Antropologia culturale
Lezione 1
L'antropologia si è sempre confrontata con la diversità culturale, elaborando delle visioni differenti sulle società di partenza. L'antropologia è un sapere critico perché induce a un ragionamento su noi stessi e sugli altri. La grande differenza rispetto alla filosofia è che quest'ultima ha riflettuto sull'uomo occidentale elaborando teorie che dipendono da uno sguardo etnocentrico.
Antropologia deriva dal greco antico, composizione di anthropos e logos (uomo e discorso). Antropologia significa quindi discorso sull'uomo, cioè studio del genere umano, in particolare dal punto di vista culturale. All'interno dell'antropologia alcuni termini indicano lo stesso tipo di sapere (antropologia sociale, etnologia, studi folklorici…).
Si fa risalire solitamente la nascita dell'antropologia con Erodoto che scrisse le “Historiai”, che significa propriamente “descrizioni”. Le sue osservazioni sono interessanti perché si confrontano con le altre realtà. Famosi sono i capitoli sulla religione egizia, in cui Erodoto si pone il problema se gli dei greci sono la traduzione degli egizi. Dopo di lui non ci sono altri esempi così clamorosi d’interessamento sulla diversità culturale. Infatti bisognerà aspettare secoli prima di incontrare Marco Polo. Erodoto è un precursore isolato.
L'antropologia non è esclusivamente occidentale in quanto tutti i popoli si sono sempre interrogati sul diverso ma, a parte alcuni scritti arabi e alcuni casi di riflessione sviluppatasi in India e Giappone, non c'è nulla che sia simile alla tradizione che si sviluppa in Occidente che viene riconosciuta come disciplina due secoli fa. Una disciplina nasce quando c’è un riconoscimento sociale. Qualche elemento antropologico si osserva già nell'Umanesimo europeo. La caccia ai libri deriva dall’interesse verso il mondo antico, sconosciuto fino ad allora. In questo periodo c'è una particolare attenzione nei confronti dell'uomo, che non è più esclusivo prodotto di Dio, ma è opera del suo stesso fare.
Un testo famoso di Pico della Mirandola, “La dignità dell’uomo”, mette in scena un dialogo tra Dio e Adamo, in cui Dio dice ad Adamo di averlo fatto plastes et fictor, cioè malleabile e capace di plasmarsi da solo. L’uomo può conformarsi alle situazioni che lui stesso ha creato. È un’idea completamente diversa da quella che fino ad allora aveva regnato. C’è uno sguardo più distaccato rispetto ai dogmi della fede, comincia a insinuarsi l’idea che l’uomo possa avere delle idee proprie.
L’evento sconvolgente è la scoperta dell’America, un mondo completamente nuovo, diverso dall’Africa e dall’Asia di cui si sa poco ma si ha consapevolezza della loro esistenza. La scoperta dell’America ribalta le convinzioni anche degli stessi umanisti che pensavano l’uomo plastes et fictor ma in maniera locale. La diversità è radicale infatti molti missionari tendevano a vedere negli altri, gli indiani, delle persone diaboliche. Alcuni di loro furono in grado di liberarsi dai preconcetti iniziando a osservare la diversità. Ci fu il grande dibattito sulla natura degli indiani: sono esseri umani come gli europei? Hanno l’anima anche se non hanno ricevuto la rivelazione? Oppure non hanno l’anima e possono essere schiavi?
Las Casas, vescovo domenicano a Chiapas (Messico), difese la natura umana degli indiani facendo riferimento alla filosofia classica riscoperta dagli umanisti. L’Europa cristiana sta iniziando a vivere lo scisma.
L'antropologia culturale nel senso attuale del termine nasce dall’alterità culturale e si sviluppa nel periodo coloniale. Il contesto coloniale è un contesto di dominio e imposizione, un’imposizione culturale forzata e non solo di tipo religioso. Gli indios (e non solo) vennero sottoposti ad un regime di sfruttamento. È un rapporto che nasce basandosi sulla distanza tra colonizzatore e colonizzato, che dura anche nel post-colonialismo. L’antropologia cerca di ridurre la distanza tra l’altro e il sé, cercando di comprendere il senso dell’altro e la sua cultura. “Antropologia sospetta”.
