Antropologia secondo Kilani
La mondializzazione del sistema economico occidentale, l’integrazione politica ed ideologica e la tendenza all’uniformazione dei modi di vita e dell’immaginario rendono evanescenti o dissolvono le alterità cui l’antropologia era solita pensare e rivolgere l’attenzione.
Il rapporto tra globalizzazione e alterità
Kilani afferma: "La retorica della ricerca sul campo è la sublimazione del rapporto coloniale". Vengono sottoposti a critica tutti gli approcci che tendono a perpetuare la visione esotica degli altri e dell’oggetto antropologico.
Aspira alla costruzione di un’antropologia generalizzata: punto di vista specifico sul reale nella misura in cui è capace di pensare i rapporti fra locale e globale, fra continuità e discontinuità, fra unità e diversità e di analizzare la logica e le trasformazioni culturali di realtà locali o marginali, cercando nel contempo di spiegare la complessa logica del mondo che le circonda.
Introduzione: l’antropologia in discussione
Una tensione tra universalismo e particolarismo ha sempre caratterizzato la disciplina. Il progetto di un’antropologia generalizzata presuppone un allargamento della riflessione alla società moderna contemporanea.
Dov’è la distanza-spaesamento che ha caratterizzato il rapporto dell’antropologo con il proprio oggetto di studio? Lo sguardo esterno era considerato come garanzia di una certa obiettività. Anche quando l’antropologo lavora in società differenti dalla propria, esse somigliano sempre più alla sua società d’origine. Sempre più vi ritrova aspetti conosciuti della propria cultura. Perciò nozioni come distanziamento, sguardo esterno, osservazione partecipante devono essere riesaminate.
L'effetto etnografico e la modernità
Il movimento di "rimpatrio" dell’antropologia nella propria società di origine si compie generalmente all’interno di una sorta di "effetto etnografico". Una tale antropologia, postulando a priori la pertinenza dello sguardo di cui è portatrice - e di conseguenza ignorando il dislocamento storico e culturale che ad esso fa compiere - finisce per creare degli oggetti etnografici sostitutivi degli oggetti "esotici" con i quali tradizionalmente aveva a che fare. Così facendo, questo orientamento si preclude sia ogni interrogazione sui valori e le pratiche che sono al centro della modernità industriale, sia l’allargamento della riflessione antropologica all’insieme delle situazioni sociali e culturali costitutive del genere umano.
Gli antropologi hanno tutto da guadagnare dall’apertura all’eterogeneità e alla complessità delle situazioni della modernità, perché in tal modo potranno infine iscrivere i loro oggetti tradizionali in una storicità che, nella maggioranza dei casi, hanno finora negato, così come potranno meglio realizzare il progetto universalista di pensare l’umanità nelle sue differenze e nelle sue analogie.
Storia e antropologia
La riflessione antropologica è legata all’evoluzione delle idee e delle mentalità all’interno della società che l’ha vista nascere, ovvero la società occidentale. Questa riflessione è del pari legata ai rapporti di scambio e di dominio che hanno caratterizzato la storia delle relazioni fra l’Europa e le società extra-europee. L’antropologia è nata da questo rapporto di dominio. Essa è il prodotto della storia che integra le società non-occidentali nel grembo europeo. Perciò la storia dell’antropologia deve farsi ad un doppio livello: quello dell’evoluzione della stessa società europea e quello dell’evoluzione del rapporto che essa ha intrattenuto con le altre società.
Secondo Kilani, i termini di locale e globale non rinviano a realtà sociali positive, individuabili empiricamente, bensì al modo in cui l’antropologo mette in prospettiva livelli diversi della realtà con i quali si confronta nella ricerca sul campo e nella costruzione dell’oggetto antropologico. L’antropologia si caratterizza innanzitutto come un’impresa di traduzione di culture.
Parte prima: cos'è l'antropologia?
Riflessioni sull’attualità di una scienza dell’uomo
Capitolo I - Oggetti empirici e oggetti intellettuali dell’antropologia
L'antropologia: scienza del tradizionale e/o dell’attuale? Come definire l’antropologia?
