La prima a parlare di genere
La prima a parlare di genere fu l'antropologa americana Gayle Rubin, nel 1975, definendo il sistema sesso-genere l'insieme dei dispositivi mediante il quale una società trasforma la sessualità biologica in prodotti dell'attività umana e nei quali sono soddisfatti i bisogni sessuali trasformati. I brani contenuti nel libro avranno un punto di vista specifico sul genere. È forte l'attenzione prestata all'immaginazione, agli immaginari e al sogno. Charles Taylor diede la definizione di immaginario sociale, ossia come le persone immaginano i propri mondi e la propria esistenza sociale. L'immaginazione ha un ruolo fondamentale nella formazione delle soggettività; l'immaginazione e i sogni consentono alle persone di riconfigurare creativamente la propria posizione nella trama delle relazioni.
L'engagno, visioni sulle Ande peruviane
Engagno è un termine ricorrente nei discorsi delle donne di Chihua e Contay, villaggi delle Ande. Usato per descrivere tanto le relazioni di genere tra umani quanto i rapporti con le divinità, è una parola ambigua che rappresenta un inganno. Essi hanno una visione ben differenziata degli uomini e delle donne. In alcuni casi l'engagno rappresenta una relazione di subordinazione in cui la donna viene obbligata a fare qualcosa e perde il controllo. Spesso serve per descrivere situazioni in cui altri li hanno ingannati.
L'engagno esiste all'interno delle famiglie, che engagnano le figlie per darle in matrimonio a giovani scelti appositamente, "farle rapire". Oggi questa parola viene usata per alludere all'aver avuto un rapporto sessuale e in molti casi essere rimaste incinte; le donne vengono engagnate dagli uomini attraverso la perdita del controllo data da fattori esterni, come l'uso di alcool.
Gli uomini sono quasi sempre rappresentati come gli attori dell'engagno, sembrano esserne portatori per natura, mentre le donne quando usano questa parola tendono ad auto-rappresentarsi come prede del desiderio. A volte a porre le donne in engagno, sono le divinità, l'Apu, che identificano con la montagna stessa, come fossero dotate di un corpo e un'anima che sta dentro alla montagna. Qui il significato dell'espressione si dilata a quella di encanto. Questo avviene attraverso la manifestazione di un uomo gringo o straniero, che corrompe le donne offrendo ciò che loro desiderano, e tali visioni vengono attribuite a gravidanze inspiegabili. Forse la spiegazione va attribuita ad abusi sessuali che i grandi proprietari terrieri detenevano con le donne del luogo.
L'antropologo Ochoa si domandò se le credenze siano davvero reali oppure strumenti di controllo sociale per nascondere comportamenti devianti davanti alla società; questo non vuol dire negare la credenza in gravidanze soprannaturali, poiché se venisse negata la possibilità di queste gravidanze non ci sarebbe più ragione di credere nelle entità del sistema religioso andino. Lo storico Duviols sottolineò che molti dei comportamenti e delle forme di engagnos sono simili a quelli predicati dagli evangelizzatori a proposito del diavolo nei racconti di seduzione; si notano infatti segni dell'influenza del cristianesimo. L'Apu che inganna è una figura pericolosa ma allo stesso tempo ha un potere attrattivo in quanto oltre ad ingannare può donare ricchezze. Qualsiasi straniero può essere descritto come pericoloso o abusante, ma allo stesso tempo può esercitare un potere attrattivo in quanto rappresenta una possibilità di ascesa sociale. L'abuso era visto dalle famiglie come una strategia di sopravvivenza; la comunità campesinas è segnata dalla povertà ed è proprio qui che l'engagno si manifesta.
Il concetto di engagno non va semplicemente associato all'idea di una donna del terzo mondo subordinata, ma anche come strategia messa in atto dalle stesse donne locali per negoziare e trasformare gli stessi rapporti di subordinazione. Oggi, grazie alle migrazioni, le donne usano anche il termine engagno per de responsabilizzarsi rispetto a proprie scelte e comportamenti sessuali illegittimi.
Corpi delicati e spiriti sensibili
Riqqa, fragilità, è un termine sempre presente nei discorsi dei confratelli della tariqqa Burhaniyya, confraternita sufi, al Cairo. Essa definisce il ruolo del corpo femminile, attorno cui si articolano le relazioni di genere all'interno della confraternita. Sinonimo di sensibilità emotiva, la fragilità rende il corpo delicato e permette allo spirito Ruh di sciogliere più facilmente le catene che lo legano al mondo materiale. Una volta socializzata attraverso una serie di pratiche...
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