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Antichità e istituzioni medievali

La metamorfosi del mondo romano e la fine dell'impero in Occidente

La storia è abbastanza nota: prima del 476 d.C. un periodo di crisi trasformò l'impero.

  • Cristianizzazione
  • Insediamento di popoli “barbari” entro i confini
  • Ampliarsi del divario tra ricchi (sempre più sgravati dalle tasse) e poveri
  • Il prelievo fiscale diventa incredibilmente più oneroso
  • L'esercito comincia a costare più del doppio, si crea una macchina statale burocratica che redistribuisce le ricchezze e appiattisce artificialmente i prezzi.
  • Uomini nuovi salgono al potere: figli di liberti (Diocleziano) o di pastori (Galerio, suo successore). Da qui l'idea del Rinascimento del IV secolo.

La separazione tra Oriente e Occidente

Comincia molto prima rispetto all'atto ufficiale di Diocleziano. Inizia da Costantino che sposta la capitale a Bisanzio (oggi Costantinopoli) tra il 324 e il 330 e poi nel V secolo continua col conferimento di pari dignità ai vescovi di Roma e Costantinopoli (ciò avviene nel concilio di Calcedonia del 451 e con la morte di Valentiniano III nel 455).

Vi fu in più un accorpamento delle classi di potere: diminuisce il divario tra cavalieri e aristocrazia ma non quello tra classe di potere e braccianti. In Oriente il commercio era più fluente; si assiste così al fatto che le ricchezze affluiscono da ovest a est. In oriente si commerciava e si riusciva a fare profitto, in occidente, per evitare di pagare le tasse, ci si rifugiava in campagna e si lavorava duramente per grandi proprietari.

Nel 410 vi fu il sacco di Roma da parte dei Visigoti. Anche qui, oriente e occidente si divisero sulla soluzione rispetto alle componenti germaniche dell'esercito. A Oriente epurarono gli elementi germanici; in Occidente (alta presenza germanica) vi fu uno scollamento tra potere politico e militare e concessioni a popolazioni barbariche sempre maggiori. I barbari divennero così forti e inassimilabili > deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre, che non pretende il trono, nel 476 d.C.

Il cristianesimo: le chiese episcopali e il monachesimo delle origini

La Cristianizzazione è il processo che condusse a una fede comune le cittadinanze prima, le popolazioni rurali e i barbari poi. Ve ne furono due vie:

  • Via istituzionale, ecclesiale, fatta dalle chiese urbane dall'aristocrazia.
  • Via individuale, monastica, che venne in tempi rapidi recuperata alla società attraverso l'organizzazione di una vita comune nei monasteri. La prima vera evangelizzazione fu fatta dai monaci: promotori di un'organizzazione sociale culturale ed economica alternativa a quella che emanava dalle città.

In una Roma che con l'impero perde autonomia politica in ambito urbano, tutti, specialmente le classi aristocratiche, sentono il bisogno di nuove religioni salvifiche che offrano al singolo una possibilità di salvezza in una prospettiva di trascendenza universale (culto di Iside, Mitra ecc.).

Le tappe:

  • Nel 313 Costantino concede con l'editto di Milano la libertà di culto ai cristiani.
  • Nel 380 Teodosio impone il cristianesimo come religione dell'impero.

L'inizio del Cristianesimo è aristocratico. A partire dal V secolo partì dalle città un'opera di evangelizzazione verso le campagne, si formarono le diocesi che a grandi linee ricalcavano il potere delle città (vescovi di città importanti, le "metropolite" erano più influenti degli altri, Roma in primis). Quello con le religioni popolari antecedenti è un rapporto di scambio, la Cristianità, infatti, prende aspetti popolari quali il culto dei santi e delle reliquie.

Il monachesimo si sviluppa dopo l'evangelizzazione, a partire dal III secolo; si presenta come una scelta terribilmente individuale (deserti e necropoli abbandonate diventano dimore di eremiti), si diffonde anche il cenobitismo cioè il vivere in comunità con altri monaci (orari, abbigliamenti e pratiche comuni); questo perché in occidente la pratica dell'eccessivo individualismo era un po' avversata. Il monachesimo si diffonde subito in Gallia con Martino (vescovo di Tours), poi in Italia con Girolamo che diventa precettore spirituale di molti aristocratici, col monastero di Montecassino ad opera di Benedetto da Norcia. Inaspettatamente anche in Irlanda, che aveva nei druidi una valente pre-esistenza.

