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Discipline demoetnoantropologiche

Studio della variabilità umana

Studio naturalistico dell’uomo.

La conquista della stazione eretta

(capitolo II)

Postura e locomozione dei primati

La postura e la locomozione delle diverse specie di primati dipendono dalle condizioni dell’ambiente in cui vivono, dalle loro dimensioni e dalle capacità adattive degli organi locomotori. L’uomo ha stazione eretta e locomozione bipede. Pertanto, le mani sono completamente libere dalla funzione di appoggio e utilizzabili per il controllo dell’ambiente circostante. Queste diverse condizioni comportano differenze strutturali notevoli a livello degli organi dell’equilibrio e negli apparati scheletrico e muscolare.

Postura

Esistono 3 categorie di postura basate sulla posizione relativa dell’asse vertebrale rispetto al terreno in posizione di riposo.

  • Pronograde: con l’asse vertebrale parallelo al terreno e quindi perpendicolare alla linea di forza del campo gravitazionale terrestre, tipica dei quadrupedi terricoli (es. babbuino). L’asse è rigido e le forze si scaricano sugli arti superiori e inferiori.
  • Clinograde: con l’asse vertebrale inclinato rispetto al terreno, quindi lo scarico delle forze avviene prevalentemente sul terreno posteriore (es. scimpanzé, gorilla).
  • Ortograde: con l’asse vertebrale ortogonale al terreno, tipico della specie umana. Poiché manca l’appoggio dell’arto anteriore (che diventa così superiore) le forze sono scaricate sull’asse longitudinale del rachide che ha per base la faccia superiore del sacro e per capitello l’atlante. Hanno influenza sui corpi vertebrali non solo le forze determinate dalla compressione dei muscoli, ma anche quelle gravitazionali.

Locomozione

  • Quadrupedismo arboricolo: spostamento sui 4 arti lungo i rami. La spinta è prevalentemente a carico degli arti posteriori. Mani e piedi sono prensili e gli arti corti. In alcune specie la coda ha funzione di bilanciere.
  • Quadrupedismo terricolo: spostamento sui 4 arti sul terreno. Gli arti sono lunghi e permettono una corsa con ampie falcate. La coda è corta o assente (es. babbuino, macaca).
  • Brachiazione: spostamento sui rami usando quasi solo l’arto superiore (es. gibboni). Hanno mani lunghe e spesso la coda, non necessaria al bilanciamento, è assente.
  • Bipedismo: movimento sui soli arti inferiori. Il solo primate strettamente bipede è l’uomo e i problemi strutturali connessi con il bilanciamento e la deambulazione su due soli arti hanno portato a una notevole quantità di modificazioni a livello scheletrico e muscolare. L’energia consumata durante la locomozione è strettamente connessa con le dimensioni corporee. Un individuo di grandi dimensioni spende in proporzione minore energia rispetto a uno più piccolo per spostarsi orizzontalmente sul terreno. Lo scheletro postcraniale degli australopiteco presenta un aspetto intermedio tra quello umano e quello delle scimmie antropomorfe, ma di tipo prevalentemente umano.

Evoluzione dello scheletro assiale

I sistemi di curve – sagittali (lordosi e cifosi) e laterale (scoliosi) - che, interferendo l’uno con l’altro, danno al rachide una struttura elicoidale, consentono invece ad esso una reazione elastica alle sollecitazioni e permettono di scaricare orizzontalmente una parte dell’energia cinetica facendo sì che la risultante non sia rigorosamente perpendicolare ai corpi vertebrali. Ne conseguono modificazioni nella grandezza e nella forma delle vertebre che dalle cervicali alle lombari aumentano progressivamente di dimensione. Mentre nei quadrupedi ciascun corpo vertebrale deve reggere, in condizioni statiche, soltanto le forze di compressione necessarie a mantenere la rigidezza del rachide, nella stazione eretta ciascuna vertebra deve sostenere il carico delle masse che scaricano il loro peso sulle vertebre sottostanti. Dalle cervicali alle lombari vediamo quindi un progressivo aumento delle dimensioni di ciascuna vertebra. La funzione del sacro è quella di scaricare sulla pelvi le sollecitazioni meccaniche a cui viene sottoposto il rachide. Il peso della regione toracica si scarica invece sul cinto scapolare. Di conseguenza, l’osso sacro appare generalmente esile e allungato.

