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ANTROPOLOGIA CULTURALE

Credito 1

Antropologia: studio della natura umana, della società umana e del passato umano (Greenwood & Stini, 1977).

L'antropologia è una disciplina accademica che mira a descrivere, nel senso più ampio possibile, che cosa significhi

essere umani. È una disciplina olistica, comparativa, basata sulla ricerca sul campo ed evolutiva.

L’antropologia, dal greco anthropos - uomo e logos – discorso/scienza, nasce nel XIX secolo con l’obbiettivo di

scoprire le leggi che regolano l’evoluzione culturale e sociale di tutti i popoli.

L’antropologia culturale è definita come il sapere della differenza, mira allo studio di culture lontane e diverse ed

affronta un discorso sull’uomo da un punto di vista poliedrico.

Tra l'800 e il '900 l'antropologia da scienza dell'uomo diventa disciplina scientifica che mira a studiare la cultura

nella sua individualità empiricamente osservabile.

INTRODUZIONE ALL'ANTROPOLOGIA CULTURALE (lezione in presenza I)

L’antropologia si occupa dell’uomo in quanto elaboratore di cultura, egli modifica le condizioni naturali di vita della

specie umana introducendo regole di vario tipo (giuridiche, economiche, religiose, morali).

Gli antropologi studiano le risposte socialmente organizzate ai problemi di sopravvivenza dando un significato

unitario alla vita sociale dell’uomo; in questo modo ogni società acquisisce un proprio aspetto culturale.

Il termine cultura si riferisce all’insieme delle pratiche materiali che caratterizzano una data società, tale accezione

di cultura origina da Tylor che nella sua opera “Primitive culture” del 1871 la definisce come un insieme

complesso che comprende il sapere, l’arte, la morale, il diritto e ogni abitudine acquisita dall’uomo in quanto

membro di una società.

L'innovazione portata da Taylor risiede nel collegamento tra produzione di cultura e vita associata: l’uomo

produce cultura solo se fa parte di una società e in ogni società è presente una cultura; la cultura è dunque dinamica.

Il concetto di cultura di Tylor introduce due termini importanti:

Inculturazione: processo di trasmissione di conoscenze da una generazione alle successive secondo un

– movimento verticale.

Acculturazione: mutamento culturale conseguente al contatto duraturo con persone appartenenti a culture

– diverse secondo un movimento orizzontale (es: globalizzazione)

Distinzione fra discipline di ricerca:

1. Etnografia: da ethnos (popolo) e grapho (scrivere) → descrizione del popolo; la ricerca in etnografia viene

svolta sul campo, lo studio può essere interessato a culture lontane – primitive o vicine.

2. Etnologia: sintesi del materiale raccolto nel momento etnografico, ordinato ed organizzato attraverso il

metodo dell’analisi comparativa, ovvero il confronto del materiale raccolto con altro materiale attinente

raccolto in un'altra società (es. confronto tra diverse pratiche religiose)

3. Antropologia: opera sintesi e generalizzazioni ancora più ampie rispetto all’etnologia con lo scopo di

comprendere l’utilità di una determinata pratica (es. pratica religiosa).

→ Le discipline non hanno un ordine gerarchico, possono essere esercitate in ambito scientifico ad esempio dalla

stessa persona che inizialmente si reca in una determinata società e la descrive (etnografia), dopo opera sintesi sul

materiale raccolto (etnologia) ed infine elabora una concezione valida per tutta la società (antropologia).

L’APPROCCIO DELLE QUATTRO AREE

Negli Stati Uniti ed in Canada l’antropologia include quattro aree:

1. Antropologia biologica o fisica: studio della biologia umana e delle comparazioni tra specie umana e

primati superiori e tra l’uomo moderno ed i suoi antenati. Queste comparazioni anatomiche sono state

soppiantate dalla genetica vera e propria che costituisce l'antropologia biologica moderna nel suo senso più

ampio.

2. Archeologia: ricerca sulla struttura delle società preistoriche e sulle relazioni tra i reperti e gli habitat.

3. Antropologia linguistica: studio del linguaggio e delle sue diversità, nasce all'inizio del '900 con gli studi di

Franz Boas ed è legata alla prospettiva relativista in antropologia culturale.

