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Antropologia culturale

Il termine antropologia è generico. Oggi si usa il termine antropologia per dire, ad esempio, che è cambiata la mentalità delle persone. In senso generale, l'antropologia è lo studio sull'uomo. Tutta la filosofia ha un settore che si domanda chi è l'uomo e quali sono le sue caratteristiche (Es: Aristotele).

Antropologia culturale come scienza

In che modo l'antropologia culturale è una scienza a sé? È una scienza che si pone una domanda: quali sono le modalità, le mentalità e le maniere con le quali gli uomini vivono la loro esperienza umana? Aristotele definisce l'uomo come un animale sociale che vive in società e ha bisogno di non essere isolato. L'antropologo condivide l'idea ma si pone una domanda: in quante maniere l'uomo vive in società e quali sono le maniere con cui l'uomo si pone in società?

Se si vuole sapere in quante materie l'uomo vive e pensa la società, bisogna avere un atteggiamento e un percorso induttivo. L'antropologia è induttiva, studia sul posto. Vedere come gli uomini vivono la propria vita sociale: l'uomo vive in famiglia; l'antropologo si chiede quante sono le forme di famiglia al mondo, tante, alcune sono strane, ad esempio la famiglia poliginica (1 uomo e più donne) può essere vista diversamente da culture a culture. I modi con cui l'uomo pensa e sperimenta la società, famiglia, religione, lavoro… sono le più varie e diverse, molto spesso sono le più incredibili. Non ci si accontenta di fare una lettura teorica ma si va nel dettaglio a vedere come vivono gli uomini.

L'antropologia è una scienza che parte dal basso: è induttiva. È una scienza in divenire. Finché non si guarda nel dettaglio non si può giudicare per non creare stereotipi e per non giungere a conclusioni affrettate della propria idea personale. L'antropologo deve avere un metodo di osservazione, non è semplicemente la ricerca in prima persona e stendere una relazione, ma deve avere una formazione particolare.

Scopi dell'antropologia culturale

Di quale uomo parla l'antropologia? Dell'uomo contemporaneo, quale sia la sua provenienza (aspetto importante della scienza antropologica). Per gli antropologi, non esistono i "popoli primitivi".

Esempio: popoli aborigeni australiani sono emersi ed emergono nel panorama australiano e mondiale come grandi creatori di arte, fanno dei quadri, performance esposte nelle gallerie nel mondo.

A cosa serve lo studio dell'antropologia?

  • Serve a riflettere sul modo in cui noi ci costruiamo il giudizio sugli altri, che spesso è frutto di pregiudizi e stereotipi. Quindi serve a riflettere sul modo con il quale pensiamo la relazione con gli altri.
  • Serve a trovare delle strade per comprendere e apprezzare la diversità. Esempio: i rom sono nomadi, l'antropologo è interessato a capire come pensa la vita questo popolo che continua ad essere nomade. L'antropologo è interessato a capire un punto di vista eccentrico, che non è particolarmente condiviso.

Introduzione: antropologia culturale

Tutti i popoli si sono posti delle domande riguardo agli altri uomini con idee e usanze differenti dalle proprie. Il tema della diversità culturale, della diversità di modo di approcciare l'esperienza umana, è una cosa che appartiene a tutta la storia dell'umanità. L'antropologia culturale è una scienza: noi sappiamo che un modo di pensare viene chiamato "scienza" quando viene riconosciuto come una maniera per trasmettere il sapere. Dalla metà dell'800, la prima cattedra di antropologia sociale viene istituita in Inghilterra.

L'antropologo riflette su cosa significano alcuni fenomeni e su come vanno letti i fenomeni che vediamo. Esempio: come si legge il cannibalismo rituale? Esistono persone al mondo che lo praticano ancora. Come si spiegano queste cose? L'antropologia ritiene che ci vorranno dei metodi, delle analisi per ragionare.