Evoluzione dello scheletro appendicolare

Nell’uomo l’appoggio e la locomozione sono affidate esclusivamente all’arto inferiore, mentre quello superiore è deputato alla sola funzione di presa. Per questo, l’arto inferiore risulta più robusto e più lungo di quello superiore. A livello scheletrico, le caratteristiche più importanti riconducibili al bipedismo umano sono la forma dell’articolazione della caviglia, l’arco longitudinale plantare, l’articolazione tra calcagno e cuboide, la struttura dell’articolazione tarso-metatarso. Il piede umano presenta 3 soli punti d’appoggio: il calcagno posteriormente, le epifisi distali del 1o e 5o metatarsale anteriormente, mentre la parte centrale della pianta è incurvata verso l’alto. La comparsa della stazione eretta conduce alla specializzazione della mano, che può compiere movimenti di opponibilità, prensilità, convergenza e divergenza. La funzione originaria della mano dei primati è quella connessa con l’arrampicamento. Nella mano dell’uomo la presa di precisione (manipolazione fine per afferrare un oggetto di piccole dimensioni. È indispensabile l’intervento cosciente del sistema nervoso che deve dosare l’azione muscolare. Si differenzia dalla presa di forza, in cui l’azione muscolare è sovrabbondante e non richiede una fine coordinazione neuro-muscolare) raggiunge il massimo della raffinatezza, sia per l’alta motilità della mano, sia per l’elevata coordinazione dei movimenti.

Elementi di antropologia biologica

(capitolo III)

L'antropologia studia l'uomo sotto diversi punti di vista: sociale, culturale, morfologico, psico-evolutivo, filosofico-religioso ed in genere dei suoi comportamenti all'interno di una società. L'antropologia è suddivisa in due aree principali:

  • Antropologia biologica: studia l'evoluzione e le caratteristiche fisiche degli esseri umani, la genetica delle popolazioni e le basi biologiche dei comportamenti della specie umana e delle scimmie.
  • Discipline demo-etnoantropologiche: si occupano degli aspetti socio-culturali ecc. (ad esempio le relazioni sociali, i comportamenti, usi e costumi).

In antropologia, il concetto di razza (gruppo di individui che condividono un insieme peculiare di caratteri antropologici variabili) è stato superato da quello di gruppi o popolazioni.

La variabilità umana

Un carattere antropologico è l’espressione fenotipica, influenzata dall’ambiente, di uno o più geni. Le caratteristiche fenotipiche tra due individui sono di due tipi:

  • Morfo-metriche o caratteri “continui” o “quantitativi” se sono misurabili (es. lunghezza del cranio tra punti di repere, la statura e il peso);
  • Caratteri “qualitativi” o “discontinui” o “non metrici” se hanno alto grado di variabilità valutabili per la “presenza o assenza” (es. caratteri del cranio che sono diversi nelle varie popolazioni umane, il colore della pelle e degli occhi).

Da un punto di vista fenotipico, due individui differiscono in relazione all’ambiente in cui vivono. Il polimorfismo (due o più fenotipi diversi esistono contemporaneamente nella stessa popolazione) è quindi alla base della popolazione eucariotica, a cominciare dal polimorfismo della struttura fisica: non ci sono due individui assolutamente simili. Il polimorfismo recettoriale, invece, si esprime sulla superficie cellulare sottoforma di recettori (ad es. i linfociti T di alcuni individui sono privi del recettore proteico che riconosce il retrovirus HIV - che quindi non può penetrare nella cellula - conferendo un’immunità al portatore). Il polimorfismo genetico, infine, è determinato da sostituzioni, delezioni o inserzioni di basi nel DNA (si può avere una variazione proteica con la stessa funzione o un cambiamento del fenotipo). L’uomo è politipico e polimorfico. Politipico perché ognuno di noi è riconoscibile geneticamente se confrontato con un nostro conspecifico – individuo appartenente alla nostra specie (escluso il gemello monozigote). Polimorfico perché ogni individuo ha determinate caratteristiche fenotipiche e genetiche.

