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Lezione 1. Introduzione

Hegel, aforisma 32 (allegato)

[32] La lettura del giornale la mattina è una sorta di realistica preghiera mattutina. Si orienta il proprio essere nei confronti del mondo e di Dio, oppure secondo ciò che è il mondo. L’una e l’altra danno sicurezza: la sicurezza di sapere come si sta nel mondo. G.W.F. Hegel, Aforismi jenensi (1802-1806)

Il passo introduce agli ultimi gradi di sviluppo dell’essere umano nel tempo. L’uomo medievale cerca il senso della sua posizione entro natura e società nella relazione con Dio, che istituisce tramite la preghiera: sul presupposto della fede (fiducia incondizionata che la divinità lo ascolti).

Mentre l’uomo moderno aspira a comprendere la sua collocazione all’interno del mondo tramite il giornale quotidiano, assunto a metafora di strumento d’orientamento entro il divenire morale, sociale e politico dell’epoca, che spazia per l’intero pianeta. Alla relazione verticale cielo-terra (la verità sta sopra di me e io aspiro a raggiungerla sapendo di non poterlo fare), si sostituisce quella orizzontale tra gli uomini (tra gli individui, tra le classi, tra gli Stati mediante commercio e/o guerra) secondo la quale tutti sono coinvolti nella costruzione di un mondo specificamente umano.

Nel passaggio dal medioevo all’età moderna già si intravede quanto conti la nozione di riconoscimento reciproco tra gli uomini più che la relazione particolare che essi intrattengono con qualcosa di sovrumano o divino.

Poiché il percorso delle lezioni (come il ragionamento di Hegel) segue un andamento evolutivo, sarebbe opportuno leggerle (studiarle) almeno due volte dall’inizio alla fine, poiché con la prima lettura (studio) ci si può rendere conto del percorso che l’autore intende seguire (senza subito pretendere di capire ogni affermazione e ogni passaggio), e con la seconda meglio si può intenderne lo sviluppo, dal momento che si è già veduto dove vuole arrivare.

Contestualmente ad ogni lezione si possono liberamente consultare gli allegati (testi e immagini), che ne illustrano taluni aspetti centrali. Le traduzioni dei testi in allegato sono di norma adattate.

Il corso verte sull’origine dell’idea universale di essere umano, ossia che, nell’età moderna e dopo un lungo lavoro di quello che Hegel chiama ‘spirito’, gli uomini sono tutti ugualmente liberi.

La prospettiva è quella dell’antropologia filosofica che si distingue da quella dell’antropologia culturale (pur non opponendovisi), in quanto non si concentra sulle analisi (empiriche, strutturali, parentali, culturali, eccetera) dei particolari modi della vita dei gruppi umani all’interno della natura o della società, bensì (pur avvalendosi dei risultati delle scienze psico-sociali) elabora concezioni unitarie e generali (universalistiche) dell’uomo e delle comunità umane per come si presentano e si sviluppano nella storia in confronto costante con il mondo della cultura (religioni, arti, scienze, credenze comuni, morale, diritto, e così via).

Come filo conduttore si assume l’antropologia hegeliana che nella sua illustrazione più piana e più narrativa viene fornita nelle Lezioni sulla filosofia della storia (postume, 1840).

Lo schema hegeliano dello sviluppo della libertà (uno in oriente, pochi in Atene, molti-tutti nell’Europa moderna) sottende la lunga formazione d’un essere umano la cui estensione si fa sempre più ampia: sia nella sfera dell’esteriorità (famiglia, società ed economia, diritto, Stato), sia in quella dell’interiorità (religione, arte, filosofia). La crescente espansione dell’individuo parte dall’oriente, dove essa è minima, e attraverso l’autogoverno delle Città greche (esercitato solo da una minoranza di uomini liberi che vivono del lavoro manuale di masse di schiavi), conduce all’universalismo giuridico romano (il cui corrispettivo spirituale riposa nell’idea cristiana di ‘persona’), ed infine alla libertà come diritto soggettivo del mondo moderno (Rivoluzione francese) nonché all’affermazione complementare (ma fondamentale e preliminare) di una sfera della morale sita nell’interno dello spirito umano di ciascun singolo (Riforma protestante).