Durante la decolonizzazione l’antropologia non era ben vista perché spesso era letta come espressione del potere che aveva soggiogato per molti decenni quei popoli che si stavano emancipando. La globalizzazione è cominciata a partire già dall’Ottocento con i “selvaggi professionali”, come gli aborigeni australiani portati ad esibirsi nei circhi del mondo. L’oggetto di studio dell’antropologia sono le popolazioni primitive e selvagge e lo sforzo principale è capire il modo di vivere degli altri. Nascono le prime istituzioni accademiche che insegnano l’antropologia. Spesso coloro che insegnano erano persone che riflettevano sulla diversità variamente modulata di queste popolazioni.
Le premesse scientifiche e ideologiche sono che l’umanità è un fenomeno unitario e che essa non è costituita da umanità divise (come si credeva fino all’Ottocento). Tutti gli esseri umani appartengono alla stessa specie naturale. Le teorie monogeniste prevalsero su quelle poligeniste. Un altro punto importante è l’idea che l’umanità progredisce, si ha traccia di questo soprattutto grazie alla rivoluzione industriale, che proietta la sua ombra sulla storia passata. Oltre all’idea dell’umanità come fenomeno unitario, si pensa che essa abbia seguito uno sviluppo rettilineo dall’uomo selvaggio fino alla rivoluzione industriale.
L’antropologia ricerca le origini e le trasformazioni dell’uomo e definisce che i rappresentanti più antichi della storia umana sono i popoli più selvaggi. Bisogna scoprire le leggi che hanno portato da quello che eravamo ad oggi. È possibile fare questo attraverso dei confronti tra i vari popoli e ottenendo delle sequenze di sviluppo in tutti i settori della vita umana. Tutto questo necessita di un concetto sintetico cui riferirsi, concetto che gli antropologi individuano nella cultura.
Nel 1871 Edward Tylor elaborò la definizione di cultura in senso antropologico, diventando il punto di riferimento dell’intera disciplina.
“La cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società.”
La sua definizione suscitò un dibattito. Tylor afferma dunque che se nasce in una data società l’individuo acquisirà una serie di capacità differenti rispetto al fatto che nasca in un’altra società. La sua definizione va contro l’idea che una determinata cultura appartenga ad una razza. Va inoltre contro alla definizione di cultura classica (ad esempio la concezione ciceroniana). La definizione di Tylor attribuisce la cultura a qualsiasi popolo (una società primitiva, un popolo analfabeta, …). Con questa definizione si passa da una concezione di cultura individuale ad una di gruppo, abolendo la concezione della cultura come conoscenza spirituale (Cicerone) che diventa costruzione simbolica e materiale. La cultura è una caratteristica di tutta l’umanità e non è più “colta” ma si apprende vivendo. Queste sono le premesse minime dell’antropologia.
Lezione 2
Film "Il manto nero"
Un episodio che nel film mette in luce l’alterità culturale è quello in cui Manto nero insegna agli altri a scrivere. Ciò dimostra come un medium (televisione), inserito in una situazione data, è capace di modificare le relazioni fra le persone. All’inizio del film si può notare il parallelismo in cui l’europeo e l’indiano vengono vestiti, che mette in luce la differenza tra i due ma anche la loro somiglianza. Nella cultura ognuno ha un universo di riferimento che è assoluto; oggi quando in una cultura che non sia la nostra riscontriamo dei particolari che nella nostra cultura non sono concepiti allora reagiamo dicendo “è la sua cultura”.
Lezione 3
Definizione antropologica di cultura: vedi definizione Tylor
Tutti hanno una cultura ma questa risulta diversa, in quanto dipende dalla società di cui si fa parte; si passa all’idea che la cultura sia una dimensione collettiva e non individuale e che si apprenda ovunque vivendo. La cultura è ora costituzione simbolica e materiale oltre ad essere una dimensione spirituale.
