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ANTROPOLOGIA CULTURALE PER LA SCUOLA

Esame = in forma scritta con 2/3 domande aperte in un'ora a cui rispondere con un testo di mezza

pagina ciascuna e poi una domanda secca/jolli (es. cos’è il kikuio/cos’è una ger) e se si risponde

bene a questa è un punticino in più non mette voti inferiori a 28 (quindi in caso contrario l'esame

deve essere ripetuto).

La ricerca sul campo è importantissima per la professione di antropologo. La scuola occidentale è

incorporata nella corporatura stessa degli studenti.

Sorvegliare e punire di Michel Foucault, il quale afferma che la scuola, gli eserciti militari e gli

ospedali sono tre grosse istituzioni che sono tutte e tre “uguali” poiché hanno la stessa matrice, sono

costruiti con la stessa logica e paradigmi “sorvegliare e punire”: tutti devono sottostare alle

medesime regole e puniti se le trasgrediscono, tutti sono sorvegliati. Per dire questo Foucault ha

osservato i corpi notando delle somiglianze (=la scuola è incorporata nei corpi degli studenti),

poiché i corpi sono condizionati da situazioni, luoghi e circostanze.

Osserveremo popolazione indigena in Bolivia “Guaranì” alle pendici dell’Amazzonia, studiata

dall’antropologa Silvia Lelli che ha studiato le loro scuole che non sono costruite come le nostre se

non parzialmente: si chiamano scuole perché le nostre modalità di scuola sono arrivate sino lì, ma

nelle loro scuole si lavora anche con il paradigma sciamanico = il paradigma sciamanico è

all’interno della loro scuola? Cos’è uno sciamano? Cos’è lo sciamanesimo? Cos’è un paradigma

sciamanico? Antropologia Lia Zola ha pubblicato in italiano libri sullo sciamanesimo basandosi sui

suoi studi in Siberia presso la repubblica di Sascia = le si fa spiegare direttamente dagli sciamani

che ancora esistono e si stanno nuovamente diffondendo anche in Europa e in Italia. Dalla Bolivia

passeremo quindi alla Siberia viaggiando attraverso vari popoli di luoghi remoti = questa è una

delle caratteristiche dell’antropologia, allontanandosi dalla nostra mentalità e normalità fino a

ricondursi ad essa: lo scopo è liberarci dai problemi attuali della nostra società che caratterizzano la

nostra quotidianità. Perché mai oggi degli europei devono interessarsi allo sciamanesimo

riproducendo quei rituali tradizionali? Leggeremo capitolo di un libro di Philippe Descola

antropologo francese che si occupa del rapporto tra natura e cultura, vedremo l’animismo che si

oppone al naturalismo = sono due logiche di vita/pensiero, due culture diverse, poiché l’animismo è

la cultura degli sciamani mentre il naturalismo è la cultura in cui veniamo normalmente allevati noi

tutti. Nelle etnografie gli antropologi descrivono i popoli e ciò che hanno visto della loro cultura:

leggendo le etnografie si compiono dei veri “viaggi” essendo genere di scrittura specifico solo degli

antropologi.

Ci sono degli antropologi che studiano e si dedicano a ricerche sul campo proprio all’interno delle

scuole, delle classi per studiare l’ambiente scolastico e il comportamento degli studenti per un

periodo di tempo, compiendo così un’antropologia della scuola e scrivendo di conseguenza

un’etnografia della scuola. L’antropologo non può scrivere un’etnografia senza essere stato sul

campo dell’oggetto di studio, deve essenzialmente avere un incontro ravvicinato con l’altro =

ricerca sul campo che può essere carcere/classe scolastica/popolo indigeno remoto/ospedale (in

Europa esistono antropologi assunti nelle strutture ospedaliere perché lì ci sono pazienti di varie

etnie che hanno bisogno di essere comprese nella specificità della loro cultura). L’antropologo che

incontra un’altra cultura sperimenta uno shock culturale= ha esperienze strane, succedono cose

inspiegabili e incomprensibili, comportamenti inusuali o opposti a quelli che lui assumerebbe da

parte del popolo studiato; L’antropologo cerca di dare un senso a cose che a noi inizialmente

appaiono senza senso, arrivando a capire cosa significa un certo comportamento/usanza/oggetto per

quel gruppo sociale studiato senza per forza concordare e condividere con quel

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comportamento/usanza. Il punto è soltanto capire senza la pretesa di essere d’accordo. È importante

capire una logica/cultura/sapere/esperienza diversa dalla propria e lo faremo studiando

sciamanesimo, animismo, noi stessi, popolo abitante la Mongolia = anche lì c’è diffusione dello

sciamanesimo (quindi da Bolivia, Siberia, Mongolia).

