Oralità e scrittura
Lo sviluppo dell’uomo ha fatto sì che si sviluppassero diverse forme di società anche sul piano della comunicazione. Inizialmente esistevano solo società che comunicavano oralmente, finché non si sono pian piano sviluppate le forme di scrittura. Il possesso della scrittura ha sicuramente determinato vantaggi per il sapere e l’accumulazione delle conoscenze, cosa che prima non poteva avvenire per via del fatto che la nostra memoria è limitata. La scrittura è giunta all’uomo circa 3.000 anni fa, dunque per la maggior parte della vita dell’uomo la comunicazione era totalmente orale.
Oralità ristretta e primaria
Le società in cui la scrittura è diffusa sono dette culture “ad oralità ristretta”, mentre le società che non conoscono la scrittura vengono definite a “oralità primaria”. Sono società anche conosciute come “verbo-motorie” (coniato da Marcel Jousse) in cui la parola è affiancata dal gesto intenzionale, da determinate posture o da inflessioni della voce che sottolineavano il parlato. Oggi però non esistono più, e anche quelle in cui non esiste la scrittura, questa impone la sua influenza tramite leggi, regolamenti, disposizioni, calcoli e altro. Per tale ragione si parla di società ad “oralità diffusa” per indicare che non sono totalmente influenzate dal sistema di scrittura.
Il ruolo dei Griot
Le società ad oralità primaria erano composte dagli specialisti della parola, soggetti che avevano sviluppato una memoria capace di possedere saperi generali e particolari della cultura di appartenenza. Sono figure anche conosciute come Griot, ossia musici o cantastorie dell’Africa subsahariana occidentale che si dedicavano alla raccolta e alla trasmissione delle leggende e che svolgevano il ruolo di mediatori. I Griot possono essere itineranti ma per lo più vivevano nelle corti dei nobili e ne conoscevano tutte le storie e tutti i territori che possedevano. Essi avevano alcune modalità per migliorare la memoria, facevano infatti ricorso a formule, clausole, ripetizioni e proverbi che aiutavano l’esposizione. Si tratta di un lavoro che veniva tramandato da genitori a figli, dunque esistevano delle famiglie specializzate nell’essere cantastorie.
Regresso all'oralità
Nell’era moderna la parola è stata sostituita dalla scrittura, ossia si assiste però al regresso all’oralità. Si tratta di un contesto in cui la scrittura è affiancata all’oralità ma in cui la scrittura è caratterizzata da formule ripetitive e linguaggi stereotipati che impoveriscono il vocabolario. Ciò comporta anche un impoverimento del pensiero.
Caratteristiche dei popoli ad oralità primaria
I popoli ad oralità primaria sono caratterizzati dall’esistenza di un lessico molto scarso. Gli studi dimostrano che questo è dovuto al concetto di contesto dell’esperienza che si riferisce al fatto che, in quanto pratiche, queste società si basano solo su ciò di cui fanno esperienza, dunque il resto non viene definito da un termine (es. esiste solo la dimensione del presente, no futuro o passato). Inoltre, le culture orali si componevano di un lessico scarso perché si riteneva che la parola avesse un potere causativo, dunque ad una parola susseguiva un effetto. Si legava la parola ad una circostanza che spesso aveva a vedere con riti magici o anche a divinità.
Studi di Malinowski e Griaule
Anche Malinowski lo denota nelle isole Trobriand (usavano la parola per ottenere risultati positivi). L’importanza della parola è stata evidenziata anche dagli studi di Marcel Griaule che entrò a contatto con il popolo Dogon del Mali. Un anziano cieco del popolo narrò verbalmente all’antropologo tutta la cosmologia in cui credevano dimostrando di possedere un sapere tramandato. La figlia dell’antropologo, Calame Griaule, continuò gli studi del padre soffermandosi sulla lingua al fine di rilevarne la complessità. Racconta, infatti, le poesie che gli uomini dedicate alle loro donne. Scoprì in questo modo che il Dogon possiede 8 voci, quindi 8 modalità di parola che è comporta di acqua e soffio. Il soffio, o kikinu, designa il tono su cui si manifesta la parola e che costituisce il nesso con la struttura psichica. Si tratta quindi di una ricchezza non soltanto linguistica ma anche di pensiero seppur si parla di popoli privi di scrittura.
