Tutte le feste sono vere?
La festa può essere considerata come un insieme variegato di elementi caratterizzati da un certo grado di complessità dovuta alle varianti culturali, antropologiche e tradizionali in essa comprese. Veicola la tradizione di un luogo, l’appartenenza ad una comunità, l’identità territoriale, è culturalmente e socialmente viva. È un momento di attività sociale, di stabilità e orientamento che interrompe la sequenza delle normali attività quotidiane e che manifesta la tendenza a superare le regole e i codici usuali della società stessa.
È un’istituzione dinamica e plastica in quanto è in grado di adattarsi ai cambiamenti economici e socio-culturali della società in cui si manifesta; inoltre è sempre forma collettiva di socializzazione, di comunicazione e di consumo sociale. Nonostante da molti “puritani” le “nuove feste” o le “feste urbane” vengano etichettate come espediente commerciale e consumistico o puro e semplice veicolo di attrazione turistica, anche le nuove feste possiedono caratteri riscontrabili nella tradizione cerimoniale quali la periodicità calendariale, la ritualizzazione dei comportamenti, ovvero quei comportamenti ripetuti e mantenuti costanti nel tempo, la capacità di variare ed adattarsi al contesto socio-culturale ed economico in cui “operano” e creare ritmi “che attraversano come una corrente non solo gli spazi urbani, ma anche quelli comportamentali e psicologici delle persone”.
In passato le celebrazioni festive erano legate per tradizione al culto dei santi, ai ritmi stagionali e alle scadenze segnate dal calendario. Tuttavia, in quanto dinamiche e plastiche, il panorama cerimoniale italiano, a partire dagli anni del boom economico (‘50/’60 del ‘900), è stato testimone di un flusso di feste rivitalizzate, riproposte e reinventate. La festa è stata dunque vittima partecipe del processo di industrializzazione e urbanizzazione che ha favorito la crescita economica avvenuta nei primi decenni della seconda metà del secolo scorso, e che ha conseguentemente attivato un processo di abbandono delle campagne e relativo decadimento economico, socio-culturale e la disgregazione delle vecchie comunità dovuta allo spostamento dei giovani nelle nuove aree industriali in cerca di fortuna.
In un primo momento la cultura di massa sembra rifiutare tutto ciò che appartiene al mondo rurale ma, a partire dalla fine degli anni ’70 inizio anni ’80, a seguito di una serie di problemi derivati dalla industrializzazione quali disoccupazione, crisi energetica, inquinamento etc. si determina un rilancio della festa tradizionale come simbolo della propria appartenenza ad una determinata comunità. Nuovi risvolti culturali si manifestano nella riscoperta del mondo rurale riscoprendo i lati positivi del mondo contadino quali valori e stili di vita da parte dei giovani “emigrati” o pendolari, che tuttavia continuano a disdegnare il lavoro nei campi.
La festa diventa dunque la risposta attiva ai problemi della società moderna e complessa. Da qualche anno la festa è diventata inoltre strumento di marketing territoriale occupando un posto privilegiato di sviluppo del territorio e di promozione turistica. Da questo punto di vista la città è stata protagonista di questo processo di rivitalizzazione in cui gli spazi urbani sono diventati protagonisti della festa, luogo di incontro, di collettività e di consumo sociale. Tenendo conto di tutti gli elementi sopra citati si può asserire che tutte le feste sono vere.
Concetto di tradizione
Il termine tradizione nell’immaginario collettivo viene inteso per indicare una consuetudine, suggerisce un’idea di permanenza tra passato e presente, una sopravvivenza di un qualcosa che viene mantenuto pressoché immutato nel tempo. Tuttavia il concetto di tradizione risulta essere un concetto particolarmente complesso e in continua definizione; ciò che chiamiamo tradizione non è necessariamente la fedele riproduzione di un dato risalente al passato ma è piuttosto il prodotto della selezione di quegli elementi e porzioni di cultura che il presente ritiene adatti a parlare del passato.
Da questo punto di vista la tradizione va approcciata tenendo in considerazione i processi sociali attraverso i quali essa viene veicolata e modellata. L’importanza della tradizione oggi è evidente e, tenendo in considerazione gli elementi sopra citati, è di particolare interesse ed esemplificativo approfondire il concetto di festa, che si configura come veicolo di tradizione e innovazione. La festa assume un ruolo determinante per il mantenimento di usi e costumi, della memoria di eventi sociali e storici, di ritualità e leggende all’interno di un gruppo umano ma, in questo contesto di tradizione ibrida e composita, è palesato dalla festa stessa come la tradizione sia qualcosa in continuo divenire.
