La mamma di Obama
Missione dell'antropologo
Ascoltare il silenzio della storia: dare voci alle alterità culturali per forzare i limiti della conoscenza, per inscrivere nel presente inedite potenzialità. Se “lo storico è un profeta che guarda all’indietro” (Friedrich Schlegel) allora l’antropologo culturale è un profeta che guarda alle zone d’ombra e di rimozione, ai margini, ai confini, alle diversità interne della forma di vita presente e dominante.
Stanley Ann Dunham Soetoro
Stanley Ann Dunham Soetoro, questo è il nome della madre di Obama, è scomparsa precocemente nel 1995, a seguito di una grave malattia. Non molti anni prima aveva ottenuto dall’Università delle Hawaii il dottorato in antropologia in virtù di una rilevante monografia etnografica (oltre 800 pagine) sull’arte fabbrile. La ricerca era stata svolta in Indonesia, da tempo prescelta da Ann come patria elettiva. Lì vi crebbe per alcuni anni Obama, si risposò con un indonesiano da cui ebbe una figlia e, sempre lì, intraprese pioneristiche ricerche antropologiche per promuovere il microcredito a favore del lavoro femminile e delle famiglie povere.
Obama e l'antropologia
L'antropologia si può avvertire nei discorsi di Obama:
- L’Islam ha tenuto alta la fiaccola del sapere per secoli … ha avuto e ha un ruolo benefico importante nella nostra cultura e società.
Si percepisce nei modi di trattare la crisi e l’ordine mondiale:
- L’America non presume di sapere quello che è il bene per tutti. … Nessun sistema di governo può e deve essere imposto a una nazione da un'altra.
Si riconosce nella centralità accordata al dialogo e al rispetto per le differenze culturali:
- Gli stereotipi devono cadere ma da entrambe le parti … non condivido l’opinione di alcuni in Occidente che una donna che sceglie di coprirsi i capelli sia meno eguale delle altre, ma credo che a una donna a cui è negata l’istruzione è negata l’uguaglianza.
La valenza etica e politica che la biografia multirazziale e multiculturale di Obama ha assunto nella campagna presidenziale e assume quasi in ogni sua presentazione pubblica:
- In parte le mie convinzioni si basano sulla mia stessa esperienza: sono cristiano, ma mio padre era originario di una famiglia del Kenya della quale avevano fatto parte generazioni intere di mussulmani. Da bambino ho trascorso svariati anni in Indonesia, e ascoltavo al sorgere del sole e al calare delle tenebre la chiamata dell’azaan.
L'immaginazione collettiva
L’immaginazione è diventata un fatto collettivo a causa dei mutamenti tecnologici. È diventata parte del lavoro mentale quotidiano della gente comune in molte società, che immagina nuove vite, nuovi lavori, nuovi posti in cui abitare. Distinzione tra immaginazione e fantasia. L’immaginazione è sempre più un fattore collettivo trans-nazionale (le Olimpiadi, la fruizione collettiva di una visione).
Influenza della madre antropologa
Alla madre antropologa è riconosciuta una profonda influenza sul figlio. Ann avrebbe insegnato al figlio Barak ad apprezzare le differenze culturali, a riconoscere e contrastare il pregiudizio, ad avere fiducia nella possibilità di cambiare e nella capacità delle persone di comprendersi traendo risorse e non solo problemi dalle diverse identità:
Lei ci trasmise di certo la sua apertura mentale e - prosegue Maya Soetoro-Ng, la sorella di Obama - il desiderio di sfidare noi stessi con nuovi punti di vista e inedite percezioni.
Il neo umanesimo di Obama appare influenzato dall’antropologia culturale democratica. È plausibile rivendicare, per il tramite della madre, un ruolo all’antropologia nel neo-umanesimo professato da Obama (“We can”).
