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Durkheim: la religione è analizzata come fatto sociale (il religioso partecipa del sociale) e come

fenomeno sociale totale (la religione è una cristallizzazione di comportamenti e istituzioni che

partecipano, insieme, dell’etico, del simbolico, dell’economico, del politico, del sociale); e ne coglie

le funzioni positive: la religione è all’origine della coesione sociale e del suo mantenimento, le

cerimonie religiose costituiscono un momento di effervescenza e di fusione sociale.

Oggi gli interessi dell'antropologia religiosa si sono allargati allo studio dei sistemi di

rappresentazione e dei sistemi simbolici (Lévi-Strauss) e ai meccanismi di rappresentazione

simbolica delle istituzioni sociali e della loro riproduzione (Augé): problema dei modi di pensiero e

della traducibilità di culture.

L'antropologia politica

Antropologia britannica: indirect rule. Questi studi sono all’origine della distinzione fra società con

lo Stato e società senza Stato; in queste ultime l’organizzazione politica e la struttura della parentela

sono generalmente inseparabili.

L'antropologia economica

Malinowski e Mauss: rifiuto di ogni autonomia al campo dell’economico nella definizione delle

società e messa in discussione dell’idea propria dell’economia classica secondo la quale l’uomo è

un "animale economico".

La scuola marxista ha portato nella discussione i problemi fondamentali quali quelli della

riproduzione sociale ed economica, delle categorie sociali o di età, del grado di determinazione

delle diverse istanze sociali.

L'antropologia della significazione (Mauss, Polanyi) definisce i fenomeni economici come

fenomeni sociali totali: recano in sé un senso sociale, culturale e simbolico; non si riduce solo alla

dimensione utilitaria, critica della concezione che sottende l’analisi economica classica quali le

nozioni di "rarità", "bisogno", "interesse", "capitale".

L'antropologia economica che si inscrive nella prospettiva del simbolico e della significazione ha

dunque come procedimento fondamentale quello di mettere sistematicamente in rapporto la società

moderna con le società tradizionali.

L'antropologia del cambiamento sociale

E’ solo a partire dagli anni ‘30 che si sono sviluppati gli studi sui fenomeni di acculturazione.

Approccio che derivava da una concezione meccanicistica del cambiamento: questo era infatti

valutato sempre in rapporto alla società dominante. Si pensava che il cambiamento dovesse sempre

esprimere lo stesso movimento, quello dell’adattamento, dell’aggiustamento delle società

tradizionali ai valori della società moderna: da qui deriva la rigida opposizione tra tradizione e

modernità, passato e presente, società semplici e società complesse.

Più tardi si sviluppa un’importante letteratura dedicata ai fenomeni messianici, millenaristi e

nativisti delle società "primitive" e tradizionali: sono generalmente rapportati alla medesima

funzione di adattamento e acculturazione alla società europea. Sono considerati come risposta allo

choc culturale in seguito al contatto.

Concezione fortemente unilineare del cambiamento sociale che è stata messa in discussione =>

nuova prospettiva: comprendere le unità sociali ristrette nel quadro della dialettica con la società

globale.

L'antropologia dell’ambiente urbano e industriale

L'antropologia in campo urbano deve mostrare in che cosa lo sguardo che l'antropologo rivolge alla

città, all’ambiente industriale e tecnico, in breve alla modernità, sia pertinente a comprendere le

logiche sociali locali nella loro articolazione con il globale.

L'antropologia della città: qualche riferimento

L'antropologia della città può essere definita come l’insieme dei lavori che cercano di cogliere e

analizzare gli spazi di coabitazione nelle città, i rapporti sociali che vi si sviluppano, l’articolazione

dei luoghi di lavoro con quelli di residenza, la distribuzione delle reti di socialità, la possibilità di

raggruppamento e di identificazione sociale ed etnica.

L'antropologia dell’ambiente industriale e tecnico: qualche riferimento

Analizzare le condizioni dell’innovazione tecnica, della sua diffusione e dei freni sociali e culturali

che incontra, tentando di mettere in evidenza le tradizioni sociali e le mentalità che accompagnano e

informano l’evoluzione della tecnica.

