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ANTROPOLOGIA FILOSOFICA – PF24 URBINO

LEZIONE 1. INTRODUZIONE:

[32] La lettura del giornale della mattina è una sorta di realistica preghiera

mattutina. Si orienta il proprio essere nei confronti del mondo e di Dio, oppure

secondo ciò che è il mondo. L’una e l’altra danno sicurezza: la sicurezza di

sapere come si sta al mondo.

G.W.F. Hegel, Aforismi jenensi (1802 -1806)

Il passo introduce agli ultimi gradi di sviluppo dell’essere umano nel tempo.

- L’uomo medievale cerca il senso della sua posizione entro natura e società

nella relazione con Dio, che istituisce tramite la preghiera: sul presupposto

della fede (fiducia incondizionata che la divinità lo ascolti. L’uomo medievale

si mette in relazione con la natura e con gli altri uomini attraverso Dio. Non

si tratta di un Dio di una certa religione, ma di una fede: Dio era cioè la

parola che riassumeva il senso della realtà per l’uomo, fatta di società,

famiglia e natura. L’uomo si rivolge a Dio per conoscere il senso della sua

esistenza e le ragioni della sua sofferenza. La preghiera tuttavia, non serve

ad avere una risposta, ma qualcuno a cui rivolgere la domanda, a qualcuno

(Dio) che l’ascolti.

Ancora non c’è la nozione di Stato nazionale moderno, la sicurezza è fornita

dal feudatario che fornisce la protezione materiale (dai banditi) in cambio

della corvè (tipo di prestazione dovuta da parte del vassallo o schiavo al

signore feudale tramite giornate di lavoro gratuito). Vi era un rapporto

personale di protezione.

- Mentre l’uomo moderno aspira a comprendere la sua collocazione all’interno

del mondo tramite il giornale quotidiano, assunto a metafora di strumento

d’orientamento entro il divenire morale, sociale e politico dell’epoca, che

spazia per l’intero pianeta. La lettura del giornale assume la stessa forma di

sicurezza della preghiera per l’uomo medievale, perché mette in contatto lo

Stato con il Mondo (altri stati). Il giornale è l’equivalente moderno della

preghiera perché, come la preghiera ci pone in relazione con la nostra realtà

attraverso Dio, nel caso dell’uomo moderno il giornale è il medium che

mette in relazione l’uomo e il mondo. Alla relazione verticale cielo-terra (la

verità sta sopra di me e io aspiro a raggiungerla sapendo di non poterlo

fare), si sostituisce quella orizzontale tra gli uomini (tra gli individui, tra le

classi, tra gli Stati mediante commercio e/o guerra) secondo la quale tutti

sono coinvolti nella costruzione di un mondo specificatamente umano. Nella

testa dell’Uomo moderno, il senso della sua esistenza è il mondo, non più

Dio, quindi non interroga più Dio sul senso della vita ma il pianeta.

Diversamente dal medioevo, l’uomo moderno è anche cittadino di uno

Stato, quindi ha un elemento in più di sicurezza: rapporto pubblico di

protezione.

Nel passaggio dal medioevo, l’uomo moderno è anche un cittadino di uno

Stato, quindi ha un elemento in più di sicurezza: rapporto pubblico di

protezione.

Nel passaggio dal medioevo all’età moderna già si intravede quanto conti la

nozione di riconoscimento reciproco tra gli uomini più che la relazione

particolare che essi intrattengono con qualcosa di sovrumano o divino.

Il corso verte sull’origine dell’idea universale di essere umano, ossia che,

nell’età moderna e dopo un lungo lavoro di quello che Hegel chiama “spirito”,

gli uomini sono tutti ugualmente liberi. La prospettiva è quella dell’antropologia

filosofica che si distingue da quella dell’antropologia culturale (pur non

opponendovisi), in quanto non si concentra sulle analisi (empiriche, strutturali,

parentali, culturali, ecc…) dei particolari modi della vita di gruppi umani

all’interno della natura o della società, bensì (pur avvalendosi dei risultati delle

scienze psico-sociali) elabora concezioni unitarie e generali (universalistiche)

dell’uomo e delle comunità umane per come si presentano e si sviluppano nella

storia in confronto costante con il mondo della cultura (religioni, arti, scienze,

credenze, comuni, morale, diritto e così via).

