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Antropologia culturale: La mamma di Obama, Franz Boas, Umanesimo, Carnevale e maschere

Appunti di Antropologia culturale su: La mamma di Obama, Franz Boas, Umanesimo (Edward W. Said, Claude Lévi-Strauss,Ernesto de Martino, Gregorv Bateson), Carnevale di Tufara e maschere. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Padiglione.

Esame di Antropologia culturale docente Prof. V. Padiglione

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ESTRATTO DOCUMENTO

Una resistenza all’attacco generale e globale alla stessa possibilità di esistenza di un libero pensiero:

e quindi una filologia che può essere oggi strumento di democrazia, di uguaglianza, perfino di

difesa dell’ambiente e della natura. Un’educazione alla ‘lettura lenta’ di tutti i messaggi (dalle

forme tradizionali del linguaggio verbale scritto, dal libro al cinema, alla televisione, a internet),

opposta alla stessa velocità delle nuove tecnologie.

Umanesimo etnografico

Claude Lévi-Strauss e Ernesto de Martino vedono nell'etnografia e antropologia il compimento

dell'Umanesimo, la più autentica realizzazione di questo ideale anche sul piano politico

Entrambi da filosofi diventano antropologi

Entrambi si inseriscono alla grande nel dibattito contemporaneo sulla crisi della ragione (dopo le

grandi guerre e il nazismo siamo ancora convinti della superiorità della nostra civiltà?)

Entrambi riflettono sui limiti dell'idea di progresso e sull'estensione della definizione di umano e

culturale oltre i confini dell'Occidente.

Ernesto de Martino

Un umanesimo etnografico che, dischiusosi con il tramonto del colonialismo e il risveglio culturale

e politico dei popoli oppressi, apre una fase nuova di dialogo interculturale e di possibilità per

l'etnologia di trasformarsi in coscienza critica dell'Occidente, di assurgere a monito che con

costanza segnala i limiti di realizzazione di questo ideale umanesimo.

Anche Lévi-Strauss nel 1956 (ora in Antropologia strutturale 2) parla di un "umanesimo

etnologico", finalmente democratico, che si sostituisce alle esperienze precedenti

L' "umanesimo rinascimentale" che, intrapreso dalle società di corte, aveva arricchito, grazie agli

studi di filologia classica, i contemporanei del confronto con le testimonianze delle cultura greca e

romana; l' "umanesimo moderno" che avvicinò il mondo esotico delle civiltà orientali all'esperienza

della borghesia. Infine l'attesa palingenesi con l'avvento dell‘ umanesimo etnologico "doppiamente

universale".

Ricercando la propria ispirazione in seno alle società più umili e più disprezzate, l'etnologia

proclama che nulla di umano può essere estraneo all'uomo, fondando in tal modo un umanesimo

democratico il quale si oppone a tutti quegli umanesimi che lo hanno preceduto, creati per

privilegiati sulla base di civiltà privilegiate.

Inoltre, mobilitando metodi e tecniche tratte da tutte le scienze per farli servire alla conoscenza

dell'uomo, l'etnologia si batte per la riconciliazione tra l'uomo e la natura, nel quadro di un

umanesimo generalizzato".

Antropologia per rinnovare e espiare lo sfacciato umanesimo

“L'antropologia ha potuto affermarsi per quello che è: un'impresa, che rinnova ed espia il

Rinascimento, per estendere l'umanesimo a misura dell'umanità” (Lévi- Strauss)

“...ciò contro cui sono insorto e di cui avverto profondamente la nocività, è questa specie di

sfacciato umanesimo, generato, da una parte, dalla tradizione ebraico-cristiana e, dall'altra parte, più

vicino a noi, dal Rinascimento e dal cartesianesimo, che fanno dell'uomo il maestro, il signore

assoluto della creazione” ..“Tutte le tragedie che abbiamo vissuto, dapprima con il colonialismo, poi

con il fascismo, infine con i campi di sterminio, non risultano in opposizione o in contraddizione

con il presunto umanesimo che pratichiamo da diversi secoli, ma, direi, si presentano quasi con il

suo prolungamento naturale” .