Popolo dei Piraha
Il contrario di questo popolo sono i Piraha, un popolo studiato da Daniel Everett. Egli si recò in questo luogo per diffondere la religione cristiana scoprendo che il popolo non credeva a niente che non fosse tangibile. Tale ragione li pone agli antipodi del popolo Dogon la ricchezza di linguaggio in quanto limitata al tangibile.
Ricerche di Vygotskij e Lurija
La famosa alfabetizzazione favorisce l’espressione linguistica, ma nei confronti di coloro che non sono alfabetizzati ha determinato la visione di popoli privi di capacità di pensiero, cosa non vera. Per tale ragione Vygotskij svolse degli esperimenti insieme a Lurija. Quest’ultimo era un suo allievo che sosteneva che lo sviluppo del pensiero umano non è naturale ma che dipende da processi psichici e sociali. Sulla base di questa visione, negli anni a partire dal 1930 svolse diversi esperimenti su gruppi di persone illetterate e gruppi di soggetti alfabetizzati. Al primo gruppo vennero presentate delle figure geometriche. Questi riuscirono a riconoscerne il significato perché associavano la figura a degli elementi di cui avevano fatto esperienza (cerchio = sole). Altri esperimenti richiedevano il raggruppamento degli elementi in delle categorie. Questo risultò più difficoltoso perché davano più importanza al messo piuttosto che allo strumento (es. tra gli strumenti mettevano il ceppo piuttosto che il martello poiché senza ceppo non potevano lavorare). Si tratta quindi di persone che non riescono ad elaborare concetti astratti poiché si basano sul concetto di esperienza.
Walter Ong
Walter Ong (glottologo) scrisse un testo nel 1982 che si chiama “Oralità e scrittura” in cui analizza le società ad oralità primaria e con la scrittura sostenendo che il pensiero tra i due tipi di società è diverso. Le culture ad oralità primaria hanno alcune caratteristiche: la loro comunicazione è ritmata, fanno uso di luoghi comuni, sono dette verbo-motorie, fanno un larghissimo ricorso alla memoria ed hanno pochi strumenti per agevolare la memoria. Ong diceva che questi popoli assegnavano un primato all’udito e al suono piuttosto che alla vista. Il problema nasce per il fatto che suono e udito possono essere fruiti nel momento in cui si sentono perché terminano con l’emissione del suono, dunque l’ascoltatore deve ricordare. Nelle società dotate della scrittura è diverso perché si può rileggere, stabilire confronti e conservare l’informazione. Ong sosteneva però che la scrittura separa mentre la parola unisce.
L’analisi di Ong verte sul tipo di pensiero un pensiero che nelle culture ad oralità primaria è:
- Paratattico, invece che ipotattico, ossia che non vi sono frasi subordinate ma poste tutte su un unico piano, al fine di evitare di perdere il senso del discorso.
- Aggregativo, non analizza, ma presenta le cose in maniera aggregata.
- Conservatore perché inibisce altre sperimentazioni intellettuali (non è possibile per questi popoli pensare a qualcosa di non tangibile, i Dogon fanno assolutamente eccezione).
- Omeostatico ossia che si conserva solo ciò che serve (l’inutile si elimina) ed è legato a situazioni dell’esperienza umana che possono essere ripetute.
Nelle società con la scrittura si sostiene che esista una sorta di reificazione della parole, ossia che si dà una sostanza alla parola. Le società alfabetizzate infatti non riescono a pensare ad una parola che non sia scritta, dunque si associa una sostanza a qualcosa che non ne ha. (Fabietti). Una caratteristica della cultura elettronica, secondo Ong, è che vi è una certa tendenza di ritorno all’oralità, ossia che si perde la conoscenza specifica delle parole e si torna a privilegiare l’udito. Inoltre, sostiene che c’è un ritorno a forme comunicative dialettali ossia pre-letterate.
