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Antropologia culturale I semestre Anno 2014/2015

La cultura e il suo significato

La cultura è una cosa importante. L'uso di questo termine è stato abusato e ora non sappiamo più il vero significato di questo termine. Anche quel tipo di cultura di cui noi dobbiamo tenere conto fa parte di un patrimonio che ha raccolto con sé diverse significazioni.

I fondamenti di questa disciplina non sono teorici, ma storici. Come nasce l'antropologia culturale? Tutti i saperi nascono in momenti determinati della storia. La filosofia nasce nei primi secoli avanti Cristo nell'Asia Minore. Ogni sapere ha una sua collocazione storica, geografica, sociale e politica. I saperi non vengono mai fuori dalla pura curiosità, ma deve sempre esserci una situazione particolare.

Significato di antropologia

Ma antropologia cosa significa? Antropologia veniva dalla crasi di due termini greci: anthropos + logos. Anthropos: l’uomo come genere umano. Logos: discorso, ragionamento, comprensione, studio. Quindi l’antropologia è un discorso sul genere umano. Questo termine in greco antico non esisteva, non c’era l’antropologia in Grecia. Tutte le scienze moderne hanno usato lingue antiche per qualificare i propri oggetti. Ad esempio, biologia (bio + logos), alchimia (viene dall’arabo).

È nella tradizione della cultura occidentale di prendere questi termini e di farne una sintesi. Antropologia: studio dell’uomo. Ma a pensarci bene, è vaga, imprecisa. Ci sono tanti saperi che studiano l’uomo. La biologia studia l’uomo, la psicologia studia il genere umano, la sociologia, la genetica. Anche queste sono studi del genere umano, scienze dell’uomo. Poi ci sono anche altri saperi che portano il nome di antropologia.

Tipi di antropologia

Ad esempio, c’è l’antropologia filosofica, che si domanda di come l’uomo si dispone nei confronti di realtà esterne. C’è un’antropologia fisica, che studia la struttura anatomica della struttura umana. Quando diciamo antropologia culturale significa che l’attenzione è portata al genere umano, ma da un punto di vista culturale. Questa nozione di cultura è complessa e controversa, ma apparentemente ovvia nel nostro linguaggio. È un campo di definizioni, ma anche un oggetto di scontro e di interesse.

Il concetto di cultura

Appropriarsi di un certo modo di dire cultura, può essere un segno di forza, a differenza di altri che non hanno cultura oppure hanno una cultura diversa dalla nostra. Lo vedremo in maniera più approfondita. La cultura non è qualcosa di facilmente definibile, ma è continuo oggetto di scontro e di contesa, anche politica, e di interesse. L’antropologia nasce come sguardo sulla diversità. Ma diversità di cosa?

Diversità di come gli esseri umani sono fatti, del loro colore della pelle, di come hanno conformata la struttura del viso, la consistenza dei loro capelli, la statura, la forma degli occhi. Ma questo è un tema che concorre a formare una curiosità da un certo momento della nostra storia per la dimensione della diversità. Ma in realtà, questo interesse per la diversità si concentra sulla diversità di quelli che una volta venivano chiamati costumi, usanze, abitudini, anche interne di una certa società.

Diversità culturale

Comunque sia, all’interno di queste realtà vi sono delle differenze, ci sono modi di sentire diversi, istituzioni politiche differenti, forme di famiglia, religioni, visioni del mondo e dell’essere umano. La diversità di cui si occupa l’antropologia porta su queste cose, non sulle differenze fisiche tra gli esseri umani. Semmai l’antropologia culturale si interessa di come le differenze fisiche sugli esseri umani abbiano contribuito a un certo discorso. Ad esempio: cosa ha contribuito alla creazione di razze umane, cosa che ha creato diverse barriere?

L’antropologia si occupa di forme di relazione tra gli esseri umani e del modo in cui queste relazioni vengono espresse a livello di valori. Sono sempre esistite delle domande dagli esseri umani. Questo è chiaro. Ma l’antropologia culturale è una invenzione piuttosto recente, come l’economia d’altra parte. L’economia come sapere che si interessa di questi problemi è abbastanza recente nella storia dell’umanità. Ci sono fenomeni antropologici che ci sono da sempre, ma l’antropologia culturale esiste da un’epoca piuttosto recente.