Una volta stabilita una frontiera netta tra gli esseri umani e le altre specie viventi, e ammesso che

queste ultime potessero, al limite, essere sacrificate a quelli, non resta che compiere un passo per

dividere la stessa specie umana in diverse categorie ed ammettere che la categoria inferiore possa

essere sacrificata a beneficio di quelle inferiori. Ecco in cosa il colonialismo del XIX secolo e il

fascismo sono i figli naturali dell'umanesimo”.

Antropologia = umanesimo moderato che mette al centro i diritti del vivente

Un umanesimo saviamente concepito che non trae inizio da se stesso ma concede all'uomo una

collocazione ragionevole nella natura, invece di autorizzarlo a farse padrone e a saccheggiarla”

Lévi-Strauss)

“Alla definizione dell'uomo come essere morale si sostituisca quella dell'uomo in quanto essere

vivente, poiché è questo il suo carattere più manifesto”.

Gregorv Bateson

È sostanzialmente patologica l'enfasi che la cultura occidentale pone sulla consapevolezza

individuale poiché questa presenta limiti quantitativi e qualitativi; deve essere necessariamente

selettiva e parziale ed essendo elemento della totalità non può pervenire strutturalmente una visione

d'insieme. La natura sistemica della mente richiede, per essere vissuta, esperienze oniriche,

artistiche, religiose dove l'arroganza del finalismo cosciente risulta allentata, i processi primari

entrano in gioco e viene celebrata la partecipazione dell'individuo intero ad un universo di

significati e relazioni piú ampio. La razionalità finalizzata congiunta alla tecnologia invece di

arrecare vantaggi, sta provocando disastri che si sviluppano per curve esponenziali.

L'unico correttivo possibile per Bateson è accontentarsi di una coscienza limitata riconoscendo il

peccato originale della nostra civiltà nell’illusione che il pensiero possa sostituirsi con profìtto

all’ente che Bateson chiama Dio, ovvero le forze sistemiche.

Bateson tesi

- la critica nei confronti dell’illusione occidentale dell'oggettività dell’esperienza;

- l’individuazione delle unità di sopravvivenza nel nesso organismo-ambiente, vera unità mentale da

prendere in esame;

- la distruzione delle altre specie che l’uomo occidentale provoca moltiplicando a sua immagine

ambienti a specie singola e monocolture;

- Totemismo come provocatoria alternativa alla presente condizione patologica della cultura

Scrive già nel 1969: «Dal punto di vista antropologico, ciò che sappiamo sul materiale primitivo

sembrerebbe indicare che l'uomo nella società traesse spunti dal mondo naturale circostante e li

applicasse in un qualche modo metaforico alla società in cui viveva. Cioè egli si identificava o si

immedesimava col mondo naturale circostante e prendeva questa immedesimazione a guida della

propria organizzazione sociale e delle proprie teorie sulla psicologia. Si trattava del cosiddetto

«totemismo».

In un certo senso era tutto assurdo, eppure era più sensato della maggior parte delle cose che

facciamo oggi, poiché il mondo naturale intorno a noi possiede in realtà la struttura generale di

sistema, ed è quindi fonte di metafore adatte a porre l'uomo in grado di capire se stesso all'interno

della organizzazione sociale.

Il passo successivo, a quanto sembra, è quello di invertire il procedimento: trarre spunti da se stessi

e applicarli al mondo naturale circostante: si trattò dell’“animismo”, che estende la nozione di

personalità o mente alle montagne, ai fiumi, alle foreste e così via. Anche questa non era una cattiva

idea da molti punti di vista. Ma il passo successivo è quello di separare la nozione di mente dal

mondo naturale, e allora si ebbe la nozione di divinità. Ma quando si separa la mente dalla struttura

in cui è immanente - come un rapporto umano, la società umana, o l’ecosistema - si commette, io

credo, un errore fondamentale, di cui a lungo andare sicuramente si soffrirà»

Il recupero del Totemismo.