L'antropologia del "noi" e il rimpatrio dell’oggetto "esotico"

Una tale prospettiva arriva ad estendere gli spazi "esotici" al di là dei loro limiti tradizionali (es.

giungla delle città). Nel persistente gusto per l’esotico, è possibile cogliere un’estensione del "pre-"

(scovare credenze e comportamenti pre-scientifici, pre-razionali, pre-moderni, pre-economici) e del

periferico (periferia della produzione industriale, periferia delle istituzioni ufficiali, etc.) a

detrimento dell’interesse per le attività e le credenze centrali (il sapere scientifico, la "razionalità"

economica, il potere politico, etc.).

L'antropologia "rimpatriata" e l’elusione del metodo

L’esteriorità come principio metodologico che permette di evitare le spiegazioni che partecipano di

un punto di vista troppo generale o troppo esterno all’oggetto studiato si costruisce praticamente sul

campo in rapporto con un certo numero di criteri: la maniera in cui il ricercatore procede per

delimitare empiricamente l’oggetto, la maniera in cui lo rapporta al contesto più largo in cui esso si

inscrive, la maniera in cui definisce la propria relazione con gli attori sociali, la natura dei suoi

presupposti teorici e la finalità analitica che persegue.

PARTE SECONDA

L'ANTROPOLOGIA IN SITUAZIONE - APPORTI E RAPPORTI CON LE ALTRE

SCIENZE DELL’UOMO

CAPITOLO I - ANTROPOLOGIA E SOCIOLOGIA. LA RAGIONE COMPARATIVA

L'antropologia e la sociologia perseguono la medesima finalità: studio dell’insieme delle produzioni

sociali e culturali di cui l’uomo è all’origine. I rapporti fra le due sono marcati da differenze di

prospettive, di procedimenti, ed, in certa misura, relative all’oggetto.

Dal suo "esilio" nelle società esotiche, l'antropologia sembra aver tratto un certo vantaggio

euristico. In quanto impresa di traduzione di culture, l'antropologia ha dovuto specificare, caso per

caso, le procedure attraverso le quali passa dal particolare al generale, dall’esotico all’universale,

cioè le procedure su cui fonda la sua ragione comparativa.

Sociologi: visione oggettivista, la quale stabilisce un rapporto univoco con l’universo sociale e

privilegia il punto di vista dell’osservatore come punto di vista scientifico legittimo. Confondono

l’identificazione storica ed ideologica del loro oggetto con un’identificazione scientifica neutra.

La "grande partizione": società e comunità, sociologia e antropologia

Verso la metà del XIX secolo, l'antropologia ebbe subito come oggetto le società "primitive"; la

sociologia è nata nello stesso periodo per studiare la società industriale. Questa creava nuove

condizioni storiche: da un lato, la distruzione accelerata delle società contadine tradizionali, la

generalizzazione del lavoro industriale, processi di proletarizzazione e urbanizzazione; dall’altro,

l’esigenza intellettuale del positivismo dominante: la sociologia comtiana del diciannovesimo

secolo aspirava soprattutto ad essere una tecnica sociale e la consigliera del principe.

Da queste due prospettive - società tradizionali o esotiche e società industriali o moderne - è nata la

famosa distinzione di Töennies: Gemeinschaft / Gesellschaft, poi affinata da Durkheim nella forma

solidarietà meccanica / solidarietà organica. Ciascuna delle due forme di raggruppamento e di

solidarietà doveva costituire l’oggetto privilegiato ed esclusivo delle due discipline.

Antropologia e sociologia: differenze di prospettiva, di metodo e di indagine

Sin dagli anni ‘60, l’oggetto dell'antropologia non riguarda più esclusivamente le società

"primitive", perché concerne ormai l’insieme delle situazioni di alterità e di diversità, ovunque esse

si manifestino e dunque anche nelle società industriali avanzate.

Malgrado questa convergenza recente, nondimeno persistono alcune differenze tra queste due

discipline, che divergono in primo luogo per la prospettiva che ciascuna di esse adotta:

l'antropologia sceglie unità ristrette, più o meno marginali della società globale, per meglio porsi a

distanza da questa e poterla rischiarare; mentre la sociologia si colloca subito al livello della

prospettiva globale, quella della società maggioritaria.

