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Antropologia culturale: appunti

Appunti di antropologia culturale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Paltrinieri dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, facoltà di Scienze della formazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Antropologia culturale docente Prof. A. Paltrinieri

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All’interno degli antichi padiglioni e dei palazzi, riccamente arredati e decorati con legno e stucco

dipinto, sono stati allestiti musei di interesse storico-artistico; una parte degli edifici ospita la sede

di alcune istituzioni pubbliche.

Un altro importante monumento simbolo della città di Pechino è il complesso chiamato il Tempio

del Cielo. Qui si trovano due sontuosi edifici cerimoniali circolari con il tetto di maiolica blu.

Considerati tra le maggiori realizzazioni architettoniche della tradizione nazionale, questi luoghi

vennero aperti al pubblico solo dopo la rivoluzione.

dell’architettura cinese

Un’importante caratteristica è la simmetria, che connota un senso di

grandiosità in quanto si applica a tutto, dai palazzi alle fattorie. Una notevole eccezione è nella

progettazione di giardini, che tende a essere più asimmetrica possibile. Come nel caso dei dipinti

dei rotoli cinesi, il principio sottostante alla composizione del giardino è di creare un flusso

duraturo, di lasciare che il visitatore vaghi e si goda il giardino senza prescrizioni, come nella natura

stessa. Il feng shui ha svolto una parte molto importante nello sviluppo strutturale.

Il feng shui è un'antica arte geomantica taoista della Cina, ausiliaria dell'architettura, affine

alla geomanzia occidentale. A differenza di questa prende però in considerazione anche aspetti della

psiche e dell'astrologia.

Feng shui significa letteralmente "vento e acqua", in onore ai due elementi che plasmano la terra e

che col loro scorrere determinano le caratteristiche più o meno salubri di un particolare luogo.

Secondo il taoismo esistono due principi generali che guidano lo sviluppo degli eventi naturali, essi

sono il Ch'i e l'equilibrio dinamico di Yin e Yang. Lo yin è il principio umido oscuro e femminile,

mentre lo yang è il principio caldo luminoso e maschile. Nel feng shui lo yin è rappresentato

dall'acqua e lo yang è il vento inteso forse più come respiro, in fondo acqua e aria sono

indispensabili per la vita.

Secondo i sostenitori delle ipotesi del feng shui, esisterebbero direzioni più propizie per le varie

attività nella casa, nella vita, e nei viaggi, come anche la forma e il colore di mobili e oggetti hanno

assonanze con i 5 elementi.

Un grande esempio di architettura domestica che rispetta le caratteristiche tradizionali asiatiche è la

Casa di Jim Thompson, una casa-museo di Bangkok.

È un complesso composto da diverse antiche strutture abitative Thai creato dall'uomo d'affari

statunitense Jim Thompson per raccogliere la sua collezione di opere d'arte. Attualmente è una

popolare attrazione turistica di Bangkok. Nel 1958 iniziò a costruire un'abitazione all'interno di un

parco che si affacciava su un klong (canale), acquistando e trasferendo a Bangkok parti di sei

delle quali provenienti dall’ex

antiche case Thai del XIX secolo, molte capitale del regno di

Thailandia. Thompson utilizzò le antiche abitazioni in legno per realizzare la sua casa-museo,

aggiungendovi elementi architettonici europei (tra cui pavimenti di marmo italiano). La casa fu

terminata nel 1959.

ARTE GIAPPONESE L’arte giapponese comprende una vasta gamma di stili e di

strumenti di espressione tra cui le ceramiche, la scultura, la

pittura e la calligrafia su seta e carta, le stampe xilografiche

Ukyo-e, gli origami e più di recente, i manga insieme ad una

miriade di altri tipi di opere d’arte. Essa ha una storia lunga

tanto quanto la civiltà del paese del Sol Levante, che va dagli

inizi degli insediamenti umani, all’incirca nel 10 000 aC, fino

al presente.

I primi esempi di arte complessa in Giappone sono stati

prodotti nei secoli VII e VIII in connessione con il

Buddhismo. Nel IX sec, quando i giapponesi cominciarono ad affiancarsi all’influenza culturale

della Cina e a sviluppare forme autoctone di espressione, le arti secolari divennero sempre più

importanti. Fino alla fine del XV sec sia l’arte religiosa che laica ebbero una grande fortuna.

La pittura, praticata da dilettanti e professionisti, è l’espressione artistica preferita in Giappone.

antichi, i giapponesi scrivono con un pennello; le tecniche dell’utilizzo

Ancora oggi come nei tempi

del pennello li ha resi particolarmente sensibili ai valori estetici della pittura. Lo stile delle

divenne una forma d’arte importante e le sue

xilografie Ukyo-e

tecniche furono perfezionate per produrre stampe colorate di

praticamente ogni argomento. Ukyo letteralmente significa

“mondo fluttuante” si riferisce alla cultura giovane e impetuosa

che fiorì nelle città di Edo, Osaka e Kyoto la parola è anche

un’illusione scherzosa alla rinascita al termine omofono

“mondo della sofferenza”, il ciclo continuo di morte e rinascita

al quale i buddhisti cercavano di sottrarsi.

La personalità della scuola Ukiyo-e che primeggiò

nell'Ottocento fu Hokusai, che mise a frutto il suo grande

talento in dipinti e stampe di vario soggetto. La sua opera

intitolata L'onda è forse il dipinto più famoso di tutta l'arte

giapponese. Altra grande personalità del tempo fu Hiroshige,

noto per i bellissimi paesaggi. Lo stile pittorico e i tagli

compositivi di Hokusai e Hiroshige furono, assieme alla tipica

stesura piatta del colore e alla linearità del disegno di Kiyonaga

e Utamaro, fonti di ispirazione molto importanti per molti

artisti europei di fine Ottocento, come Edgar Degas, Vincent van Gogh, Paul Gauguin.

Uno dei più grandi esempi di arte giapponese è la grande onda di Kanagawa, una xilografia in stile

Ukyo-e del pittore Hokusai pubblicata nel periodo Edo. È la prima e più celebre tra quelle che

compongono la serie intitolata Trentasei vedute del Monte Fuji.

raffigura un’onda tempestosa che minaccia

La xilografia alcune imbarcazioni nel mare al largo di

una zona corrispondente alla moderna Kanagawa e sullo sfondo compare il monte Fuji.

