Interesse per la tradizione in Europa e oltre
Negli ultimi decenni, in Italia e in Europa abbiamo visto risvegliarsi gradualmente un interesse per la tradizione. Stesso interesse per la tradizione che si è venuto formando in altri paesi extraeuropei per contrastare i fenomeni di occidentalizzazione. Possiamo cominciare a pensare che un’eccessiva modernità abbia riportato l’attenzione verso il passato e la tradizione. Possiamo pensare che questo ritorno possa essere legato a motivi più profondi e reconditi, ossia che si tratti di una reazione provocata da una sua specifica componente specifica: ossia una progressiva omologazione fra i paesi e le culture che sembrano essere il tratto saliente di questi anni.
Il ritorno al passato come identità di gruppo
Ed è possibile che passato e tradizione siano stati ripresi proprio perché in essi risiede l’ultimo spiraglio di differenza. Il passato viene di nuovo a configurarsi come il luogo per una identità di gruppo:
- Da un lato, siamo più coinvolti nell’assimilazione al presente prodotta da cellulari, abbigliamento, musica, divertimenti, tecnologia;
- Dall’altro, ci richiamiamo ai luoghi della tradizione e del passato. Viviamo immersi in un’omologazione che ci conduce a crearci una immaginaria differenza.
Quello che può spingerci verso la tradizione può essere quasi sicuramente la differenza altrui. In questo contesto, ci si può riferire alla presenza degli immigrati, sempre più numerosi nel nostro paese e ai nostri occhi estremamente legati a una propria tradizione.
Concetti chiave nel discorso sulla tradizione
Dal punto di vista nozionistico, in questo nostro discorso, ricorrono sicuramente dei termini nel parlare di tradizione:
- Identità;
- Memoria;
- Radici.
L’associazione fra tradizione e identità costituisce il centro del nostro dibattito culturale, come se l’identità collettiva possa essere concepita come qualcosa che è legato direttamente e solo alla tradizione. Una delle affermazioni che oggi ricorrono con maggiore forza è: “L’identità si fonda sulla tradizione”. Chi lo sostiene, sembra quasi dare per ovvio il fatto che l’identità sia un prodotto della tradizione, lasciando al passato la facoltà di capire chi siamo nel presente.
Questo da un certo punto di vista può essere vero, quasi ovvio è invece affermare che la tradizione, la lingua che apprendiamo, le abitudini alimentari contribuiscano a rafforzare la personalità di un individuo. E, poiché questo è un aspetto condiviso da più persone, sembra ovvio pensare che essi contribuiscano a consolidare l’identità collettiva del gruppo di cui facciamo parte, nonché tutto l’insieme dei sentimenti di appartenenza.
D’altronde, nessuno nega che il nostro panorama culturale possa contenere modi di pensare e concepire il mondo propri del passato:
- Istituzioni;
- Concetti;
- Parole;
- Grandi libri.
Il messaggio di Tvetan Todorov
È interessante un messaggio scritto da Tvetan Todorov: “Occorre superare la sterile opposizione fra queste due concezioni: da un lato l’individuo disincarnato e astratto, che esiste fuori dalla cultura; dall’altro l’individuo imprigionato a vita nella propria comunità culturale d’origine.”
Se esiste un qualcosa che connota la cultura, bene, questo è proprio il suo mutare, il suo trasformarsi nel tempo; quindi appartenere alla specie umana significa possedere in primo luogo la possibilità di cambiamento. L’esempio più chiaro di questo concetto deriva da un discorso di Marcello Pera: “I fondamenti morali li offrono le tradizioni… la nostra storia, la storia dell’Europa e dell’Occidente, è storia giudaico-cristiana e greco-romana. Scendiamo da tre colline: il Sinai, il Golgota, l’Acropoli. E abbiamo tre capitali: Roman, Gerusalemme, Atene. Questa è la nostra tradizione. Da qui sono nati i nostri valori. Senza le leggi di Mosè, senza il sacrificio del Cristo, non avremmo quel sentimento morale che ci fa sentire tutti – credenti e non – fratelli, uguali, compassionevoli. Senza la ragione dei greci e il diritto dei Romani, non avremmo quelle forme di pensiero che sorreggono le nostre ist...
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