Genere e sessualità nelle culture
Questo libro riguarda i modi in cui il genere e la sessualità sono concettualizzati nelle diverse culture e le cause e le conseguenze di tali concezioni. Gli autori di questi saggi cominciano a chiedersi su che cosa significhino maschio e femmina, sesso e riproduzione in contesti sociali e culturali dati, piuttosto che assumere che si conosca il loro significato.
In genere, la sessualità e la riproduzione sono considerati simboli e, come tutti i simboli, vengono investiti di significato da ogni società. Il punto di questi saggi è che bisogna interpretare questi simboli prima di spiegarli; non si tratta solo di capire cosa significhino maschio o femmina in una data cultura, ma che significato hanno quando sono messi in relazione con un vasto contesto di altri significati (credenze, concezioni culturali,…).
Travestirsi: Appunti per una "trasgressione" del sesso
La distinzione tra sesso e genere
La distinzione tra la realtà femminile e quella maschile si basa su una diversità oggettiva dettata dal sesso biologico ma, oltre questa, vi è un’altra differenza: quella sociale e simbolica, cioè di genere. Quindi:
- Con il termine sesso ci si riferisce a caratteristiche biologiche che riguardano i cromosomi, gli ormoni e la morfologia esterna;
- Con il termine genere si fa riferimento a caratteristiche come la femminilità e la mascolinità che riflettono i processi di socializzazione e di sviluppo psicologico.
Nella concreta prassi storica, la diversità tra i sessi si è risolta nella loro disuguaglianza tanto che le società hanno finito col dare un valore legittimo (giusto) alle attività degli uomini e un valore negativo alle donne. Nei miti d’origine di diverse culture si fa riferimento ad una situazione di disuguaglianza a favore del femminile, ribaltatasi successivamente a causa di un comportamento scorretto o incapace da parte delle donne. Il fatto è che il mito non parla della storia ma trasmette un messaggio: la sua funzione è di legittimare l’ordine sociale esistente.
Tuttavia, non tutte le società hanno elaborato delle mitologie per fondare il dominio maschile ma tutte possiedono un discorso ideologico per giustificare la supremazia dell’uomo agli occhi di tutti i membri della società. Il punto di vista comune in questi saggi è la concezione del genere e della sessualità viste come forme simboliche significative che devono essere interpretate, prima che spiegate, alla luce delle nozioni di prestigio e di status.
Il travestimento nelle culture
In culture e tempi diversi la distinzione tra la realtà femminile e quella maschile si basa su una diversità oggettiva dettata dal sesso biologico ma anche sulla diversità sociale e simbolica, cioè di genere. Tuttavia, può essere interessante interrogarsi sul senso di alcune narrazioni mitiche e di certe pratiche rituali in cui la separazione dei ruoli appare sospesa, per esempio nel caso del travestimento, che determina il ribaltamento delle connotazioni sessuali.
Vi sono dei casi in cui il travestimento è circoscritto soltanto al momento del rito, per esempio nei riti di iniziazione della pubertà oppure in certi riti funerari. Ma vi sono casi in cui il travestimento è assunto in modo permanente, in cui gli individui assumono un’identità precisa comportandosi secondo il modello socialmente attribuito al sesso opposto: si ha quindi una sorta di trasgressione del sesso attraverso il genere.
In molti miti, il travestimento appare come una sorta di stratagemma per superare una situazione particolare o difficile: per esempio per nascondere una figlia femmina quando invece si vuole maschio (come nel caso di Leucippo o di Ifi) oppure quando la madre vuole sottrarre il proprio figlio al destino che lei aveva previsto (come nel caso di Achille).
La letteratura etnografica presenta un interessante esempio di fenomeno di inversione sessuale per mezzo del travestimento, quale segno evidente di uno status né maschile né femminile che si connota per l’assunzione di compiti e attitudini propri del sesso opposto a quello di appartenenza: questo fenomeno, presente nel nord America, è chiamato berdache (cioè efebo giovane mantenuto per fini contro natura; mantenuto; prostituto). Il termine pare che sia stato utilizzato per la prima volta dai francesi, in riferimento ad un omosessuale passivo in abiti femminili, per essere esteso successivamente ai prostituti maschi non travestiti, agli omosessuali istituzionalizzati travestiti e ai prigionieri di guerra costretti ad assumere ruolo e status da donna.