Faremo una lezione sulla questione dei plurilinguismi: ogni realtà possiede una propria lingua e

linguaggio, è un domani nelle nostre classi o comunque nel mondo del lavoro potremo avere a che

fare con persone che parlano lingue diverse; l’antropologia aiuta a trasformare la difficoltà di non

comprendersi in una risorsa preziosa, qualcosa di sensato ed importante che ci permetterà di vivere

nella comunità costruendo una cultura comune.

DEA=demologia-etnologia-antropologia; il corso si dedica allo studio dell’uomo e delle culture

umane nelle loro articolazioni etniche e nelle loro espressioni popolari. Tutte le parole occidentali

gli antropologi le trasformano utilizzando il prefisso etno- coniugato con qualsiasi

conoscenza/competenza/ambiti del sapere= es. medicina diventa etno-medicina, scienza diventa

etno-scienza (es. uso di una certa pianta per un certo popolo in un certo luogo); oltre ad usare etno-

come prefisso per molte categorie le parole vengono declinate al plurale = medicina per noi

corrisponde a molte etno-medicine essendo molte le popolazioni diverse del mondo.

Antropologia culturale = studio dell’uomo nella sua società e nel suo contesto, anche se sarebbe

meglio dire studio degli uomini e delle donne. Per esempio, molti studi di antropologia alcune

donne antropologhe sono tornate sul campo di ricerca precedentemente studiato riuscendo ad

approfondire le conoscenze già acquisite arrivando addirittura come risultato ad una etnografia del

tutto diversa rispetto a quella compiuta da antropologi uomini. Per una popolazione da studiare sarà

più semplice L’approccio e più produttivo se intrapreso tra persone dello stesso testo.

L’antropologia parte dall’osservazione partecipante, con una teoria di partenza, ci si dirige sul

campo, si raccolgono i dati, si scrive un’etnografia e infine si ritorna sulla teoria = osservazione

partecipante +relazioni sociali + sistema di valori.

I primi antropologi (Frazer-Morgan) erano studiosi a tavolini, solo teoria ma senza dirigersi

direttamente sul campo: sarà Bronislaw Malinowski a inaugurare lo studio diretto sul campo.

Inizialmente si studia la civiltà/la primitivi di un popolo (teorie positivista ed evoluzioniste): solo gli

abitanti d’Europa erano civilizzato contro gli altri popoli “primitivi” che non si sono ancora evoluti

= pensiero diffuso a inizio ‘800. Oggi l’antropologia combatte le teorie retrograde basate

sull’evoluzionismo sociale dell’umanità.

Nel corso del’900 emerge una novità: la prospettiva antropologica dilaga tra le persone = 1) per

rappresentare la propria identità, 2) per formulare richieste di dignità e diritti per sé e per il proprio

gruppo (abolizione schiavitù-decolonizzazione), 3) per contrastare la fallaci della superiorità

razziale e culturale (manifesto della razza del 1939 firmato da un antropologo probabilmente

costretto manifesto antirazzista firmato da molti antropologi italiani e realizzati circa vent’anni

dopo, 4) per acquisire risorse utili per orientarsi nella vita di tutti i giorni in una società volta al

multiculturalismo.

Concetto di cultura dell’antropologia si basa sul fatto che tutte le persone di tutti i popoli ed etnie

possiedono una “cultura con la c minuscola” cioè condividono una vita sociale con gli altri/fare

cose con gli altri/pensare con gli altri, una vita sociale comune che comporta mangiare-

bere/costruire/divertirsi/fare rituali assieme; il primo nucleo di vita comunitaria è la famiglia e poi si

estendono al vicinato, al paese, alla città…. Il vivere assieme è la cultura intesa in senso

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antropologico: la cultura non è quella legata al sapere dei libri altrimenti questa sarebbe posseduta

da un ristretto gruppo di persone.

Gli studi sulla parentela sono importanti in antropologia e testimonia che tutti hanno una cultura

poiché dalla famiglia si apprendono le basi per la vita comune: linguaggio/gesti/pratiche quotidiane

ed eccezionali/istituzioni sociali/tecniche di lavoro… in particolare tutta l’antropologia degli anni

’80 del ‘900 analizza le pratiche ovvero il “fare” delle popolazioni come gruppo sociale o come

singoli individui.