L’influenza di quell’antropologia culturale, boasiana e democratica, che ha diffuso la visione di una natura umana universale (sul piano psicologico) e, ad un tempo, plurale e aperta ad infinite possibilità (da punto di vista culturale). Lo lascia intendere lo stesso Obama quando ha rivelato che le affermazioni, le tesi di Margaret Mead lo hanno da sempre appassionato.
L'antropologia come buon senso
Oggi l'antropologia può rappresentare il nuovo buon senso, grazie al quale immaginare la convivenza su scala planetaria. Il discorso del politically correct - quel linguaggio zeppo zeppo di sensibilità formali - ha il merito di inscrivere buone maniere nei rapporti segnati da diseguaglianze e violenze collettive. Oppure può nascondere il differenzialismo culturalista? Un’inclusione di maniera e di copertura in grado di occultare problemi sociali, strategie di potere, implicite egemonie, creare esclusione sociale.
Curiosità e critiche sulla madre di Obama
Il fatto che la madre di Obama fosse un’antropologa culturale è stato notato con curiosità e divertimento. Qualche commentatore sminuisce le sue credenziali in antropologia, descrivendola come parte di una frangia americana radicale, mentre altri la rappresentano positivamente, ma come ‘non convenzionale’, ‘spirito libero’, o ‘bohémienne’. Questa reputazione è legata ai suoi due brevi (ed interrazziali) matrimoni ed al suo vagabondare per i villaggi indonesiani in un’epoca durante la quale la mamma che resta a casa era il modello pubblico della madre americana. Molti trovano difficile comprendere la sua passione per la cultura d’adozione ed il suo desiderio di vivere per molti anni tra gli s/oggetti della sua ricerca e del suo lavoro di servizio, anche se quello che ha fatto non era affatto fuori dall’ordinario, in antropologia.
Franz Boas e Margaret Mead
Franz Boas, maestro di Margaret Mead, produsse saggi dal grande valore scientifico e dalla straordinaria valenza per la politica interna agli USA (problemi di integrazione dei first people, degli afro americani e degli immigrati). Riduzione del determinismo ambientale a favore del peso della cultura. Passaggio dall'indagine tipo survey alla ricerca intensiva di campo (field work). Boas criticò l’evoluzionismo.
Teorie di Edward Burnett Tylor
Edward Burnett Tylor (1832-1917) individuò tre stadi di sviluppo che si differenziavano e susseguivano in base all'incremento di conoscenza e complessità delle tecnologia. Secondo questi studi, esisterebbe infatti un processo continuo per il quale una qualsiasi popolazione tende a diventare sempre più civile. I tre stadi consistono in:
- Lo stadio selvaggio: caccia, pesca e raccolta. Nomadismo.
- Lo stadio delle barbarie: agricoltura e allevamento, strutturazione sociale. Terracotta.
- Lo stadio della civiltà: scrittura, città, l'economia industriale civiltà occidentali.
Particolarismo storico versus evoluzionismo
Per Boas era necessario abbandonare l’immaginario di una unica cultura con diversi stadi progressivi a favore dell’idea di una pluralità di culture influenzate – oltre che da fattori geografici – dai molteplici singolari percorsi storici, dato che la storia non segue un rigido schema evolutivo ma è costruita da un’infinita serie di percorsi e Boas indebolì progressivamente la contrapposizione tra il primitivo e il civile, tra la razza bianca e le altre, che saturava il pensiero sociale del tempo. All’immagine della polarità sostituì la visione che divenne per tutto il novecento vincente della pluralità, della varietà dei modi di vita come condizione intrinseca alla natura umana (culture al posto di cultura/civiltà).
La sequenza di un’evoluzione dal semplice al complesso non è valida per tutti i fenomeni culturali. È errata ad esempio se riferita alla lingua, all’arte, o alla religione. I linguaggi dei nativi del Nord America, come molte lingue dette primitive, sono complesse, perché le loro strutture grammaticali e le loro forme logiche sono molto più elaborate di quelle occidentali.