Travel & lifestyle
“Se la nostra esistenza si svolge all’insegna della ricerca della felicità, forse poche cose meglio dei viaggi riescono a svelarci le dinamiche di questa impresa, completa di tutto il suo ardore e di tutti i suoi paradossi. Benché in maniera indiretta, infatti, i viaggi contengono una chiave di lettura del senso della vita che va oltre le costruzioni imposte dal lavoro e dalla lotta per la sopravvivenza; ciononostante raramente vengono considerati stimolanti sul piano filosofico poiché sembrano richiedere considerazioni di ordine eminentemente pratico.
Veniamo così inondati di consigli sul dove, ma poco o nulla ci viene domandato sul come e il perché del nostro andare. Eppure l’arte di viaggiare pone una serie di interrogativi nient’affatto semplici o banali, e il cui studio potrebbe modestamente contribuire alla comprensione di ciò che i filosofi greci indicavano con la bella espressione eudaimonia, ovvero felicità.”
Spazio in movimento
Oltre alle mete ritenute classiche, come le città d’arte, le località marine e montane di un turismo domestico e quelle più esotiche che ancora fanno sognare una vacanza eccezionale, oggi un buon numero di potenziali turisti opta per luoghi il cui rischio, l’avventura e la difficoltà sono divenute parole chiave nel consumo turistico.
Nel passato queste destinazioni erano riservate solo ai professionisti, da almeno un decennio invece sono aperte a una schiera molto ampia di turisti (trekking sulle appendici dell’Himalaya, sfidare i ghiacciai del Sudamerica, scrambling, canyoning, bungee jumping, snow rifting, etc.). Anche sesso e turismo sono strettamente connessi, legame che affonda le sue radici nell’antichità. Fenomeno che si nutre di stereotipi di genere e differenziazione culturale amplificata dai mass media, stereotipi che spingono al movimento per giustificare eventuali pulsioni o comportamenti altrimenti inaccettabili.
Ci sono poi altre mete che si presentano più complesse da affrontare: il viaggio in zone di guerra, di guerriglia, a rischio di terrorismo, rapimento politici o luoghi che presentano ancora le fratture di passati combattimenti. La Cambogia, per esempio, a distanza da oltre un ventennio dalla caduta di Pol Pot (rivoluzionario e dittatore cambogiano negli anni '70) è ancora testimone di zone cosparse di mine antiuomo, anche all’interno di siti d’interesse archeologico e storico, senza tuttavia risultare una barriera o un ostacolo per i turisti più avventurosi. [...]
Montagne, laghi, oceani e soprattutto deserti, lagune e giungle rappresentano luoghi sognati, desiderati e in genere luoghi che offrono possibilità di fruire di stimolazioni, eccitamento e avventura per ciò che sono nel nostro immaginario collettivo.
Il dislocamento della propria vita, del proprio sé da ciò che è ordinario a ciò che è straordinario di solito è al centro di ogni aspettativa nel viaggio turistico; molto spesso si è attratti nella scelta della destinazione da ciò che contiene una certa dose di rischio o che rappresenta l’inusuale. Eccitamento, rischio, pericolo, avventura sono solo alcune parole chiave necessarie per identificare un nuovo filone turistico che va espandendosi sempre più.
Se Roje e Urry affermano che ogni dislocamento dall’ordinario allo straordinario, dal quotidiano all’estraneità, rappresenta già un’esperienza legata all’avventura, Price suggerisce come, nonostante sia stata programmata preventivamente l’avventura, l’avventura non sempre si presenta e questo è un paradosso legato proprio al concetto di rischio.
Price evidenzia anche che ci sono tre elementi chiave per implementare quello che possiamo definire adventure tourism e sono la disponibilità in questo campo di tour operator esperti, la proliferazione di messaggi promozionali, il bombardamento mediatico al quale siamo quotidianamente sottoposti e l’applicazione della tecnologia nelle imprese previste. Questi fattori costruiscono, secondo Price, una zona cuscinetto tra la vita normale, quella quotidiana e le esperienze fuori dall’ordinario a cui aneliamo per uscire dalla monotonia, desiderio amplificato da lusinghiere immagini stereotipate di luoghi idilliaci.