4. Antropologia culturale: studio della diversità culturale, della struttura sociale, la ricerca di universali

culturali, l’interpretazione del simbolismo e dei problemi a questi collegati. Essa è in relazione con le altre

sottodiscipline. 1

TEORIA ED ETNOGRAFIA

Etnografia: corrisponde alla descrizione scritta dell'organizzazione sociale, delle attivit socilai e del simbolismo di

un gruppo.

Teoria: si compone di domande (cosa stiamo cercando di scoprire?), di assunti (concezioni inerenti a ciò che è

comune agli uomini, alla diversità culturale, ai valori condivisi in tutte le culture, etc.), di metodi e di dati (raccolti

per rispondere alle domande).

→ Etnografia e teoria si fondono, è impossibile occuparsi di etnografia senza prima aver elaborato presupposti

teorici e stabilito i metodi di raccolta dati.

La ricerca in antropologia ha due aspetti:

1. Osservare la società nel suo complesso per studiare come gli elementi interagiscono tra loro.

2. Esaminare ogni società in relazione ad altre per trovare somiglianze o differenze culturali provando a

spiegarle.

Nel caso 2 il ricercatore utilizza un quadro di riferimento più ampio rispetto al caso 1 (dove la ricerca è focalizzata

su un gruppo/società singolo), ad esempio il quadro di riferimento può comprendere:

la comparazione fra casi isolati

– la comparazione all'interno di una regione

– comparazione universale (tutte le società del mondo)

La prospettiva di studio antropologico può essere:

Diacronica: indica la relazione che c’è nel tempo tra le cose

– Sincronica: indica la relazione tra le cose nello stesso momento

– Interattiva: contempla aspetti sia sincronici che diacronici

Prospettive Diacroniche Prospettive Sincroniche Prospettive Interattive

Evoluzionismo Relativismo Transazionalismo

• • •

Diffusionismo Strutturalismo Approccio processuale

• • •

Marxismo (alcuni aspetti) Struttural-funzionalismo Femminismo

• • •

Approcci delle aree culturali Approcci cognitivisti Post-strutturalismo

• • •

(alcuni aspetti) Approcci delle aree culturali Post-modernismo

• •

(alcuni aspetti) Funzionalismo (alcuni aspetti)

Funzionalismo (alcuni aspetti)

• Interpretativismo (alcuni aspetti)

Interpretativismo (alcuni aspetti)

• Marxismo (alcuni aspetti)

ORIGINI DELL’ANTROPOLOGIA

Inizialmente l’antropologia si occupò di argomenti inerenti la natura della società (perchè gli umani si sono uniti?

Perchè le società mutano nel tempo?) e successivamente iniziò ad occuparsi di come la società funziona e come si

organizza.

Alcuni antropologi erano orientati principalmente allo studio della società, altri della cultura e alcune prospettive

incorporavano lo studio di entrambe.

La riflessione antropologica inizia con le Storie di Erodoto (484 a.C. – 425 a.C.), considerato fondatore della storia,

della geografia e dell'antropologia Erodoto nelle sue storie descrisse costumi, tradizioni, religioni e abitudini di

popolazioni antiche.

Erodoto anticipò i concetti di

etnocentrismo: tendenza di tutte le etnie a giudicare i membri, la struttura, la cultura e la storia di gruppi

– confrontandoli con il proprio; tale atteggiamento comporta la supervalutazione della propria cultura e, di

conseguenza, la svalutazione della cultura altrui.

relativismo culturale: fenomeno generato dall'etnocentrismo, la conoscenza sempre più estesa delle diverse

– culture ci consente di interpretare i comportamenti e le credenze altrui in termini di cultura, ovvero “ciò che

è giusto per un gruppo non necessariamente lo è per un altro”. 2

Epoca Romana

Dalla caduta di Cartagine nel 146 a.C. Roma fu alla guida di un impero immenso dunque la necessità di conoscere i

popoli diversi era necessaria per organizzare l'amministrazione dell'impero.

Europa del XIII secolo

Mercanti e missionari prevalentemente italiani possono essere considerati “artigiani” della tecnica antropologica,

molti di questi lasciarono elaborati scritti sui loro viaggi e sulle società con cui venivano in contatto (es: Marco

Polo). Europa del XVIII secolo

Il '700 fu epoca di grandi spedizioni organizzate con specialisti nei vari rami della botanica, zoologia, geografia e

medicina; si completò la scoperta delle terre sconosciute (spedizione del capitano James Cook in Oceania) e si

sviluppò una passione per l'esotismo.

Durante l’Illuminismo del 1700 nacquero importanti questioni antropologiche:

cosa distingue la società umana da quella animale?