L’uomo non può conoscere se stesso se non-mediante l'estroflessione del sè, la relazione vitale e

personificata con il mondo circostante. Il paradigma freudiano ha codificato e accordato naturalità

alla tendenza dell'ethos occidentale e soprattutto borghese, verso l'introflessione del sè. La

liberazione del soggetto ha significato affrancamento dai legami naturali e sociali disincanto nei

confronti della religione e dei valori. Con la psicoanalisi il solo universo significativo, a cui si

attribuisce rilievo esclusivo, diviene il sè intrapsichico con i suoi drammi fantasmatici.

Dall'antropologo Bateson giunge l'invito a contrastare la cultura del narcisismo (Lasch - 1985:179-

180 - fraintende radicalmente Bateson) attraverso l'esternalizzazione, dell'attività mentale; un

ricollocare l'io nel mondo così che possa, agendo simbolicamente, per metafore e analogie, per

paradossi dinamici ovvero attraverso rituali, reinvestire di emozioni e di senso se stesso e la realtà

che lo circonda. L'estroflessione sarebbe la condizione necessaria affinchè il soggetto possa, nel

confronto tra il sè e il mondo, riattivare relazione abduttive (cfr. Bateson 1984:190-3) sentirsi

duplicato negli altri, legato ad un destino che lo accomuna agli elementi vivi dell'universo.

Abduzione

Bateson definisce l’abduzione come «il procedimento con cui da fenomeni appartenenti a campi

diversi si estrae ciò che hanno in comune».

«Siamo talmente avvezzi all’universo in cui viviamo e ai nostri poveri metodi di riflessione su di

esso, che quasi non ci accorgiamo, per esempio, del fatto che si può descrivere un certo evento o

cosa… e poi ci si può guardare intorno e cercare nel mondo altri casi che obbediscono alle stesse

regole da noi escogitate per la nostra descrizione. Possiamo esaminare l’anatomia di una rana e poi

guardarci intorno per scoprire altri esempi delle stesse relazioni astratte ricorrenti in altre creature,

compresi, in questo caso, noi stessi. Questa estensione laterale delle componenti astratte della

descrizione è chiamata abduzione».

«Ogni abduzione può essere vista come una descrizione doppia o multipla di qualche oggetto o

evento o sequenza. Se esamino l’organizzazione sociale di una tribù australiana e lo schema delle

relazioni naturali su cui è basato il totemismo, vedo che questi due blocchi di conoscenza stanno tra

loro in relazione abduttiva, cioè obbediscono entrambi alle stesse regole. In ciascun caso si suppone

che certe caratteristiche formali di una componente siano riflesse nell’altra».

Il carnevale di Tufara

Nel 1978 il dott. Carlo alberto pinelli, professore dell'università Federico II di napoli nonché regista,

ha realizzato un documentario dedicato al nostro carnevale intitolato "le indie di quaggiù", il quale è

scrupolosamente conservato presso le teche rai di roma.

1) La necessità di mettere a punto un’articolata metodologia etnografica nei confronti di complessi

simbolico rituali. Rappresentazioni e pratiche, coscienza verbale, autorappresentazione, narrazoni e

performance costituiscano poli distinti anche se da connettere. Si rende chiara la distinzione se si

differenziano tre livelli di significato.

a) punto di vista esegetico - autorappresentazioni: cosa dicono di fare,

b) punto di vista operazionale - pratiche e glosse osservate ed inscritte: cosa fanno e cosa dicono

c) punto di vista posizionale - contestualizzazione implicite analogie ed esplicite in che modo il rito

e connesso o assomiglia in qualche modo ad altro, quali pertinenti contesti evocare perché

richiamati da simboli (morte, catene) gesti (catturare, disciplinare), discorsi, temi (partiti e forme

organizzativi, associazioni e proloco).

2) Rilevanza della cultura visiva (quale intreccio di pratiche sociali e media elettronici diversi) e

dell’etnografia per cogliere nel farsi e in modo meno stereotipato il rapporto tra Egemonia e

subalternità.