Price afferma inoltre che è necessario identificare cinque concetti associati all’avventura e alla sua esperienza: paura, stress, pericolo, abilità e attitudine. Tuttavia, come possiamo facilmente leggere nelle presentazioni delle agenzie turistiche, nelle pubblicità specializzate etc., le case destinate all’ospitalità dei turisti, spesso sono architettonicamente spartane, primitive o tribali come la tradizione del luogo insegna, ma ricche di tecnologie iper-moderne che offrono l’ospitalità locale all’insegna della modernità, evidenziando come i T.O. abbiano preso a vendere avventure come idea e a consegnarla come esperienza addomesticata della comodità. [...]
Il termine Dark Tourism, coniato per la prima volta da Lennon e Foley, ci pone di fronte alle relazioni tra il turismo e la morte, soprattutto quella violenta (sono stati usati inoltre altri termini, quali thanotourism o traumascapes, per esprimere l'interesse dei turisti verso i luoghi in cui si sono svolte atrocità verso il genere umano).
La prima volta che fu introdotta la nozione di Dark Attraction (1993) essa era legata allo sviluppo commerciale e turistico di luoghi di morte collettivi, come le fosse comuni e i luoghi in cui celebrità o un grande numero di persone hanno incontrato la morte (esempi possono essere il Ground Zero, Superga, le tombe dei famosi, i campi di concentramento etc.).
Altre destinazioni turistiche, identificabili come attractions, come i cimiteri nazionali e monumentali sono spesso identificate come luoghi nostalgici differenziandosi dai luoghi in cui sono avvenuti disastri che divengono luoghi di sensazioni. Di conseguenza, le attrazioni basate su eventi che contrassegnano un luogo sono nella memoria di coloro che ancora vivono per condividerle. Per gli autori citati il dark tourism è un fenomeno moderno, occidentale, basato su visite ispirate alla condizione di Serendipity.
E' un fenomeno che negli ultimi secoli è diventato sempre più ampio e diversificato, nel quale Seaton (1996) individua a spiegazione di questo fenomeno cinque possibili attività ricorrenti:
- Testimoniare la rappresentazione pubblica di morte;
- Localizzare una morte collettiva;
- Visitare monumenti commemorativi;
- Vedere rappresentazioni simboliche di morte;
- Testimoniare il riappropriarsi della morte.
Sono molti i luoghi che nella nostra contemporaneità permettono di giustificare questi comportamenti: le fosse comuni di vittime di etnocidi in Cambogia, Armenia, Ex-Yugoslavia, i luoghi segnati da atrocità manifeste come l'Angola, l'Uganda, le prigioni di schiavitù e deportazione, i territori colpiti da cataclismi come lo tsunami thailandese e via discorrendo.
Il fenomeno non è sfuggito all'attenzione di molti sociologi anglosassoni che si interrogano sia sul fenomeno stesso, sia sul perché i turisti siano sempre più attratti dalla morte e dalla sofferenza e ai luoghi che la rappresentano. La letteratura offre molti punti di vista a riguardo e Dann (1998) sembra identificarne alcuni che possono essere raggruppati in otto categorie:
- Paura dei fantasmi dell'infanzia;
- La ricerca di novità;
- La nostalgia;
- La celebrazione del crimine e della devianza;
- Un desiderio smodato di sangue;
- Il "giocare" con la morte;
- Intraprendere una vacanza all'"inferno" come sfida alla moralità.
Si può concludere che i turisti, guidati da differenti gradi di intensità rispetto all'interesse e alla fascinazione della morte, possono implicitamente appropriarsi, nella loro visita, dei significati della moralità piuttosto che esplicitamente contemplare la morte e il morire come primaria motivazione della visita. Ancora, su questa linea, possiamo affermare che il livello di significato individuale indubbiamente dipenderà dal background socioculturale e di certo anche dalle variazioni di intensità percepite sia nel grado di empatia verso quelle popolazioni sia nel bisogno di rafforzare il bisogno di continuità e di sopravvivenza di ognuno a queste esperienze. [...]
Bauman (1996) a proposito della relazione tra ciò che facciamo e chi siamo usa analogie come pellegrino e turista per teorizzare il cambiamento culturale e il ruolo dell'identità. Egli ricorda che il pellegrino aveva un chiaro senso dello spazio, aveva un senso della direzione verso cui tendere che si legava al futuro e lottava per il futuro, mentre all'opposto il nostro mondo è caratterizzato dalla complessità, dalla frammentazione ed alla ambivalenza che non rendono possibile percepire un futuro in termini di certezze e convinzioni, quindi, in contrapposizione, come turisti, ci muoviamo nel presente.
