Ambito C – Antropologia filosofica
Poiché il percorso delle lezioni (come il ragionamento di Hegel) segue un andamento evolutivo, sarebbe opportuno leggerle (studiarle) almeno due volte dall'inizio alla fine, poiché con la prima lettura (studio) ci si può rendere conto del percorso che l'autore intende seguire (senza subito pretendere di capire ogni affermazione e ogni passaggio), e con la seconda meglio si può intenderne lo sviluppo, dal momento che si è già veduto dove vuole arrivare.
Orientarmi nei confronti del mondo orientarmi nei confronti di Dio
“La lettura del giornale la mattina è una sorta di realistica preghiera mattutina. Si orienta il proprio essere nei confronti del mondo e di Dio, oppure secondo ciò che è il mondo. L'una e l'altra danno sicurezza: la sicurezza di sapere come si sta nel mondo” (1802-1806).
La lettura del giornale e la preghiera in questo caso è la coscienza di stare in un certo mondo. La preghiera era una modalità che il medievale utilizzava per entrare in contatto con Dio, cioè con non solo l'autore dell'universo e dell'uomo, ma il datore delle leggi del mondo. Nel medioevo, la fede cristiana usava la preghiera per entrare in relazione con Dio, per motivi di grazia e rituali. La preghiera, nel medioevo, era costante e quotidiana (esempio ordini monastici: basano la giornata sulla preghiera), così l'anno. Il tempo e lo spazio erano scanditi da questa relazione con Dio attivata ogni volta che si pregava. Il senso della propria vita veniva scandito dalla relazione con la divinità.
Questo “posizionamento” dell'uomo nei confronti della realtà, nel medioevo era verticale (Guardo in alto) che dava la posizione di Dio sopra di me, ma dava anche la posizione dell'uomo (sotto di lui): Dio mi protegge, io prego Dio affinché mi andasse tutto bene e se qualcosa va male chiedo il suo aiuto. È il punto di riferimento.
Relazione con il giornale?
Quando è che lo scrive questo aforisma (1802-1806), a 32-36 anni, ed è un periodo in cui i giornali sono orari nella vita culturale europea. Perché Hegel paragona il giornale alla preghiera? Perché il giornale permette attraverso l'aggiornamento di mettermi in contatto con la realtà e la figura non è verticale, ma orizzontale, perché mi metto in contatto con altri uomini lontani e vicini. Erano scritti in lingua nazionale. Chiedo al giornale come migliorare la mia vita per stare meglio, perfezionarmi. Serve per interpretare la realtà che mi circonda dal suo punto di vista e dal punto di vista del giornale chi legge. È uno strumento di orientamento nel mondo orizzontale che non riconosci gerarchie mondane (divine).
Passaggio chiave: dal medioevo all'età moderna
In questo passaggio dal medioevo all'età moderna già si intravede quanto conti la nozione di riconoscimento reciproco tra gli uomini più che la relazione particolare che si intrattengono con qualcosa di sovrumano o divino. L'idea universale di uomo è relativamente recente, inizia con la dichiarazione dell'ONU a metà del XX secolo (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) idea di uomo come essere libero. Prima non era così. Sono esistite tante antropologie nei secoli. Il termine “antropologia” nasce nel 1700, XVIII secolo e nasce in un ambito filosofico. Il primo chi la usa in modo sistematico è Kant e ci mette anche delle lezioni universitarie.
Nell'ottocento questa descrizione dei caratteri dell'uomo psico-sociali. La prospettiva è quella dell'antropologia filosofica che si distingue da quella dell'antropologia culturale (pur non opponendovi sì), in quanto non si concentra sull'analisi (empiriche, strutturali, parentali, culturali, eccetera) dei particolari modi della vita dei gruppi umani all'interno della natura o della società, bensì (pur avvalendosi dei risultati delle scienze psico-sociali) elabora concezioni unitarie generali (universalistiche) dell'uomo e delle comunità umane per come si presentano e si sviluppano nella storia in confronto costante con il mondo della cultura (religioni, arti, scienze, credenze comuni, morale, diritto e così via).
