Antropologia culturale (Cardinali)
Definizione e significati
Nel XIX secolo l’antropologia nasce come un progetto scientifico in particolare modo globale poiché pone il fine di trovare le leggi che ordinano l’evoluzione culturale e sociale di tutti i popoli. Però dall'Ottocento al Novecento muta la visione dell’antropologia che, da scienza dell’uomo, diventa materia che aspira ad indagare la cultura nella sua singolarità empiricamente osservabile. Durante gli anni si è evoluta la riflessione antropologica che permette agli studiosi di trattare il discorso sull’uomo visto in maniera policentrica. Quindi l'antropologia è il prodotto fra umanità con storie, tradizioni, identità differenti; per questa ragione è un sapere nell’esperienza dell’uomo.
I termini antropologia ed etnologia hanno avuto significati differenti sia negli anni che da Paese a Paese. Antropologia dal greco Antropos cioè UOMO e logos ossia discorso, scienza. Nella sua forma latina anthropologium fu usato per la prima volta all’inizio del XVI secolo per fissare una materia scientifica. Successivamente è stato impiegato da autori dell’Europa centrale come un termine che racchiudeva l’anatomia, quella parte che fu poi chiamata antropologia biologica o fisica. Nel XVII e XVIII secolo fu poi usato dai teologi europei per rivolgersi all’assegnazione di tratti umani alle divinità.
La parola tedesca ethnologie espone le peculiarità culturali di vari gruppi etnici e venne utilizzata alla fine del XVIII secolo. Anche in Russia e in Austria. Tuttavia l’uso del termine in tal senso si diffuse molto più tardi. Nel XVIII e inizio XIX secolo gli studiosi impiegavano il termine etnologia per spiegare sia lo studio delle differenze culturali, sia quello di tratti comuni di popoli del mondo. Questo termine è ancora utilizzato sia nell’Europa continentale che negli USA. Nel Regno Unito e in altri paesi di lingua inglese il nome più usato è antropologia sociale. Europa Continentale il termine antropologia è sinonimo di antropologia fisica, ma sta diventando sinonimo di etnologia. USA- i termini ANTROPOLOGIA SOCIALE ED ETNOLOGIA convivono. Etnologia è la scienza che studia e confronta le culture dei popoli, dei loro processi e delle loro trasformazioni. Abbiamo il termine etnografia è una descrizione scritta dell’organizzazione sociale, delle attività, delle relazioni di una determinata società.
L'approccio delle quattro aree
Sia negli USA che in Canada la parola antropologia racchiude quattro aree:
- L’antropologia biologica è lo studio della biologia umana in rapporto con un'antropologia intesa quale scienza dell’uomo. Questa antropologia viene nominata col suo vecchio nome antropologia fisica, materia che mira a rivelare una partecipazione per l’anatomia comparata. I confronti anatomici concernono specialmente i rapporti fra le specie umane e i primati superiori (scimpanzé) e i rapporti tra l’uomo contemporaneo e i nostri antenati (es. Homo Erectus). Dove sapere che questi paragoni fra razze non ci sono più perché sono stati sostituiti dalla genetica umana che assieme ad altre peculiarità della demografia, ecc. forma l’antropologia biologica moderna.
- L’archeologia fa parte dell’antropologia biologica e inoltre si occupa delle indagini dei rapporti che sussistono fra i reperti e i propri habitat e la ricerca di informazioni sulla struttura delle società preistoriche. L’archeologia si occupa anche di studi sui rapporti fra i gruppi e la ricostituzione della vita sociale e si può rivolgere inoltre a epoche moderne. Tanti archeologi americani sono soliti considerare questa sottodisciplina come un’estensione dell’antropologia culturale.
- L’antropologia linguistica si occupa dello studio del linguaggio e delle sue diversità. Pure se sovente confrontata alla linguistica, l’antropologia linguistica sostiene la sua connessione con l’antropologia invece la maggioranza della linguistica oggi si concentra sui principi che soggiacciono a tutti i linguaggi. Quindi si può dire che mentre la linguistica odierna studia il linguaggio, l’antropologia linguistica, più conservatrice, studia i linguaggi. L’antropologia linguistica è collegata alla prospettiva relativista in antropologia culturale ed è nata con essa all’inizio del Novecento, con l’antropologia di Franz Boas.
