Introduzione
L'antropologia è nata come disciplina interna alla biologia. Essa studia l'essere umano sotto diversi punti di vista: sociale, culturale, morfologico, psicoevolutivo, sociologico, artistico-espressivo, filosofico-religioso e in genere dal punto di vista dei vari comportamenti all'interno di una società. Uno dei primi precursori dell'antropologia, nell'antichità, fu Aristotele, che si preoccupò di classificare il mondo zoologico, comprendente l'uomo animale ragionevole. Le conoscenze dei tipi umani si approfondirono grazie agli studi dei medici Ippocrate e Galeno e ai racconti dei viaggiatori, da Marco Polo a Magellano.
Divisione accademica dell'antropologia
Dal punto di vista accademico l'antropologia è suddivisa in:
- Antropologia fisica o biologica, che studia l'evoluzione e le caratteristiche fisiche degli esseri umani, la genetica delle popolazioni e le basi biologiche dei comportamenti della specie umana e dei suoi parenti più stretti.
- Le discipline demo-etno-antropologiche, che si occupano degli aspetti socio-culturali ecc. Grande importanza ha per tale area di studi la ricerca etnografica, spesso considerata come base imprescindibile per riflessioni teoriche ed eventuali comparazioni.
Le tematiche affrontate sono:
- Essere umano e natura
- Società e politica
- Antropologia culturale e antropologia dei simboli
- Cognizione e mente
- Disagi e problematiche esistenziali nell'ambito delle professioni di aiuto
- Modelli e classificazioni sociali
- Antropologia delle religioni
- Variazioni linguistiche
Sviluppo dell'antropologia culturale e sociale
La grande quantità di sotto discipline e campi di interesse che caratterizza attualmente l'antropologia culturale e sociale deve la sua esistenza principalmente alla crisi di due pilastri delle costruzioni teoriche di entrambe: gli stessi concetti di "cultura" e "società". D'altra parte va pur tenuto presente che una qualsiasi società si esprime all'interno di una cultura e una cultura crea il proprio esoscheletro nella società. L'antropologia è quindi "un sapere di frontiera", in quanto "nasce sulla frontiera tra culture diverse".
Arte aborigena
Gli aborigeni sono una cultura simbolica raffinata e con una antichissima tradizione artistica fino alla metà del XX secolo. L'arte per gli aborigeni è espressa nelle pitture rupestri, nei canti cerimoniali e nei miti. Al tempo del loro primo contatto con i colonizzatori europei, nel tardo XVIII secolo, i nativi australiani erano prevalentemente popoli di cacciatori-raccoglitori in possesso di una ricca cultura orale e valori spirituali basati sulla venerazione della terra e sulla fede nel "sogno", inteso contemporaneamente come l'antica epoca della creazione del mondo.
Pionieri degli studi antropologici in Australia
Uno dei pionieri degli studi antropologici in Australia fu Walter Baldwin Spencer che nel 1887 andò in Australia come professore di biologia. In seguito, fu invitato a prendere parte a un progetto di studio sulle regioni sconosciute dell'interno australiano, parte di questa spedizione era finanziata da William Horne. Spencer scrisse che queste popolazioni avevano una cultura che non aveva ancora superato lo stadio dell'era paleolitica, perché non erano mai entrati in contatto con le altre civiltà. Durante delle spedizioni successive scoprì che la loro concezione del mondo sacro era rappresentata attraverso i suoi disegni.
Arte aborigena australiana
Con l'espressione arte aborigena australiana si intende sia l'arte antica e tradizionale degli australiani aborigeni prima della colonizzazione europea, sia l'arte moderna di artisti aborigeni contemporanei che si ispirano alla cultura tradizionale del loro popolo. L'arte è un elemento fondamentale della cultura aborigena. Le opere d'arte venivano usate per segnare il territorio dei vari clan, ricordare eventi storici, raccontare le storie del dreamtime, insegnare le leggi e la morale. I materiali per la pittura venivano commerciati e scambiati per tutta l'Australia.
Materiali e tecniche tradizionali
I materiali tradizionali impiegati nella pittura aborigena erano acqua o saliva mescolate con ocra e altri coloranti minerali, sangue di canguro e resine. Come strumenti si usavano semplici pennelli, bastoncini o le dita. Fu Margaret Preston a riconoscere il carattere alternativo dell'arte aborigena, ma si limitò ad accoglierne l'aspetto decorativo e cromatico.