– qual è la condizione naturale degli esseri umani?

Per rispondere a tali domande gli antropologi si occuparono di studiare tre forme di vita:

i ragazzi selvaggi: ragazzi ritrovati nei boschi a cui gli studiosi cercarono di insegnare le “maniere civili”

– che fino a quel momento non avevano acquisito;

l’orang outang: creature quasi umane (primati – in malese il termine significa “uomo delle foreste”) e

– pressochè cieche che vivevano in caverne in Etiopia e nelle Indie orientali.

i selvaggi: abitanti indigeni di altri continenti.

Nel '700 alcuni studiosi consideravano “l'uomo naturale-selvaggio” buono, felice, libero e sano mentre la società

veniva vista come un male poiché creatrice di disuguaglianze artificiali (es: Rosseau); altri ricercatori invece

affermavano che la società rappresentava la natura dell’esistenza umana e altri ancora che gli uomini non erano altro

che “bruti addomesticati” per cui la società risultava necessaria per controllarli (es: Hobbes).

Nel 1724 venne scritto il primo documento dell’etnologia moderna, l’opera “Les moeurs des sauvages

ameriquains, comparées aux moeurs des premiers temps” di Lafitau, egli studiò da vicino il primitivo adottando

per le sue ricerche l'osservazione partecipante e dimostrò come il mondo dei selvaggi fosse costituito da uomini

concreti dotati di cultura, inoltre sostenne l'importanza di conoscere le lingue locali ai fini dello studio.

Latifau considerò le culture primitive nei termini del relativismo culturale, ovvero in base alle condizioni in cui si

svilupparono e non in rapporto allo sviluppo delle culture europee. Attraverso una specie di metodo comprativo

l’autore descrisse i costumi e le tradizioni dei selvaggi dopo anni di permanenza e dimostrò la presenza presso tutti i

popoli dell’idea di un essere superiore.

L’autore dunque contestò la letteratura prescientifica che sosteneva l’esistenza di popoli senza religione, usi

politici e strutture sociali.

Nel 1799 a Parigi venne fondata la Société del observateurs de l’homme per iniziativa di Jauffret, pioniera

dell’etnoantropologia era costituita da filosofi, intellettuali e scienziati francesi eredi dell'illuminismo e dello spirito

dell'Encyclopédie.

La società sottolineò l'importanza di un progetto scientifico di ricerca, dell’osservazione partecipante e introdusse

il concetto differenziale di cultura (che prevede modalità diverse di organizzazione della conoscenza, delle

istituzioni, degli usi e dei costumi).

Osservare voleva dire proporre un metodo d’indagine che non consisteva in un'esperienza immediata e superficiale

ma adottare un nuovo principio di intelligenza scientifica: il principio del confronto con la differenza.

La società degli Osservatori dell’uomo si proponeva di dare spazio ad un nuovo oggetto di studio ed un nuovo

sapere, necessario per lo sviluppo di una società costruita secondo ragione e a misura del «cittadino repubblicano»,

perciò lo studio dell'umanità era riconosciuto come socialmente utile.

A causa delle mutate condizioni politiche nel 1805 la Société del observateurs de l’homme morì e con lei l’etnologia

concepita come studio e comprensione della differenza.

Nei 50 anni seguenti gli studi sulle società selvagge acquisirono sempre più caratteristiche marginali e non

costituirono più uno strumento di critica sociale e politica come in precedenza. 3

Europa XIX secolo

Nel continente prevalsero le teorie della “degenerazione del selvaggio” le cui origini risalgono alla “filosofia del

potere teologico” di Joseph Maistre.

Maistre sosteneva che l'uomo non era passato da uno stadio di barbarie a uno stadio di civiltà, il selvaggio infatti

rappresentava la degradazione dell’uomo a cui era condannato a causa del peccato originale. Il progresso e la civiltà

erano concepiti come chimera e dono divino mentre il selvaggio era simbolo del peccato.

Il degenerazionismo negava l’idea che la società umana fosse progredita sul piano materiale e spirituale unicamente

con le proprie forze.

Inghilterra: nascita dell'antropologia come disciplina (lezione in presenza 2)

Una disciplina nasce ufficialmente dal momento in cui avviene un insegnamento accademico, per l’antropologia ciò

avviene grazie a Tylor nella seconda metà dell’800.