- L’antropologia culturale è la sottodisciplina più estesa ed ha rapporti con tutte le altre sottodiscipline. Questa materia si occupa dell’indagine della diversità culturale, della struttura sociale, l’indagine di universali culturali, l’interpretazione del simbolismo e della questione ad essa connessi. Inoltre è necessario nominare i contesti di indagine dell’antropologia culturale applicata che racchiude l’applicazione di idee prese dall’antropologia culturale alla medicina, alla protezione civile, allo sviluppo di comunità, e altre aree in cui è importante la conoscenza della cultura, della società. Sappiamo che qualche antropologo respinge la differenziazione fra antropologia pura e applicata, sul motivo che tutta l’antropologia presenta aspetti dell’uno dell’altro. Ricordiamo anche l’antropologia applicata, l’antropologia biologica può essere utile a scoprire l’identità della vittima di un omicidio, quella linguistica trova applicazione nell’insegnamento ai sordi e nella cura delle malattie del linguaggio.
Teoria ed etnografia
In antropologia si dividono etnografia e teoria:
- Etnografia: è letteralmente l’attività di scrivere sulle popolazioni, sovente sta a significare il nostro modo di dare senso a ciò che pensano gli uomini dei vari popoli, quindi serve a migliorare la nostra comprensione della cultura in senso astratto e a definire l’essenza della natura umana.
- Teoria è il modo in cui diamo senso al nostro modo di pensare antropologico. La teoria senza etnografia non ha del tutto senso, poiché la comprensione delle differenze culturali è uno dei fini più importanti della ricerca antropologica.
Teoria ed etnografia si fondono inevitabilmente. È impossibile occuparsi di etnografia senza una qualche idea di ciò che è rilevante e ciò che non lo è. La teoria senza l’etnografia non ha valore poiché la comprensione delle diversità culturali è uno dei fini più rilevanti della ricerca antropologica.
Teoria
La teoria è fondata su quattro elementi essenziali:
- Le domande che guidano l’indagine antropologica. Le più importanti sono: «Cosa stiamo cercando di scoprire?», e Perché questa conoscenza è utile?
- Gli assunti che racchiudono idee riguardanti a quello che è comune agli uomini, alla diversità culturale. Insomma pur avendo qualcosa in comune gli antropologi possono avere idee differenti.
- I metodi che si sono sviluppati durante il tempo e sono parte di ogni studio sul campo e includono inoltre la comparazione.
- I dati che formano la componente metodologica. La maniera in cui sono usati sarà diversa in base alla prospettiva teorica.
Dunque le teorie dipendono dai dati che a loro volta dipendono dalle domande a cui si sta cercando di rispondere. Nella ricerca antropologica sono molto importanti altri due aspetti:
- Osservare la società nel suo complesso per vedere come un elemento si adatta ad un altro elemento. Ad esempio in che modo la politica si modera con l’economia.
- Esaminare ogni società in rapporto alle altre comporta cercare di rilevare similitudini, divergenze, per in seguito sforzarsi a chiarirle.
Un ricercatore può per indagare rivolgersi a un determinato prospetto: il paragone fra ipotesi isolate; i paragoni dentro una regione; un genere universale di paragone analizzando una società di tutte le parti del mondo. L’Antropologia culturale e sociale è una materia fornita di un programma metodologico. Teoria ed etnografia sono i sostegni di questo programma. Infatti ciascun antropologo è sia un teorico che uno studioso sul terreno.
Prospettive diacroniche-sincroniche-interattive
In antropologia bisogna pensare sia per quanto concerne un insieme di prospettive teoriche che sono in competizione fra di loro all’interno di una cornice della quale si svolge un meccanismo per affrontare delle questioni, che di un ordine di livelli teorici. Le prospettive teoriche possono essere:
- Diacroniche concernono i rapporti che vi è nel tempo fra le cose. Fanno parte di esse: Evoluzionismo, Diffusionismo, Marxismo (per determinate peculiarità), Metodi delle aree culturali (per determinate peculiarità).