Valorizzazione moderna dell'arte aborigena
In seguito, molti artisti del '900 cominciarono a prestare maggiore attenzione ai popoli aborigeni, soprattutto dal punto di vista del colore. Negli anni a seguire iniziò un processo di valorizzazione dell'arte aborigena grazie all'organizzazione di diverse mostre. Tra i più importanti artisti australiani si ricorda Albert Namatjira noto per i suoi paesaggi ad acquerello in perfetto stile europeo. Namatjira è stato, inoltre, il primo indigeno del territorio del Nord a ricevere la piena cittadinanza australiana.
Artisti moderni
Un'altra artista moderna australiana è Destiny Deacon che spiega così le ragioni che l'hanno spinta ad utilizzare la fotografia per produrre la sua arte: "esperti viaggiatori bianchi portano avanti i soliti stereotipi. Metà delle ragioni per cui ho iniziato a fare fotografia vengono dal fatto che ero stanca della monotonia delle loro immagini". Per creare le sue opere utilizza familiari o conoscenti che fotografa in set che sembrano casuali e che vogliono dare una lettura, seppure per frammenti, della condizione degli aborigeni urbani. Nelle sue fotografie ricorrono tutti gli oggetti che la società bianca ha prodotto per "definire" il mondo degli aborigeni. Destiny usa, quindi, la sua abilità artistica per esprimere il disagio di chi, come i suoi conterranei aborigeni, si trova a vivere in una società che li vede con gli occhi del pregiudizio.
L'arte di dipingere il corpo
L'arte di dipingere il corpo è ricorrente in tutte le culture e consiste nel fare del proprio corpo un'opera d'arte. Tutte le culture hanno quindi pensato al corpo come a una tela e hanno pensato che il corpo va modificato, per esempio l'acconciatura o la realizzazione di segni su tutto il corpo che possono essere temporanei o permanenti, oppure ancora inserire nel corpo degli elementi decorativi come anelli e orecchini. Anticamente, la pittura del corpo veniva utilizzata per scopi religiosi, rituali, nonché protettive, dato che, secondo alcuni, il colore teneva lontani gli insetti e formava uno strato protettivo contro le intemperie.
Questa tipologia di arte veniva considerata dagli europei come un'arte di veri e propri selvaggi, gli europei infatti credevano che il corpo in quanto donato da Dio doveva essere lasciato così com'era. Questa tipologia di arte cambia da popolo in popolo a seconda degli standard sociali ad esempio alcune donne di alcune tribù si tatuano il volto trasformandolo in una maschera in modo da renderlo più enigmatico. Gli europei arrivano tardi alla mentalità del tatuaggio, fino all'800 erano praticati solo da alcune categorie sociali come i marinai e i carcerati, fino a giungere alla diffusione totale oggigiorno. Altri popoli invece di dipingersi il corpo preferiscono indossare delle maschere realizzate in vari materiali e che possono rappresentare animali, figure mitologiche o fantastiche.
Le maschere
Per l'antropologo R. Callois la maschera costituisce uno dei "misteri" dell'etnografia perché condensa in sé molti significati, è utilizzata in contesti vari e eterogenei, veicola messaggi che possono avere diverse valenze, è nello stesso tempo oggetto religioso, sociale, artistico. Alcune maschere, ricavate da un tronco cavo o scavato oppure prodotte con argilla, coprono l'intera testa e sono definite maschere-elmo. Alcune maschere non coprono il volto, ma il torso.
La struttura principale delle maschere è in genere in legno; oppure pietre morbide come la saponaria, oppure pelle o tessuto. Il materiale viene lavorato. Alla struttura principale possono essere applicati elementi decorativi in altri materiali, come pelo, corna, denti, conchiglie, semi, iuta, paglia, guscio d'uovo o piume. Queste applicazioni servono talvolta a rappresentare in modo più efficace elementi anatomici del soggetto.
Uso delle maschere
L'uso delle maschere è antichissimo e documentato in tutte le culture del mondo: anche questo costituisce parte del "mistero" della maschera. Essa può essere infatti utilizzata in contesti molto diversi. Il primo è quello funebre: maschere d'oro si ponevano sul volto del morto nelle civiltà precolombiane, ma anche la civiltà egizia ha visto l'utilizzo delle maschere a partire dall'antico regno. Maschere funerarie compaiono nelle tombe regali micenee, come quella di Agamennone, e si diffondono nelle zone occidentali. Solo col cristianesimo la maschera però perde la sua connotazione religiosa ed è ridotta ad una funzione metaforica, relegata nel periodo del Carnevale.
