Estratto del documento

Definizione e metodi

L'antropologia si presenta e si definisce come la scienza delle diversità sociali e culturali e si caratterizza come un'impresa di traduzione di culture il cui progetto è quello di articolare i rapporti tra locale e globale, di pensare l'altro e il medesimo sotto gli aspetti più diversi. Tuttavia, la categoria dell'altro è sempre inserita in una relazione di dominazione-subordinazione: infatti i gruppi che appaiono differenti lo sono in rapporto a una struttura dominante che li ingloba (per esempio, un villaggio contadino, una minoranza etnica fanno parte di insiemi più grandi che li inglobano come di una società industriale o di un agglomerato urbano).

Il procedimento antropologico assume come oggetto di indagine le unità sociali che corrispondono generalmente a piccole comunità le cui relazioni sociali sono direttamente osservabili dal ricercatore, si distinguono dalla società globale e a partire dalle quali il ricercatore tenta di spiegare il globale. Queste unità devono presentare:

  • Una certa coerenza interna (coerenza economica, sociale, religiosa, ecc.).
  • Una certa coerenza rispetto all'esterno, cioè rispetto alla società in cui sono inserite.

Interesse per la modernità

Oggi si può affermare che l'antropologia si interessa fondamentalmente alla modernità poiché lo sguardo che continua a rivolgere al tradizionale o al periferico consiste nel valorizzare meglio i cambiamenti che si hanno nelle società contemporanee, per cui si ricorre a un metodo specifico che è quello della comparazione: consiste nel rivolgere l'attenzione alla società contemporanea dopo aver compiuto una deviazione attraverso altre società o culture.

Numerosi sono gli esempi che consentono di illustrare questa prospettiva comparativa: per esempio, l'istituzione politica moderna (lo Stato-nazione) sarà meglio messa in luce facendo un'analisi delle società comunitarie (le società senza Stato) o dei fenomeni di resistenza (movimenti regionalisti o autonomisti) che agiscono all'interno della stessa società moderna. Da questa comparazione risulta che la nozione di potere politico non si riduce necessariamente all'esercizio della violenza armata, ma può anche attenere al simbolico e al religioso: è così, per esempio, che nelle società melanesiane il Big-man trae il suo potere dalle sue qualità personali (generosità, virtù oratoria, ecc.) che mette al servizio della comunità la quale, riconoscendo al Big-man prestigio e fama, gli fa contrarre un debito che deve obbligatoriamente onorare con una larga distribuzione di ricchezze; mentre, nella società moderna, l'esercizio del potere politico è un'espressione simbolica che consiste nel ricavare prestigio, fama o riconoscenza senza comunque contrarre alcun debito.

Procedimento antropologico

Quindi, si può dire che il procedimento antropologico attuale conduce a un'interpretazione della modernità e dei suoi cambiamenti e si interessa, inoltre, alle nuove forme di organizzazione sociale (strutture autogestite, esperienze comunitarie), alle espressioni collettive moderne (celebrazioni politiche, sportive o musicali), alle nuove forme di manifestazione del sacro e alla valorizzazione del passato e dei modi di vita antichi.

Metodi antropologici

Oltre alla comparazione, si utilizzano altri due metodi:

  • Decentramento/distanziamento: consiste per il ricercatore di uscire dal suo universo culturale per poter rendere conto della diversità, senza tuttavia cessare di interrogarsi sulla propria società e quindi per cogliere le analogie e le differenze tra le due società.
  • Osservazione partecipante: consiste nella presenza fisica e di lunga durata del ricercatore sul campo o terreno d'indagine. Tuttavia, si pensa che il fatto di vivere a stretto contatto con una comunità non sia sufficiente per darne una descrizione soddisfacente, in quanto bisogna tener conto anche di altri fattori come, per esempio, il rapporto che ha l'osservatore con la popolazione, le determinazioni socio-politiche globali, ecc.