Lo dimostra l’incredibile ripresa dell’apparato festivo legato al mondo rurale e contadino che ha investito il nostro paese negli ultimi decenni del secolo scorso dopo un repentino abbandono e rifiuto di quella che era la tradizione e il sapere del passato conseguente al boom economico degli anni ’50 e ’60 del ‘900, ragione di un immediato abbandono delle campagne in cerca di fortuna nei grandi centri urbani. Tuttavia negli ultimi decenni la festa è andata riscoprendosi, reinventandosi e inventandosi. Alcune feste sono rimaste immutate nel tempo, altre sono andate perdute, altre ancora sono state rivisitate o inventate prendendo come modello elementi di tradizioni altre ritenuti veri e autentici dagli attori della festa.
Riplasmandosi e riproponendosi la festa è riuscita a trovare ampio spazio anche nella società e nella cultura odierna, seppur rinnovata, mantenendo tuttavia alcuni elementi legati al passato. Se prima il rinnovato interesse per le feste contadine e per gli elementi della tradizione rurali erano vissuti come un tentativo di allontanamento e una reazione all’impatto dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione, oggi si configurano come un’importante elemento di distinzione territoriale, di promozione locale e turistica.
In ogni società l’uso delle spazio è sempre socialmente regolamentato e culturalmente definito, e in questo contesto la festa è una forma di rappresentazione territoriale, un mezzo attraverso la quale trasmettere quelli elementi della tradizione ancora oggi ritenuti importanti, un mezzo di riconoscibilità, non solo geografica ma anche comunitaria, oltre ad assumere un importante ruolo nell’instaurazione di legami e relazioni sociali ed elemento di crescita delle attività produttive locali.
A seguito di questa riscoperta festiva che ha investito il nostro paese negli anni subito successivi al periodo di industrializzazione e urbanizzazione, nel 1983, con The Invention of Tradition di Hobsban e Ranger, si è cominciato inoltre a parlare di tradizioni inventate. Le tradizioni inventate abbracciano tutte quelle pratiche regolamentate da norme apertamente o tacitamente accettate e dotate di una natura rituale o simbolica, che hanno lo scopo di fissare credenze, valori e comportamenti ripetitivi.
Approfondendo questo concetto assume un ruolo fondamentale il concetto di autenticità. Spesso le nuove feste sono state etichettate e considerate inautentiche in quanto inventate, innovative, quindi slegate dal passato e lontane dalla tradizione, con scopi commerciali e turistici. Ma il concetto di autenticità è un concetto in continuo divenire: ciò che oggi può essere considerato inautentico, può, nel tempo, divenire autentico. E viene dimostrato proprio dall’intenso calendario festivo del nostro paese e la moltitudine di feste che regolarmente hanno luogo in diverse parti del territorio, mantenendo intatti quegli elementi del passato oggi ritenuti importanti ma adattandoli al contesto socio-economico e culturale in cui si manifesta perché la festa è per definizione plastica e, quindi, in grado di adattarsi al contesto in cui appare.
Si assiste dunque all’interazione tra riproposta di tradizioni locali e modelli e strumenti della modernità e alla presenza di materiali tradizionali ricombinati. Un ruolo fondamentale all’interno delle nuove feste lo assumono gli attori festivi, ovvero quei locali che partecipano attivamente alla festa e che manifestano la loro appartenenza alla comunità, guadagnando prestigio sociale dalla partecipazione alla stessa e perpetuano una tradizione locale, quindi per loro vera e autentica.
La Festa Internazionale della Donna
La Festa Internazionale della Donna o più comunemente conosciuta come Festa della Donna, è una manifestazione a cadenza annuale e celebra, nella data dell’8 Marzo, la lotta per l’emancipazione femminile. È una festa simbolo delle vessazioni che le donne hanno dovuto subire nel corso dei secoli, di lotta sociale e contro lo sfruttamento capitalista del periodo post rivoluzione industriale, in cui le donne furono costrette a lavorare in condizioni di lavoro pessime e con paghe salariali che rasentavano la miseria; è simbolo del riscatto che il movimento femminile socialista di tutto il mondo ha ottenuto per il raggiungimento della parità di diritti con gli uomini.