Virgilio, in un passo delle Georgiche, descrive le maschere indossate in onore di Bacco. E potremmo ricordare come, durante le epidemie contagiose del Medioevo e della prima età moderna, i medici si difendessero dal contagio con una maschera detta "dello speziale" il cui lungo naso era riempito di spezie, al fine di evitare il "contagio".
Maschere nel teatro
Un altro uso della maschera, documentato fin dai tempi antichi, è quello relativo al teatro, peraltro derivato dagli antichi rituali. In Grecia e a Roma, ad esempio, la maschera era legata ai rituali propiziatori, ad esempio alle feste dionisiache di origine greca, agli spettacoli come le Atellane e i Fescennini dai quali derivarono poi il genere satirico e la commedia. L'origine rituale della maschera caratterizza anche le rappresentazioni apotropaiche delle civiltà orientali. In Cina, la maschera veniva adoperata dagli antichi esorcisti chou, mentre in Giappone l'uso di maschere lignee colorate si sviluppò in relazione alle pantomime recitate nei templi.
Il mascheramento non equivale ad un travestimento, ma ad una reale presa di possesso di una nuova specificità sociale, della quale la maschera non è che un mezzo espressivo. Questa sorta di proiezione, che si esprime sul piano simbolico ma che acquisisce il carattere di un vero e proprio evento, è possibile perché la maschera, come "apparenza" dotata di particolari caratteristiche formali, è capace di oggettualizzare un concetto astratto come l'identità, che è un contenuto. Nella maschera contenuto e forma non si possono separare, perché fanno parte della sostanza dell'oggetto, che qualifica la sua essenza formale attraverso un contenuto sostanziale definito convenzionalmente.
Maschere e potere
Le maschere hanno una fondamentale funzione nei rituali sciamanici che sono particolarmente diffusi presso le popolazioni nordiche e amerindie. Lo sciamano, in quanto mediatore tra il mondo degli uomini e la realtà sovrumana, assume una nuova "personalità" e un nuovo ruolo, riproducendo, anche nel volto, i tratti del mondo animale. Altrettanto importante è il rapporto tra maschera e potere. Nella maggior parte dei casi, la creazione di maschere è un'arte che si tramanda di padre in figlio, insieme alla conoscenza dei valori simbolici e religiosi associati. Poiché ogni maschera ha uno specifico significato spirituale, alcuni popoli hanno decine di diverse maschere tradizionali.
Per Lévi-Strauss l'arte è un "linguaggio", studiando le maschere della Columbia Britannica, che combinano insieme aspetti mitici, funzioni sociali e funzioni religiose ne coglie i caratteri formali, in relazione tra di loro e in relazione al contesto religioso-sociale da cui provengono. Le maschere vanno viste in rapporto tra di loro. Ogni maschera deve essere letta sia per quanto nascondeva. Nella mitologia artica le maschere sarebbero il dono di una divinità. La maschera raffigura sempre un volto, la maschera deforma il volto, in maniera arbitraria, e congiunge ciò che non potrebbe essere congiunto, vale a dire il mondo umano e quello sovrumano.
Nella sua analisi delle pitture facciali dei Caduveo Lévi-Strauss si domanda appunto, come mai le donne Caduveo si dipingano il volto in un modo che non rispetta la simmetria e le forme dello stesso, anzi, al contrario, ricercando proprio l'asimmetria: "la faccia, divisa in quarti e in sezioni viene decorata liberamente.
L'arte di dipingersi il volto è, da un lato, la ricerca di allontanarsi dalla natura per la quale gli Mbaya esprimono il più sovrano disprezzo. Le donne Caduveo dipingendosi il volto e facendolo diventare enigmatico, come una maschera, esprimevano tutto il loro disagio per non riuscire a ridurre a coerenza i due principi contrapposti che regolavano la società Caduveo-Mbaya: quello della uguaglianza e simmetria della metà esogamiche nelle quali è diviso il villaggio; quello della ineguaglianza e asimmetria delle caste gerarchizzate.