Come filo conduttore si assume l’antropologia hegeliana che nella sua

illustrazione più piana e più narrativa viene fornita nelle Lezioni sulla filosofia

della storia (postume, 1840).

Lo schema hegeliano dello sviluppo della libertà (uno in orienta, pochi in Atene,

molti-tutti nell’Europa moderna) sottende la lunga formazione d’un essere

umano la cui estensione si fa sempre più ampia: sia nella sfera dell’esteriorità

(famiglia, società ed economia, diritto, Stato), sia in quella dell’interiorità

(religione, arte, filosofia). La crescente espansione dell’individuo parte

dall’Oriente, dove essa è minima e attraverso l’autogoverno delle Città greche

(esercitato solo da una minoranza di uomini liberi che vivono del lavoro

manuale di masse di schiavi), conduce all’universalismo giuridico romano (il cui

corrispettivo spirituale riposa nell’idea cristiana di “persona”) ed infine alla

libertà come diritto soggettivo del mondo moderno (Rivoluzione francese,

1789) nonché all’affermazione complementare (ma fondamentale e

preliminare) di una sfera della morale sita nell’interno dello spirito umano di

ciascun singolo (Riforma protestante, 1517).

All’idea di progresso della libertà si accompagna in Hegel l’idea che vi siano

popoli ed individui portatori di tale progresso. Hegel chiama a scandire tale

progresso quattro mondi. Il percorso seguito da Hegel percorre 4 tappe dello

sviluppo dell’uomo nella storia:

Oriente – Grecia – Roma – Europa moderna (o germanici).

Il termine germanico designa il mondo moderno (Europa moderna) e non è

scelto a caso; deriva da Tacino che lo conia per indicare la contaminazione, cioè

gli eredi che derivano dalla mescolanza della base greco-latina e di quella

germanica. germanico o germanische:

Hegel chiama l’Europa moderna Mondo il risultato di

un processo millenario basato sulla contaminazione di elementi eterogenei il

cui prodotto principale sono una relazione di rilevanza continentale e un

sistema di convivenza giuridica basato sulla nozione di libertà ed uguaglianza.

Hegel definisce il medioevo come il periodo di “fermentazione”, di

preparazione, in cui il ribollire medievale di etnie, conoscenze, abitudini e

tradizioni, produce l’Europa moderna, con i suoi cristianesimi e con i suoi

sistemi giuridici, tutti più o meno condizionati dal diritto romano (Codice di

Giustiniano).

Il Cristianesimo e il diritto saranno i prodotti principali delle migrazioni dei

popoli e costituiranno i due pilastri del mondo moderno: la riforma protestante

(cristianesimo) e la rivoluzione francese (diritto).

Le immagini poste in allegato a questa prima lezione sono 2:

- Planisfero 1772: illustra l’idea moderna del mondo in quanto intero e

costituisce la base fisica su cui gli esseri umani costruiscono i loro mondi

culturali e sociali e le diverse configurazioni di umanità e di libertà ad essi

corrispondenti: mondi che con il tempo tendono a uniformarsi, ma che

dapprima differiscono essenzialmente per etnie, per Stati, per regioni, per

lingue, per tradizioni e così via.

- Planisfero con reti commerciali 1820: esemplifica l’intensificazione dei

rapporti materiali che sono il presupposto dell’unificazione spirituale di cui è

frutto l’idea universale di uomo.

LEZIONE 2: GEOGRAFIA E STORIA, SPIRITO E NATURA.

Hegel, p.70 e p.89 (allegato).

Non dobbiamo stimare la natura né troppo né troppo poco (p.70). appartiene

all’essenza stessa della storia l’attività di mettere in contatto quel che la natura

mantiene separato (p.89).

G.W.F. Hegel, Lezioni sulla filosofia della storia, Laterza

Ritter, Europa, 1804 (allegato).

La geografia deve trattare l’uomo < dapprima all’interno della rate di relazioni

ecologiche in cui si trova e poi deve considerarlo secondo i suoi rapporti morali

e intellettuali: religione, formazione [Erziehung], Stato e governo> (1804)

Carl Ritter, Europa: ein geographisch – historisch - statistisches Gemählde […],

Frankfurt am

Mayn, 1804-1807, 2 voll.

