Annie Ernaux: La place
Un récit de filiation
Si tratta di un récit de filiation. In questo tipo di racconto che molto deve alla relazione, il fatto che abbia questo titolo è emblematico perché si tratta di posizionarsi in un contesto, di trovare il proprio posto in relazione a qualcun altro. Per quanto riguarda il paratesto, dove spesso l’autore iscrive la sua opera in un progetto, abbiamo visto che Perec con l’epigrafe di Queneau si situa in una tradizione che è quella dell’Ou.Li.Po, ma evocando allo stesso modo questa immagine delle ombre. Questa opera comincia anche essa con un’epigrafe. Si tratta di una citazione di Jean Genet: scrittore, il quale ha scritto i suoi migliori capolavori in prigione, conosciuto dalle forze dell’ordine per prostituzione, per essersi arruolato nella legione straniera e per furto, imprigionato alle Tourelles per quest’ultimo. Si tratta di un uomo partito dal niente, da una situazione di vagabondaggio e prostituzione fin da ragazzino e si è elevato al rango degli scrittori più conosciuti della sua epoca. La scrittura gli ha permesso l’accesso ad un altro mondo. La citazione « Je hasarde une explication: écrire c’est le dernier recours quand on a trahi » riportata dice: C’è questa allusione a un passaggio ad un altro mondo. Si tratta di tracciare, disegnare, ricostruire il passaggio, da uno stato ad un altro stato, da un posizionamento di sé nella società, nella storia della propria famiglia, verso qualcosa di diverso.
Il passaggio di ruolo
Il narratore dice di aver sostenuto la prova pratica per il concorso per il Capes (concorso che dà accesso all’insegnamento in Francia) in un liceo di Lione. Descrive la scuola nuova e dice di aver aspettato nella biblioteca perché la chiamassero a fare lezione, oggetto dell’esame, davanti all’ispettore e ad altri due professori di lettere. Sarebbe bastato superare correttamente l’ora successiva per essere autorizzata a fare la professoressa. Spiegava venticinque libri di Pere Goriot di Balzac. “Li avete trascinati, i vostri alunni” afferma l’ispettore in seguito nell’ufficio del preside. Per un quarto d’ora alterna critiche, elogi, consigli finché improvvisamente le viene comunicato che ha passato l’esame. La narratrice non smette di pensare a questa scena, con un senso di rabbia e vergogna. La sera stessa annuncia ai genitori che è diventata insegnante di ruolo. La madre risponde che sono molto contenti per lei, il padre, come racconta, muore esattamente due mesi dopo.
Il récit parte da un momento di passaggio, passaggio di ruolo, una tappa nella carriera della narratrice e un passaggio di classe sociale. La narratrice racconta come è divenuta professoressa, mentre i suoi parenti abitano in Provenza dove tengono un caffè, erano degli operai e poi hanno aperto un piccolo caffè. Si tratta di persone semplici, che non avevano fatto degli studi. Lei decide di aprire l’opera con questo passaggio. Il posizionamento è diverso, abbiamo due mondi uno davanti all’altro: l’ispettore da un lato che giudica la protagonista che vuole avere accesso a questo mondo. Questo passaggio provoca nella Ernaux un senso di vergogna (a questo proposito, nel 1997 Annie Ernaux ha pubblicato un testo che si intitola precisamente La Honte, che contiene molti riferimenti autobiografici): da una parte perché si sente giudicata come un’allieva e in parte perché, come vedremo, c’è questo senso di vergogna per aver tradito, lasciato un mondo che era il suo fino a quel momento. Questo passaggio è intimamente legato nella memoria della narratrice all’episodio della morte di suo padre ed è per questo che questo testo trova la sua ragione d’essere nel momento della morte del padre. La persona che parla si persuade che nel momento in cui il padre muore, ha ufficialmente lasciato un mondo, questi avvenimenti segnano quindi entrambi un passaggio.
Dopo la morte del padre
Si descrivono i momenti che hanno seguito la morte del padre. La madre è apparsa dalla parte alta delle scale, tamponandosi gli occhi e ha detto con una voce neutra "è finita". La situazione è lontana dall’essere presentata in maniera patetica, è una descrizione molto semplice, in un luogo dove la morte è qualcosa di ordinario e da accettare; la situazione è descritta in maniera prosaica, ma questo spiega le caratteristiche di questo luogo semplice della Provenza. L’annuncio della morte è fatto con una voce neutra, la frase ci fa pensare a Camus, alle frasi brevi e laconiche della madre. Una frase elementare, non si gonfia in maniera eroica, patetica, questa morte, i sentimenti delle persone della scena non sono presi in considerazione. Questa scrittura è neutra, distaccata, distante, come la scrittura “bianca” di Perec. Nelle pagine che seguono si descrivono le operazioni necessarie da eseguire dopo la morte di una persona, tutto vissuto in maniera estremamente semplice. La narratrice, che abita a Parigi, resta con sua madre qualche giorno, fino al funerale, con la madre e poi rientra a casa.
Il ritorno a Parigi
Nel treno del ritorno cercava di distrarre il figlio perché stesse tranquillo. Improvvisamente si rende conto di essere veramente una borghese. Sono dei pensieri che si impongono, come delle rivelazioni testuali, tra virgolette, molto laconiche, formate da frasi nominali. Più avanti, nel corso dell’estate, attendendo il primo posto di ruolo si rende conto che dovrà spiegare tutto questo. Scrivere a proposito di suo padre, della sua vita e a questa distanza che si era creata durante l’adolescenza, una distanza di classe, che non ha un vero nome. Questo episodio dell’allusione al passaggio di classe ci fa pensare al posto metaforico del treno, il sedile stesso del treno segnala una posizione in una determinata classe sociale. Questa è la sensazione, tutta la famiglia resta in Provenza e lei con un treno, in prima classe, si allontana e si reca nella ricca Parigi. Non appartiene più a quel mondo, l’ha abbandonato per il suo lavoro, ma non si sente così a suo agio in questa situazione, quasi non fosse al suo posto. Come nella prima scena, dove lei aveva avuto accesso al mondo del lavoro ed era a disagio, perché non riusciva a decodificare le azioni di quel ambiente; qui è la stessa cosa. Sente questo distanziamento e qui ha la rivelazione, ha la sensazione che dovrà scrivere di suo padre e quella distanza che si è creata tra loro. Il padre e la relazione con lui definiscono lei > récit de filiation. La narratrice spiega come in seguito abbia cominciato un romanzo del quale il padre era il personaggio principale, prova un senso di disgusto mentre scrive. Bisogna dire che questo non è il primo romanzo di Annie Ernaux, aveva già fatto il suo ingresso nella letteratura quando aveva pubblicato Les armoires vides, nove anni prima, nel 1974. È un romanzo autobiografico dove la protagonista, Annie (ma non stabiliamo l’identità con l’autrice), che decide di abortire. Durante questo aborto si ricorda della sua infanzia, abbiamo dunque dei frequenti passaggi tra passato e presente e degli elementi che si differenziano per background sociale, quello dei suoi genitori, poveri, e quello borghese. Il focus è sul personaggio della protagonista, che vive in maniera dolorosa questo aborto in rapporto alla sua infanzia. Questo testo è differente, qui la figura del padre è più importante.
Dice di sapere che il romanzo è impossibile, poiché per rendere conto di una vita sottomessa alla necessità, non ha il diritto di scegliere l’arte né di cercare di fare qualcosa di appassionante. Metterà
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