Identità e scrittura
La scrittura è espressione di un’identità (pensiamo ai poemi, alla nostra letteratura). Di conseguenza si pensa che i popoli che non hanno scrittura non abbiano identità e ci si chiede se sentano la necessità di possederla. Vi sono popoli che hanno la scrittura e non se ne servono perché prediligono l’oralità per via del fatto che la parola scritta è eterna ed immutabile (le parole della Bibbia, del Corano, sono immutabili, perché sono le parole dette, che coincidono con la casualità). Alcuni popoli però la scrittura l’hanno rifiutata perché la tradizione orale consente degli aggiustamenti, mentre la scrittura fissa la genealogia (origine e discendenza delle famiglie). Vi sono anche popoli che non avevano scrittura e l’hanno inventata, Jean Loup Amselle scrisse “Logiche meticce” in cui espone il suo obiettivo ossia quello di dimostrare che non esistono culture pure, ma solo culture che sono frutto di contaminazioni costanti. Contrasta quindi quegli antropologi che hanno creato le etnie e le hanno rese immutabili. Nel suo libro narra della nascita del linguaggio del popolo degli Bdul, chiamato N’Ko, che unisce la lingua occidentale e quella araba. Grazie a Kanté crearono un nuovo linguaggio nel tentativo di recuperare il linguaggio originario africano. Per creare la nuova lingua utilizzarono una scrittura da destra a sinistra con segni dell’alfabeto occidentale. Mettendo insieme queste due modalità volevano rivendicare la loro identità culturale, ossia la lingua indigena, distrutta nelle operazioni di conquista.
“Con la scrittura abbiamo assistito ad una addomesticamento del pensiero” - Jack Goody.
I media e la cultura
Nella società moderna, influenzata dalle nuove forme di comunicazione, si sono create le comunità di sentimento, ossia comunità immaginate che esistono soltanto nella dimensione virtuale. Si tratta di comunità capaci di travalicare l’ambito degli Stati nazionali al fine di comunicare. Sono spazi in cui di producono le nuove sfere pubbliche, termine coniato da Habermas per indicare la capacità della borghesia degli anni Sessanta di produrre aree di opinione su temi di interesse pubblico. Queste sfere pubbliche oggi possono essere definire diasporiche, ossia supercomunità immaginate che si incontrano sui siti internet.
Lo sviluppo di questi mondi condivisi parte dalla nascita della televisione che è rapidamente giunta in tutto il pianeta. È un mezzo culturalmente influente, diventato esso stesso produttore di cultura in quanto suggerisce comportamenti, gusti, valori, costumi, idee politiche e religiose. Si tratta quindi di un ruolo attivo nel processo di produzione e cambiamento culturale. Ciò ha causato la nascita dell’immaginazione da spostamento, che è diventata parte del nostro quotidiano come sostenuto da Appadurai. Questo perché l’immaginazione si trasforma in azione che può avvenire grazie alle condizioni in cui vive l’umanità (mezzi di trasporto ecc.).
Percezione e cognizione
Lo sviluppo dell’idea della gerarchizzazione tra diverse popolazioni nacque dalle differenze che i primi europei intravidero nella conoscenza con i popoli definiti “primitivi”. La maggior parte delle segnalazioni tra le differenze si basavano sulla scarsità del loro lessico e sulla mancanza di informazioni dettagliate. Queste differenze diedero anche vita all’idea secondo cui esistono diverse tipologie di pensiero, e che quella dei popoli occidentali sia superiore alle altre.
Ciò fu anche influenzato dalle speculazioni filosofiche attuate da Lucien Lévy Bruhl (scuola sociologica francese), secondo cui esistevano qualità del pensiero diverse tra popoli primitivi ed occidentali. In particolare, egli affermò che il pensiero dei popoli primitivi era caratterizzato dalla partecipazione (distinguo tra soggetto e realtà circostante) e che quindi erano privi della logica aristotelica (principi di identità e non contraddizione).
Tale riflessione nasce da studi svolti da altri studiosi che si erano imbattuti nel fenomeno del totemismo (credenza in totem come antenato) che prevedevano l’identificazione tra l’individuo e l’animale totemico. Sulla base di ciò Bruhl sostenne che la capacità di classificare il mondo era ciò che li distingueva.
Ciò che Bruhl aveva tralasciato era che il loro modo di concepire l’alterità era basato sulla prefigurazione degli eventi, fenomeno in cui non si distinguono realtà e cose che devono ancora avvenire o i sogni (pratiche svolte anche per assicurare il successo nella caccia). La visione di Bruhl su questi popoli come inferiori cognitivamente ebbe un peso ed un’influenza su molti studi successivi, soprattutto per via del fatto che le conoscenze su queste popolazioni erano scarse. Ma quando le ricerche antropologiche aumentarono diventando più prolungate e specifiche si iniziò a sentire la necessità di entrare a contatto con la lingua di questi popoli. Ciò causò la caduta di molti pregiudizi. Molti autori, infatti, iniziarono a confutare le idee di Bruhl, come fece Evans Pritchard in alcune aperture delle sue opere.
