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Capitolo 1: Lo studio delle diversità

La specie umana

L'antropologia è la disciplina che studia le diversità e le somiglianze proprie della specie umana. L'attenzione nelle somiglianze e diversità non è propria dell'esperienza individuale, ma è parte integrante delle relazioni tra i gruppi che costituiscono le società umane. La valorizzazione delle somiglianze è un elemento importante che ha un ruolo nella costituzione dei gruppi e delle alleanze tra i gruppi, mentre la valorizzazione delle diversità ha un ruolo importante nell'instaurarsi di rapporti ostili tra i gruppi. Tuttavia, non è sempre così. Accade che due gruppi siano ostili fra loro proprio perché si assomigliano molto e perciò sono in concorrenza, mentre talvolta gruppi umani diversi si accordano più facilmente perché sono complementari. L'antropologia non è la sola disciplina che si occupa delle somiglianze e delle diversità della specie umana.

La specie umana come scienza sociale

Il termine stesso "antropologia" significa studio dell'uomo, però l'antropologia non si occupa di individui singoli; essa, come disciplina e scienza sociale, nasce dalla contestazione che la specie umana è una scienza sociale, poiché gli esseri umani non sopravvivono né vivono se non in società, in relazione gli uni con gli altri. Le relazioni che intercorrono tra gli individui e che li tengono insieme, le strutture sociali, vale a dire i sistemi stabili di relazioni tra individui e i fatti sociali, cioè il concreto funzionamento materiale e simbolico delle strutture di relazioni; e ancora le persistenze e i mutamenti che strutturano i fatti sociali, è tutto ciò che studia l'antropologia. La specie umana è una specie sessuata e questo è rilevante dal punto di vista sociale. La differenza tra i sessi socialmente organizzata come complementarità è forma primaria di organizzazione sociale presente in tutte le società.

Riconoscimento/misconoscimento di appartenenza alla specie umana

La nozione di specie umana è stata messa in discussione molte volte nel corso dell'umanità; quindi non si può parlare solo di umanità, intesa come appartenenza alla specie umana, ma di riconoscimento/misconoscimento dell'umanità, nel senso che i vari gruppi umani, per escludere/includere nelle specie umana determinati altri gruppi o individui, si appellano di volta in volta a criteri di somiglianza o di diversità che sono estremamente eterogenei fra loro: dal possesso di una certa lingua al possesso dell'anima, dall'appartenenza a un certo sesso al colore della pelle, dal mestiere che si esercita o dal reddito di cui si dispone al possesso o meno di alcune caratteristiche corporee.

Ai fini della esclusione/inclusione di un gruppo nella specie umana da parte di un altro gruppo, la presenza/assenza di questo o quel carattere fisico, di questa o quella attitudine o abilità, di questo o quel tratto distintivo sono determinanti, in certe situazioni, ma possono essere irrilevanti in altre situazioni quindi capire perché il primo gruppo vuole includere o escludere il secondo gruppo e come ci riesce, se ci riesce, è precisamente uno dei compiti dell'antropologia. Per quanto forte sia il giudizio negativo di un gruppo nei confronti di un altro non ha mai impedito che tra i gruppi di esseri umani a contatto tra loro, prima o poi, si costruissero forme di comunicazione e di scambio e cioè relazioni. Spesso si è trattato e si tratta di scambi ineguali e di comunicazione asimmetrica: uno dei gruppi riceve molto e dà poco, impartisce ordini e ottiene obbedienza. Tuttavia, e per nostra fortuna, lo scambio e la comunicazione tra i gruppi diversi possono essere e spesso sono pacifici.

Somiglianze e diversità

L'opportunità alla specie umana si può determinare sulla capacità di costruire relazioni con altri gruppi di esseri umani. In certe società si è diversi perché si hanno caratteri fisici diversi. In altre società la diversità principale è connessa alla religione che si professa. La diversità può essere rilevata e operante anche dentro piccoli gruppi, es. scuola.

Concezioni e indicatori della diversità

  • Chi è diverso è sempre diverso per qualcuno. Non si è diversi in sé per sé, è sempre qualcun altro che ci definisce diversi; oppure è sempre in rapporto a qualcun altro che ci auto definiamo diversi.
  • Gli indicatori della diversità si attivano come tali sempre e solo in rapporto alla situazione determinata in cui si trova. (La diversità è sempre relazionale e situazionale).