La tendenza attuale consiste nel non cercare più di rivendicare un termine preciso per designare il tipo di società cui si rivolge la disciplina. Ormai si tende a negare all’antropologia un unico oggetto specifico. Essa si presenta e si definisce come la scienza delle diversità sociali e culturali, come la scienza dell’uomo in società.
Il progetto dell'antropologia: pensare l’altro e il medesimo
Progetto: pensare il rapporto fra l’unità e la diversità del genere umano. L'antropologia è per eccellenza una disciplina "contrastiva": mentre assume un ampio sguardo prospettico sulle diversità geografiche e storiche delle società, cerca nel contempo di approdare a generalizzazioni concernenti l’insieme dei comportamenti dell’uomo in società.
Nella storia della disciplina, il problema del rapporto tra unità e diversità è stato trattato diversamente a seconda delle teorie: l’evoluzionismo metteva l’accento sull’unità, mentre il relativismo lo metteva sulle diversità culturali e sociali. Negli anni ‘60, denuncia della collusione dell'antropologia con il colonialismo. Crisi del ruolo del ricercatore.
L’altro come pretesto, ovvero le metamorfosi dell’alterità
Attualmente si assiste ad un’esasperazione del desiderio dell’altro, ingannevole rispetto ad una riflessione sistematica e critica sull’alterità. Turismo di massa = consumo passivo delle differenze e degli esotismi: la curiosità per l’altro corrisponde assai spesso a sogni di evasione piuttosto che ad un tentativo di conoscenza.
L’infatuazione del pubblico contemporaneo per la letteratura esotica obbedisce a considerazioni recondite, nascoste nell’immaginario occidentale, come quella di rassicurarsi della sua superiorità o di confermarsi nelle proprie qualità in rapporto all’altro. Il genere del racconto di viaggio, grazie ad un meccanismo di distanziamento-decolpevolizzazione, soddisfa la curiosità dell’altro senza rimettersi in discussione. Oppure utilizzo dell’altro, la cui immagine è generalmente proiettata in un passato idilliaco, come rifugio contro un presente minaccioso ed insoddisfacente.
Col pretesto di riabilitare il "primitivo" o il "selvaggio", non si fa che invertire i termini della comparazione classica tra un polo positivo ed uno negativo: si continua a ragionare in maniera schematica e dicotomica, il che non è altro che etnocentrismo a rovescio. Corrente neo-evoluzionista: rovescia lo schema evoluzionista: selvatichezza, barbarie, civiltà.
Una definizione dell’alterità
L’alterità non rappresenta un’essenza, una qualità intrinseca che certe popolazioni o certe culture portano inscritta in se stesse: deve essere considerata come una nozione relativa e congiunturale: si è "Altro" solo agli occhi di qualcuno. La categoria dell’altro non ha a che fare con una definizione sostanziale, ma è sempre inserita in una relazione, generalmente di dominazione-subordinazione.
Il rapporto di esteriorità-identificazione ha come effetto che al mio ritorno, dopo essere stato presso l’altro, io non sono più lo stesso.
I luoghi di riflessione dell'antropologia
L’oggetto dell'antropologia è dinamico e fa parte integrante della società globale. Le zone marginali non lo sono che relativamente alla società maggioritaria. L’oggetto dell'antropologia è dialettico nel senso che mette sistematicamente in rapporto il locale e il globale.
Iniziative pseudo-culturaliste
Iniziative pseudo-culturaliste dei paesi del terzo mondo: riducono la legittimità delle rivendicazioni d’identità a dei valori mummificati, ricorrendo, per esempio, ad una concezione idealistica della cultura, concepita come al di fuori della storia e delle contraddizioni sociali e politiche. Ideologia autoritaria al servizio di un infimo strato sociale al potere in questi paesi. Il riferimento ai valori tradizionali è molto spesso l’occasione per un esercizio esclusivo del potere.
Ugualmente i movimenti regionalisti in Europa sono stati all’origine di iniziative pseudo-culturaliste: basano le loro rivendicazioni sul mito di una cultura originaria. Questa ipertrofia del sentimento nazionale e dell’identità culturale non è stata soltanto all’origine della negazione della storia e della dinamica interculturale, ma altresì la fonte di una volontà di annientamento di altre culture e popoli.