Le carte di norma sono tratte dal sito seguente: http://www.lib.utexas.edu/maps/historical/

Le immagini poste in allegato a questa prima lezione sono due:

  • Planisfero 1772: Illustra l’idea moderna del mondo in quanto intero e costituisce la base fisica su cui gli esseri umani costruiscono i loro mondi culturali e sociali, e le diverse configurazioni di umanità e di libertà ad essi corrispondenti: mondi che con il tempo tendono a uniformarsi, ma che dapprima differiscono essenzialmente per etnie, per Stati, per regioni, per lingue, per tradizioni, e così via.
  • Planisfero con reti commerciali 1820: Esemplifica l’intensificazione dei rapporti materiali che sono il presupposto dell’unificazione spirituale di cui è frutto l’idea universale di uomo.

Indicazioni eventuali di lettura

  • Un esempio di analisi tipica dell’antropologia culturale (distinta dall’antropologia filosofica): Marshall Sahlins, L’economia dell’età della pietra: scarsità e abbondanza nelle società primitive, Bompiani.
  • Con riferimento all’età contemporanea: Marshall Sahlins, Un grosso sbaglio. L’idea occidentale di natura umana, Elèuthera.

Lezione 2 - Geografia e storia

Hegel, p. 70 e p. 89 (allegato)

Non dobbiamo stimare la natura né troppo né troppo poco (p. 70) Appartiene all’essenza stessa della storia l’attività di mettere in contatto quel che la natura mantiene separato (p. 89). G.W.F. Hegel, Lezioni sulla filosofia della storia, Laterza.

Ritter, Europa, 1804 (allegato)

La geografia deve trattare l’uomo < dapprima all’interno della rete di relazioni ecologiche in cui si trova, e poi deve considerarlo secondo i suoi rapporti morali e intellettuali: religione, formazione [Erziehung], Stato e governo> (1804) Carl Ritter, Europa: ein geographisch-historisch-statistisches Gemählde […], Frankfurt am Mayn, 1804-1807, 2 voll.

Spirito e natura

Hegel, p. 70 e p. 89 (allegato) Ritter, Europa, 1804 (allegato)

Ritter, collega berlinese di Hegel e noto geografo, sottolinea l’importanza nell’antropologia entro la geografia. La presenza dell’uomo sulla terra crea ambienti non solo trasformando la natura inorganica ma producendo mondi materiali e spirituali mediante la religione, l’educazione e la formazione, la cultura e l’amministrazione statuale e giuridica delle comunità.

Infatti allo sviluppo diacronico corrisponde una galleria di figure antropologiche determinate sul piano geografico, che muove da est a ovest (da oriente a occidente) e da sud a nord, imperniata sulla complementarità dei tre continenti allora meglio noti: Asia, Africa ed Europa, uniti e messi in relazione dal bacino del Mediterraneo, che come tutti i mari è il medium per eccellenza tra uomini che vivono isolati.

In tal senso è utile il contributo della demografia che traccia le variazioni in quantità e in qualità della presenza umana in rapporto ai territori ed alla loro differente configurazione fisica e antropica. Ad esempio un conto è la presenza passiva (ma non per questo trascurabile) di quelli che Hegel chiama i popoli senza storia (in genere i popoli dell’estremo oriente), un altro conto è quando questi popoli entrano attivamente in contatto con altri nella storia: ciò che determina una nuova condizione per l’intero pianeta e per l’intera umanità, in quanto se ne forma una globalizzata o universalizzata. Ad esempio la Cina, che a partire dalla guerra dell’oppio con l’Inghilterra a metà Ottocento è coinvolta nella storia moderna dove oggi si è conquistata un posto rilevantissimo.

Del pari rilevanti sono i sistemi e i media materiali e immateriali che collegano fittamente individui, popoli, gruppi, nazioni e Stati tra di loro. Sin dall’antichità fiumi e mari e più recentemente le reti di ogni ordine e grado: elettronico, energetico, infrastrutturale, linguistico. Ciò che indebolisce sempre di più le barriere che nella storia pure si sono dilatate e che separano individui e comunità, talora opponendoli con la guerra.

Queste valutazioni implicano l’unità originaria del genere umano e con essa la capacità di esso di imparare dalla natura esterna e dagli altri uomini, nonché di selezionare e tramandare le migliori competenze per avanzare verso il meglio, non su base familiare, tribale, genealogica, etnica, nazionale o statuale, ma annullando all’occasione in parte o del tutto le distinzioni naturali vere o apparenti (come è quella di razza) e producendo ambienti spirituali e fisici nuovi, appositamente creati (ad esempio con l’arte politica che inventa Stati, imperi, federazioni), entro cui un maggior numero di esseri umani è in grado di riconoscersi e di realizzarsi secondo libertà e uguaglianza.