In particolare, con il termine berdache ci si riferisce ad un individuo generalmente maschio, anatomicamente normale, che assume abbigliamento, occupazione e comportamento dell’altro sesso per realizzare un cambiamento incompleto nello stato di genere: infatti, si parla di mezzo uomo - mezza donna, uomo-donna, possibile donna.
Il contatto con gli europei è stato decisivo per la scomparsa di questo costume sia perché contrario alla moralità europea dominante, sia per il prevalere di modelli ideologici occidentali all’interno delle culture indigene. Quindi, la scomparsa di questo costume non ha consentito un’esaustiva osservazione diretta e la sua ricostruzione ha incontrato molti ostacoli, in quanto i membri di queste culture ne hanno negato l’esistenza.
Dalle osservazioni che sono state fatte, gli Indiani del nord America riconoscevano al berdache un alto prestigio sociale: erano sacri, santi e misteriosi, per cui erano rispettati e forse temuti per il fatto che la loro condizione manifestava un potere conferito loro dal soprannaturale. Quindi, l’omosessualità istituzionalizzata nella cultura degli Indiani d’America si trova all’interno di un modello culturale coerente, non è qualcosa di patologico.
Inoltre, una delle prospettive avanzate per la comprensione del berdache è il considerarlo un operatore del sacro, includendo tale fenomeno tra le forme di androginia rituale. Un caso classico di androginia rituale è rappresentato dagli sciamani (in particolare siberiani e indonesiani):
- Presso i siberiani, lo sciamano era un invertito che poteva sposare un uomo, oppure un individuo normale costretto dallo spirito-guida a indossare abiti femminili; mentre se era uno sciamano femmina assumeva abiti e comportamenti maschili e poteva avere una compagna;
- Presso gli indonesiani, lo sciamano è un’ermafrodita che assume abiti e comportamenti femminili, mentre lo sciamano di mare assume abiti e comportamenti femminili per tutta la vita e può prendere marito: questa bisessualità o asessualità è considerata un segno di grande spiritualità e riunisce in sé i principi opposti, ristabilendo simbolicamente l’unione del Cielo e della Terra e assicurando quindi la comunicazione tra gli dèi e gli uomini.
Androginia simbolica e i femminielli di Napoli
Un altro caso di androginia simbolica è rappresentato da un’operatrice rituale dei Bimin-Kuskusmin dei Papua della Nuova Guinea: si tratta di una donna sacra la cui identità di genere risulta dallo stretto intrecciarsi di funzioni maschili e femminili. Secondo i Bimin-Kuskusmin, la donna fertile ha un potere essenziale sia per la procreazione che per la creazione rituale: la madre-maschio (waneng aiyemser) deve aver superato la menopausa, essere stata fertile e aver partorito molti figli (soprattutto maschi); attraverso un complesso rito, essa si è liberata delle sostanze contaminanti del suo corpo perdendo la capacità riproduttiva ma conservando i fluidi fertili maschili cosicché può promuovere la fertilità e la crescita ritualmente: quindi gode di un grande prestigio di potere e ricchezza, ha un ruolo predominante nei rituali di iniziazione maschili e femminili e presiede a molti riti come quelli di purificazione, di cura, di nascita, di morte; può indossare alcuni accessori dell’abbigliamento maschile, fumare tabacco e assumere cibi negati alle donne; inoltre, nei rituali di iniziazione maschili appare come un travestito.
Un caso di travestitismo istituzionalizzato si ha anche a Napoli, con i cosiddetti femminielli: si tratta di individui di sesso maschile che realizzano permanentemente la loro identità femminile esibendola (mettendola in mostra) attraverso gli atteggiamenti, l’abbigliamento, il trucco ma soprattutto sposandosi tra di loro e mettendo al mondo dei figli: infatti, la presenza di individui normali alle cerimonie è segno del fatto che sono riconosciuti dalla società, la loro diversità è culturalmente accettata: infatti a Napoli le famiglie non considerano questa diversità una disgrazia e non emarginano il soggetto, anzi lo integrano nella cerchia familiare, nel vicolo, nel quartiere.