In che cosa si distingue l’antropologia? Per l’ottica globale (olismo) e per il punto di vista

comparativo; l’antropologia è la sola disciplina che offre uno schema concettuale dell’intero

contesto dell’esperienza umana.

Shock culturale si ha quando si viene esposti ad una cultura completamente diversa dalla propria, si

tratta di qualcosa di iniziale che poi svanisce quando si accetta l’altro e si ha un incontro con l’altro.

Concezione olistica propria dell’antropologia= il desiderio di comprendere il tutto della popolazione

umana.

Cosa intende l’antropologia per diversità/alterità? Ogni cultura è etno-centrata (es. noi abbiamo una

modalità precisa per lavarsi i denti), e ogni cultura vista dall’esterno è concepita come diversa; solo

quando ci si confronta si capisce chi è l’altro e chi siamo noi. Alterità e diversità assumono un

significato solo nella relazione tra me e qualcuno, quindi sono nozioni relative ma anche

congiunturali.

Filmato “i grandi dell’antropologia: Bronislaw Malinowski Pasqua Nuova Guinea”

in

TRASCRIZIONE DEL VIDEO: parallelo studio pag. 28-29 del manuale di Barbara Miller

relative al Kula. Nel filmato si può vedere l'antropologo Malinowski, fondatore della ricerca sul

campo, nei suoi luoghi di ricerca.

Immagina di trovarti all'improvviso circondato dalle tue cose solo su una spiaggia tropicale vicino a un

villaggio indigeno mentre la lancia che ti ha portato si allontana fino a scomparire, immagina poi di

essere un principiante senza alcuna esperienza con nulla che possa guidarti e nessuno che possa

aiutarti perché non ci sono bianchi: questo descrive esattamente la mia iniziazione al lavoro sul campo

 queste parole furono scritte da un giovane polacco di nome Bronislaw Malinowski all'inizio del suo

famoso rapporto sulla vita degli indigeni del pacifico occidentale: nessuno era mai penetrato così

profondamente nella vita dei cosiddetti selvaggi, nessuno parlò con tanta autorità, era brillante,

egocentrico, polemico, all'altezza delle sue forze. Una generazione di studenti sarebbe venuta da tutto

il mondo alle sue conferenze per imparare i suoi metodi e sentire le sue teorie: credo sia stato il

maggiore antropologo britannico di tutti i tempi; nacque da una famiglia aristocratica di Cracovia in

Polonia nel 1884, figlio di un professore universitario studiava con profitto fisica e matematica, però

sua madre durante un periodo di malattia egli aveva letto delle pagine del ramo d'oro di Frazer

quest'opera aveva reso popolare l'antropologia tra i non addetti ai lavori e anche Malinowsky venne

stimolato a occuparsi seriamente di questa materia. Durante un congresso in cui si riunirono

antropologi di tutto il mondo, egli comprese che per l'antropologia il passo successivo doveva essere lo

studio approfondito della comunità sul posto. Trascorse sei settimane ad ascoltare e parlare ai

principali antropologi del tempo che ne suggerirono di studiare il popolo my lou sull'isola di toulon.

Così quando i delegati al congresso tornarono verso casa Malinowsky partì per il suo primo tentativo

di lavoro sul campo. È importante sottolineare che rivoluzione fosse per gli antropologi andare sul

posto e visitare le culture a cui si interessavano invece di rimanere a casa seduti in poltrona a

considerare infatti riportati da altri ora potevano assistere direttamente alle cerimonie con gli interpreti

intervistare i locali e scrivere i loro appunti. Subito dopo l'antropologia si era per così dire spostata

dalla poltrona ma quando Malinowsky si trovò sulla veranda dell'isola my lou al largo della costa

meridionale della Nuova Guinea si rese conto che non ricavava un quadro completo della vita dei 3

locali da una simile prospettiva in realtà non prendeva parte alla loro vita quotidiana e capii che stare

alla veranda non bastava ma avrebbe dovuto uscire e andare veramente con la gente. Dice: le mie

esplorazioni antropologiche mi hanno assorbito molto ma hanno due difetti fondamentali uno è che

ho pochi contatti con i selvaggi sul posto non li osservo abbastanza e l'altro è che non parlo la loro

lingua cosa che sarà difficile da risolvere. Con queste due chiare ambizioni in mente Malinowsky

decise di riiniziare con un altro popolo: durante un'escursione sulla costa era stato incuriosito dagli

abitanti di un gruppo di isole piuttosto lontane chiamate e trobriand al largo della punta orientale della