Periodo storico: (età vittoriana) l'Inghilterra è governata dalla regina Vittoria (1837 – 1901), è un periodo florido

caratterizzato da un incremento delle attività economiche e da attività di colonizzazione che coinvolgono l’India,

gran parte dell’Africa, del medio oriente e dell’America meridionale.

La colonizzazione porta alla scoperta di popolazioni con uno stile di vita arretrato rispetto ai canoni europei, nasce

dunque la necessità di trovare una spiegazione al dislivello sociale e si cercano le risposte nell’antropologia,

considerata in quel momento l'unica scienza in grado di fornire prove scientifiche a riguardo.

La prima corrente antropologica ad affermarsi è l’antropologia evoluzionista, influenzata come molte altre

discipline scientifiche di quel periodo dall'evoluzionismo biologico di Darwin.

L’antropologia evoluzionista sosteneva che il primitivo, ovvero colui che vive in modo arretrato, si sarebbe evoluto

attraverso tappe di sviluppo comuni a tutte le culture ma con tempi diversi, fino a raggiungere lo stesso livello

della cultura Inglese, considerata apice evolutivo; gli antropologi evoluzionisti utilizzavano dunque il metodo di

comparazione. Nel passaggio da uno stadio all'altro tuttavia non viene perduto tutto, alcuni elementi vengono

mantenuti a testimonianza dell'evoluzione (dottrina delle sopravvivenze -Taylor).

La cultura era concepita come universale, uguale per tutti ed in continua evoluzione.

PRINCIPALI SUDDIVISIONI DELL’ANTROPOLOGIA: SOCIALE E CULTURALE

Il concentrarsi sul concetto di cultura o su quello di organizzazioni e struttura sociale presenta delle differenze

fondamentali negli approcci di ricerca delle due scuole:

scuola antropologico – culturale americana (Franz Boas) la cultura è:

• - la somma delle forme di esistenza e vita quotidiana

- l’espressione dei sistemi di conoscenza sulla base dei quali gli uomini strutturano le proprie idee;

I lavori americani sono ampi e si concentrano sul rapporto tra società locali come micro-nucleo e contesto

nazionale o globale, tuttavia tali lavori spesso mancano di precisione nei dettagli e di meticolosità propria

dell’antropologia di stampo britannico.

In America l’antropologia nasce come studio degli indiani, poiché gli Stati Uniti non avevano colonie il

problema più urgente era l’integrazione delle popolazioni indigene sul territorio.

scuola antropologico – sociale anglosassone (Malinowski): le forme di organizzazione sociale sono

• sistemi composti da diversi organi o strutture, in continuo mutamento e strettamente concatenate.

I lavori etnografici dell’antropologia sociale sono più ricchi di dettagli, racchiudono i diversi aspetti delle

caratteristiche sociali di un determinato gruppo e sono astorici, ovvero improntati su quello che Malinowski

definiva il «presente etnografico».

Diversamente che in America in UK i principi antropologici di base sono condivisi da tutti gli specialisti

che si orientano poi verso campi di specializzazione piuttosto che di materie autonome.

In Inghilterra l’antropologia nasce come supporto agli sforzi di comprensione, controllo e governo delle

colonie e gli antropologi sono funzionari governativi che si recano sul campo e studiano le caratteristiche

delle organizzazioni sociali locali.

In altri paesi, come l’Italia e la Germania, l’antropologia si concentra principalmente sulla raccolta di dati

• inerenti gli aspetti storici ed etnici di usi, rituali e pratiche locali (folklore e demologia). 4

Credito 2

Nel corso del XIX secolo la teoria dell'evoluzione della specie era diffusa in molti ambiti di studio, attraverso il

metodo ipotetico-deduttivo la teoria evoluzionista mira a delineare la storia dell'umanità, le differenze tra le società

esistenti sul pianeta e il ruolo delle istituzioni all'interno della società.

TEORIA DELL'EVOLUZIONE NATURALE DI CHARLES DARWIN

Darwin nacque nel 1809 a Shrewsbury e nel 1831 partecipò ad una spedizione scientifica della durata di 5 anni in

America Latina, a bordo della celebre Beagle. Durante la spedizione Darwin si rivelò un ottimo osservatore e sulle

isole Galapagos trovò specie animali che esistevano anche sul continente Sudamericano ma che si differenziavano

per alcuni dettagli (es: iguane e tartarughe); le differenze individuate dallo studioso

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vannasonoio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof Cardinali Cristiana.
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