In conclusione si può dire che le maschere sono utilizzate in varie situazioni. Le maschere sono perciò collegate sia alla psicologia, sia alla magia, come è documentato dalle pitture rupestri africane, sia alla religione, sia al potere.
Le culture orientali
Il Buddhismo
Il Buddhismo è una delle più antiche religioni del mondo originato dagli insegnamenti della scelta itinerante indiano Siddharta Gautama. Sorto nel sesto quinto secolo avanti Cristo come disciplina spirituale assunse nei secoli successivi i caratteri di dottrina filosofica. All'origine e fondamento del buddhismo si trovano le quattro nobili verità; si narra che il Buddha meditando su tela albero della Bodhi, le comprese nel momento del suo risveglio spirituale. La parola Buddha è il participio passato del sanscrito Buddh, prendere conoscenza, risvegliarsi. I monaci buddisti sono coloro che, compiuti 20 anni di età confermano l'ordinazione dopo un periodo di noviziato. La piena ordinazione monastica viene di fronte ad almeno altri 10 membri anziani della comunità monastica. I monaci hanno il compito di riportare i laici sulla strada giusta verso la ricerca dell'illuminazione.
L'arte di questa religione consiste nel rappresentare il personaggio del Buddha in diverse posizioni e in diverse maniere; Inoltre è un arte simbolica, quindi oltre a rappresentare la vita di quest'uomo lo raffigurano in pose che definiscono dei concetti complessi. Per esempio il Buddha Bhumisparsa mudra significa il fatto che il Buddha chiama la terra a testimone di ciò che sta dicendo la posizione quasi sempre la stessa seduto con le gambe incrociate sopra un piedistallo che ha la forma del fiore di loto che sta a simboleggiare l'allontanamento dalle disgrazie della vita. Solo di rado il Buddha viene rappresentato disteso. Mudrā, infatti, è un gesto simbolico che in varie religioni viene usato per ottenere benefici sul piano fisico, energetico e/o spirituale.
Le mudra sono utilizzate nella pratica yoga come completamento di posizioni durante le fasi meditative. Le mudrā vengono usate molto nel buddhismo tibetano, anche sotto forma di movimenti, gesti, danze che vanno a completare tecniche, pratiche e meditazioni atte al raggiungimento dell'illuminazione. Le mudra vengono praticate anche durante le cerimonie come ad esempio nelle cerimonie di iniziazione.
Borobudur
Borobudur è un monumento buddhista risalente circa all'800 d.C. situato in Indonesia, patrimonio mondiale dell'UNESCO. Ha una base di 123 x 123 metri ed un'altezza di 35 metri, poggia su circa 1.600.000 colossali blocchi di pietra e le sue pareti sono ricoperte da 2.672 bassorilievi (per una lunghezza complessiva che supera i 5 km e una superficie che arriva agli 8 km²) di cui più di 1.400 narranti storie riguardanti Buddha e da 504 statue dedicate a quest'ultimo. L'edificio ha una linea quadrata e divisa in gradini e appare come una montagna; nella vista dall'alto si apprende la complessità della pianta e la sua struttura architettonica. È il monumento più visitato di tutta l'Indonesia.
La scelta del luogo di costruzione fu attentamente studiata, in quanto la piana in cui si erge ricordava contemporaneamente diversi luoghi sacri per la popolazione, infatti poco lontano dal tempio si può trovare una confluenza di due fiumi che ricorda quella dei fiumi Gange e Yumna considerata sacra in molte culture; inoltre sullo sfondo del paesaggio si può notare una catena montuosa che ha alcuni tratti concordanti con il profilo dell'Himalaya, la catena montuosa sacra anch'essa per molte culture. L'attività di questo tempio durò poco perché una serie di cataclismi naturali costrinse i residenti ad abbandonare la zona, in seguito ad una eruzione vulcanica il tempio venne completamente sommerso dai detriti, in seguito su questi detriti crebbe una vegetazione. Dopo un lungo restauro oggi Borobudur è meta di credenti e di turisti.
L'edificio è strutturato in 10 terrazze le quali sono divise in tre gruppi, anche questo non è casuale; ogni gruppo ha un significato ben preciso, infatti rappresentano i tre regni del saṅsāra; sulla cima dell'edificio è presente una serie di stupa con una centrale che non eccelle per dimensioni, infatti è poco più grande delle altre e la sua architettura è piuttosto modesta.
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