Nuova Guinea nel 1915. Fissò la sua base nel villaggio più importante della maggiore di queste isole

che non è segnato sulle carte e quindi non visitato dai turisti e cominciò la carriera come moderno

ricercatore sul campo: avrebbe portato nuova energia e vigore all'antropologia. Piantò la sua tenda e da

qui cominciò a descrivere e capire cos’era importante per le persone con le quali aveva deciso di

prendere parte alla vita del villaggio, ad aspettare gli eventi importanti o le feste a interessarsi

direttamente agli sviluppi dei piccoli fatti del villaggio, a svegliarsi ogni mattina per scoprire intorno a

me la vita del villaggio. Cominciava a risvegliarsi con le persone nel pieno della loro giornata di

lavoro a seconda della casa e della stagione perché si svegliano e cominciano a lavorare presto o tardi

a seconda dell'urgenza del lavoro, poteva vedere particolari intimi della vita familiare, delle abluzioni

della cucina, dei pasti, poteva vedere l'organizzazione della giornata di lavoro, le persone che

partivano per le commissioni o gruppi di uomini e donne occupate a fabbricare qualcosa, scherzi e

scene familiari, eventi comuni a volte teatrali ma sempre significativi formavano l'atmosfera della loro

vita quotidiana. I bambini si riuniscono in bande per giocare al centro del villaggio: ovviamente

Malinowsky amava la compagnia dei bambini che lo seguivano e sicuramente li affascinava.

Malinowsky si proponeva di trovare gli elementi utili alla comprensione del funzionamento di ogni

società: le sue osservazioni lo portarono a concludere che ogni aspetto della vita sociale era funzionale

ai bisogni fondamentali dell'uomo come cibo riparo e riproduzione, queste idee divennero note come

funzionalismo forse il metodo funzionale riconosce soprattutto che la soddisfazione dei bisogni

biologici richiede e sviluppa un sistema di necessità derivate; l'uomo che vive in una società civile

ottiene il suo pane indirettamente attraverso la cooperazione e lo scambio, deve procurarselo con

complicate attività economiche e di conseguenza la civiltà crea nuove necessità di utensili armi e

mezzi di trasporto di collaborazione sociale, di istituzioni che assicurino il funzionamento normale e

legale dei gruppi umani e che permetta la cooperazione organizzata. Malinowsky non era molto

interessato all'evoluzione di un popolo a differenza di molti suoi predecessori: per lui la cosa

importante era osservare il modo in cui la società funzionava nel momento in cui veniva studiata dagli

antropologi. Egli trovò che una particolare cosa che permeava gran parte della vita nelle proprie la

magia: il ricorso alla magia degli abitanti delle trobriand incuriosì Malinowski soprattutto perché

ricorrevano al suo intervento continuamente, c'erano riti magici per ogni fase dell'anno, per le

coltivazioni, magie per la pesca, c'erano persino magie per l'amore. La magia è radicata a tal punto

nella loro mentalità. Malinowsky affrontava il lavoro sul campo in modo più sofisticato di quanto non

si rendesse conto: ogni giorno quando scriveva i suoi appunti emergeva un quadro della vita degli

indigeni più completo di quello dipinto dai suoi predecessori, un lavoro migliore dei precedenti.

Quando imparò a parlare la loro lingua faceva le sue domande e scriveva nel suo quaderno,

fotografava anche tutte le nascite e le morti; annotava divertito le reazioni degli isolani alle sue attività

antropologiche. Durante le prime settimane il senso di disperazione ed esasperazione dopo che molti

tentativi ostinati ma inutili non erano riusciti a metterlo in contatto con gli indigeni né a fornirgli del

materiale, ha avuto periodi di abbattimento. All'inizio del 1915 nel villaggio sentì suonare le

conchiglie: c'era una strana agitazione e vide che mostravano una grossa collana, dissero che era uno

degli scambi di regali fatti al momento di visitare gli amici non era uno scambio di regali, queste

cerimonie di scambio solo una fase finale di una vasta impresa tribale che comporta elaborate e

pericolose spedizioni. Lo scambio viene svolto dalle comunità che abitano un anello di isole che forma

un circuito chiuso: lungo questa rotta articoli di due tipi e solo di questi due tipi viaggiano in direzioni

opposte in senso orario si muovono costantemente lunghe collane di conchiglie rosse, vanno nella

direzione opposta bracciali di conchiglia bianca; ognuno viaggiando nella sua direzione nel circuito

chiuso incontra gli articoli dell'altra classe e viene scambiato per essi, ogni movimento degli articoli,

ogni

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MARGRO171097 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale per la scuola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof .
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