La festa popolare come contestazione? Esplorazione del possibile, critica agita, metacommento

sociale agency dalla periferia contro il centro di produzione visiva, il capitalismo, la società

dell’immagine, per una riappropriazione

3) Il processo di patrimonializzazione in nuce. Il carnevale di Tufara da segmento di una società e

cultura stava divenendo – anche in virtù dell’azione di emigranti e della riflessività di campanile,

dell’orgoglio culturale e del sapere incorporato come bene immateriale - tratto identitario locale,

oggetto della produzione di patrimonio (orgoglio, premiazione,) che si ritrova nel marketing del

territorio, nella produzione di gemellaggi, nell’esposizione di costumi, gadget, fotografie, studi e

nella scelta di realizzare un museo.

4) Incorporazione: Il rito provoca, comanda, produce contesto, mette in forma il corpo, sincronizza

l’individuo al processo sociale, mette in forma il video, interviene, modifica altera lo story board

5) Destorificazione, iteratività e attualizzazione: la lezione di de Martino.

Il "come se" grandioso di questa drammaturgia popolare lo rincontrai altrettanto corale e

intensamente vissuto solo nella caccia al cinghiale con la commedia dell’innocenza del credere che

il cinghiale sia predatore effettivamente e non mosso dalla relazione instituita grazie al chiasso.

Chiasso capace di evocare il caos del tutto possibile, degli inizi e del momento fatale - Gioco / rito

sempre più labile confine nell’interpretazione del come se .

Mascherarsi: un problema laddove l’immagine comanda, e le polarità dentro / fuori, essere /

apparire, pubblico / privato sono stati decostruiti e comunque allegeriti

Maschera perturbante per rilevare e non per nascondere.

A Tufara, il Carnevale, inizia ufficialmente il giorno 17 Gennaio, festa di S. Antonio Abate, per

concludersi con la grossa mascherata del Diavolo. L'origine di questa manifestazione si riallaccia ai

riti propiziatori dell'arrivo della primavera, celebrati con grande partecipazione di folla fin dal

Medioevo. Il rituale, a Tufara, inizia nel primo pomeriggio del martedì grasso di Carnevale con la

scorribanda di variopinte figure di musicanti mascherati, che girano per le vie del paese. In un'altra

parte della cittadina, intanto, in gran segreto, si prepara il corteo dei "Diavoli". Questi sono

accompagnati da due personaggi che rappresentano la "morte" e da due monaci o "scudieri" che li

tengono imprigionati con catene. I Diavoli hanno un aspetto orrendo: indossano ciascuno sette pelli

di capra, hanno corna in testa, una maschera nera di cuoio con una lunga lingua rossa e portano un

tridente in mano, girano per il paese, prendono ostaggi che rilasceranno dietro offerte di varia

natura. La scena va avanti tra i motti e le burla delle maschere fino a tarda sera, quando, sulla rocca

del castello longobardo, inizia il processo di carnevale, rappresentato da un fantoccio di panno-

paglia alla presenza di un Presidente e di due Giudici. La sentenza di condanna a morte viene

eseguita da un plotone di soldati che dai balconi di fronte sparano ripetutamente al fantoccio; subito

dopo il Presidente del tribunale scaraventa, giù dal muro del castello, le spoglie di carnevale.

Rituale / visuale / museale

Il rito come matrice, format

Un linguaggio potente, una sequenza avvolgente, un’esperienza sociale totalizzante, costringe a

subalternità culturali o impegna in isomorfismi i media che ne operano un trattamento espone al

paradosso: più se ne tenta una perspicua rappresentazione più si rischia di restarne catturati, di

esserne parte, di divenire rito

Rito:

- ripetizione: gesti che si ripetono e che si possono comprendere in una storia di lunga durata e che

attivano un abbassamento della coscienza

- destorificazione: sospensione mitico rituale del presente storico si sta nella storia come se non ci si


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in psicologia e processi sociali
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AliceDP97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Padiglione Vincenzo.

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