L'antropologia si distingue per il modo in cui mette a fuoco le realtà che studia: adotta il punto di

vista dell’osservato, dell’oggetto di ricerca, nella misura in cui si interessa in primo luogo alle

pratiche sociali che conferiscono un senso alla vita di un gruppo.

Tradizionalmente il sociologo parte da ipotesi già elaborate e cerca in seguito di affinarle o di

verificarle tramite l’indagine sul campo. Al contrario, l'antropologo costruisce progressivamente la

sua problematica man mano che va scoprendo i principi di organizzazione della società che studia.

La seconda caratteristica importante del procedimento antropologico consiste nel mettere in

rapporto l’unità locale ristretta con la società globale. Insistendo sul valore di una scelta di unità

ristrette in antropologia, si intende piuttosto sottolineare la pertinenza di un particolare

procedimento: quello della dialettica fra locale e globale come finalità analitica, del distanziamento

e del decentramento come garanzia d’imparzialità, se non di oggettività, della prospettiva

comparativa e della generalizzazione di questo principio euristico a tutte le società. La sociologia,

invece, resto lo studio della società industriale globale, anche quando lavora su piccole unità.

Convergenze tra l'antropologia e la sociologia: il metodo comparativo

I padri fondatori della sociologia (Weber, Marx) l’hanno voluta disciplina comparativa ed aperta

all’universale. Marx: comparazione attraverso la categoria economica.

Weber: grazie alla prospettiva comparativa, ha sottolineato la relatività della razionalità dei processi

sociali occidentali, dopo aver dimostrato che la "razionalità" è un concetto particolarmente relativo

e culturalmente determinato, in ultima analisi null’altro se non il senso che gli individui danno alle

proprie azioni. CAPITOLO II - ANTROPOLOGIA E STORIA. LE RAGIONI DELL’ALTRO

Un limite netto ha per lungo tempo separato l'antropologia dalla storia; tuttavia a partire dagli anni

‘60 assistiamo ad un clamoroso riavvicinamento delle due discipline.

Il rinnovamento dell'antropologia e della storia

Il rinnovamento dell'antropologia in un primo tempo è consistito nell’abbandono dell’antica

opposizione fra società "primitive" e società complesse, e nella scoperta o riscoperta della

dimensione storica delle società che essa studia nel presente (cambiamento sociale) e nel passato

(etno-storia o antropologia storica).

In un secondo tempo, il rinnovamento dell'antropologia è consistito nella sua conversione allo

studio delle società vicine, quelle europee.

Quanto alla storia, sotto l’impulso della scuola delle Annales:

ha ridefinito il suo campo - reazione contro la storia dei potenti e contro la storia

 événementielle; allargamento del suo territorio a quello della realtà istituzionale, alla realtà

profonda delle masse e dei fenomeni sociali;

ha introdotto nelle sue analisi la lunga durata. Il compito della storia è ormai quello di far

 emergere le strutture nascoste e i movimenti profondi che agitano le società. Il cambiamento

non è più événementiel, e in qualche modo accidentale e arbitrario, ma diviene una

dimensione intrinseca alla società considerata.

Problematiche comuni all'antropologia e alla storia: l’alterità, lo spaesamento, la marginalità

il distanziamento: oggi lo storico, alla maniera dell'antropologo, si pone a distanza rispetto

 alla realtà storica studiata e controlla la propria estraneità;

l’interesse per ciò che è marginale: i gesti, gli atteggiamenti, i comportamenti e i miti

 popolari hanno ormai per lo storico un significato, proprio a causa della loro marginalità;

il principio di spiegazione: tende a cogliere l’altro nella sua singolarità. L’esplorazione della

 società preindustriale non consiste più nel considerarla come una società che precede

necessariamente la nostra, ma come una società altra.

Metafore storiche e realtà mitiche: una ricostruzione della storia e dell’evento

L’incontro di culture è anche e soprattutto un problema di comunicazione fra sistemi culturali

differenti. Lo scambio di sguardi spesso precede lo scambio di oggetti o della forza. Ogni cultura

cerca di codificare l’altro a partire dalle categorie mentali e dai sistemi di classificazione che le

appartengono.