La differenza con la filosofia

È una differenza di metodo. L’antropologo ritiene di non aver niente da dire se prima non ha effettuato una ricerca sul campo con il campione da studiare: l’antropologo parte dal basso. L’antropologia è sperimentale ed induttiva. Già dalla fine dell’800 gli antropologi sono andati sul posto a studiare le popolazioni. Franz Boas nel 1886-1887 visse un'esperienza di un anno nella terra di Buffon a studiare gli Eschimesi. È il primo che descrive la condizione di quei popoli dell’artico come una condizione di popoli intelligenti che ha una profonda conoscenza del luogo in cui vivono. Il contatto diretto con la realtà è richiesto per studiare le popolazioni.

Differenza con la psicologia

Anche la psicologia è uno studio sull’uomo. Mentre la psicologia si concentra sulla componente emotiva del comportamento umano, l’antropologia si concentra principalmente su una componente culturale. Vi sono alcune cose che ognuno di noi, in quanto esponenti del mondo occidentale, riteniamo ovvie: esempio: un padre non sceglie più il marito alla figlia perché il modello che abbiamo in testa è monogamico e romantico; questo, secondo l’antropologia, è un modello culturale, nel senso che noi decidiamo che queste premesse sono ovvie e lo sono anche per tutti coloro che condividono questo modello culturale. I modelli culturali cambiano. L’antropologia registra qual è il modello culturale attuale, la mentalità con la quale le persone vivono la vita in un modello preciso.

Differenza con la sociologia

Vi è stato un avvicinamento. L’antropologo non si pone dei confini per studiare luoghi precisi in cui vivono degli individui. Un aspetto importante dell’antropologia contemporanea è lo studio del modello della sanità. Gli antropologi vanno negli ospedali perché anche il modello della medicina occidentale è un modello culturale, non basta la scienza perché la modalità con cui essi cercano di guarire i pazienti e instaurare il rapporto con essi è una questione di mentalità. I sociologi hanno imparato dagli antropologi il metodo (es: osservazione partecipante sul campo, domande) si cerca di leggere un fenomeno con chiave interpretativa e di comprensione riguardo a quello che sta accadendo. È facile che antropologi e sociologi si incontrino.

Ad esempio in Brasile: sociologi e antropologi si incontrano principalmente su questioni politiche (come far avere documenti delle demarcazioni delle terre indigene). Gli antropologi brasiliani sono spesso parte integrante dei processi, sono la "voce" dei popoli indigeni e spiegano cos'è il concetto comunitario di terre e proprietà private.

Scopi dell'antropologia culturale

Scopo teorico della riflessione sulla natura umana. Ci si domanda chi è l’uomo del nostro millennio riflettendo anche che il 2% della popolazione del mondo sono ancora raccoglitori nomadi, con un loro modello di accolta. Si riflette che comunque esistono dimensioni indigene che vivono nelle foreste e che non conoscono la popolazione urbana. Gli antropologi riflettono su come le popolazioni nomadi si adattino ad un mondo che cambia e che riescono a trovare delle strategie che sono inconcepibili per altri individui.

L’antropologia serve a dare strumenti di comprensione e riflessione a chi pensa le politiche. L'antropologo serve a dare suggerimenti, serve a ragionare sul fatto che bisogna studiare l’uomo senza escludere campioni al di fuori della popolazione occidentale. L’idea che ci sia una mescolanza di incroci per alcuni popoli del Brasile, è normalità, è una mentalità che ha dovuto avere a che fare con integrazione sin da subito.

Antropologia parte da due concetti

  • Diversità: si coniuga in diverse forme, ad esempio: rapporto uomo donna: esistono famiglie poliginiche e poliandriche (1 donna + mariti).
  • Economia e lavoro: vi sono varietà di lavoro, noi riteniamo che il lavoro infantile non possa essere un modello culturale. Nelle famiglie poliginiche la madre deve mantenere i figli, lavorando il campo dato dal marito. La donna ha una sua economia di sussistenza (e lavora per lei e i figli), magari il marito si occupa di grandi affari; lavoro donna: non ha uno statuto. Bisogna decostruire il concetto di lavoro, siccome ha un significato diverso rispetto a realtà diverse.

Concetto di religione

Tutte le chiese post-coloniali: fenomeno incredibile: nate dall’incontro tra chiese del mondo cristiano e africano. È un ambito nuovo di studio. Gli antropologi classici hanno studiato lo sciamanesimo in diversi luoghi, come ad esempio nell’Artico.