Esempio: l'agricoltura di montagna

Infatti, le osservazioni e le analisi del ricercatore sono costruite progressivamente: un esempio è l'agricoltura di montagna in una regione alpina assunta come oggetto d'indagine. All'inizio non si trattava di studiare l'agricoltura di montagna ma il rapporto tradizione-modernità e le trasformazioni socio-economiche che si sviluppavano sotto l'influenza del turismo. Quindi gli antropologi hanno esaminato i diversi aspetti della realtà della montagna:

  • L'impatto turistico
  • Gli effetti delle modifiche delle terre
  • Le finalità della politica con sovvenzioni concesse dallo Stato cantonale e federale
  • Le forme di socialità che caratterizzavano la vita del villaggio
  • Le diverse attività economiche, religiose e sociali

Solo dopo questo lavoro hanno scoperto che l'agricoltura di montagna detta a tempo parziale (perché praticata a titolo secondario accanto a un'attività principale in un diverso settore economico) rappresentava il cuore stesso del rapporto tradizione-modernità in quanto, grazie alle sovvenzioni dello Stato, la popolazione ha saputo mantenere viva l'attività agricola, dandole anche un contenuto sociale e culturale.

Fatto sociale totale

Da questo esempio si evidenzia la nozione di fatto sociale totale, dapprima sperimentata da Malinowski e poi elaborata teoricamente da Mauss. Per fatto sociale totale si intende un tipo di fenomeno che sia allo stesso tempo espressione e sintesi dell'insieme della vita sociale di una data società. In questo caso, l'agricoltura di montagna ne è un esempio in quanto è espressione e sintesi della realtà attuale della montagna. Comunque, l'esempio più classico di fatto sociale totale è quello del sistema di scambio cerimoniale chiamato KULA: è un vasto giro di scambi che interessa le società di una ventina di isole della Melanesia. Questi scambi non sono commerciali, perché non riguardano delle merci, ma riguardano degli oggetti privi di ogni utilità e aventi la stessa funzione dei trofei vinti nelle competizioni sportive: questi oggetti (bracciali e collane di conchiglie) non escono mai dal giro e si scambiano l'uno con l'altro, impiegando da 2 a 10 anni per fare un giro completo e ritornare al punto di partenza.

L'interesse del kula deriva dal fatto che vi si trovano coinvolte transazioni economiche, comportamenti cerimoniali, alleanze politiche, espressioni di rituali magici e manifestazioni estetiche: insiemi di elementi che costituiscono un sistema. Inoltre, il kula mette in risalto il principio di reciprocità: la tendenza presente in ogni società a costruire legami sociali mediante lo scambio di doni permettendo ai diversi gruppi di superare le rivalità reciproche e quindi consolidando i legami fra i membri della comunità. Partendo dall'esempio del kula, Mauss fa riferimento anche ad altri sistemi di scambio come il potlach della costa nord-occidentale americana, i sistemi di scambio polinesiani e le stesse forme di scambio nelle società moderne (i regali) sviluppando la nozione di fenomeno sociale totale. Infatti, queste occasioni di scambio mettono in rilievo:

  • Il sistema di reciprocità in cui esiste l'obbligazione reciproca di restituire il dono ricevuto con un altro di maggiore valore.
  • Il legame sociale in quanto creano, mantengono e rafforzano la coesione sociale.

Quindi sono fenomeni sociali totali in quanto inglobano vari aspetti (economico, sociale, religioso, politico, ecc.).

Esplicito e implicito nelle culture

Un'altra caratteristica dell'antropologia consiste nel saper distinguere in una cultura l'aspetto esplicito (o manifesto) dall'aspetto implicito (o latente): un esempio è l'interdizione, nella regione musulmana, di consumare carne di maiale. Se ci si riferisce alle ragioni esplicite avanzate dalla tradizione religiosa e dagli stessi che la praticano, il motivo principale sarebbe una preoccupazione di ordine igienico; ma il vero motivo, l'aspetto implicito, si può scoprire solo adottando una posizione scettica e interrogando ciò che cela l'evidenza: la funzione dell'interdizione è quella che tendeva, millenni addietro presso i semiti, a dissociare le tribù nomadi da quelle sedentarie che allevavano e consumavano il maiale. Quindi, ciò era una regola culturale prima di essere una regola igienica o culinaria, anche se in seguito tale atteggiamento si propagò nella popolazione semita sedentaria, mentre presso gli israeliti si aggiunse a motivi di ordine religioso.