Ritter, collega berlinese di Hegel e noto geografo, sottolinea l’importanza

dell’antropologia entro la geografia. La presenza dell’uomo sulla terra crea

ambienti non solo trasformando la natura inorganica, ma producendo mondi

materiali e spirituali mediante la religione, l’educazione e la formazione, la

cultura e l’amministrazione statale e giuridica delle comunità.

Infatti allo sviluppo diacronico corrisponde una galleria di figure antropologiche

determinate sul piano geografico, che muove da est a ovest (da oriente a

occidente) e da sud a nord, imperniata sulla complementarietà dei tre

contingenti allora meglio noti: Asia, Africa, ed Europa, uniti e messi in relazione

dal bacino del Mediterraneo, che come tutti i mari è il medium per eccellenza

tra uomini che vivono isolati. Lo scopo del mare è quello di unificare ciò che è

lontano, avvicinare quello che non comunica, mettere in relazione ciò che non è

in contatto.

In tal senso è utile il contributo della demografia che traccia le variazioni in

quantità e in qualità della presenza umana in rapporto ai territori ed alla loro

differente configurazione fisica ed antropica. Ad esempio un conto è la

presenza passiva (ma non per questo trascurabile) di quelli che Hegel chiama i

popoli senza storia (in genere i popoli dell’estremo oriente), un altro conto è

quando questi popoli entrano attivamente in contatto con altri nella storia: ciò

che determina una. Nuova condizione per l’intero pianeta e per l’intera

umanità, in quanto se ne forma una globalizzata o universalizzata. Ad esempio

la Cina, che a partire dalla guerra dell’oppio con l’Inghilterra a metà ‘800 è

coinvolta nella storia moderna dove oggi si è conquistata un posto

rilevatissimo. Del pari rilevanti sono i sistemi ed i media materiali e immateriali

che collegano fittamente individui, popoli, gruppi, nazioni e Stati tra di loro. Sin

dall’antichità fiumi e mari e più recentemente le reti di ogni ordine e grado:

elettronico, energetico, infrastrutturale, linguistico. Ciò che indebolisce sempre

di più le barriere che nella storia pure si sono dilatate e che separano individui

e comunità, talora opponendoli con la guerra.

Queste valutazioni implicano l’unità originaria del genere umano e con essa la

capacità di esso di imparare dalla natura esterna e dagli altri uomini, nonché di

selezionare e tramandare le migliori competenze per avanzare verso il meglio,

non su base familiare, tribale, genealogica, etnica, nazionale o statuale, ma

annullando all’occasione in parte o del tutto le distinzioni naturali vere o

apparenti (come è quella di razza) e producendo ambienti spirituali e fisici

nuovi, appositamente creati (ad esempio con l’arte politica che inventa Stati,

imperi, federazioni), entro cui un maggior numero di esseri umani è in grado di

riconoscersi e di realizzarsi secondo libertà e uguaglianza. Come accadde per i

greci antichi o per gli europei moderni: popoli e civiltà entrambe risultato di un

processo secolare di fusione tra uomini e tradizioni diverse.

Natura (un certo modo di vivere che è dato e sembra immutabile) e storia

dell’uomo (i diversi modi di vivere d’uno stesso popolo o di popoli diversi)

stanno in rapporto reciproco. A partire da una condizione data (che all’inizio è

determinata in grande misura dall’ambiente e dalla lotta con le condizioni

esterne di vita: come avviene nei climi estremi: freddo e caldo), gli uomini

trasformano la natura inorganica e se stessi mediante il lavoro manuale e

intellettuale (spirituale), creando ambienti più confacenti alla vita individuale e

collettiva. Il primo degli strumenti di cui si servono per crearsi un ambiente più

idoneo alla sopravvivenza è lo Stato, ossia una serie di relazioni organizzative

burocratiche e giuridiche che ordinano la vita collettiva. Seguono la religione

(nella forma di rappresentazione degli dei ad opera della fantasia e non come

oscuro timore della divinità) e una società differenziata al suo interno sulla

base della divisione del lavoro (dapprima in caste, poi in classi, in ceti). La

natura umana già in queste prime fasi di sviluppo tende a integrarsi sempre di

più in un organismo collettivo, condividendo leggi e costumi.