Una delle più affascinanti elementi della cultura giapponese è il rito

della cerimonia del tè, un rito sociale e spirituale praticato in

Giappone, indicato anche come Chado o Sado. Ed è una delle arti

tradizionali zen più note.

Agli invitati è richiesto un contegno adeguato secondo le rigide

regole del galateo. Anche il modo col quale ci si seve del tè è

codificato: ogni ospite dovrà prendere la tazza dal suo lato migliore e

poi fare tre giri precisi e poi dovrà pulirla e offrirla con un inchino.

Infine è previsto un abbigliamento per l’occasione: calze bianche,

stoffe di seta come cuscino e abiti sobri. Non si portano anelli perché

potrebbero graffiare le porcellane né orologi per non essere schiavi

del tempo.

La cerimonia del tè è considerata un concentrato di filosofia,

religione, galateo e dei suoi significati molto profondi. Il giardino, ad

esempio simboleggia il primo stadio della meditazione.

ARTE BRASILIANA

Nella serra del Capivara sono state rinvenute delle incisioni rupestri molto simili a quelli rinvenuti

in Valle Camonica. Questo sta a significare che queste popolazioni conoscano le varie espressioni

artistiche ancora prima dell’arrivo degli europei in America.

Le prima descrizioni delle popolazioni indigene e del paesaggio brasiliano

dopo la scoperta e dopo l’arrivo degli schiavi dell’Africa furono realizzate

dai pittori olandesi Franz e Post e Albert van der Eckout.

fu membro dell’entourage del principe Maurizio di Nassau. Viaggiò in

Post

Brasile dal 1637 al 1644 e vi realizzò un certo numero di paesaggi. I suoi

dipinti costituiscono un importantissimo documento della colonizzazione del

paese. Egli descrive in particolare il mondo rurale mettendo in risalto la

vegetazione e le abitazioni. Il suo spiccato senso del dettaglio lo porta a fare

delle descrizioni miniaturistiche delle piante e delle abitazioni.

Albert Eckcout invece al servizio del conte di Nassau governatore generale

del Brasile olandese, arrivò in Brasile nel 1637e vi rimase fino al 1644. Eckout si specializzò in

pittura della flora e fauna e in “tipi umani”, in questi anni produsse circa 400 disegni e schizzi,

produsse anche 26 tele a olio, le tele sono costituite da “ritratti etnografici”, sono: Homen Topnia,

Mulher Homen negro, Mulher negra; dodici nature morte con frutta brasiliana e infine la grande tela

dal titolo: Danca das Tapnias. Si tratta di opere che sono state viste come raccolte etnografie del

Brasile, ritratti fedeli della popolazioni che egli aveva incontrato.

Anni dopo la grande colonizzazione, il barocco trovò in Brasile

un terreno recettivo e fiorì rapidamente. Introdotto nel secolo

XVII. Durante il periodo coloniale si sviluppò una intima

associazione tra Chiesa e Stato.

Il barocco viene descritto come uno stile dinamico,

ornamentale, drammatico, stile che coltiva i contrasti e le

espressioni emotive, ma il suo carattere narrativo e la sua

plasticità si combinano con un preciso pragmatismo. L’arte barocca è stata un’arte funzionale, che

aveva chiaro ciò a cui doveva servire: al di là di una caratteristica decorativa, l’arte religiosa

cattolica e dei costumi della società europea da parte dei brasiliani. I primi edifici sacri furono

edificati a partire dalla seconda metà del XVI sec.

Antonio Francisco Lisbona era figlio di un portoghese, manovale emigrato in Brasile e della sua

schiava nera. Dal padre imparò le prime nozioni fondamentali di scultura e architettura, che

approfondì sotto la guida di Joao Gomez Batista. Il primo lavoro di Alejadinho si ebbe nella chiesa

di Nossa Senhora do Carmo a Ouro Preto, chiesa progettata dal padre. Le sue opere più significative

sono la facciata, la pianta, il pulpito e gli altari della chiesa di San Francesco a Ouro Preto.

Lo stile Neoclassico francese giunse in Brasile nel cuore dell’Amazzonia dove sorse la Masao

Bolonha e il teatro Amazonas.

Importante per i brasiliani fu la missione artistica francese che portò nel paese una grande quantità

di artisti. La missione su richiesta del re Giovanni VI, fu organizzata da Antonio de Araujo y

Azevedo e iniziò nel gennaio 1816. chiamata “settimana dell’arte

In età moderna, più precisamente ne 1922, si organizzò una mostra

moderna” in cui gli artisti manifestarono la loro insoddisfazione nei confronti del mondo

“accademico” in tutti i settori dell’arte brasiliana. Certamente i modernisti desideravano colpire e

scandalizzare gli accademici.

Una tra i più importanti artisti brasiliani partecipanti alla manifestazione fu

membro del “Grupo das Ciuco” che era un gruppo di

Tarsila do Amaral,

cinque artisti brasiliani considerati i più grandi influenti del movimento

artistico moderno in Brasile. Gli altri membri sono Anita Malfatti, Menotti

Del Picchia, Mario de Andradee e Oswald de Andrade.

A partire dal 1916 ha studiato arte a San Paolo. Successivamente studiò

disegno e pittura con il pittore accademico Pedro Alexandrino. Il mondo

artistico brasiliano era esteticamente conservatore, quindi Tarsila andò a

studiare a Parigi dal 1920al 1922.

Ritornata in Brasile fu organizzata la settimana di Arte Moderna. L’evento è stato fondamentale per

lo sviluppo del modernismo in Brasile. I partecipanti erano interessati del modernismo in Brasile. I

partecipanti erano interessati a cambiare. L’establishment artistico conservatore in Brasile

incoraggiando una nuova modalità distintiva dell’arte moderna. Gli artisti europei nel frattempo

avevano sviluppato un grande interesse per le culture africane e primitive come ispirazione. Ciò ha

portato Tarsila a utilizzare le forme indigene del proprio paese, incorporando gli stili moderni.

