Antropologia Filosofica – prof. Marchetto
Dalla crisi all ’informational organism
1.
1.1 . Sviluppo tecnicoscientifico e crisi del senso della vita
Moderno e postmoderno
Il postmoderno secondo Charles Jencks (architetto) nasce il 15 luglio 1975 alle 15.32 quando al posto di un
edificio(residenza) moderno che viene fatto crollare vi si costruire una zona ludica, più precisamente un parco di una
villa. Possiamo subito notare come il valore estetico in questo caso sopprima l’importanza dell’utile. Questa è una
delle principali caratteristiche che corrono tra questi due età/periodi. Al di là di questo è bene sottolineare che il
moderno è la base sulla quale si basa il “post”. L’avvento del postmoderno è sicuramente dato da un progresso
schermato>>.
scientifico e tecnologico che portano all’<<io/sé Le conseguenze di questo sviluppo si possono
riassumere in:
Primato sulla natura, che porta a considerare il postmoderno “età del disincanto” perché se prima l’uomo
era tutt’uno con la natura ora se ne allontana e la conosce/spiega da un punto di vista
matematico/statistico/sperimentale. Quindi ha disincantato il mondo...
Questa nuova posizione dell’uomo forma una crisi di senso di sé in relazione al mondo.
Nasce una concezione dell’uomo antropocentrica: si traduce nel dare ordine al proprio mondo e a sé
stessi; l’uomo è invulnerabile e creatore di se stesso; nascono forme di esistenza burocratiche,
utilitaristiche, commerciali, quindi le comunità si frammentano, diventano atomistiche e variabili; il
mondo reale diventa quello elaborato dagli scienziati. Dio viene eliminato con l’intelletto.
Post, dal tedesco verwindung, implica/significa/comprende dentro di sé due caratteristiche:
• La Convalescenza, come di una vecchia malattia, il post mantiene alcune caratteristiche del suo stile
precedente. Viene rivisitato in qualche modo. (bussola > GPS)
• La Torsione, queste caratteristiche vengono però mischiate ad altre nuove.
I sistemi di significato moderni: Il “enuovo” rispetto al tempo premoderno (antichità e Medioevo) (14501650 ca.)
Individuiamo la radice del cambiamento in tre ambiti: SCIENZA, STATO E RELIGIONE
Nella Scienza troviamo:
La rivoluzione astronomica
Il metodo sperimentaletecnica (misurare le cose, e spiegarle attraverso la matematica)
La separazione tra scienza e religione
Il nuovo carattere pubblico (gli esperimenti/scoperte vengono discusse)
Le conseguenze a lungo termine sono:
Episteme (sapere che si stabilisce su fondamenta certe, al di sopra di ogni possibilità di dubbio attorno alle
ragioni degli accadimenti)
Doctrina
Scienza
Nello Stato:
Un accentramento del potere
La burocrazia (funzionari)
Sistema fiscale unitario
Politica nazionale
Esercito nazionale
Tutto ciò crea lo stato moderno.
Per riassumere: Stato assoluto, liberalcostituzionale, parlamentare.
Cosa vuole dire il post di oggi in politica? Non vi è la stessa democrazia, né gli stessi partiti.
Nella Religione:
La secolarizzazione (rappresenta)
L’indebolimento delle strutture di plausibilità (prima era la Chiesa che faceva scienza, filosofia etc…)
Questo è favorito dall’industrializzazione (che ha portato all’ateismo)
Cos’è il post? Postsecolarismo, desecolarizzazione (recupero di plausibilità, es: Papa Francesco ai giorni
nostri è un grande mediatico).
I sistemi di significato moderni sono come le dimore dell’uomo nella tarda modernità (come un “tetto” sopra la testa).
Quali sono i sistemi di significato che si rispecchiano nel 1900 e che si riflettono su di noi e che sono integrati l’uno
nell’altro? IDEALISMO; MARXISMO; LIBERISMO; DEMOCRAZIA
Fra il nuovo del moderno e noi vi è una crisi dei sistemi di significato (della condizione umana) dove il sistema va in
frantumi perché quello che prima garantiva sicurezza ora è stato smentito.
L’etimologia della parola crisi viene dal verbo greco “Krino” = analizzare, separare, giudicare, valutare. Questo porta
alla parola “sqr” che significa scoria, residuo, e quindi una frammentazione che porta l’uomo a sentirsi a capo
scoperto senza una dimora che lo protegga.