La conversione dei barbari fu strategica: vennero convertiti sempre i più alti gradi della società per il principio dell'utile: aristocrazie militari in primis. A fine IV secolo la maggior parte delle popolazioni germaniche furono convertite secondo la forma ariana (Il sacerdote di Alessandria, Ario, era convinto che Cristo fosse inferiore al Padre).

Nestorianesimo vs. monofisismo

Nestorianesimo: scuola di Antiochia. Valorizzava l'umanità della persona di Cristo. Monofisismo: scuola di Alessandria. Valorizzava l'elemento divino presente in Cristo, a discapito della sua natura umana.

Il concilio di Calcedonia (451) tentò una soluzione di compromesso fra le due tesi, ma non ebbe esito duraturo: Zenone nel 482 emargina il monofisismo, cosa mal tollerata dalla Siria e dall'Egitto. Giustiniano, per riprendere potere in quelle zone, va contro i nestoriani. I vescovi occidentali guidati da Virgilio rifiutarono l'editto, Virgilio fu arrestato e costretto a ritrattare.

L'irruzione dei barbari nei territori dell'impero

Innanzitutto la parola ha origini onomatopeiche: bar bar erano i versi di alcune lingue “strane”, non romane né greche. Oggi questo termine può essere utilizzato solo se storicizzato e privato del suo significato primordiale.

Invasioni o migrazioni? Se si è d'accordo con l'etnogenesi, non si possono accogliere le interpretazioni secondo le quali questi incontri furono scontri improvvisi e senza motivo. Gli storici tedeschi parlavano di “migrazioni”, addirittura provocatoriamente qualcuno diceva che “il mondo germanico è la più grande e durevole creazione del genio militare e politico romano”. Certo è che a partire dal III secolo furono molti i guerrieri barbari assoldati nell'esercito romano, molti anche con cariche importanti. A partire dal IV secolo molti gruppi di barbari cominciarono ad assaltare il limes romano. Come mai?

  • L'impero si era indebolito politicamente ed era diventato vulnerabile militarmente
  • Erano spinti alle spalle da altre popolazioni che da oriente si spostavano verso occidente a causa dell'irruzione degli Unni (provenienti dall'Asia centrale). In particolare i Goti (che abitavano la zona tra il Danubio ed il Mar Nero); diedero vita a due raggruppamenti: i Visigoti (occidentali) e gli Ostrogoti (orientali). I Visigoti cominciarono ad attaccare gli stati balcanici, fino a sconfiggere l'imperatore ad Adrianopoli nel 378.

Questa sconfitta segnò un'epoca; i romani corsero ai ripari con due strategie:

  • La Hospitalitas: concessione di 1/3 delle terre o delle tasse di una data regione alle popolazioni barbariche che si dichiaravano fedeli all'impero e fornivano un appoggio militare pur restando indipendenti.
  • La foederatio: alleanza in senso stretto in cambio di un compenso.

Questi tentativi non ebbero successo. I Visigoti stessi, che erano federati, ricominciarono a compiere incursioni devastanti, la più importante delle quali fu quella del 410 quando sotto il re Alarico I, saccheggiarono Roma. I Visigoti, poi, conquistarono la Gallia meridionale e gran parte della Spagna. Anche i Britanni, per far fronte alle invasioni dei Pitti, provarono col sistema delle foederatio, ma senza successo. Attorno al 450 le regioni dell'Europa centrale subirono nuove incursioni ad opera degli Unni che arrivarono a un passo dall'Italia con Attila; si dice che il Papa li abbia convinti a non entrare con la forza della fede, in realtà si pensa a un lauto compenso. Quindi, quando Romolo Augustolo venne deposto, nel 476, i territori occidentali dell'impero erano già in gran parte sotto il controllo dei Barbari. Odoacre era sostenuto da una compagine multietnica. Gli imperatori di Oriente non si diedero per vinti e pensarono che stanziando una popolazione alleata nell'Italia col sistema federativo potesse essere d'aiuto: così gli Ostrogoti arrivarono in Italia guidati da Teoderico.

A fine V secolo, nella pars occidentalis si erano ormai affermati regni relativamente stabili, i romano-barbarici: la fusione tra la tradizione politica e istituzionale romana e l'organizzazione sociale dei popoli barbarici.