Un altro tra i più importanti artisti moderni brasiliani fu Roberto Burle

Marx, un architetto del paesaggio e botanico brasiliano. Iniziò la sua

carriera come artista plastico e pittore, acquisendo in seguito fama

internazionale esercitando la professione di architetto paesaggista.

Risiedette per gran parte della sua vita a Rio de Janeiro dove sono situate le

sue principali realizzazioni, anche se le sue opere possono essere visitate in

tutto il mondo.

La sua partecipazione nella definizione della moderna architettura brasiliana

fu fondamentale, avendo fatto parte di gruppi incaricati alla realizzazione di

molti celebri progetti. La terrazza giardino che progettò per il palazzo Gustavo Caoabena viene

considerato in segno di rottura nella tradizione del paesaggismo. Il giardino costruito tramite specie

vegetali autoctone e forme sinuose, possiede una configurazione inedita per la tradizione

paesaggistica brasiliana ed internazionale.

Da quel punto in poi, Burle Marx continuerà lavorando con un linguaggio sufficientemente

artistiche, tra le quali: l’arte astratta,

organico ed evolutivo identificandolo con le avanguardie il

concretismo ed il costruttivismo.

Le planimetrie dei suoi progetti ricordano molto spesso quadri astratti.

I CADUVEO I Caduveo sono un Sottogruppo della nazione indigena Mbaya

dell’America meridionale di cui sono oggi gli unici superstiti, ridotti a

pochi individui stanziati lungo il Rio Nabileque, affluente del Paraguay.

Sono famosi come ceramisti e per la bellezza e per la bellezza delle

pitture corporali delle loro donne e sono stati studiati da C. Levis-

Strauss e fotografati da Guido Boggiani.

I Caduveo sono conosciuti anche con il nome di Indios cavalieri perché

possedevano molti cavalli.

Sono da sempre organizzati in una società gerarchica al cui estremo

stanno i nobili e all’altro estremo gli schiavi. Le donne si dedicavano

alla pittura corporale e facciali, con elementi geometrici e spiraliformi.

che nel 1887 viaggiò all’interno

Guido Boggiani fu un pittore, disegnatore ed etnografico italiano

del Brasile, della Bolivia e del Paraguay per documentare la vita degli indigeni della ragione.

I suoi interessi spaziavano dalla etnologia alla linguistica alle pitture, alla fotografia.

Fotografò e fece numerosi dipinti di popolazioni indigene che vivevano tra il Paraguay, l’Argentina

e il Brasile. Interessato al tatuaggio e alla pittura corporale, scatta più di 500 fotografie sugli

indigeni aborigeni sudamericani.

Il suo interesse fondamentale “etnografico” lo porta alla descrizione “oggettiva” delle distinte etnie.

Boggiani viene assassinato 1902 e si sospetta che si trattasse di un assassinio rituale.

È probabile che il suo assassinio fosse collegato alla sua attività di fotografo: è probabile, che per la

popolazione che egli fotografava, l’atto fosse interpretato come una maniera di “rubare l’anima” ai

selvaggi.

Nella metà degli anni 30 del 900 C. Lèvis-Strauss antropologo francese e la moglie avvicinano i

Caduveo. La spedizione era propiziata da due francesi. Con la moglie l’antropologo raccoglie molti

esempi di produzione ceramica, disegni di arte corporale che le donne producevano sul volto e sul

corpo. La prima risposta che egli si dà è che l’arte Caduveo avrebbe ragioni estetico-erotiche. Non è

però una spiegazione che egli sembri definitiva e allora approda ad una spiegazione di tipo

antropologico: l’arte della pittura del volto e del corpo avrebbe la ragione di distinguere gli uomini e

le donne dagli animali. Quindi, c’è una evidente contrapposizione tra natura e cultura. Le pitture sul

viso conferiscono all’individuo la sua dignità di essere umano.

INDIANI D’AMERICA

Gli indiani d’America o nativi americani, come vengono definiti dagli

statunitensi, comprendono ora più di 500 tribù. Benché le caratteristiche

culturali come la lingua, i costumi e le usanze variano enormemente da

una tribù all’altra, ci sono alcuni elementi che si possono incontrare

frequentemente e sono condivisi da molte tribù.

All’inizio del 500, mentre gli spagnoli dilagavano nella parte centrale e

meridionale del continente, altri europei presero a esplorare le coste

dell’America.

atlantiche della parte settentrionale

Ben presto, in seguito a diverse guerre territoriali, prevalsero gli inglesi

che giunsero a dominare l’intera fascia costiera dove un po’ alla volta si

fondarono 13 colonie, quelle che poi formarono gli USA.

Queste popolazioni di indiani prima della colonizzazione, secondo gli scavi, erano cacciatori-

raccoglitori che si espandevano verso est dall’Alaska. I primi gruppi si pensa che erano provenienti

dall’Asia che attraversarono lo stretto di Bering via mare.

Franz Boas fu uno dei primi antropologi a studiare queste popolazioni. Boas è stato un antropologo

tedesco neutralizzato statunitense che nel 1886 decise di compiere un viaggio in America

settentrionale nella Columbia Britannica per compiere uno studio etnografico sui nativi della costa

occidentale. Nel corso di questi studi analizzò da vicino Kwakinti, i Chinook ed i Tsimshian, mentre

nel 1887 decise di stabilirsi negli USA. Boas concepiva il lavoro sul campo come lo studio di

singole culture o particolari aree culturali. Inoltre secondo lui, non esiste popolo, per quanto

primitivo, che non conosca il godimento estetico e che non dedichi parte delle sue energie alla

produzione di cose “belle”. indiani d’America

Tutti i manufatti realizzati dagli erano. I canti si credeva che venissero insegnati

da spiriti inviati dall’essere supremo: erano perciò parole e musiche

durante una visione o un sogno

divine. Mentre i miti e le leggende si facevano risalire a meravigliosi tempi remoti. Il relativo

isolamento degli indiani d'America ha consentito la conservazione delle loro tradizioni musicali. Il

canto è l'espressione musicale dominante, con accompagnamento ritmico di strumenti quali

tamburi, sonagli, flauti e zufoli. Le melodie e i testi sono generalmente brevi, ripetuti o combinati in

serie. Le danze più note sono quelle degli indiani delle praterie, che comprendevano assolo per

uomini e danze rituali di coppia o di gruppo.