Connessione tra differenze

L’antropologia culturale non è un’elencazione delle differenze. L’antropologia culturale non è una elencazione sistematica delle differenze, ma un tentativo di connettere tra loro delle differenze, attraverso un confronto tra società diverse e all'interno di una stessa società. Confrontando queste cose tra società diverse, potremo trovare similitudini e differenze. È tutto un gioco che consiste nel rimando continuo tra differenze e somiglianze. Il gioco non è fine a sé stesso, perché ci permette di fare continui ponti sulle culture, ma in secondo luogo ci fa capire meglio qual è il nostro posto nel mondo. La diversità deve essere quindi dominata e compresa.

Condizioni della nascita dell'antropologia

Quali sono le condizioni nella storia dove è nata questa curiosità per la diversità? Quando nasce l’antropologia? Non è che nasce un giorno preciso in un luogo preciso. Possiamo chiederci anche: dove si è sviluppata? Non è un sapere che cala dall’alto e viene equamente distribuito in tutti i popoli della terra. In Europa? Solo in Europa? E quando?

Possiamo dire che gli antropologi volevano cercare i padri fondatori, quelli che potevano aver dato l’impulso iniziale, la scintilla per la partenza di questo tipo di interessi. Molti l’hanno visto nella figura del greco Erodoto. Questo aveva scritto delle historiae, che possiamo tradurre con "descrizioni". Erodoto aveva sicuramente fatto delle considerazioni di tipo antropologico, perché aveva fatto delle considerazioni sui confronti degli egiziani, degli sciti, degli asiatici.

Insomma, oltre alle descrizioni molte vivide di quello che aveva visto, aveva fatto considerazioni di tipo antropologico. Ma non si può dire fosse antropologia ancora quella di Erodoto. Possiamo prenderlo come riferimento mitologico quasi.

L'illuminismo e l'antropologia

Il primo esempio che noi abbiamo: nel 1700 a Parigi una società di francesi che sull'onda dell'illuminismo teneva in vista il progetto di comparazione delle lingue, dei costumi e altre caratteristiche delle popolazioni della terra. Perché nasce in quest’epoca il processo antropologico vero e proprio? Perché l’illuminismo è una corrente di pensiero che si sforza di vedere l’umanità unificata dal possesso comune di una ragione. La ragione umana è universale, ci sono esseri umani che hanno questa ragione più o meno sviluppata, ma tutti hanno le stesse facoltà mentali.

Quindi, si ha l’idea che l’umanità sia un tutt’uno. Principio dell’unità della specie data dal fatto che due individui di sesso opposto fertili, producono una discendenza. In questo clima nasce un interesse reale per una diversità che può essere vista con uno sguardo antropologico moderno. Quindi nasce in Europa.

Umanesimo e rinascimento

Anche il Giappone verso il 15/16 secolo avevano pensato alla diversità culturale dell’essere umano. Il vero impulso allo sviluppo di questo sapere si ha in Europa, a partire dall’800, perché prima erano solo accenni. Nell’800 comincia ad essere insegnata nelle università e c’è un potere politico ed istituzionale che la riconosce come disciplina. Ma non è che il sapere antropologico nasce a fine del 700, ma c’è una storia dietro che predispone l’Europa a questo. Molto importante è il posto occupato dalla svolta dell’umanesimo europeo. Non c’era un primo antropologo, ma un clima.

Progetto umanistico

L’umanesimo, sconfina con il rinascimento. Qual è il grande progetto dell’umanesimo? Mettere l’umanità al centro, l’uomo si ritrovo al centro del discorso filosofico, letterario e anche storico. L’uomo è sempre una creatura di dio. Gli umanisti non erano laici, come potrebbero poi essere certi illuministi, che rifiutano l’idea di dio. L’umanità è ora al centro dell’attenzione, grazie ad una scoperta di testi classici, che danno una profondità alla storia, che confrontano questi umanisti con mondi diversi.

Dialogo sulla dignità dell’uomo di Pico della Mirandola. Pico della Mirandola è un grande umanista che ha scritto questo saggio, mettendo in scienza questo strano dialogo tra il primo uomo e Dio, che ovviamente ha creato l’uomo.

Caratteristiche dell'uomo

In questo strano dialogo tra dio e il primo essere umano, che naturalmente non è l’Adamo, ma un essere umano generico, Dio dice all’uomo: “guarda che io ti ho fatto con queste due caratteristiche, quelle di essere plastes e fictior”. Plastes: sei plasmabile, puoi cambiare a seconda delle circostanze, puoi cambiare, non solo di aspetto, ma anche di idee, di gusti, di istituzioni, di abitudini. Sei modificabile. Fictior: sei qualcuno che forma. Sei formabile e formatore. Sei tu che dai a te stesso la tua impronta.