Si possono avere idee diverse non solo sugli indicatori della diversità, ma anche sulla natura della diversità. Le diversità possono essere concepite come immutabili; come permanenti o transitorie. Le si concepisce come immutabili quando le si collega a qualche fattore casuale ritenuto a sua volta immutabile. Una possibilità in questo senso è rappresentata dal caso in cui la diversità di un gruppo viene fatta derivare direttamente da un intervento divino. Un'altra spiegazione diffusa delle diversità ha, o pretende di avere, un fondamento scientifico anziché teologico (trasmissione dei caratteri ereditari attraverso la filiazione; razza). Allo sterminio di un'intera popolazione per motivi razzisti si dà il nome di genocidio. Etnocidio: distruzione di una cultura come fatto unitario collegato con un gruppo umano.

Un altro gruppo di teorie sulle origini e le cause delle diversità le riconduce a fattori ambientali. Un primo caso è quello che attribuisce i caratteri sociali e culturali, e anche psicologici e somatici, di una popolazione all'ambiente naturale in cui essa vive. Secondo un'altra ipotesi i tratti che marcano le diversità sarebbero invece da attribuire all'effetto dell'ambiente sociale sugli individui.

Combinando insieme teorie razziste e teorie ambientaliste, si è anche ipotizzato che i caratteri trasmessi ereditariamente possono essere non modificati, ma almeno orientati a fini utili per la società attraverso rigidi processi di inculturazione, attraverso insomma l'educazione. Tanto le concezioni razziste quanto quelle ambientaliste delle diversità possono accettare l'idea che le diversità siano parziali. Va chiarito, infine, che le concezioni ambientaliste dell'origine delle diversità non producono necessariamente comportamenti meno aggressivi nei rapporti tra diversi: esse hanno potuto essere invocate a giustificare cambiamenti imposti con la forza e la violenza.

Diversità e differenze

La diversità, una volta che sia stata attribuita da gruppo a gruppo, viene caricata di quello che si chiama tecnicamente un giudizio di valore; viene associata una valutazione che è insieme assoluta e comparativa. È attraverso questo giudizio di valore, questa valutazione, che le diversità vengono trasformate in differenze. Distinguendo diversità e differenze si vuole operare una distinzione tra il momento della semplice percezione e contestazione di una non somiglianza e il momento successivo in cui la non somiglianza, la diversità, viene caricata di valore, giudicata appunto buona o cattiva.

Si costruisce la graduatoria come differenze poste in serie, dal più al meno o viceversa. Si costruisce quello che così chiamiamo il sistema delle differenze proprio di un gruppo, diventa parte integrante della visione del mondo e della vita, ovvero della cultura di ciascun gruppo. Il sistema delle differenze elaborato da un determinato gruppo umano può concretamente operare in tre diversi modi:

  • Un certo gruppo definisce come diversità una caratteristica che ritiene di avere o anche che ritiene essere propria di un altro gruppo (viene considerata una diversità non problematica).
  • Un gruppo individua una diversità in un altro gruppo, la diversità individuata viene caricata di significati e valori negativi.
  • Quando il gruppo che giudica attribuisce una (o più) caratteristica un significato e un valore positivi in alcune circostanze, può riconoscerla ad altri gruppi che in tal caso vengono equiparati a sé, considerati validi quanto il proprio gruppo di appartenenza.

Infine, abbastanza frequente, un gruppo attribuisce a un altro gruppo un carattere positivo che non riconosce in se stesso. Possiamo dunque concludere affermando che i sistemi delle diversità/differenze dei vari gruppi umani sono:

  • Relazionali
  • Situazionali
  • Variabili, dinamici

L'esperienza delle diversità

L'antropologia avrebbe il compito di evidenziare la natura arbitraria e ambigua di ogni definizione di "diverso" assegnata ad alcuni esseri umani da parte di altri esseri umani. Le diversità percepite e elaborate sul piano culturale rimandano a qualche dato di fatto, a ciò che chiamiamo un referente empirico, a una dimensione fattuale. Ma la constatazione della consistenza empirica, fattuale delle diversità non basta per uniformare tutti i giudizi di valore.