Caratteristiche comuni dei regni romano-barbarici

Ognuno di loro ha caratteristiche ben particolari che dipendono dal substrato, tuttavia ve ne sono alcune abbastanza universali, ossia:

  • I barbari erano in minoranza rispetto agli abitanti delle zone conquistate, il mantenimento delle tradizioni amministrative precedenti soltanto integrate con le nuove favorì la convivenza.
  • Le leggi scritte addirittura in latino, tipiche dei romani.
  • La gestione diretta dell'amministrazione rimase nelle mani della popolazione romana, l'esercito e la difesa militare fu monopolio dei Barbari.
  • Il re era depositario del ban cioè il banno, il potere assoluto di giudicare, costringere, punire, era guida militare ed era attorniato da alcuni fedeli.

I Franchi

Occupavano l'odierna Francia ad eccezione del regno dei Burgundi a sud-est. Erano un eterogeneo insieme di tribù sparse e il loro nome stesso significava “uomo coraggioso”. Dal 430 furono foederati dei Romani. Trovarono coesione verso la fine del V secolo sotto Clodoveo, discendente di un leggendario Meroveo da cui poi i Merovigni. Clodoveo comprese la necessità di allearsi con Roma e si fece battezzare da Remigio, vescovo di Reims. Con quest'atto, i Franchi erano popolo di Dio, fedele difensore della chiesa. La Lex Salica fu sua e raccoglieva le consuetudini dei Franchi. Dopo la sua morte, il regno fu spartito tra i suoi eredi: cosa tipicamente barbarica. Questa cosa indebolì i Merovingi, che entrarono in crisi piena nel VIII secolo, quando dovettero confrontarsi col potere crescente dei maggiordomi maior domus che erano funzionari pubblici che amministravano i tre regni interni (Neustria, Austrasia e Burgundia).

I regni anglosassoni

Nello stesso tempo in cui i Franchi si affermavano in Gallia, oltremanica si stanziarono più popolazioni di origine germanica noti comunemente come Anglosassoni. Diedero vita a regni regionali nella Britannia orientale costringendo i Britanni a rifugiarsi a occidente. Nel secolo IX trovarono una momentanea unità sotto la guida dei re del Wessex. Dal punto di vista religioso, l'insediamento di queste tribù germaniche comportò una paganizzazione della Britannia che era stata cristianizzata in età romana. In seguito fu ricristianizzata da Agostino, a fine VI secolo.

Il regno degli Ostrogoti in Italia

Per loro va fatto un discorso radicalmente diverso. Arrivarono in Italia per volontà bizantina e tentarono ben presto di dar vita a un regno autonomo sotto la guida di Teoderico. Teoderico era una figura ambigua, e la sua ambiguità si rifletteva in tutto il regno e in tutto il suo popolo: da un lato aveva vinto su Odoacre militarmente, quindi era legittimato dai Barbari, dall'altro era giustificato e appoggiato dai Bizantini prima dell'invasione in Italia. Nel suo regno l'ambito amministrativo era legato a funzionari romani, quello militare e giuridico a funzionari goti. Alla sua morte, Giustiniano si sentì legittimato a mandare truppe in Italia, che, dopo trent'anni, sconfissero gli Ostrogoti.

Il regno dei Visigoti

Durarono più a lungo, fino al 711 (vennero sconfitti dalle invasioni islamiche) e dominarono la zona compresa tra la Gallia meridionale e la Spagna. Ebbero un'integrazione fiorente con la romanità: la Lex Romana Visigothorum di Alarico II ne è una brillante testimonianza. Fu una società multietnica con componente politico-amministrativa romana molto forte. L'unica cosa che li divise a lungo fu il credo Ariano, che tuttavia non ne ostacolò la proficua convivenza.

Il regno dei Vandali

Occuparono l'Africa Settentrionale e ebbero un difficile confronto/scontro con la popolazione locale. Perseguitarono i cristiani non ariani. Vennero facilmente sconfitti dai Bizantini nel 533, complice anche la popolazione locale non certo entusiasta del loro governo.

L'impero romano d'Oriente (secoli VI-IX)

Nella sua parte orientale l'impero romano continuò a esistere. Nel corso del VI secolo lo stesso Occidente fu segnato dal programma politico di Giustiniano, che si propose di riunire l'impero riconquistando i territori che erano già stati inclusi nella sua parte occidentale.