Non c’era l’individualità dell’artista, anzi molto spesso l’artista indiano era anonimo, e la ricchezza

restava come patrimonio alla tribù: la capacità accresciuta di creare

il “bello” entrava a far parte del bagaglio culturale da passare alla

nuova generazione.

L’elemento dell’arte principale dell’arte degli indiani d’America è

il totem. Il totemismo è un complesso sistema di credenze, norme e

simboli basato sulla relazione tra un individuo o un gruppo sociale

e un "totem", rappresentato da una specie animale o, più

raramente, da una specie vegetale o da un fenomeno naturale

Dagli inizi del XIX secolo, il totemismo destò l’interesse di molti studiosi, che inizialmente

credettero di individuarvi una manifestazione tipica e ricorrente delle società primitive, alle origini

della religione.

I successivi studi antropologici sottoposero il concetto di totemismo a una radicale critica,

innanzitutto l’unitarietà. Agli inizi degli anni Sessanta Claude Lévi-Strauss

contestandone criticò il

concetto stesso di totemismo, ritenendo del tutto infondate le principali teorie che esso aveva

generato nel corso di un secolo di studi. Lévi-Strauss individuò nel rapporto totemico

principalmente una modalità di organizzazione delle conoscenze sociali e naturali; in questa

prospettiva la scelta del totem corrisponde all’esigenza umana di stabilire un ordine nell’universo

percepito e di rappresentare il sistema di rapporti sociali.

un’entità naturale o soprannaturale che ha un significato simbolico particolare

Un totem è, quindi,

per una persona, un clan o una tribù, al quale ci si sente legati per tutta la vita. Per le persone,

l’associazione con il proprio totem avviene in una cerimonia di iniziazione, che talvolta avviene

poco dopo la nascita, e talvolta avviene poco dopo la nascita e talvolta all’inizio dell’età adulta.

Un altro elemento caratteristico è il potlatch, un insieme di cerimonie in occasione di eventi sociali

quali nascita, matrimonio o funerale di personaggi eminenti, o successione di ruolo. Il potlatch

consisteva in una riunione festosa caratterizzata da canti, racconti di leggende, danze e banchetti,

che durava per diversi giorni e culminava in una distribuzione di doni: questa aveva la funzione di

sottolineare lo status sociale dell'ospite, innescando una sorta di rivalità con gli invitati. Essi infatti

erano tenuti a ricambiare con doni ancora più preziosi, allo scopo di affermare il loro primato

economico e sociale.

Perlopiù popolazioni nomadi, gli indiani d'America vivevano in tende fatte di pelli nei climi più

miti e in quelli più rigidi facevano ricorso a vari tipi di riparo, tra cui capanne costruite con blocchi

di ghiaccio o di terra e rifugi interrati. Dove abbondava il legname venivano costruite case di legno,

altrove si utilizzava la paglia per coprire semplici capanne.

Il salmone era l’alimento base di tutte le società indiane della costa e per molte di loro diventava

l’animale simbolo. Il salmone ricorre nei miti che ne descrivono l’origine e considerano

l’invenzione delle tecniche di pesca come uno degli elementi della civiltà.

Collegata alla pesca stava l’abilità della costruzione di

canoe utilizzate dai popoli indiani per la caccia e per la

guerra. Ogni gruppo si distingueva per il diverso stile

costruttivo; era un’attività che impegnava tutto il

villaggio, sotto la direzione del capo-costruttore che

spesso era anche il capo villaggio. La canoa scavata è

costruita a partire da un grande tronco d'albero (in genere

pino o abete), che viene svuotato e al quale viene poi

data la forma caratteristica. Questo semplice tipo di

canoa è ancora oggi utilizzato in molte parti del mondo.

Gli indiani d'America coltivavano una grande varietà di credenze religiose. La maggior parte delle

popolazioni venerava un'entità spirituale, origine di tutte le cose, che veniva identificata in diverse

realtà o eventi: come luce e forza vitale (era allora rappresentata dal sole); come fertilità (e quindi

aveva sede nella terra); come conoscenza e potere, di cui erano depositari principalmente alcuni

animali, quali il giaguaro, l'orso, il serpente. Per provocare visioni venivano spesso somministrati

allucinogeni, tra cui il peyote, all'interno di cerimonie caratterizzate da canti e digiuni. Importante

era il culto dei morti, di cui erano ministri gli sciamani. La loro struttura sociale prevedeva una

divisione in ranghi.

Boas affermava che mantenere il rango era la fondamentale preoccupazione delle tribù della costa

nord-occidentale: infatti, rango e posizione sociale conferivano il privilegio di usare alcune figure

animali dipinte o scolpite sulla facciata delle case, sui totem, sulle maschere e sugli utensili di uso

quotidiano e davano il diritto di raccontare storie o di cantare specifici canti.

Egli nota inoltre che la società Kwakiutu aveva una ricca attività rituale in inverno, stagione nella

quale la struttura ordinaria, era sostituita da un sistema di gruppi cerimoniali a carattere iniziatico.

Presso questi popoli lo sciamano, o uomo di medicina, aveva uno status sociale molto alto. I suoi

comprendevano ance l’uso di erbe medicinali e di riti magici e il suo successo dipendeva

metodi

largamente dalla collaborazioni e dalla fiducia del paziente: attraverso speciali collane, maschere e

ornamenti, canti e danze lo sciamano faceva un esorcismo per placare i cattivi spiriti.

Infine, le maschere rivestono un ruolo molto importante nella cultura di molte

comunità indiane, e vengono usate spesso durante le cerimonie religiose o le

celebrazioni delle feste tribali. Spesso erano intagliate nel legno e la loro

intensa espressività ha una funzione apotropaica di spaventare gli spiriti del

male e di provocarne la fuga.

L’etimologia della parola sciamano rimanda alle parole sama, che significa

muovere i piedi, agitare le gambe quindi saltare, danzare, accompagnandosi

con la voce imitando gli animali.