- Sincroniche concernono i rapporti fra le cose contemporaneamente. Fanno parte di esse: Relativismo (compreso cultura e personalità), strutturalismo e Struttural-funzionalismo, Metodi cognitivisti, Metodi delle aree culturali (per determinate peculiarità), Funzionalismo di specifiche culture escludendo il tempo, Interpretativismo (per determinate peculiarità).
- Interattive che considerano sia le peculiarità delle prospettive diacroniche che quelle sincroniche: Transazionalismo, Metodo processuale, Femminismo, Postmodernismo, Postrutturalismo, Funzionalismo (per determinate peculiarità), Interpretativismo (per determinate peculiarità), Marxismo (per determinate peculiarità).
La storia dell’antropologia ha permesso mutamenti di prospettive diacroniche a prospettive sincroniche, e da queste ultime a prospettive interattive. Sappiamo che le prime indagini diacroniche vertevano su problemi teorici totali sufficientemente determinati, ad esempio che si è affermata prima la discendenza patrilineare o la matrilineare? Tramite questi interrogativi furono formate teorie sufficientemente generali. All'inizio del XX secolo acquistarono interesse i metodi sincronici. Infatti gli antropologi iniziarono ad indagare profondamente le società e paragonarono la maniera in cui ciascuna società trattava le questioni ad esempio l’educazione dei figli. I metodi interattivi si riuniscono sui processi tramite i quali le persone tentano di superare le altre persone o sulla maniera in cui le persone concordano il momento sociale.
Società e cultura
Un'ulteriore maniera di raccogliere i paradigmi dell’antropologia è in base a se il loro interesse fondamentale sia per la società o per la cultura.
- Prospettive sulla società: evoluzionismo, funzionalismo, struttural-funzionalismo, transazionalismo, metodo processuale, marxismo, post-strutturalismo (per determinate peculiarità), strutturalismo (per determinate peculiarità), metodi delle aree culturali (per determinate caratteristiche), femminismo (per certi aspetti).
- Prospettive sulla cultura: diffusionismo, relativismo, metodi cognitivisti, interpretativismo, postmodernismo, metodi delle aree culturali (per determinate caratteristiche), strutturalismo (per determinate peculiarità), post-strutturalismo (per determinati aspetti), femminismo (per certi aspetti).
Le prime questioni di cui l’antropologia si occupò avevano a che fare con la natura della società; su come fosse accaduto che gli umani si unissero l’un l’altro. Poi ci si occupò di come la società funziona o si organizza. Qualche prospettiva comprendeva le indagini della cultura e della società. Lo strutturalismo aveva tesi che andavano verso la società (alleanza maritali) e quelli verso la cultura (determinate caratteristiche simboliche).
Origini dell’antropologia
Normalmente comincia l’antropologia con le Storie di Erodoto. Erodoto è ritenuto il creatore della storia, della geografia, dell’antropologia, poiché descrive nelle sue Storie i costumi, le tradizioni, le religioni, le abitudini di tantissimi popoli dell’antichità, con cui in una parte era entrato in contatto. Da lui derivano le due nozioni essenziali: a) etnocentrismo si ha quando la propria cultura è superiore alle altre culture modi, stili, abitudini e tradizioni. Quest’approccio c’è tutte le etnie, fra i più differenti popoli. Ad esempio la cultura cinese riteneva il Chin il centro dell’universo; b) relativismo culturale insieme di ragionamenti che fissano la pluralità, le discrepanze fra modi di vita, ideologie, culture. Ad esempi abitudini funerari differenti fra Galati e Greci.
La curiosità di Erodoto concernente gli usi, costumi, atteggiamenti culturali di altri popoli va contemporaneamente con l’asserzione della grandezza della Grecia, specialmente per quanto concerne le guerre persiane. Malgrado Erodoto sia stato reputato filo barbaro, in quanto esalta, in modo positivo le tradizioni culturali di altri popoli, è necessario ricordare che descrivendo la potenza e l’organizzazione dei Persiani, evidenzia il valore dei Greci, che sconfissero un avversario così potente ecc. Durante l’era romana la necessità di conoscere vari popoli fu obbligatorio per strutturare l’amministrazione dell’impero. Infatti questo genere di amministrazione consentì di cogliere informazioni sui diversi paesi sottomessi e sui paesi che volevano sottomettere.