Nonostante ciò, il dibattito era ormai avviato e per questo continuarono alcuni studi sulla differenza dei pensieri e si arrivò a distinguere il pensiero concreto da quello astratto. Il pensiero concreto si basa sull’esperienza e sulla percezione concreta (percezione della realtà). Chi usufruisce di questo pensiero basa la percezione sulla conoscenza solo di ciò che può essere utile e che abbia un ritorno concreto. La scienza, basata sul pensiero astratto, si allontana dall’esperienza: il pensiero astratto ha una relazione molto più distaccata con l’esperienza.
Gli studi sono arrivati alla conclusione che a differenziarsi non è il pensiero ma la classificazione dei sistemi, sistemi che sono contenitori nei quali si introducono degli elementi che rispondono a caratteristiche specifiche. Questi sistemi permettono la classificazione del mondo e di conseguenza la sua conoscenza che però non sono totalmente trasportabili da un contesto all’altro nella loro interezza (cambiano per cultura e ambiente).
- Esempio ne è la distinzione tra animali impuri e simbolici. L’antropologa inglese Mary Douglas sostiene che questa differenza dipende da un problema di coerenza classificatoria. Infatti, il carattere puro degli animali la cui carne è consumabile corrisponde alla combinazione di ruminazione e artiodattilità. Ciò che non ha queste caratteristiche è ritenuto impuro. Lei scrisse “purezza e pericolo” con il quale si sofferma sul valore dei simboli nelle varie culture e soprattutto su ciò che è puro e ciò che non lo è.
- Si presentano anche classificazioni legate alla religione: agli ebrei è vietato mangiare il maiale. O alla visione che la cultura ha di un determinato animale: nella cultura occidentale il pipistrello è legato a malattie, tra i Lele del Kasai il pangolino ha un’accezione positiva legata all’idea di “capo” e credono che la sua carne renda fertili. Nel popolo dei Waiwai è vietato alle donne mangiare qualunque parte di un animale tranne il fegato che può essere mangiato perché assomiglia alle foglie delle piante.
- Durkheim svolse degli studi sulle forme elementari della vita religiosa, arrivò a studiare l’etnologia al fine di trovare queste espressioni elementari nei popoli primitivi. Egli analizzò un rito chiamato “intichiuma” cioè l’uccisione dell’animale totem e il consumo comune di questo animale. Si tratta quindi di un tabù (l’animale sacro non può essere ucciso) che viene infranto quando alla pratica partecipa tutta la comunità. Secondo lui questa condivisione dell’animale serve a rifondare il legame degli individui della società.
Claude Lévi Strauss
Strauss era un antropologo francese nato nel 1909 che si dedicò per gran parte della sua vita alle ricerche sul campo per poi abbandonare per dedicarsi agli studi comparativi. Una delle sue opere più importanti è “Tristi tropici” del 1958 in cui parla di alcune popolazioni, scagliandosi soprattutto contro l’imperialismo coloniale che ha causato la perdita di molti aspetti delle culture. Egli si fece promotore di studi e scritti contro il razzismo, tanto che fece parte di una commissione che aveva come obiettivo quello far sì che il termine “razza” fosse associato solo a contesti culturali e non più all’uomo. Inoltre, egli è fautore della necessaria contaminazione delle culture. Anche egli decise di entrare nel merito dei sistemi di classificazione, e in particolare di contrastare e confutare gli studi di Bruhl.
I sistemi di classificazione per lui possono essere più o meno sistematici (scientifici), quindi potrebbero sia ricalcare la visione occidentale del mondo o anche allontanarsene. L’obiettivo di Strauss fu quello di dimostrare che non esistono facoltà maggiori o minori ma che esistono categorie universali valide per tutto il genere umano. Il ruolo di scoprire ciò che non è evidente nelle popolazioni, Strauss lo associa all’antropologia e per questo egli stesso se ne fa promotore (dimostra che totemismo e sistema delle caste sono simili). Secondo il suo pensiero le potenzialità del pensiero nel genere umano sono uguali ma che bisogna scoprire le strutture sottostanti, e per questo dà vita alla scienza del concreto basata su contesti di esperienza e pensiero concreto. Da questo punto iniziò gli studi di comparazione. Partì dalla raccolta delle opere dei mit... (testo interrotto).
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