CRISI DELL’IDEALISMO: “Tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale: “Auschwitz” confuta la
dottrina Questo crimine che è reale non è razionale. Va in crisi la razionalità dell’uomo.
CRISI DEL MARXISMO: “Tutto ciò che è proletario, è comunista; tutto ciò che è comunista, è proletario: “caduta
muro di Berlino 1989” confuta la dottrina del materialismo storico”.
CRISI DELLA DEMOCRAZIA: “Tutto ciò che è democratico viene dal popolo, e viceversa: il maggio 1968 confuta
la dottrina del liberalismo parlamentare. Il sociale quotidiano mette in crisi l’istituzione rappresentativa”. (rivoluzione
studentesca)
CRISI DEL LIBERISMO: “Tutto ciò che è libero gioco della domanda e dell’offerta favorisce l’arricchimento
generale, e viceversa (libero mercato). La crisi del 1929 confuta la dottrina del liberalismo economico.
Se questi erano i sistemi su cui ci si basava, ora l’uomo è in crisi.
1.2. Tecnica ed essenza dell’uomo
a. La tecnica come risposta dell’intelletto alla carenza organica dell’uomo
(visione filmato Odissea nello spazio 2001)
Le funzioni originarie della tecnica
a)
La tecnica sin da subito presenta un’ambiguità: essa può essere usata sia nel bene, per esempio come utensile da
lavoro, sia nel male, come arma.
Questa tecnica è connaturata nell’uomo in quanto, essere fragile che non possiede istinti, e non si sviluppa/adatta
facilmente. Invece l’evoluzione dell’uomo si basa soprattutto sull’intelletto e sulla sua capacità di trasformare le
condizioni naturali.
Nonostante la mancanza di certi organi da parte dell’uomo ma, che gli animali hanno, egli è costretto ad adattarsi. In
che modo? Usando la tecnica, egli riesce a creare degli oggetti inorganici che gli permette di integrare una mancanza.
(es. aereo/ali). Questo principio è detto di sostituzione, mentre, l’evoluzione di questo nuovo oggetto organico è detto
principio di potenziamento. In questi nuovi strumenti l’uomo applica delle tecniche di agevolazione (liberazione di
risorse). Un esempio è il fatto che mentre un individuo viaggia in aereo, può leggere etc… e non deve essere
“concentrato sull’azione di volare”.
«Povero di apparato sensoriale, privo di armi, nudo, embrionale in tutto il suo habitus, malsicuro nei suoi istinti,
l’uomo è l’essere la cui esistenza dipende necessariamente dall’azione».
«Se per tecnica s’intendono le capacità ed i mezzi con cui l’uomo mette la natura al suo servizio giacché ne conosce
la tecnica, in questo senso più generale, è insita
proprietà e leggi, le sfrutta e le contrappone le une alle altre, allora
nell’essenza stessa dell’uomo. Anche in tutto quanto ha di ingegnoso, di semplicemente inverosimile, e nel suo
la tecnica è un vero specchio dell’essere umano:
rapporto indiretto con la natura, per convincersene basta pensare
che le invenzioni più antiche, le scoperte fondamentali non si ispirarono a modelli esistenti in natura».
Gehlen, L’uomo nell’era della tecnica, a cura di M.T. Pansera, Roma 2003, 32 33)
(A.
L’intelletto si manifesta nell’azione che inizialmente è moralmente neutra, non valutabile moralmente, in quanto non
presenta conseguenza negative o positive immediate. In altre parole, le azioni che costruiscono l’aereo non sono
valutabili moralmente, mentre l’utilizzo post creazione definisce la morale.
L’uomo manifesta sé stesso nella tecnica. E’ connaturata, è lo specchio dell’uomo, e soprattutto è necessaria. In questo
modo si rischia che lo stesso uomo diventi esso stesso la tecnica.
la tecnica esaurisce l’essenza dell’uomo? Oppure è lei l’essenza?
Domande:
Carattere naturale della tecnica
b)
Il mondo della tecnica è come un grande uomo, inteso come prolungamento della natura. La tecnica è il surrogato
dell’organo che viene sostituito con l’inorganico (strumento esterno). Questo provoca una trasformazione di strutture
in intere aree culturali/ambiti (conoscenza, economia etc…)
La tecnica è una forma culturale più forte delle altre che applicata alle altre culture le modifica. Non è equiparabile.