Concetto antropologico di cultura

Qualsiasi fatto, dal più drammatico o spettacolare al più banale e quotidiano, viene pensato dai soggetti umani, individuali e collettivi, attraverso la mediazione della cultura. Comunque gli esseri umani entrino in rapporto con il mondo, questo rapporto è sempre non solo praticato, subito, agito; è sempre pensato. Gli esseri umani hanno la capacità di pensare il proprio agire, di pensarsi in quanto soggetti che agiscono, di pensare gli altri in quanto soggetti che agiscono, di comunicare con gli altri sul proprio e sull'altrui agire. (Sono consapevoli di essere al mondo –Heidegger–). La capacità umana di pensare e comunicare si articola su due livelli. È capacità di produrre e comunicare pensieri dei fatti ma prima ancora è capacità di produrre gli strumenti del pensare e gli strumenti del parlare.

Universalità degli strumenti del pensare e del parlare

Quali che essi siano, non c'è gruppo umano che ne sia privo, poiché non c'è nessun gruppo umano che non pensi e non comunichi e dunque non produca gli strumenti necessari per farlo. Le esperienze di ricerca compiute dimostrano che non c'è lingua parlata da un gruppo umano che non possa essere appresa da esseri umani appartenenti ad altri gruppi. Pensieri e parole sono costituiti da elementi minimi detti segni, che servono a comporre concetti e valori, parole e simboli, i quali a loro volta ci servono come sostituti delle cose, ovvero, "stanno per" le cose. Parole e simboli sono infinitamente più maneggevoli delle cose e consentono di pensare/parlare delle cose anche in assenza di queste ultime; consentono di parlare/pensare a cose che non ci sono più o che non hanno necessariamente consistenza materiale.

Questo comporta in una parola produzione sociale di cultura. Gli esseri umani interpretano e valutano in modi diversi i dati dell'esperienza perché vivono l'esperienza attraverso la mediazione della propria cultura e le culture sono diverse l'una dall'altra e ispirano interpretazioni e giudizi diversi delle esperienze. La diversità degli ambienti naturali del pianeta ha sollecitato sia la diversificazione delle tecniche di adattamento degli ambienti alla sopravvivenza umana. Le diversità che i gruppi umani reciprocamente attribuiscono gli uni agli altri non sono veri prodotti immaginari, ma poggiano su basi fattuali che a loro volta sono il prodotto di storie plurimillenarie.

La specie umana: somiglianze e diversità

  • La specie umana presenta alcune capitali somiglianze: la capacità di vita sociale organizzata e la capacità di pensare per mezzo di concetti.
  • La specie umana presenta molte diversità, pertinenti ad almeno tre ordini di fattori: i fattori ambientali specifici in relazione ai quali ciascun gruppo umano è vissuto e vive; le forme dell'organizzazione sociale, dei sistemi di relazioni che ciascun gruppo ha elaborato; le forme culturali di mediazione tra sé e il mondo o forme di interpretazione dell'esperienza che ciascun gruppo ha elaborato e elabora.
  • La valorizzazione delle diversità e ostilità sembrano essere spesso ricorrenti nei comportamenti umani, tanto che alla loro unione è stato dato un nome specifico: etnocentrismo (Summer). All'etnocentrismo è stato contrapposto un atteggiamento contrario al quale è stato dato il nome di relativismo culturale.

Etnocentrismo e relativismo culturale

Etnocentrismo: classificare gli altri in rapporto al proprio gruppo significa applicare agli altri connotazioni, categorie, criteri ricavati dalla propria esperienza e dal proprio modo di vita, senza chiedersi se siano appropriati per descrivere il modo di vita altrui. Valutare gli altri in rapporto al proprio gruppo significa applicare ad essi i valori che orientano i giudizi all'interno del proprio gruppo di appartenenza. Nessuna società può vivere se i suoi membri non rispettano un certo numero di regole condivise, infatti tutte le società umane si preoccupano di far apprendere e interiorizzare le regole da parte dei propri membri, in primo luogo, nel corso del processo che chiamiamo di inculturazione.