Si possono proporre tre interpretazioni per lo sciamanesimo quella religiosa, quella psicologica e

quella antropologica. L’interpretazione religiosa considera lo sciamanesimo come la primitiva

forma religiosa considera lo sciamanismo come la primitiva forma religiosa, complesso legato ad un

personaggio dalle qualità eccezionali che opera nel contesto culturale della società caratterizzata da

concezioni animiste e totemiste.

La lettura psicologica considera lo sciamanesimo un fenomeno ambiguo poiché comprende sia la

dimensione carismatica dello sciamano sia gli aspetti patologici del fenomeno quali la presunta

isteria o epilessia.

L’antropologia, invece, pensa allo sciamanesimo come ad un sistema simbolico che si esprime in

società specifiche come quella dei cacciatori e degli allevatori. Lo sciamanesimo è collegato al culto

una generazione all’altra è

dei morti e al criterio della fecondità poiché le anime tornano da

necessario che i vivi abbiano figli nei quali i morti possano reincarnarsi.

INUIT/ESCHIMESI Gli inuit sono una popolazione indigena delle coste artiche

dell’America distribuita dalla Groenlandia all’Alaska.

fino

Sono noti più generalmente con il nome di eschimesi. Nella

lingua locale, il termine inuit (o yuit in siberiano e in alcuni

dialetti dell'Alaska) significa "gente"; offensivo viene invece

considerato il termine eschimesi o "mangiatori di carne

cruda".

Il territorio in cui abitano è principalmente composto dalla tundra, pianure basse e prive di alberi

dove il terreno è perennemente ghiacciato.

Le attività principali praticate dagli Inuit sono la caccia e la pesca. Alcuni gruppi praticano la pesca

sui fiumi dell’interno, altri cacciano caribù nelle zone interne, tradizionalmente l’attività più

benché

diffusa è la caccia di mammiferi marini, così come la loro struttura e l’etica della loro cultura si

sono sempre rivolte al mare.

Essi sono diventati maestri dell’arte della scultura sul legno, sulla pietra e sulle ossa, inizialmente

destinate a usanze religiose.

L’arte inuit tradizionale è considerata come esemplificazione dei miti originari (il rapporto con gli

la società umana, la relazione drammatica con la natura). L’arte contemporanea riprende i

animali,

temi della tradizione, attualizzandoli, oppure si sposta sulle questioni sociali e identitarie. Questo

compito è svolto maggiormente dalle donne che rappresenta un omaggio alle donne inuit. Donne

che hanno risposto con coraggio alle sfide di un ambiente nemico che le costringeva all’isolamento.

Le popolazioni inuit del Canada sono conosciute per un tipo particolare di canto associato al gioco.

Spesso descritti come "giochi di gola" questi canti, che narrano una storia, sono eseguiti soprattutto

dalle donne. Vengono spesso cantati ai bambini per sviluppare la loro immaginazione e anche la

capacità di ragionamento.

La pesca e la caccia vengono ancora svolti con metodi tradizionali così come la conservazione degli

alimenti. Gli eschimesi furono i primi abitanti dell'Alaska. Adattati al clima rigido di queste regioni,

essi dipendevano dagli animali per il cibo e l'abbigliamento.

L'igloo è la tradizionale abitazione invernale degli inuit che praticano ancora il nomadismo. Le

abitazioni inuit sono di due tipi: tende in pelle di foca o tricheco in estate e capanne o case in

inverno. Le abitazioni tradizionali invernali sono generalmente di pietra, con la struttura in legno o

in osso di balena e un'apertura bassa e allungata, che consente l'ingresso soltanto carponi. La

costruzione di case di ghiaccio, tipica di alcuni gruppi inuit del Canada centrale e orientale, è poco

diffusa in Groenlandia e sconosciuta in Alaska. Attualmente, tuttavia, molti inuit vivono in città, in

alloggi moderni costruiti dallo stato.

I mezzi di trasporto tradizionali sono il kayak, l'oomiak e la slitta trainata da cani. Il kayak è una

leggera barca da caccia simile alla canoa, costituita da una struttura in legno coperta di pelle di foca,

con una sola apertura che consente il passaggio del rematore; l'oomiak è invece una canoa aperta,

più ampia. La popolare slitta, trascinata dai cani eschimesi, rappresenta il perfetto adattamento di

una forma di tecnologia all'ambiente. Attualmente sono molto comuni anche le barche a motore e

gli autoveicoli da neve.

Gli inuit praticano una forma di animismo, che attribuisce uno spirito a ogni cosa o essere vivente.

È credenza diffusa che gli spiriti possano essere ammansiti da incantesimi e talismani, e controllati

dagli sciamani o da chiunque conosca gli incantesimi o abbia a disposizione gli amuleti appropriati;

agli sciamani viene fatto ricorso anche in caso di problemi o malattie gravi.

In anni recenti, gli inuit hanno cominciato a creare organizzazioni comunitarie per difendere i propri

diritti alla terra, preservare l'ambiente e partecipare alle decisioni che riguardano lo sviluppo

economico del proprio territorio. Il 1° aprile 1999 è ufficialmente nato il primo territorio autonomo

degli inuit, una regione del Canada chiamata Nunavut.

Annie Pootoogook è stata, fino a pochi anni fa, la star dell’arte grafica di Cape Dorset, la prima a

d’arte contemporanee di risonanza mondiale. Ha accolto nella sua arte temi

partecipare a viarie fiere

artici attini al repertorio della realtà inuit odierna mescolandoli con inconfondibili insegne nel

mondo inuit e della realtà globale restituendo il senso di una visione frastagliata e complessa di

grande suggestione. L’arte eschimese è una tipologia d’arte che racconta il mito come racconto

pragmatico su ciò che si deve fare.

BEFORE TOMORROW

La storia del film è ambientata intorno al 1840, alcune tribù Inuit non

hanno mai incontrato nessun popolo bianco, ma hanno sentito da dove

vengono, cosa vogliono fare e la ragione.

In estate, due famiglie isolate si incontrano di nuovo, i giovani si sposano,

gli anziani raccontano storie ai giovani, stanno pianificando il cibo che

può aiutarli a passare l'inverno. Anche se tutto sembra andare bene,

Ningiuq, una donna anziana di forza e saggezza, non può smettere di

preoccuparsi. Pensa che l'ambiente circostante sia instabile, quindi vuole

pensare alla sua vita.