Per esempio nella scienza moderna grazie a Galileo, e alla tecnica (es. il cannochiale), la concezione della scienza
viene rivoluzionata: da ora in poi la scienza baserà le sue scoperte su esperimenti e razionalità). Un altro esempio è
l’invenzione della catena di montaggio (tecnica) nella forma di produzione capitalistica. Questo permette di produrre
di più, per più persone e ad un costo minore. Quindi la tecnica cambia anche l’essere umano e i suoi rapporti.
Perché l’uomo è attratto dalla tecnica? Perché si è evoluta?
L’uomo ha un costante e istintivo bisogno di stabilità (es. magia, oroscopo, etc maggiore sicurezza, oppure
maniacalità/abuso) dato dalla tecnica. La stabilità viene data inoltre da automatismi, e dallo sviluppo della naturale
inclinazione dell’uomo all’azione (il lavoro). una seconda natura
«Egli sarebbe incapace di vivere in ogni ambiente naturale, e così deve prima crearsi , un
surrogato di mondo, artificialmente prodotto […] vive per così dire in una natura artificialmente disintossicata,
biologicamente condannato al dominio sulla
manufatta, e da lui modificata in senso favorevole alla vita. […] è
natura». il più derelitto.
«esposto alle bestie feroci è fra tutti i cuccioli della natura, proprio Spoglio e indifeso, debole e
bisognoso, timido e inerme e, per colmo di sventura, defraudato di tutte le guide dell’esistenza. Nato con una capacità
sensoriale così disorientata e fiacca, attitudini così generiche e sonnolente, impulsi così discordi e stremati,
abbandonato a tal punto da non disporre
visibilmente esposto a mille bisogni, destinato a un vasto spazio, eppure
nemmeno di un linguaggio per denunciare le sue carenze»
(A. Gehlen, Un’immagine dell’uomo, in Id., Prospettive antropologiche. Per l’incontro con se stesso e la
scoperta di sé da parte dell’uomo, tr. it. di S. Cremaschi, Bologna 1987, 6376: 6869; J.H. Herder, Saggio sull’origine
del linguaggio, a cura di A.P. Amicone, Parma 1995, 49)
La tecnica non è neutrale
1. nostro ambiente,
«non è più oggetto di una nostra scelta, ma è il dove fini e mezzi, scopi e ideazioni, condotte,
azioni e passioni, persino sogni e desideri sono tecnicamente articolati e hanno bisogno della tecnica per
esprimersi»,
non un mezzo un
la tecnica è semplicemente da utilizzare e deporre quando non servisse più, ma è essa stessa
fine, non perché «si proponga qualcosa, ma perché tutti gli scopi e i fini che gli uomini si propongono non si
lasciano raggiungere se non attraverso la mediazione tecnica».
(U. Galimberti, Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica, Milano 1999 , 3437)
3
Possiamo quindi proporci scopi al di fuori della tecnica? La risposta è no
L’uomo appartiene alla tecnica, e questo si può dire anche del linguaggio:
mai muta,
«Noi non ci troviamo come coscienza di fronte al mondo, e in una condizione, per così dire, cerchiamo
di raggiungere lo strumento di cui abbiamo bisogno per farci comprendere. Noi piuttosto in tutto il nostro stesso
siamo presi dalla lingua,
sapere, in tutto il sapere del mondo, che è propriamente nostra. […] Noi siamo sempre
già anticipati in tutto il nostro pensare e conoscere, dalla interpretazione linguistica del mondo, crescere nella
quale significa crescere al mondo».
(H.G. Gadamer, Uomo e linguaggio, in Id., Verità e metodo 2, a cura di R. Dottori, Milano 1996, 115123: 118
119).
Il mondo è per noi nella misura in cui lo diciamo. Siamo presi dalla lingua sin da quando nasciamo e, non
abbiamo gli strumenti per dire quando nasce esattamente il linguaggio. linguaggio
L’uomo è un essere vivente che possiede il logos, inteso come ragione, pensiero e quindi che permette
di esprimersi, esprimere il giusto e l’ingiusto, l’utile e il dannosa in vista di qualcosa che non è ancora apertura al
futuro. Solo dove c’è linguaggio c’è
Il linguaggio non è uno STRUMENTO. L’azione del parlare fa essere il mondo
mondo
L’essere della lingua
Oblio di se stessa
a.