Giustiniano e la "renovatio imperii"

Regnò quasi 40 anni, dal 527 al 565. Volle riunificare l'impero riconquistando quelli che erano diventati regni romano-barbarici. Il Mediterraneo era il teatro dell'azione. Gli eserciti imperiali vennero diretti prima contro i Vandali in Africa settentrionale, poi contro i Visigoti nella Spagna meridionale e infine contro il regno degli Ostrogoti nella penisola italiana. Le imprese militari condotte dai generali Narsete e Belisario ebbero successo ma con campagne lunghissime e molto onerose non solo in termini economici. In un primo momento, in Italia, gli Ostrogoti fecero fronte comune con la classe senatoria romana; poi fu conquistata la capitale Ravenna, i Goti si ritirarono e la classe senatoria si arrese ai Bizantini. Il fronte quindi si spaccò e i Goti rimasero soli. Totila, il nuovo re dei Goti, non puntò all'amicizia con la classe senatoria, puntò invece a distruggerla. Provò a difendere la situazione, Totila, ma venne sconfitto. I Bizantini vincevano così un territorio distrutto, in gran parte spopolato, colpito dalla peste e lacerato socialmente. La renovatio imperii era riuscita: tutto il Mediterraneo era nuovamente sotto l'impero; ma durò poco, nel 568, con la morte di Giustiniano, l'Italia fu occupata dai Longobardi. In poco tempo, poi, gli Arabi avrebbero interrotto l'egemonia bizantina sul Mediterraneo.

La codificazione del diritto romano

Fino ad allora era inesistente, nessuno aveva mai compilato codici o raccolte. Nel sistema romano avevano valore normativo anche le elaborazioni teoriche dei giustisti: c'era quindi un sistema molto complesso che poggiava sull'interpretazione teorica della loro applicazione e sull'esercizio della giurisprudenza. Sistema che funzionò fino a quando si mantenne nelle diverse aree dell'impero un'unità culturale coerente, alimentata dalle scuole di diritto. Venuta meno questa, si impose nella prassi una semplificazione del sistema. Molte compilazioni cominciarono a circolare.

  • Nella prima metà del V secolo Teodosio decise di fare raccogliere la legislazione in un codice, ordinato per materie, tutte le leggi sue e dei suoi predecessori. Senza però la normativa elaborata dai giuristi.
  • Giustiniano intervenne per bloccare molti giuristi dell'Oriente, i quali prendevano nuove strade; egli pretese un recupero archeologico del diritto romano classico e post-classico, questo tipo di giurista gli era congeniale (Triboniano). Questi raccolsero e codificarono il patrimonio giuridico: l'esito fu il Corpus iuris civilis, era costituito da 4 parti:
    1. Codex: cioè le leges dei precessori di Giustiniano
    2. Digesta: raccolta degli iura, vari e numerosi frammenti della giurisprudenza romana ordinati come fossero disposizioni normative e interpretati così d'ora in poi.
    3. Institutiones: una trattazione scolastica e semplificata del diritto romano.
    4. Novellae constitutiones: nuove disposizioni emanate da Giustiniano.

Il diritto si normativizzava, ma perdeva la caratteristica sua più importante: l'adattabilità.

La riforma amministrativa

Al termine della guerra contro i Goti nella penisola italiana fu immediatamente introdotta la legislazione di Giustiniano: il suo decreto Pragmatica Sanctio pro petitione Vigilii era una cosa farlocca. Vigilio era il vescovo di Roma che Giustiniano aveva fatto imprigionare e condurre a Costantinopoli per ottenere la ratifica all'editto dei Tre Capitoli. La richiesta era una finzione per legittimare il dominio bizantino in Italia.

  • Divideva il potere amministrativo da quello militare
  • Voleva restituire alla classe senatoria il patrimonio fondiario sottrattole dal re goto Totila (ormai quella classe era scomparsa e stanca dalla guerra)
  • Proponeva la restaurazione di un insegnamento pubblico scolastico, fallita. Oramai il sapere era dei monasteri e delle scuole episcopali.
  • La giustizia si evolse in senso anti-tribunale. I tribunali costavano, così ci si affidava a una singola persona concordemente scelta da entrambe le parti in causa, spesso vescovi.

L'impero dopo Giustiniano

La situazione che lascia è parecchio difficile. È un equilibrio molto fragile:

  • La condizione finanziaria era assai precaria (non si riuscivano a pagare i mercenari).
  • Gli interventi del potere centrale nelle zone periferiche erano complessi a causa della diversità culturale.
  • A metà VI secolo molte popolazioni ostili cominciarono a pressare i confini.

In seguito Avari e Slavi occuparono i Balcani dopo l'uccisione dell'imperatore Maurizio mentre i Persiani erano riusciti a penetrare fino a Gerusalemme. Eraclio fece un grande esercito nazionale con cui vinse i Persiani, e il resto dei territori persi; riuscì addirittura a conquistare nuovi territori in Armenia.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lellico di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antichità e istituzioni medievali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Dalena Pietro.
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