Nonostante sia una Festa Internazionale e quindi festeggiata in tutto il mondo, ancora oggi questa pratica ha origini molto spesso contraddittorie e combattute. In Italia si festeggia la Festa delle Donna dal 1946, anno del suffragio universale; negli Stati Uniti venne festeggiata per la prima volta nel 1908, mentre tra il 1911 e il 1915 venne celebrata anche a Parigi, Vienna, Berlino e Dusseldorf. Nel 1977 le Nazioni Unite, adottando la risoluzione 32/142, invitarono tutti gli Stati membri a decretare una data Internazionale, data scelta nell’8 Marzo.
Riguardo alle origini della festa e alla scelta della data oggi trovano ampio spazio diverse teorie: secondo alcuni la Festa venne istituita nel 1921 durante la III Internazionale Comunista presieduta da Stalin, altri la vogliono datata 1910, durante la II Conferenza dell’Internazionale Socialista tenutasi a Copenaghen. In Italia la versione più diffusa e accreditata riguarda la tragedia che nel 1908, alcuni giorni prima dell’8 Marzo, colpì 129 donne di una fabbrica tessile di New York che, a seguito di uno sciopero prolungato dovuto alle condizioni lavorative pessime, vennero rinchiuse nella fabbrica dal proprietario che successivamente venne data alle fiamme.
Anche questo episodio è controverso in quanto qualcuno vuole come sfondo a questa tragedia Chicago piuttosto che Boston. Successivamente a questo episodio venne proposta la data dell’8 Marzo come commemorazione alle defunte vittime; altri voglio far risalire la scelta della data al maxi sciopero, il più partecipato sciopero femminile della storia degli Stati Uniti, che ebbe luogo l’8 Marzo del 1848 al quale parteciparono oltre 30mila operaie dell’industria d’abbigliamento di New York.
Senza dubbio, nonostante le dubbie origini di questa festa, è impossibile negare la centralità del ruolo femminile di questa celebrazione. In Italia come simbolo della festa, slegato da qualsiasi riferimento ideologico, è stata scelta dall’UDI (Unione Donne Italiane) la mimosa; è pratica consolidata che in quel giorno gli uomini donino alle “proprie” donne questo fiore che ha la caratteristica di crescere proprio in quel periodo, essere poco costoso ma molto profumato. Ad oggi ormai, parlando in un contesto italiano, il vero significato della festa è ormai andato scemando a favore del solo aspetto ludico e di divertimento che in quella notte coinvolge le donne italiane.
Sono moltissimi i locali che organizzano aperitivi e cene a tema, serate in discoteca con spettacolini hot e altre iniziative legate al mondo femminile come ad esempio lo Swap Party, pratica giunta dal Regno Unito negli ultimi anni e che promuove il baratto d’abbigliamento, accessori, gioielli etc. nell’ottica del riciclaggio e in linea con la nuova filosofia di consumo sostenibile.
La notte bianca
La notte bianca è un’iniziativa che si svolge generalmente durante il periodo estivo e consiste nell’organizzare spettacoli, eventi ed intrattenimenti che durano tutta la notte e si svolgono nelle vie della città e nei luoghi pubblici, approfittando dell’orario prolungato per l’occasione di negozi, musei e mezzi pubblici. La prima iniziativa è stata quella di Berlino nel 1997, mentre la prima vera Notte Bianca, così denominata, è stata quella di Parigi del 2002, seguita da quella romana del 2003. In realtà nel nostro paese la prima manifestazione simile ha avuto luogo nel 1833 a Lanciano, in Abruzzo.
Nel 2006 alcune capitali europee, Madrid, Roma, Riga, Parigi e Bruxelles si sono unite in un progetto chiamato Notti Bianche d’Europa, condividendo alcune regole e obbiettivi secondo i quali la Notte Bianca è una manifestazione gratuita e aperta a tutti, privilegia la creazione contemporanea in tutte le sue forme, mette in scena lo spazio pubblico, permette la riflessione sull’evoluzione delle notti metropolitane, è un mezzo per sensibilizzare la massa sul tema dei mezzi di trasporto poco inquinanti, mette in comunicazione il centro urbano con i quartieri periferici e veicola, attraverso l’organizzazione di un progetto artistico che interessa le città partner, l’interscambio di esperienze a livello europeo. Nel 2007 a questo progetto si è aggiunta la città di Bucarest.