Come accadde per i greci antichi o per gli europei moderni: popoli e civiltà entrambe risultato di un processo secolare di fusione tra uomini e tradizioni diverse.

Natura (un certo modo di vivere che è dato e sembra immutabile) e storia dell’uomo (i diversi modi di vivere d’uno stesso popolo o di popoli diversi) stanno in rapporto reciproco. A partire da una condizione data (che all’inizio è determinata in grande misura dall’ambiente e dalla lotta con le condizioni esterne di vita: come avviene nei climi estremi: freddo e caldo), gli uomini trasformano la natura inorganica e se stessi mediante il lavoro manuale e intellettuale (spirituale), creando ambienti più confacenti alla vita individuale e collettiva. Il primo degli strumenti di cui si servono per crearsi un ambiente più idoneo alla sopravvivenza è lo Stato, ossia una serie di relazioni organizzative burocratiche e giuridiche che ordinano la vita collettiva. Seguono la religione (nella forma di rappresentazione degli dèi ad opera della fantasia e non come oscuro timore della divinità) e una società differenziata al suo interno sulla base della divisione del lavoro (dapprima in caste, poi in classi, in ceti). La natura umana già in queste prime fasi di sviluppo tende a integrarsi sempre di più in un organismo collettivo, condividendo leggi e costumi.

D’altronde questo processo tende anche a far emergere aspetti individuali e soggettivi, pur in forma ancora molto grezza. Ad esempio la soggettività onnipotente dell’imperatore in Cina (unico libero dinanzi ai molti sudditi), oppure (in India) una certa capacità immaginativa di creare figure divine, con forme variopinte e sensuali, con le quali si crede di poter avere qualche somiglianza (a differenza dei culti puramente animistici che si rivolgono alla natura inorganica).

Dare troppo alla natura significherebbe trascurare il dinamismo che si esprime nelle attività umane e privilegiare la conservazione del modo tradizionale di essere e di vivere. Dare ad essa poco vorrebbe dire sopravvalutare la volontà e l’intelligenza umana senza che queste siano accompagnate da una certa libertà e da una certa diffusione, ma vorrebbe dire anche non stimare nella giusta misura il peso delle tradizioni e del passato che sui <<popoli senza storia>> grava molto.

Indicazioni eventuali di lettura

  • Un esame aggiornatissimo delle reti che collegano il mondo globale (con utile apparato iconografico): Parag Khanna, Connectography. Mapping the global network revolution, Penguin Random House. Traduzione italiana: Connectography: le mappe del futuro ordine mondiale, Fazi.
  • Un saggio sul legame tra universalizzazione di uomo e società e crescita della popolazione: Massimo Livi Bacci, Il pianeta stretto, Bologna, Il Mulino.
  • Una delle molte analisi condotte con i moderni strumenti della genetica per rivedere la nozione tardo-ottocentesca di razza: Luigi Luca Cavalli Sforza, Geni, popoli e lingue, Milano, Adelphi.

Lezione 3. L’uomo orientale - (prima parte)

Hegel, p. 87 (allegato)

In Asia è sorta la luce dello spirito e così pure la storia mondiale (p. 87) G.W.F. Hegel, Lezioni sulla filosofia della storia, Laterza

Carta dell’Asia al 1808 (allegato)

In Asia Hegel osserva il primo sorgere dell’attività umana capace di costruire istituzioni etico-politiche (famiglia e Stato), che facilitino la convivenza collettiva e la promozione del benessere generale. ‘Spirito’ indica un primo prodotto del lavoro umano, e così sarà in séguito, con prodotti sempre più complessi e raffinati (imperi, democrazie, persone giuridiche, soggetti liberi, e così via).

La storia mondiale indica non la storia generale (la somma delle storie particolari dei diversi popoli), bensì il percorso creativo che lo spirito (ossia la specie umana) segue per cercare forme di governo ed organizzazione sempre migliori. La storia mondiale (o universale) non implica tutti i fatti storici, ma è una accurata selezione delle invenzioni che pur essendo dovute a popoli diversi divengono poi patrimonio dell’intera specie umana: non diversamente dall’invenzione dell’amigdala nel paleolitico o dalla domesticazione del fuoco. Ad esempio l’uomo cinese produce lo Stato, che poi, pur con molti aggiustamenti, resterà per millenni l’organizzazione più efficace della più parte dei popoli e ora di tutti.