Tuttavia, non solo sono accettati dalla società ma si pensa che portino fortuna: infatti a loro è affidata l’organizzazione della riffa (una sorta di lotteria che si svolge il lunedì) e di altre tombole organizzate nei quartieri Spagnoli. Inoltre, si pensa che possano essere legati a qualcosa di ordine magico, sacrale: infatti, nei pressi di Avellino sorge il santuario di Montevergine che è meta di tre importanti pellegrinaggi: a maggio il pellegrinaggio dei cafoni, a settembre il pellegrinaggio dei napoletani e il 2 febbraio (la candelora) il pellegrinaggio dei femminielli.
Il legame che sembra sussistere tra questo luogo di culto e i femminielli può trovare una giustificazione se si ripercorre la storia di Montevergine: tale posto sin dall’antichità era interessato da vari culti, come quello in onore della dea Mefite (divinità androgina appellata sia al maschile che al femminile) o quello in onore della dea Cibele caratterizzato dall’evirazione dei fedeli mentre i sacerdoti raggiungevano, attraverso l’evirazione e il travestimento con abiti femminili, l’unione estatica con la dea.
Ancora tracce di travestitismo a Montevergine si ritrovano a proposito di un incendio che distrusse il santuario nella notte di Pentecoste del 1611: quando l’incendio fu domato e si cominciarono a contare i morti si vide che molti erano uomini in abiti da donna: si pensa che l’incendio fu un castigo divino per pratiche pagane che consistevano, oltre che nel travestimento, nell’esecuzione di riti orgiastici in stato di euforica ebbrezza: questo fatto viene ricordato anche oggi, nel giorno della Pentecoste, in cui il santuario è teatro di riti estatici di possessione guidati dai femminielli.
Quindi ciò che accomuna questi fenomeni, sia nei casi di travestitismo temporaneo, sia nei casi di travestitismo permanente è la messa in gioco delle categorie di maschile e femminile.
Una spiegazione dei significati sessuali
Da tempo si è riconosciuto che i ruoli sessuali (cioè la diversa partecipazione degli uomini e delle donne alle istituzioni sociali, economiche, politiche e religiose) variano da cultura a cultura e non riflettono semplicemente dei dati biologici ma sono soprattutto prodotti dei processi sociali e culturali: infatti la sessualità è socialmente modellata.
Gli autori di questi saggi riflettono sul genere e la sessualità considerandoli come costruzioni culturali (e quindi simboliche) che sono investiti di significato dalla società in questione e che bisogna interpretarle prima di spiegarle. Essi arrivano alla conclusione che le strutture di prestigio sono quelle aree della vita sociale che interagiscono più di altre con le costruzioni del sesso e del genere. Nella maggior parte dei casi, le differenze tra uomini e donne sono concettualizzate, come sosteneva Ortner, in termini di opposizioni natura/cultura: egli infatti sosteneva che nel pensiero simbolico esiste una tendenza universale ad associare il maschio alla cultura e la femmina alla natura.
Ortner ha seguito il filo del ragionamento di Lévi-Strauss, che considerava la sfera pubblica come quella rete di alleanze instaurate con il primo atto veramente culturale (e cioè con il tabù dell’incesto) e la sfera domestica come un’entità biologica in cui le donne sono incaricate del benessere delle loro famiglie. Un’altra opposizione si ha nella tendenza generale a definire gli uomini in termini di categorie di status e di ruolo (guerriero, cacciatore, anziano) e le donne in termini relazionali, in termini di ruoli parentali (madre, moglie, sorella).
Gli ambiti in cui si produce l’ideologia di genere sono principalmente due: la parentela e il matrimonio. Tuttavia, è molto importante anche il prestigio (detto anche onore sociale o valore sociale).
- Struttura di prestigio è l’insieme delle posizioni di prestigio che risultano da un particolare programma di valutazione sociale, i meccanismi con i quali gli individui e i gruppi raggiungono determinati posizioni, e le condizioni complessive della riproduzione del sistema degli status.
Alcuni esempi di strutture di prestigio sono il sistema aristocratico polinesiano di classificazione gerarchica, il sistema delle caste indu, il complesso di onore e vergogna del Mediterraneo e lo status socio-economico che genera gli strati alto, medio, basso di alcune società contemporanee. Dai saggi di questa raccolta è emersa una relazione tra parentela/matrimonio e strutture di prestigio.