Nell'800 questo carattere indefinito dell'antropologia, di descrizione generica del carattere degli uomini si sdoppia:
- Filosofico: Analisi basata sulla storia delle idee (non svolge analisi empiriche sul campo, ma usa i dati provenienti da studi di questo tipo). Segue quella dell'esperienza.
- Antropologico-culturale: Nasce nel XX secolo. Analisi basata sul metodo empirico, sull’onda del positivismo. Si basa sull’osservazione. Studia l’uomo ed i suoi comportamenti in un dato ambiente.
Oggetto in comune: l’essere umano.
Il passo introduce agli ultimi gradi di sviluppo dell’essere umano nel tempo. L’uomo medievale cerca il senso della sua posizione entro natura e società nella relazione con Dio, che istituisce tramite la preghiera: sul presupposto della fede (fiducia incondizionata che la divinità lo ascolti). Mentre l’uomo moderno aspira a comprendere la sua collocazione all’interno del mondo tramite il giornale quotidiano, assunto a metafora di strumento d’orientamento entro il divenire morale, sociale e politico dell’epoca, che spazia per l’intero pianeta. Alla relazione verticale cielo-terra (la verità sta sopra di me e io aspiro a raggiungerla sapendo di non poterlo fare), si sostituisce quella orizzontale tra gli uomini (tra gli individui, tra le classi, tra gli Stati mediante commercio e/o guerra) secondo la quale tutti sono coinvolti nella costruzione di un mondo specificamente umano. Nel passaggio dal medioevo all’età moderna già si intravede quanto conti la nozione di riconoscimento reciproco tra gli uomini più che la relazione particolare che essi intrattengono con qualcosa di sovrumano o divino.
La prospettiva è quella dell’antropologia filosofica che si distingue da quella dell’antropologia culturale, pur non opponendovisi, in quanto non si concentra sulle analisi (empiriche, strutturali, parentali, culturali) dei particolari modi della vita dei gruppi umani all’interno della natura o della società, bensì, pur avvalendosi dei risultati delle scienze psico-sociali, elabora concezioni unitarie e generali (universalistiche) dell’uomo e delle comunità umane per come si presentano e si sviluppano nella storia in confronto costante con il mondo della cultura. Lo schema hegeliano dello sviluppo della libertà (uno in oriente, pochi in Atene, molti-tutti nell’Europa moderna) sottende la lunga formazione d’un essere umano la cui estensione si fa sempre più ampia: sia nella sfera dell’esteriorità (famiglia, società ed economia, diritto, Stato) sia in quella dell’interiorità (religione, arte, filosofia). La crescente espansione dell’individuo parte dall’oriente, dove essa è minima, e attraverso l’autogoverno delle città greche (esercitato solo da una minoranza di uomini liberi che vivono del lavoro manuale di masse di schiavi) conduce all’universalismo giuridico romano (corrispettivo spirituale riposa nell’idea cristiana di ‘persona’) ed infine alla libertà come diritto soggettivo del mondo moderno (rivoluzione francese) nonché all’affermazione complementare, ma fondamentale e preliminare, di una sfera della morale sita nell’interno dello spirito umano di ciascun singolo (riforma protestante).
Geografia e storia. Spirito e natura
“La geografia deve trattare l'uomo, dapprima all'interno della rete di relazioni ecologiche in cui si trova, e poi deve considerarlo secondo i suoi rapporti morali e intellettuali: religione, formazione, Stato e governo”.
Ritter, collega berlinese di Hegel e noto geografo, sottolinea l’importanza dell’antropologia entro la geografia. La presenza dell’uomo sulla terra crea ambienti non solo trasformando la natura inorganica ma producendo mondi materiali e spirituali mediante la religione, l’educazione e la formazione, la cultura e l’amministrazione statuale e giuridica delle comunità. Infatti, allo sviluppo diacronico corrisponde una galleria di figure antropologiche determinate sul piano geografico, che muove da est a ovest (da oriente a occidente) e da sud a nord, imperniata sulla complementarità dei tre continenti allora meglio noti: Asia, Africa ed Europa, uniti e messi in relazione dal bacino del Mediterraneo, che come tutti i mari è il medium per eccellenza tra uomini che vivono isolati.