L'inculturazione e l'etnocentrismo attitudinale

L'inculturazione è un complesso processo che comprende anche quella che normalmente chiamiamo educazione; ma nel termine includiamo qualcosa di più: quella parte dei costumi, regole e usanze di un gruppo che vengono apprese e messe in atto dai singoli attraverso le azioni concrete della vita quotidiana. Oltre all'interiorizzazione e all'automatico rispetto di norme, regole, usanze; oltre alla creazione in rapporto a quelle regole di un equilibrio psichico personale, si produce altresì quello che l'antropologo Lanternari ha definito etnocentrismo attitudinale (etnocentrismi sensoriali, olfattivi, gustativi, auditivi, spaziali, temporali e così via). L'etnocentrismo ha i suoi referenti empirici anche ad altri livelli dell'organizzazione sociale e dell'elaborazione delle culture. Per rispettare le regole del proprio gruppo, oltre ad averne interiorizzate almeno alcune fino a renderne l'applicazione automatica, bisogna altresì essere convinti che esse siano giuste, sensate, convenienti. Tali convinzioni vengono elaborate in vari modi all'interno dei singoli gruppi umani.

Un primo modo è quello di sacralizzare i costumi e le leggi attribuendo loro un'immagine sovrumana.

Etnocentrismi ideologici

Tali forme dell'etnocentrismo sono radicate in sistemi di idee relativi alle somiglianze/diversità costruiti ed elaborati consapevolmente trasformati in sistemi di idee sulla superiorità/inferiorità del proprio gruppo rispetto agli altri. Gli etnocentrismi ideologici rientrano a pieno titolo in quelle che abbiamo chiamato mappe delle differenze.

Razzismi

In alcuni di questi sistemi di idee sono vere e proprie teorie razziste; e comunque sono in genere forme di etnocentrismo non solo difensive ma aggressive. Proprio la consapevolezza della facilità con la quale gli etnocentrismi possono diventare ideologie aggressive e alimentare violenze e persecuzioni ha indotto molti a cercare un'alternativa nella teoria e nella pratica del relativismo culturale.

Relativismo culturale

Sorta di atteggiamento tollerante, disposto a lasciare spazio a pratiche e usanze strane e anzi a favorire la convivenza fra le culture, il multiculturalismo, le iniziative interculturali e così via. Nella sua formulazione teorica il relativismo si articola in relativismo cognitivo, secondo il quale da gruppo umano a gruppo umano, da cultura a cultura variano non solo i contenuti dei saperi; ma variano altresì le strutture stesse del pensiero, le categorie secondo le quali i saperi vengono prodotti e organizzati; e in relativismo morale, secondo il quale nessuna azione umana può essere giudicata al di fuori del contesto culturale in cui viene compiuta, al di fuori dei valori e delle norme che la ispirano e che orientano le decisioni di cui essa è frutto. Contro il relativismo si schierano, per lo più su posizioni intransigenti, tutti quei gruppi, spesso ma non sempre di ispirazione religiosa, che si ritengono depositari e custodi di qualche forma di conoscenza e/o di moralità superiore o addirittura della verità assoluta.

Relativismo differenzialista

Si schierano invece dalla parte del Relativismo molti intellettuali contemporanei e con essi si collocano i sostenitori del cosiddetto relativismo differenzialista. I sostenitori di questa posizione riconoscono che i sistemi conoscitivi e morali sono diversi, e li considerano altresì incompatibili e immodificabili. Ogni cultura può essere accettata, purché resti circoscritta a coloro che a essa appartengono; purché nessuno pretenda di "uscire" dalla propria cultura di appartenenza. L'antropologia ha il dovere, perché ha gli strumenti scientifici di farlo, di contribuire a rendere chiari i termini delle opposizioni che si fronteggiano, di esplicitarne i contenuti e le implicazioni, di illuminarne le conseguenze possibili.

Fare antropologia, ovvero lo studio delle diversità e delle somiglianze

Abbiamo definito l'antropologia una disciplina scientifica. Moltissimi studiosi, antropologi e non, preferiscono usare la definizione scienza, anziché quella di disciplina. In passato la preferenza per il termine scienza si basava sulla convinzione di quegli studiosi che l'antropologia avrebbe dovuto condividere i metodi delle scienze naturali e arrivare a scoprire le leggi "naturali".

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Scienze Storiche Prof.
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