Dopo un buon raccolto di pesca, le famiglie decidono di portare ciò che hanno catturato su un'isola

isolata, che è al sicuro da cani e altri animali. I volontari che si assumono questo compito sono

Ningiuq e suo nipote, Maniq la segue, così come il vecchio Kutuguk, che è l'amico di Ningiuq che

sta male. Quando arriva la prima neve, Ningiuq decide di tornare al campo principale con Maniq

per vedere cosa è successo agli altri.

Quando Ningiuq e Maniq tornarono al campo principale, scoprono che tutti sono morti, i loro corpi

contorti per il dolore e coperti di vesciche. Ningiuq trova oggetti noti per appartenere agli stranieri

bianchi accanto ai loro corpi. Ningiuq e Maniq tornano sull'isola, Ningiuq usa la sua saggia e le sue

capacità di sopravvivenza cercano di rianimare Maniq, ma un giorno Ningiuq sentirà arrivare la

propria morte.

Il film riflette sulla cultura, la tradizione e i valori spirituali degli Inuit. "Before Tomorrow, un film

drammatico d'epoca profondo, elementare e affascinante che trasforma una storia intima di

resistenza in una metafora di un'intera cultura".

ARTE AFRICANA

Una delle forme più tipiche e ricche del patrimonio artistico africano è

costituita dalla decorazione del corpo, a fini di distinzione e di protezione,

attraverso maschere, acconciature, copricapi, tatuaggi e segni tracciati sulla

pelle con pigmenti colorati.

L'opinione della comunità è parte essenziale della tradizione artistica di molte

culture africane, infatti, lo studio dei canoni estetici seguiti da artisti e critici

indica una chiara predilezione per l'astrazione.

I temi sociali prevalenti nell'arte africana tradizionale raffigurano le donne come madri che allattano

o cullano i propri bambini, e gli uomini come capi anziani della comunità o come guerrieri

vittoriosi, a cavallo e in abiti da guerra. Anche numerose rappresentazioni in maschera di

personaggi, sia umani sia animali, hanno ruoli che simboleggiano comportamenti sociali più o meno

corretti.

I colori maggiormente impiegati sono il rosso, simbolo della fecondità e della vita, il bianco ed

il nero, rappresentano la vita eterna e l'oscurità. Generalmente la rappresentazione del mito non

consiste in un'immagine fantasiosa della divinità, ma piuttosto in figure reali, che comprendono

quelle ancestrali, oppure nelle maschere, usate nei riti protettivi dalle difficoltà della vita e nelle

funzioni civili.

I manufatti africani possono svolgere importanti funzioni in occasione di riti

propiziatori relativi all'attività economica delle comunità. Tra i bambara del Mali,

durante le cerimonie della semina e del raccolto i membri della società agricola

ciwara indossano eleganti maschere a forma di antilope. La danza di queste

maschere sui campi coltivati assume due significati: rendere onore all'eroe e

ricordare ai giovani agricoltori il duro lavoro che devono a loro volta assolvere

ogni anno.

La popolazione femminile della Sierra Leone ha una tradizione particolarmente importante di

maschere dall'intenso e lucido colore nero, indossate durante le cerimonie di iniziazione delle

giovani della comunità. Nelle loro forme sono enfatizzati i tratti che più ammirano in se stessi, una

fronte alta e liscia, un'acconciatura elaborata e un collo robusto ed elegante.

Anche la società maschile ha una ricca tradizione di maschere che indossano per interpretare diversi

ruoli nelle rappresentazioni collettive. Queste maschere si distinguono per l'eleganza della forma, la

brillantezza della superficie nera e le elaborate capigliature intrecciate; quando non vengono

indossate, le si conserva in una speciale casa custodita da un guardiano.

La danza africana è un insieme delle forme tradizionali delle popolazioni

che abitano la parte subsahariana del continente africano, viene praticata

all'interno delle cerimonie religiose e sociali come intrattenimento o

manifestazione artistica.

Queste danze costituiscono spesso nelle società di tipo tradizionale un

sistema di riferimenti simbolici condiviso dai membri della comunità che

permette loro di comunicare ed elaborare culturalmente i principali eventi

della vita individuale e sociale: in molti casi, non esiste una distinzione

netta tra le categorie che generalmente consideriamo

come teatro, danza e musica ma al contrario, è presente una concezione

piuttosto fluida che opera concretamente fondendo questi tre aspetti in

un'unica performance.

Nonostante la presenza di elementi comuni, le varietà di danze esistenti sono tante quante le

popolazioni presenti nel continente. È tuttavia possibile individuare un filo conduttore tra le

numerose varietà: in Africa, la danza è considerata un mezzo di comunicazione spirituale e il

danzatore è quindi anche maestro, depositario della storia, celebrante, medium spirituale, guaritore e

narratore.

La varietà ritmica tipica della musica africana si esprime infatti anche nel corpo che è in grado di

eseguire sequenze ritmiche differenti in contemporanea: si tratta di movimenti molto complessi che

coinvolgono spalle, petto, bacino, testa, braccia e gambe, spesso eseguiti sul posto.

I temi ai quali si ispirano le danze sono molteplici e vanno dagli antichi riti legati alla caccia,

all'agricoltura o alla fertilità, fino a includere tradizioni più recenti. Ne è un esempio la danza

sudafricana detta "dello stivale di gomma", la quale fu inventata dai minatori neri che ritmavano i

balli usando gli stivali come strumento a percussione, poiché il sistema dell'apartheid negava loro il

diritto di suonare strumenti musicali.

Proprio per la sua funzione rituale legato al mondo della spiritualità, la danza è

considerata una forma simbolica di comunicazione con gli spiriti e le forze della

natura, in cui i danzatori, indossando delle maschere, assumono l'identità di uno

spirito o di un antenato; altre danze sottolineano e accompagnano momenti

fondamentali della vita sociale, come l'ingresso di un giovane nell'età adulta.

Ancora oggi in Africa la danza possiede un profondo valore narrativo e culturale,

e sono molte le università del continente che contribuiscono ad assicurare la

conservazione dei balli tradizionali e a favorire lo sviluppo di nuove forme

coreografiche da far conoscere anche all'estero.