Questo evidenzia questa possibilità, che tutti noi abbiamo, di auto formarsi e auto plasmarsi e quindi di essere diverso. Le ragioni per cui le culture si auto trasformano sono infinite. Caratteristica dell’essere umano è quella di non essere mai uguali a sé stesso. Questa identità è cambiata durante il tempo e cambierà ancora.

L’essere umano è factior e plastes, non è mai definito per sé stesso ed è un essere che è in grado di cambiarsi, di operare delle mutazioni su sé stesso. Entità eminente capace di auto trasformarsi. Ma l’uomo non si trasforma solo perché ha entità genetiche, ma dal punto di vista culturale, i geni non cambiano nulla, ma è qualcos’altro che cambia.

Centralità dell'Europa

L’Europa è il centro del mondo. Gli umanisti chi hanno come punto di riferimento? Gli antichi. E da questi antichi bisogna riprendere esempi e virtù da trasferire nei principati e da gran ducati nell’epoca dell’umanesimo e del rinascimento. Gli umanisti quando parlano dell’uomo come plastor e fictior, hanno in mente quell’umanità che in questo periodo produce capolavori dal punto di vista artistico e letterario.

Scoperta del nuovo mondo

Poi: la scoperta del nuovo mondo. Questa è per l’Europa un trauma decisivo. Ovviamente, non per quelli che vivono nelle campagne, ma per gli intellettuali e per gli uomini di fede. È vero che l’Europa erano abituati a culture diverse, ma questi indiani, come venivano chiamati, perché confusi con gli uomini dell’India, sono assai diversi. Chi sono? Sono i primi del 500, solo grazie a Amerigo Vespucci si trattava di un mondo nuovo. Colombo fino alla morte pensava fosse India.

Riforma protestante

La presenza di un mondo nuovo costituisce un dramma per la centralità europea che si accompagna ad un altro trauma veramente notevole: la riforma protestante. Nel 1517 Lutero provoca una grande frattura nell’umanità. Tra la fine del 400 e metà del 500, gli Europei sperimentano una grandissima diversità. Anche per quanto riguarda questi “indiano”, erano diversissime specie, grande varietà di lingue, culture, religioni, e anche di ambienti, animali, vegetali.

Espansione coloniale

Gli Europei si rendono conto di non essere quella comunità centrale che pensavano essere, ma si rendono conto di essere diversi da questo punto di vista e si fecero la guerra: guerre di religione. Questo doppio trauma provoca una rottura nella convinzione che l’ Europa sia centrale a questo mondo. L’Europa dà avvio ad una espansione coloniale che durerà istituzionalmente fino alla metà del secolo scorso e che poi avrà degli effetti di ritorno e di gioco di specchi che finirà nella globalizzazione. Questi furono due eventi straordinari.

Missionari e identità degli indiani

In tutto questo, giocarono un ruolo importante i missionari, perché una volta scoperti questi indiani si aprì in Europa un grande dibattito sulla loro identità. Non era un dibattito puramente intellettuale, un dibattito politico. Perché? I grandi stati colonizzatori iniziali furono la Spagna e il Portogallo. La Spagna conquistò i due grandi imperi strutturati: gli Aztechi e gli Inca. C’era un problema: queste terre erano della corona di Spagna, facevano parte degli imperi spagnoli. Questi sottopongono i sudditi a una serie di incombenze che devono nei confronti della corona.

Come dobbiamo considerare questi indiani? Questi “Incas”, come venivano chiamati. Sono degli esseri umani come noi, hanno un’anima come noi europei, sono individui liberi. Abbiamo il diritto di renderli schiavi? Ma se questi non hanno avuto la rivelazione divina, abbiamo il diritto di convertirli? Abbiamo il diritto di imporre loro una fede che non hanno ricevuto. Su queste cose si giocava il problema su come realmente comportarsi con questi.

Bartolomeo de las Casas

Bartolomeo de las Casas ebbe un lungo dibattito all’università di Salamanta, chiamato “la storia nera delle indie”. De las Casas denunciò tutti i soprusi effettuati dagli spagnoli. Questo uomo viaggiò in Sud America e si documentò sulle condizioni di queste persone. In questa epoca, però, gli interessi della corona spagnola raccomandavano di utilizzare modi non violenti con questi indios, ma un mondo che si era trasferito nelle Americhe non recepivano bene questi messaggi. Si erano creati grandi sfruttamenti e violenze. Questi luoghi erano troppo lontani dalla madrepatria e non potevano essere controllati.