Sahlins parla di "malinteso produttivo" (working misunderstanding) come di una dimensione

essenziale della comunicazione tra le culture. Il malinteso è produttivo nel senso che, nessuna delle

culture essendo in errore - ciascuna a modo suo vede giusto - lo sguardo che ognuna rivolge all’altra

si traduce in effetti pratici: esso crea l’evento e trasforma il reale.

Es. la divinizzazione del capitano Cook era la condizione stessa per l’esperienza dell’alterità da

parte degli Hawaiani; l’attribuzione a Cook di una dimensione soprannaturale corrispondeva presso

gli Hawaiani ad una lettura di un evento straordinario nel quadro di un ordine culturale che lega la

divinità alla figura dello straniero e allo spazio esterno. La divinizzazione e poi il sacrificio di Cook

contribuirono a fondare la legittimità delle chefferie hawaiana e poi della trasformazione di questa

in uno Stato. Nelle Hawaii l’evento si inscrive interamente nella dimensione della ripetizione:

attraverso il presente dell’evento si fa "esperienza del passato": in questo senso, la rottura fra il

passato e il presente, fra il prima e il dopo, caratteristica della temporalità storica europea, non ha

corso nelle Hawaii: le due dimensioni vi coesistono sotto la forma del riassorbimento del passato

nel presente.

Ciò che sta profondamente trasformando le società melanesiane, non sono tanto le navi, gli aerei, le

armi, gli strumenti, le scatole di conserva che si parano loro davanti, quanto piuttosto lo sguardo che

essi rivolgono agli uomini e alle cose europee. La divinità che, all’inizio del contatto, è stata

attribuita ai Bianchi, non era l’espressione di un pensiero irrazionale. Non era la semplice

conseguenza di un’associazione di tipo magico fra il comportamento empirico degli Europei e le

categorie mitiche del pensiero locale. L’attribuzione ai Bianchi di una qualità divina era la

condizione stessa per la percezione di quell’esperienza. La storia viene esplicitamente organizzata

come metafora di realtà mitiche. PARTE TERZA

STORIA DEL PENSIERO ANTROPOLOGICO, OVVERO GENEALOGIA

INTELLETTUALE DEL DISCORSO SULL’ALTERITA’

CAPITOLO I - PRELUDIO AD UNA STORIA DELL'ANTROPOLOGIA. ETNOGRAFIA,

ETNOLOGIA, ANTROPOLOGIA: ETEROGENEITÀ E UNITÀ DELLA DISCIPLINA

Tre termini, tre momenti dello stesso procedimento

Etnografia, etnologia, antropologia: tre momenti successivi del lavoro antropologico - il che è un

modo di rappresentarsi a posteriori del lavoro scientifico.

L’etnografia

Corrisponde alla prima fase del lavoro dell'antropologo, alla fase preparatoria della raccolta dei

documenti e dei dati, e della loro prima descrizione sotto forma di registrazione, classificazione,

traduzione, etc.

L’etnologia

E’ la fase in cui si analizza, si sintetizza e si interpreta ciò che si osserva in una data cultura in

rapporto alle conoscenze sulle altre società di cui si dispone e con le generalizzazioni teoriche che si

sono costruite a partire da queste conoscenze. A questo livello, le sintesi analitiche si riferiscono

generalmente ad una sola dimensione della realtà (es. parentela, economia, religione, politica, etc.).

L'antropologia

Costituisce il terzo livello, quello più generale in cui si tenta di definire le proprietà generali di tutta

la vita sociale e culturale. Le generalizzazioni teoriche si compiono a partire dalla sistematica

compilazione di un maggior numero di esempi e di casi concreti riportati nella letteratura

etnologica.

Diversità di denominazioni e diversità delle tradizioni nazionali

Paesi anglosassoni: Anthropology.

Francia: ethnologie.

Germania: Völkerkunde (studio dei popoli primitivi) e Völkskunde (studio del folklore europeo).

Le più correnti nozioni della disciplina hanno assunto forma e consistenza all’interno delle diverse

situazioni coloniali inaugurate dagli Europei. Bisogna prendere in considerazione i rapporti sociali e

le dinamiche culturali ed ideologiche all’interno delle metropoli; la natura dei sistemi sociali dei

paesi colonizzati nei vari momenti della conquista; il tipo di dominio che ciascuna metropoli ha

imposto alle proprie colonie.