Come si educano i bambini?

Oggi si ha a che fare con varie tradizioni educative. L’antropologo si domanda in che modo in alcune famiglie si dà la responsabilità ai bambini più grandi di occuparsi dei bambini più piccoli (non è una disattenzione della donna, ma è un modello culturale). Un antropologo indiano fa studi molto interessanti sulla povertà e anche sul terrorismo, dopo l’attentato alle Torri Gemelle ha effettuato una lettura antropologica (chi è il terrorista? Qual è la sua mentalità?).

Il concetto di cultura

Si definisce l’antropologia come culturale perché va alla ricerca dei modelli culturali che gli individui condividono fra loro e il modello con la quale si muovono. Si sceglie un modello culturale: cos’è la cultura? Quali sono i confini della cultura e come fare a riconoscere la cultura di un individuo? Si rischia di fare delle generalizzazioni e proporre degli stereotipi che possono essere positivi o negativi. Il concetto di cultura sembra un concetto che risolve i problemi, ma in realtà li complica perché bisogna conoscere prima di tutti i confini (spesso vi sono passaggi impercettibili l’uno dall’altro).

L’antropologia culturale si è proposta di capire qual è la cultura dei popoli e la comunità, il concetto di cultura ha cambiato significato completamente, vuole capire come gli individui si orientino in maniera progettuale. L’antropologo non dice più: “voglio capire e studiare la tua cultura”.

Lineamenti essenziali di storia dell'antropologia culturale

L'antropologia culturale è interessata agli usi e costumi di tutto il mondo (costumi anche quotidiani) → riflessione: cosa è la natura umana. Vi è una sorta di antropologia nell’antichità: se andiamo a vedere, accanto alla descrizione filosofica classica (Socrate, Platone…) vi sono anche i Sofisti che ritengono che i costumi degli altri per loro sono razionali (come i nostri sono per noi). L’interesse per i costumi degli altri lo troviamo già dalle origini.

L’antenato delle origini della storia antropologica: ci rifacciamo a Erodoto. Egli descrive in modo interessante i costumi di molteplici popoli (cosa mangiano, come vivono, vestiario) descrive i popoli che ha visto o che ha sentito nominare, aspetto interessante è l’idea di relativismo dei costumi (fondamentale per antropologia) sinteticamente è l’idea di relativismo culturale. Gli antropologi sono dei relativisti. I costumi e gli usi di un popolo appartengono ad essi e non sono universalizzabili.

Il nostro modo parte dal principio che vi sia una tecnologia che ci aiuta. Questa idea viene tradotta poi in un concetto: i modelli culturali sono tutti relativi. Erodoto afferma che vi è stata un’epoca in cui i persiani e i greci: rito funebre, alcuni seppellivano i morti e altri li bruciavano e nessuno dei due popoli era disposto a cambiare usanza (perché ritenevano che i modi opposti ai propri fossero disumani).

Il concetto che noi troviamo è che è un concetto antropologico della relatività dei costumi. In realtà, parlare dei costumi degli altri normalmente comporta anche un giudizio. I giudizi sugli altri sono spesso discriminanti. Ci vuole una certa attenzione e disciplina mentale, quindi l’antropologo dice che esiste una sorta di modello mentale, etnocentrismo, che parte dall’idea “quello che ci riguarda è il meglio, razionalità pura”.

Etnocentrismo è un problema che l’antropologia inizia ad affrontare. Il problema è: questi illuminati, come Erodoto, hanno interessi a vedere le culture degli altri, vivono nelle società in cui le idee sono diverse, riconoscono i costumi degli altri e li definiscono come barbari e sottosviluppati, immorali (come i conquistadores). Una delle ragioni per cui le antiche intuizioni non sono diventate una scienza è che hanno convissuto con giudizio non positivo, un altro motivo è che non vi è un gran metodo. Il problema del metodo verrà posto dall’illuminismo.