Ci furono dei personaggi che scrissero dei lunghi rapporti sulle condizioni della storia di questi indiani e che venivano offerti graziosamente all’imperatore. Tutti i testi che parlavano bene degli indios, cioè dicevano che non erano guidati dal demonio, che avevano le loro leggi e istituzioni, che erano da trattare con rispetto e che avevano un senso dell’onore, rimasero nell’oblio. Furono tutti riscoperti alla fine dell’800 in biblioteche, monasteri, a casa di nobili. Non ebbero alcuna diffusione. Perfino las Casas scrisse delle cose di cui non si ebbe notizia fino all’inizio del 900. Il che la dice lunga su interessi politici che premevano su queste istanze.

Contesto coloniale e diversità culturale

La riflessione sulla diversità culturale nasce e si sviluppa in un contesto di tipo coloniale, che è sempre un contesto di dominio, condizione culturale e di sfruttamento. È un contesto di distanza tra colonizzato e colonizzatore. Contesto di esotismo; l’altro come qualcosa di curioso e di strano. Rimanda all’idea di stupore, di qualcosa di straordinario. Lo spettacolo dell’esotismo. Visti come spettacolo che viene portato in Europa. Questo è un caso di una famiglia di aborigeni australiani che nella seconda metà dell’800 viene arruolata da un impresario e portata come fenomeno da baraccone in Europa.

È un contesto di dominio, di imposizione culturale. Vengono emanate leggi coloniali discriminanti. Era un contesto di sfruttamento in cui c’era un lavoro gratuito più imposte. La storia tragica del Congo ci racconta questo drammatico fenomeno storico del colonialismo. Joseph Conrad - Cuore di tenebra. Congo, sotto il controllo dei belgi, che fu sottoposto a diversi sfruttamenti e repressioni. Amputazioni, frustrate, esecuzioni, uccisioni.

Antropologia e comunità primitive

L’antropologia si sviluppa soprattutto in questo clima. Questa viene intesa come studio delle comunità primitive e selvagge. Questa foto con un soldato americano e due ragazzini filippini, è fatta apposta per mostrare la differenza tra il bianco e i “negriotos” delle Filippine. L’antropologia è un tentativo di connettere le diversità tra loro. Sia tra le diverse società che tra le diverse forme di istituzione che dettano le diversità. L’antropologia si sviluppa in un periodo sospetto, perché è stata sospettata essere come il colonialismo. Invece, è un metodo di riduzione delle distanze tra l’Europa e le popolazioni che coloro che praticano l’antropologia incontrano. È una riduzione della distanza, uno sforzo per comprendere.

Chi ha cultura?

Chi sono i popoli che hanno cultura? Solo poche persone all’interno di un certo popolo possiedono quello che noi riteniamo per cultura. È la tradizione latina, la cultura ciceroniana, la cultura dell’animo. Una persona è colta è una persona che sa tante cose, in modo che la sua personalità si è affinata e si la fa comportare come un uomo o donna dotata di certe caratteristiche, non come un computer. Qualcuno che sa muoversi, parlare, interloquire. Questa è una concezione limitata di cultura.

La cultura invece, da un certo momento in avanti, diventerà qualcosa che tutti i popoli possiedono, perché è un’attività creativa dell’essere umana. Ma creatività intesa come produrre degli atti significanti che siano comunicabili. Tutto ciò che costituisce un ambiente di comunicazione, di scambio, di attività, di rappresentazione che differiscono da un contesto ad un altro. Non perché queste differenze siano iscritte nei nostri geni, ma perché vengono trasmesse di generazione in generazioni attraverso la parola e l’esempio.

Trasformazioni dell'antropologia

In questo lavoro di riduzione della distanza hanno inciso circostanze storiche e scientifiche che hanno fatto sì che questi metodi si siano molto trasformati nell’antropologia. È una disciplina che ha avuto un grande dibattito interno, trasformazioni notevoli. Ha fatto emergere problemi insospettabili. L’antropologia non dà mai delle risposte, è un sapere che pone dei probl...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher michaela.santulli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano o del prof Fabietti Ugo.
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