In Italia negli ultimi anni sono sorte diverse notti colorate simili alla Notte Bianca. Per sensibilizzare la massa sui temi di eco sostenibilità e inquinamento sono sorte diverse Notti Verdi: nel 2007 a Parma, Torino nel 2009 e Sarzana (SP) nel 2010; la Notte Gialla di Udine e Santo Stefano al mare (IM) sempre nel 2010, incentrata sullo shopping serale la prima, e sul colore delle copertine dei libri che venivano venduti nelle bancarelle e stand appositamente allestiti la seconda. Altra importante manifestazione colorata della nostra penisola, capace di attirare ogni anno oltre 1 milione e mezzo di fruitori, è la Notte Rosa, particolare perché coinvolge non solo una città, bensì tutta la costa romagnola.
Oltre al divertimento è il colore rosa il motore della festa. La Notte Bianca è dunque uno strumento per scoprire e riscoprire la città, riappropriarsi dei suoi spazi pubblici, favorire legami e relazioni sociali, oltre a dare impulso al commercio locale e al turismo. Tuttavia può avere delle ripercussioni sul territorio e sull’immagine della città quali l’inquinamento acustico, argomento molto dibattuto e disciplinato dalla legge 447/1995 art.2, la possibilità da parte della città ospite di non riuscire ad accogliere e contenere tutti i partecipanti che affluiscono, con relativo aumento e smaltimento di traffico e rifiuti. È dunque un’iniziativa ad alta potenzialità per la promozione e la valorizzazione del territorio ed in particolare del tessuto urbano ma che necessita di un approfondita progettazione e piani strategici adeguati.
Halloween
La festa di Halloween, oggi conosciuta e celebrata in quasi tutto il mondo nella notte del 31 Ottobre, ha origini antichissime ed è una pratica che ha oltrepassato per ben due volte l’oceano Atlantico, approdando dapprima negli Stati Uniti dall’Europa e, successivamente, a seguito del fenomeno della globalizzazione e con l’ausilio di mezzi di comunicazione di massa e dei nuovi media, nonché di cinema e scrittura, si è nuovamente ripresentata nel Vecchio Continente per poi espandersi in diverse zone del pianeta, compresa l’Africa, la Nuova Zelanda e l’Australia, e alcuni paesi orientali quali Cina e Giappone.
È una festa oggi etichettata da molti studiosi ed ecclesiastici, almeno per quanto riguarda nel nostro paese, come una resa all’imperialismo capitalista americano, una trovata commerciale, anticristiana e diseducatrice. La sua origine è tuttavia legata al culto dei morti. Nel mondo tradizionale i morti erano una figura costante, una presenza importante che presumeva la possibilità di una vita ultraterrena. Nella notte tra il 1 e il 2 di Novembre era credenza che si creasse un collegamento tra il mondo terreno e quello dei morti attraverso il quale i defunti tornavano sulla terra per sfilare in processione tra le vie del paese.
Tra le diverse ipotesi che aleggiano intorno alle sue origini, una delle più accreditate è quella che colloca la festa di Halloween nella tradizione celtica, come descritto nel De Bello Gallico da Giulio Cesare. Era tradizione per i celti festeggiare la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno, nonché la fine dell’anno solare, nella notte del 31 Ottobre di ogni anno con il rito del Samain, esorcizzando l’arrivo dell’inverno e festeggiando l’inizio di un nuovo anno. In quella stessa notte era possibile un collegamento con l’Aldilà grazie al quale gli spiriti dei defunti tornavano in terra per mostrarsi, comunicare e spaventare i vivi con scherzi; era credenza che gli spiriti cercassero inoltre un nuovo corpo in cui reincarnarsi, ed è per questo motivo che gli abitanti erano soliti cercare di ingannarli travestendosi da mostri, zombie, streghe e altre creature macabre e mostruose, usanza che d’allora è perdurata e che oggi è ancora uso praticare.
Nonostante si ipotizzino origini celtiche, la derivazione del nome Halloween è anglosassone. Nell’835 d.c. papa Gregorio III, durante l’evangelizzazione dell’Europa, per sradicare i culti pagani, spostò la festa di Ognissanti, dal 609 d.c. festeggiata il 13 Maggio, al 1° di Novembre. Successivamente, nel 998, in piena riforma cluniacense, venne aggiunta il 2 di Novembre una festa per commemorare i morti in suffragio. La festa di Ognissanti in inglese è chiamata All Saints’ Day o All Hallows’ (Santo) Day, e iniziava già al tramonto del 31 Ottobre, quindi alla vigilia della festa di
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