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dominante nelle metafore contemporanee che descrivono gli aspetti

dell’identità. La metafora, infatti, non è solo un ornamento del discorso, ma è

anche uno strumento conoscitivo. E questo accade anche nell’ambito della

metafora delle radici.

Cicerone afferma:

“ogni metafora […] agisce direttamente sui sensi e soprattutto su quello della vista,

che è il più acuto […] le metafore che si riferiscono alla vista sono molto più

efficaci, perché pongono al cospetto dell’animo ciò che non potremmo né

distinguere né vedere.”

Nessuno può vedere la tradizione, ma tutti possono nella loro vita vedere le radici.

Ecco perché in questo percorso su identità e tradizione, i ragionamenti vengono

spostati sulle metafore. È necessario dare una più specifica attenzione alla ricerca

di una definizione esatta di tradizione.

La cultura classica in questo senso ci tramanda un episodio piuttosto singolare:

una volta gli Ateniesi spedirono una ambasceria a Delfi, per porre una domanda

particolare. Essi chiesero all’oracolo quali dovessero essere i riti sacri da

conservare e quali no. L’oracolo rispose che i riti dovevano essere conformi al

costume degli antenati, cosa che potrebbe suonare come un “attenetevi alla

tradizione”. Gli Ateniese se ne andarono dall’oracolo; solo dopo avere

sufficientemente riflettuto, decisero di tornare da Apollo per un’ulteriore domanda.

La risposta che ricevettero fu di attenersi al costume migliore.

Questo episodio rivela un’insita saggezza, che riscontra la principale ingenuità

nella domanda posta dagli Ateniesi. Non era possibile indicare la migliore o la

vera tradizione, perché proprio come avevano costatato già essi, era cambiata

numerose volte nel corso del tempo. Ecco spiegata in questo senso la risposta

dell’oracolo.

Rimane il fatto che questa metafora, già usata anticamente da Pindaro, Cicerone

e anche da altri, conserva il suo carattere fortemente icastico. Per meglio

comprenderlo sarebbe opportuno fare riferimento alla retorica classica: il retore

Trifone, fra i 4 tipi di metafore, assegna un posto di rilievo a quello che procede

“dagli esseri animati a quelli inanimati”. Con questa metafora si ottiene, infatti,

proprio questo effetto: si designa con il termine radici, con un concetto astratto

come la tradizione. Attraverso questa immagine vitale, essa riceve la propria

giustificazione. Per questo:

Le radici stanno immerse nel terreno;

a Sostengono la pianta;

a

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Trasmettono al tronco, ai rami e alle foglie il nutrimento di cui hanno

a bisogno.

Attraverso questa immagine, possiamo vedere come la tradizione si possa mutare

in qualcosa di biologicamente primario, che sta immerso nella terra, qualcosa che

nutre, ovviamente la nostra identità. Le radici non sono solo forti, sono sicuramente

fondamentali. La conseguenza non può che essere: l’identità culturale radicata

attraverso la metafora delle radici viene estesa a un intero gruppo,

indipendentemente dalla volontà dei singoli.

Altra metafora riguarda le radici che lasciano il posto alle sommità. Se possiamo

affermare che le nostre radici culturali sono greco-romane, dobbiamo ammettere

e accettare una nostra discendenza da Greci e Romani. Quello che sorprende è

come questa metafora funzioni in modo assolutamente identico alla metafora

biologica. Questa metafora ci permette allora di rifarci nuovamente al discorso di

Marcello Pera, nel momento in cui indicava i tre luoghi culturalmente simbolici.

Le radici o le sommità di cui abbiamo parlato finora sono delle metafore: come

tali esse hanno di per sé efficacia e limiti. Questo vuole semplicemente indicare

che la tradizione potrebbe essere rappresentata anche con altre immagini.