Una definizione dell'antropologia: l’articolazione del locale col globale
Definizione di antropologia (Augé): "Il sapere antropologico assume come oggetto d’indagine unità sociali di piccola ampiezza a partire dalle quali tenta di elaborare un’analisi di portata più generale, cogliendo da un certo punto di vista la totalità della società in cui queste unità si inseriscono".
Quindi antropologia come disciplina che pensa il rapporto fra particolare e generale, che tenta cioè di analizzare la logica e la trasformazione dei rapporti sociali propri alle unità locali, cercando nel contempo di spiegare la logica complessa del mondo che le circonda.
Qualche esempio
Antropologia in ambiente industriale: contrariamente ad una visione astratta ed uniforme, vi si scoprono testimonianze di "culture" particolari: la socialità è ricostruita su altre basi (cameratismo o solidarietà); alla gerarchia degli status si sostituiscono altri segni. Le forme di resistenza di queste "culture locali" assumono vari aspetti: fenomeno della "parrucca": tipo deviato di produzione; riorganizzazione libera della catena lavorativa e dell’adattamento, concertato tra gli operai, delle cadenze e del ritmo della produzione.
Agricoltura di montagna nelle regioni alpine della Svizzera: è proprio grazie all’integrazione totale della modernità da parte delle popolazioni di montagna che è stata possibile la preservazione, o più esattamente la rielaborazione delle pratiche sociali tradizionali.
L'antropologia: una disciplina della comparazione
Metodo specifico: distanziandosi grandemente rispetto al proprio universo culturale l’antropologo può misurare le trasformazioni che agiscono sulle società moderne. L’esperienza delle altre culture, delle tradizioni e dei gruppi minoritari consente d’illuminare di luce nuova la cultura industriale: comparazioni interculturali, nello spazio e nel tempo, fra le particolarità e i significati sociali diversi che l’antropologo osserva.
Es. stato-nazione / società comunitarie: la nozione di potere politico non si riduce necessariamente all’utilizzo della violenza armata e alla specializzazione istituzionale, ma può attenere ugualmente al simbolico e al religioso.
Capitolo II - Procedimento, indagine e metodi in antropologia
Dal particolare al generale, ovvero l'antropologia come scienza delle logiche sociali
Il decentramento e il distanziamento come fondamenti del procedimento antropologico. Procedimento del decentramento-distanziamento: uscire dal proprio universo culturale per poter rendere conto della diversità, nel contempo senza cessare d’interrogarsi sulla propria società. Nella visione antropologica, ogni unità sociale è fortemente relativizzata.
L’osservazione partecipante e la pratica di campo
Associa strettamente l’esperienza esistenziale e quella intellettuale. Per rafforzare l’oggettività, si è spesso pensato che bastasse accentuare il carattere di microcosmo del gruppo studiato: ma ogni unità sociale fa parte di un sistema più ampio che lo trascende. Insistere sul carattere "chiuso" di un gruppo significa dimenticare che lo stesso ricercatore è un intruso e la sua origine, i suoi valori, hanno influenza nella relazione con gli altri.
Le regole dell’osservazione partecipante devono dunque tener conto di due fattori: l’insieme dei dati esterni e delle determinazioni socio-politiche globali che agiscono su un gruppo dato; il rapporto fra l'antropologo e la popolazione presso cui lavora.
Costruzione dell’oggetto in antropologia
L’oggetto dell'antropologia non può dunque essere concepito come un dato a priori, ma corrisponde ad un processo di costruzione, a partire dai due criteri: il rapporto del ricercatore con il campo delimitato in questione; la presa in considerazione dell’insieme delle influenze esterne.
Un esempio: l’agricoltura di montagna come oggetto antropologico
Agricoltura di montagna come oggetto da costruire, attraverso il quale era possibile leggere: gli interventi dello Stato (per mantenere la popolazione in queste regioni montane, ecc.).
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Appunti esame Antropologia culturale
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Riassunto esame Antropologia., prof. Niola, libro consigliato Antropologia. Una introduzione, Mondher Kilani
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