Il matrimonio infatti acquista la funzione di preservare o accrescere la posizione sociale di un uomo, il suo prestigio e quindi anche la purezza o il lignaggio del gruppo. Infatti, la produzione sia per l’uso che per lo scambio si basa sull’unità domestica per cui la moglie è spesso una produttrice di beni utilizzati nelle attività di scambio che generano il prestigio maschile; inoltre, le mogli mettono al mondo i figli che sono spesso risorse produttive o possono anche rappresentare la continuità della discendenza o del nome di un uomo (o di un gruppo).
Tuttavia, in alcune società sono molto importanti i legami di consanguineità: per esempio, in Polinesia i fratelli germani rivestono un ruolo cruciale nel determinare lo status individuale, e anche le donne hanno un grande valore nella costruzione delle linee di discendenza ai fini del miglioramento di status.
Le origini della gerarchia di genere
Questo saggio, che tratta l’origine del genere, adotta un approccio particolare e cioè la possibilità della società umana senza genere ma anche quali altre caratteristiche dell’organizzazione sociale e della rappresentazione culturale sarebbero assenti o presenti in un mondo simile: Cucchiari solo quando ha spiegato tale approccio ha potuto spiegare la gerarchia di genere o il dominio maschile universale. Il saggio è suddiviso in tre parti:
- Condizioni e vincoli riguarda lo stato attuale delle conoscenze riguardante il genere;
- Il modello: la società pre-genere e la sua trasformazione propone un modello che descrive i principi in base ai quali potrebbe operare una società senza generi;
- Il genere e le testimonianze archeologiche applica il modello ad una parte delle testimonianze archeologiche (l’Europa paleolitica) e tratta un’interpretazione su come la rivoluzione di genere possa essere qualcosa di più di una semplice possibilità teorica.
Condizioni e vincoli
Un sistema di genere è un sistema di simboli o di significati che consiste di due categorie complementari ma reciprocamente esclusive nelle quali sono collocati tutti gli esseri umani. L’unico criterio per assegnare gli individui ad una categoria al momento della nascita è rappresentato dagli organi genitali. Inoltre, ad ogni categoria è associata una gamma di attività, atteggiamenti, oggetti e simboli.
Tuttavia, nonostante le categorie uomo e donna siano universali, il loro contenuto varia da cultura a cultura: per esempio, in alcune culture gli uomini tessono la tela e le donne fabbricano vasellame, mentre in altre culture questo ruoli sono invertiti. Anche alcuni aspetti che immaginiamo siano legati alla biologia, come il parto, sono soggetti ad una reinterpretazione di genere: in alcune culture, per esempio, attraverso la couvade (covata) gli uomini partecipano al dolore e al disagio del parto che nella nostra cultura sono assegnati alle donne.
È soprattutto un fatto culturale considerare gli esseri umani come appartenenti a due varietà distinte, considerando solo due sessi biologici, ma vi sono delle eccezioni: i Navajo attribuiscono uno status speciale ai nadle (ermafroditi) che sono riconosciuti sia come classe sessuale che come categoria di genere; il fatto più importante è che nadle è una categoria sacra: questo può spiegare il perché essi hanno speciali diritti di proprietà non condivisi da altri tuttavia i nadle condividono le caratteristiche di entrambi i generi ma hanno pochi tratti che consentono di identificarli come una categoria di genere, perché la loro identità deriva dalle caratteristiche dei generi maschile e femminile.
Per quanto riguarda il rapporto tra genere e parentela, per Cucchiari la parentela è un sistema socio-culturale di diritti, doveri, ruoli e status fondato su un’ideologia di sostanze condivise (la sostanza condivisa è culturalmente determinata, può essere lo sperma, il sangue mestruale, il latte materno, il cibo) ed il genere è incluso nella natura stessa della parentela egli giustifica questa affermazione esaminando un ipotetico sistema di parentela privo di distinzione di genere e conclude affermando che un sistema di parentela senza generi non svolge alcuna delle funzioni che un sistema di parentela dovrebbe svolgere; in pratica, non si tratta di parentela.
Per quanto riguarda la sessualità umana, essa è bisessuale: l’eterosessualità...
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