I MAORI I Maori sono una popolazione indigena della Nuova Zelanda di origine

polinesiana. I reperti archeologici hanno consentito di datare attorno all'800

d.C. l'arrivo dei maori in Nuova Zelanda dalle isole Cook.

Le attività della comunità comprendevano l'agricoltura e la guerra.

Alcuni individui del gruppo si dedicavano alle arti: poesia, oratoria, tatuaggi

e intaglio del legno, delle ossa e della pietra. Di grande pregio sono sia le

sculture in legno, che decorano tuttora gli edifici pubblici, sia i numerosi

ornamenti personali.

Nel 1769, James Cook stabilì relazioni amichevoli con gli indigeni, e nel 1800 gli scambi marittimi

erano ormai relativamente frequenti, tanto che i maori appresero a leggere e scrivere e a utilizzare i

moschetti nelle guerre tribali.

Il concetto di arte in realtà non ha riscontro nella cultura maori, presso la quale non esistono parole

che indichino classi di prodotti o tipologie di interventi decorativi destinati primariamente alla

gratificazione estetica. La maggior parte degli oggetti a cui oggi viene attribuito un valore artistico

nasce per rispondere a una funzione pratica o religiosa, e viene tuttora considerata preziosa dal

popolo maori in quanto eredità dei progenitori o depositaria di un significato magico-religioso.

Nei secoli passati, i maori erano una tribù molto bellicosa,

prevalentemente dedita all'arte della guerra. Ogni comunità viveva ritirata

in insediamenti collinari fortificati, protetti da fossati e palizzate; cospicua

era la produzione di armi per il combattimento corpo a corpo, come clave

di piccole dimensioni, lunghe lance, bastoni e manganelli, spesso intagliati

e decorati con motivi elaborati. L’abilità tecnica e il gusto espresso nella

lavorazione della pietra, dell'osso e del legno sono evidenti ad esempio

negli intagli sulla prua e sulla poppa delle grandi canoe da guerra, decorate

con rigide figure di guerrieri in atteggiamento ostile; nei preziosi scrigni di

giada in cui si riponevano gli ornamenti in piume; nei pesanti pendenti

chiamati hei tiki, che rappresentano gli antenati.

Oltre agli accessori e all'ornamentazione tipica dei guerrieri, ai preziosi tessuti realizzati dalle donne

maori, possiamo ammirare oggetti intagliati nel legno che testimoniano di una perizia tecnica e di

un gusto artistico senza precedenti tra i popoli delle isole del Pacifico.

Sul finire degli anni Quaranta del Novecento l'arte maori fu introdotta come materia d'insegnamento

nelle scuole neozelandesi, e giovani artisti indigeni furono avviati alla professione di insegnanti

specializzati nelle arti e nei mestieri tradizionali. La rinascita delle antiche tecniche di tessitura fu

promossa, con l'appoggio della Maori Women's Welfare League (fondata nel 1951).

Il moko è il tradizionale tatuaggio con cui i maori dipingono i loro volti. I

guerrieri utilizzano il moko per raccontare la propria storia: ogni segno indica

un diverso avvenimento della propria storia personale. Le donne riportano il

tradizionale segno sul mento ad indicare che sono legate ad un guerriero Maori.

Tra i tatuaggi, il kirituhi è la rappresentazione più decorativa a differenza del

tatuaggio moko, tutti possono usare questa tipologia di disegni, senza offendere

la cultura. Avevano, inoltre, la funzione di incutere paura.

I Māori si sono fatti conoscere nel mondo sportivo

soprattutto grazie alla loro massiccia presenza nella

famosissima squadra nazionale neozelandese di rugby

degli All Blacks i quali, all'inizio della partita, sono

soliti eseguire l'haka, un antico canto mimato che,

originariamente nato come un'invocazione al dio sole,

si è evoluto nel tempo in un rituale più complesso per

manifestazioni di gioia, o di dolore, o di

quell'aggressività intimidatoria che, espressa a inizio

partita dagli All Blacks, l'ha fatta spesso considerare

esclusivamente una danza di guerra.

I TESSUTI

Il tappeto è nato per la necessità di riscaldarsi, di proteggersi, di riposare, di avvolgere i morti o di

contenitore per oggetti e attrezzi durante gli spostamenti. Elemento indispensabile per chi, nomade,

seguiva le greggi e cercava giacigli più morbidi e comodi delle ruvide pelli animali.

Il tappeto più antico che si conosca è il tappeto di Pazyryk, rinvenuto dall'

archeologo Rudenko nel 1949 in una tomba situata in Siberia nella catena

dell'Altaj, ai confini con la Mongolia nord-occidentale; il suo ritrovamento

fu possibile perché l'acqua penetrata nella tomba, congelandosi, lo

mantenne intatto.

Il test al carbonio indica che questo manufatto ha circa 2.500 anni, e studi

più approfonditi hanno rivelato che sia di origine assira. Di forma quasi

quadrata, è di altissima qualità, con un'annodatura simmetrica di circa 3.600

nodi.

Poco alla volta i tappeti acquisirono caratteri di unicità; ogni villaggio o

tribù distinse questa manifattura con la personale sensibilità artistica,

arricchendola della simbologia e dei colori delle proprie piante e animali

Scoperte interessanti di brandelli di tappeti sono avvenute nel Turkestan orientale, terra di passaggio

e di sosta delle antiche popolazioni per arrivare in Cina.

Un'epoca di particolare splendore fu quella della dinastia dei Selgiuchidi popolazione di origine

turca che durò fino al XIV secolo. Fu in questo periodo che si migliorarono le tecniche di

annodatura e si svilupparono raffinate decorazioni con l'introduzione di elementi grafici come il

motivo detto "cufico".

I tappeti di questo periodo si caratterizzano per l'elegante accostamento dei colori, con la prevalenza

nel campo del rosso o del blu. Le decorazioni di varie sfumature vanno dall'azzurro tenue, avorio,

giallo e rosa chiaro. Il nodo è simmetrico. I motivi grafici rappresentano generalmente foglie, fiori e

alberi stilizzati.

