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Nascita del relativismo culturale

Critica all'evoluzionismo unilineare

Il vizio teorico maggiore degli evoluzionisti consiste nell'assunzione di un fattore unico ed estraneo al funzionamento delle società prese in esame come criterio assoluto di interpretazione. Gli evoluzionisti hanno cercato di ridurre ad uno schema fisso – l'evoluzionismo unilineare - le varie fasi del processo culturale basandosi su prove empiriche insufficienti e mal organizzate. In realtà ogni cultura, ben lungi dall'essere il prodotto dell'“azione uniforme di cause uniformi” è il prodotto di una storia particolare che deve essere ricostruita nella sua specificità. Fenomeni culturali all'apparenza simili, infatti, possono essere il prodotto di cause storiche diverse.

Particolarità delle culture

Boas auspica “uno studio dettagliato dei costumi nelle loro relazione con la cultura complessiva della tribù che li pratica, in correlazione con una ricerca della loro distribuzione geografica fra le tribù limitrofe”. È necessario concentrarsi su una specifica area culturale e ricostruire al suo interno i processi storici che concorrono alla formazione di un fenomeno culturale e al suo esterno i processi di diffusione, gli scambi con le culture vicine.

Malinowski

Malinowski teorizza la prospettiva funzionalista olistica, cioè la visione della cultura come un organismo vivente, come un tutto integrato inscindibile, in cui ogni parte, in relazione di interdipendenza con le altre, concorre al funzionamento del tutto. La cultura come un sistema di relazioni. Teorizza e mette in pratica la metodologia corretta di una ricerca antropologica che possa dirsi “scientifica” - l'osservazione partecipante - cioè la necessità di risiedere a lungo presso la comunità studiata, isolandosi dagli altri bianchi, partecipando attivamente ad ogni aspetto della vita della società, in modo da poterne ricostruire lo scheletro (le leggi e le regolarità che strutturano la vita sociale), la carne (i dati della vita quotidiana e del comportamento usuale) e lo spirito (i giudizi, le opinioni e le espressioni degli indigeni).

Attraverso questa partecipazione quotidiana l'antropologo cessa di essere un elemento esterno, un ostacolo, per diventare “parte e porzione della loro vita, un male necessario o una seccatura mitigata dalle elargizioni di tabacco”. Solo così l'antropologo può “afferrare il punto di vista dell'indigeno, il suo rapporto con la vita, rendersi conto della sua visione del mondo”.

  • Prospettiva idiografica: attenzione per la particolarità delle culture
  • Olismo: la visione delle culture come un tutto integrato
  • Il metodo etnografico: incontro diretto con culture diverse
  • Prospettiva emica: la ricerca della metodologia corretta per vedere le cose “dal punto di vista del nativo”

Definizione del concetto di relativismo culturale

La comprensione di credenze e pratiche di culture altre non può prescindere dalla conoscenza del contesto che le ha generate e le tiene in vita.

Franz Boas, “Le associazione emotive dei primitivi” in L’uomo primitivo, 1911 - “tutti noi che viviamo nella stessa società reagiamo a certi stimoli nella stessa maniera, senza spiegare il perché delle nostre azioni. Un buon esempio di quanto dico è rappresentato dalle infrazioni del galateo sociale. Un comportamento che non si conforma alle regole abituali ma ne differisce in maniera notevole, crea, nel complesso, emozioni spiacevoli e richiede un certo sforzo da parte nostra capire che esso non lede le norme morali. Coloro che non sono allenati a pensare in maniera ferma e coraggiosa, abitualmente confondono etichetta tradizionale – le cosiddette buone maniere – e condotta morale” (pag.188).

“Il sentimento sorge direttamente dal contrasto con la consuetudine”.

“La disapprovazione emotiva sorge quando vediamo altri agire in maniera inconsueta”.

“In tutti questi casi si obbedisce così spesso e così regolarmente alla consuetudine che l’atto abituale diventa automatico; cioè, la sua esecuzione di solito non si associa ad alcun grado di consapevolezza. Conseguentemente il valore emotivo di queste azioni è minimo. È degno di nota però, che quanto più un’azione è istintiva, tanto più difficile è compiere l’azione opposta; che questa richiede un enorme sforzo, e che di solito è accompagnata da un gran senso di scontentezza. Si può anche rilevare che il veder compiere l’azione inconsueta da parte di un’altra persona suscita un’intensa attenzione, e provoca sentimenti spiacevoli. Così, quando si verifica un’infrazione della consuetudine, tutti i gruppi di idee con cui l’azione è associata salgono al livello della coscienza.” (pag.191-192).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Scienze Storiche Prof.
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