In tal senso è utile il contributo della demografia che traccia le variazioni in quantità e in qualità della presenza umana in rapporto ai territori ed alla loro differente configurazione fisica e antropica. Ad esempio un conto è la presenza passiva, ma non per questo trascurabile, di quelli che Hegel chiama i popoli senza storia (in genere i popoli dell’estremo oriente), un altro conto è quando questi popoli entrano attivamente in contatto con altri nella storia: ciò che determina una nuova condizione per l’intero pianeta e per l’intera umanità, in quanto se ne forma una globalizzata o universalizzata. Ad esempio la Cina, che a partire dalla guerra dell’oppio con l’Inghilterra a metà Ottocento è coinvolta nella storia moderna dove oggi si è conquistata un posto rilevantissimo. Hegel inizia il suo ragionamento proprio dall’Oriente, in particolare dalla Cina, la reputa prima di molte altre ad ideare lo stato come ente essenziale, strumento di conviveva umana che la contraddistingue da altri, proprio per la sua geografia di enormi spazi crea una sottomissione alla regola, numerosa ma ordinata, spazia in un ampio territorio ma collegato in modo assai efficiente. Per il continente Africa, Hegel avendo una conoscenza molto più ridotta per l’epoca la esclude considerandola “troppo a sud” per dare le condizioni ottimali di vita. Le Americhe, i nati Stati Uniti era uno stato moderno con un governo rappresentativo, Hegel porta una differenziazione tra America del nord e del sud, nel modo in cui l’Europa lo ha conquistato o meglio diviso. Non dobbiamo stimare la natura né troppo né troppo poco. Appartiene all'essenza stessa della storia l'attività di mettere in contatto quel che la natura mantiene separato.
Del pari rilevanti sono i sistemi e i media materiali e immateriali che collegano fittamente individui, popoli, gruppi, nazioni e Stati tra di loro. Sin dall’antichità fiumi e mari e più recentemente le reti di ogni ordine e grado: elettronico, energetico, infrastrutturale, linguistico. Ciò che indebolisce sempre di più le barriere che nella storia pure si sono dilatate e che separano individui e comunità, talora opponendoli con la guerra. Come la guerra e il commercio sono determinati per il rapporto tra i popoli e la costruzione della storia, così lo è il mezzo geografico, es. i greci e i fenici nel mettere in contatto ciò che è lontano presupponendo che sia compatibile, entrare in contatto significa trasformarsi. Queste valutazioni implicano l’unità originaria del genere umano e con essa la capacità di esso di imparare dalla natura esterna e dagli altri uomini, nonché di selezionare e tramandare le migliori competenze per avanzare verso il meglio, non su base familiare, tribale, genealogica, etnica, nazionale o statuale, ma annullando all’occasione in parte o del tutto le distinzioni naturali vere o apparenti (come è quella di razza) e producendo ambienti spirituali e fisici nuovi, appositamente creati (ad esempio con l’arte politica che inventa Stati, imperi, federazioni), entro cui un maggior numero di esseri umani è in grado di riconoscersi e di realizzarsi secondo libertà e uguaglianza. Come accadde per i greci antichi o per gli europei moderni: popoli e civiltà entrambe risultato di un processo secolare di fusione tra uomini e tradizioni diverse.