Ad amplificare nel nostro quotidiano queste caratteristiche di ambivalenza e frammentazione compaiono i messaggi, le foto, i racconti, gli articoli di giornale che usano l'esaltazione per calamitare l'attenzione del lettore/navigatore. Inoltre, letteratura e cinematografia ci conducono nei luoghi in cui autori o attori hanno vissuto e lavorato per farci toccare con mano e rivivere le emozioni già provate con la lettura o la visione di un film. Il web ci offre un panorama molto ampio sui temi citati come forum, blog, immagini, diari di viaggio, articoli che ci pongono a confronto con le realtà visitate, ma soprattutto offrono immagini che raccontano una storia, in modo efficace e ci raccontano anche quali siano le dark attractions più visitate e discusse; morte, disastro, miseria e memoria sono divenuti nella nostra società dei prodotti di consumo turistico.
Luoghi di memoria, cinema e letteratura per un turismo di emozione e di consumo
I luoghi sono più che semplici setting con determinate caratteristiche fisiche: essi piuttosto vanno intesi come elementi dinamici, contesti di interazione sociale e di memoria. L'uomo infatti crea il luogo dotandolo di significato in relazione non solo ai propri vissuti soggettivi ma anche alle circostanze economiche, sociali e culturali in cui vive. I soggetti che vivono quotidianamente un certo luogo gli conferiscono automaticamente certi valori e creare luoghi di memoria sui quali proiettare la propria identità locale.
I luoghi di memoria possono essere reali oppure immaginati, legati a memorie vissute, che vengono in qualche modo generalizzate per divenire attrattive per altri, o a memorie inventate, ma non per questo meno concrete e reali nella loro potenza immaginativa. Sono reali in quanto effettivamente in quel punto dello spazio si è prodotto un evento assunto come significativo, come possono esserlo la Palestina e Gerusalemme che richiamano moltissimi pellegrini.
In questi ultimi anni, in Europa ma non solo, si è assistito a un recupero e a una valorizzazione economica dei luoghi di memoria, più precisamente quei siti segnati dalla storia, e in particolare dalla storia dei conflitti bellici, che ha inaugurato la nuova forma di turismo della memoria. L'espressione turismo di memoria può apparire ossimorica: il turismo rimanda allo svago, al tempo libero, ludico, in contrapposizione alle immagini rigorose, serie, legate alla memoria e alla sua funzione di apprendimento e alla riproduzione di esperienze passate.
Attraverso un’equilibrata azione di valorizzazione e di tutela che tenga conto delle radici culturali e dell'identità di cui questi luoghi sono portatori, territorio e memoria possono concorrere alla formazione di una coscienza storicizzata dei visitatori, creando e fornendo emozioni ed esperienze indimenticabili.
Ad esempio, è diventata una pista ciclabile la striscia di terra che fino al 1989 divideva in due la Germania, la cosiddetta striscia della morte. Per percorrere l'intero tragitto di 600 km, accompagnati da una guida, si impiegano dieci giorni.
Per quanto riguarda il nostro paese, i luoghi della memoria riguardano principalmente la fuga degli ebrei italiani verso la Francia, le battaglie partigiane, i campi di prigionia, gli eccidi nazisti nelle comunità montane, trekking per visitare le trincee della grande guerra. Molto noto è il treno della memoria che, il giorno della memoria, il 27 Gennaio, percorre un tragitto verso i campi di concentramento di Auschwitz, a Cracovia; a Torino il treno è attivo da 8 anni.
Il turismo di memoria comprende anche una forma di turismo detta Turismo Genealogico, un segmento di mercato consolidato da pochi anni e rivolto alla scoperta dei luoghi e degli spazi vissuti dai nostri antenati e dei loro discendenti. I principali paesi interessati da questa crescente pratica turistica sono quelli che sono stati interessati da ingenti fughe e migrazioni del Novecento, dall'Irlanda alla Germania alle varie regioni italiane del centro-sud.
In Gran Bretagna, per esempio, la Ancestral Footsteps dispone di una fitta rete internazionale di storici e ricercatori che seguono le tracce degli antenati dei propri clienti e, dopo una ricerca che dura tra i quattro e i sei mesi, propongono un tour verso i luoghi abitati dai propri antenati. (è possibile fare delle ricerche fai da te online consultando i numerosi siti che dispongono di tali informazioni, come Ancestr).