Tre momenti dello stesso procedimento

Per designare l'antropologia si usano tre termini (sono tre momenti dello stesso procedimento): etnografia, etnologia e antropologia culturale. Ciò dipende da piccole differenze relative al contenuto, all'oggetto di ricerca e all'orientamento teorico, ma dipende anche dalla diversa interpretazione che ne dà ogni Paese e quindi dal contesto culturale e politico in cui nasce e si sviluppa.

  • Etnografia: corrisponde alla prima fase del lavoro antropologico, quella della raccolta dei dati attraverso un lavoro descrittivo basato sull'osservazione. Il risultato di questo lavoro sono monografie riguardanti i diversi aspetti di una società (per esempio, può trattare di una festa regionale, o dei tifosi del calcio in Italia); inoltre, ha come scopo principale l'inventario degli oggetti, dei costumi e delle tradizioni popolari propri dei classici musei etnografici.
  • Etnologia: corrisponde alla seconda fase del lavoro antropologico in cui si analizzano i dati che si osservano e si riferisce a un solo campo (per esempio, quello della parentela, dell'economia, della religione) ed è sempre circoscritta a una data regione culturale (per esempio, si parla di etnologia del Mediterraneo, etnologia melanesiana, ecc.).
  • Antropologia: corrisponde alla terza fase del lavoro antropologico in cui si tenta di trarre delle generalizzazioni teoriche che possano rendere conto della diversità delle culture.

Prima dicevo che i diversi nomi dati alla disciplina dipendono anche dal contesto culturale e politico in cui nasce e si sviluppa:

  • In Germania i termini usati sono quelli di Völkerkunde (per indicare lo studio delle culture esotiche) e Volkskunde (per indicare lo studio del folklore europeo).
  • In Spagna fino a tempi recenti non è stato molto accentuato l'interesse per una riflessione di tipo antropologico soprattutto per un motivo principale che fa riferimento alla conquista spagnola del Nuovo Mondo: gli spagnoli, infatti, ritenevano possibile un solo modello di società, una sola cultura e una sola religione per cui, al momento della conquista dell'America, gli indigeni dovevano abbandonare i loro costumi e le loro tradizioni per entrare a far parte della tradizione spagnola. La conseguenza di un tale atteggiamento fu in molti casi l'annientamento fisico delle popolazioni indigene e il considerarli come membri delle classi inferiori della società spagnola.
  • In Inghilterra lo sviluppo dell'antropologia è stato influenzato dall'espansione coloniale britannica attraverso il governo indiretto per garantirsi l'appropriazione di certi prodotti (si pensi alla ricerca sul campo, il cui modello è rappresentato dalla ricerca che Malinowski condusse in Melanesia).
  • In Francia lo sviluppo dell'antropologia (chiamata etnology) è stata influenzata dalla ricerca dei principi della vita sociale piuttosto che dal concreto funzionamento delle società coloniali: infatti i francesi si ispirarono al sistema politico centralizzato in uso in Francia, per cui tentarono di sostituire le strutture locali con delle strutture ricalcate su quelle in vigore in Francia in nome dei valori universali di uguaglianza, libertà e progresso ereditati dalla Rivoluzione francese (1789).
  • In Italia ci si occupò di studi folkloristici orientati verso le società rurali della penisola, ma anche di un'etnologia esotica con le ricerche sul campo in Africa orientale, dove l'Italia ha posseduto qualche colonia.

Storia dell'antropologia

L'approccio storico è necessario da diversi punti vista:

  • Perché ci fa capire i percorsi attraverso i quali l'uomo è arrivato ad assumersi come oggetto della propria osservazione.
  • Perché ci permette di cogliere il contesto culturale in cui si sono sviluppati il pensiero sull'alterità in generale e, in seguito, il pensiero antropologico propriamente detto.

In pratica, si tratta di vedere quali siano stati i sistemi di valori e gli interessi economici e politici che hanno influenzato la riflessione antropologica e, di conseguenza, quale sia stata l'importanza dell'antropologia nella storia delle idee e dell'evoluzione sociale e culturale e quale sia stata la sua influenza sul largo pubblico.