Chiaramente, nella società attuale, proprio grazie alla facilità di contatto con

altre culture, è bene accetta la possibilità di cambiare spesso queste metafore: la

nostra, è, infatti, una società che cambia, che cresce e in cui i modelli culturali

possono facilmente entrare in parallelo con i nostri. La tradizione potrebbe essere

immaginata come qualcosa che si unisce con dei tratti distintivi e assieme ad essi

contribuisce a formare l’identità delle persone.

Scriveva Montaigne:

“per il fatto di sentirmi impegnato in una certa forma, non vi obbligo gli altri come

fanno tutti: e immagino e concepisco mille contrarie maniere di vita.”

La retorica classica era a conoscenza di quanto fosse necessaria la EVIDENTIA,

ossia la vivacità della visione immediata, che viene suscitata nella mente degli

ascoltatore grazie all’efficacia di certe creazioni linguistiche. L’immagine delle

radici presenta però anche un’implicazione che finora non abbiamo trattato:

questa metafora rimanda all’idea che l’identità provenga dal luogo in cui le

radici affondano. Ci viene suggerita l’immagine secondo cui sarebbe la terra a

comunicarci chi siamo, accogliendoci o respingendoci. L’immagine delle radici

ha in sé un po’ quel principio che i Greci definivano: autochtonia, convinzione di

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essere unici figli di una terra e superiori a tutti coloro che vi sono giunti solo in un

secondo momento.

Ci sono alcuni esempi, che possiamo portare:

Umbricio, presente nella terza Satira di Giovenale, che si sentiva un vero

a Romano solo perché da bambino aveva respirato l’aria dell’Aventino;

I leghisti che non si distanziano molto dall’esempio precedente.

a

La tradizione non è qualcosa che ci viene dalla terra e neppure qualcosa che

scende verso di noi: è qualcosa che si costruisce e si apprende.

È qualcosa che deriva da precise scelte di acculturazione e di apprendimento,

come accade per qualsiasi altro tipo di conoscenza. La forza di una tradizione

risiede proprio nel suo avere origine nel passato e nel fatto che ne si insegnano i

contenuti nel presente.

Una tradizione è tanto più solida quanto più è forte l’intelaiatura che la sorregge

nel presente, ossia, per spiegarci meglio, quanto più la si insegna e la si ripete. La

tradizione deve essere costruita e si deve apprendere, ma senza l’ausilio della

scrittura, probabilmente nulla di tutto questo esisterebbe.

Il migliore alleato di questo insegnamento si trova nei caratteri dell’alfabeto. Il

problema che si viene a porre è anche il significato della MEMORIA COLLETTIVA e

quanto essa sia determinante in una tradizione. Già Halbwachs Maurice aveva

distinto due tipi di memoria:

memoria collettiva Memoria storica

È la memoria interna, che raccoglie i È una memoria esterna, che raccoglie le

ricordi che caratterizzano un certo molte memorie in circolazione e le

gruppo. compone in un disegno unico.

È fortemente legata alla presenza fisica È indipendente da gruppi fisici o contesti

dei propri membri, ma è anche vincolata sociali e tende a formarsi nel momento in

dal contesto sociale a cui fa riferimento. cui la tradizione vivente della memoria

dei gruppi è tramontata.

Questa concezione, così come vista

dall’autore si rivela oggi abbastanza

inadeguata.

È necessario ora concentrarci sulla memoria collettiva e sul suo funzionamento:

Ha bisogno di una serie di cornici di rifermento, per la maggior parte di

Ø carattere sociale, che ne condizionino i contenuti;

Al mutare di queste cornici, cambiano anche le memorie del passato che si

Ø hanno.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Antropologia della Grecia Antica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Contro le Radici. Si pone il problema di concretizzare la metafora delle radici attraverso l'analisi di fenomeni quotidiani e antichi e tra gli argomenti trattati vi sono: l'identità di gruppo, la differenza, la memoria, le radici.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze dell'antichità: archeologia, storia, letterature
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia della Grecia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Pellizer Ezio.

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