D’altronde questo processo tende anche a far emergere aspetti individuali e

soggettivi, pur in forma ancora molto grezza. Ad esempio la soggettività

onnipotente dell’imperatore in Cina (unico libero dinanzi a molti sudditi),

oppure (in India) una certa capacità immaginativa di creare figure divine, con

forme variopinte e sensuali, con le quali si crede di poter avere qualche

somiglianza (a differenza dei culti puramente animistici che si rivolgono alla

natura inorganica).

Dare troppo alla natura significherebbe trascurare il dinamismo che si esprime

nelle attività umane e privilegiare la conservazione del modo tradizionale di

essere e di vivere. Dare ad essa poco vorrebbe dire sopravvalutare la volontà e

l’intelligenza umana senza che queste siano accompagnate da una certa

libertà e da una certa diffusione, ma vorrebbe dire anche non stimare nella

giusta misura il peso delle tradizioni e del passato che sui “popoli senza storia”

grava molto.

Il concetto di natura di Hegel si contrappone al concetto di spirito.

La descrizione fisica dell’uomo è natura, in realtà spirito e natura hanno un

significato relativo (sono complementari). Spirito non è un termine interno dal

punto di vista strettamente cristiano e religioso, Hegel definisce SPIRITO, il

prodotto di un processo, cioè un risultato, non creato dal nulla (es. una scultura

da un pezzo di marmo), ciò che è frutto di un lavoro è un prodotto spirituale,

ciò che non è frutto di lavoro è NATURA.

Utilizzare il termine natura per certi continenti equivale a dire che essi hanno

costruito dei rapporti e li hanno mantenuti intatti per lunghissimo tempo. Ecco

perché L’Africa e le Americhe secondo Hegel sono esclusi dalla storia

antropologica, perché innanzitutto, il modo di vivere di chi lo abita non ha

prodotto relazioni tra loro e altri paesi tali da creare qualcosa di nuovo nei

millenni e in secondo luogo questi uomini (africani ed americani) non hanno

prodotto istituzioni, cioè leggi, regole di convivenza collettiva.

Di conseguenza, tornando alla geografia, se escludiamo Africa ed America dallo

schema hegeliano, restano l’Africa del nord, l’Europa e l’Asia quindi il centro

della storia verterà sul mediterraneo (civiltà persiana), ma all’origine ci sarà

l’estremo oriente.

LEZIONE 3. L’UOMO ORIENTALE (PRIMA PARTE):

Hegel, p.87 – in Asia è sorta la luce dello spirito e così pure la storia mondiale

(p.87)

G.W.F. Hegel, Lezioni sulla filosofia della storia, Laterza.

Carta dell’Asia al 1808 (allegato)

L’Asia è in ordine cronologico, il primo continente che produce qualcosa di

spirituale, è infatti il punto di partenza, Cina ed India, dove s’intravede un

barlume di civilizzazione (rapporto imperatore-sudditi), con la comparsa della

legge.

In Asia Hegel osserva il primo sorgere dell’attività umana capace di costruire

istituzioni etico-politiche (famiglia e Stato), che facilitano la convivenza

collettiva e la promozione del benessere personale.

“Spirito” indica un primo prodotto del lavoro umano e così sarà di seguito, con

prodotti sempre più complessi e raffinati (imperi, democrazie, persone

giuridiche, soggetti liberi e così via).

La storia mondiale indica non la storia generale (la somma delle storie

particolari dei diversi popoli), bensì il percorso creativo che lo spirito (ossia la

specie umana) segue per cercare forme di governo e di organizzazione sempre

migliori. La storia mondiale (o universale) non implica tutti i fatti storici, me è

una accurata selezione delle invenzioni che per essendo dovute a popoli diversi

divengono poi patrimonio dell’intera specie umana: non diversamente

dall’invenzione dell’amigdala nel paleolitico o dalla domesticazione del fuoco.

Ad esempio l’uomo cinese produce lo Stato, che poi, pur con molti

aggiustamenti, resterà per millenni l’organizzazione più efficace della parte dei

popoli e ora di tutti.

L’uomo cinese è il suddito dello Stato unitario, prima forma di razionalità nella

convivenza umana di masse numerose. I molti sudditi stan

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher met94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Bordoli Roberto.
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