La tradizione spagnola

1492 è anche l’anno della caduta di Granada e dell’espulsione degli ebrei.

Gli Spagnoli ritenevano possibile un solo modello di società, concepibile una sola cultura,

praticabile una sola religione.

La società creola americana ha in genere riprodotto le medesime strutture ideologiche della

metropoli.

La tradizione britannica

Capitalismo di tipo mercantile e poi industriale. Problema di garantirsi l’appropriazione dei prodotti

tropicali e controllare il commercio internazionale. Tali preoccupazioni si tradussero in un sistema

politico pragmatico che consisteva nel lasciare al loro posto le strutture indigene, accontentandosi di

governarle dall’esterno. Indirect Rule.

Suddivisione delle società in unità autonome e separate => nozione di cultura.

Per trattare del cambiamento sociale, la scuola funzionalista, fedele alla definizione statica del

proprio oggetto, sviluppa le nozioni di contatto di culture e di acculturazione e i loro corollari di

adattamento e di disfunzione. In altri termini, il cambiamento sociale e culturale non è trattato se

non sotto la forma di un cambiamento orientato, di un più o meno grande adattamento dei gruppi

ristretti alla struttura dominante, ovvero alla società coloniale ed europea.

Relativismo culturale: "tutte le società sono diverse e tutte le diversità sono uguali": posizione che

sottolinea il rifiuto di ogni approccio di tipo storico ed ogni tentativo di ricostruzione delle società

in termini di evoluzione e gerarchia.

La tradizione americana

La colonizzazione si caratterizzò subito per il rifiuto di ogni cultura. E’ nel contesto di questa

separazione totale fra la società dominante e i vari popoli indiani che si svilupparono i concetti di

cultura e di tratto culturale. La cultura va concepita come la variabile primaria che struttura

l’esistenza umana, va ricostruita essenzialmente mediante l’analisi e lo studio dei diversi modi di

apprendimento e di socializzazione per i quali passa l’individuo => nozione di personalità di base.

La tradizione francese

Il modello di amministrazione dell’impero coloniale francese fu direttamente ispirato dal sistema

politico centralizzato della metropoli. I Francesi tenteranno di sostituire le strutture locali con delle

strutture ricalcate su quelle in vigore in Francia. Il colonialismo francese è definito come

assimilatore delle culture e dei popoli altri.

Es. nell’Africa del nord, le ricerche di tipo preistorico, storico ed etnografico corrispondevano

spesso alla preoccupazione di giustificare la presenza francese: questo tipo di preoccupazioni farà sì

che l’etnologia francese sarà incentrata più sulla ricerca dei "principi" della vita sociale che non sul

concreto funzionamento di queste società.

PARTE QUARTA

ANCORA SULL’ATTUALITA’ DELL'ANTROPOLOGIA. DALL'ANTROPOLOGIA

RISTRETTA ALL'ANTROPOLOGIA GENERALIZZATA

CAPITOLO I - IL LOCALE ED IL GLOBALE: UNA NUOVA ARTICOLAZIONE DEL

PROGETTO ANTROPOLOGICO

La crisi dell'antropologia negli anni sessanta non dipendeva soltanto dai limiti interni alla disciplina,

ma era determinata anche dalle generali condizioni economiche, politiche e sociali. Gli

sconvolgimenti geopolitici che hanno accompagnato il movimento di decolonizzazione, la forte

crescita economica dei paesi occidentali, l’avvio dell’industrializzazione nel terzo mondo, infine le

varie crisi ideologiche e culturali hanno imposto all'antropologia una sorta di aggiornamento

teorico.

Una nuova dialettica tra l’unità e la diversità

Formidabile processo di uniformazione su scala planetaria in tutti i campi (economico, politico,

culturale, sociale). Questo movimento è caratterizzato dall’egemonia, che si afferma sempre di più,


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Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Antropologia - Kilani. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: La mondializzazione del sistema economico occidentale, Kilani: "La retorica della ricerca sul campo è la sublimazione del rapporto coloniale", L'antropologia: scienza del tradizionale e/o dell’attuale?, ecc.


DETTAGLI
Esame: Antropologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Niola Marino.

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