Esempio Isole Salomone:
Sono isole abitate da popoli con culture di transizione provenienti dalla Melanesia e dalla Polinesia. Gli isolani possiedono dei bastoni da guerra di legno che sulla cima hanno una reticella al di sotto della quale mettono un materiale che sembra oro ma in realtà è pirite. Gli spagnoli, credendo fosse oro, vollero comprare questi bastoni e gli isolani vollero in cambio i loro cappelli (Jack Sparrow), perché? Perché rappresentavano potere e dignità ed erano insegna di prestigio. I due mondi che entrano in contatto (spagnoli e isolani) hanno un fraintendimento culturale dovuto alla differenza culturale tra i due popoli. Il fraintendimento è asimmetrico perché ciò che cercano i due popoli sono due poteri diversi, gli spagnoli cercano potere materiale mentre gli isolani un potere spirituale. Il fraintendimento rivela che ogni popolo cerca una diversa utilità che nasce dal proprio contesto culturale.
Perché vengono chiamate Isole Salomone dagli spagnoli? A causa di una denominazione biblica.
Concetto di cultura oggi:
“Un complesso di idee, di simboli, di azioni e di disposizioni storicamente tramandati, acquisiti, selezionati e largamente condivisi da un certo numero di individui, mediante i quali questi ultimi si accostano al mondo in senso pratico e intellettuale.”
Cultura e natura
La cultura è una parte essenziale della natura umana perché l’essere umano è per natura incompleto, ciò significa che quando un uomo viene al mondo non ha tutte quelle capacità necessarie a crescere.
Caso del ragazzo selvaggio dell’Aveyron (Francia 1799): un ragazzo di 10 anni venne trovato e viveva completamente in modo selvatico e non sapeva parlare e camminare. Un dottore decise di prendersene cura e per molti anni cercò di insegnargli a parlare, scrivere, camminare ma senza mai riuscirci.
Linguaggio
Senza linguaggio non esiste interazione sociale quindi l’apprendimento di almeno un linguaggio è fondamentale. Il linguaggio può esprimere diversi stati, presenti, passati, futuri, reali e possibili, i quali compongono l’universalità semantica. Questa capacità del linguaggio umano allarga la possibilità di relazionarsi col mondo sulla base del principio della produttività infinita del linguaggio. Ogni linguaggio ha un suo codice necessario per potersi capire (esempio delle 3 dita).
Lezione 4
Modelli culturali
Una cultura, per quanto sia varia, non è un insieme di cose a caso ma tutte queste cose hanno delle forme di coerenza e sono collegate tra loro.
Possiamo parlare di modelli per e modelli di:
- Modelli per: è qualcosa che ci consente di agire. Esempio: un castoro che costruisce la sua casa, egli ha nel suo codice genetico la capacità di farlo.
- Modello di: rappresentazione di come pensiamo ci si debba comportare.
Questi due modelli spesso vanno di pari passo e quindi si parla di modelli per e di. Modello per e di: permette di comportarsi in un certo modo ed avere allo stesso tempo idea del perché ci si comporta in quel determinato modo. In questo modello il di e il per si verificano contemporaneamente.
Esempi:
- Nella Sinagoga gli uomini si coprono il capo in segno di timore e rispetto.
- Nella Chiesa gli uomini si scoprono la testa in segno di rispetto, mentre la donna se la copre per modestia (qui s’inserisce un modello di genere).
- Nella moschea uomini e donne si tolgono le scarpe perché il suolo della casa di Dio è sacro.
Tutti questi modelli sono acquisiti, tramandati e selezionati, nel senso che non tutti passano da una generazione all’altra; hanno una valenza comunicativa e operativa e inoltre interagiscono tra loro dando luogo a complessi integrati più o meno coerenti.
I modelli sono costituiti da simboli:
- Oggetti, che diventano simbolici in base al contesto della situazione
- Gesti, che diventano simbolici in base al contesto della situazione
- Immagini, che diventano simbolici in base al contesto della situazione
Simboli: segni che di per sé non hanno alcun significato ma che significano qualcosa per qualcuno, è necessario che quel qualcuno sia in grado di riconoscere il simbolo in questione.
Habitus: l’uso dei modelli è quasi sempre automatico e irriflessivo, in quanto sono incorporati nell’uomo e per questo motivo costituiscono un habitus; quindi si tratta di comportamenti che l’uomo adotta in risposta all’ambiente fisico, sociale e culturale che lo circonda. (pp.151-155)
Esso può variare in base a determinati elementi:
- Cultura
- Appartenenza di classe
- Professione
- Educazione (cultura in senso individuale)
Ne consegue che la cultura (complesso di modelli):
- Si trasmette mediante apprendimento socializzato
- È una costruzione convenzionale, non liberamente revocabile
Le culture non sono blocchi omogenei in quanto esse sono stratificate e diversificate al loro interno, infatti i modelli che le costituiscono non si impongono mai in maniera uniforme a coloro che ne fanno parte. La diversità interna ad una cultura può essere spiegata in rapporto alla disuguaglianza sociale, al genere, alle razze ecc.