Risalenti allo stesso periodo, di grande importanza, ma diversi da quelli Selgiuchidi sono i tappeti

provenienti dalla corte dei Mamelucchi; dinastia sovrana in Egitto, Palestina e Siria dal 1250 al

1517. Sono tappeti generalmente di piccole dimensioni, di forma quadrata con nodo asimmetrico

che permetteva una più corretta riproduzione dei disegni. Un tappeto famoso è quello definito "di

Simonetti" ora esposto al Metropolitan Museum di New York.

La colorazione è caratterizzata da un inconfondibile rosso ciliegia e dal verde. Il blu è presente in

tutte le sfumature fino all'azzurro e il giallo tenue fino al bianco. Le decorazioni sono di gusto

geometrico, dove i vari elementi grafici si dispongono in modo concentrico e nello stesso tempo

sovrapposti, quasi a creare forme simili a caleidoscopi.

Sempre di questo periodo sono i cosiddetti tappeti "paramamelucchi" che sono tra i più rari e

interessanti di tutta la storia del tappeto. Li contraddistingue un grande ottagono centrale al quale

sono accostati sopra e sotto altri ottagoni più piccoli e nel campo si formano a intreccio dei motivi

floreali stilizzati.

La conquista di numerosi territori da parte dei sultani ottomani fece sì che la rigorosa e sobria arte

anatolica si incontrasse con quella delle regioni soggiogate della Persia, India e Cina. Questo, unito

alla conoscenza di nuove tecniche, condusse la produzione ottomana ad essere influenzata dalle

locali espressioni artistiche.

I tappeti caucasici, prodotti in zone prive di vie di comunicazione, furono conosciuti in occidente

solo nel XIX secolo, mantenendo fino ad allora intatta l'arte tipica dei tessitori di quei territori.

Prima del XIV secolo le testimonianze sono rare ed incerte, è sicuro però che l'arte del tappeto

persiano si affermò con superbo splendore con la dinastia Safavide tra il 1502 fino al 1736. In un

clima di stimolante creatività artistica i disegni geometrici furono sostituiti con gli elementi che

divennero gli inconfondibili tratti grafici persiani. Il tappeto da questo momento in Persia divenne

elemento di distinzione e potere, ma fu anche simbolo dell'amore per la cultura.

Nel periodo safavide furono introdotte molte innovazioni, come l'introduzione dei cartoni a schemi

preordinati per ottenere un'assoluta perfezione.

I primi manufatti di quest'epoca rappresentano i giardini persiani con fiori, alberi, foglie, siepi,

fontane, corsi d'acqua e tutto ciò che la natura offriva in un'unione superba di gusto e raffinatezza.

Grande fu la produzione della città di Kirman, detta "il giardino di Persia". Col tempo si passò dalle

rigide schematizzazioni ad aiuola dei primi tappeti all'inserimento dei classici medaglioni centrali.

La produzione e la diffusione dei cosiddetti safavidi durò circa fino al 1722, quando un imponente

invasione degli Afgani avanzò fino ad Isfahan. Divenne allora Herat centro principale della

produzione dei tappeti e nuova capitale. Si impose quindi una nuova tipologia decorativa tipica di

questa città.

Il motivo dominante divenne quello chiamato "herati" che presenta 4 minuscoli steli, leggermente

piegati a formare un piccolo rombo, ai vertici dei quali si trovano 4 motivi floreali a palmetta.

Questa decorazione ha poi influenzato in modo determinante (con inevitabili differenze ed

evoluzioni) la successiva produzione del tappeto.

Naturalmente sono stati prodotti nuovi manufatti anche al di fuori dalle zone di influenza anatolica,

caucasica e persiana come l'India e la Cina; dove l'arte persiana influenzò a più riprese quella locale.

La Persia, l'attuale Iran, rimane nell'immaginario collettivo il punto di riferimento per i tappeti

orientali. Il tappeto persiano rimane caratterizzato da una densa annodatura che si sviluppa in

disegni quasi sempre curvilinei con medaglioni e fantasie di fondo floreali spesso esasperati nella

loro intensità.

Esistono però anche tappeti persiani di gusto geometrico, fortemente semplificati nei tratti grafici,

dai colori e da una simbologia di gusto nomade.

La moderna produzione persiana sviluppa tappeti di varie qualità e differente valore, sono tappeti

quasi esclusivamente tessuti su telai verticali, che garantiscono una maggior precisione nella

tessitura e la possibilità di creare manufatti anche di grandissime dimensioni.

I tappeti caucasici sono stati sino a poco tempo fa ritenuti di secondaria importanza rispetto alle più

rinomate manifatture persiane e indiane. Quando però i primi commercianti nel XIX secolo

scoprirono l'originale valore di questi manufatti, cominciarono ad esportarli in occidente e presto si

imposero per le affascinanti geometrie e gli accostamenti dei colori.

Si può affermare che i caucasici non hanno la raffinatezza e la precisione tecnica dei persiani, ma vi

suppliscono per la sorprendente fantasia ed eleganza. Sono caratterizzati da disegni geometrici,

soggetti vegetali ed animali fortemente stilizzati, dai colori sempre accostati con grande gusto. Per

questo motivo i manufatti caucasici rappresentano uno dei punti di riferimento nel mercato

dell'antiquariato.

Alle popolazioni nomadi di origine turcomanna è attribuito il merito di aver "inventato" il tappeto.

Questa tesi è confermata dal fatto che in ogni luogo raggiunto da queste tribù si sono sempre

prodotti tappeti. I ritrovamenti del lontano passato sono estremamente rari, ma a partire dal XV

secolo si è certi che l'elemento grafico fondamentale sia divenuto il "gul", tipico dei tappeti di

Bukhara, Tekke e Salor. Questo segno grafico ha assunto nel tempo innumerevoli elaborazioni da

parte delle varie tribù.

In Persia la parola "gul" significa fiore. I recenti studi indicano che il suo significato sia da attribuire

ad una sintesi grafica di totem tribali con riproduzioni di uccelli e simboli di origine scaramantica.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria (laurea a ciclo unico) (BRESCIA - MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gaia.vezzoli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Paltrinieri Anna Casella.

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