Prima tavola etnologica: popolo. I popoli che sono sulla terra sono tutti derivati da questa coppia: Noè e i suoi figli. E hanno detto che origine umana è unica (nella Bibbia sono scritti tutti i popoli). Problema biblico: il fatto della diversità dei popoli e costumi, di pensare la vita, aveva portato a dire che allora il Padre eterno aveva fatto delle prove prima di creare Adamo ed Eva bianchi – teoria pre-adamitica. I suprematisti bianchi degli USA ritengono che non siano della stessa umanità dei neri. Teoria poligenetica afferma che l’umanità non è una.

Gli uomini si sono sempre studiati gli uni con gli altri, e hanno sempre visto che hanno comportamenti diversi, il problema è che non hanno mai riflettuto su due problemi:

  • Riflessione del giudizio sempre negativo. Tacito studia i costumi dei Germani per stigmatizzare.
  • Non è semplice entrare nella mentalità degli altri “gli altri sono meno razionali”.

Rousseau: il buon selvaggio: violenza problema di tutte le comunità.

Mœurs des sauvages américans: comparées aux mœurs des premiers temps

Opera importante nel 1724. Joseph-François Lafitau: abate gesuita che va a lavorare fra gli indiani del Canada, con alcune popolazioni considerate irochesi o comunque i popoli dei grandi laghi. Egli propone un metodo di come entrare in contatto con gli altri. Egli è un missionario e la sua idea è convertire quei popoli perché non sono cristiani. È interessante che ha un interesse specifico per le lingue e cultura di questi popoli. Egli impara la loro lingua quindi può affermare certe cose riguardo al popolo (considerato feroce e selvaggio). Lafitau afferma che la loro fama è dovuta a ciò che si dice (che è approssimativo) perché egli ha vissuto insieme a loro, vuole smentire gli stereotipi nei loro confronti. Essi erano considerati dei grandi guerrieri ma nessuno di loro poteva essere obbligato a fare la guerra (solo se voleva, fino a quando non si stancava). Lafitau comincia a parlare di popoli di cui molti parlano e che solo pochi conoscono bene, egli descrive in modo analitico i costumi (come vivono, come è la loro famiglia).

Questo testo che nasce come pratica missionaria oggi è un testo storico. Vi è un altro aspetto interessante: egli è un sacerdote cattolico, ha un problema: è un intellettuale che si confronta con una mentalità degli inizi del ’700 (che col tempo diventerà persistente) con una mentalità per certi versi anticlericale, illuminista; l’obiezione seria che gli arriva da questi intellettuali è “come si fa a dire che c’è una sola religione quando questi popoli esprimono religioni completamente diverse ed estranee, incomprensibili?” Allora la sua preoccupazione è anche descrivere la sua professione, si rende conto che essi hanno una maniera di ragionare poco comprensibile. L’esistenza di questi popoli mette in discussione la veridicità della famosa tavola biblica.

Questa faccenda 60 anni prima di Lafitau aveva prodotto la teoria pre-adamitica (vi sono varie umanità, NO una sola). Problema: “questi popoli sono un errore?”. Egli è convinto che il Padre Eterno non abbia fatto degli errori, né nel aver dimenticato i popoli e neanche di averli dimenticati: è convinto che ci sia un’unica vera religione: quella cristiano-cattolica. Il suo libro è fatto di tomi: la metà del primo tomo è dedicata all’intento apologetico, vuole dimostrare che la religione di quei popoli non è contraria al pensiero cristiano, egli ritiene che:

  • La struttura religiosa è importante nell’esperienza umana (che si professi o che non si professi una religione): l’interrogativo religioso è centrale nell’esperienza umana. Egli parte da una tesi già pronta (la vera religione), quindi non può essere considerato un vero antropologo. La religione deve essere uno degli interrogativi universali dell’esperienza umana, egli studia bene la famiglia degli irochesi.
  • L’antropologia deve molto ai popoli del Nord America. Egli descrive inoltre l’abbigliamento degli eschimesi (fatto con pelle degli animali, l’arco…), egli non ha visto gli eschimesi, li descrive sulla base dei racconti che gli sono giunti. Egli descrive minuziosamente e con attenzione i riti funebri e l’economia.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Carolina2798 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Paltrinieri Anna Casella.
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