Le prime osservazioni di carattere antropologico si possono ricondurre all'antica Grecia e in particolare a Erodoto (il padre della storia) in quanto egli riportò dai suoi numerosi viaggi in Egitto, in Persia e altrove un numero impressionante di descrizioni, di miti e di racconti ma soprattutto privilegia la testimonianza visiva a quella uditiva. Nelle sue descrizioni i barbari o popoli stranieri erano presentati come l'inverso di ciò che erano i Greci: in pratica i barbari erano un mezzo indiretto per parlare dei greci in quanto gli consentivano di valorizzare implicitamente la superiorità dei valori greci.

Lo stesso termine di barbaro illustra bene questa immagine invertita: è una parola di origine greca, che designava lo straniero, costruita a partire da un'onomatopea che parodiava le emissioni sonore che provenivano all'orecchio greco allorché ascoltava una lingua straniera (oggi si direbbe “parlare arabo”). La parola barbaro, infatti, ha una struttura fonetica simile ai suoni che si producono nell'onomatopea bla-bla-bla per imitare il rumore di una folla lontana o il ritmo accelerato e incomprensibile delle parole di uno straniero.

Questa tendenza dei greci a pensarsi al centro dell'universo e di conseguenza a ordinare le altre culture attorno a se stessi non è propria solo dell'antica Grecia ma anche del Medioevo cristiano, del Rinascimento fino al pensiero del 20° secolo. Il Medioevo (1400) fu un periodo aperto all'esoterismo e al meraviglioso in cui prevalevano le figure del mostro e del diavolo (l'immaginario costruito intorno a queste figure era considerato dagli uomini del medioevo come una realtà e come un mezzo per allargare la conoscenza del mondo profano, un modo per conoscere meglio l'universo: la figura del mostro non solo permetteva di fissare i limiti tra ciò che era naturale e ciò che non lo era, ma offriva all'uomo anche dei mezzi per conoscersi meglio; in pratica, la figura del mostro stava a ricordare che l'uomo è fatto a immagine di Dio, per cui era come una sorta di specchio in cui l'uomo poteva da una parte misurare l'estensione della natura e dell'onnipotenza divina, dall'altra ricordarsi di ciò che egli non poteva mai essere.

Infatti, le sculture o pitture nelle chiese mettevano in risalto il saraceno (cioè il musulmano) rappresentato da mostri (come il drago dell'Apocalisse) o da animali (come le scimmie). Verso il 13° secolo il saraceno viene rappresentato di colore nero per mostrare che non poteva essere rapportato al cristiano che, per la sua bianchezza, non poteva far parte di un processo di decadimento.

A partire dall'8° secolo fino al 14° ebbe un grande sviluppo la geografia araba che, pur essendo di espressione araba, era scritta da musulmani di ogni Paese (Persia, Egitto, Siria, Sicilia, Spagna): infatti i musulmani del Medioevo avevano la profonda convinzione di appartenere alla stessa civiltà (quella arabo-musulmana) riflesso della volontà divina. La geografia araba era caratterizzata da due movimenti:

  • La geografia di viaggio.
  • La geografia delle meraviglie.

- La geografia di viaggio era caratterizzata da un viaggio dell'Islam al di fuori di se stesso: lo spostamento verso altri Paesi consentiva la speculazione e lo spirito d'iniziativa, ma soprattutto era fonte di arricchimento intellettuale. Fra i viaggiatori vi erano marinai e commercianti, pellegrini e propagatori della fede, ma anche curiosi che viaggiavano per piacere personale. Le direzioni verso l'est (Oceano Indiano e Cina) e verso il sud (Africa del sud) erano quelle prese dai marinai e dai mercanti, mentre verso il nord (Russia, Mediterraneo del nord) si dirigevano ambasciatori, spie e guerrieri.

Una delle testimonianze più antiche dei racconti di viaggio di quest'epoca è l'anonima “Relazione sulla Cina e sull'India”, dove la preoccupazione dominante è quella di registrare fedelmente la testimonianza.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marilu1312 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof D'Agostino Gabriella.
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