione limitrofo) : la vita notturna all’Esquilino è assente

(cosa da alcuni apprezzata) mentre Monti è il rione vivace, “borghese” , restaurato,

pulito, un vero e proprio salotto.

DI questo si lamentano i “vecchi residenti” (coloro che da più tempo abitano il rione),

che si sentono trascurati dalle istituzioni; propongono una riqualificazione del

territorio, specialmente del suo patrimonio storico che annulli l’immagine di

marginalizzazione che ormai si è consolidata del quartiere. L’Esquilino deve diventare

un centro urbano nel senso di essere collegato al centro ma anche di essere autonomo

e multifunzionale e ciò è possibile se si smette di concentrarsi e di puntare

esclusivamente sull’elemento etnico -> varietà senza esclusione / ghettizzazione.

“Costruzione e memoria di uno spazio urbano” di Christian Miccichè: come si

● modificano nel tempo con i cambiamenti urbani le mappe mentali, la divisione

toponomastica e i percorsi disegnati dai cittadini stessi.

Lo spazio fisico di una città è personale e costituito sull’esperienza del singolo

cittadino e in base a come è conformato influenza la percezione e l’azione dei cittadini

che lo vivono. In questo saggio si colgono : l’aspetto locale più che globale

dell’organizzazione dello spazio urbano, le relazioni e cambiamenti tra spazio - tempo

- emozioni e le cause dei conflitti ma soprattutto si vogliono analizzare le

problematiche del rione che sono causate proprio da un certo uso dello spazio da

parte delle minoranze immigrate che è percepito come improprio e sbagliato, e ciò

perché diversi sono i modi di pensare la città.

1. “Lo spazio amministrativo dell’Esqulino e la sua storia”: di forma vagamente

triangolare il rione appartiene al I Municipio, ovvero al centro storico racchiuso dalle

Mura Aureliane. L’etimologia probabilmente deriva da “exquilini” = abitanti del

sobborgo della città contrapposti agli inquilini del centro ( già all’epoca percepito come

periferia). Centro viario importante servito dalla Prenestina, Tiburtina e Merulana.

Zona bonificata da Augusto, diviene il quartiere della borghesia, dove viene edificata

la villa di Mecenate e in seguito diviene dimora dei pontefici. Subisce le guerre e poi

viene ristrutturato nel 500 da Sisto V e rimarrà tale fino all’Unità -> i piemontesi

attuano il Piano Regolatore Urbano di Viviani per modernizzare e adattare la città al

ruolo di capitale: servizi, strade, edifici con i portici tipici torinesi ( che fanno sentire a

casa i torinesi trasferiti) etc.. per una zona molto ordinata e “geometrica”,

diversamente da alcune zone che rimangono tortuose e accalcate. Nel 1902 nasce il

famoso mercato di Piazza Vittorio e poco dopo arriva una grande crisi edilizia. Densità

altissima. Il degrado inizia dal 1985 con crolli causati da materiali scadenti utilizzati

nella precedente restaurazione ( non fatti per resistere allo stress del traffico e della

metro etc..) con culmine il 28/4/1986 -> sono i cittadini che devono pagarsi i lavori!

2. “Mappa, territorio, percorso”: l’organizzazione dello spazio fa si che ogni cittadino si

crei delle rappresentazioni della città per ordinarla = mappe mentali che ogni soggetto

ha del mondo intero e che adatta ai vari luoghi per orientarsi, valutare e conoscere.

Fornisce coordinate funzionale fatte di punti di riferimento e permette di superare il

senso di estraneità. Secondo uno studio di Lych “L’immagine della città” una città

deve avere una figurabilità e leggibilità , date dalla facilità di riconoscimento e e

dall’immagine fortemente rappresentativa. Si divide in : percorsi, margini, nodi,

quartieri e riferimenti che servono a capire il modo in cui lo spazio è pensato (sia

vissuto che immaginato come si vorrebbe che fosse) dal soggetto e dalla comunità e

perciò le mappe sono soggette all’emotività = mappe emiche, memoria, simbolo e

metafora, dal carattere collettivo / condiviso e culturale. Si divide in spazi astratti =

così percepiti per gli architetti e progettisti e concreti = per gli abitanti, dimensione

esistenziale.

Metodo: agli intervistati è stata sottoposta una mappa dell’Esquilino e sono stati

intervistati su vari temi ( definire “l’Esquilitaneità” dei quartieri, luoghi più riconoscibili,

cambiamenti e patrimonio storico), così da capire i percorsi individuali delle persone

come sono cambiati e perché. Le risposte venivano date sulla base della cartina

ufficiale e in generale si traggono le seguenti conclusioni:

- lo spazio del rione non si identifica con la mappa ufficiale bensì con i percorsi

personali

- molta importanza ha avuto il cambiamento dei negozi tradizionali ( anche in rapporto

ai valori trad.)

- problemi di convivenza con gli immigrati e con l’uso dello spazio fatto da loro

- Piazza Vittorio = elemento riconoscibile e identificativo, simbolo della centralità

urbana e conflittuale, simbolica

- le modifiche fatte non tengono mai conto delle reali necessità dei cittadini ma sono

calate dall’alto.

3. “Lo spazio vissuto: dove è l’Esquilino?” : a cambiare nelle mappe mentali sono

soprattutto i margini (elementi lineari di Lynch), che contribuiscono a creare senso di

appaesamento, sicurezza e riconoscibilità = mappe emiche. C’è chi include le strade a

traffico intenso e chi il Colle Oppio = appartenente a Monti, dove prima le famiglie

andavano a passare il pomeriggio e ora invece è posto di degrado, mentre tutti

escludono la Stazione Termini = una delle zone mute, d’ombra che non hanno

attrattiva ma che viene comunque ricordata nella memoria, nella storia recente

negativamente come incubatrice dei mali e causa prima del degrado e dei traffici

illegali mentre in quella antica positivamente, come portatore di ricchezza e varietà.

4. “Le zone interne dell’Esquilino” : all’interno dei margini esterni esistono dei margini

interni di ripartizione del territorio sulla base del vissuto, circoscritte da altrettanti

punti di riferimento, nodi etc.. Si divide in tre zone: a. a destra della Piazza, b. a

sinistra della Piazza, c. sotto, zona di Santa Croce, dove le prime due zone sono


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Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anele92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Giusti Elena Maria.

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