Vi dobbiamo leggere una tensione natura-storia, due termini chiave che Hegel adotta indicando come la “natura mantiene separato” un popolo dall’altro, il territorio designa un dato fisico immutabile, qualcosa che non è stato prodotto ma è un dato di natura, non solo per la sua distanza geografica ma anche per la sua struttura sociale, quindi il concetto di natura non è assoluto ma è relativo. La natura è il dato di fatto, prodotto già compito, della stessa realtà storica, duplicità di movimento tra cultura e natura e viceversa nella sua mutazione. Natura, è un certo modo di vivere che è dato e sembra immutabile, e storia dell’uomo, ovvero i diversi modi di vivere di uno stesso popolo o di popoli diversi, stanno in rapporto reciproco. A partire da una condizione data, che all’inizio è determinata in grande misura dall’ambiente e dalla lotta con le condizioni esterne di vita, come avviene nei climi estremi, gli uomini trasformano la natura inorganica e se stessi mediante il lavoro manuale e intellettuale (spirituale), creando ambienti più confacenti alla vita individuale e collettiva. Il primo degli strumenti di cui si servono per crearsi un ambiente più idoneo alla sopravvivenza è lo Stato, ossia una serie di relazioni organizzative burocratiche e giuridiche che ordinano la vita collettiva. Seguono la religione, nella forma di rappresentazione degli dèi ad opera della fantasia e non come oscuro timore della divinità, e una società differenziata al suo interno sulla base della divisione del lavoro (dapprima in caste, poi in classi, in ceti). La natura umana già in queste prime fasi di sviluppo tende a integrarsi sempre di più in un organismo collettivo, condividendo leggi e costumi. D’altronde, questo processo tende anche a far emergere aspetti individuali e soggettivi, pur in forma ancora molto grezza. Ad esempio, la soggettività onnipotente dell’imperatore in Cina, unico libero dinanzi ai molti sudditi, oppure in India, una certa capacità immaginativa di creare figure divine, con forme variopinte e sensuali, con le quali si crede di poter avere qualche somiglianza, a differenza dei culti puramente animistici che si rivolgono alla natura inorganica.
Lo spirito per Hegel è il lato produttivo e creativo della realtà. Divine poi religione, società castale, società economica. Dare troppo alla natura significherebbe trascurare il dinamismo che si esprime nelle attività umane e privilegiare la conservazione del modo tradizionale di essere e di vivere. Dare ad essa invece poco vorrebbe dire sopravvalutare la volontà e l’intelligenza umana senza che queste siano accompagnate da una certa libertà e da una certa diffusione, ma vorrebbe dire anche non stimare nella giusta misura il peso delle tradizioni e del passato che sui “popoli senza storia” grava molto. Il punto di vista di Hegel non dichiarato assume quello del filosofo, lo definisce come il punto di vista superiore che lo paragona al uccello di Minerva, la nottola-civetta, rapace notturno, che osserva il vedere dove altri non vedono, comprende cose già successe. Quindi lo spirito indica un momento attivo, il lato operativo, mente natura indica un momento dato.
L'uomo orientale
In Asia è sorta la luce dello spirito e così pure la storia mondiale. In Asia Hegel osserva il primo sorgere dell’attività umana capace di costruire istituzioni etico-politiche (famiglia e Stato), che facilitino la convivenza collettiva e la promozione del benessere generale. ‘Spirito’ indica un primo prodotto del lavoro umano, e così sarà in seguito, con prodotti sempre più complessi e raffinati (imperi, democrazie, persone giuridiche, soggetti liberi). La storia mondiale indica non la storia generale, sommatoria delle storie particolari dei diversi popoli, bensì il percorso creativo che lo spirito, ossia la specie umana, segue per cercare forme di governo e di organizzazione sempre migliori. La storia mondiale o universale, non implica tutti i fatti storici, ma è una accurata selezione delle invenzioni che pur essendo dovute a popoli diversi divengono poi patrimonio dell’intera specie umana: non diversamente dall’invenzione dell’amigdala nel paleolitico o dalla domesticazione del fuoco. Ad esempio l’uomo cinese produce lo Stato, che poi, pur con molti aggiustamenti, resterà per millenni l’organizzazione più efficace dei popoli.
Una forma embrionale di libertà umana, di emancipazione dalla natura quanto detentrice della autorità nei vasti spazi della Cina, è la volontà lo Stato, una complessa macchina che delimita le distanze ma le unisce, dalle periferie al suo centro governativo, apparato composto da burocrati, funzionari (mandarini), amministratori locali e lo stesso imperatore, tutti entrano a far parte dell’organizzazione statuale, un'organizzazione spirituale molto sofisticata che per la prima volta crea un’etica come strumento di organizzazione della vita collettiva degli uomini. L'inclinazione di tale cultura è verso la scienza e la tecnica, più che verso l'arte e la fantasia, lo Stato unisce due insiemi cioè l'organizzazione di una vita attuale e familiare, da una parte e dall’altra una certa inclinazione per mentalità tecnologica-tecnocratica. L’uomo c...
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