Con l'avvento del Cristianesimo si definì una nuova maniera di vedere i diversi rispetto alla filosofia greca. Ai modi dell’indagine antropologica greco-romana aderirono inoltre gli Arabi che volevano conoscere le popolazioni che conquistavano. Momentaneamente in Europa mercanti, missionari in prevalenza italiani furono i primi artigiani della tecnica antropologica. Vogliamo rievocare Marco Polo che raffigurò in maniera eccellente i mercanti e il loro operato nel famosissimo libro Il Milione. Le nuove scoperte geografiche, in specifica maniera la scoperta delle Americhe, acconsentì agli esami, alla descrizione di popoli differenti. La colonizzazione portò alla demolizione di differenti culture, però contemporaneamente tante persone raccolgono, espongono, usanze, costumi di quei popoli.
Il Settecento fu l’era delle notevoli spedizioni organizzate da specialisti nei differenti rami della botanica, della geografia, della medicina e fu anche l’era delle scoperte geografiche e della passione per l’esotismo. L’esotismo consiste nell’atteggiamento che privilegia l’apprezzamento delle culture lontane e diverse sulla valorizzazione di quella di appartenenza. Rousseau incitava i suoi contemporanei a svolgere un viaggio nel mondo delle varie culture per in seguito dopo avere svolto determinate esperienze darne un’interpretazione della morale, della politica. Per iniziare il suo attacco allo sviluppo e allo Stato assolutista feudale, Rousseau inserisce il mito del buon selvaggio, in base al quale la società ha procurato all’umanità ferite profondissime, invece i mali derivano dalle organizzazioni politiche. L’interesse degli illuministi stava, nel contestare le condizioni della loro società, criticata sulle fondamenta del mito di uno stato selvaggio in cui l’uomo era originariamente felice.
Definizioni di umanità nell’Europa del Diciottesimo secolo: Illuminismo
Essenziali problemi antropologici furono messi per la prima volta in forma moderna durante l’Illuminismo: cosa definisce in astratto la specie umana? Cosa la differenzia dagli animali? Qual è la condizione naturale degli esseri umani? Da qui l’attenzione si concentrò su tre forme di vita:
- I ragazzi selvaggi e le ragazze selvagge: concernono ragazzi come Victor, Angelique, Peter trovati soli nei boschi e qualche studioso tentò di insegnare i modi civili in cui bisogna comportarsi. Ma presto l’interesse andò diminuendo poiché gli antropologi moderni furono più interessati ai rapporti fra gli esseri umani nella società che alla natura primitiva degli uomini.
- Gli Orang Outang (primati) termine generico per definire una creatura quasi umana. Era la specie che Linneo e i suoi contemporanei classificarono come uomini delle caverne o delle foreste. Dei viaggiatori narravano che queste creature quasi umane vivevano nelle caverne etiopi e nelle Indie Orientali. L’interesse per questa specie mise in evidenza la diatriba fra James Burnett ed Henry Lome. Per Burnett il rapporto fra scimmie e uomini era moderatamente valido, poiché dalle verifiche che ha colto che i suoi Orang Outang, specialmente gli scimpanzé africani potessero essere reputati umani; mentre Lome definiva in maniera netta l’umanità e per la sua idea le diversità fra varie culture erano notevoli che si potevano reputare le popolazioni della terra quali specie distinte. Ancora non si conoscono i gorilla.
- I selvaggi (abitanti indigeni di altri continenti) Selvaggio non era un soprannome negativo, però indicava un modo di vivere libero. Il prototipo era l’indiano americano che per l’uomo medio europeo era vicino all’idea di uomo naturale.
L’idea del buon selvaggio è presente nella teoria illuminista dei popoli stranieri. Ricordiamo DRYDEN che sosteneva che la condizione naturale dell’umanità era superiore a quella culturale. Alla fine del Settecento e inizio Ottocento la concezione più specifica della natura dell’uomo era che gli uomini non erano altro che bruti addomesticati. Da una visione cristiana la natura era buona e la società non era altro che un male necessario utile a controllare il peccato dopo la cacciata di Adamo ed Eva.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Antropologia
-
Riassunto esame Antropologia, prof. Guaraldo, libro consigliato Antropologia culturale, Harris
-
Antropologia
-
Antropologia culturale - Riassunto