La lingua dimentica la propria struttura geometrica, essa non riflette sulla propria struttura. Noi non facciamo
un’analisi linguistica mentre parliamo. Questa è la conferma che il linguaggio è preesistente, c’è già.
Mancanza dell’io
b.
La lingua è un colloquio, ciò che unisce l’io al tu, anche quando parliamo da soli è come se ci fosse un tu a cui ci
rivolgiamo.
Il gioco per esempio viene prima dei giocatori e non viceversa. C’era già.
Universalità del linguaggio
c.
Tutto può essere detto, niente si può sottrarre a questo. Ma può essere che in tutto ciò che dico ci sia qualcosa che
non ho detto. Esempio: Nicola is under the table. La traduzione letterale non dice tutto. Il senso completo è un
altro. (Questo è definito il ridire della traduzione.)
L’intelletto usa il linguaggio tramite la tecnica per necessità. Le cose della produzione tecnica sono come un nodo
di relazioni (anche con oggetti) e attraverso quegli oggetti si entra in relazione con altri ancora. Quando si parla
delle cose prodotte dalla tecnica, si parla di un nodo di relazioni.
Gli oggetti/merci diventano cose quando diventano nostre, instaurando così un rapporto/una relazione con loro.
Nulla si può sottrarre alla tecnica. Questa, non è semplicemente uno strumento ma, un ambiente al quale l’uomo
appartiene.
RIASSUNTO
Postmoderno 1. > novità , confronto con il moderno, sistemi di significato, e crisi di questi sistemi, effetto delle crisi
(il frammento)
Questa questione ci ha consentito di arrivare alla tecnica
Tecnica 2. > lo specifico che passa dal moderno al postmoderno può essere la tecnica che si evolve, la prima ha a che
fare con l’essenza dell’uomo (intesa come condizione connaturata all’uomo stesso), la seconda è l’analogia con il
linguaggio (costitutivo dell’uomo e analogamente anche la tecnica è costitutiva dell’uomo).
1.3 La forma tecnico scientifica della razionalità
In principio era il Logos
L'uomo appartiene al linguaggio e alla tecnica, quindi appartiene al lògos, in quanto razionalità, ovvero l'essenza
dell'uomo.
Nel mondo della tecnica viene applicata una razionalità caratteristica del mondo della scienza.
A questo punto ci si domanda se esistono forme diverse della razionalità? Quali sono le forme di questa razionalità?
Dalla lettura di alcuni frammenti di Eraclito si può comprendere la funzione del lògos:
bisogna seguire ciò che si concatena. E sebbene l'espressione lògos si concateni, i più vivono come se
1. "Perciò o parola in cui si esprime)
ciascuno avesse un'esperienza separata". (ragione
Logòs, la razionalità è divisa tra l’umano e il divino. Non è solo una facoltà umana ma anche una legge dell’universo
che spiega la ragione dei fenomeni naturali. Il logos è al di sopra della razionalità umana.
Input alla prima questione >se esistono forme diverse di razionalità diverse da quella tecnicoscientifica? Forse si,
questo tipo di razionalità che spiega i fenomeni.
Colto nella forma della ragione, nelle relazioni tra le cose. Leggi scientifiche, intese come rapporto fra grandezze.
Quando si parla di razionalità si parla della capacità dell’uomo di costruire algoritmi, catene, connessioni. Si passa da
un concetto all’altro tramite connessioni. Es. Tutti gli uomini sono immortali. Socrate è un uomo. Socrate è immortale.
Questa è la caratteristica tipica della razionalità (la costruzione di anelli legati dalla necessità, e non può essere
deduzione/ragione.
diversamente > avviene tramite
"Per chi ascolta Homologhein non me, bensì l'espressione lògos, sapienza è riconoscere che tutte le cose sono
2. cui gli uomini possono prestare ascolto)
una sola" (verità
Eraclito presenta un'altra forma della razionalità, l’intuizione. All’origine della razionalità, quindi vi è la ragione e
l’intuizione. La prima è considerata un processo dove si arriva a una conclusione. La seconda è un atto puntuale
(punto), un’illuminazione.
Es. comprendo che l’universo è tutto unitario, senza seguire una serie di relazioni.
(la capacità di interpretare la realtà è uno degli obiettivi proposti da noi a lezione: bisogna tenere insieme i capitoli
studiati, non individualizzarli).
"Una sola è la sapienza. Conoscere la ragione gnèmen, in quanto governa tutte le cose attrav
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