Le culture non sono statiche ma cambiano nel tempo sia a causa di fenomeni interni alla cultura stessa sia a causa di modelli imposti dall’esterno. Non esistono culture completamente chiuse o aperte ma ognuna ha il suo grado di flessibilità.
Lezione 5
Etnografia
Ricerca sul campo (luogo entro cui si svolge la ricerca vera e propria). La cultura non va mai studiata in generale ma va studiata nelle sue forme specifiche ovvero nelle sue manifestazioni concrete. Lo studio dell’etnografia significa entrare in contatto con l’alterità, ovvero con qualcosa o qualcuno che conosciamo molto poco; la maggior parte dei fraintendimenti antropologici accade perché l’antropologo attribuisce al popolo che sta studiando dei modelli cognitivi della realtà che non gli appartengono, perché per lui ovvi.
Per capire le altre culture bisogna cercare innanzitutto di allontanarsi dai propri costumi e uscire dai propri modelli (di cui siamo prigionieri), per innescare uno stile anti-etnocentrico. Una volta conosciute le altre culture si riesce ad avere una visione critica della propria cultura.
L’antropologia si differenzia da altre forme d’inchiesta per:
- Prospettiva olistica (dal greco intero, insieme): non si può studiare solo un pezzo di società, ma essa va studiata nel suo insieme in generale non separando i diversi aspetti; questa prospettiva rimanda al fatto che i modelli sono integrati tra di loro.
- Osservazione partecipante: vivere più possibile le esperienze degli altri, osservandoli allo stesso tempo. Questa espressione è di Bronislaw Malinowski. Con l’osservazione partecipante siamo portati ad entrare in una nuova forma di vita, è qualcosa che ricorda l’apprendimento di un gioco. Il fine ultimo di questo approccio è quello di afferrare il punto di vista dell’indigeno, il suo rapporto con la vita, e rendersi conto della sua visione del suo mondo. Questo approccio comporta anche dei rischi quali, per esempio, prendere il punto di vista dell’altro come dato e vero e ciò è sbagliato, infatti questa “verità parziale” va completata dallo sguardo del ricercatore.
Tre diversi tipi di sguardo etnografico:
- Sguardo dell’osservatore assoluto (non interviene il punto di vista del nativo)
- Sguardo che coglie solo il punto di vista del nativo e la sua visione del mondo (verità parziale)
- Sguardo che si forma dall’interazione dei due sguardi precedenti che in questo modo si completano (sguardo più corretto)
Lezione 6
Tribu, etnie e confini etnici
L’etnografia presenta dei limiti, infatti è possibile solo nel contesto in cui viene condotta la ricerca in quanto non esiste un modello astratto di etnografia, inoltre il posizionamento del ricercatore incide sulla sua ricerca. Il ricercatore deve essere il più possibile obiettivo, integrando, ma non distorcendo, il senso che il nativo attribuisce al suo modo di vedere il mondo.
Tribu: da tribus in latino, erano delle unità amministrative, ovvero un gruppo di persone che dichiaravano di discendere dallo stesso antenato mitologico. Noi quando parliamo di tribù ci riferiamo ad un gruppo di primitivi, ma in realtà la parola tribù ha un significato antropologico tecnico ossia:
Grande sistema che comprende tutti gli individui che sono discendenti da uno stesso antenato.
Il concetto di tribù rimanda all’idea dello stare insieme. Coloro che fanno parte di una stessa tribù devono avere determinate caratteristiche, quali:
- Stessa lingua
- Stessa cultura
- Stessa area geografica
Ma gli antropologi hanno scoperto che si tratta di tribù anche se:
- Diversa lingua
- Diversa cultura
- Distanza geografica
Quindi nasce un problema di appartenenza a una determinata tribù. La tribù è quindi fondata:
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