L’uomo cinese è il suddito dello Stato unitario, prima forma di razionalità nella convivenza umana di masse numerose. I molti sudditi stanno dinanzi all’imperatore (unico libero) come privi di autonomia e dipendenti dalla volontà della legge, espressione della volontà del sovrano. La gerarchia mantiene questo ordine. La famiglia rispecchia l’ordine politico. Il padre è il capo della famiglia come l’imperatore è la volontà legislativa ed esecutiva dello Stato. Non c’è interiorità (volontà). Ad esempio le leggi non distinguono tra reati commessi intenzionalmente o colpevolmente e reati commessi senza dolo e senza colpa. Si segue la legge per paura della pena, per istinto di sopravvivenza.

La razionalità è solo l’unità del principio legislativo che è da preferirsi all’arbitrio puro o all’assenza di leggi dove prevale sempre il più forte (come accade nelle popolazioni nomadi guerriere: i mongoli degli altopiani). Saggezza e intelligenza coltivata permettono di orientarsi e di amministrare con metodo la convivenza sociale. Lo Stato si esplica nella burocrazia dei funzionari (mandarini), che opera come un meccanismo, rispettando gerarchie e competenze. Quando qualcosa lo intralcia, viene eliminato. Prevalenza della razionalità strumentale e dell’intelletto sulla sensibilità, sul sentimento, sulla fantasia, sulla religione.

Confucio, Dialoghi, XII 19 (allegato).

"La virtù del nobile [e dell’imperatore] è Simile al vento, quella dell’uomo dappoco all’erba. Quando il vento soffia, l’erba Inevitabilmente si piega." Confucio, dialoghi XII 19

Carta della Cina come Stato unitario dominato da una sola etnia (allegato).

L’uomo indiano è diverso. L’India non è un unico Stato bensì è composta di molti regni retti da sovrani indipendenti, ciascuno con la propria legge, ciascuno con il proprio esercito, ciascuno con il proprio popolo, ciascuno con le proprie tradizioni. Non si ha (come in Cina) una massa di sudditi tra di loro uguali (sebbene non liberi), bensì la società si articola come luogo di esplicazione dell’uomo (non in quanto cittadino ma in quanto svolge una determinata attività: governo, guerra, lavoro manuale, e così via), ed essa è castale. La nascita determina diritti e doveri (non scritti) dall’inizio della vita alla morte: tra le caste non vi è passaggio a differenza che tra le classi. Prevalenza della natura sulla cultura. A differenza che in Cina, dove l’arte etico-politica aveva generato una prima rozza forma di Stato.

Tuttavia la fantasia è libera, a differenza del corpo. Accanto e dentro la società castale come articolazione di funzioni produttive, nasce la rappresentazione religiosa che si figura gli dèi con tratti sensibili e immaginosi. Prevalenza dell’immaginazione sul pensiero astratto e sull’intelletto. L’uomo crea oltre ad una società, la raffigurazione degli dèi, la prima forma moderna di religione, pur mancando uno Stato unitario come in Cina.

Raffigurazione vivace e immaginosa di Brahma, Visnu e Shiva: i principali tre dèi indiani (allegato)

Due carte dell’India: non omogenea politicamente e colonizzata (allegate)

Con ‘Persia’, Hegel intende una serie di figure diverse di uomo, tutte riducibili all’area culturale e storica dell’impero persiano al momento della sua massima espansione. I persiani come tali (popolo zend) sono il primo popolo storico, ossia che nasce, fiorisce e torna ad una vita ristretta perdendo i propri domini. Mentre cinesi e indiani per Hegel sono popoli senza storia, in quanto vivono entro le medesime condizioni da millenni (la Cina entrerà nella storia con la guerra dell’oppio a metà del XIX secolo, e l’India con l’estensione della colonizzazione inglese).

L’uomo persiano in quanto appartenente all’etnia omonima, è dedito al culto del principio della luce (sole, fuoco), come insegna lo zoroastrismo. L’uomo è devoto ad un’idea universale e infinita benché oscillante tra il materiale e lo spirituale (la luce è visibile ai sensi, ma è un principio illimitato e come tale oggetto anche del pensiero). Nell’impero persiano come nelle civiltà urbane che in esso fiorirono...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher met94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Bordoli Roberto.
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