Fonti di variabilità genetica nelle popolazioni umane

La variabilità genetica di una popolazione descrive l'esistenza di molte versioni diverse di uno stesso organismo ed è determinata da:

  • Mutazioni: determinano un cambiamento improvviso del materiale ereditario. Determinano l’insorgenza di un nuovo genotipo.
    • Geniche: quando interessano la struttura molecolare del gene;
    • Genomiche: se inducono una variazione nel corredo ereditario nella sua complessità;
    • Cromosomiche: se modificano la struttura dei cromosomi;
  • Ricombinazione o crossing-over: è il meccanismo per cui i cromosomi omologhi in meiosi, durante la formazione dei chiasmi, si scambiano frammenti.
  • Flusso genico: consiste nella migrazione di geni da una popolazione ad un’altra e, quindi, nell’introduzione in una popolazione di individui A di altri individui, caratterizzati da un diverso pool genico, detti B. Ne deriva un cambiamento nella costituzione genica di una popolazione. Il flusso genico (insieme degli alleli degli individui che compongono una popolazione), quindi, rende due popolazioni – prima isolate - più simili geneticamente.
  • Selezione naturale: un fenotipo inadatto ad un ambiente scompare più o meno velocemente, insieme al genotipo che lo codifica. Se un individuo presenta delle caratteristiche ottimali in un ambiente, i suoi geni saranno rappresentati della generazione seguente (fitness).
  • Deriva genetica: a differenza della selezione naturale, è casuale e non indirizzata all’adattamento. Induce la sparizione di uno dei due alleli di un gene.

I tipi di variabilità sono:

  • Variabilità interspecifica: tra specie diverse;
  • Variabilità intraspecifica: è l'insieme delle differenze esistenti tra organismi appartenenti a una stessa specie, alla stessa popolazione. Tali differenze riguardano il patrimonio genetico degli organismi (genotipo) e si riflettono sul loro aspetto esterno (fenotipo).

Il carattere fenotipico è la manifestazione di ciò che è scritto nei geni ed è influenzato da genotipo e ambiente.

In sintesi

Caratteri antropologici

  • Varianti di tipo continuo: misurabili. Nella popolazione i valori si distribuiscono in maniera continua e normale (curva gaussiana). La distribuzione gaussiana è caratterizzata da media aritmetica, moda e mediana (misure di posizione).
  • Varianti di tipo discontinuo.

Varianti antropologiche

Classificazione secondo il livello di espressione:

  • Varianti d’organismo;
  • Varianti d’organo e d’apparato;
  • Varianti tissutali, citologiche, biochimiche e molecolari.

Antropometria

(capitolo IV)

Introduzione

L’Antropometria è una disciplina che ha, come scopo, la misurazione del corpo umano nella sua totalità (statura, peso) e nei suoi segmenti (testa, tronco, arti). Si può far risalire l’inizio dell’Antropometria alla fine del XII secolo, quando Marco Polo descrisse le differenti dimensioni corporee delle popolazioni viste nei suoi viaggi.

Variabilità dei dati antropometrici

La variabilità dei dati antropometrici si presenta sotto 3 aspetti che si manifestano in:

  • Variabilità intraindividuale: riguarda i cambiamenti dimensionali che sopraggiungono in un individuo durante la sua vita adulta. Vi sono cambiamenti, come quelli legati all’invecchiamento e alla nutrizione, che sono lenti, mentre altri sono temporanei, come quelli indotti dal movimento o dall’ambiente. Vi sono anche alcune variazioni diurne temporanee di alcune dimensioni del corpo. La statura, ad esempio, può ridursi in un giorno fino a 5 cm per cambiamenti nello spessore dei dischi vertebrali. Alcune differenze, inoltre, possono essere date dalle varie tecniche di misura. Gli effetti dell’età sono evidenti, perché durante gli anni di crescita aumentano la statura, il peso e le varie dimensioni corporee. Dopo i 20 anni si ha una stabilizzazione, ma procedendo verso la terza età la statura si riduce e il peso tende ad aumentare;
  • Variabilità interindividuale: esprime le differenze tra gli individui ed è la più estesa fonte di variazione dopo la crescita. Le donne hanno normalmente una statura inferiore agli uomini e meno forza fisica. La differenza di dimensione è dovuta ai geni, all’altitudine, alla temperatura. Possono esistere differenze nelle dimensioni corporee in base alle professioni svolte;
  • Variazioni secolari: sono studiati soprattutto per la statura. I dati sulla popolazione maschile sono quelli della Leva militare e sulla popolazione generale.

Sciarretta Veronica

Discipline demoetnoantropologiche

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Verochicchina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof D'Anastasio Ruggero.
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