Questo nuovo segmento dell'industria turistica, che offre al contempo un’esperienza emotiva e culturale, può contribuire a valorizzare piccole e sconosciute imprese e rendere più attive a livello sociale le comunità stesse (Best Sicily Guide offre un studio sulle proprie origini e la possibilità di visitare i luoghi di vita dei propri antenati). Alcuni studiosi includono il turismo di memoria all'interno della definizione di turismo macabro, o dark tourism o thanatourism, poiché i luoghi della memoria sono connessi a un'immagine di morte e sofferenza.
Il turismo macabro è quello praticato nei luoghi dei disastri: la gente parte per visitare luoghi di morte, catastrofi o depravazioni; tra tali mete possiamo ricordare i cimiteri di Parigi, il Ground Zero, Robben Island, la prigione in cui venne rinchiuso Nelson Mandela, etc. (altro esempio è il tour di Jack lo Squartatore).
Il turismo macabro tuttavia non è una manifestazione dell'odierna società ma ha radici ben più profonde. Nell'antica Roma i romani al Colosseo assistevano divertiti a lotte tra uomini e animali, nel Medioevo i pellegrini viaggiavano verso tombe e luoghi di martirio, senza dimenticare gli spettatori di esecuzioni pubbliche o ai roghi di presunte streghe, la ghigliottina durante la Rivoluzione Francese, la Battaglia di Waterloo osservata dalla nobiltà a distanza di sicurezza.
Il turismo di memoria e quello macabro si traducono entrambi nella capacità del mercato di alimentarsi dalle emozioni, di commercializzare i ricordi e le memorie, tuttavia non possono essere intesi come sinonimi: il turismo macabro si pone su un piano di lettura diverso rispetto a quello di memoria poiché non ci sono memorie incarnate da riattivare ma grandi emozioni legate ad eventi tragici, storici, che sono vissuti e osservati come forme spettacolari. [...]
Nell'elenco delle mete turistiche è comparsa la casa di Anna Frank, nel centro di Amsterdam, dove la giovane scrittrice scrisse il suo famoso diario durante la seconda guerra mondiale, ora in mostra nell'esposizione permanente allestita nella casa museo della donna, la cui visita rappresenta un'esperienza particolarmente forte per migliaia di turisti che accorrono da tutto il mondo.
Questa visita può essere ascritta a quella più ampia categoria identificata come turismo letterario, che porta alla scoperta di luoghi e suggestivi percorsi narrati da famosi scrittori. Si tratta di un modo diverso di reinterpretare il territorio e di dare nuovo significato alle destinazioni: in quest'ottica rientrano i Parchi Culturali che promuovono il recupero ambientale e la valorizzazione della cultura materiale e letteraria di determinati territori, come il Parco Culturale di Dante; a Ostia è possibile ricordare P.P. Pasolini, in Sicilia Giovanni Verga tra Catania e Acitrezza, le opere di Gozzano, Fenoglio e Pavese ricordano le colline piemontesi e, in particolare, Langhe e Roero.
Stando ai promotori di tale iniziativa la realizzazione di un parco culturale si fonda su tre considerazioni, secondo le quali la propensione ecologico-ambientale risulta in armonia con quella letterario-culturale:
- L'urgenza di un intervento di recupero e di tutela dell'ambiente da un punto di vista architettonico, paesaggistico e antropologico;
- La necessità di stabilire un più stretto rapporto tra la visione della cultura e la visione del territorio;
- La rivalutazione culturale dei luoghi letterari.
Il lavoro di costituzione del parco presenta due aspetti: uno iniziale di ricerca e di inventario e una seconda fase di interventi operativi. Per quanto riguarda il primo sono da segnalare l'individuazione di scrittori legati alla geografia del territorio, l'attenzione alle espressioni della cultura orale e del patrimonio letterario locale, il recupero della tradizione e della cultura materiale, la ricerca delle feste e dei riti locali, lo studio degli antichi mestieri, le ricerche e la registrazioni dei ricordi dei suoi abitanti. Da un punto di vista operativo bisogna attivare interventi di schedatura e di riordino del materiale raccolto, con la creazione di una banca dati che permetta di utilizzare e visitare il parco culturale. Il primo parco culturale è stato realizzato nel 1994 in Piemonte.
Negli Stati Uniti il fenomeno del turismo letterario gode di un ampio numero di appassionati. [...]
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